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IL METABOLISMO CRISTIANO

- Nunzio Miccoli-    numicco@tin.it

                                            

 

INTRODUZIONE

 

Negli organismi viventi, il metabolismo è la trasformazione e l’assimilazione di sostanze nutrienti, a seguito di processi chimici interni.

Al di fuori della materia organica, il metabolismo cristiano può avere due significati, uno concernente l’assimilazione di dottrine filosofiche e religiose ad esso precedenti, un altro relativo alla capacità della Chiesa di crescere, accumulando sempre di più potere e potenza economica.

Se è vero che la religione è il prodotto di una cultura, d’altra parte non esiste una religione tipicamente originale, si tratta, infatti, di un prodotto culturale sincretico, che ha mutuato a credenze precedenti e le ha poi metabolizzate, è accaduto in tutte le religioni, particolarmente nel buddismo, nel cristianesimo e nel manicheismo.

Questi fatti sono arcinoti agli studiosi delle origini del cristianesimo, il cristianesimo si presenta con i suoi dogmi, i suoi miti ed i suoi misteri, i quali però non sono nati dal nulla, il mito di Cristo è stato costruito copiando a dei e personaggi importanti precedenti, i concili ratificarono il processo d’appropriazione; il vero Cristo avrebbe potuto essere solo un uomo,  in realtà non è mai esistito, ciò nonostante, crebbe il Cristo mitologico.

Dal punto di vista economico, la Chiesa, con le sue branche, ha un ricco patrimonio e tante entrate annue, alcuni hanno provato a farle i conti in tasca, però non sono riusciti a raggiungere la verità, anche perché oggi la chiesa cattolica si avvale dei moderni strumenti finanziari che le garantiscono l’anonimato, potrebbe essere la più grande multinazionale del mondo, nemmeno il papa ne conosce il patrimonio e le entrate annue.

Questa ricchezza nei secoli ha consentito alla Chiesa di fare politica, di condizionare gli stati e di finanziare guerre, perfino l’imperatore Carlo V, che non era nullatenente, perché godeva dei proventi dell’America Latina e di parte d’Europa, quando intraprendeva guerre sollecitate dal papa, non dimenticava mai di chiedergli un sussidio. Insomma la chiesa, cosiddetta corpo mistico di Cristo, è stata capace di metabolizzare in dottrina e in ricchezze.

Il cristianesimo non è una costruzione religiosa nata dal nulla, come tutte le invenzioni si fondò su idee e tecniche religiose precedenti, il cristianesimo metabolizzò credenze pagane ed ebraiche e fu adottato e lanciato dal potere romano; infatti, mentre le religioni naturali nascono da sole, quelle monoteiste, non sono solo assolute o rivelate, ma convenzionali e artificiali  perché sponsorizzate dal potere, soprattutto di un potere imperiale, che, per governare, ha bisogno della religione come della polizia.

La Chiesa interferisce sullo Stato e condiziona la legislazione, controlla e limita la libertà d’espressione, non si limita ad esprimere libere opinioni, fa politica e impone allo Stato il diritto; poiché la politica italiana è ai piedi della Chiesa, ai laici non rimane altro che rispondere sul terreno della teologia, anche se non sono preti, non esiste una norma che vieta loro di farlo, però esistono le norme che limitano la libertà di pensiero, come il reato di vilipendio della religione.

Le nuove religioni furono lanciate quando quelle precedenti erano in crisi, nel II secolo, per il cristianesimo operarono, a livello teologico, soprattutto Marcione, Montano, Valentino e Ario, in pratica cristiani gnostici d’origine egiziana, furono superati dalla teologia proto-cattolica di Ireneo, appoggiato dal potere, nel IV secolo s’impose la teologia cattolica di Eusebio, che fissò canone e credo niceno, sostenuto da Costantino.

Nel II secolo, mediatrice tra impero e teologi fu la famiglia aristocratica romana dei Pisone, Plinio il giovane e Seneca, che, partendo dal vangelo gnostico di Marcione, che aveva inventato anche Paolo e le sue prime epistole, fecero nascere a Roma il protovangelo di Marco e altre lettere di Paolo, poi si falsificarono lo storico Tacito e lo storico Giuseppe Flavio, autore delle Antichità giudaiche  e della Guerra giudaica.

Nel 1841 Bruno Bauer contestò l’autenticità delle epistole paoline, che furono il primo falso cristiano; Bauer ha affermato che i vangeli non contengono materiale autentico ed ha negato l’esistenza storica di Cristo, collocò l’origine del cristianesimo nel II secolo, probabilmente il primo vangelo di Marco, il più antico, fu scritto sotto l’imperatore Adriano (117-138) o prima del 150.

Nel 1998, Gert Ludermann scrisse che Paolo, o chi scrisse per lui, fu il vero fondatore del cristianesimo, infatti, le prime epistole di Paolo erano più antiche di Marco; nel 2000 Harold Liedner ha sostenuto che il cristianesimo è una delle maggiori frodi storiche mai inventate.

Nel 1979 Max Rieser rilevò che i più antichi reperti archeologi cristiani di Palestina sono del IV secolo, il che prova che il cristianesimo non è nato in Palestina, la terra di Cristo, ma fu adottato da Roma, per volontà dell’impero; da lì fu esportato e caldeggiato dai missionari imperiali ad Alessandria, Antiochia, Efeso, Corinto, Cartagine e per ultimo a Gerusalemme, allora quasi spopolata.

Si affermò fraudolentemente che il vangelo di Matteo, sostenuto da adozionisti e subordinazionisti come gli ariani, che negavano la pari dignità di Cristo con Dio, era nato in Palestina; per il potere, non si poteva ignorare che il personaggio inventato, Cristo, aveva vissuto e predicato proprio a Gerusalemme.

Insomma, il cristianesimo è stato sponsorizzato a Roma e non è nato a Gerusalemme o in Galilea, nel 1979 Abelard Reuchlin nel: “Il vero autore del nuovo testamento” ha sostenuto che una congiura dell’aristocratico romano Ario Calpurnio Pisone diede vita al cristianesimo delle origini, per il controllo dell’impero; Ario Pisone apparteneva dall’importante casata aristocratica dei Flavi, cioè quella di Giuseppe Flavio.

Secondo Abelard Reuchlin, Lucio Pisone si firmò come Marco, suo figlio Ario Pisone (il vero nome di Giuseppe Flavio) si è firmò come Paolo, Matteo e Luca, suo nipote Giusto come Giovanni; per Reuchlin, la prima stesura di Marco fu materialmente curata da Gaio Pisone, vicino a Seneca, capo della congiura contro Nerone per restaurare la repubblica.

Nell’opera di falsificazione collaborarono Lucio, Ario o Giuseppe Flavio e Giusto Pisone, Plinio il giovane e Seneca,  Paolo fu un  personaggio inventato da Marcione e rilanciato da Giuseppe Flavio o Ario Pisone. Anche la tradizione cristiana afferma che il vangelo di Marco nacque a Roma, però questo vangelo originale non parlava della resurrezione di Gesù, infatti, i versetti 16,19-20 di chiusura furono aggiunti e non esistevano nel codice vaticano e nel codice sinaitico del IV secolo; con il tempo, con le falsificazioni, crebbero attributi, miti e biografia di Cristo.

Nelle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio (20.9.1)  è raccontato che il sommo sacerdote Anania fu destituito per aver fatto assassinare nel 62 Giacomo, vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù, dopo un processo davanti al sinedrio; Origene ha ricordato questi fatti nel commentario di Matteo (10.7) e in Contra Celsum (1.47)(2.13), con cui contestava il pagano Celso, però anche Origene fu falsificato.

Per Origene nel 70 Gerusalemme fu distrutta da Tito a causa della morte di Cristo; Eusebio, nella sua: “Storia ecclesiastica” (2.32.22), ricorda che, secondo Giuseppe Flavio, Gerusalemme perì a causa della morte di Giacomo; sono tutti falsi, non sono esistiti, Cristo, suo fratello Giacomo, né cristiani nazareni di Palestina nei primi tre secoli. Però esistevano nazareni presso i giudei e furono citati anche dall’Islam nel VII secolo, solo dal IV secolo in  Palestina alcuni nazareni si fecero cristiani.

Giuseppe Flavio, nelle sue Antichità Giudaiche, scrisse della morte di Giacomo il Giusto, senza mettere in relazione la caduta di Gerusalemme con la sua morte, perciò, secondo Eisenman, Giuseppe  Flavio fu interpretato  liberamente  da Origene.

Giuseppe Flavio accennò ad una profezia dei giudei, che affermava che dalle loro terre sarebbe venuto il dominatore del mondo e la imputò a Vespasiano, che era anche imperatore di Giudea; il Testimonium Flavianum su Cristo, presentato da Flavio come messia, morto e resuscitato, è un falso, perché da una parte Flavio sosteneva che le promesse  messianiche si erano avverate con Vespasiano, dall’altra che Cristo era il messia (Guerra giudaica).  Insomma, se i Pisone pesarono sull’opera originale di Flavio, poi anche Flavio fu falsificato da mani successive.

I romani crearono il cristianesimo attingendo a Mitra, Budda, Krishna ed al messia degli ebrei, anche Varuna, Mitra e Krishna nacquero da una vergine il 25 dicembre; come Cristo, anche Budda, Platone e stoa avevano invitato a non fare agli altri ciò che non si voleva fosse fatto a se, Geremia insegnò a porgere l’altra guancia (Lamentazioni 3.320).

Nel Talmud si parla della pagliuzza e della  trave nell’occhio, di cui ha parlato Cristo, su Esiodo e sulla vita di Eracle è detto che sono strette le porte della salvezza e larghe quelle della perdizione, anche Serapide invitò a lasciare che i morti seppellissero i morti, anche il cinismo affermò che il medico doveva stare tra i malati e non tra le persone sane.

La religione monoteista, intermediata da sacerdoti, non favorisce la comunicazione diretta con Dio, ma la impedisce, cioè mortifica i mistici, invece favorisce il monopolio religioso dei sacerdoti, la religione cattolica ha sostenuto che la sofferenza è una via preferenziale per giungere a Dio, cristallizzando e giustificando le ingiustizie sociali e divenendo oppio per il popolo. La religione cristiana si affermò come un “instrumentum regni” e come un’idea costantiniana per il controllo della società, fu una pia frode giustificata dalla ragion di stato.

Secondo Zaratustra, Mitra era la luce e il patrono dei contratti, aiutava il dio Ahura Mazda nella lotta contro il male, Zaratustra fu un riformatore religioso che visse tra il X e il VII secolo a.c. e fondò una nuova religione; questa fede era contenuta nei testi religiosi rivelati dell’Avesta, redatti per iscritto in epoca più tarda, cinque canti ne costituivano il nucleo più antico, attribuito direttamente a Zaratustra.

Il cristianesimo copiò il processo evolutivo dello zoroastrismo, che fu favorito dall’imperatore persiano Vishtaspa, al quale s’ispirò Costantino; il manicheismo nacque ancora in Persia, per opera di Mani, nato nel 216, il quale s’ispirò a buddismo, zoroastrismo e cristianesimo gnostico. Nel XX secolo, per volontà dell’impero francese, in  Indocina nacque una nuova religione, il caodaismo, un misto di cristianesimo, buddismo, shintoismo e confucianesimo, che ebbe poca fortuna.

Oggi pare che ci si avvii verso una nuova riforma religiosa o convergenza religiosa, perché l’occidente cristiano è divenuto incredulo, esistono ebrei che sono vicini ideologicamente agli evangelici; tra i movimenti trasversali della chiesa cattolica vi è il rinnovamento dello spirito, pure vicino agli evangelici; la chiesa cerca anche di agganciare l’Islam, con cui è in ottimi rapporti d’affari, ma da cui è incalzata sul piano teologico, ideologico, politico e militare. Potremmo essere alla vigilia di un nuovo sincretismo religioso.

Lo storico Giuseppe Flavio (37-103 d.c.) (o Ario Pisone) fu governatore della Galilea e comandante romano nella prima guerra giudaica che portò alla distruzione di Gerusalemme, ha citato Gesù nelle sue opere, al suo ruolo ed alla sua passione.

Fino alla fine del III secolo Ireneo, Origene e Tertulliano, ignoravano i passi di Flavio, chiamati   “Testimonium Flavii” che accennavano a Gesù, furono citati nel IV secolo dal vescovo Eusebio di Cesarea, autore della “Storia ecclesiastica”. Fu Eusebio che aggiornò o falsificò l’opera di Flavio “Guerra giudaica” interpolando il passo su Gesù, mentre gli storici contemporanei di Cristo non avevano portato testimonianze a suo favore.

Nelle “Antichità Giudaiche”, Flavio accenna alla lapidazione di Giacomo, fratello di Gesù, anche questa è una falsificazione, non è esistito Gesù e nemmeno suo fratello Giacomo. Nessuno degli storici del tempo, eccetto Flavio, ha testimoniato l’esistenza storica di Gesù; Plinio il giovane, Svetonio, Tacito e Celso hanno parlato solo di cristiani gnostici, il cristianesimo nacque senza Cristo, poi s’inventò una storia terrena per Cristo; gli antichi costruivano fantasie su personaggi storici, come Alessandro, con Cristo, ci s’ispirò alle gesta terrene di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala.

Tacito (54-119) nei suoi Annali afferma che Nerone incolpò i cristiani dell’incendio di Roma e perciò si accanì contro di loro, i nemici di Nerone lo accusarono dell’incendio per ricavare spazio per la costruzione della sua domus aurea. Tacito fu falsificato da Eusebio, al tempo di Nerone non esistevano cristiani a Roma, inoltre egli attestò l’esistenza del cristianesimo ma non di Cristo.

Tacito afferma che il termine cristiano era usato in senso spregiativo, i cristiani erano visti come eversivi e accusati di nefandezze, però, per gli gnostici, Cristo era un essere spirituale che abitava in cielo e non un uomo reale; nel III secolo lo storico Dione Cassio accusò Nerone dell’incendio di Roma, allora la presenza di cristiani, soprattutto gnostici, era consolidata a Roma.

Svetonio (70-126) nelle “Vite dei cesari” afferma che l’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.) espulse cristiani sediziosi da Roma, istigati dallo schiavo Cresto, un nome comune presso i giudei; però sotto Claudio non esistevano cristiani a Roma, perciò anche Svetonio potrebbe essere stato falsificato da Eusebio.

Gli zeloti erano una setta fondata da Giuda di Gamala, figlio di Ezechia e padre di Giovanni, della famiglia degli asmonei, discendenti di Simone e Mattatia maccabeo, si dicevano falsamente discendenti di Davide. Al tempo di Cristo, i termini zelota, esseno, nazareno, messianico, insurrezionalista, fanatico religioso e galileo erano un po’ sinonimi. Giuseppe Flavio, nelle “Antichità Giudaiche” e nella “Guerra Giudaica”  afferma  che gli zeloti uccidevano, saccheggiavano, rubavano e incendiavano, anche Filone d’Alessandria attesta ciò.

Gamala era una roccaforte del Golan, situata su una collina,  presso il lago Tiberiade o di Genezeret o Mar di Galilea, era una città fortificata abitata da pescatori, ove aveva sede il quartier generale e la base zelota, altra base, meno protetta, era a Qumram, presso gli esseni.  Gamala era vicina al lago, mentre Nazareth, forse inesistente ai tempi di Cristo, era distante 35 km dal lago e in pianura; Marco e Luca, quando parlano di Nazareth, sembrano descrivere proprio Gamala.

Flavio afferma che Giuda di Gamala perì  perché si era ribellato, come obiettore fiscale, al censimento romano, suo padre Ezechia era stato ucciso da Erode il Grande, nella repressione romana perirono anche i suoi figli, quattro di loro portavano i nomi dei quattro fratelli di Gesù, cioè Giacomo, Simone, Giuda e Giuseppe. La Chiesa ha affermato che i fratelli di Gesù erano suoi cugini perché in aramaico cugini e fratelli si scrivevano alla stessa maniera, però i vangeli canonici furono scritti in greco; la presa di posizione della Chiesa nacque per affermare l’immacolata concezione di Maria e l’unigenicità di Cristo.

Per gli sponsor imperiali del cristianesimo, Cristo divenne la controfigura di Giovanni, primogenito di Giuda (Luigi Cascioli “La favola di Cristo”), oppure fu la controfigura di  un altro dei figli di Giuda come Menahem o di Giuda stesso; l’avventura  antiromana si concluse con il suicidio di Eleazaro, nipote di Giuda, e dei suoi seguaci zeloti, a Masada (73 d.c.). Qualcuno, probabilmente Eusebio, s’ispirò alle gesta della famiglia di Giuda e alla vita degli esseni per dare un corpo e una vita a Cristo, prima essere celeste e spirituale per gli gnostici cristiani del II secolo.

Nella “Guerra Giudaica”, Flavio afferma che gli zeloti erano terroristi che pugnalavano gli avversari, secondo i vangeli, vi erano diversi zeloti tra i discepoli di Gesù, ad esempio, Giuda e Simone (Lc 6,15).

All’inizio del II secolo, ad Alessandria, Antiochia ed Asia Minore nacquero le prime comunità cristiane gnostiche che poi arrivarono a  Roma; ad Alessandria era una fiorente comunità giudaica, che fu perseguita dal prefetto Flacco, criticato perciò da Filone nell’opera “Contra Flacco”. Questa presenza è attestata anche dal vescovo Ignazio d’Antiochia (107-115), che fu gnostico lui stesso, allora la chiesa dello gnostico Marcione di Ponto era estesa e affermata.

Domiziano (51-96 d.c.) fece una persecuzione di cristiani gnostici, citata da Dione Cassio, la quale fece poche vittime, in realtà, è probabile però che Dione, che scrisse più avanti, confondesse i giudei messianici con i cristiani, i romani non erano sempre in grado di distinguere, nel I secolo non c’erano cristiani a Roma.

Nel 1947 a Qumram-Mar Morto, a 30 km da Gerusalemme, furono rinvenuti rotoli della comunità degli esseni, il domenicano De Vaux, con una commissione, si appropriò dei reperti, temendo che i documenti potessero minacciare la fede cattolica; poi però la Chiesa ha ammesso che Battista e Cristo avrebbero potuto appartenere a questa comunità, naturalmente se Cristo fosse esistito.

Al tempo di Cristo, la comunità monastica degli esseni era vicina agli zeloti, però Flavio critica zeloti e non esseni, probabilmente il manipolatore di Flavio, cioè Eusebio, voleva evitare commistioni tra spirituali e nazionalisti antiromani, eppure gli esseni ospitavano zeloti e avevano, tra le loro scritture, un loro rotolo della guerra.

Gli esseni avevano il sacramento del battesimo e dell’eucaristia, aspettavano l’avvento del regno e attendeva la liberazione dai romani, erano ostili al governo di Erode ed ai sacerdoti del tempio. L’eucaristia era un pasto comunitario, fatto con pane e vino; allora, cibarsi di carne e sangue di un dio, anche se in forma simbolica, era credenza non degli ebrei ma dei pagani, che entrarono nel cristianesimo e vi portarono le loro idee.

Gli esseni si consideravano figli della luce ed i loro nemici erano i figli delle tenebre, espressioni anche dello zoroastrismo, poi messe in bocca a Cristo da Giovanni, l’essenismo influenzò il nascente cristianesimo; il rotolo della guerra annunciava lo sterminio dei figli delle tenebre. Da Matteo, sappiamo che Battista si cibava di miele e cavallette, lo facevano anche gli esseni, apparentemente, Battista e Gesù soggiornarono nel deserto del Mar Morto dove abitarono gli esseni.

Paolo fu un personaggio inventato da Marcione, poi arricchito da Ireneo, si scontrò con ebioniti e nazareni che seguivano Matteo, citati anche da Epifanio, Ireneo, Eusebio e Teodoreto; questi ebioniti o poveri erano la comunità essena che ispirò il movimento dei cristiani e poi lo ostacolò nella diaspora, perché attaccati alla legge di Mosè; ebioniti e nazareni, che non erano cristiani, a loro volta, furono attaccati da Paolo.

Il cristianesimo, di qualsiasi forma, non comparve in Palestina prima del IV secolo, mentre il cristianesimo gnostico nacque all’inizio del II secolo ad Alessandria, ove erano tanti giudei, sotto l’influenza dell’ebreo Filone, il quale però non fu cristiano. Filone e Giuseppe Flavio nella “Guerra Giudaica” hanno testimoniato che gli esseni vivevano con frugalità ed in comunità di beni.

Girolamo (347-420) affermò di aver tradotto un vangelo degli  ebrei, del quale non abbiamo traccia, probabilmente parlava di un vangelo gnostico egiziano; il vangelo di Matteo fu erroneamente attribuito agli ebrei, in un’epoca in cui i pagani convertiti ritennero Gesù un Dio, mentre adozionisti e subordinazionisti ariani lo ritenevano un uomo adottato da Dio; la polemica con i giudei era, in realtà, soprattutto polemica con gli ariani, che nel III secolo ottennero la tolleranza a Roma e nel IV secolo furono colpiti dai cattolici alleati con l’impero. I padri della Chiesa, attribuendo Matteo agli ebrei, ribadivano, falsamente, che il cristianesimo era nato in Palestina, cioè, visto il bagaglio culturale preso agli ebrei, non li si poteva ritenere estranei al cristianesimo, anche perché Cristo era nato in Palestina.

Nel 1945 in Egitto furono scoperti i vangeli gnostici di Nag Hammadi, in tutto 13 libri,  scritti in lingua copta e risalenti al II secolo, gli gnostici erano dualisti esoterici che credevano al cattivo demiurgo  creatore dell’universo, all’anima caduta prigioniera nel corpo ed al conflitto tra luce e tenebre; tra i vangeli ritrovati vi sono quello di Tommaso, quello di Filippo, il vangelo di verità e quello di Maria. Alcuni vangeli gnostici erano più antichi quelli canonici, anche perché lo gnosticismo era anteriore al cattolicesimo, sia i vangeli gnostici che quelli canonici furono preceduti dalla tradizione orale e da edizioni più ristrette.

Alcun identificano il vangelo di Tommaso con la fonte Q dei primi vangeli canonici, che conteneva detti del messia, il vangelo di Tommaso afferma che Maddalena era la consorte di Gesù, idea poi raccolta da Templari e albigesi; però stiamo parlando del secondo periodo gnostico, nel primo periodo Cristo era un essere spirituale che abitava in cielo.

Nei vangeli esistono messaggi contraddittori e diverse immagini di Cristo, la figura di Gesù nacque con sapiente assemblaggio; i figli del tuono, citati dai vangeli, erano terroristi zeloti, gli evangelisti testimoniano che i discepoli erano armati di spade, Luca afferma che Cristo era venuto a portare la guerra e non la pace (Lc 12-49).

I vangeli canonici sono nati dal 150 al 200 d.c., Marco è il più antico (dopo vennero Luca e Matteo) il più recente fu Giovanni, se il cristianesimo fosse nato in Palestina, il vangelo più antico avrebbe dovuto essere quello di Matteo, falsamente attribuito agli ebrei; in realtà, il cristianesimo  gnostico nacque in Egitto, quello cattolico (teologia di Paolo, Giovanni ed Ireneo) fu adottato da Roma e fu preceduto dalla rivoluzione ariana, che voleva Cristo uomo adottato e subordinato a Dio (Marco).

Atanasio, al concilio di Ippona del 393 e di Cartagine 397 impose i quattro vangeli, già lanciati da Ireneo nel II secolo e da Eusebio nel 315, secondo Clemente Alessandrino il vangelo di Marco fu scritto a Roma; questo vangelo, non era solo adozionista e subordinazionista come gli ariani, ma era anche filoromano e antisemita, come Paolo; da quel momento, i giudei non avevano più niente da spartire con il cristianesimo, anche se ne avevano ispirato i primi passi gnostici con Filone e con gli esseni. Clemente Alessandrino testimoniò l’esistenza di un vangelo segreto di Marco, infatti, questo vangelo fu anche preceduto da un protovangelo di Marco più ristretto e gnostico.

A proposito del quarto vangelo, non si sa chi sia il discepolo prediletto di Gesù, se Giovanni, Tommaso o Lazzaro, questo vangelo fu ultimato da Cerinto, che era un maestro gnostico, com’erano gnostici Marcione, Valentino, Montano, Tertulliano, Ario, Mani, docetisti e carpocraziani; il quarto vangelo fu opera della comunità gnostica dell’Asia Minore, che partendo dal Cristo celeste, fatto uomo dagli ariani (prima rivoluzione cristiana), lo aveva fatto divino e soter, cioè salvatore, per una concessione fatta al paganesimo ed ai culti misterici (seconda rivoluzione cristiana cattolica).

Il pagano Celso accusò i cristiani di aver rimaneggiato le scritture, affermò che Cristo era capo di una banda di briganti e che i suoi miracoli erano trucchi, accusò i cristiani di aver fabbricato dei miti e di aver preso idee dai pagani, affermò che il monoteismo era condiviso anche da pagani. Perciò Origene lo attaccò nell’opera: “Contra Celsum”.

Delle tredici lettere di Paolo, quelle più antiche sono sette o quattro e attribuibili a chi scrisse per Paolo, personaggio mai esistito, probabilmente attribuibili a Marcione, che deteneva anche un vangelo gnostico ed ispirò il vangelo di Luca; queste prime lettere hanno un contenuto docetico e gnostico. Paolo era contro i giudei e la loro legge e li accusò di deicidio, era protetto da romani e, sotto mentite spoglie, diede vita ad un nuovo movimento religioso; negli Atti (24,23-24) si afferma che fu scortato fino a Cesarea da centinaia di soldati romani.

Il messia di Paolo e di Giovanni era vicino al logos di Filone d’Alessandria (10 a.c.-50 d.c.), con l’immagine definitiva di Cristo, lanciata dall’impero, nacque il cattolicesimo che fondeva logos, uomo terreno e soter. Sul piano politico, Paolo sosteneva l’autorità, la schiavitù e l’imposizione fiscale, non era per gli emarginati ma per l’impero, quindi rappresentava un cristianesimo non della prima ora; infatti, i primi cristiani gnostici erano schiavi, poveri, ribelli ed emarginati.

Il cristianesimo nacque progressivamente, più per manipolazione, che per tradizione,  contribuirono alla costruzione teologica, dal II al IV secolo: Marcione, Papia, Giustino, Origene, Montano, Tertulliano, Valentino, Cerinto, Ireneo, Ario, Eusebio, Atanasio; intervennero per la politica: la famiglia Pisone, Plinio il giovane, Seneca ed Ireneo. Eusebio fu diretto da Costantino; Flavio, Tacito e Svetonio furono falsificati, forse da Eusebio; senza tante falsificazioni, il cristianesimo non sarebbe mai nato.

Il primo canone cristiano (gnostico) fu di Marcione, il secondo canone ariano-cattolico o proto-cattolico fu di Ireneo, il terzo canone cattolico fu di Eusebio e Atanasio; l’arianesimo come concezione era anteriore ad Ario, vissuto nel III secolo, perché credeva che Cristo si era fatto uomo, era stato adottato da Dio ed era a lui subordinato, l’arianesimo fu seppellito dal cattolicesimo che aveva adottato idee delle religioni misteriche e vedeva in Cristo un Dio.

Il vecchio testamento, per ebrei e protestanti è costituito di 39 libri, diviso tra legge, libri profetici e scritti; ricatalogato dalla chiesa cattolica in pentateuco, libri storici, libri sapienziali e libri profetici, in tutto 46 libri (include due libri dei maccabei, sapienza e seracide che non esistono nella bibbia ebraica); invece, il nuovo testamento è costituito da 27 libri.

La fissazione del canone dei 27 del Nuovo Testamento  fu fatta nel 367 da Atanasio, che lavorava in accordo con Costantino ed Eusebio; nel 405 nacque la Vulgata di Gerolamo in latino, era una traduzione libera dei testi ebraici e non della versione greca dei settanta.

Nel 1428 fu condannato a morte il prete inglese John Wycliffe per aver voluto tradurre la bibbia in inglese, nel 1536 fu impiccato l’inglese William Tyndale che aveva ripetuto l’impresa, tra il 1521 e il 1534 Lutero tradusse la bibbia in tedesco, nel 1611 re Giacomo d’Inghilterra ne fece fare una traduzione in inglese. La Chiesa era stata contro la traduzione della bibbia in volgare.

Le scritture ebraiche furono il collante della diaspora e permisero di salvare un’identità nazionale ebraica; i vangeli, seguendo un costume della bibbia ebraica, sono attribuiti falsamente agli apostoli per conferire loro autorità, quest’opinione oggi è condivisa anche dalla chiesa cattolica.

La letteratura neo-testamentaria più antica è data da alcune lettere di Paolo, il vangelo più antico è quello di Marco, quello più recente è quello di Giovanni; Luca scrisse anche gli Atti degli apostoli. Tutti questi libri, secondo me, nacquero nel II secolo e negli anni furono modificati ed ampliati, non abbiamo gli originali.

Secondo Unterbrink “Gesù e Gesù”, Gesù è la ricostruzione storica del patriota galileo Giuda di Gamala che si oppose all’occupazione romana ed alle loro tasse e fu crocefisso. Giuda era un fariseo figlio di Ezechia e padre di Giovanni, che secondo David Donnini “Nuove ipotesi su Gesù” e Luigi Cascioli “La Favola di Cristo” sarebbe invece la controfigura di Gesù; secondo me anche Menahem, figlio o nipote d Giuda, che fu fatto re di Gerusalemme e messo a morte del 66 d.c., potrebbe essere la controfigura di Cristo.

Se la bibbia, che è una raccolta di libri, è il libro più letto al mondo, la critica biblica ormai costituisce complessivamente la seconda letteratura nel mondo, ogni libro sull’argomento contribuisce a fare chiarezza su questa materia; le nebbie che avvolgono le sacre scritture si stanno  diradando.

Giuseppe Flavio, Plinio il giovane, Tacito e Svetonio, relativamente alle loro citazioni sul  cristianesimo e Cristo furono falsificati nel IV secolo, per affermare la realtà di Cristo e del movimento cristiano; infatti, storici ebrei come Giosefo non ci hanno parlato di Cristo. Giuseppe Flavio  ispirò le scritture cristiane  rendendo possibile la costruzione del romanzo storico su Gesù, è stato lui a parlarci ampiamente di Giuda il galileo.

