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Yeshua

 

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LA SINDONE

 

 

 

"Egli comprato un lenzuolo lo calò giù dalla croce e avvoltolo nel lenzuolo lo depose in un sepolcro scavato nella roccia " (Mc, 15, 46)"

"Pietro, tuttavia, corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende" (Lc, 24, 12)

"... giunse anche Simon Pietro ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario che gli era stato posto sul capo, non per terra con le benda, ma piegato in un luogo a parte." (Gv, 20, 4).

 

Siamo di fronte ad un reperto che, qualora autentico, priverebbe questo studio (e molti altri) di qualsiasi credibilità storica.

Qualcuno potrebbe osservare che, seppure provata la datazione, l'uomo che la impresse con il proprio corpo potrebbe non essere Gesù... di Nazareth ma, per esempio... il re ribelle derubato della sua identità storica a vantaggio della coniazione del mito di Gesù di Nazaret!!

Non è così!

Avrebbe ragione la Chiesa di Roma: a risorgere sarebbe stato Gesù, furono ingiusti gli ebioniti a chiamare Paolo "apostata", egli sarebbe il vero San Paolo, Nag Hammadi e Qumran sarebbero delle false scoperte o avrebbero a che fare con un "mondo parallelo" a quello di Gesù  e da Pietro in poi tutto sarebbe stato fedelmente riportato nei secoli!

La più importante reliquia di tutti i tempi, infatti, reca impresse, una per una, ed in ogni minimo dettaglio, tutte le tracce dei racconti evangelici così come li conosciamo noi (dalla fustigazione alla ferita nel costato, dalla corona di spine ai segni della croce) ma soprattutto reca in sè il segno più prodigioso ed inspiegabile di tali racconti, quello che nessun uomo è in grado di lasciare a meno che non sia nel contempo Dio: il "lampo" che ha impressionato la tela, l'energia ignota e vitale della resurrezione di un morto nel suo ritorno alla vita; quell'energia che, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, non trova spiegazioni se non, forse, nella fisica... nucleare!

Viceversa, qualora il reperto non fosse autentico, non resta che pensare all' opera di un genio del passato che per realizzarlo ha fatto ricorso a tecniche che forse solo oggi conosciamo (e ciò, essendo altamente improbabile, deporrebbe per l'autenticità del reperto).

Fino al 1988, tutte queste considerazioni ci avrebbero portato ad avvalorare  l'ipotesi della autenticità miracolosa dell'impronta della Sindone, unica vera prova della totale attendibilità storica dei racconti degli evangelisti, anche se in tali racconti ci sono delle "fasce" di troppo, rinvenute in terra, che strette attorno al corpo avrebbero dovuto impedire un'impressione così precisa dello stesso sul lenzuolo (Lc. 24, 12; Gv. 20, 6-7).

Chi scrive a quel tempo era un fervente cristiano straordinariamente affascinato dalla sacralità del reperto al quale ancora in molti riconoscevano un assoluto valore testimoniale.

Perchè  "fino al 1988"?

Perchè ci esprimiamo al "passato" ed al "condizionale"?

Perchè nel  1988  una tegola si è abbattuta inesorabilmente  sulla testa di chi, per fede o per ragionamento, sosteneva questa ipotesi: la tela di lino risale ad un periodo compreso tra il 1260 ed il 1390 d.c.!

Ad affermarlo senza ombra di dubbio è stata la prova al radiocarbonio (C- 14) che, com'è noto, porta a risultati  a volte impietosi (come nel caso in questione) , a volte inficiati da un margine d'errore (maggiore quanto più remota è la datazione), ma quasi mai totalmente errati!

L'esame è stato condotto su frammenti del telo affidati a più laboratori (che hanno lavorato autonomamente) ed ha portato alle medesime conclusioni per tutti.

A poco sono servite le polemiche, a seguito del responso, che ancora infiammano gli ambienti della fede e dei ricercatori: o si crede al radiocarbonio come test scientifico attendibile o non ci si crede: non è dato crederci soltanto quando avvalora una tesi suggestiva (ad esempio, come recentemente dimostrato, che l'America era abitata dall'uomo già 50.000 anni fa) e non crederci quando delude un'aspettativa di fede!