Per i romanzi storici è importante conoscere epoche, costumi, partiti e luoghi citati, poi essi prendono ispirazione da personaggi esistiti, ampliandone e magnificandone le gesta e facendone dei protagonisti dei romanzi; fu il potere romano che sponsorizzò il cristianesimo, infatti, Marco e le prime epistole di Paolo nacquero a Roma, questo potere, nella costruzione della figura di Gesù, per la parte umana prese da Giuda, Giovanni e Menahem, per la parte divina prese Mitra, che aveva già metabolizzato le religioni misteriche.

Così il cristianesimo cattolico, per garantire la governabilità, nacque a tavolino, prendendo a personaggi e religioni precedenti, perché le vecchie religioni erano in crisi; materialmente l’operazione fu opera di Eusebio ed Atanasio e fu commissionata Costantino; infatti, nel IV secolo nacque il credo niceno ed il terzo canone cattolico, dopo quello gnostico di Marcione della prima metà del  II secolo e dopo quello quasi proto-cattolico d’Ireneo della fine  dello stesso secolo.

Il cristianesimo era nato prima gnostico, credeva Cristo un essere soprannaturale, celeste o spirituale ma non un Dio, poi ariano che lo riteneva un uomo o meglio un superuomo, ma non un  Dio, perché a lui subordinato e di diversa sostanza e poi cattolico; infatti, secondo la teologia di Giovanni,  Gesù era uomo e Dio, della stessa sostanza di Dio suo padre.

Il Testimonium Flavianum, che nelle opere di Flavio accenna a Cristo, è un’interpolazione alle opere di Flavio fatta nel IV secolo da Eusebio, entrò in circolazione  perché Origene, che era vissuto prima,  aveva affermato che Flavio non aveva riconosciuto Cristo come messia.

Giuseppe Flavio ci parla dell’esecuzione di Gesù ma non di quella di Giuda, delle cui opere però ci fa ampio resoconto; però Flavio ci parla dell’esecuzione di figli e nipoti di Giuda, cioè  Giacomo, Simone, Menahem ed Eleazar, alcuni di loro omonimi con i fratelli  di Gesù.

Flavio ricorda che Giuda diede vita ad una nuova dottrina da lui chiamata “Quarta filosofia”, che riscontriamo diversa dal cristianesimo dei gentili varato da Paolo; secondo Unterbrink a questa filosofia facevano capo il movimento  di Giuda di Gamala ed i giudeo-cristiani di Gerusalemme, diretti da Giacomo fratello di Gesù, secondo gli Atti degli Apostoli, o figlio di Giuda, secondo Flavio.

In realtà, Giuda di Gamala fondò il movimento zelota, nazionalista, rivoluzionario, comunista, contro il governo, contro i romani e contro le tasse; nel I secolo non esistevano giudeo cristiani in Palestina, ma solo esseni che vivevano comunisticamente nel loro convento di Qumram e ispirarono la vita dei primi cristiani; questi esseni erano in rapporto con gli zeloti ed, assieme a loro, costituivano la quarta filosofia di Flavio.

Solo nel IV secolo, tramite missionari imperiali, i primi cristiani arrivarono in Palestina, Elena, madre di Costantino, vi costruì la prima chiesa, cioè dopo che il cristianesimo cattolico era stato adottato da Roma.

Le falsificazioni delle scritture cristiani hanno cercato di far credere che in Palestina era già esistito un cristianesimi ebionita e nazareno con il loro vangelo di Matteo, perché il romanzo storico aveva sostenuto che Cristo era nato in Palestina dove aveva dei seguaci che continuarono la sua opera, dove la legge era rispettata da zeloti ed esseni e dove le novità dei gentili di Paolo non sarebbero state accettate.

Se Cristo non è esistito nella sua dimensione soprannaturale ma è esistito con altro nome in quella umana, peraltro ingigantita e falsificata dal romanzo storico, nemmeno Paolo o Saul è personaggio storico; fu un’invenzione di Marcione, che a Roma presentò il suo primo vangelo gnostico e le prime quattro lettere di Paolo.

Tra i vangeli e Paolo c’è una certa convergenza di vedute, anche perché gli evangelisti tenevano presente anche le opere di Paolo, però Paolo non parla di dodici apostoli, ma della chiesa di Gerusalemme, retta da Pietro, Giacomo e Giovanni, attestandone falsamente l’esistenza.

Gli zeloti  si rivoltarono ai romani e distrussero gli archivi  che contenevano i nomi dei debitori usurati (Guerra Giudaica); i romani reagirono e nel 73, con la fine di Eleazar, nipote di Giuda, cessò la resistenza zelota a Masada. Gli zeloti erano determinati, attaccati alla legge, ma non fanatici religiosi, infatti, a Gerusalemme attaccarono i romani di sabato (Guerra 2,517), come aveva già fatto Mattatia Maccabeo con i greci  (Antichità 12,276-277).

Nel 168 a.c. Antioco IV Epifane seleucida saccheggiò il tesoro del tempio, proibì circoncisione e rispetto del sabato ed innalzò nel tempio una statua a Giove; si rivoltarono i pii asidei  e la famiglia sacerdotale di  Mattatia Maccabeo, a cui successe il figlio Giuda Maccabeo e poi l’altro figlio Gionata, che divenne re e sommo sacerdote, unificando, con l’indipendenza, i due poteri; il che fece nascere l’opposizione di farisei ed esseni.

Farisei ed esseni nacquero per scissione dagli asidei, i farisei erano scribi e dottori della legge ed erano in opposizione a sadducei, asmonei ed erodiani; gli esseni erano monaci comunisti, contrari ai sadducei (la casta dei sacerdoti) e vicini agli zeloti nazionalisti.

Matteo fece nascere Gesù  nel 6 a.c. e  Luca nel 6 d.c., la confusione nacque per inserire nei vangeli la narrazione su Giuda di Flavio; i vangeli nacquero in un’epoca in cui si voleva dissociare i cristiani dalla guerra giudaica e dai giudei, malvisti dai romani, come attesta Tacito.

Il battesimo di Gesù da parte di Battista è una finzione come il tradimento di Giuda, i comandamenti di Giovanni Battista, che era esseno e personaggio storico citato da Flavio,  erano quelli di Gesù, di Giuda e della quarta filosofia, cioè amare il prossimo e amare Dio, rispettando la legge di Mosè. La quarta filosofia era divisa in due fazioni, una seguiva Giacomo e l’altra voleva combattere i romani con le armi, erano le due anime degli esseni e degli zeloti.

Il sommo sacerdote Anna, nemico di Giuda e di Gesù, fece un processo irregolare a Giacomo, figlio di Giuda, fatto passare dagli Atti degli Apostoli per fratello di Gesù (Antichità Giudaiche 20,200) e lo fece lapidare nel 62; quest’episodio ispirò la sorte di Cristo agli evangelisti (Unterbrink).

Giuda fu la controfigura di Cristo, entrambi messia, capeggiò la rivolta contro il censimento di Quirino del 6-7 a.c., fatto a fini fiscali, ed anche Cristo fu accusato di renitenza fiscale; entrambi furono crocefissi; vangeli ed Atti hanno utilizzato le opere di Flavio, sostituendo a Giuda, Gesù, come succede nei romanzi storici, non si può inventare o creare mai niente da zero. Giudei e i galilei avevano più di un nome e un soprannome o nome di battaglia, come accadeva nelle società segrete, quindi Gesù potrebbe essere stato un nome di battaglia di Giuda di Gamala.

Flavio (37 a.c. – 105 d.c.) era nato a Gerusalemme da famiglia sacerdotale e nel 66 d.c. fu uno dei capi della resistenza giudaica, poi si consegnò ai romani e profetizzò a Vespasiano la nomina a imperatore; ottenne la cittadinanza romana e fu adottato dalla famiglia di Vespasiano della gens Flavia; a Roma scrisse la Guerra Giudaica dal 75 al 79 e le Antichità Giudaiche dal 93 al 94.

Sembra la figura di un traditore, però secondo Abelard Reuchlin “Il vero autore del nuovo testamento”, Giuseppe Flavio era uno pseudonimo di Ario Pisone, aristocratico romano della Famiglia dei Flavi, imparentata con imperatori, che, per conto del potere, gettò le basi del cristianesimo; infatti, Lucio, Ario e Gaio Pisone, con l’aiuto di Marcione e Plinio il giovane, crearono Paolo, le sue prime epistole ed il primo vangelo di Marco.

Non finirono però le falsificazioni, nel IV secolo l’opera storica di Flavio fu falsificata, con brevi riferimenti a Cristo contenuti nel Testimonium Flavianum (Antichità Giudaiche 18,63), laddove si afferma brevemente che Cristo era un uomo (cioè non un Dio) fu eletto Messia, fu condannato da Pilato alla croce e poi risorto il terzo giorno. Poiché i docetisti gnostici credevano che Cristo fosse solo uno spirito, l’evangelista Giovanni ribadì che il verbo si era fatto carne ed era Dio.

Gesù e Giuda furono unti messia, entrambi conoscevano bene le scritture, entrambi avevano purificato il tempio; per le scritture cristiane Gesù era il servo sofferente d’Isaia, queste scritture attinsero a piene mani anche alla bibbia ebraica, alla ricerca di riferimenti (falsi) su Gesù.

Vangeli e soprattutto Atti degli apostoli  si sono ispirati ai libri storici di Giuseppe Flavio, però Flavio  parla degli aderenti alla quarta filosofia di Giuda come dei briganti e dei fuorilegge egualitari, pertanto non si riferisce ai giudeo-cristiani, come afferma Unterbrink, ma agli zeloti.

Tacito fu falsificato e collocò la morte di Cristo sotto Tiberio, fece uso delle opere di Flavio come gli evangelisti, però Flavio non dedicò molta attenzione a Gesù ma a Giuda, fondatore di una nuova filosofia. Cristo metabilizzò i miti di Mitra, la cui nascita, avvenuta in una grotta, era celebrata il 25 dicembre, il mito di Gesù nacque per andare incontro alle idee dei gentili.

Gli Atti degli apostoli citano sia le rivolte di Teuda che quelle di Giuda (5,36-37), il movimento zelota della famiglia di Giuda durò fino al 73 d.c. con la presa di Masada. Giuda sosteneva che pagare le tasse equivaleva a riconoscersi schiavi, seguiva le orme dei Maccabei.

Per Unterbrink Giuda era il Maestro di Giustizia degli esseni, mentre il sommo sacerdote Joazar, il sacerdote empio, perché favorevole alle tasse dei romani, anche Gesù fu accusato d’essere obiettore fiscale e di essersi fatto re  cioè messia (Luca 20,21-25); sulla tassazione Paolo aveva la stessa posizione di Joazar e degli erodiani esattori dei romani.

Giuda di Gamala era sposato con Maria e Cristo con Maria di Magdala, Giuda Iscariota, il traditore, porta il nome della Giudea che non aveva accettato la buona novella di Paolo e di Giovanni, il personaggio serviva a far ricadere le colpe della morte Gesù su un’intera nazione. In realtà, responsabili della morte di Cristo o Giuda di Gamala furono i romani, con i quali gli autori di Paolo avevano voluto il compromesso storico.

Cristo affermò di non essere venuto ad abolire la legge  (Matteo 5,17-19), invece per Paolo, Cefa Giacomo e Giovanni predicavano un altro vangelo perché attaccati alla legge (Galati capitolo 1).

Il vangelo di Paolo, contenuto nelle sue lettere, conteneva questi principi: fede nella resurrezione di Cristo, fede nella grazia gratuita di Dio, superiorità del battesimo con lo Spirito Santo, obbedienza alle autorità, abolizione della legge.

Per Paolo la salvezza si aveva con la grazia, sosteneva che la resurrezione era un evento ultraterreno e spirituale (1 Corinzi 15,35-38), Paolo era sostenuto da una rivelazione personale, accettava ricchi e schiavi; mentre la quarta filosofia o seguaci della via, erano nazionalisti e contro i padroni.

Paolo predicava la circoncisione del cuore e  invitava a rinnovare il sacrificio di Cristo con pane e vino ( 1 Corinzi 11,23-26); affermava che con la resurrezione di Cristo c’era la remissione dei peccati, una tesi diversa da quella degli esseni che praticavano il battesimo per iniziare e purificare come fosse una resurrezione spirituale.

Gli Atti degli apostoli furono creati  per allontanare dalla Legge e avvicinare alla visione paolina della grazia;  Marco presenta la famiglia di Gesù in modo negativo (3,20-35, 6,4) come fosse d’intralcio alla sua predicazione, il che rispecchia la visione di Paolo verso Gerusalemme.  Saul era con il sommo sacerdote e contro zeloti, Robert Eisenman “Giacobbe il fratello di Gesù”, afferma che Giacomo e Stefano erano esseni.

A causa dell’evoluzione del cristianesimo, i vangeli sinottici sono antisemiti ed il vangelo di Giovanni è più antisemita degli altri tre. Non per niente, Paolo  affermò che i giudei predicavano un falso vangelo ( Galati 1,6),  questi si vendicarono accusandolo d’appropriazione indebita  (Corinzi 12,14), aveva usato per se i soldi della comunità.

Flavio ci parla di un Saul che si scagliava contro i deboli, che era stato accusato di truffa a carico di una romana e d’appropriazione indebita, afferma che i seguaci di Saul erano malviventi  (Antichità 20, 214). Per me si tratti d’omonimia con il Saul dei cristiani. Pare che i giudei-cristiani avevano in comune con Paolo solo la fede nella resurrezione di Cristo, in realtà, nei primi tre secoli non ci furono giudeo-cristiani in Palestina.

Visti i costumi degli esseni, riportati da Flavio e dei primi cristiani, riportati dagli Atti, notiamo che nel cristianesimo gli ordini monastici e, nel XX secolo, la teologia della liberazione hanno tentato il ritorno al comunismo; Giovanni Paolo II e Benedetto XVI però hanno condannato la teologia sudamericana della liberazione, la quale sosteneva che la redenzione  coincideva con il riscatto sociale  a favore dei poveri. La  Chiesa, che non è nullatenente, per reazione,  allontanò i teologi, soprattutto gesuiti, che  sostenevano questa dottrina.

Secondo la lettera ai romani (16,11), nel romanzo storico cristiano,  Saul apparteneva alla famiglia d’Erode, con la quale era imparentato, però potrebbe anche essere stato un affine in una famiglia allargata e non un consanguineo; comunque, anche Erode, come Paolo, aveva la cittadinanza romana, gli erodiani erano esattori dei romani.

Anche secondo Unterbrink, Hyam Maccoby “La Rivoluzione giudaica” e Robert Eisenman “Giacobbe il fratello di Gesù”, Paolo era un erodiano e non  un fariseo; infatti, gli erodiani erano esattori dei romani e Paolo, diversamente dagli zeloti, era collaborazionista ed a favore del pagamento delle tasse a romani. La tesi è credibile, però per me Paolo non è mai esistito, è solo un personaggio inventato di un romanzo storico.

Nella prima lettera ai corinzi (11,14) Paolo afferma che è indecoroso portare i capelli lunghi, come facevano i nazareni palestinesi, era un’altra sua polemica contro i costumi dei nazareni di Gerusalemme, portata avanti dai gentili convertiti alla religione di Paolo.

Nell’ultima cena, Gesù paragonò simbolicamente pane e vino al suo corpo e al suo sangue (Mt 26,26-28), Paolo, nella prima lettera ai corinzi (11,23-25) ripeté il rito che pian piano si trasformò in sacramento, come in altre religioni misteriche; Giustino affermò che la cerimonia fu rubata al culto di Mitra (Apologia 1), che sosteneva che resurrezione e vita eterna erano assicurate dal sangue sacrificale di un agnello.

L’alleanza tra Dio ed i giudei era provata dalla circoncisione, anche i seguaci di Giacomo erano legati alla legge, invece Paolo contrapponeva  alle opere della legge la grazia, con la fede nella resurrezione; però per Giacomo la fede, senza le opere, era morta (Giacomo 2,14-26).

Paolo, il collaborazionista dei romani, nella seconda lettera ai corinzi, difese il suo vangelo ed attaccò i falsi vangeli predicati da Cefa (Pietro o Simone) e Giacomo (11,13-15); affermava di aver ricevuto il suo vangelo in visione direttamente da Cristo, Maometto sostenne la stessa cosa con il corano. Paolo, per aprirsi ai gentili, decise che la legge era superata (Galati 5,1-6). La dottrina paolina della grazia legava il perdono solo alla fede in Gesù crocefisso, invece Battista, che fu esseno e non conobbe Cristo, perdonava solo con il battesimo.

Le recognitiones pseudoclementionae, un romanzo storico attribuito a papa Clemente (88-97), un papa mai esistito nella storia della Chiesa, perché fino al III secolo la successione apostolica romana fu inventata da Tertulliano e Ireneo, definisce Paolo menzognero ed apostata ed afferma che negli anni 40 assalì Giacomo a Gerusalemme (Unterbrink). La matassa cristiana è ingarbugliata, a causa della tradizione e delle lotte per il potere all’interno della Chiesa, fin dal suo nascere.

Rabbi Yochanan si accostò a Vespasiano; dopo la prima guerra giudaica, ricostituì il sinedrio e gettò  le fondamenta del giudaismo rabbinico che nacque ufficialmente, come giudaismo rabbinico unificato, dopo il 132 d.c., cioè dopo la seconda guerra giudaica, per opera di Johanan Ben Zakkai, protetto dai romani.

Questo, con la fine del sinedrio,  si accostò ai romani, allontanò i messia e non ammise nel canone i libri battaglieri e nazionalisti dei Maccabei, invisi ai romani  (Unterbrink). I romani non volevano l’estinzione del giudaismo e proteggevano le religioni che potevano essere utili allo Stato, in Palestina trovarono collaborazionisti, non solo tra sadducei ed erodiani, ma anche tra alcuni farisei; queste cose accadono in politica.

I farisei appartenevano alla classe media, avevano rotto con gli asmonei, che avevano unificato la carica religiosa con quella politica; Gionata Maccabeo governò dal 160 al 143 a.c. ed a lui si opposero gli esseni per lo stesso motivo.

Secondo Flavio, la quarta filosofia non voleva chiamare nessun “padrone” (Antichità 18,23-24), i suoi membri resistevano alle torture (Guerra 2,152-153, 7,418), non mangiavano cibi proibiti, diversamente dai seguaci di Paolo (1 Corinzi 8). Sull’eroismo e la resistenza alle torture Flavio esagera, sappiamo dai padri della Chiesa che tanti cristiani, per paura della morte e delle torture, abiurarono.

La quarta filosofia aveva in comune con i farisei la fede nell’immortalità dell’anima e nell’inferno (Antichità 18,24-14), farisei, zeloti ed esseni erano collegati, Giuda, Gesù, Mattia, Saddoc erano rabbi. Secondo Unterbrink, i seguaci di Giacomo appartenevano alla quarta filosofia.

Per i giudei, l’amore per Dio implicava il rispetto della legge, del sabato e della circoncisione, Giuda il galileo preparava l’avvento del Signore, l’amore per il. prossimo implicava il comunismo.  Giuda  passò gran parte della vita come latitante, ignoriamo anche trenta anni della vita di Cristo; le tasse dei romani erano pesanti e perciò Giuda era contrario alla tassazione, a tale proposito anche Tiberio affermò, ma tanti governanti non sono d’accordo, che i pastori devono tosare le pecore e non scorticarle (Svetonio “Vite dei cesari” Tiberio 32).

La quarta filosofia aveva rapporti con esseni, zeloti e farisei,  i monaci esseni non erano sempre pacifici, nella Guerra Giudaica  (2,567) Giovanni l’esseno era leader di guerra; secondo le scritture cristiane, non tutti i farisei erano contro Gesù, alcuni lo avvertirono che Erode Antipa voleva ucciderlo (Luca 13,31). Invece i sadducei erano con erodiani e romani, la dottrina degli esseni era simile a quella dei farisei.

Giuseppe Flavio afferma che i rivoltosi  ridistribuivano le ricchezze prese nei saccheggi e nelle razzie; la differenza tra i seguaci di Giuda e gli esseni era che i primi costituivano il partito d’azione, inoltre, i seguaci di Giuda si sposavano e gli esseni no; anche Paolo sosteneva il celibato.

Per Unterbrink i membri della quarta filosofia erano i giudeo-cristiani, per me solo zeloti collegati agli esseni, alcuni di loro avevano anche il titolo di fariseo, divenuto una specie di patente religiosa.

Quando Giuda arrivò a Gerusalemme, purificò la seconda volta il tempio e raccolse i suoi sul monte degli olivi, dove fu catturato, il fatto ispirò la cattura di Cristo; comunque, pare che, secondo Flavio, l’esecuzione di Giovanni Battista avvenne dopo quella di Cristo. Battista è esistito,  non riconobbe l’autorità di Cristo e non lo conobbe nemmeno, da lui discendono i mandei dell’Irak, che non credono in Cristo.

Alla quarta filosofia aderivano quelli che desideravano libertà ed eguaglianza, erano nazionalisti, rivoluzionari e comunisti, la quarta filosofia era caratterizzata da un forte legame tra i membri, com’era nelle sette; quelli di Gesù e di Giuda erano dei numerosi clan familiari.

Nel Documento di Damasco degli esseni (1,9-11) si para di quattro personaggi: la radice, il maestro di giustizia, il sacerdote empio ed il menzognero; per Robert Eisenman Gesù è la radice, Giacomo il maestro di giustizia, Anna il sacerdote empio, Paolo il menzognero; gli ortodossi associano il sacerdote empio a Gionata  Maccabeo (152 a.c.).

La radice della pianta potrebbe essere anche stata Mattatia Maccabeo; sia Mattatia che Mattia purificarono il tempio, i due movimenti volevano liberare la Giudea; come Antioco IV, anche Erode il grande aveva introdotto nel paese pratiche straniere, come i giochi atletici.

Giuda di Gamala divenne il maestro di giustizia, quello originario era Giuda Maccabeo, entrambi i movimenti erano fedeli alla legge e ribelli ai romani e verso il governo; anche Gesù, nel mito, divenne maestro di giustizia, il titolo equivaleva anche a quello di Messia,  a lui successe Giacomo, morto nel 62.

Il maestro di giustizia insegnava a seguire la retta via e la legge; per gli esseni, anche Gionata, fratello di Giuda Maccabeo, potrebbe essere stato il sacerdote empio, perché unificò il potere civile con quello religioso. Sacerdoti empi furono anche Alcimo sotto i maccabei, Joazar al tempo di Giuda di Gamala, Anna, nemico di Giuda e di Gesù; tutti a favore del pagamento delle tasse ai romani.

Allora le caverne di Qumran erano presidiate da esseni e zeloti. Qumran fu abitata dal 103 a.c. al 68 d.c.; dal 4 a.c., con la morte di Erode il grande, esplose il movimento di Giuda di Gamala, il prototipo del suo movimento fu quello di Mattatia e Giuda Maccabeo, rivoltatisi contro Antioco IV epifane seleucida nel 169 a.c.

La regola della comunità degli esseni era del 100 a.c. ed esaltava la luce contro le tenebre, prevedeva la messa in comune dei beni, come facevano anche i seguaci di Giuda e i cristiani negli Atti degli apostoli; il comunismo era facilmente accettato da poveri ma non dai ricchi. Negli Atti degli apostoli i seguaci di Gesù sono detti la via (24,14), espressione usata anche dagli esseni;  Qumram rimase aperta dal (84 a.c. al 68 d.c..

Il governo dei Maccabei durò fino al 37 a.c., anno in cui Erode il grande prese il potere, gli asidei o puri sostenevano Mattatia; la ribellione dei ceti poveri aveva il carattere di rivoluzione, come sarebbe avvenuto al tempo di Giuda di Gamala. Il comandamento: “Ama il prossimo tuo” per gli esseni e Cristo era un invito alla condivisione delle ricchezze ed a donare a poveri (Mt 19,21-24). I titoli di Cristo erano titoli di Giuda di Gamala, cioè quello di logos, figlio di Dio per elezione, messia e salvatore.

La quarta filosofia aveva mescolato idee dei farisei con quelle degli esseni, che del resto avevano un’origine comune; gli esseni avevano colonie in ogni città, la regola della comunità essena prevedeva un praticantato di tre anni; infatti, anche Paolo s’incontrò con gli apostoli tre anni dopo la sua conversione ( Galati 1,18).Gli esseni, anche se non si sposavano, istruivano i figli degli altri, cioè avevano delle  scuole, comunque, non furono cristiani me ne ispirarono l’organizzazione.


 

CAPITOLO  1

MITI E RELIGIONE IN GENERALE

 

Elohim o dei era il plurale di El ed Eloah, la principale divinità dei cananei e poi del regno d’Israele al nord, rappresentato da un toro o un vitello; per alcuni cristiani, come Lutero, Elohim al plurale rappresenterebbe la trinità, della quale Paolo non ha parlato. I monoteisti di Giudea chiamavano Dio Yahvé o Geova, poi questo fu chiamato Adonai o Signore, perché Geova non poteva essere nominato invano.

Da Eloah, Dio in aramaico, deriva l’Allah dell’Islam, Yahvé significa essere, Adonai derivava dal dio egizio Aton e dal fenicio Adon, da cui derivò il greco Adonis o Adone, la divinità delle vegetazione che ogni anno nasceva, moriva e risorgeva; Adone, amato da Afrodite, come Osiride e Cristo, morì di morte violenta.

La creazione dal nulla è citata dal secondo libro dei Maccabei, apocrifo per ebrei e protestanti, l’idea fu adottata da Ireneo e Agostino d’Ippona, in realtà genesi non parla di creazione dal nulla.  Secondo Genesi, l’uomo fu creato con l’argilla ad immagine di Dio e vegetariano, dopo il diluvio divenne carnivoro, però Abele era allevatore.

Adamo significa terra, anche in latino, uomo deriva da humus, malgrado la costola prelevata ad Adamo per creare Eva, uomo e donna hanno lo stesso numero di costole; in Eden fu proibito ad Adamo ed Eva di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del mare, perché, secondo gli gnostici, rimanessero ignoranti.

Il serpente era un simbolo fallico, adorato dai primi ebrei assieme al toro, fu identificato con il diavolo tentatore, che essendo fonte di conoscenza, fu rivalutato dalla setta medievale degli ofiti. La prima procreazione umana potette avvenire solo con l’incesto; secondo genesi, gli angeli si unirono a donne e così nacquero gli eroi dell’antichità, esseri semidivini come Ercole, legislatori e creatori delle arti. Malgrado la sua preveggenza, Dio si pentì di aver creato l’uomo, di aver fatto re Saul e di altro.

Il pentateuco fu compilato materialmente da Esdra, al ritorno da Babilonia nel 538 a.c., sulla base di tradizioni precedenti ebraiche e mesopotamiche, e fatto risalire a Mosè; ha una fonte elohista ed una fonte jahvista e racconta mitologie diverse, soprattutto d’origine babilonese. Non solo i vangeli, ma anche il vecchio testamento contiene contraddizioni, non si sa se Noè introdusse nell’arca una o sette coppie d’ogni animale, se il diluvio durò quaranta o centocinquanta giorni, se l’arca si pose sul monte Ararat dopo sette o dieci mesi, se in perlustrazione, dopo il diluvio, fu mandato un corvo od una colomba.

Nel 1670 il filosofo ebreo Baruch Spinoza affermò che la bibbia era un libro umano e non ispirato o rivelato da Dio, fu attaccato da ebrei e protestanti; nel 1678 il prete cattolico Richard Simon sostenne che al pentateuco furono fatte aggiunte da molte mani e fu attaccato da cattolici e protestanti (“Perché non possiamo essere cristiani” di Piergiorgio Oddifreddi).

Nel 1876 Julius Wellhausen affermò che la fonte jahvista fu compilata nel regno di Giuda e quella elohista in quello d’Israele e furono unificate nel 722 a.c.. Tra il 716 e il 687 a.c. Ezechia fece una riforma religiosa separando sacerdoti da leviti, nel 538 Esdra sistemò il pentateuco che poi fu rimaneggiato da Giosia; questo libro assunse la sua forma definitiva solo nel II secolo a.c.

Nel 1893 Leone XIII definì i razionalisti, critici della bibbia, come i nuovi eretici, oggi però anche la CEI, la Conferenza episcopale italiana, riconosce che nel pentateuco sono confluite varie tradizioni. I primi undici capitoli di Genesi parlano del mito della creazione, nel 1950 Pio XII dichiarò che questi capitoli costituivano un testo storico ispirato da Dio e perciò non poteva contenere errori.

La bibbia, da Mosè (XIII secolo a.c) al ritorno dall’esilio babilonese (VI secolo a.c.), è un collage contraddittorio e confuso, ciò malgrado, il concilio Vaticano II ha affermato che è sacra ed ispirata ed ha Dio come autore, il quale dovrebbe essere infallibile e veritiero.

Nella cultura ebraica, greca e romana, Noè, Dionisio e Bacco si contendono l’invenzione del vino; il mito dà una risposta sull’origine dei costumi e delle tecnologie, anche Vulcano insegnò all’uomo l’arte dei metalli, molti popoli antichi credettero che l’uomo fosse stato plasmato d’argilla, i miti sono stati costruiti anche su statisti e legislatori.

La bibbia sostiene che, dopo 900 anni dalla creazione, l’uomo suonava l’arpa e lavorava il bronzo e che prima del diluvio fosse erbivoro, malgrado Abele fosse stato pastore; la lotta tra Caino e Abele simboleggia la lotta tra popoli agricoltori e popoli pastori per l’uso della terra, Abele rappresentava Israele, che era pastore, Caino invece rappresentava la civiltà agricola di Canaan, che resisteva alla penetrazione dei nomadi e pastori ebrei.

Israele è citato in una stele del faraone Merneptah del 1200 a.c., altre iscrizioni egiziane parlano di ebrei e di Palestina; però non esistono testimonianze storiche su Gesù, ne parlò per primo Paolo in alcune lettere, affermano che era della casa di Davide, morì, risorse e sarebbe ritornato.

Gli ebrei erano un popolo caucasico di ceppo semita, proveniente dal sud del Mar Caspio; dal ceppo caucasico derivarono camiti, semiti e ariani, con differenze soprattutto linguistiche e culturali, più che somatiche, perché la pelle più scura dei camiti era un adattamento al clima caldo.

Per quanto riguarda il mito della nascita di Mosè, re Sargon (2380 a.c.), della dinastia di Accad, ebbe un’origine simile alla sua, la bibbia s’ispirò a lui, la bibbia cristiana ripeté quest’opera di falsificazione e copiatura con Cristo.

Secondo una leggenda, la tribù israelita di Beniamino fu attaccata dalle altre tribù ebraiche e decimata, i superstiti si trasferirono nel Danubio, dando origine ai merovingi franchi, che poi immigrarono in Francia (“I segreti del codice da Vinci” di Dan Burstein). I merovingi facevano risalire la loro stirpe a Meroveo, discendente di Maddalena, moglie di Cristo (tesi condivisa da templari ed albigesi); nel V secolo, il suo discendente Clodoveo si convertì al cattolicesimo, l’ultimo discendente regnante della dinastia fu Dagoberto II, poi la corona passò ai carolingi. I re merovingi erano anche detti re pescatori.

Anche nel mondo ellenistico esistevano profeti, vati e veggenti, le profezie bibliche però furono aggiunte a fatti verificati, ad opera di scribi, legati alla casta sacerdotale; anche Virgilio, con finzione poetica, fece predire a Giove il destino dei troiani e la grandezza di Roma.

I veggenti erano spesso malati nervosi che avevano allucinazioni o si procuravano allucinazioni con allucinogeni, Budda otteneva questo risultato con dei funghi, alcuni segni del profetismo ebraico sono la schizofrenia delirante e la paranoia.

Gli ebrei erano un popolo cosmopolita ed una nazione dispersa che continuava a guardare a Gerusalemme, allora divenuta, sotto Erode il Grande, Erode Antipa ed Erode Agrippa, una città ellenistica, almeno dal punto di vista architettonico.

Sotto Tiberio, a Roma esistevano 50.000 ebrei con tredici sinagoghe, dopo la tragedia del 70 d.c., 100.000 ebrei palestinesi furono fatti schiavi e molti di loro arrivarono a Roma; Cicerone, nella:”Orazione pro Flacco” affermava che i giudei tra loro erano solidali, come fossero un partito, ed avevano assemblee, come quelle dei primi cristiani.

Seneca, Ovidio e Tacito condannavano il riposo del sabato e perciò giudicavano gli ebrei pigri; Tacitò nelle sue: “Storie V 2-13” affermò che per loro era sacro ciò che era profano per gli altri e viceversa; ciò malgrado, gli ebrei furono protetti da Cesare ed Augusto, ma avversati da Tiberio e Claudio.

L’ebreo Filone d’Alessandria attaccò i liberi pensatori ebrei ellenizzati, che minavano l’ortodossia ebraica, però anche lui seguiva Platone; certe aperture favorirono le conversioni di pagani all’ebraismo e la diffusione dell’ebraismo in Egitto, dove gli ebrei erano stati sempre di casa dal tempo di Giuseppe e Mosè.

Grazie alla diaspora, i contatti furono favoriti anche in Sira ed Asia Minore; Seneca, Orazio e Matteo hanno testimoniato su questi proseliti, chiamati immondizia da Tacito; ad ogni modo, circoncisione, sabato e regole alimentari ebraiche tenevano distanti altri pagani simpatizzanti, perciò Paolo, cioè in realtà Marcione, decise di derogare dalla legge per fare una apertura ai gentili.

Sulla circoncisione per i gentili ci fu lo scontro tra rabbini integralisti e Paolo, o meglio i primi cristiani, le scritture hanno invece simulato uno scontro su questo tema con la chiesa di Gerusalemme, che allora non esisteva; allora, nella vita intellettuale prevaleva l’ellenismo, con le sue scuole, in quella religiosa prevaleva una visione orientale, i culti misterici orientali e l’astrologia avevano conquistato ampio spazio anche a Roma.

Si riteneva che la sorte degli uomini era legata agli astri, che l’anima umana, con la morte, tornava nella sua sede naturale che era in cielo, le religioni misteriche promettevano una via di salvezza agli schiavi, le divinità salvatrici proteggevano dalle malattie; si erano formati circoli dedicati ad Iside, Osiride, Adone, Attis, e Cibele; ai misteri si era iniziati con un battesimo per immersione, che serviva a rigenerare e purificare gli affiliati, i quali erano invitati al silenzio in un’atmosfera di segretezza.

Il profeta Malachia riteneva che Elia dovesse preparare l’avvento del messia, perciò Giovanni Battista fu ritenuto la reincarnazione di Elia; Battista, per non nominare Dio invano, affermava che il regno dei cieli era vicino, ai convertiti faceva un bagno rituale o battesimo, come facevano anche i farisei e gli esseni, secondo una falsa tradizione, iniziò anche Gesù ed alcuni discepoli. Battista è stato citato da Flavio, probabilmente era un esseno o trasfuga del monastero esseno dimorante nel deserto.

Gli epiteti “figlio dell’uomo e figlio di Dio” significavano uomo, infatti, allora i giudei erano considerati figli di Dio, l’espressione usata per indicare il messia era servo di Dio (“Paolo l’ebreo che fondò il cristianesimo” di Riccardo Calimani), però anche Davide era detto figlio di Dio; la generazione di Gesù era in attesa del regno di Dio, allora si riteneva imminente un nuovo ordine, però Gesù invitò i suoi a predicare soprattutto alle pecore d’Israele (Mt 10,5-6), non pare che Paolo si sia uniformato a questo invito.

Il regno di Dio conteneva un’aspirazione nazionale ed una universale e avrebbe implicato la sconfitta di satana e di Roma, Gerusalemme sarebbe divenuta la capitale del mondo; il regno di Dio sarebbe stato un regno di giustizia e di libertà, in un mondo nuovo o rinnovato, mentre il vecchio ordine sarebbe stato soppresso,  preceduto da guerre ed altri rivolgimenti dolorosi.

In Israele erano consacrati o unti con olio, spargendone la testa, re e sacerdoti, Mosè unse il fratello Aronne quando lo investi della carica di sommo sacerdote; Mosè fu l’archetipo del messia salvatore d’Israele dalla schiavitù, poi l’unzione fu ripetuta con i re d’Israele, Davide raggiunse l’unità e l’indipendenza dello Stato; con questo olio e con la presenza dei sacerdoti, l’incoronazione assumeva più solennità, il popolo riteneva che l’unzione aumentasse le energie fisiche e intellettuali dei sovrani, questa pratica fu seguita anche in Egitto ed in Mesopotamia.

Samuele unse Davide, che divenne il nuovo messia, l’artefice dell’alleanza fra trono e altare, quando la monarchia di Davide e Salomone e lo stato unitario decaddero, si prese a sognare con nostalgia la restaurazione del regno ed Isaia annunciò l’avvento del nuovo messia Emmanuele, che avrebbe ricostituito l’unità dello stato; forse Emmanuele era re Ezechia di Giuda, su cui Isaia riponeva le sue speranze, per Isaia il regno di Dio era la futura età dell’oro da tutti aspirata.

Con la cattività babilonese, il messianismo divenne un ideale che sfociò nella liberazione del popolo d’Israele da parte del re persiano Ciro; con il ritorno, il profeta Aggeo vide nel governatore della Giudea, Zerobabele, discendente di Davide, il nuovo messia, questo scomparve misteriosamente  per mano persiana, perché Ciro non voleva concedere l’autonomia alla Giudea.

Anche Geremia aspettava il messia dal tronco di Davide, servo di Dio, pastore e guida del popolo, che Dio non aveva rinnegato. Ezechiele annunciò una guerra terribile contro i nemici d’Israele, rappresentati dal re Gog e il suo popolo Magog, che sarebbe stato distrutto, quel giorno Elia sarebbe risorto e la fine dei giorni sarebbe arrivata con la ricostruzione del tempio, però il nuovo regno sarebbe nato nel travaglio, come le doglie del parto.

Per Zaccaria il messia era un germoglio di Davide, salvatore, redentore e servo del signore, anche lui si riferiva a Zerobabele; al tempo di Zaccaria a Gerusalemme vi erano due partiti, uno faceva capo al sommo sacerdote Giosuè e l’altro al governatore Zerobabele, che per Zaccaria sarebbe stato messaggero di pace per tutti i popoli, avrebbe montato un asino, avrebbe redento la nazione e sconfitto i culti pagani. Dio avrebbe mandato Elia per spianargli la strada, questo avrebbe unto il messia e resuscitato i morti, il regno di Dio sarebbe stato preceduto da calamità e cataclismi, poi sarebbe stata la redenzione d’Israele.

Altri passi profetici successivi identificarono il servo di Dio e quindi il messia con l’intero popolo d’Israele, anche alcuni rabbini hanno inteso il messia in termini impersonali, identificandolo con Israele, che avrebbe restaurato il mondo e ricostruito il tempio; comunque, al tempo di Cristo, il regno era inteso in termini personali e terreni e in termini celesti, cioè era considerato di questo mondo o dell’altro mondo. Cristo, per difendersi dalle accuse di lesa maestà, affermò che il regno non era di questo mondo, al suo tempo tanti avevano rinunciato a sperare in una salvezza in terra e speravano in una salvezza celeste.

Dopo il ritorno dall’esilio, crebbe d’importanza lo studio della legge, la caduta di Babilonia per mano persiana segnò l’inizio della fine dei tempi escatologici, di cui alla letteratura profetica apocalittica; per i profeti, come per l’Islam, la storia era diretta da Dio. Anche Daniele parlò del tempo della fine, la lotta ai seleucidi e poi ai romani riaccese il messianismo; il libro di Daniele fu scritto sotto i Maccabei è un testo apocalittico come il quarto libro di Esdra, l’apocalisse di Baruc ed il libro di Enoch.

Daniele credeva alla resurrezione dei morti, descrisse la successione dei regni da Babilonia, ai Maccabei, fino all’avvento del messia, scrisse allegoricamente della caduta della Persia e dei greci, annunciò un’era prospera per la nazione; dopo 500 anni dalla caduta di Babilonia, alla vigilia dell’era volgare, Gerusalemme sarebbe stata restaurata e avrebbe unto un principe ed il nuovo regno avrebbe assunto una dimensioni mondiale.

Il libro di Enoch (II secolo a.c.) è di contenuto esoterico ed apocalittico, in esso il messia appare come un superuomo; allora il nazionalismo ebraico si diresse contro la cultura greca, negli oracoli sibillini giudaici (140 a.c..) si annunciava che Dio avrebbe posto fine alle guerre e avrebbe fatto nascere un regno perenne per tutti gli uomini.

I salmi di Salomone, del I secolo a.c., annunciavano un messia davidico dai poteri straordinari, un liberatore di Israele che avrebbe comandato su tutte le nazioni; la pace e la giustizia avrebbero regnato, in un misto di nazionalismo e universalismo. Alla vigilia dell’era volgare, il libro di Enoch annunciò un regno di Dio spirituale ed un messia sovrannaturale che avrebbe distrutto le potenze coalizzate contro di lui.

Con gli asmonei, si prese a credere anche a due messia, uno sacerdotale della tribù di Levi e uno regale della tribù di Giuda, esseni e farisei erano per la separazione dei poteri, mentre gli asmonei li avevano riuniti nelle loro mani. La separazione dei poteri era sostenuta anche dai profeti Aggeo e Zaccaria, dal libro dei giubilei e dal documento di Damasco degli esseni.

Con l’era volgare, Hillel predicava l’amore verso il prossimo e invitava a non fare agli altri ciò che non si voleva fosse fatto a noi; con la distruzione del tempio, tra i rabbini divenne prioritaria l’idea di salvare l’identità ebraica dispersa, mentre il messianismo assunse una colorazione sempre più ultraterrena.

Dal tempo dei Maccabei, la resurrezione e l’ascensione in cielo alla destra di Dio, era una ricompensa riservata ai martiri. L’ebraismo, ufficialmente fedele alla legge, subì adattamenti nel corso dei secoli, mentre nella vecchia bibbia la sofferenza era stata un castigo di Dio, negli Inni ritrovati a Qumran si afferma che, per fare del bene, prima bisogna soffrire, come fece il maestro di giustizia esseno, torturato e deriso dal sommo sacerdote.

Gli esseni credevano alla resurrezione di tutti gli israeliti nel giorno del giudizio, prima di loro i  farisei riservavano questa sorte solo ai migliori di loro, Paolo credeva alla resurrezione di tutti i credenti in Cristo, anche se gentili; però per gli esseni la resurrezione era terrena, mentre per Paolo pareva essere celeste, una forma di comunione con Dio. Secondo i vangeli, i discepoli non si aspettavano che Gesù risorgesse, perciò si squagliarono.

In passato si era creduto che lo Sheol era riservato a tutti, senza resurrezioni, la morte era la scomparsa totale; nel II secolo a.c. i libri Ecclesiaste e Sapienza avevano sostenuto che, se la morte era iniziata con il peccato, vincendo il peccato si vinceva la morte, perciò piano si puntò a credere, sulla scia dello zoroastrismo, all’immortalità dell’anima, alla resurrezione dei corpi ed al paradiso.

Nel II secolo a.c., il libro di Daniele, ispirandosi ad Isaia, ai salmi di Salomone ed ai greci, affermò che, con la resurrezione, alcuni erano destinati alla vita eterna ed altri all’inferno, per altri, la resurrezione era un premio riservato ai migliori; nel libro di Enoch si sostenne che gli uomini, prima del peccato, erano immortali, perciò gli uomini senza peccato sarebbero stati resi nuovamente immortali, anche in questo caso, l’immortalità sembrava riservata solo a migliori.

Alla vigilia dell’era volgare (I secolo a.c.), il libro Sapienza affermava che il corpo era di peso all’anima ed era la sua prigione, il libro delle Parabole prometteva la resurrezione a tutti, però solo i giusti sarebbero stati premiati, nei salmi di Salomone ai giusti andava la vita eterna, agli altri la perdizione; però i rabbini sostennero che tutti gli ebrei avrebbero goduto della resurrezione in epoca messianica e la resurrezione dei morti, prima riservata solo ai martiri d’Israele, fu estesa a tutti gli uomini, anticipando la visione cristiana.

La cabala ebraica, nata dopo la cattività babilonese, si sviluppò nella Spagna sefardita, sotto l’influenza di Pitagora e Platone, i cabalisti cristiani la utilizzarono per trovare delle spiegazioni ai dogmi cattolici; cabala ebraica è tradizione, è una delle tante tradizioni ebraiche estranee alle scritture, come il Talmud; nacque per reazione al formalismo della religione ebraica, per rilanciare spiritualità e misticismo e per la conoscenza dell’occulto, era cioè una dottrina segreta.

Durante la cattività babilonese, i giudei furono conquistati dai misteri babilonesi e si diedero all’occultismo, perciò presero ad interpretare la Torah in maniera occulta e simbolica, distorcendone il significato letterale per uno simbolico, da questa interpretazione nacque la cabala.

La cabala ebraica, significa bocca vicino l’orecchio, cioè comunicazione di segreti (David Icke); era ritenuta fonte di sapienza ed era utile per decifrare i misteri del mondo e di Dio, inspiegabili con la sola ragione. Sulla scia di Pitagora (588-500 a.c.), che dava ai numeri un significato trascendente, la cabala dà ai numeri un significato nascosto, per essa, i numeri emettono delle vibrazioni e sono legati ai poteri occulti.

La cabala è usata nel gioco del lotto napoletano, per indovinare i numeri che devono uscire, è usata da occultisti ed esoteristi, è un cifrario di dottrine occulte espresse dalla simbologia dei numeri, è un codice che, applicato alle scritture, ci permette di percepirne il significato segreto o esoterico od occulto.

Per la cabala, la conoscenza umana è il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, la cabala mira a ricondurre l’uomo all’albero della vita; l’insieme della facoltà umane costituirebbero l’albero della vita e della conoscenza dell’Eden. La cabala desiderava conoscere la verità e sviluppare la consapevolezza spirituale, in occidente, tra i cristiani, divenne punto d’incontro per magia, orfismo, gnosi ed esoterismo; era un sistema di classificazione ed una forma di simbolismo che credeva di poter formulare idee con maggiore precisione e uno strumento di riflessione. Però sappiamo anche che simbolismo e allegoria spesso forzano troppo l’interpretazione dei testi.

I pilastri, a destra ed a sinistra dell’albero della vita, rappresentano le due polarità della realtà, cioè il maschile ed il femminile, secondo una dottrina anche cinese; per gli ebrei anche Dio, che rappresentava l’unità della divinità, aveva una parte femminile. Lungo l’albero saliva la consapevolezza umana, l’albero era il sentiero attraverso il quale si giungeva all’unione con il creatore, cioè al Brahman indiano.

La cabala tentò di recuperare all’uomo i benefici dell’albero della vita o della conoscenza, infatti, a causa della trasgressione di Adamo, l’umanità aveva perso la vita eterna ed era divenuta mortale; non ebbe più accesso all’Eden ed all’albero della vita e solo con la fatica, con il tempo e con la rivelazione acquisì la conoscenza e la differenza tra bene e male; compito della cabala era recuperare le conoscenze divenute segrete per l’uomo.

Tra i simboli del potere vi sono l’altare, il trono e la cattedra, l’altare è un trono riservato ad un’entità astratta, la divinizzazione dei governanti ha trasformato il trono in altare. I simboli sono un’astrazione e un metodo abbreviato di comunicazione, servono per nascondere e comunicare segreti, per ricordare una realtà che non si vuole nominare o una formula complicata, si usano in matematica, nelle sette esoteriche e nelle società segrete.

I simboli sono usati in religione, scienze e matematica, servono ad abbreviare l’esposizione ed i teoremi, in religione sono un superlinguaggio figurato, che rappresenta altre cose e supera l’inadeguatezza del linguaggio ordinario, servono anche a comunicare dei valori. Sono simboli statali la bandiera e il trono, simboli religiosi la croce, l’altare, il pastorale o bastone di comando, che ricorda che il governante è il pastore e il popolo è il gregge da tosare e proteggere. Re d’Israele, papi e i re d’Arabia  si sono considerati pastori, Nietzsche aborriva l’umanità ridotta a gregge.

Per gli antichi, la mela era il simbolo della tentazione e della conoscenza del bene e del male, era presente nei giardini greci delle  Esperidi e nei boschetti dei celti; la moglie di Zeus, Era, ricevette in dono una mela per il fidanzamento, Elena con la mela fece scatenare una guerra tra greci e Troia.

I miti pagani furono fatti transitare nell’ebraismo e nel cristianesimo, la favola biblica della mela, la storia di Noè e la favola della torre di Babele sono d’origine sumera e babilonese; Israele si formò come confederazione di più tribù, arrivate in Palestina in tempi diversi, e fu unita solo per cento anni, sotto Davide e Salomone. Davide riunì dodici tribù e fece capitale Gerusalemme, che esisteva già come città e dove era già adorato Dio, suo figlio Salomone edificò il tempo di Gerusalemme e alla sua morte lo stato si divise in due, Israele al nord e Giuda al sud.

Noè, Abramo e Mosè sono personaggi mitici, la tradizione di Mosè è stata copiata a quella di Sargon, re degli accadi; se fosse esistito, Mosè potrebbe essere stato un dignitario d’origine egiziana, forse era un ex sacerdote egiziano del faraone Akhenaton, che introdusse il monoteismo in Egitto e lottò, come Mosè, contro gli idoli pagani; l’Adonai ebraico potrebbe derivare dal dio sole egiziano Aton, oppure dal dio Adone, oppure Aton, Adonai e Adone potrebbero avere un’origine comune.

Mosè, attingendo a credenze religiose precedenti e d’altri popoli, fondò una nuova religione e la base di potere della sua tribù dei leviti, nel IV secolo Costantino fece la stessa operazione politica a danno degli gnostici e a vantaggio dei cattolici, Carlo Magno ripeté l’operazione a danno degli ariani e ancora  vantaggio dei cattolici. In Persia, Zaratustra e Mani  perseguirono un analogo disegno, inventandosi una religione, la stessa cosa fecero gli inventori dell’islamismo. Queste rivoluzioni religiose monoteiste aiutavano la coesione nell’impero, favorivano l’espansione militare all’estero ed il sacrificio dei combattenti.

Tre mesi dopo l’uscita dall’Egitto, gli ebrei arrivarono al monte Oreb o Sinai, dove Mosè ricevette i dieci comandamenti, con il rinnovo del patto o alleanza stipulato con Abramo; per ricevere le tavole della legge, cioè i comandamenti, Mosè rimase sul monte 40 giorni. Intanto, stanco dell’attesa, ai piedi del monte Oreb, il popolo si era costruito, per adorarlo, un vitello d’oro, già adorato da Israele al nord.

Appena disceso dal monte Mosè, che aveva la faccia radiosa per aver visto Dio e perché ancora ignaro dei fatti, si oscurò in volto, distrusse le tavole della legge e l’idolo e uccise 3.000 uomini;  poi Geova gli fornì un’altra copia delle tavole della legge e Mosè investì ufficialmente i leviti suoi parenti del sacerdozio. La tribù di Levi divenne una tribù sacerdotale con il monopolio della religione, in pratica aveva il potere assoluto, perché deteneva anche il potere legislativo e quello giudiziario; Mosè stabilì che i leviti non dovevano essere deformi e dovevano sposare donne vergini.

La legge o Torah, di cui i dieci comandamenti o tavole della legge erano solo una parte, era contenuta nel pentateuco e si evolse con il tempo; in generale, conteneva la legge del taglione del codice di Hammurabi del 1800 a.c., la quale commisurava la pena alla gravità del delitto, com’è anche nei nostri codici penali; però la pena di morte era frequente, perché i nomadi ebrei non avevano carceri. L’arca santa degli ebrei conteneva le tavole della legge, il tabernacolo era una tenda smontabile e un tempio mobile.

La legge stabiliva che non si dovevano mangiare ruminanti come la lepre, che però non è un ruminante, che non si dovessero mangiare uccelli come i pipistrelli, che però non sono uccelli, e nemmeno insetti a quattro zampe, però gli insetti di zampe ne hanno sempre sei. Poiché il decalogo è solo una parte della legge, nel XII secolo Maimonide affermò che i comandamenti complessivi contenuti nella legge sono 613.

Il decalogo contiene norme del codice di Hammurabi e del libro dei morti egiziano, con il quale l’anima del defunto, davanti ad Osiride, negava di aver rubato, ucciso, aver fatto falsa testimonianza, aver desiderato la roba d’altri, aver fatto adulterio, ecc.

Il primo comandamento:“Non avrai altri dei oltre me”, non nega l’esistenza di altri dei, il secondo comandamento vieta di adorare idoli, è stato rimosso dai cristiani ed è seguito da musulmani ed ebrei, per i quali, l’adorazione delle immagini porta all’idolatria.

Gli gnostici carpocraziani, citati da Ireneo, prima dei cattolici, già adoravano immagini, tra cui erano Cristo, Pitagora, Platone ed Aristotele; tra il 730 e il 787 a Costantinopoli s’impose l’iconoclastia, però nel 787 il concilio di Nicea riammise il culto delle immagini, che avevano creato una redditizia industria nei conventi.

L’iconoclastia, in greco distruzione d'immagini, si sviluppò nell’impero bizantino, in seguito alla predicazione di Serantapico di Laodicea (723), gli iconoclasti si richiamavano al divieto biblico d’adorazione e costruzione d’immagini; gli imperatori di Costantinopoli sostennero questo movimento ed ebbero contro monaci e papi, nell’843 il culto delle immagini fu restaurato anche nella chiesa d’oriente. Ancora oggi, ebrei, islamici, calvinisti ed anglicani si oppongono alle immagini sacre e considerano cattolici ed ortodossi idolatri.

Il sesto comandamento: “Non uccidere” proibiva di uccidere altri ebrei perché Israele, come gli altri stati, aveva la pena di morte e praticava la guerra, anzi Dio invitava ad uccidere i nemici; a tale proposito, il Vaticano, che ha patrocinato, guerre, roghi e torture, ha abolito la pena di morte solo nel 1969. D’altra parte, la Chiesa difende la vita fin dal suo concepimento e si dice contro aborto ed eutanasia, anche se Tommaso d’Aquino affermò che l’anima razionale entrava nell’embrione solo quaranta giorni dopo il concepimento.

Il settimo comandamento: “Non commettere adulterio” è stato riformulato dalla Chiesa con: “Non commettere atti impuri”; malgrado Agostino ritenesse l’adulterio ragione valida per il divorzio, nel 1563 il concilio di Trento impose l’indissolubilità del matrimonio. Paolo era a favore del celibato generalizzato ed Agostino affermò che la sessualità era derivata dal peccato, il rapporto sessuale era giustificato solo dalla necessità della procreazione. Gerolamo ed Agostino si erano detti disgustati dall’atto sessuale.

Per motivi di purità rituale e secondo il dettame del levitico (XV 16,18; XXII 4), ai celebranti era interdetto l’atto sessuale la notte prima della celebrazione e, purtroppo, nel medioevo si prese a fare la messa tutti i giorni; ciò malgrado, preti a vescovi si sposavano, copulavano ed avevano figli. Per ragioni soprattutto d’economia, nel 1074 Gregorio VII impose il celibato ai sacerdoti, che si ribellarono; la posizione di questo papa fu però reiterata nei concili successivi, fino al concilio di Trento nel 1563.

L’ottavo comandamento: “Non rubare”, dovrebbe anche colpire le rapine di guerra e di Stato, ma non è così; proprietà vuol dire deprivare o sottrarre agli altri beni di tutti. Nono comandamento: “Non fare falsa testimonianza”, la Chiesa afferma che Cristo è la verità, però Dio è contraddittorio, la Chiesa è contraddittoria ed ha falsificato documenti e fatti storici, fornendo cioè falsa testimonianza.

Il decimo comandamento: “Non desiderare i beni e la donna degli altri”, tenta di impedire i desideri e le aspirazioni all’eguaglianza; Israele e la Chiesa hanno ammesso la schiavitù e la proprietà, Paolo invitava gli schiavi a trattare con rispetto i loro padroni ed a stare al loro posto, cioè invitava alla rassegnazione. La Chiesa ha diviso il decimo comandamento in nono comandamento: ”Non desiderare la donna d’altri” e decimo comandamento: “Non desiderare i beni degli altri”, così, abolito il secondo comandamento, che vietava l’idolatria, ne conservò il numero totale in dieci.

Mentre in Palestina gli ebrei erano contadini senza coltura, con l’eccezione degli abitanti di Gerusalemme; gli ebrei della diaspora, anche quando erano accusati di vivere separati, furono stimolati dal contatto con la cultura greca; secondo Strabone e Giuseppe Flavio, gli ebrei erano in tutte le città più importanti dell’impero, soprattutto ad Alessandria, ed erano più numerosi di quelli risiedenti in Palestina.

Per difendere le loro tradizioni dalle altre religioni, questi ebrei difficilmente si mescolavano con gli altri, a volte, per un privilegio concesso loro dai romani, avevano una loro giurisdizione autonoma, ad Alessandria avevano un quartiere speciale. Questi ebrei della diaspora però continuarono a fare annualmente offerte al tempio di Gerusalemme, il tempio si riempì di ricchezze e Flavio narra che Crasso espropriò questo tesoro, come fece anche Pilato e Tito; giacché, secondo una doppia morale consolidata, lo Stato può rubare mentre i privati No. Del resto, lo Stato, dopo aver dissaguato gli umili, è costretto a rivolgersi dove trova le ricchezze.

Il cristianesimo gnostico nascente fu favorito da questo clima, però ad Alessandria ci furono anche delle rivolte contro gli ebrei, influenti in questa città, verso i quali c’era anche della diffidenza economica; i pagani non accettavano che il monoteismo ebraico mancasse di rispetto verso i loro dei, inoltre, la fede in un unico Dio invisibile, attirò sugli ebrei l’accusa d’ateismo; quando i giudei rifiutavano il culto all’imperatore, erano considerati ribelli.

La mitologia di Genesi ha condannato Adamo al lavoro per aver disobbedito a Dio, quindi il mito individua nel lavoro una pena, soprattutto nel lavoro fisico e subordinato, poi la religione ha rivalutato il lavoro degli altri; Stato e religione hanno voluto i sudditi contribuenti, lavoratori e soldati, perché contribuendo e lavorando accrescono le ricchezze di “lor signori”, prolificando, rimpiazzano i morti in guerra.

Il mito rappresenta il pensiero fantastico ed è una caratteristica dei primitivi e dei bambini, infatti, la psicologia di primitivi e bambini è molto simile, i miti nacquero nella protostoria ed alimentarono il fascino dei capi delle nazioni; sono una speculazione sull’origine delle cose, gli antenati mitici erano visti come fondatori d’arti, tecnologie, leggi e istituzioni; questi eroi, condottieri e legislatori, furono anche divinizzati.

I primitivi guardavano il mondo con gli occhi di un bambino, con i miti si volevano spiegare i misteri della natura, si voleva anche vincere paure e ansie; i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore e la paura, poi fornirono la base della religione; l’insicurezza dell’uomo e il suo bisogno di protezione, spingono alla fede religiosa.

Anche le religioni hanno conservato pratiche magiche, nel cristianesimo lo sono la messa, l’esorcismo, i sacramenti; i maghi hanno una clientela, sono ottimisti perché credono di poter dominare la natura, la magia bianca è benefica, quella nera è malefica, la magia omeopatica postula che le cose che si somigliano sono le stesse, quella contagiosa che quelle che sono state a contatto hanno le stesse proprietà, quella simpatica che l’offesa all’immagine ferisce anche il rappresentato. Dalla magia benefica è derivata la benedizione cristiana.

I primitivi si servivano dell’arte a scopi magici e propiziatori e rappresentavano uomini e animali in forma stilizzata; anche Mosè era un mago, divinatore e astrologo, i magi di Persia erano maghi e astrologi ed erano una casta sacerdotale e una tribù come i leviti ebrei e i bramini indiani.

In Grecia, per l’orfismo, Platone ed Aristotele, l’anima era il vento ed il respiro che animava i corpi ed era immortale e buona, invece il corpo umano era cattivo e la teneva prigioniera; con la metempsicosi, concezione mutuata dal risveglio della natura ed alla funzione dei semi, l’anima si reincarnava in altri corpi.