Le obiezioni sollevate, che somigliano ad una "scalata di specchi",  riguardano la zona di prelevamento dei frammenti che si dice possa essere stata interessata da una bruciatura, da un ristagno d'acqua o che, addirittura, fosse estranea al telo originale e fosse stata aggiunta a questo per ripararlo.

Non entriamo nel merito delle dispute scientifiche o forse, è il caso di dire, pseudoscientifiche: fino a quando non dovessero emergere dubbi seri e fondati e nuovi esiti di nuovi test, la parola del radiocarbonio è l'unica che conta di fronte alle inutili chiacchiere!

Ma allora chi è l'uomo della sindone? Come è stata realizzata questa straordinaria opera e, soprattutto, chi, quando e perchè l'avrebbe realizzata?

 

Breve storia della sindone

 

Il reperto appare per la prima volta sullo scenario europeo (in Francia) tra il 1350 ed il 1390 (in piena coerenza con la datazione espressa dal radiocarbonio) e subito diviene oggetto di culto di massa, da una parte, e accuse di falso dall'altra.

Esiste, infatti, una lettera del vescovo Pierre d'Arcis con la quale si informa il Papa di una contraffazione avvenuta anni prima ad opera di un falsario che aveva impresso il telo a scopo di lucro.

Successivamente il telo finì nelle mani di Margareet de Charny figlia di Geoffrey (colui che per primo lo esibì e che morì nel 1356 nella battaglia di Potiers senza mai spiegare come l'avesse avuto) ed infine, nel pieno di un lungo contenzioso con la chiesa di Lirey (nella cui diocesi fu esposto per la prima volta) che ne reclamava la restituzione, fu  affidato nel 1453 alla famiglia Savoia .

Nel 1502 il telo venne portato nella Sainte Chappelle di Chambery dove, nel 1532, fu danneggiato a seguito di un violento incendio.

A ripararlo furono le suore clarisse di Chambery che apposero numerose toppe sui fori delle bruciature.

Nel 1578 il telo fu portato a Torino dove ancora si trova.

Nel 1898 un avvocato appassionato di fotografia (al tempo un vero pioniere) di nome Secondo Pia mostrò al mondo lo straordinario risultato, in termini di nitidezza e dettaglio, che si poteva ottenere osservando l'immagine al negativo.

Umberto II di Savoia, morendo nel 1982, lasciò la Sindone in eredità al Vaticano ma a condizione che non venisse spostata da Torino.

 

La geniale contraffazione

 

Questo telo di lino (di 4,4 per 1,1 m.) rappresenta un caso paradossale! E' molto più semplice ammetterne l'originalità (con tutte le implicazioni conseguenti) anzichè una  falsificazione realizzata con un  metodo misterioso, in tempi scientificamente arretrati  e con un'incredibile quantità di dettagli che ne testimoniano la coerenza con i racconti evangelici.

Eppure, accertata l'ipotesi del falso (come già detto, di fronte alla prova del carbonio 14  non si possano avere dubbi) non resta che, riprendendo le domande già poste, interrogarsi innanzitutto sul chi e sul come e, successivamente, sul perchè è stato realizzato il telo.

Per quanto l'ipotesi di L. Picknett e C. Prince (nell'opera la rivelazione dei Templari, Sperling e Kupfer Editori S.p.A., 2004) possa apparire ancora più sensazionalista dell'ormai accantonata autenticità, essa costituisce pur sempre un'idea, forse di difficile "metabolizzazione" che vale la pena illustrare.

Quale straordinario genio o scienziato, vivendo in quegli anni, sarebbe stato in grado di realizzare un'opera simile?

A questa domanda, non si può che rispondere con un nome solo: Leonardo da Vinci.

Molti, a questo punto, potrebbero osservare che Leonardo è nato nel 1452 mentre la Sindone fa la sua prima apparizione in pubblico nel 1356. E' vero ma la sindone (del 1356) di cui parla Pierre d'Arcis nella lettera inviata a Clemente VII non è probabilmente la stessa che conosciamo noi: non dimentichiamo che tra il 1465 ed il 1502, prima che fosse custodita presso la chiesa francescana di Chambery, la sindone, benchè ormai di proprietà dei Savoia, fu spostata frequentemente da un posto all'altro.