Per gli antichi ebrei, l’anima era la vita, il sangue ed il respiro, con il respiro, Dio animò Adamo insufflandoglielo nelle sue narici, l’anima era anche l’animus dei latini, dal quale venne la parola animale o essere animato o essere in movimento; all’inizio però gli ebrei non credevano alla separazione dell’anima dal corpo ed all’immortalità dell’anima.

Su questo tema, le religioni e le filosofie sono state precedute dalle religioni naturali come l’animismo, che credeva l’universo animato, da questa concezione derivò il panteismo, condiviso nei secoli passati da tanti scienziati e filosofi, assieme al deismo; queste due dottrine religiose negavano provvidenza e rivelazione. L’animismo credeva che l’anima fosse connaturata al movimento, che le cose che si muovevano erano vive o animate, come il vento, il fiume o gli animali; con l’evoluzione culturale dell’uomo, quest’anima vitale fu riservata prima a tutti gli animali e poi solo all’uomo.

Tuttavia, della vecchia concezione qualche cosa rimase, così l’anima fu scissa in anima e spirito, per gli spiritisti, gli spiriti erano legati a luoghi specifici e l’anima all’uomo; per l’animismo primordiale però non era esistita questa dicotomia, la Chiesa poi identificò gli spiriti con i demoni

La metempsicosi, come idea religiosa, fu anteriore al concetto d’immortalità dell’anima e nacque in India, dove si credeva che il Brahman fosse una banca delle anime che era in cielo e che le anime immortali, dopo la morte, si reincarnavano anche in corpi animali.

Le idee sull’immortalità dell’anima e sulla resurrezione passarono dalla Persia di Zoroastro (le culture indo-iraniche erano collegate) e dai filosofi greci come Platone, ai rabbini ebrei della diaspora babilonese che, con una riforma religiosa, alla vigilia dell’era volgare, modificarono le vecchie idee degli ebrei sull’anima; così presero a credere all’immortalità dell’anima, al suo giudizio ed alla resurrezione dei corpi.

Lo gnosticismo cristiano egiziano, cioè il cristianesimo prima edizione, trasse da questo bagaglio ebraico e platonico la sua idea dell’immortalità dell’anima e dell’anima buona prigioniera del corpo, dal quale voleva essere liberata per tornare a Dio, come trasse l’idea della resurrezione dei corpi.

Con l’evoluzione culturale dell’uomo, è cambiata la sua visione dell’anima, le diverse concezioni filosofiche e religiose si sono influenzate e oggi possiamo affermare che non esistono religioni e filosofie tipologicamente originali, inoltre, le religioni monoteiste sono religioni sincretiche e stataliste.

Ai primitivi il nome era attribuito all’adolescenza, dopo una cerimonia d’iniziazione, cioè nel corso di un rito di passaggio, e dopo aver individuato alcune caratteristiche dell’individuo, questo nome, che corrispondeva al soprannome dei tempi moderni, era capace di condizionare le sorti e i comportamenti di chi lo riceveva. Dalla somma d’animismo, magia, mito e teologia, nacque la religione.

Mentre la magia ha una clientela, la religione nasce con l’organizzazione sociale, la stregoneria è già religione, perché si fonda sull’organizzazione sociale, anche se può essere povera di mitologia e di teologia; le religioni possono essere naturali o convenzionali, come quelle monoteiste.

Il totem, collocato in una radura o in un centro di raccolta, era il genio protettore, in genere un animale, era l’emblema della tribù, da esso derivarono dei locali e santi locali; con il tempo, il totem fu portato in battaglia, come le aquile romane, fu rappresentato in statue e in stendardi precedenti i combattenti, abbellì gli stemmi dei nobili.

Gli stemmi delle case nobiliari rappresentavano l’animale totemico di un clan primitivo, cioè di una famiglia allargata, infatti, del clan facevano parte consanguinei, coniugi, affini, compari, amici, ospiti e schiavi; l’astrologia e la divinazione nacquero nell’ambito della magia, i primitivi erano abituati a fissare le stelle, perché vivevano di più all’aperto e allora il cielo era anche più terso di oggi, con l’astrologia poi si pretese di leggere negli astri il destino delle nazioni e degli uomini. Il folclore è il residuo di vecchie credenze e religioni sciamaniche scomparse.

I miracoli sono riconducibili al mito e alla magia, oltre che alla credulità popolare, sono parto delle voci popolari, gli antichi credevano ai miracoli, oggi ci credono le anime semplici, i miracoli sono dovuti anche ai giochi di prestigio ed a guarigioni prodigiose; avvenivano quando gli esorcisti, che erano stregoni o maghi, liberavano il corpo dei malati dai demoni, ancora oggi la chiesa cattolica, costretta ad assecondare le credenze popolari, pratica gli esorcismi.

Contemporaneo di Gesù fu Apollonio di Tiana, che scacciava gli spiriti maligni, era ritenuto un Dio, faceva miracoli, placava tempeste, resuscitò una fanciulla, annunciò il suo arresto, fu condannato e risorse. Tacito affermò che l’imperatore Vespasiano guarì un paralitico e restituì la vista ad un cieco, Svetonio che si verificarono portenti con la nascita e la morte degli imperatori romani, anche i farisei operavano i miracoli ed il pagano Celso, ostile ai cristiani, credeva ai miracoli di Gesù.

Diogene, Cicerone e Strabone non credevano ai miracoli, però generalmente il popolo credeva ad interventi miracolosi che curavano malattie, anche psicogene, come isteria, epilessia e schizofrenia, presso gli ebrei e i pagani erano comuni gli esorcisti. Si credeva che Budda, Elia e Gesù avevano camminato sulle acque, a Babilonia si resuscitavano i morti, nel senso che si effettuavano  guarigioni insperate, cioè di persone con un piede nella tomba, anche in India si credeva alla moltiplicazione dei pani.

Dal 1796 al 1799 a Napoli il sangue di San Gennaro non si sciolse ed il mancato miracolo fu interpretato come segno di protesta contro l’occupazione francese, intervennero minacciosamente due generali francesi e così il miracolo si compì (“Breve storia delle religioni” di Ambrogio  Donini).

La fede religiosa è favorita dalla paura, l’uomo vuole protezione, vuole eccellere socialmente sugli altri uomini, anche quando predica l’eguaglianza, è frustrato nei suoi rapporti sociali e familiari, teme, si difende e si confronta con gli altri uomini; questi fatti producono turbe della personalità e favoriscono lo sviluppo della fede.

Macchiavelli, credendo di fare un servizio al principe, ma non inventò niente di nuovo,  separò la politica dalla morale; invece Freud separò il sesso dalla morale, una reazione giusta alle sessuofobia ebraico-cristiana e d’epoca vittoriana, però Freud ebbe torto a sostenere che tutte le turbe della personalità derivavano dalle turbe della sessualità.

Se il mito di Caino e Abele ricorda la lotta per la terra tra popoli agricoltori e allevatori, il diluvio ricorda una grossa alluvione locale, subita da tanti popoli diversi in epoche diverse, si credette ad un diluvio universale a Babilonia, in Persia, in Israele e in Grecia; le popolazioni, abitanti in capanne in riva al fiume o al mare, erano particolarmente esposte, come l’odierno Bangladesh. Il peccato originale ricorda la mitica e felice età dell’oro, prima della caduta o decadenza dell’uomo, quando questo era immortale e non lavorava; credevano all’età dell’oro persiani, ebrei, babilonesi, assiri e greci.

L’uomo teme la morte, di più la morte per fame, di più la morte violenta e di più teme di essere mangiato, questo timore superstizioso è d’origine animale; teme il lavoro fisico e subordinato, che appare come una costrizione, sul quale non ci si può autodeterminare, esattamente come avviene nella schiavitù; i lavoratori più liberi sono gli artigiani e i contadini, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono del lavoro degli altri, come i baroni, barone in tedesco vuol dire uomo libero. Solo gli uomini liberi sono uomini d’onore, quelli che sono costretti a lavorare per vivere sono uomini senza onore, che hanno perso la faccia e la dignità. Chi è in disaccordo su ciò, generalmente rivaluta il lavoro degli altri, perché il lavoro subordinato e fisico è alienante.

Nella magia, nella stregoneria e nella religione sono importanti le formule magiche, ripetute dai celebranti e di significato oscuro per il pubblico, la messa in latino svolgeva questo ruolo e alimentava il mistero sulla cerimonia.

Gli sciamani sono stregoni che operano in stato di trance, come i medium, spesso sono malati nervosi e sono visti dagli altri uomini come esseri sovrumani, in contatto con il mondo degli spiriti, sono considerati mediatori tra gli spiriti e gli uomini; ci sono stati malati nervosi anche tra profeti, vati, veggenti e santi cristiani, Santa Teresa non fu esente da allucinazioni, le allucinazioni si potevano procurare anche con le droghe.

Amuleti e talismani servono a proteggere dal male, sono come dei portafortuna, lo stesso ruolo lo svolgono le medaglie dei santi, i crocefissi e i piccoli rotoli degli ebrei appesi al collo, recanti la loro fede.

Fin dal VI secolo a.c. in Grecia, alcuni ceti colti già credevano all’immortalità dell’anima ed alla retribuzione dopo la morte; per i primitivi, gli ebrei e Platone l’anima era sinonimo di vita, per gli animisti e Talete del movimento, Aristotele distinse l’anima vegetativa delle piante, da quella sensitiva degli animali, da quella razionale dell’uomo.

All’inizio l’anima era ritenuta mortale e senza retribuzione ultraterrena, poi in Egitto, in Persia e in Grecia, con le sette orfiche, si prese a credere all’immortalità dell’anima, al paradiso ed all’inferno; però Filone d’Alessandria non credeva all’immortalità dell’anima, Platone, come gli indiani, credeva che le anime dei cattivi si reincarnavano, mentre quelle dei buoni salivano in cielo; Origene, discepolo del neoplatonico Ammonio Sacca, credeva alla metempsicosi e negava la resurrezione.

Emile Durkheim nel libro “Le Forme elementari della vita religiosa” ha affermato che per gli antichi la metempsicosi spiegava la nascita dei vivi, perché questi ritenevano che le anime erano preesistenti in cielo in una specie di banca delle anime (il Brahaman degli indiani) e pensavano che niente si creava da nulla; ai nostri antenati non era sfuggito che, nella vita vegetale, i semi rinnovavano la vita delle piante.

Per gli indiani, liberandosi dalle passioni e con la conoscenza, s’interrompevano le reincarnazioni e si ritornava nel Brahaman o Dio o anima universale, invece Budda, nato in India, affermò che, abolendo il desiderio, si poneva termine alle reincarnazioni e si raggiungeva il Nirvana; anche gli gnostici cristiani d’Egitto davano importanza alla conoscenza e desideravano che l’anima si riunisse a Dio, forse furono influenzati dall’induismo.

L’induismo annunciava la liberazione dell’anima e il suo ritorno al Brahaman, una tesi simile a quella di Platone e Origene, il Brahaman è lo spirito eterno di Dio, l’induismo sostiene che le anime, non emancipate dalla conoscenza, s’incarnano senza fine; quindi, per Platone, Origene, induismo e buddismo, la fine delle reincarnazioni è riservata solo ai migliori tra gli uomini, per Platone l’ideale dell’anima era ascendere a Dio.

L’angoscia dell’uomo è legata alla sua esistenza, è cioè esistenziale, perché riguarda la vita, la morte, il lavoro, il sesso, i rapporti sociali, i rapporti con la famiglia, i rapporti con lo Stato e  con il padrone. Tutti gli uomini aspirano al privilegio, il parassitismo è comune a piante, uomini e animali, gli uomini sono  vittime della cultura di massa e non amano essere svegliati,  non scoprono la verità ma se l’attaccano come fosse un’epidemia; così nascono i militanti e gli uomini di fede, la verità comunemente intesa è epidemica, contagiosa ed una moda, i conformisti sono le maggiori vittime di questo contagio.

I tabù erano associati alle contaminazioni, alle impurità ed alle malattie, erano tabù gli ammalati, i cadaveri, le carogne, le donne mestruate, le acque stagnanti ed i luoghi insalubri; tabù erano gli spiriti cattivi che potevano dare le malattie; i primitivi avevano capito che dei germi patogeni, che non vedevano, erano annidati in certi luoghi, per esempio nell’acqua putrida, la quale portava malattie; perciò gli ebrei e Cristo esaltavano l’acqua viva, cioè l’acqua corrente, in grado di purificare e risanare dalle malattie, con quest’acqua corrente dei fiumi si battezzava, con una cerimonia di passaggio o d’iniziazione e di purificazione.

La comunicazione ha assunto molta importanza nell’evoluzione dell’uomo, si comunica con un linguaggio vocale, con la scrittura, con i gesti, con la musica, con internet, con il disegno, con i simboli e con la matematica; con il linguaggio scritto od orale si può astrarre dalla realtà e fare della filosofia, in precedenza l’uomo comunicava con i gesti. L’uomo cominciò a parlare quando si era già diffuso sulla terra, perciò le lingue indoeuropee sono tanto diverse dal cinese parlato; quando le lingue, a causa dell’isolamento di popoli, si separarono, gli uomini non si capirono più a parole, ma continuarono a capirsi con i gesti.

L’età del bronzo iniziò nel 3.500 a.c., quella del ferro nel 1.350 a.c., 10.000 anni fa, dopo l’ultima glaciazione, nacquero urbanesimo, civiltà, allevamento e agricoltura, nell’antichità il legame familiare o di sangue era forte, clan in etrusco voleva dire figlio; totemismo e animiamo esaltavano le forze naturali e favorirono la nascita della religione, si danzava davanti alle raffigurazioni d’animali per propiziarsi la caccia, poi alle immagini di questi animali fu data una forma sempre più antropomorfa.

All’inizio la magia era confusa con la religione che muoveva i primi passi, poi si separarono, la magia fu seguita da una clientela, la religione dalla società; nei primi tempi, stregoni e sciamati tenevano il posto dei preti moderni, esorcizzavano e curavano con le erbe, i morti erano seppelliti per metterli al riparo delle fiere, non perché si credeva all’aldilà; poi nacque il culto dei morti e degli antenati, la legge della famiglia, del clan o della tribù, la quale aveva un contenuto religioso perché parlava di peccati, di violazione di tabù e di leggi naturali e consuetudinarie; era un diritto sentito dalle genti che faceva naturalmente scaturire il senso di colpa per chi lo violava e faceva comminare la relativa pena da parte della collettività. Queste pene erano severe, cioè bando, tortura, mutilazione e morte.

Filone d’Alessandria ha parlato di creazione dal nulla, però Lavoisier nega che si possa creare qualche cosa dal nulla, non tutti i cosmologi sostengono che l’universo ha avuto un inizio, per alcuni di loro l’universo si espande senza fine e la materia è creata continuamente; in pratica l’universo non ha avuto inizio e soprattutto non è nato dal nulla; in India, lo jainismo postula l’eternità dell’universo e combatte l’idea della creazione.

La venerazione per gli anziani favorì il culto degli avi, dei morti e degli eroi della propria gente, fondatori delle arti, legislatori e giudici, invece i capi guerrieri erano giovani; tutti i popoli hanno avuto il culto degli anziani, che con un consiglio dirigevano la tribù, gli anziani erano quelli che trasmettevano le conoscenze e le esperienze di vita, quelli che raccontavano la storia; dagli anziani o senior nacque il senato, cioè il primo governo sentito dalle genti. Il mondo moderno occidentale ha fatto una piccola rivoluzione, ha distrutto l’autorità del padre, del marito e quella degli  anziani.

Gli sciamani evocavano gli spiriti, guarivano gli ammalati e predivano il futuro, erano maghi ed esorcisti, si drogavano e facevano danze frenetiche, Morfeo, il dio del sonno, era raffigurato con i fiori di papavero, usati anche nel culto di Dionisio; con l’estasi si usciva da se, in altre parole dalla realtà, e si viaggiava come i drogati di oggi;  gli allucinati facevano divinazioni, profezie e danze orgiastiche.

La droga è sempre stata associata al culto, la stessa predicazione religiosa ha agito  come oppiaceo per assopire il popolo e ridurne la sofferenza; l’uomo ha sempre usato la droga, per lo meno, alcuni ceti in tutte le società, con ciò non voglio asserire che la droga faccia bene, voglio solo affermare che l’uomo ha usato la droga, come ha usato l’alcool e il tabacco, i fatti non devono essere mai censurati, per nessun motivo.

Oggi la religione, occultate le religioni naturali, si pone al di fuori del sensibile, della scienza e della natura, l’uomo è metafisico quando va oltre i limiti dell’esperienza umana; per Cartesio, Platone e Spinoza le idee sono innate, in realtà le idee o ideologie sono prodotti culturali e dei tempi, ma sono innati certi comportamenti, come la predisposizione alla fede religiosa; non esistono dottrine definitive, inoltre un’ideologia ne partorisce un’altra, purtroppo, anche gli scienziati seguono le mode, il potere e la convenienza, a volte sono chiusi verso nuove idee o nuove ipotesi scientifiche.

Per Spinoza, Dio era la natura, i primi scienziati erano panteisti e deisti; per tanti popoli antichi, Dio era il padre cielo e la natura della terra era la nostra madre, oggi questi scienziati sono, per lo più, atei o agnostici; per i greci il logos era la ragione, perciò affermare che la ragione si è incarnata significa affermare che l’uomo è razionale (Oddifreddi); però, la pretesa di collegare il logos a Cristo, non è condivisa dai protestanti.

L’idealismo hegeliano è di derivazione platonica, per Platone l’idea era l’intuizione, con Hegel l’idealismo si coniugò con lo spirito e con lo Stato etico o confessionale; Marx, della sinistra hegeliana, si ribellò al suo maestro, in nome del materialismo e della diffidenza verso lo Stato, però accettò la dialettica di Hegel; socialisti e comunisti moderni, in barba a Marx, hanno rivalutato lo Stato. Per i primi cristiani, per Marx e per gli anarchici lo Stato era la civitas diabolica.

La dialettica prevede un progresso per contrasto, furono dialettici Platone, Eraclito, Fichte e Nietzsche, questi conflitti, a causa della natura dell’uomo, a volte paiono insolubili; gli scontri dialettici  si hanno in politica, in religione, in guerra, tra coniugi, con i figli. Invece gli animali della stessa specie hanno solo gli scontri per il cibo, il territorio e la riproduzione, non possono avere scontri d’idee perché parlano poco, nell’uomo lo sviluppo del linguaggio ha stimolato anche le idee, i dibattiti, le dispute e gli scontri sulle idee, dietro cui però, ci sono sempre gli scontri d’interesse e di potere.

Unità, centralismo, monopolismo e monarchia sono concetti comuni alla grandi religioni monoteiste, in politica questi concetti hanno favorito il dispotismo, però la monarchia è un simbolo perché il potere, di qualsiasi forma, si esprime sempre, in realtà, in forma oligarchica; il governo si fonda sull’emarginazione politica della maggioranza da parte di una minoranza.

Il governo è sul popolo e mai del popolo, sono mistificazioni la democrazia, la repubblica, il socialismo, il comunismo e la sovranità popolare, supremo garante di questa situazione è la religione, che ha proclamato che il potere deriva a Dio, considera lo Stato arbitro terreno sulle controversie umane e lo esalta fino a che esso privilegia la casta religiosa.

La bibbia è opera letteraria, filosofica, storica e religiosa, reca indelebile la mano dell’uomo, che non è in grado di creare cose perfette, egli ne è l’unico ed il solo autore; cento anni prima di Cristo, il pontefice romano Muzio Scevola propose di dividere gli dei in tre categorie: quelli creati dai poeti, quelli creati dai filosofi e quelli creati dai politici, evidentemente aveva capito che era l’uomo a creare gli dei e non viceversa; l’imperatore della Cina, con decreto, li promoveva e li retrocedeva di grado, i governi hanno anche creato o assemblato a tavolino religioni artificiali, prendendo idee da religioni precedenti in crisi.

Ha diritto d’essere ateo anche chi non sa da dove viene l’universo, le migliori religioni sono quelle panteiste, deiste e naturaliste, perché pongono l’accento sulla realtà della natura; Pausania aveva già affermato che i dirigenti delle religioni sapevano che non era vero tutto quello che raccontavano, (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner). La chiesa proibì ai fedeli di leggere liberamente le sacre scritture, non solo perché non si scandalizzassero sui fatti del vecchio testamento, ma anche perché non scoprissero le differenze tra il messaggio di Cristo e la realtà della Chiesa istituzionalizzata.

Le scienze sociali, come economia, storia, sociologia e diritto, sono soggette al controllo pubblico più di quelle esatte, cioè non  fanno un buon servizio al suddito perché servono a gestirlo; l’uomo si studia con l’antropologia, l’umanesimo e la psicologia, mentre la società lo fa regredire rendendolo sociale, cioè come gli altri;  la società deve difendersi dai delinquenti che, anche se spinti dalla loro natura, sono, comunque, lesivi per gli altri, però non dovrebbe distruggere gli individui migliori.

Oggi l’uomo non è ancora pronto per una libertà illimitata, deve ancora venire l’epoca  dell’umanesimo integrale, con la negazione di Dio e del governo, oggi  chi ha fede crede a valori inventati da altri; un uomo fiducioso può essere dotto, però può essere creativo solo un uomo ateo e anticonformista, la scienza è nata come moto di scetticismo verso tutte le metafisiche.

La religione non deve essere abolita per decreto, ma per evoluzione del costume e della cultura personale, l’autogoverno assoluto è l’assenza di governo, si ha quando l’individuo governa liberamente se stesso, senza essere governato dagli altri; per essere attuabile, le istituzioni politiche non devono progredire più velocemente dell’uomo, purtroppo però, lo Stato e la società non favoriscono quest’evoluzione, anzi remano contro, selezionando e valorizzando gli individui più disinvolti e spregiudicati; lo Stato ed il liberismo non favoriscono l’evoluzione morale dell’uomo perché selezionano i furbi, che perciò saranno sempre il tipo antropologico dominante.

Se domani dovesse nascere l’uomo nuovo, scusate l’utopia, dovrebbe sparire governo o apparato dello Stato, grande proprietà, speculatori, religioni, preti e parassiti, i lavoratori dovrebbero organizzare liberamente il lavoro, coordinati da loro compagni più esperti,  non sentirebbero più il lavoro come una costrizione; sparirà il plus valore d’impresa e di Stato, la famiglia sarà salvaguardata, ci sarà più decentramento e l’uomo cesserà d’essere pecora, prendendo il destino nelle sue mani.

Oggi l’uomo è un po’ pecora con il potere e un po’ lupo con gli altri uomini, però alcuni uomini hanno già freni inibitori, hanno scrupoli e non fanno agli altri ciò che non vogliono sia fatto a loro, questa seconda categoria è tenuta distante dal governo, perché potrebbe ostacolare sporchi affari. In futuro,  l’uomo dovrà imparare ad esercitare il controllo su se stesso, più che sulla natura; la tecnica, la scienza e la società dovranno essere al servizio dell’uomo, l’uomo non può essere schiavo o bestia da soma, perché è indagatore.

Per John Stuart Mill, libertà vuol dire dissenso e anticonformismo, si richiamano all’umanesimo l’età classica, il rinascimento, l’illuminismo, il romanticismo, il realismo e il marxismo; l’umanesimo è antropocentrico, l’ultima tappa liberatoria per l’uomo dovrebbe essere l’umanesimo integrale. L’illuminismo nacque in Inghilterra, per opera di Locke e Hume, e aprì la strada al materialismo ateo, da cui derivò il materialismo storico di Marx.

Il sacerdote francese Jean Meslier (1664-1729) rinnegò la religione cristiana e contestò miracoli e profezie del vecchio testamento, denunciò i legami esistenti tra religione e politica, prima di morire, pubblicò il suo “Testamento”, che conteneva questa sua dottrina, questo libro si diffuse tra gli intellettuali francesi prima della rivoluzione. Il messaggio di Meslier era  ateo e diretto ai poveri,  affermava che tutte le religioni erano imposture e invenzioni umane, che nessun Dio si era mai rivelato agli uomini, che esisteva un patto tra religione e politica, che l’ateismo era uno strumento essenziale per liberare gli uomini dall’oppressione; affermava che i preti, usando lo spauracchio della dannazione eterna, spingevano ad obbedire al governo e davano a bere ai sudditi  ciò che volevano (“Il testamento” di Jean Meslier).

Meslier  faceva notare che le religioni rivelate erano invenzioni, contestò le falsificazioni delle religioni, affermò che la Chiesa   calpestava la giustizia e copriva gli abusi, che la trinità smentiva il monoteismo e che i sacerdoti non erano di nessuna utilità; denunciava l’ingiustizia, per cui, alcuni sopportavano il peso del lavoro ed altri vivevano meglio senza lavorare; dichiarò che la religione era solo menzogna, invenzione e raggiro per rendere sopportabili le tirannie, rinnegò dogmi, rivelazione,  profezie e immortalità dell’anima.

Aggiunse che, se l’uomo doveva rinunciare alla ragione per credere in Dio, non c’era più limite al raggiro, che la fede era una credenza cieca priva della ragione e che il male era congenito nella natura umana. Meslier era un materialista, per lui il mondo dipendeva dalla forze della natura, rifiutava la creazione, affermava che la bibbia era stata manipolata e che le profezie bibliche non si erano avverate, che con la venuta di Cristo, le sofferenze umane erano rimaste, si chiedeva perché c’erano ancora i dannati se Cristo era venuto a rimettere i peccati.

Meslier accusò la Chiesa di approvare lo sfruttamento degli umili, affermò che i preti non credevano a ciò che predicavano e che i malvagi non avevano paura dell’inferno, si dispiaceva di aver istruito i suoi parrocchiani ad una dottrina falsa. Meslier era diventato ateo strada facendo, alla sua morte, i suoi scritti divennero famosi in tutta Europa, Voltaire e D’Holbach ne erano degli  estimatori.

La rivoluzione francese promise una statua al curato, ma poi, per la ragion di Stato, ci ripensò, il curato faceva paura anche ai rivoluzionari che seguivano il deismo volterriano, la fede poteva tornare utile anche al governo rivoluzionario; nel 1925 la Russia vide in Meslier il padre del materialismo e dell’ateismo. Per Meslier, la maggior parte dei curati era incredula e per convenienza ingannava il popolo, però c’erano anche religiosi onesti che rifiutavano di continuare la farsa e, una volta persa la fede, abbandonarono la vita religiosa; queste cose, naturalmente, accadono ancora oggi.

Ha scritto Johann Most ne: “La peste religiosa”, che i preti sono i gendarmi neri del dispotismo, che ridono delle cretinerie che predicano, che governano le masse con la paura e che, a causa loro, gli uomini perdono la capacità di pensare.

Perché Dio non si mostra a tutti? Se è buono perché bisogna temerlo? Se sa tutto, perché ha bisogno delle nostre confessioni? Se è dappertutto, perché gli si costruiscono chiese? Se è giusto, perché punisce gli uomini che peccano, considerato che sono stati da lui creati con tante debolezze? Se gli uomini fanno il bene per grazia di Dio, perché questo li deve ricompensare? Dio non pare capace di prevedere gli eventi e crea opere imperfette, se sapeva che Adamo ed Eva avrebbero mangiato il frutto proibito, perché condannò tutto il genere umano? A causa dei loro peccati, sterminò gli uomini con il diluvio, però era lui che li aveva fatti imperfetti.

Ha scritto Sebastien Faure in: “Dio non esiste” che dal nulla non si può creare nulla, è la tesi di Lavoisier, afferma che le religioni sono imposture. Se Dio è perfetto, come ha fatto a creare cose imperfette? Se è immutabile perché ha deciso di creare? Perché Dio si mostra solo ad alcun mediatori privilegiati? Se è misericordioso, perché pochi saranno gli eletti? Se è buono perché ammette il supplizio eterno dell’inferno? Perché fece segnare con il sangue gli usci delle case degli ebrei, per non colpirli come gli egiziani, non era in grado di riconoscerli senza quest’artifizio?

Diceva Epicuro: “O Dio vorrebbe sopprimere il male perché è buono e non lo può fare perché non è onnipotente o potrebbe sopprimere il male perché è onnipotente, ma non lo vuole fare perché non è buono. Perciò non può essere contemporaneamente buono e onnipotente, inoltre, se è buono e onnipotente, avrebbe potuto farci virtuosi”. Se l’uomo è schiavo di Dio, non è libero, è irresponsabile e non può essere giudicato da Dio, che altrimenti sarebbe iniquo; la religione è una frode per rendere sopportabile sfruttamento, miseria e schiavitù, è la forma più sottile in cui si esprime il potere (“Dio non esiste” di Sebastien Faure).

Le religioni sono autoritarie e plagiano gli uomini, la paura e il suo sfruttamento producono la religione, mentre la curiosità produce la scienza, gli intermediari religiosi, cioè stregoni, sciamani o preti, con la paura fanno profitto. Se Dio è preveggente, perché mise alla prova Eva? (“Le religioni plagiano” di Vittorio Giorgini).

I capri espiatori sono stati utilizzati dalla religione e dalla politica per imputare le disgrazie ad un animale, ad una persona o ad un gruppo; era una forma di sacrificio per riappacificarsi con la divinità ed acquietare il popolo, così si colpivano i diversi, i trasgressori e gli stranieri; questo rito nasceva anche dal disprezzo verso gli animali, dal razzismo, dall’invidia sociale, dalla diffidenza e dal desiderio di rubare i beni degli altri. Le religioni vogliono gli uomini ignoranti e spaventati, per meglio manipolarli, non vogliono lo sviluppo del senso di  responsabilità nell’uomo.

Ha scritto Oscar Wilde che i libri definiti dalla Chiesa come immorali, sono quelli che mostrano le vergogne del mondo che essa vorrebbe nascondere, perciò la Chiesa ha sostenuto la censura ed  ha affermato che l’analisi storica anticonformista e dissacrante è un modo di vomitare, perciò gli storici di corte e di partito, per interesse, si sono venduti e si sono autocensurati.

Contro i condizionamenti sociali, l’esistenzialismo ha valorizzato l’esperienza individuale, però,  l’esperienza individuale può essere fuorviante proprio perché personale, per Kierkgaard l’uomo più è originale più è angosciato, per Freud l’angoscia è una perturbazione della sessualità; in realtà l’angoscia nasce anche dalla paura, dall’insicurezza e dalla competizione. Secondo Bergson e la psicologia, i nostri sensi agiscono come selezionatori e prendono solo alcuni aspetti della realtà, accettano come reali i prodotti delle nostre percezioni, comprese le allucinazioni, perciò l’uomo non può farsi fuorviare dalle proprie esperienze personali e farne una legge per tutti.

Il naturalismo fa derivare ogni realtà dalla natura, le religioni antiche sono nate con la divinizzazione delle forze della natura, il panteismo è derivato dal naturalismo. Democrito, Galileo, Descartes, Spinoza, Newton e Hobbes erano materialisti meccanicisti e guardavano al movimento dei corpi, il meccanicismo è parte della fisica, per esso l’universo è una macchina soggetta alle leggi del movimento. Il materialismo va da Democrito e arriva fino a Marx, il cui materialismo storico e dialettico è una filosofia della storia; i materialisti sono atei o panteisti, in questo secondo caso vedono Dio come l’anima immanente dell’universo, come il Brahman degli indiani.

Il determinismo nega la libertà umana, ammette i condizionamenti sociali, culturali, familiari e biologici sull’uomo, in religione ha prodotto la fede nella predestinazione, questa dottrina fu seguita da Paolo, Lutero, Calvino, Giansenio, Confucio, Agostino, induisti, Islam ed evangelici; tutti questi avevano fede nella grazia gratuita di Dio, invece sostennero il libero arbitrio San Tommaso, Erasmo, Maimonide, Pelagio, Zaratustra e Lao-Tsè.

Bertrand Russell, nel libro: “Perché non sono cristiano”, afferma che le religioni sono false e sono  frutto di paure, che chi crede ai dogmi non è idoneo a educare la gioventù, perché l’educazione  dovrebbe liberare la mente e non imprigionarla con i pregiudizi e le certezze. Purtroppo anche la scuola pubblica, influenzata dalla Chiesa, non è sempre idonea a sviluppare lo spirito critico, in Italia ha inserito anche la religione nel corso di studi.

Anche se Cristo ed i primi cristiani volevano la rottura dei vincoli familiari, la famiglia è una società naturale da salvaguardare ed oggi anche la Chiesa pare difenderla, però ha ipotecato lo Stato e la famiglia, che non sono indipendenti verso la religione. Difendere la famiglia significa difendere l’autorità del capo famiglia, messo alle corde dal femminismo,  significa difendere la patria potestà sui figli da parte dei genitori, messa alle corde dallo Stato e dalla Chiesa, ad esempio con l’istruzione e con la coscrizione obbligatoria; l’istruzione pubblica serve più a creare il suddito che a fornire un mestiere o a creare uno spirito libero.

La Chiesa si è opposta alla scienza e all’istruzione pubblica laica, che si sovrapponeva alle sue scuole private, alla liberazione sessuale, all’abolizione della schiavitù, all’emancipazione della donna e al mondo moderno; alla democrazia ha sempre preferito i regimi autoritari e gli stati confessionali; non si è contentata della libertà di religione promessa dallo Stato laico, ma ha imposto un concordato agli stati autoritari cattolici, da essa sponsorizzati.

La religione ha inserito proibizioni e peccati nel codice penale e non ha favorito la tolleranza; l’istruzione pubblica, statale o della Chiesa, reprime l’istinto innato alla curiosità dei ragazzi, questo tipo d’educazione alleva all’ipocrisia e alla doppiezza. La fede nell’immortalità dell’anima ha avuto un’importanza militare, perché ha favorito il sacrificio dei soldati, la guerra di religione ha nobilitato la guerra, che nasce sempre da contrasti d’interesse, come le cause giudiziarie.

Grazie alla nostra cultura di massa ed alla scuola, i bambini sono educati all’ipocrisia ed alla menzogna, mentre la libertà d’opinione è prevenuta o repressa, soprattutto sulla stampa. Per lo Stato, gli insegnanti non devono avere opinioni contrarie ai detentori del potere, generalmente, nella scuola e tra i dirigenti pubblici, gli incarichi più importanti sono conferiti ai conformisti; però il mondo non ha bisogno di dogmi ma di libera ricerca, i grandi pensatori, spinti dal coraggio e dall’onestà, hanno sempre trovato l’opposizione dei conformisti e spesso sono stati compensati con il rogo, sono loro gli artefici del nostro progresso.

L’ateismo è più antico del cristianesimo, la storia dell’ateismo è la storia dell’incredulità; i popoli primitivi erano animisti, credevano animato tutto ciò che si muoveva o era vitale, cioè nasceva, cresceva e moriva  (“Le forme elementari della vita religiosa” di Emile Durkheim), non distinguevano il naturale dal soprannaturale, da queste premesse nacquero insieme magia e religione, ben presto, la seconda si alleò con il potere.

Secondo Georges Minois “Storia dell’ateismo”, se la rivelazione e la provvidenza sono negati, si ha il deismo, cioè il dio trascendente, se la trascendenza è negata si ha il panteismo, cioè il dio immanente nell’universo o identificato con l’universo, se si usano le preghiere e si crede alla provvidenza si ha il teismo, cioè il dio personale, se si nega ogni nozione di divinità si ha l’ateismo.

La religione greca era fondata su un panteismo naturalistico e sui miti, Senofonte sosteneva che l’universo era Dio e lottava contro l’antropomorfismo degli dei; Parmenide, padre del materialismo, affermava che l’universo era l’essere assoluto, Empedocle, prima di Lavoisier, sostenne che niente si distruggeva, niente si creava e tutto si trasformava, per Leucippo la religione sfruttava i fenomeni naturali, per Democrito la religione aveva un’origine psicologica.

Tra i filosofi, tanti erano panteisti, in passato l’ateismo era tollerato solo in privato, il governo, infatti, esigeva dai sapienti, per la ragion di Stato,  di dare un esempio di religiosità al popolo; comunque, Protagora sosteneva che gli dei non esistevano;  Socrate fu accusato da agnosticismo, Diagora faceva risalire le credenze religiose ai fenomeni naturali, il cinico Diogene era panteista, non credeva alla provvidenza  e affermava che le religioni coltivavano i miti.

Invece Platone era teista e dualista e considerava pericolosa per lo Stato l’incredulità, definiva gli atei immorali, affermava che, se Dio non esisteva, tutto era consentito, affermava che gli atei negavano la metà più nobile della realtà. Lo stoicismo era panteista e fu accusato d’ateismo, l’epicureismo era deista e fu accusato d’essere ancora più ateo, Epicuro negava l’immortalità dell’anima e fu accusato di ricercare il piacere e d’essere  materialista.

Mentre gli stoici volevano l’assimilazione dell’uomo alla natura, gli epicurei volevano valorizzare l’uomo, i cristiani presero dallo stoicismo solo l’accettazione della propria sorte, in pratica la rassegnazione. Il rifiuto degli dei nasceva anche dallo spirito di rivolta sociale, l’uomo desiderava liberarsi dalla schiavitù e dalla paura e voleva appropriarsi del suo destino, le rivolte religiose e le riforme religiose si sono sempre fuse con le rivolte sociali e con le idee di riscatto da un’umiliante condizione terrena.

Nel I secolo a.c., l’ateo romano Lucrezio affermava che gli dei erano personificazioni di forze della natura, negava l’immortalità dell’anima, affermava che, dopo la morte, gli atomi del corpo si ricomponevano in nuove forme, che la fede nell’inferno era il risultato dell’angoscia esistenziale; per conseguenza  in Grecia si chiese di interdire l’insegnamento agli atei, tra gli atei erano messi anche i panteisti e i deisti.

Esisteva l’ateismo tra gli intellettuali e gli aristocratici, però non ostentato in pubblico, e la superstizione religiosa tra il popolo; con il relativismo religioso, a Roma entrarono i culti dell’imperatore, di Iside, di Mitra ed il monoteismo ebraico; poiché vecchi partiti, vecchie credenze e vecchie religioni possono deludere il suddito contribuente, con la crisi delle vecchie credenze religiose, il cristianesimo fu imposto dal governo romano.

L’arabo Averroè (1126-1198) era ateo, anche tra gli arabi colti si riteneva che il fideismo era per le masse, Averroè  affermava l’eternità del mondo, cioè non credeva alla creazione, forse fu il primo estensore del libro: “I tre impostori”, cioè Mosè, Gesù e Maometto, pubblicato, in edizione ampliata e riveduta, nel XVII secolo.

Nel 1277 Sigieri di Bramante sostenne la separazione tra teologia e scienza, asserendo che la conoscenza razionale portava a credere a cose diverse da quelle insegnate dalla Chiesa, perciò fu attaccato da S. Tommaso D’Aquino; da ricordare che, nemmeno Aristotele credeva alla creazione ed all’immortalità dell’anima.

Nel IX secolo Giovanni Scoto sosteneva panteisticamente che tutti gli esseri viventi erano di natura divina, a causa di queste idee, San Bernardo diffidava della ragione, però le corti europee avevano preso l’abitudine di ospitare gli atei e le idee più temerarie per la Chiesa; alla corte di Federico II (1194-1250) si parlava dei “Tre impostori”, non si credeva che Cristo fosse nato da una vergine e si confidava nella ragione, Federico II era personalmente un materialista epicureo.

San Tommaso D’Aquino, massimo esponente della scolastica cristiana, nella sua opera “Summa teologica” proponeva cinque vie per arrivare a Dio: Dio era il motore primo dell’universo, la causa prima degli eventi, il primo essere ad esistere, l’essere perfetto, l’essere trascendente; però questi argomenti potevano convincere solo quelli che erano già credenti e non gli increduli.

Quando si verificavano i miracoli, i nobili non ci credevano ma il popolo sì perché era superstizioso; con le sue feste ed il folclore, il popolo conservava una tradizione naturalista, animista e magica, le festività religiose erano anche legate ai cicli agricoli della natura.

Nel 1499 a Salisbury quattro e uomini e una donna confessarono di andare a messa solo per paura della maggioranza e per conformismo. (Georges Minois “Storia dell’ateismo”); Boccaccio però apparteneva ad una classe superiore e non era costretto a camuffarsi, si diceva ateo e affermava che gli dei erano la divinizzazione d’eroi e di fenomeni naturali, Leonardo da Vinci era panteista.

I padri della Chiesa non si sono sempre mossi in accordo, il cristianesimo non ha sempre mostrato lo stesso volto, generalmente però fu conservatore e non anticipatore del futuro, non favorì l’emancipazione dell’uomo.

L’ateismo è il superlativo del deismo, gli atei furono detti epicurei, libertini, increduli, materialisti, liberi pensatori e razionalisti; durante il rinascimento, all’università di Padova si sviluppò l’averroismo,  in nome della ragione si negavano i miracoli e l’immortalità dell’anima.

Pietro Pomponazzi (1452-1525) attribuiva i miracoli a cause naturali,  poteva parlare in questi termini e senza rischio perché era protetto dal cardinale Pietro Bembo e da Giulio de' Medici; ebbene si, tanti e non solo Lutero hanno potuto discettare e scrivere liberamente perché protetti da un potere in competizione con un altro potere, altri hanno rischiato da soli e sono periti.

Erasmo negò la divinità di Cristo, mise in dubbio i libri biblici, i sacramenti, le indulgenze, l’immortalità dell’anima, la rivelazione, la trinità e il libero arbitrio. Gli uomini che pensano e si comportano liberamente e senza pregiudizio sono piuttosto rari.

Mentre ci si scagliava contro la cupidigia, la simonia e la lussuria del clero, nelle corti la ricerca del piacere trovava molti adepti e non c’erano freni, perciò i papi, per scusarsi dei vizi della Chiesa, asserirono che il governo del papa era una monarchia come le altre.

Il peccato di simonia viene da Simon mago, di cui si parla negli atti degli apostoli, il quale, vedendo che lo spirito santo, che conferiva i carismi, era ricevuto con l’imposizione delle mani da parte degli apostoli, offrì del denaro per aver lo stesso potere, ma fu condannato da Pietro. Ciò malgrado, nella Chiesa si sono sempre comprate e vendute cariche ed uffici religiosi.

La Chiesa definì l’ateismo strumento del diavolo, anche le streghe ed i satanisti invocavano il diavolo; per alcuni dissacratori, il diavolo o Lucifero che illuminava era uno strumento di liberazione, mentre preti e monaci plagiavano gli animi e fabbricavano illusioni.

La Chiesa vide con sospetto lo sviluppo della medicina che sembrava negare le verità della fede, però l’omosessualità era ostentata a corte e nella curia romana, si riteneva che  l’astrologia, credendo al determinismo e al condizionamento degli astri, negasse il libero arbitrio e la provvidenza e perciò favorisse l’ateismo; perciò tanti papi si scagliarono contro l’astrologia, anche se alcuni di loro coltivarono l’astrologia.

L’intolleranza non fu solo cattolica, Calvino fu un integralista protestante e si scagliò contro quelli che si facevano beffe della sua religione,  cioè borghesi e cortigiani, perché, generalmente, i poveri contadini erano creduli e vittime della religione; nel 1547 a Ginevra  fece bruciare degli atei.

Per gli increduli, non poteva donare la vita eterna chi moriva sulla croce, Dio non si poteva unire alla natura umana, le religioni erano state create per tenere gli uomini sottomessi, questi si chiedevano: Perché Dio aveva atteso tanto a manifestarsi? Perché non aveva impedito il peccato di Adamo e si era rivelato solo a pochi? Perché puniva i peccatori se erano predestinati al male? Perché c’erano tante religioni? Perché i malvagi vivevano felici?

In generale, la classe dirigente era atea in privato ma non in pubblico, bisognava dare l’esempio al popolo che andava governato anche con l’aiuto della religione, era conveniente educare il popolo alla fede; Macchiavelli testimoniò l’irreligiosità diffusa a Roma, soprattutto tra il clero, nella città dei papi pochi andavano in chiesa e tanti erano gli anticlericali, però erano anticlericali anche tanti italiani in genere. Nel XVI secolo, gli uomini colti facevano professione d’ateismo, Caterina dei Medici riempì di atei la corte di Francia.

Le guerre di religione e i dibattiti sulle cose di religione avevano sparso il seme del dubbio, nacquero confraternite segrete d’increduli che affermavano che la bibbia era una raccolta di favole; nel 1557, per reazione, nacque l’indice dei libri proibiti, con la censura sulla stampa e il rogo di libri scomodi per la Chiesa.

Francois Rabelais mise in ridicolo la religione e qualcuno lo vide come l’autore de “I tre impostori”,  Pietro Aretino era materialista e parlava liberamente perché aveva protezioni politiche; Bernardino Ochino (1563) era ateo ed in un romanzo fece dialogare un ebreo con un cristiano, così mise in bocca all’ebreo tutti gli argomenti contro Cristo, anche lui fu ritenuto autore de “I tre impostori”. Il domenicano Giordano Bruno era panteista, non credeva alla rivelazione, al peccato originale e alla divinità di Cristo, sul rogo respinse il crocefisso offertogli.

Presso i cristiani, se si aveva una mente libera dai legacci e si aveva il coraggio di andare contro corrente, anche lo studio della bibbia e della teologia potevano far perdere la fede; la Chiesa se n’accorse e impedì la libera lettura della bibbia, tanti uomini erano tentati di seguire le leggi della natura invece che la dottrina della Chiesa. La Chiesa isolò gli ebrei e distrusse il Talmud, anche perché alcuni di loro aprirono gli occhi ai cristiani sulle sacre scritture.

Anche Guillame Postel fu sospettato di essere l’autore de “I tre impostori”, desiderava unificare tutte le religioni e affermò che il mondo aveva attraversato quattro ere: la prima, era l’infanzia, caratterizzata dal politeismo, la seconda, la giovinezza, dalla legge mosaica, la terza, l’età adulta quella del cristianesimo, la quarta, la vecchiaia, avrebbe dovuto raccordare fede e ragione per spiegare i misteri dell’universo.

Gli atei s’interrogavano sul senso dell’esistenza, però a corte si trascorreva il proprio tempo in continui piaceri, i medici erano sospetti di materialismo perché cercavano le cause naturali nelle malattie, trascurando l’anima ed i peccati; nel XVI secolo i medici spiegavano la possessione diabolica con l’isteria e l’epilessia,  preti e medici si facevano concorrenza al capezzale del malato; chi vedeva nella malattia una possessione demoniaca o la conseguenza del peccato, si rivolgeva all’esorcista o al prete invece che al medico.

L’ambiente universitario era accusato di libertinaggio, allora all’università e alle scuole dei gesuiti andavano solo i figli della crema della società, a volte, i condannati a morte e i morituri  rifiutavano il conforto religioso, come accadeva tra i nobili e l’alta borghesia; anche nel mondo della criminalità e tra i mercenari c’erano atei integrali, le bande e le compagnie di ventura erano costituite da criminali che vivevano di violenze e di saccheggi, erano senza freni inibitori e religiosi. Oggi però le cose sono un po’ cambiate, i mafiosi ostentano la religiosità e sono spesso contigui alla Chiesa, probabilmente però la loro non è vera fede.

Alcuni andavano in Chiesa per non essere riconosciuti come atei ed essere d’esempio al popolo, in pubblico si facevano devoti e in  segreto coltivavano libere idee, vizi e ateismo; ancora oggi le classi dirigenti si fanno ricevere in udienza dal papa, anche se sono prive di fede ed il papa sta al gioco. Gli atei affermavano che tutto era governato dal caso, che non esistevano divinità al di fuori della natura (visione panteista, il panteismo è una forma di materialismo), che l’anima era mortale, che Gesù era un uomo, che le religioni erano  invenzioni del potere per soggiogare il popolo.

L’ambiente libertino più affollato era quello che gravitava intorno ai personaggi potenti, capaci di garantire l’impunità, questi costituivano un circolo o una confraternita,  come quelle  nate alla corte del duca d’Orleans, di Caterina de’ Medici, di Federico II, di Alessandro VI. Il popolo credeva al peccato e ai castighi divini, i preti affermavano che il popolo doveva credere senza necessariamente capire, con il dogma combattevano il dubbio, consapevoli che l’ignoranza era a vantaggio della religione.

Tanti atei non credevano alla creazione dal nulla, per loro l’universo era un organismo vivente, credevano solo a ciò che si vedeva, affermavano che la religione serviva a mantenere il popolo nell’obbedienza, ritenevano che, poiché la natura era crudele e tutto finiva con la morte,  bisognava approfittare della vita. L’inglese Bacone affermava che l’ateismo conservava il senno all’uomo e lo rendeva consapevole.

I libertini erano accusati dai preti di essere i porcelli di Epicureo, alcuni di loro erano deisti, altri panteisti, altri atei; alcuni di loro si ravvedevano davanti alla morte, altri no, il comportamento assunto dai libertini davanti alla morte era la prova per verificare se l’incredulità era autentica o meno; altre volte però il prete era portato al moribondo incosciente dai parenti e la Chiesa affermava che si era ravveduto. A causa della repressione dello Stato e della Chiesa, alcuni libertini e alcuni increduli, per non essere scoperti, erano condannati alla  semiclandestinità e frequentavano anche le parrocchie, erano cioè condannati all’ipocrisia, le convenzioni sociali e l’istinto d’autoconservazione li costringevano ad agire così.

La Fontaine era epicureo e deista, Tommaso Campanella (1602) era deista, nella sua “Città del Sole” si adorava il sole, nella città ideale “Utopia” di Tommaso Moro, gli atei erano accettati; nel 1683 in Francia l’accademia Puteana era un circolo libertino, tra i frequentatori vi era l’abate Choisy, un travestito che si faceva chiamare duchessa di Barres (“Storia dell’ateismo” di Georges Minois). Questi erano i criteri nel reclutamento dell’alto clero, mentre il basso clero  era ignorante e spesso comprava la carica dal vescovo.

Tra le idee di Descartes vi era il dubbio sistematico e l’eternità della materia, Spinoza invece  sosteneva che Dio era l’universo e credeva all’anima mundi; Giulio Cesare Vanini (1585-1619) adorava la natura e non credeva ai miracoli, affermò che, credendo alla provvidenza, s’imputava il male a Dio, che, se c’era la provvidenza, non era necessario rivolgere le preghiere a Dio, che se Dio fosse esistito, avrebbe potuto cancellare il male.

Nel 1613 anche Cesare Cremonini, panteista naturalista, sostenne l’eternità del mondo, la mortalità dell’anima e negò la provvidenza; allora l’ateismo pratico era quello degli aristocratici, quello teorico era quello di filosofi e scienziati, il popolo aveva la fede. A Roma si poteva essere atei e protetti dal papa, ma non antipapisti, infatti, il medico di Urbano VIII, Giulio Mancini, era ateo; a Roma si perdonavano atei, sodomiti, libertini e disonesti, anche dentro la curia, ma non chi offendeva il papa, oggi accade la stessa cosa alla RAI.

A Roma, Cristina di Svezia, ospite della curia papale, era atea e irrideva alla religione, era libertina e bestemmiava, il suo maestro era un ateo; nel XVII secolo in Inghilterra, a causa della rilassatezza dei costumi della Chiesa, si accusò il cattolicesimo di favorire l’ateismo e la superstizione, cioè i due partiti opposti. La decadenza culturale dell’Italia iniziò nella seconda metà del XVII secolo, fino ad allora in Italia, scettici, atei e anticlericali erano stati più numerosi che nel resto d’Europa, i più religiosi erano i tedeschi, cioè quelli che fecero la rivoluzione protestante perché delusi da Roma.

Contro atei e materialisti, che esaltavano il piacere personale,  le autorità corsero ai ripari e crearono degli organismi per la difesa della religione, in Italia l’ateismo si annidava anche in Vaticano; Leibniz vide la rivoluzione culturale che si addensava in Europa e pensò che, per salvare la religione dal naufragio, bisognava fondarla sulla ragione e non sulla rivelazione, così, dimostrare l’esistenza di Dio, diventò l’ossessione del XVIII secolo; anche per Locke la religione era necessaria, ma doveva fondarsi sulla ragione.

Ha affermato Bertrand Russell che il dubbio è all’origine della scienza, chi non dubita non esamina,  chi non esamina non scopre, chi non scopre rimane vittima dei pregiudizi; perciò, per far progredire la conoscenza, bisognava dubitare e non andare dietro ai dogmi, alle certezze, alle mode ed al  conformismo.

Anche per i cinesi, come per Spinoza, nell’universo esisteva solo materia, i cinesi erano estranei alla rivelazione, condivisa da indiani, persiani, ebrei, cristiani e musulmani; il buddismo fu una riforma protestante fatta da monaci all’interno dell’induismo, non aveva Dio ma dei Budda periodici reincarnati con i loro insegnamenti e le loro rivelazioni.

La religione poteva essere studiata anche con premesse storiche, sociologiche, politiche e psicologiche, Spinoza sostenne che la bibbia era opera di uomini semplici, che era piena d’errori e  contraddizioni ed escluse i miracoli; Bayle sosteneva che, da un punto di vista pratico, deismo e ateismo erano equivalenti.

Hume era scettico e l’Inghilterra settecentesca divenne l’avamposto del deismo, dell’ateismo, dello scetticismo religioso e del libero pensiero; John Wilmot, secondo conte di Rochester, ateo e dissoluto, affermava che la vita era una farsa, che era opportuno approfittarne il più possibile, senza illusioni morali.

Nel 1683 in Inghilterra Charles Blount adorava la natura, contestava i  miracoli e il clero, propose una religione naturale fondata su un credo minimo; gli inglesi incominciarono a rifiutare trinità e papismo, per loro la religione cattolica favoriva i vizi e l’ateismo, affermavano che l’anticristo risiedeva a Roma e che, con le sue azioni, favoriva l’incredulità. Il libero pensatore Anthony Collins (1676-1729) era contro le pastoie ed i condizionamenti ideologici e religiosi, John Toland (1670-1722) era ateo e interpretò il vangelo secondo la ragione, non credeva all’immortalità dell’anima, a Dio e all’inferno, affermava che il mondo era una macchina e che gli uomini soggiacevano alle leggi della natura.

Però le autorità inglesi non erano diverse dalle altre e seguivano la ragion di Stato, perciò nel 1702, contro l’ateismo dilagante, favorirono la nascita della società per la diffusione del vangelo, la quale prese a denunciare blasfemi e atei; nel 1728 la giustizia condannò le offese a Dio e alla religione, però, com’era accaduto in Francia, anche in Inghilterra i rampolli dell’aristocrazia manifestavano discretamente il loro ateismo, senza averne conseguenze, la legge non era uguale per tutti.

Un secolo dopo l’avvento del puritanesimo bigotto, nato tra i calvinisti inglesi e perseguito dal potere, l’Inghilterra era in preda all’incredulità, per gli inglesi ormai la cultura si poteva costruire solo sulla scienza, la quale descriveva il mondo materiale; anche la scienza si evolveva, d’ipotesi in ipotesi, finita la caccia alle streghe, il settecento divenne il secolo dei lumi e degli increduli.

Il benedettino Lèger-Marie Deschamps, diede vita ad un sistema filosofico prossimo all’ateismo,  distinse l’evoluzione dell’umanità in tre ere: lo stato selvaggio, basato sull’istinto, quello legale, basato sull’ineguaglianza, sull’oppressione e sulla religione, e lo stato dei nuovi costumi, che avrebbe segnato la fine della religione; per le sue idee si attirò gli attacchi di Voltaire e Diderot, replicò definendo la cultura dei lumi la cultura dei semi-lumi, anche Meslier accusò Voltaire di reticenza in materia religiosa.

Se tanti si recavano in Chiesa per obbligo sociale e conformismo, tanti non andavano in Chiesa nemmeno a Pasqua e i nobili ritardavano il più possibile il battesimo dei figli; a causa della propaganda della Chiesa, il popolo non voleva credere che anche alcuni atei potevano essere virtuosi, in effetti, non tutti gli atei erano libertini, alcuni di loro seguivano una retta vita morale.

La Chiesa sosteneva che il popolo non poteva far a meno dalla religione, accusò la scienza di favorire l’incredulità e preparò una lista di libri da mettere all’indice; il cattolicesimo, dopo aver combattuto contro ebraismo, paganesimo, eresie, islam e protestantesimo, ora doveva fronteggiare l’ateismo dilagante del mondo moderno; a tal fine, i vescovi chiesero anche la collaborazione delle autorità civili, che, per la ragion di Stato, si adeguarono.

Nel 1676 Joubard di Norimberga fu accusato d’eresia per aver detto che non si poteva dire il vero se non di ciò che si comprendeva, escludendo con ciò i dogmi; tra gli ecclesiastici, il vescovo Jacques Antoine Philypeaux non credeva al diavolo, non credeva in Dio e aveva delle amanti, l’abate Chaulieu non s’interessava di religione e si godeva la vita, il cardinale Bernis aveva delle amanti (“Storia dell’ateismo” di Jean Meslier).

La chiesa impose ai parroci di tenere un registro dove annotare tutti quelli che non osservavano il precetto pasquale e di trasmetterne i nomi ai vescovi, ai curati era imposto di tenere delle schede individuali, con annotata la devozione e la vita privata dei parrocchiani. La Chiesa non dovette arrivare a Pio X per creare un suo servizio di spionaggio, questo papa creò solo una struttura specifica, il sodalitium pianum, perché  la Chiesa ha sempre spiato i fedeli tramite i parroci e d’accordo con il potere secolare.

Per ristabilire la fede, nacquero le confraternite religiose e fu vietato il liberto esame dei libri, il giansenismo fu accusato di favorire l’incredulità e il dubbio; Hume fece osservare, che se le nostre idee derivano dall’esperienza, era impossibile pervenire all’idea di Dio, invece Kant si pronunciò  più negativamente sull’esistenza di Dio.

Per Diderot la religione produceva i fanatici, i paesi protestanti avevano abbracciato in massa il deismo, mentre in Italia c’erano più atei, nel 1743 l’Abate Morelly si scagliò contro gli inganni della religione; come si vede tra i sacerdoti sono sempre esistiti degli uomini coraggiosi e intelligenti, non a caso, Giovanni Paolo II ha affermato che i nemici della chiesa sono all’interno della chiesa stessa.

Nel 1738 Clemente XII condannò la massoneria, che sosteneva deismo, illuminismo, scienze occulte o esoterismo, materialismo, anticlericalismo e ragione; la massoneria, per suggestionare i simpatizzanti,  aveva introdotto dentro di essa riti e forme della religione, in pratica riconobbe che i riti e la liturgia potevano essere utili per suggestionare il popolo e fare nuovi adepti; nella massoneria e nel cattolicesimo non solo i contenuti procuravano adepti, ma anche il fatto di stare assieme, di aiutarsi e di fare partito; la Chiesa fu presa a modello perché aveva strumenti collaudati da diciassette secoli.

Il barone d’Holbach (1723-1789) era materialista e riuniva nel suo salotto liberi pensatori, tra cui erano anche abati e accademici, d’Holbach sosteneva che Dio era morto; per Diderot (1713-1784) la morale non doveva poggiare sulla credenza nella divinità, ma sulla legge, perché l’uomo non era libero ma determinato, per lui la morale cristiana era contro natura e indeboliva anche i legami familiari, affermava che le donne erano sedotte dai parroci con  l’uso del confessionale.

Nel 1790, all’assemblea nazionale francese, Diderot dichiarò che il vero Dio dei preti era il loro interesse; con la rivoluzione, tanti sacerdoti rinunciarono al sacerdozio, il sacerdote Pancrace Robert scrisse che il popolo francese aveva aperto gli occhi, il curato Bérenger che il fanatismo stava per esalare l’ultimo respiro, il curato Francois Parent attaccò le superstizioni e la stupidità dei parrocchiani, il curato Guillard confessò di aver ingannato i suoi concittadini, insegnando cose cui lui non credeva.

Questi preti chiesero  perdono per essere diventati ministri della menzogna, davanti alla convenzione alcuni membri del clero abiurarono la loro fede, le autorità rivoluzionarie erano sconcertate e preoccupate dalla zelo antireligioso di questi ex preti, gli scristianizzatori più accaniti erano ex preti, infatti, il curato Latour lustrava le sue scarpe con l’olio santo;  la convenzione  tentò di reagire a questi eccessi antireligiosi.

Robespierre era deista, credeva all’immortalità dell’anima e all’essere supremo, gli atei invece erano generalmente individualisti e anarchici, Voltaire era deista, Danton ateo, Saint-Just religioso, Rousseau era deista; a Mosca i soldati moribondi dell’armata francese di Napoleone rifiutarono i sacramenti, l’incredulità ormai era diventata dilagante.