E' probabile che con gli anni il telo realizzato intorno al 1350, invecchiandosi, palesasse l'inganno e, considerando l'enorme importanza che la reliquia aveva ormai assunto per le masse di fedeli, la nuova opera venisse commissionata dalla Chiesa e realizzata dal genio di Leonardo.

D'altra parte parliamo di in un'epoca nella quale, oltre al ricordo dell'immagine per chi l'avesse vista prima, non esistevano prove fotografiche o cinematografiche alle quali i dubbiosi potessero appellarsi per dimostrarne la sostituzione.

Ecco chi (forse) realizzò l'opera e perchè lo fece.

Resta, tuttavia, ancora una domanda che richiede una risposta convincente: come fu realizzata?

Supponiamo che, molti secoli prima che la fotografia fosse scoperta, Leonardo (che d'altra parte dimostrò di precorrere i tempi anche con altre straordinarie intuizioni) abbia realizzato un negativo fotografico vero e proprio!

Molti in passato hanno affermato che il telo sembra una fotografia, ma, poichè nel medioevo non si conoscevano i procedimenti fotografici, nessuno si è mai sognato di supporre che fosse proprio una fotografia!

Imbevendo il tessuto con sostanze fotosensibili, reperibili anche nel XV secolo, ed esponendolo per alcune ore alla luce (prima la parte frontale del corpo e poi quella posteriore)  attraverso il semplice foro di una camera oscura, sarebbe stato possibile ottenere l'impressione negativa dell'immagine di un cadavere previamente ed opportunamente trattato.

Successivamente il lenzuolo sarebbe stato accuratamente lavato (per rimuovere ogni traccia dei prodotti usati) e allo stesso sarebbe stato applicato il sangue in determinati punti e con estrema cura.

Non dev'essere stato un caso se molto si è detto sulla straordinarietà del personaggio di  Leonardo da Vinci, sul probabile ruolo dallo stesso svolto in seno agli ambienti misterici ed esoterici del tempo e su ciò che le sue opere più note lasciano trapelare (senza mai chiaramente affermare) in merito alle sue convinzioni religiose.

Leonardo, inoltre, non fu un genio piamente asservito alla causa dell'ortodossia cattolica e la paternità del falso (alla quale si arriva in assenza di altre spiegazioni e che a noi stessi viene difficile accettare) dimostra irriverenza nei confronti della figura di Gesù, mentre la falsificazione del sangue sfiora addirittura la blasfemia.

Evidentemente Leonardo, che partiva da presupposti di fede diversi da quelli della Chiesa romana,  non si fece molti scrupoli in tal senso, anzi, forse per uno  spunto di protagonismo , può aver sostituito il viso del cadavere ritratto con il suo!

 Leonardo non era nuovo a tali "trovate", infatti sembra abbia raffigurato se stesso tra gli apostoli dell' "ultima cena" o, come molti dicono, nel viso femminile della Gioconda.

Quali elementi ci sono per affermare che il viso dell'uomo della sindone non appartiene al corpo ma, probabilmente a Leonardo stesso?

- la sovrapposizione dell'autoritratto di Leonardo con il viso della sindone porta ad una quasi perfetta coincidenza;

- la testa della sindone appare leggermente sproporzionata (più grande del dovuto) al corpo;

- esiste una netta linea di demarcazione tra la testa ed il corpo dell'uomo della sindone che non e spiegabile come dettaglio volutamente inserito (Gesù non è stato decapitato) e nemmeno come segno d'incuria nella realizzazione del falso: nella costruzione dell'opera si è superato l'impossibile in termini di perfezione, ma le conseguenze visibili di una doppia esposizione fotografica realizzata con metodi così pionieristici  da non essere per quel tempo nemmeno pensabili devono almeno essere accettate... e perdonate!

Nessuno intende passare per vera una suggestiva ipotesi, ma di fronte all'evidenza di un falso e allo stesso eloquente silenzio della chiesa, esiste un'altra possibile spiegazione che accontenti gli "irriducibili" sostenitori dell'autenticità a tutti i costi?

Giancarlo Tranfo