Heinrich Heine (1797-1856) sostenne il trionfo della ragione, affermava che Dio era morto e che, anche se non c’era la consapevolezza, la maggior parte delle persone era atea, perciò prima o poi la morte di Dio sarebbe stata riconosciuta ufficialmente.

L’anticlericalismo, prima fu deista e poi ateo, poiché lo stato ha legato la sua sorte alla Chiesa, la moderna libertà di pensiero, per reazione, ha attaccato la Chiesa e lo Stato; l’anarchico. Proudhon aveva sperato che il cattolicesimo potesse riformarsi, poi perse le speranze e si convertì all’ateismo.

Nel 1848 in Francia nacque, per opera di Jules Simon, la prima società dei liberi pensatori, fatta di  deisti, panteisti e atei, nel 1862 nacque la relativa associazione internazionale, che si legò all’Internazionale socialista; s’invocò la separazione tra Chiesa e Stato, seguendo i massoni, si cercò d’inventare dei riti civili per sostituire quelli religiosi, per alcuni Satana rappresentava il progresso e la scienza.

Nel 1882 la lega per la separazione tra Chiesa e Stato protestò perché gli atei con le tasse pagavano lo stipendio ai preti, la lega faceva propaganda alla sepoltura non religiosa; nel 1909 i liberi pensatori fecero una campagna per eliminare le croci nei tribunali e le religiose negli ospedali. Queste iniziative furono poi replicate in vari paesi europei.

Nel XIX secolo la chiesa cattolica, traumatizzata dalla rivoluzione francese, si trasformò in una cittadella ostile alla cultura, il concilio Vaticano I del 1870, sotto Pio IX, ne fu un esempio; la scienza poteva effettivamente distruggere la rivelazione ed il dogma, la critica senza freno alla bibbia portava all’ateismo, le università libere rovinavano la Chiesa; a causa del modernismo, tanti cattolici persero la fede, anche Prosper Alfaric (1876-1955), professore di seminario, lasciò la Chiesa per incredulità.

Nel XIX secolo, la scienza delle religioni conobbe molta fortuna con Strauss, Feuerbach, Renan e Durkheim, tanti religiosi abbandonarono l’abito talare e si convertirono al libero pensiero,  Bakunin aveva affermato che Dio era la negazione della libertà umana; contrariamente a Comte, il massone Renan rifiutava il soprannaturale senza arrivare all’ateismo.

Gli eccessi della rivoluzione fecero rinascere una religiosità più spontanea e genuina, ciò malgrado,  in Italia il sacerdote Bertrando Spaventa (1817-1883) abbandonò il sacerdozio, affermando che la religione era un ostacolo allo sviluppo del libero pensiero e che il Dio trascendente era morto a favore dell’uomo.

Giovanni Gentile (1875-1944) affermava che la religione era destinata ad essere sostituita dalla filosofia, egli aveva una concezione laica dello stato però, come Hegel, riteneva  la religione utile per la sopravvivenza dello Stato, invece Benedetto Croce (1866-1952) definì la religione un mito puro; Hegel era stato panteista e aveva creduto in un Dio immanente nella natura, fu uno strano panteista che sosteneva la religione concreta per aiutare lo Stato.

Gli eredi di sinistra dell’idealismo hegeliano, come Ludwig Feuerbach (1804-1872), fondarono la loro filosofia sull’antropologia, affermarono che Dio aveva impoverito l’uomo e lo aveva alienato, perciò, per recuperare l’uomo, Feuerbach suggerì che bisognava sostenere l’ateismo più integrale. Marx ha affermato che il cristianesimo ha giustificato la schiavitù e l’oppressione del proletariato, ha dato appoggio alla classe dominante e ha predicato la rassegnazione; Lenin non riconosceva alcun ruolo positivo alla religione e basò il suo ateismo sul materialismo.

Eduard von Hartmann (1842-1906)  propose l’ateismo totale, che non doveva sostituire Dio  con altri idoli, come la classe, il partito, la razza, la nazione, la scienza, il progresso, la democrazia e l’uomo; anche Nietzsche costatava la morte di Dio, affermava che a Dio erano riuscite male troppe cose, prima di lui Schopenhauer aveva annunciato la morte di Dio;  quest’idea era stata incubata da molto tempo, Nietzsche era contro la morale da schiavi del cristianesimo, che voleva gli uomini pecore, ed esaltava il superuomo.

Gli studi di Freud riducevano la religione ad un fenomeno psichico a sfondo sessuale, per lui Dio rappresentava l’autorità paterna e l’ateismo, la ribellione contro questa autorità, affermava che la religione era uno stadio dell’evoluzione umana, una nevrosi collettiva che i progressi della ragione e della scienza avrebbero fatto arretrare.

La psicanalisi, riducendo Dio e la religione a fenomeni di coscienza, rafforzava l’ateismo,  affermava che la religione aveva origine morbosa, esagerando però con la nevrosi sessuale e con il conflitto edipico. Se Dio è visto come un padre eccellente o idealizzato, vuol dire che non si ha sempre un’opinione negativa del padre ma si desidera incosciamente un padre di tal fatta, capace di dare protezione e giustizia; rimane però il conflitto generazionale, che è un conflitto di mentalità facilitato dal fatto che oggi i figli rimangono in famiglia oltre l’adolescenza.

Nel 1917 in Russia l’ateismo diventò ideologia ufficiale dello Stato, la Chiesa fu separata dallo Stato, l’insegnamento della religione fu vietato, i membri del clero furono privati dei loro diritti, gli insegnanti furono reclutati tra gli atei; nel 1925 nacque l’internazionale dei liberi pensatori, con sede a Vienna. L’associazione dei lavoratori senza Dio fu fondata nel 1932 e aveva come socio Louis Aragon, il quale definiva i cristiani i fornitori di droga celeste; nel 1963 a Mosca fu creata una cattedra d’ateismo scientifico, l’ateismo marxista ha presentato la religione come un ostacolo alla liberazione delle classi oppresse.

Il libero pensiero voleva liberare l’umanità dall’infantilismo, cercando di affermare una pedagogia atea, allontanando la Chiesa dalla scuola; Comte, Feuerbach e Marx avevano affermato che Dio limitava la libertà umana. Gli pseudo atei hanno sostituito Dio con altre fedi, magari politiche, per alcuni cristiani, gli atei hanno preso di mira la caricatura del cristianesimo e non il cristianesimo autentico, che però non si sa quale sia, come non si sa quale Cristo sia esistito.

Il Dio antropomorfo è rifiutato dagli scienziati, gli scienziati sono in massima parte atei, panteisti o deisti, Einstein era panteista, chi tra loro fa il marketing per la Chiesa lo fa solo per fare carriera; oggi il cattolicesimo appare come il marchio di una cultura, tanti sono i cattolici non praticanti, non credono ai dogmi, non credono a Cristo, disertano le chiese e  a volte non credono nemmeno in Dio, si dicono cattolici  per farsi omologare e accettare, perché il cattolicesimo caratterizza una cultura.

Russell era contrario alle verità di qualunque fede, che producevano settarismi, fanatismi e crimini, i cosiddetti fedeli, spesso appaiono come ipocriti e conformisti, il fenomeno religioso interessa le scienze umane e sociali, la fede in Dio padre è soffocante e castrante e contraria alla libertà umana.

Bisogna riconoscere che più della metà dell’umanità forse è fatta di atei, deisti, panteisti, materialisti, razionalisti e agnostici, anche se in pubblico alcuni di loro dissimulano; l’ateismo consente di costruire un uomo solido e completo che sa difendere i suoi diritti e ha una corretta visione delle cose; oggi il mondo islamico è il più intollerante verso gli atei e quello più fanatizzato dal punto di vista religioso.

Per gli indiani ed i buddisti, il sacro non implica necessariamente la credenza in Dio, il che apre la strada ad una filosofia della natura o al ritorno alla religione della natura; comunque,  se tanti non credono in Dio, tanti altri credono ai fantasmi, alla reincarnazione, ai demoni ed alla magia.

Aristotele aveva affermato che si poteva provare l’esistenza di Dio, però i razionalisti ed i materialisti non si  sono fatti convincere, le chiese sono deserte, l’uomo ha creato gli dei e gli dei paiono morti;  però c’è chi è convinto che la fede, in qualunque forma, resiste alla scienza, perché ci sono uomini che hanno bisogno della fede, nel cervello umano è riposta la chiave del mistero,  l’uomo chiede  protezione, giustizia e sicurezza.

Ci sono persone che hanno rinunciato alla libertà di pensare, tra loro sono i credenti; per i romani, erano atei quelli che non seguivano i culti ufficiali, per i greci anche i deisti e i panteisti, l’ateismo è antico come la fede, i documenti più antichi sull’ateismo sono indiani e risalgono a duemila anni prima di Cristo; tanti sono diventati atei a causa delle ingiustizie del mondo, delle degenerazioni della Chiesa e per una richiesta di maggiore libertà per l’uomo.

La religione greca non aveva libri sacri e dogmi e le divinità erano sottomesse al fato, i greci chiamavano empi o atei quelli che negavano la presenza di Dio nelle vicende umane, anche Socrate fu accusato d’empietà e di corrompere i giovani. Aristotele sostenne che Dio era il motore immobile dell’universo; Robespierre e Napoleone, per la regione di stato, cercarono di riavvicinarsi  alla religione, Robespierre sosteneva che, per lo Stato, era meglio che il cittadino credesse in Dio.

Per Feuerbach è l’uomo che ha creato Dio, il quale  rappresenterebbe  la proiezione delle speranze umane di giustizia e di un mondo migliore, questa fede si è poi riversata anche sulle ideologie politiche; nel mazdeismo, nell’ebraismo, nelle religioni misteriche e della salvezza greche e nel primo cristianesimo vi era infatti l’idea di una salvezza e di un riscatto in terra per gli oppressi.

Però l’ateo vuole migliorare il mondo senza i premi celesti, l’ateismo è la premessa per la libertà dell’uomo, perché l’uomo con i pregiudizi è incatenato e rifiuta di usare la libertà di pensiero. Benedetto Croce ha affermato che l’uomo non ha bisogno di Dio e che  l’immortalità dell’uomo è data solo dalle sue opere.

L’uomo ha sviluppato le capacità razionali senza rinunciare all’irrazionale, come i miracoli, l’astrologia, la magia, le superstizioni e l’anima, il fatto è che l’uomo non è al di sopra e al di fuori della natura; i comportamenti automatici, cioè gli istinti, risentono delle influenze ambientali, il comportamento rituale è comune anche agli animali e dà spazio alla religione e ai rapporti  gerarchici.

Il cucciolo riceve l’imprinting dalla madre e crescendo è condizionato dalla cultura della specie, oltre che dalla biologia, la capacità di adattarsi all’ambiente naturale o sociale ha creato tanti tipi d’intelligenze; mentre gli animali garantiscono le stesse possibilità di successo all’interno del gruppo, l’uomo, per privilegio, soprattutto ereditario, ma non solo, mette in posizione superiore anche uomini meno datati.

Sugli animali esistono tanti pregiudizi, sono intelligenti, hanno una cultura, hanno un’organizzazione familiare e sociale, hanno una gerarchia, hanno i tabù, gli animali conoscono la morte, perché fingono di essere morti per difendersi; temono la morte, a volte traslocano i propri morti, le madri degli animali mostrano sofferenza di fronte alla morte dei propri figli (“L’animale irrazionale” di Danilo Mainardi). Da tutti questi fatti scaturì il rispetto verso gli animali da parte d’induisti e vegetariani, è lo spirito razzista che spinge gli uomini a odiare gli animali, che ci sono parenti, mentre le necessità alimentari sono d’ordine naturale.

Negli uomini, la paura della morte ha fatto nascere delle fantasie dopo la morte, che gli animali non hanno, naturalmente questo non è sufficiente per affermare che gli animali sono più razionali degli uomini; anche gli animali sono capaci di ingannare, in funzione antipredatoria o predatoria, nell’uomo l’inganno può essere un’ottima strategia in commercio, in politica ed in religione.

Anche gli animali, credono ai premi e alle punizioni, ma non nell’aldilà, il rapporto di causa ed effetto tra due eventi ha fatto nascere in uomini e animali le superstizioni ed i tabù,  poi trasmessi culturalmente. L’uomo non apprende solo per esperienza diretta, ma anche per trasmissione culturale, fanno così anche gli animali.

L’uomo ha sbagliato a mettere da una parte se stesso e dall’altra tutto il regno animale, i cani si considerano più simili all’uomo che alle zanzare, anche gli animali hanno un loro linguaggio, anche se più povero di quello umano, però l’uomo ha un linguaggio simbolico che manca agli animali ed è capace anche di astrarre dalla realtà.

I simboli sono segni convenzionali, rappresentano ed hanno relazione con altre cose, sono mezzi di riconoscimento abbreviati d’altre cose, anche le idee sono rappresentate con i simboli che sono usati in matematica, i simboli sono allusivi e hanno rispondenze. Per quanto detto, l’uomo rappresenta la cultura animale più innovativa.

L’imprinting data al neonato è irreversibile e, se si è adottati alla nascita,  può fare attaccare ad una specie diversa dalla propria, anche i topi praticano la trasmissione culturale, che è diversa dell’imprinting, perché non  è irreversibile e si può modificare; gli animali e l’uomo hanno un’eredità genetica ed una culturale, hanno l’evoluzione biologica e quella culturale, l’abitudine culturale diventa patrimonio del gruppo o della specie. L’uomo cambia cultura quando cambia religione o abito mentale.

Il rito è un obbligo eseguito nel gruppo sociale con scrupolosa osservanza, i riti esistono in religione, in politica, in agricoltura, nella vita sociale e sessuale, non sono sconosciuti agli animali; gli animali ritualizzano, in codice mimetico, per allontanare i competitori  e per il corteggiamento, tutti questi riti sono conquiste culturali. I riti esistono in religione, a scuola, nello sport, in politica, negli affari; in diplomazia si chiamano protocolli, sono anche detti buone maniere,  la società umana ha un collante nelle norme di comportamento ritualizzate culturalmente, il rito favorisce la coesione sociale.

Nel cristianesimo sono rito l’eucaristia e la messa, con la ritualizzazione, i membri del gruppo riconoscono la loro identità, cioè si riconoscono perché hanno qualche cosa in comune in quanto  appartenenti allo stesso gruppo; anche per questo la massoneria ha adottato certi riti, il rito è anche una rappresentazione simbolica e conservativa di un vecchio costume;  nell’uomo i riti diventano sacri con il passare del tempo, inoltre, chi officia il rito, ha sempre un’elevata posizione sociale.

L’atto di sottomissione serve a ridurre l’aggressività del più forte, a farsi accettare ed a conservare la propria vita, a definire i rapporti di gerarchia, anche tra le femmine di un gruppo esiste la gerarchia; tra i maschi animali, l’aggressività è spesso ritualizzata, tra gli uomini, i membri di un gruppo stabiliscono il loro rango, poi  nascono le gerarchie, che non dipendono solo dalla forza e dalle capacità, ma purtroppo, anche dal privilegio della nascita. Gli uomini vanno alla ricerca di titoli onorifici, anche gli abiti sono segnalatori dello stato sociale; tra gli uomini, le persone che hanno maggior potere, sono quelle che godono di maggiore autonomia e di maggiore libertà, a questa categoria non appartengono i lavoratori subordinati, ma vi appartengono i baroni e simili.

Tra i segnalatori dello stato sociale in passato vi fu l’età avanzata, considerata come somma d’esperienze, così nacque la casta degli anziani o senato del villaggio, questi anziani erano giudici, legislatori e amministratori, mentre i capi militari erano giovani e forti. L’uomo sociale, oltre il principio d’autorità, cioè di gerarchia, in teoria segue anche quello di competenza, anche se, per nascita, privilegia anche gli incompetenti, gli animali non si comportano così.

Negli animali e nell’uomo, la  condizione di sudditanza al capo branco  può generare una forma di  castrazione psicologica; uomini e animali hanno un senso di proprietà o sovranità sul territorio in cui abitano, chi, dal di fuori, contesta questa sovranità deve iniziare una guerra. La proprietà può essere privata o comune, si riferisce generalmente alla terra, ma anche al prodotto del proprio lavoro ed figli, anche i coniugi sentono di possedersi reciprocamente.

L’uomo modifica la sua cultura più velocemente degli animali, però anche lui è soggetto alla natura ed al processo di selezione naturale,  l’evoluzione biologica è molto più lenta, dove c’è più cultura, vi è un più prolungato contatto tra genitori e prole. L’uomo primitivo seppelliva i morti per sottrarli ai predatori, non perché credeva all’altra vita, offriva ai morti generi alimentari, come omaggio e come si fa oggi con i fiori, non perché credeva che li mangiassero; primitivi e animali sono osservatori della natura e non sono idioti, i primitivi sapevano che questi alimenti deperivano sulle tombe.

Quando si riduce la biodiversità genetica all’interno di una specie, questa è a maggiore rischio d’estinzione, anche la diversità d’esperienze può essere utile all’uomo, anche le differenze ambientali costruiscono gli individui. L’intelligenza è comune ad uomini e animali, esiste solo una differenza di grado, l’uomo è più creativo e razionale, però non lo sono tutti gli uomini in eguale misura. Le specie animali hanno diversi gradi d’intelligenza e gli animali non sono allenati ad essere intelligenti; animali, primitivi e bambini vivono prevalentemente nel presente, l’uomo maturo guarda anche al suo passato e al suo futuro, fa progetti  e programma le sue azioni e la sua esistenza.

Le nuove specie e le nuove razze nascono quando degli individui della stessa specie si separano  e vanno ad abitare in ambienti diversi, quando s’incontrano di nuovo si combattono, perché l’uomo  tende a combattere i diversi, così nasce il razzismo, il quale viene anche dal senso di superiorità.

Il monoteismo fu rappresentato dal cielo in Cina, dove l’imperatore era figlio del cielo, e dal sole in Giappone, Egitto, America latina e Persia, rappresentato anche dalla croce. L’istituto monarchico, l’unità nazionale, lo Stato e l’impero favorirono l’avvento del monoteismo, infatti, quando esistevano le comunità di villaggio, dominavamo dei locali; la monarchia, come qualunque potere assoluto, si basa sul monopolio politico, lo raggiunge anche poggiandosi su una religione.

Nelle religioni monoteiste, il pluralismo spesso si è ricostituito per domanda di popolo, per ipostatizzazione o personificazione di qualità o emanazioni di Dio, così nacquero l’Angelo di Dio, la Sapienza di Dio, la Provvidenza di Dio, lo Spirito di Dio, la Parola o il Verbo di Dio; Filone d’Alessandria aveva considerato il logos o verbo alcune volte come emanazione da Dio, altre volte come persona distinta da Dio, anche se di natura divina, l’evangelista Giovanni affermò che il logos era Cristo

Il popolo non desidera un Dio troppo distante dalla sua vita di tutti i giorni, non è deista e vuole un Dio personale e divinità di rango inferiore; come il cristianesimo, anche il buddismo trasformò dei locali in santi protettori buddisti, dappertutto, dalla personificazione delle forze di natura, nacquero dei in forma umana.

L’ideologia nasce quando i tempi sono maturi, è costruita su un’idea, quando è adottata dagli uomini di potere è imbalsamata, quando è adottata dagli uomini comuni diventa una moda, serve a tenere gli uomini uniti attorno ad un partito. Anche la scienza vive di congetture e ipotesi non sperimentate, a volte sembra cadere nella metafisica e segue ancora le intuizioni; la verità a volte sembra irraggiungibile, però si può raggiungere gradualmente liberandoci dalle mistificazioni, dai dogmi, dalle mode culturali e dai condizionamenti sociali.

La verità non fa scoppiare la rivoluzione, è solo provocatoria, spesso una verità dissacrante fa solo ridere, però indispone le persone integrate in un partito che preferiscono continuare a dormire. La religione è la credenza in un ordine soprannaturale delle cose e nasce dove il sacro è diviso dal profano, se il sentimento religioso è innato,  la religione concreta è un prodotto culturale, anche se è sincretica, perché tributaria d’altre culture.

All’inizio le credenze religiose erano scarne e i primitivi ignoravano anche la teologia e la mitologia, credevano agli spiriti; per Nietzsche, la religione segna la preistoria dell’uomo, mentre la morte di Dio segna la storia, quando l’uomo diventa padrone del suo destino; anche per Comte e i positivisti credere in Dio disumanizza l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esigerebbe la morte di Dio.

L’uomo è combattuto da impulsi contrastanti, la paura di essere mangiati spinse l’induismo al rispetto della vita animale, secondo il principio: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”; però in guerra gli uomini spesso esorcizzano la paura della morte, provocando la morte d’altri uomini.

Leibniz, Freud e la psicologia affermano che Dio rappresenta il padre, Dio è il sovrano universale, padrone di tutte le cose, chiamato dai fedeli padre nostro, è un padre eccellente e ideale che dà protezione; patria, padrone e padrino derivano da padre, sembra perciò che nell’uomo ci sia anche una domanda di governo, di protezione e di gerarchia, concetti modellati sulla figura del padre eccellente. Infatti, Confucio difendeva la famiglia e l’autorità del padre, le femministe hanno voluto distruggere l’autorità del padre e quella maritale, solo questa rivoluzione è riuscita.

Non c’è adorazione tra uomini uguali, solo chi è più forte può proteggere, il debole non protegge il forte, il rapporto di gerarchia naturale serve a definire il rapporto tra forte e debole, il principio d’autorità ha natura religiosa; la maggior parte degli uomini e delle donne chiedono di essere protetti, gli uomini temono l’antropofagia evoluta degli altri uomini e perciò si mettono nelle mani del potere che li sfrutta; nell’età patriarcale era sentita l’autorità del capo della famiglia, gli avi erano divinizzati, gli anziani erano esaltati.

La rivoluzione non è riuscita contro i padroni e contro lo Stato, che sono ancora là, ma contro il marito e il padre si, i figli si sono sbandati, non hanno più modelli di riferimento, ci avviciniamo non all’eguaglianza tra marito e moglie, ma al matriarcato e il mondo non sarà migliore; le femministe hanno compiuto un disastro, perché la famiglia, il primo nucleo sociale naturale, come tutte le società, si reggeva sul principio d’autorità, piuttosto che sull’eguaglianza tra i coniugi.

La famiglia era da salvaguardare perché era esistita prima dello Stato, invece è stato salvaguardato lo Stato ed è stata distrutta la famiglia. In famiglia esiste una gerarchia naturale, se non comanda il padre, perché tollerato o assente, comanda la madre, inoltre i figli maggiori comandano su quelli minori.

Ha detto il Dalai Lama che le religioni sono delle medicine per lo spirito e Jung che sono medicine per la psiche, perciò chi è sano non ha bisogno di religioni; per Jung, le personalità introverse e  contemplative hanno la fede religiosa, anche Krishna divideva gli uomini d’azione da quelli di devozione; la religione ha fatto dell’irrazionale una verità superiore (“Il vangelo secondo la scienza” di Piergiorgio Oddifreddi).

Il misticismo è il tentativo di avere una comunicazione diretta con la divinità, è comune tra quelli che hanno un senso poco sviluppato della realtà, come avviene per i bambini e gli psicotici; lo scopo ultimo del misticismo è il raggiungimento dell’estasi, è la sublimazione della libido e, a volte, può produrre orgasmo, Freud affermava che la religione è la manifestazione della nevrosi collettiva.

La fede religiosa è stata favorita dall’oppressione, dallo sfruttamento, dalla povertà, dai sogni, dalla paura della morte e  del lavoro;  per la Bibbia in Eden e nel regno di Dio l’uomo era immortale e liberato dal lavoro fisico o subordinato, il mito svela che l’uomo vede come angosciosi la morte e il lavoro fisico o subordinato che, nella sua organizzazione più alienante, è sempre una forma di schiavitù. Furono i rabbini, contravvenendo a Genesi e alla comune opinione dei romani, a rivalutare il lavoro fisico.

In India ci sono popoli che professano più di una religione, forse questo costume favorì il sincretismo religioso, tra i greci c’erano templi in cui si adorava più di una divinità, credenze religiose passarono da una religione all’altra e da un popolo all’altro. Quando gli ebrei occuparono  Canaan, retrocessero le divinità locali a demoni; in Israele il potere non era alleato con i sacerdoti ma era rappresentato dai sacerdoti, lo Stato non era confessionale ma teocratico, in realtà, poiché il governo di Dio è un’astrazione, governavano i suoi vicari sacerdoti, con pieni poteri.

Filosofia vuol dire ricerca, è un tentativo di ordinare il mondo in una visione razionale, unitaria e sintetica, invece la scienza è specializzata e procede lentamente e metodicamente, sono esistiti filosofi scienziati e la filosofia tende a cedere terreno alla scienza. Aristotele sosteneva che le nostre conoscenze derivano dall’esperienza; seguirono il metodo deduttivo e intuitivo Aristotele e Leonardo da Vinci, furono induttivi e sperimentali Socrate, Galileo, Bacone e Hobbes.

In scienza  le ipotesi si fondano sulle intuizioni, fanno tornare quindi alla scienza deduttiva e alla filosofia, infatti, non tutto è sperimentabile, ad esempio sull’origine e sulla fine dell’universo. Ardigò ha affermato che con l’istruzione e l’educazione si distrugge l’originalità creativa dell’individuo, la responsabilità di questo disastro è addebitabile allo Stato ed alla Chiesa, i due fratelli siamesi.

Poiché le leggi dell’universo sono sempre le stesse, anche se paiono infinite, la conoscenza dell’uomo dovrebbe tendere alla conoscenza assoluta, se non si autodistrugge prima; non la pensavano così Spencer, Pascal, Montesquieu e Kant, eppure un lago senza affluenti si può svuotare anche con un cucchiaio, purché non si abbia fretta.

Per ragione di potere e di privilegi, oggi pare che in Italia sia stato firmato un armistizio tra scienza e religione, nel senso che la scienza indaga sulla materia e la religione sullo spirito; inoltre, la scienza pare operare con molto tatto e spirito timoroso e reverenziale verso la religione che domina sullo Stato.

La religione è sempre servita a tenere uniti ed a legare, è sempre stata uno strumento di coesione sociale, soprattutto quando il lavoro era visto come fatica e il governo come un’oppressione. Le religioni inventarono le cerimonie d’iniziazione o riti di passaggio e di purificazione, come la nascita, la pubertà, il matrimonio e la morte, chiamati sacramenti dai cristiani; i sacramenti rendono indispensabile la presenza di sacerdoti celebranti, che perciò ne hanno fatto commercio.

Il totem della tribù era l’animale protettore, dal totem animale nacque la divinità a forma d’animale e lo stemma della case nobiliari, Zeus era stato anche toro ed aquila, Geova era stato toro, il pesce era stato il totem dei pescatori palestinesi, in India all’inizio il dio Visnù aveva l’aspetto di pesce, anche Cristo fu rappresentato con un pesce. In un secondo tempo queste divinità divennero antropomorfe, probabilmente l’associazione al toro ed al pesce nasceva dall’importanza di questi animali in certe economie, perciò furono assunti come totem e come protettori locali, il toro rappresentava anche la forza fisica e riproduttiva.


 

CAPITOLO 2

L’EBRAISMO

 

Il culto dei cananiti, abitanti la Palestina prima degli ebrei, era diretto verso Astante ed i geni locali o Baal; la divinità specifica si riconosceva aggiungendo a Baal, che significava Signore, un nome specifico, ad esempio Baal Zebub o belzebù era il signore delle mosche. Il tutto dava origine ad un politeismo assai ricco, questo, con l’evoluzione economica, demografica e statuale, si evolse in un politeismo meno radicato ad un luogo specifico e più universale; tra i cananei  il dio del grano era Dagon, il dio della fortuna era Gad, Geova era il dio dei gebusei, che dominavano Gerusalemme prima degli ebrei, in origine era rappresentato da un toro.

Gli israeliti giunsero nelle terra promessa da Dio ad Abramo, all’inizio furono politeisti, poi  monolatri, cioè avevano un solo dio per loro, in un rapporto esclusivo, poi divennero monoteisti, cioè credettero ad un solo Dio nell’universo per tutti. Al tempo di Gesù in Palestina vivevano meno giudei che nel resto del mondo, sembra che la diaspora abbia accompagnato da sempre la vita degli ebrei, c’erano ebrei sparsi in Egitto, Babilonia, Grecia, Roma, Siria, ecc., ce n’erano soprattutto ad Alessandria d’Egitto, gli ebrei sono stati sempre di casa in Egitto; nel 70 d.c. la diaspora aumentò con la distruzione d Gerusalemme.

A Gerusalemme, sotto gli Asmonei, divenne abbastanza accettata l’idea della retribuzione dopo la morte, dell’immortalità dell’anima e del giudizio ultraterreno, personale e universale; in precedenza,  per ebrei, greci e romani, nel regno dei morti o Sceol, Ade, Averno o Inferi, vi erano state solo le ombre dei defunti, senza separazione di sorte tra buoni e cattivi.

Dopo gli egiziani, anche Zoroastro o Zaratustra (VII secolo a.c.) parlò di giudizio individuale delle anime dei morti, i buoni erano ammessi alla presenza di Dio, i cattivi erano precipitati all’inferno, parlò di un giudizio universale e collettivo che avrebbe colpito tutta l’umanità, i corpi resuscitati si sarebbero riuniti alle loro anime; queste idee furono raccolte da filosofi greci e dai farisei e furono respinte dai sadducei.

Sulla scia di Zoroastro, alla vigilia dell’era volgare l’Ade dei greci si era evoluto, perché ospitava tartaro e campi elisi, il primo riservato ai cattivi, il secondo ai buoni, a questo tipo d’oltretomba s’ispirarono i cristiani, anche Dante prese dai persiani l’idea dell’inferno.

Perché fosse capita dal popolo, nelle sinagoghe la legge era tradotta in aramaico, si pregava orientati verso Gerusalemme, ci si recava dalla provincia al tempio una volta l’anno, a Pasqua, e nella sinagoga locale quando si effettuava la lettura della legge e per le festività religiose, spesso associate al ciclo agricolo. Durante la vita nomade nel deserto, si erano eretti altari provvisori con delle pietre, il tabernacolo era un santuario portatile che conteneva l’arca santa.

Ogni festa religiosa era una rievocazione, le preghiere erano collettive ed erano esaltazioni di Dio, benedizioni di Dio e promesse d’obbedienza, non richiese di miracoli; l’iniziazione religiosa avveniva a 13 anni e poi si diveniva adulti, si poteva leggere la legge  in sinagoga e sposarsi, gli studi dei ragazzi iniziavano a cinque anni e si concludevano a dodici,  includevano la storia del popolo ebraico, da Adamo e Mosè, e la legge.

La bibbia ebraica fu impostata nel VI secolo a.c. a Babilonia, durante la cattività babilonese, la storia di Eva, di Noè, della torre di Babele, della nascita di Mosè, sono tutte ripetizioni di favole sumero-babilonesi, i libri sacri sono il risultato di continue aggiunte e correzioni, non abbiamo gli originali. Gli ebrei erano stati nomadi, pastori e mercenari; eber, da cui deriva il termine di ebreo, significava appunto errante. Come i popoli cananiti, gli ebrei offrivano in sacrificio i primogeniti degli animali domestici e dei figli maschi ad Astarte e Moloc, poi l’usanza fu soppressa dai sacerdoti di Geova e sostituita con il riscatto dei primogeniti, cioè una tassa a favore del tempio.

Secondo la bibbia, Abramo, nipote di Noè, dalla campagna di Ur, in Mesopotamia, si diresse prima nel deserto del Neghev, poi entrò in Egitto e seguendo l’antico costume, si offrì di sacrificare a Dio suo figlio Isacco; la tribù di Abramo rimase nel deserto del Neghev per due secoli, finché Giuseppe, figlio di Giacobbe o Israele  non divenne viceré d’Egitto e così chiamò gli ebrei in Egitto. In Egitto, gli ebrei colonizzarono il delta orientale del Nilo, o terra di Gessen, poi, al tempo di Mosè, furono espulsi dal paese, forse erano stati al servizio degli Hicksos invasori, che erano semiti come loro.

Sul monte Sinai, Mosè ricevette da Dio le tavole della legge,  fu il  primo legislatore e riformatore religioso d’Israele, che raccolse le leggi consuetudinarie del popolo; in precedenza il suo popolo aveva adorato il toro, il vitello e il serpente; Mosè rimase  quarant’anni nel deserto e morì prima dell’invasione della Palestina ad opera del suo successore Giosuè. In realtà le varie tribù si stanziarono in Palestina in tempi diversi e poi si confederarono, la prima ad entrare fu la tribù di Giuda a Sud, che metabolizzò il culto di Geova, già praticato dai gebusei di Gerusalemme.

Né Noè, né Abramo, né Mosè sono personaggi storici, Mosè potrebbe anche essere stato un notabile egiziano espulso dal suo paese, infatti, il suo nome potrebbe non essere ebraico, la leggenda afferma che era stato abbandonato nelle acque, come re Sargon di Babilonia, e poi adottato dalla famiglia del faraone. Mosè, che aveva metabolizzato le credenze egiziane sul culto del sole, impose il monoteismo, fondò il potere dei sacerdoti leviti e creò il partito dei nazareni, uomini consacrati a Dio, che non bevevano alcolici e avevano i capelli lunghi.

Nella bibbia gli eroi erano partoriti da donne sterili fecondate da Dio, così accadde ad  Isacco, Esaù, Giacobbe, Sansone e Giovanni Battista, invece si afferma che Gesù nacque da una vergine, com’era nella tradizione dei salvatori o soters pagani delle religioni misteriche. Al tempo del profeta Samuele, gli ebrei chiesero un re, al posto dei giudici che li governavano; fino allora, profeti e giudici erano appartenuti al partito dei sacerdoti, i sacerdoti si sentivano minacciati dalla richiesta, poi accettarono, a condizione che fossero loro a scegliere il re, in pratica lo volevano loro fantoccio.

Il primo sovrano, Saul, fu unto dai sacerdoti con olio sul capo, in segno di consacrazione, da questa unzione regale derivò il titolo di unto o messia o Cristo, Saul governava sulle dieci tribù del nord, dette Israele, e aveva Ebron come capitale, mentre a sud, la potente tribù di Giuda, rimase inizialmente fuori della federazione. Saul governò per dieci anni e fu destituito dai sacerdoti e da Samuele che unse, come nuovo re, il pastore Davide di Betlemme di Giuda, che si era distinto  nella guerra contro i filistei; Davide estese la federazione alla Giudea e spostò la capitale a Gerusalemme in Giudea.

Davide era un libertino, era legato sessualmente a Gionata, figlio di Saul, sposò la figlia di Saul, Mikal, regnò 40 anni, ma le tribù del nord gli erano ostili, non sopportavano le tasse di Gerusalemme e miravano a tornare indipendenti; il re proclamò erede il suo secondogenito Salomone, al posto del primogenito Adonia, che fu ucciso da Salomone per eliminare un pretendente al trono. Il governo di Salomone si reggeva su dodici prefetti, dislocati presso le tribù, il costo della sua corte, delle sue numerose opere pubbliche e del tempio che costruì, pesavano sulla pelle del popolo; con l’aiuto dei fenici, che fornirono legno e architetti, in sette anni realizzò un tempio maestoso.

Salomone teneva relazioni con il re di Tiro, con la regina di Saba e con il faraone, aveva innumerevoli concubine e mogli, tra le quali anche una figlia del faraone, suo figlio Roboamo, adorava Astarte e Moloc e quando gli successe, rifiutò al nord la riduzione delle tasse, così fu la secessione d’Israele. Nell’880 il regno d’Israele al nord fissò la capitale  in  Samaria ed eresse un altro tempio a Geova a Garazim, nel 722 a.c. gli Assiri occuparono il paese, deportarono la popolazione e ne fecero immigrare dell’altra dagli altri paesi dell’impero; nel 586 a.c. la Giudea cadde sotto i colpi dei babilonesi di Nabucodonosor, che  distrusse Gerusalemme e deportò 20.000 ebrei, tra maggiorenti e artigiani.

Durante la cattività babilonese, che durò cinquant’anni, nacque la bibbia ebraica ed il talmud  babilonese, nel 540 a.c. Ciro il Grande di Persia fece ritornare gli ebrei in Giudea, guidati da Zerobabele, discendente di Davide, i giudei, ricostruirono il tempio; Erode il Grande, al tempo di Cristo, lo ristrutturò; nel 70 d.c. e nel 135 d.c. i romani distrussero di nuovo città e tempio, sterminarono tanti ebrei e ne deportarono altri come schiavi. I re d’Israele e Giuda erano stati idolatri e la religione ebraica s’impose definitivamente solo al tempo dei riformatori religiosi  Esdra e Neemia, cioè al ritorno dalla cattività babilonese, i sacerdoti  distrussero gli idoli, stesero la Bibbia e svilupparono la tradizione orale del Talmud.

Al tempo di Davide, gli ebrei si portavano dietro su un carro, durante le campagne militari, l’arca dell’alleanza, che conteneva le tavole della legge; presso gli ebrei esisteva la schiavitù dì guerra, quella di nascita, quella di mercato e quella per debiti; adulterio, incesto, bestemmia  e apostasia erano puniti con la morte, i matrimoni misti erano scoraggiati. Com’era costume, gli ebrei in guerra offrivano la pace in cambio di tributi, se costretti alla guerra uccidevano i maschi e facevano schiavi donne e bambini.

Durante la diaspora, la propaganda religiosa si svolgeva in assemblee cittadine o ecclesie, come quelle d’Alessandrina, Corinto, Efeso, Damasco, Antiochia e  Gerusalemme, poi rimpiazzate dalle sinagoghe; nel IV secolo a.c. all’interno dell’ebraismo, maturò una corrente spirituale ed una  nazionalista, entrambe  si richiamavano ai profeti, nel 168 a.c., i nazionalisti Maccabei unificarono le due correnti, divenendo capi temporali e spirituali.

Il tempio di Gerusalemme fu completato da Salomone, nel 586 a.c. fu distrutto da Nabucodonosor, nel 516 a.c. fu ricostruito, era il secondo tempio, nel 19 a.c. il tempio fu ristrutturato da Erode il Grande, era il terzo tempio, nel 70 d.c. fu distrutto dai romani di Tito; nel 1119 i  templari o cavalieri di Cristo si stabilirono nel sito del tempio, ove era sorta la moschea di Al-Aqsa.

Gli ebrei di Giudea erano più chiusi verso il mondo ellenistico, rispetto agli ebrei ellenizzati della diaspora e d’Alessandria, la chiesa adozionista di Gerusalemme non è mai esistita; gli ebrei di Giudea avevano un atteggiamento di superiorità verso quelli di Galilea, terra di ribellione, che aveva anche una popolazione pagana, e verso i gentili. Nell’impero, gli ebrei rappresentavano una minoranza molto numerosa, su sei milioni di ebrei, allora solo un milione viveva in Palestina; grazie alla presenza di una numerosa diaspora, nel III secolo a.c. l’antico testamento fu tradotto in greco ad Alessandria.

Alla morte di Alessandro (332-323 a.c.), quattro suoi generali si divisero l’impero, la Palestina toccò ai seleucidi siriani e, tra questi, Antioco IV Epifane (215-164 a.c.) proibì pratiche religiose ebraiche, la circoncisione, il rispetto del sabato ed i divieti alimentari; si rivoltarono i Maccabei, di famiglia sacerdotale e discendenti da Davide, Giuda Maccabeo liberò la Palestina dai seleucidi e fondò la dinastia asmonea, che però, a causa del trasformismo della politica, con il tempo accettò costumi ellenistici.

In Israele, come nel resto del mondo antico ed in Egitto, la classe dirigente e parassitaria era proprietaria della terra ed era destinataria di entrate fiscali, questa classe dirigente ruotava attorno al tempio di Gerusalemme, dov’era il Sinedrio o consiglio dei sacerdoti e degli anziani.

Nel 63 a.c. Pompeo riuscì ad imporre al regno degli asmonei il protettorato romano, prima conteso tra Ircano II, sostenuto dai romani, e suo fratello Aristobulo II, ci fu una rivolta, repressa da Pompeo. Alla morte di Aristobulo II, la lotta contro Ircano II continuò con Ezechia; Erode il grande, sostenuto dai romani, mise a morte Ezechia, al quale successe suo figlio Giuda il galileo, nel 40 a.c. Erode il grande salì sul trono.

Nel paese era diffusa l’odio verso le tasse ed i romani, i contadini erano oppressi dai debiti e dai proprietari terrieri, perciò si davano al banditismo o alla guerriglia; i romani si appoggiavano sui latifondisti e sulle famiglie sacerdotali, cioè sui notabili locali, il tempio attraeva parassitariamente ricchezze da tutto il paese.

La presenza di schiavi peggiorava le condizioni dei contadini liberi ma poveri, tanti si riversavano in città e contavano sulla carità privata, anche perché a Gerusalemme mancava la carità pubblica degli imperatori romani conosciuta a Roma; il prefetto romano viveva a Cesarea e si recava a Gerusalemme nelle grandi festività.

Alla morte di Erode il grande, Giuda il galileo diresse una rivolta esseno-zelota ed il proconsole della Siria, Quintilio Varo, fece crocifiggere Giuda e 2.000 suoi sostenitori; il suo posto fu preso dal suo primogenito Giovanni e dai suoi sei fratelli, uccisi a loro volta dai romani, l’ultimo dei quali, Menahem, morì nella rivolta del 66, dopo essere stato acclamato re durante l’assedio romano di Gerusalemme.

I farisei facevano proselitismo, osservavano sabato, circoncisione e purità, aspettavano il regno di Dio ma non avevano le attese apocalittiche degli esseni, credevano al libero arbitrio; secondo le scritture, i farisei Nicodemo, Simeone e Giuseppe d’Arimatea erano amici di Gesù.

Gli scribi o dottori della legge, nacquero durante l’esilio babilonese, favoriti dalla lontananza dal tempio, erano studiosi della scrittura, la interpretavano, la insegnavano e affiancavano i giudici; alcuni di loro erano sacerdoti ma la maggioranza erano laici, portavano il titolo di rabbi o maestro, generalmente gli scribi erano farisei e facevano parte del Sinedrio con sadducei e farisei.

Gli zeloti, creati da Giuda il galileo, erano guerriglieri e terroristi, erano partigiani che lottavano per l’indipendenza d’Israele, svolsero un ruolo importante nella rivolta del 66-70 d.c., sono stati citati da Giuseppe Flavio nella sua opera: “Antichità Giudaiche”; dopo la caduta di Gerusalemme, perirono nella fortezza di Masada (73 d.c.), nel deserto di Giuda.

I costumi degli ebrei, a causa della loro religione, li facevano distanti dagli altri popoli, il che faceva nascere la diffidenza degli altri nei loro confronti, però queste cose sono accadute anche per altri popoli; tante volte le varie colture, dopo aver asservito l’uomo al loro interno, si sono scontrate tra loro, naturalmente sempre per interesse. L’unità ed il monopolio politico e religioso si basano sull’intolleranza, nascono  dalla convinzione di essere i soli depositari della verità, scagliando così all’inferno o in carcere gli oppositori, è accaduto con il cristianesimo, con il fascismo, con il comunismo e con l’islamismo.

Il manicheismo ha spinto gli uomini a vedere i peggiori difetti negli avversari e le virtù nel proprio gruppo, per gli ebrei, il prossimo erano gli altri ebrei, anche per i cristiani, l’amore, per lo più, era riservato ai soli cristiani della propria corrente, dagli altri ci si doveva difendere,  i favori si fanno solo all’interno del proprio partito.

Il sincretismo cristiano fu preceduto da quello ebraico, anche la religione giudaica si è formata con l’apporto di fenici, egiziani, babilonesi, persiani e greci; gli ebrei furono nominati, per la prima volta, su iscrizioni egiziane del XIV secolo a.c. e Israele nel 1225 a.c., allora la  Palestina marittima era la terra dei filistei, forse originari di Creta,  mentre gli ebrei erano nomadi e pastori.

Nel XII secolo a.c. ci furono le invasioni degli Hyksos in Egitto, dei dori in Grecia e degli indù in India, gli ebrei avevano adorato il serpente ed il toro ed i sacerdoti leviti erano stati legati al culto del serpente, infatti,  Leviathan vuol dire serpente maestoso; gli ebrei maturarono definitivamente il monoteismo con la monarchia e l’unità del paese.

Con l’occupazione del loro Stato da parte dello straniero e la loro dispersione o diaspora, gli ebrei migrarono in tutto il mondo conosciuto, anche in India ed in Cina, furono riformatori religiosi Abramo, Mosè, Ezechia, Giosia, Esdra e Neemia; artefici delle riforme furono profeti e legislatori legati alla casta sacerdotale.

Mosè non è un personaggio storico, in egiziano il suo nome pare voglia dire figlio, forse fu un intellettuale monoteista egiziano espulso dall’Egitto che si portò dietro gli ebrei stanziati sulla terra di Gessen, sul delta orientale del Nilo. Gli ebrei in Palestina fecero una federazione di dodici tribù, poi adottarono l’istituto monarchico, ci fu la secessione d’Israele a nord, la debellatio di questo stato per mano assira, con la deportazione degli abitanti, mentre i samaritani furono fatti immigrare in Israele. I samaritani consideravano ispirati solo i libri del pentateuco, mentre, per gli ebrei, i libri del canone sono 24, i samaritani adoravano Dio sul monte Garizim e a Sichem, mentre i giudei lo adoravano a Gerusalemme, però i samaritani conservarono anche l’idolatria.

Dopo la divisione dello Stato, profeti come Isaia e Michea, legati alla casta sacerdotale, difendevano Geova e le sue leggi e profetizzavano la venuta di un salvatore che replicasse le imprese nazionaliste di Davide ed il riscatto d’Israele, asservita allo straniero. Nel VI secolo a.c. Giuda cadde sotto i babilonesi, mentre Israele al nord era già caduto sotto gli assiri e di dieci tribù si perse la sorte, la parte migliore e più colta del popolo giudeo fu deportata a Babilonia, dove gli ebrei appresero la mitologia babilonese e la religione del riformatore persiano  Zaratustra. Da notare che nel VI secolo a.c. erano nati Pitagora, Zaratustra, Budda, Lao Tsè e le loro idee si diffusero, anche i giudei diffusero allora le loro idee a Babilonia ed in Persia.

Babilonia fu sconfitta dalla Persia e, dopo cinquantenni d’esilio, nel 539 a.c. i giudei tornarono sulla loro terra, nel 333 a.c. Alessandro sconfisse il persiano Dario III e costruì un immenso impero, che però non sopravvisse alla sua morte e si spaccò; la Palestina fu prima  sotto i tolomei egiziani e poi sotto i seleucidi siriani.

In questo quadro crebbe l’attesa del salvatore o messia, il partito degli asidei portò avanti l’escatologia messianica, l’attesa si concretizzò nella rivolta contro i seleucidi da parte della famiglia dei Maccabei, che ottenne l’indipendenza del paese e unificò la carica sacerdotale con quella reale. Gli asidei avevano sostenuto il movimento dei maccabei,  però, diversamente da esso, erano per la separazione dei poteri; chiuso il periodo dei maccabei e dei successivi asmonei, dagli asidei nacquero, per scissione, farisei ed esseni, che rimasero in antitesi con la classe sacerdotale, i cosiddetti sadducei, ancorati alla tradizione religiosa ebraica.

I farisei credevano alla resurrezione dei corpi ed all’immortalità dell’anima, per loro quella dei buoni passava in un altro corpo, mentre quella dei cattivi era condannata al castigo eterno; i sadducei negavano il destino e credevano al libero arbitrio, negavano la sopravvivenza dell’anima, l’inferno e la resurrezione. Mentre i monaci esseni  del Mar Morto erano con i poveri, i sadducei affermavano che la ricchezza economica era un segno del favore di Dio, diversamente dai farisei, seguivano  l’interpretazione letterale della bibbia; con gli erodiani, i sadducei costituivano la classe dirigente ed aristocratica del paese, erano i collaborazionisti dei romani.

I sadducei prendevano il nome da Sadoc, primo sacerdote al tempo di Davide, e costituivano l’aristocrazia religiosa del tempio di Gerusalemme, erano compromessi con il potere politico, perciò erano contro le rivolte e contro le riforme, non vedevano di buon occhio nemmeno il messianismo.

I farisei erano contro il dominio straniero, però ai romani (Flavio) apparivano come neutrali, in realtà, a volte si schierarono, anche con le armi, con i nazionalisti, attendevano un salvatore nazionale, osservavano il sabato e la circoncisione; come luogo di culto, avevano le sinagoghe, dove si commentavano le scritture; tra loro, i più eminenti erano gli scribi o dottori della legge.

Come i sadducei, gli erodiani, esattori dei romani, rappresentavano la parte reazionaria e conservatrice della società giudaica, gli zeloti erano nazionalisti ribelli e guerriglieri contro i romani, la loro ala estremistica erano i sicari. Gli esseni erano un movimento nazionalista monastico e ascetico-spirituale, però  parteciparono alle operazioni militari contro i romani. Negli anni 70-73 d.c., nella fortezza di Masada, zeloti, esseni e parte dei farisei resistettero assieme contro i romani; gli esseni ospitavano anche fuoriusciti zeloti, quindi vissero a loro contatto, probabilmente Giovanni Battista, citato da Giuseppe Flavio, fu loro seguace.

Gli zeloti erano nazionalisti e rivoluzionari, erano ostili verso il potere, aspettavano il messia e propugnavano la lotta armata; per impedire il recupero dei debiti, incendiarono gli archivi pubblici, estorcevano riscatti ai ricchi ed incendiavano le case dei loro oppositori. Contadini spossessati dai creditori e schiavi organizzarono bande armate zelote in Galilea, che assalivano le carovane; gli zeloti erano contro i collaborazionisti dei romani, contro le ingiustizie sociali, per la restaurazione monarchica di Davide e per la teocrazia; erano fondamentalisti, per loro la resistenza ed il terrorismo erano un dovere verso Dio.

Al tempo di Cristo, i sicari, da sica o pugnale, erano pugnalatori zeloti, detti anche iscarioti, secondo Flavio, si mescolavano alla folla e colpivano alle spalle i loro avversari; nell’Islam, gli assassini erano i mangiatori di Hashish, una setta sciita agli ordini di un vecchio della montagna che si drogava con l’hashish prima delle sue azioni terroristiche; il fanatismo religioso del monoteismo ha partorito sempre la violenza.

Invece i farisei generalmente erano patrioti più moderati e attendisti, nelle rivolte però alcuni di loro si unirono agli zeloti; singolarmente, i vangeli criticano sadducei e farisei ma non gli zeloti, però alcuni apostoli sono presentati come zeloti, probabilmente gli autori ellenizzati delle scritture cristiane avevano simpatie per questi patrioti del partito d’azione, anche se non ne esaltavano le azioni (Flavio).

Gli esseni avevano una comunità monastica a Qumran, sul Mar Morto, con la filiale dei terapeuti d’Egitto e rappresentanze nelle città, i loro scritti andavano dal III secolo a.c. al I secolo d.c., durante l’oppressione di Antioco IV (168-134 a.c.) i loro capostipiti asidei furono a fianco dei Maccabei; gli asidei erano stati difensori della legge e terapeuti, da loro derivarono gli esseni, detti anche nazareni o consacrati; si ritirarono nel deserto e si diedero una regola che attendeva due messia, uno sacerdotale di Aronne ed un altro regale di Davide.

Gli asidei erano contro agli asmonei, che avevano unificato i due poteri, erano per la separazione dei poteri; volevano difendere l’ebraismo dalle influenze pagane, si opposero al successore di Giuda Maccabeo, cioè a suo fratello Gionata Maccabeo, che si avvicinò ai seleucidi e unificò sul suo capo la carica di sommo sacerdote con quella di re.

Dal 134 al 31 a.c. gli asidei si erano diffusi anche in Siria e Damasco, erano detti i puri, poi, come esseni, si estesero a Qumran; quando scoppiò la lotta tra farisei e Giovanni Ircano I (morto nel 104 a.c.), che pure aveva unificato i due poteri, gli esseni si avvicinarono ai farisei; sotto Erode il Grande (31-4 a.c.) assunsero aspetti monastici, dedicandosi a studi e preghiere, e furono da lui protetti.

Nel periodo della lotta degli zeloti (4 a.c.-73 d.c.), la comunità essena ospitò zeloti, con cui gli esseni si allearono in un’atmosfera messianica, redassero il rotolo della guerra e si dicevano i figli della luce contro i figli delle tenebre.

Dopo la morte di Giuda di Gamala, avvenuta nel 6 d.c., o 19 a.c. (secondo Unterbrink), Qumran divenne quartiere generale zelota, era a 30 km da Gerusalemme, da lì Menahem, ultimo figlio sopravvissuto di Giuda, si diresse verso Gerusalemme, dove fu incoronato re ma perì per mano dei romani nel 66; nel 73 il nipote di Giuda, Eleazaro, perì suicidandosi assieme ai suoi, nella fortezza di Masada assediata dai romani.

I romani distrussero Gerusalemme, Qumran e Masada, dal 132 al 135 ci fu ancora una rivolta del messia Simone Barcocheba, sostenuto da zeloti e da alcuni farisei come Akiba, gli esseno-zeloti rioccuparono Qumran che fu definitivamente distrutta dai romani.

Gli esseni erano dualisti, rifiutavamo i sacrifici ed erano contro i sacerdoti, avevano il battesimo e una cena con pane e vino, generalmente erano celibi, però ce n’erano anche di sposati tra loro; secondo Flavio erano una pacifica comunità monastica, però Flavio non è sempre attendibile, il loro rotolo della guerra voleva lo sterminio dei figli delle tenebre, inoltre erano contigui con gli zeloti.

Giovanni Battista, cugino di Gesù, è citato da Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche 18, 116-119) il passo non è generalmente ritenuto falso, quindi il Battista potrebbe essere personaggio storico; secondo Matteo operava nel deserto di Giuda, vicino Qumran, battezzava come gli esseni, aspettando il regno di Dio, forse era un esseno; non ebbe niente a che fare con Gesù che non è mai esistito.

I sinottici affermano che Battista battezzò Gesù e riconobbe Gesù come Messia; dalle scritture sembra che Gesù e alcuni suoi discepoli furono discepoli di Battista e poi si staccarono da lui, infatti, il battesimo era anche una cerimonia d’iniziazione. E’ probabile che fu il Battista a scegliere una vita autonoma rispetto al monastero degli esseni. Battista non conobbe Cristo, nei secoli a venire; i rapporti tra cristiani e battisti furono conflittuali e, contrariamente a quanto riporta Giovanni, gli eredi di Battista, come i mandei dell’Irak, non riconobbero e non riconoscono Cristo come messia.

Nel 60 a Cesarea scoppiarono disordini tra greci ed ebrei, che finirono in un massacro, nel 66 ci fu la rivolta in Giudea e la guarnigione romana fu sopraffatta, Nerone affidò il compito della repressione a Vespasiano, che dal 67 al 68 prese la Galilea, poi fu fatto imperatore ed affidò al figlio Tito il comando delle operazioni militari in Palestina.

Tito conquistò la Giudea ed espugnò Gerusalemme nel 70, distrusse città e tempio e fece un massacro, la menorah, il candelabro a sette braccia, fu portato a Roma, i giudei furono deportati come schiavi; iniziò così la terza diaspora degli ebrei, dopo quella assira e babilonese, nel 73 cadde Masada, dopo il suicidio collettivo degli zeloti assediati. Ispirandosi a questi fatti, alla comunità degli esseni, ai personaggi Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala ed a Mitra, gli inventori del cristianesimo, gettarono le basi del cristianesimo e della teologia cristiana, con il personaggio antistorico chiamato Cristo.

Gli esseni aspettavano due messia, uno regale e uno sacerdotale, cioè erano per la separazione dei poteri, e affermavano che un giorno i figli della luce, cioè loro, avrebbero prevalso su quelli delle tenebre, adottarono l’escatologia persiana. Gli esseni conoscevano magia, occultismo, astrologia, sistemi di guarigione; seguivano il calendario solare, mentre il tempio di Gerusalemme seguiva quello lunare, conoscevano il battesimo e altre pratiche d’iniziazione e, come gli yoga indiani, erano capaci di andare in trance.

Il quartiere generale degli esseni era a Qumran, vicino al Mar Morto, vivevano in tende e capanne e nelle grotte conservavano i manoscritti, la loro era una vera città monastica. Tra gli esseni non c’erano schiavi, generalmente erano celibi, alcuni di loro, però, aderivano ad un ordine terziario e si sposavano; vivevano in comunità di beni, erano frugali, pregavano spesso, rifiutavano il giuramento, credevano all’immortalità dell’anima, conoscevano e commentavano le sacre scritture, battezzavano, guarivano e profetavano.

I manoscritti degli esseni furono composti dal III secolo a.c. al II secolo d.c.; come Zaratustra, gli esseni attendevano il giorno in cui i malvagi sarebbero stati sterminati, gli esseni praticavano un pasto comunitario, durante il quale il sacerdote benediceva il pane e il vino (“Nuove ipotesi su Gesù” di David Donnini). Giuseppe Flavio e Filone d’Alessandria ci hanno fatto arrivare notizie sugli esseni.

Il pasto comunitario e di beneficenza o agape, tra i cristiani si sarebbe trasformato nell’eucaristia, ringraziamento in greco, Paolo vi aggiunse il sacrificio di Cristo, con la trasformazione del pane e del vino nella carne e nel sangue di Cristo; l’eucaristia esisteva anche nella religione di Mitra.

Paolo non è mai esistito, fu inventato dallo gnostico Marcione, che aveva dato vita alle prime lettere di Paolo e ad un suo vangelo gnostico che ispirò Luca;  poi, messo da parte Marcione per opera dei cattolici, Paolo fu rilanciato dai Pisone, da Plinio il giovane e da Ireneo; Ario Pisone lanciò il vangelo di Marco e Ireneo quello di Giovanni.

Nel sito esseno del Mar Morto, assieme ai manoscritti, sono state trovate anche monete di quel periodo, fra i rotoli vi era anche il libro completo d’Isaia, questi rotoli parlano della persecuzione, da parte dei sacerdoti del tempio, di un loro capo religioso; in questa comunità monastica si praticava il battesimo e il pasto eucaristico, a base di pane e vino, in memoria del maestro scomparso, nell’attesa del messia sacerdotale di Aronne, della tribù di Levi, e del messia regale d’Israele, della tribù di Giuda, rappresentanti del potere spirituale e di quello temporale.

I manoscritti del Mar Morto attestano che parte della dottrina di Cristo esisteva in Palestina già prima della nascita di Cristo;  in gran parte, trattasi di manoscritti apocrifi sconosciuti e incompleti, cioè sono frammenti di manoscritti, scritti in ebraico, aramaico e greco; la biblioteca, scoperta nel 1947, fu messa in salvo dagli esseni nel 70 d.c., per preservarla dalle distruzioni dei romani.

I profeti ebrei, quattro maggiori e dodici minori, scrissero dopo che vari eventi profetizzati si erano verificati, con i libri apocalittici annunciavano la liberazione del paese per mano di un messia che avrebbe trionfato sui malvagi e sui nemici.

Il regno di Dio sarebbe durato mille anni, da ciò venne il termine millenarismo, per gli ebrei, Roma.

era Babilonia e la bestia. Il concetto di nuovo millennio erano noto anche a greci e romani, che attendevano una nuova età dell’oro, ne avevano parlato anche Virgilio e Ovidio e vi credevano i persiani; l’idea del rinnovamento del mondo e di una nuova era si sviluppò con i pitagorici e gli stoici.

Antioco IV Epifane seleucide trasformò il tempio di Gerusalemme in un tempio di Zeus e provocò una rivolta che nel 167 a.c. portò all’indipendenza del paese, sotto i Maccabei e gli Asmonei; questi  secondi unificarono nelle loro mani il potere politico e quello religioso, a loro si opposero gli esseni, che volevano un messia religioso ed uno politico, indipendenti tra loro, cioè volevano la separazione dei poteri tra stato e religione.

Il popolo lottava contro i romani, mentre i ceti abbienti erano scesi a patti con i dominatori, nel 63 a.c. Pompeo occupò militarmente la Giudea, una rivolta scoppiò nel 4 a.c., una nel 66 d.c. e una nel 132 d.c.; da allora il messianismo, a causa delle repressioni romane, si evolse definitivamente, rinunciando al riscatto nazionale e terreno per quello celeste.

Anche le sibille avevano il linguaggio della letteratura apocalittica ebraica; i libri sibillini romani erano d’origine etrusca ed erano consultati in momenti di crisi, anche gli ebrei alessandrini possedevano libri sibellini, che spesso costituivano letteratura sovversiva, perciò Augusto e Tiberio, prima li proibirono e poi li fecero bruciare.

La Galilea, la terra di Gesù, era una regione ribelle ai romani,  anche il messia Giuda di Gamala era un galileo, la decima legione romana di Gerusalemme, in spregio agli ebrei, aveva come emblema un cinghiale (“Breve storia delle religioni” di Ambrogio Donini).

Il battesimo oggi è ancora praticato dai mandei, che vivono in  Irak e parlano un dialetto aramaico, sono seguaci di Battista e non riconoscono il primato di Cristo; dai vangeli pare che Gesù soggiornò nel deserto del Mar Morto, fu iniziato con il battesimo alla setta del Battista, che era probabilmente esseno, poi se ne separò con una scissione e si legò a zeloti nazionalisti; infatti, tra i discepoli di Gesù c’erano diversi zeloti. Quanto detto vale se si crede ai vangeli ed all’esistenza storica di Gesù.

I più antichi manoscritti biblici sono stati rinvenuti nel 1947 a Qumran,  nel Mar Morto, sono opera della comunità monastica degli esseni, il manoscritto più antico è del 250 a.c., pare ci sia una contiguità tra esseni  e cristiani o l’apparente derivazione dei secondi dai primi; i cristiani ebioniti potrebbero essere stati in realtà gli esseni, chi varò o inventò il cristianesimo s’ispirò anche alle idee e ai costumi degli esseni che non erano cristiani.

Nella biblioteca essena vi erano frammenti di tutti i libri del vecchio testamento e di libri apocrifi, quelli canonici sono 900 anni più antichi dei manoscritti ebraici in nostro possesso, tramandatici  dai masoreti ebrei della scuola palestinese e di quella babilonese. La comunità monastica essena, come i primi cristiani, aveva il disprezzo per i ricchi, era contro la schiavitù e costituiva un movimento religioso autonomo nei confronti del giudaismo; prima dei cristiani, annunciava una nuova alleanza, nel senso di nuovo testamento e nuovo patto, era  in contrasto con la classe dirigente del paese ed era  in attesa del giorno dell’ira, per il rinnovamento della terra.

Come tra i cristiani, la comunità era retta da anziani o presbiteri o preti, al di sopra di questi, vi erano gli ispettori o episcopi o vescovi, riti importanti erano la confessione, fatta in pubblico, la purificazione o battesimo con acqua e il pasto eucaristico in comune con pane e vino; l’adesione alla comunità implicava la rinuncia ai beni privati, i beni personali erano venduti ed il ricavato era messo in comune, la cassa era sotto la vigilanza degli ispettori, la preghiera aveva preso il posto dei sacrifici. Come si vede, vi erano tante cose in comune con i cristiani.

Un maestro di giustizia dirigeva il movimento, era il mediatore di un nuovo patto tra Dio e gli uomini, mentre un loro dirigente, il giusto sofferente, era stato messo a morte dai sacerdoti di Gerusalemme; il movimento si sviluppò dal 134 a.c. contro gli asmonei, come reazione all’accentramento dei poteri politici e religiosi nelle stesse mani, era contiguo agli zeloti.

Dai farisei derivarono i rabbini, tra loro vi erano i dottori della legge, depositari delle scritture, i sadducei erano l’aristocrazia sacerdotale e rappresentavano l’ortodossia religiosa, collaboravano con i romani ed erano in opposizione ai farisei, che sostenevano una teologia aggiornata; i sadducei scomparvero con la catastrofe del 70 d.c.

Le associazioni di resistenza al potere romano erano fatte dagli zeloti, che erano nazionalisti, obiettori fiscali e rivoluzionari, anche gli esseni  si opponevano alla classe dirigente d’Israele e avevano, con la loro vita comunitaria e l’amore per i poveri, una certa carica rivoluzionaria, erano un po’ contigui agli zeloti, il partito d’azione. Nel I secolo non esistevano cristiani in  Palestina, ma esistevano giudei nazareni che seguivano il nazireato, monaci esseni ed eremiti ebioniti; una falsificazione storica ha fatto credere che vi fossero esistititi nazareni ed ebioniti cristiani.

Gli zeloti si opposero all’occupazione romana, rifiutando anche il censimento, fatto dai romani a fini fiscali, si ribellarono sotto la guida di Giuda di Gamala e furono sterminati a Masada nel 73 d.c.. Gli esseni erano un ordine simile ai terapeuti ebraici d’Egitto, erano contro il servizio militare, però nel 66-70 d.c. presero le armi contro i romani, a fianco degli zeloti.

Nel 312 a.c. Tolomeo I d’Egitto aveva occupato Gerusalemme ed aveva condotto ad Alessandria una colonia israelita che si sviluppò numerosa e da lì passò a Cirene, Africa settentrionale, Etiopia e ad Eliopoli, poi si aggiunsero nuovi immigrati dalla Palestina; gli ebrei d’Alessandria si lasciarono ellenizzare ed adottarono anche la filosofia greca, loro esponente fu Filone.

All’epoca di  Gesù, gli ebrei di questa città erano un terzo della popolazione; il cristianesimo gnostico nacque, per sincretismo, in Egitto, tra ebrei e gentili, nel II secolo Roma lo metabolizzò e poi lo rilanciò come cattolicesimo, il quale aveva mosso  i suoi primi passi in Africa settentrionale, probabilmente a Cartagine. 

Nel III secolo a.c. Tolomeo II o Filadelfo chiese una traduzione della legge ebraica al gran sacerdote di Gerusalemme, Eleazar, in cambio avrebbe liberato dalla schiavitù gli ebrei deportati da suo padre Tolomeo I,  chiese perciò di inviare ad Alessandria 72 anziani, sei per ogni tribù; in 72 giorni l’opera fu terminata, nasceva la versione greca dei settanta della bibbia ebraica, che però aveva delle difformità con il testo ebraico.

I traduttori avevano edulcorato il testo originale, per renderlo più accettabile ai pagani, idealizzando, alleggerendo e attenuando la durezza di tanti passi, perciò il libro di Giobbe è parecchio più corto dell’originale e la lotta tra Giobbe e Dio non è più aspra. Nella versione ebraica, Dio parla faccia faccia con Mosè, in quella dei settanta in sogno ai profeti e in visione a Mosè.

Gli ebrei non volevano chiamare Dio per nome e perciò lo chiamavano Signore o Verbo, per Filone il verbo o parola era, per ipostatizzazione, il primogenito di Dio, per Giovanni evangelista, il verbo era Gesù, preesistente alla creazione. I farisei d’Alessandria tentarono anche di allegorizzare l’insegnamento mosaico; per Filone, a proposito dell’esodo, uscire dall’Egitto significava vincere la materia, per altri, il passaggio del Mar Morto fu un antidiluvio che, invece di far perire l’umanità, salvò gli ebrei.

L’interpretazione allegorica o simbolica era sempre una forzatura fatta sul significato letterale delle scritture, però l’interpretazione letterale doveva superare la difficoltà d’interpretazione di una lingua morta, povera di vocabolario, senza punteggiatura, senza vocali, senza titoli e senza divisioni in capitoli; in pratica tanti passi biblici erano oscuri di significato o d’interpretazione soggettiva.

Esseni, zeloti e nazareni furono precristiani ed il loro messaggio aveva molti tratti in comune con il nuovo testamento, si muovevano ancora nell’osservanza giudaica; quando uscirono dalla storia, entrarono in scena i cristiani, che avevano metabolizzato anche religione e filosofia dei gentili. I vangeli canonici in nostro possesso nacquero lontani dalla Palestina e  furono scritti in greco.

Paolo e la tradizione, cioè i padri della chiesa, affermarono che i nazareni cristiani di Palestina  avevano brevi rotoli sulla vita di Cristo come il “Libro delle testimonianze”, che ispirò il primo vangelo di Matteo; che gli ebioniti o poveri di Palestina consideravano Gesù solo un uomo adottato da Dio. In realtà, gli autori volevano solo attestare che gli adozionisti e subordinazionisti ariani, non riconoscevano a Cristo una natura divina e pari a Dio.

Insomma a Roma, nel II e III secolo si fronteggiavano, all’interno del cristianesimo, un partito gnostico, uno ariano ed uno cattolico. Ciò detto anche se, apparentemente, Ario (256-336) nacque dopo, perché la sua dottrina, chiamata poi arianesimo, era nota anche prima che egli nascesse; comunque, Ario credeva alla trinità ma non alla stessa sostanza delle tre persone.

L’arianesimo credeva Cristo subordinato a Dio ed a lui inferiore, in fondo, anche Origene (185-253) era stato subordinazionista. Attualmente sono monofisite, cioè credono ancora ad un’unica natura umana di Cristo, la chiesa cristiana copta d’Egitto, quella siriaca e quella armena.

In Israele la prima riforma religiosa fu fatta da Abramo, che si accostò al culto di Geova, una riforma religiose fu fatta da Mosè, che impose il monoteismo e la legge, il re di Giuda, Ezechia (727-699 a.c.), fece un’altra riforma religiosa e combatté l’idolatria; il re di Giuda, Giosia (639-609 a.c.) fece un’altra riforma e attenuò alcune prescrizioni della legge, il sacerdote Esdra, dopo la cattività babilonese, nel VI-V secolo a.c., promulgò il Pentateuco nella forma a noi più vicina e ristabilì l’osservanza della legge mosaica. Nel III secolo a.c ad Alessandria d’Egitto nacque la bibbia greca dei settanta e presso gli ebrei ellenizzati s’impose la teologia riformatrice dei rabbini; quindi, con l’era volgare, vide la luce il cristianesimo.

Il testo masoretico ebraico (in ebraico masora vuol dire tradizione) costituì per gli ebrei il testo definitivo, incluse le osservazioni critiche dei rabbini e fu iniziato nel 2° secolo a.c.; nella seconda metà del I millennio d.c., al testo delle scritture ebraiche furono aggiunte punteggiature e vocali, con punti e linee.

La divisione in capitoli e versetti della bibbia fu dovuta a S. Langton (XIII sec.) e R. Estienne (XVI sec.), negli originali delle opere questi mancavano e non esistevano nemmeno i titoli; la tradizione ebraica segue un canone alessandrino ed un canone palestinese, il secondo s’impose presso i rabbini,  il talmud è d’origine babilonese e palestinese. I cattolici seguono il canone alessandrino, i protestanti quello palestinese.

Secondo le cronologie bibliche passarono circa 2.000 anni dalla creazione ad Abramo, 2000 da Abramo a Cristo, 2000 da Cristo ad oggi, anche le ere legate ai segni zodiacali durano 2.000 anni; la scienza afferma che l’universo e l’uomo sono molto più antichi di quanto affermi la bibbia, però questi 6.000 anni sono gli anni della storia dell’umanità, dell’invenzione della scrittura, dello sviluppo dell’allevamento, dell’agricoltura e dell’urbanesimo.

Il popolo ebraico era un popolo caucasico di ceppo semita; nell’arte, nella letteratura e nella cultura risentiva l’influenza d’altre culture semite superiori, come quella caldea e babilonese; nessuna cultura o religione è completamente originale, anche un poema babilonese parlava di creazione e di diluvio universale.

Sotto il regime monarchico di Davide e Salomone (XI-X sec. a.c.), Israele raggiunse la massima potenza; la tradizione ha attribuito il Pentateuco o Torà a Mosè e l’Iliade e l’Odissea ad Omero, però questi libri erano opera della tradizione e di diversi redattori anonimi, infatti, esistono differenze di stile  nel Pentateuco e nelle opere di Omero.

Il Pentateuco o Torà è diviso in cinque libri: genesi, esodo, levitino, numeri e deuteronomio. Genesi è un racconto di tradizioni antichissime caldee e babilonesi, anteriori alla nascita del popolo ebraico; si divide in due parti, la parte preistorica e la parte storica dei patriarchi ebrei, nella prima parte la parola di Dio è rivolta all’intera umanità, nella seconda parte al popolo ebraico. Non sono indifferenti gli influssi egiziani sugli ebrei, che erano di casa in Egitto; dall’Egitto e dalla Persia gli ebrei, alla vigilia dell’era volgare, trassero l’idea dell’immortalità dell’anima.

La bibbia, con le tappe della creazione, sottintende un processo evoluzionistico che va dalle piante agli animali e all’uomo, però, stranamente, fa apparire le piante prima del sole e gli uccelli prima dei rettili, l’evoluzionismo sostiene altre cose. A causa di queste idee, nel 1887, Darwin affermò che inculcare la credenza di Dio nella mente dei bambini, può produrre un effetto dannoso sui loro cervelli non ancora perfettamente sviluppati.

Secondo le scritture, Dio ordinò ad Abramo di partire da Ur in Caldea per la Palestina, dove sarebbe divenuto il progenitore di una nuova nazione, Abramo si recò in Egitto, sua moglie divenne amante del faraone e ne ricevette molti doni e protezione. Abramo, Isacco e Lot hanno avuto costumi incestuosi e ci sono stati numerosi casi d’adulterio da parte dei patriarchi ebraici.

Dio consentì a Sara, moglie di Abramo, ormai vecchia, di procreare Isacco, poi chiese ad Abramo di sacrificargli il bambino, si afferma per metterlo alla prova, però il fatto ricorda che in Palestina i sacrifici dei neonati, soprattutto maschi e primogeniti, allora erano frequenti; il riscatto dei primogeniti, una tassa pagata al tempio, nacque da questo costume. Infatti, anche Divide sacrificò due figli ed il levitico prevedeva sacrifici umani e animali.

Isacco divenne il figlio prediletto di Abramo, che rinnegò il figlio Ismaele, da lui avuto da una schiava, destinato a divenire capostipite degli arabi ismaeliti; il figlio d’Isacco, Giacobbe o Israele, tolse, con l’inganno, al fratello Esaù il diritto alla primogenitura o successione, con lui Dio rinnovò l’alleanza e la promessa fatta ad Abramo ed Isacco. Giacobbe ebbe dodici figli, da cui vennero le dodici tribù, e diede vita alla nazione d’Israele. Così afferma il mito biblico.

La terra promessa assegnata da Dio ad Abramo era un territorio molto esteso, perché andava dal Nilo all’Eufrate, però in altri passi della bibbia il territorio fu ridotto e compreso tra Libano, Mediterraneo, Mar Rosso e Giordano. La Palestina occupata da Israele fu divisa tra le dodici tribù, però la tribù di Levi, una casta sacerdotale come i brahamini indiani, non ricevette un territorio, ma 48 città sparse per il paese.

La guerra di conquista, da Giosuè, successore di Mosè, fu cruenta, com’era costume in quei tempi, solo le donne vergini erano risparmiate; i sacerdoti ebraici, per evitare contaminazioni religiose, vietarono anche i matrimoni misti e la fraternizzazione con i popoli pagani indigeni.

Giuseppe, figlio di Giacobbe, fece carriera alla corte del faraone e, a causa della carestia in Palestina, chiamò in Egitto padre, fratelli e relative famiglie, in tutto settanta persone; gli ebrei rimasero in Egitto dai 400 ai 430 anni, forse però ad immigrare furono solo i leviti. Gli ebrei, divenuti  numerosi e potenti, furono espropriati da un faraone successivo e messi ai lavori forzati, il faraone ordinò anche l’uccisione dei loro figli maschi.

Il neonato Mosè fu salvato dalle acque dalla figlia del faraone, che lo adottò, il suo nome in ebraico significa “salvato dalle acque”, un mito preso in prestito da quello del re di Accad, Sargon, però in egiziano Mosè o moses significava anche figlio; forse era un profugo politico egiziano seguace di Akhenaton, il faraone monoteista, adoratore di Aton, spodestato dai sacerdoti egiziani; da Aton forse derivò l’Adonai degli ebrei.

Mosè, della tribù sacerdotale dei leviti, era un mago e faceva divinazioni e trucchi da prestigiatore, come tramutare un bastone in serpente; poiché era balbuziente, suo fratello Aronne arringava per lui il popolo. La discendenza ebraica era provata per via materna, mentre il sacerdozio dei leviti, da quali discendono i Coen o Cohen, avveniva per via paterna.

Per convincere il faraone a liberare e lasciar partire gli ebrei, Mosè fece cadere sull’Egitto dieci piaghe, che provocarono carestia, malattie e morte d’animali ed uomini, soprattutto dei primogeniti maschi; gli autori ci stanno parlando di carestie, epidemie e mortalità infantile che hanno sempre colpito l’umanità, allora le femmine neonate morte non erano calcolate, le donne non erano calcolate nemmeno nei censimenti.

Nell’emigrazione forzata o fuga dall’Egitto, gli ebrei furono seguiti dai carri egiziani che s’impantanarono in un acquitrinio sul delta orientale del Nilo; la bibbia afferma che partirono dall’Egitto oltre 600.000 uomini ebrei, più le donne, una cifra che pare esagerata; usciti dal paese, prima di entrare in Palestina, rimasero nel deserto per 40 anni, dove mangiarono manna e ricevettero leggi da Mosè.

Nel deserto, quelli che si ribellarono al potere dei sacerdoti furono stroncati con i loro seguaci, furono messi a morte anche gli ebrei che avevano fatto matrimoni misti perché i sacerdoti temevano l’apostasia; Mosè morì prima di entrare nelle terra promessa e gli successe Giosuè, al cui passaggio, narrano le scritture, le acque del Giordano si aprirono, com’era accaduto a Mosè con il Mar Rosso.

Per avere il tempo di sconfiggere gli amorrei, Giosuè chiese a Dio di fermare il sole; secondo i desideri di Dio, Giosuè fece una guerra di sterminio; nei salmi Dio era chiamato Signore degli eserciti, era il capo di stato maggiore di un piano di conquista, è accaduto nelle guerre sante combattute da ebrei, cristiani ed islamici.

Melchisedech era sacerdote di Dio e re di Salem o Gerusalemme, la città, prima che fosse occupata dagli ebrei, era abitata dai gebusei, la tradizione ebraica fece passare Melchisedech per essere semidivino, capostipite di un ordine sacerdotale soprannaturale, anche perché non se ne conosceva la genealogia, come per gli altri patriarchi ebraici; i cristiani rivendicarono a Cristo l’ordine sacerdotale soprannaturale di Melchisedech.

La religione ebraica iniziò ufficialmente con Abramo, capostipite degli ebrei, personaggio mitico, nomade e pastore, arrivò in Canaan o Palestina, proveniente dalla campagna di Ur in Caldea e probabilmente fu convertito da Melchisedech alla religione di Geova, fece cioè una prima riforma religiosa, anteriore a quella fatta dal legislatore Mosè; fino ad allora, gli ebrei erano stati idolatri ed avevano adorato il vitello e il serpente.

Il libro di Esodo tratta dell’uscita degli ebrei dall’Egitto e si articola in tre parti, oppressione del popolo e comparsa di Mosè, uscita dall’Egitto, promulgazione della legge e del codice dell’alleanza sul monte Sinai. La Torà era il codice degli ebrei e provava che la vita civile degli ebrei era intimamente connessa con la religione, ci sono connessioni tra la Torà e il codice babilonese di Hammurabi.

Il legislatore ebraico non fu né Dio, né Mosè, perché le norme consuetudinarie ed il diritto naturale, sentito dalle genti, nascono dalle tradizioni e dai costumi, Mosè non è un personaggio storico, chi scrisse per lui si limitò a raccogliere ciò che già esisteva, predisponendo un codice organico e univoco per tutti, esponendolo nella migliore chiarezza possibile, per dirimere le controversie tra il popolo, mantenere l’ordine ed il monopolio religioso.

Forse la presenza degli ebrei nella terra di Gessen, sul delta orientale egiziano, fa favorita dalla penetrazione degli Hyksos in Egitto, della stessa razza degli ebrei, iniziata nel 1730 a.c., nel 1570 gli invasori furono espulsi e gli ebrei furono resi schiavi; forse gli ebrei nomadi erano stati mercenari degli Hyksos, rimasero in Egitto dal 1728 al 1513 a.c. per 430 anni. Per altri studiosi, l’esodo avvenne nel 1290 a.c., sotto il faraone Ramsete II, gli ebrei potrebbero anche essere stati cacciati dall’Egitto dopo la sfortunata riforma religiosa monoteista del faraone Amenofi IV (1375-1358).

Il libro di Levitico prende il nome dalla tribù sacerdotale dei leviti, discendente di Levi, figlio di Giacobbe o Israele, alla quale appartenevano Mosè e suo fratello Aronne, contiene norme religiose raccolte da Mosè, attinenti ai sacrifici e ai cerimoniali. I leviti dirigevano il culto sacrificale del tabernacolo che, durante la vita nomade, era portatile e conteneva arca e candelabro, erano una casta sacerdotale privilegiata, rispetto alle altre tribù, con numerose entrate fiscali; erano legislatori, governanti, giudici e sacerdoti, tra loro erano i massimi sacerdoti ed il sommo sacerdote.

Il Levitico distingue l’olocausto, che era la consumazione totale con il fuoco delle vittime, dal sacrificio, con cui una parte era bruciata e il resto era consumato da offerenti e sacerdoti, questo libro tratta dell’impurità di certi animali e fissa il calendario delle feste religiose. Il materiale contenuto è una tradizione premosaica, gli autori sono diversi e comunque, legati alla casta sacerdotale.

La legge del levirato dava le vedove in spose ad un fratello del marito, con lo scopo di conservare la proprietà terriera d’ogni famiglia, perché le famiglie non scomparissero e non scomparissero le tribù, i nuovi nati erano figli del coniuge morto in precedenza.

Il libro di Numeri contiene il censimento del popolo ebraico e il suo peregrinare nel deserto fino a Moab, cioè alle porte della Palestina, afferma che Mosè era assistito da settanta anziani, come accadeva presso i popoli antichi, però, per gli ebrei, settanta era un numero simbolico,  agli autori del libro sono diversi. Il libro attesta che egli ebrei stavano per diventare una nazione sedentaria, da nomade che era stata, infatti, parla di diritto d’eredità della terra per i figli e ripartisce Canaan tra le dodici tribù d’Israele; Mosè morì alle porte della terra promessa ed il comando fu assunto da Giosuè, della tribù di Efraim.

Gli ebrei erano rimasti nel deserto del Sinai per 40 anni, strariparono in Palestina, favoriti dall’indebolimento dei popoli che vi risedevano, com’è avvenuto in tutte le nemesi storiche; all’inizio l’infiltrazione fu graduale poi ci fu l’invasione, come avvenne con la caduta dell’impero romano, la prima tribù ad arrivare fu quella di Giuda a sud, poi ci fu la confederazione tra le tribù.

Gli ebrei erano nomadi e pastori, mentre gli abitanti di Canaan sedentari, agricoltori e urbanizzati, abitanti terre fertili, il mito di Caino e Abele mutuò da questa guerra, infatti, Caino, da Canaan, era agricoltore, Abele era pastore e rappresentava gli ebrei. Forse solo questo mito era ebraico, perché gli altri miti sulla creazione, il diluvio, ecc.,  furono presi dai popoli mesopotamici.

Usciti dall’Egitto nel 1513, gli ebrei rimasero nel deserto dei Sinai 40 anni e l’occupazione iniziò nel 1473, tuttavia il paese fu occupato completamente solo sotto la monarchia di Davide (XI-X secolo a.c.); la tribù capofila, che iniziò la conquista, fu quella di Giuda, che occupò Gerusalemme e s’impossessò del culto di Geova, tra le tribù ebraiche confederate ci furono anche contrasti territoriali, soprattutto con quella di Beniamino, che fu quasi sterminata e costretta ad emigrare.

Il deuteronomio contiene leggi nuove, è un adattamento alle condizioni di un popolo definitivamente non più nomade, lo scopo del libro è anche il midrash o esaltazione di Dio, in pratica dei sacerdoti depositari della teocrazia; i testi sacri erano conservati dai sacerdoti ed anche per questo erano visti come sacri. Tra le fonti, il libro delle legge, ritrovato da Giosia, sostiene la centralizzazione del culto e non il culto locale.

Da Giosuè fino alla monarchia, il potere sacerdotale prevalse su quello secolare, infatti, i sacerdoti non erano favorevoli all’istituto monarchico, il migliore strumento di governo di Mosè era stato suo fratello Aronne, capo dei sacerdoti leviti; Mosè era anche mago e astrologo e faceva divinazioni, anche in Persia e nell’America precolombiana i sacerdoti erano astrologi, i magi persiani erano sacerdoti, astrologi e maghi.

Tra i libri storici, il libro di Giosuè cita tra le fonti alcuni libri antichi, come il libro del giusto (10,12) e il libro delle guerre del Signore (3,5-10; 24,11-12), questo libro fu redatto al tempo di Ezechia o Giosia, ricorda che i successi degli israeliti in guerra erano merito di Dio, le gesta guerriere di Giosuè sono esaltate, Giosuè è presentato come guerriero truce e implacabile.

Il libro dei Giudici va dalla morte di Giosuè all’avvento di Samuele e riguarda il governo di dodici giudici sulle tribù, erano dei dittatori sacerdoti; nel libro si afferma che la fortuna d’Israele dipendeva dalla sua fedeltà al Signore, i sacerdoti volevano conservare la presa sul popolo e temevano l’apostasia, con le inevitabili perdite economiche e di potere.

Il libro ha più autori e fu completato in periodo monarchico, infatti, si chiude con la considerazione che esisteva disordine perché mancava una monarchia come l’avevano altri popoli; fu un’aggiunta al testo originale perché i sacerdoti originariamente erano stati contrari all’istituto monarchico,  perché tesi a salvaguardare il loro potere assoluto.

I due libri di Samuele, in realtà sempre d’autori ignoti, furono composti forse al tempo di Giosia, nel 625 a.c., parlano della trasformazione dello Stato da confederale a unitario e monarchico, sotto Davide e Salomone, gli avvenimenti narrati vanno dal 1120 al 970 a.c..

I due libri successivi di Re, parlano della secessione d’Israele da Giuda, avvenuta dopo la morte di Salomone, costruttore del tempio; raccontano la “debellatio” del regno del nord per opera degli assiri e del sud per opera dei babilonesi.

Nel periodo dei giudici il santuario era a Silo, in Efraim, terra di Giosuè, sotto Salomone fu spostato  a Gerusalemme, dove già esisteva il culto di Dio, l’unità nazionale sotto una monarchica si fece per tenere unito il paese e fronteggiare la minaccia esterna, soprattutto filistea; però gli ebrei non sentivano questa unità e Israele al nord si sentiva sfruttato da Giuda a sud.

Dopo la morte di Salomone, il regno si spaccò, la secessione fu opera delle dieci tribù del nord, che volevano recuperare la loro autonomia contro l’assolutismo centralizzatore e il fiscalismo del re di Gerusalemme. Davide, per tenere saldamente in mano il potere di uno stato tradizionalmente teocratico, oltre che re, era profeta e sacerdote, Samuele fu l’ultimo dei giudici sacerdoti e verso il 1050 a.c. fu costretto, controvoglia, a nominare re Saul, per fronteggiare i filistei.

La legge ebraica proibiva il censimento generale della popolazione e ammetteva solo quello dei combattenti, il censimento generale era considerato un attentato contro Dio perché il popolo apparteneva a Dio, questa era l’opinione di giudei e galilei anche al tempo di Cristo. Ultimo re di Giuda fu Sedecia, Ioachin e Ismaele furono gli ultimi discendenti di Davide, tuttavia, dai documenti babilonesi, sembra che Ioachin avesse presso di se a Babilonia, ove fu deportato, altri cinque figli; Ioachin fu accolto alla mensa del re di Babilonia.

Nel 722 a.c. cadde, per mano assira, Israele, con capitale Samaria,  nel 587 cadde, per mano babilonese, Gerusalemme, capitale della Giudea, fattori d’unità nazionale erano stati la monarchia e l’unico tempio di Gerusalemme.

Il midrash, il commento dei rabbini, trae dai fatti storici narrati il migliore insegnamento religioso, per i commentatori dei sacri testi, le disgrazie degli ebrei dipendevano dai loro peccati e dalla loro infedeltà a Dio ed alla sua legge; il libro di Esdra afferma che Ciro re di Persia, non solo liberò i giudei deportati dai babilonesi, ma restituì loro anche il tesoro del loro tempio preso da Nabucodonosor, i romani lo depredarono nel 70 d.c.

I due libri dei Maccabei, non canonici per gli ebrei riformatori, perché scritti in greco e perché antiromani, parlano dell’urto tra cultura greca e giudaismo e vanno dal 187 a.c al 135 a.c., gli ebrei continuavano a credere che Dio era l’unico motore della storia, la quale non era fatta dall’uomo; però, a causa degli influssi delle religioni egiziana e persiana e della filosofia greca, ora credevano anche all’immortalità dell’anima e al suo giudizio; era una sentenza d’appello, perché Dio non remunerava sempre equamente gli uomini durante la vita terrena; inoltre, la resurrezione dei morti e il giudizio finale  annunciavano un mondo rinnovato e libero dai peccati, cioè la salvezza dell’umanità  intera.

Il libro di Giobbe è divenuto proverbiale, l’uomo ricevette disgrazie in terra senza esserne meritevole, fino ad allora, gli ebrei avevano creduto che malattie e disgrazie fossero segni del disfavore divino, anche questo fatto spinse a credere al giudizio ultraterreno d’appello.

Al tempo dei Maccabei, una famiglia sacerdotale insorse contro i seleucidi siriani ed i giudei presero le armi per l’indipendenza, per conservare i loro costumi e la loro religione minacciata dai greci; sotto Antioco IV Epifane (175-163 a.c.), i seleucidi, infatti, volevano imporre l’uniformità religiosa greca al paese.

Questi libri dei Maccabei non fanno parte del canone ebraico, l’autore del II libro si richiama agli scritti precedenti di Giasone di Cirene, afferma che, come il vino mischiato all’acqua produce diletto, anche lui si era un po’discostato dall’originale di Giasone (39), una conferma esplicita delle manipolazioni ai sacri testi. La diaspora, prima babilonese, poi soprattutto egiziana, distrusse l’unicità del luogo di culto, che sanciva l’unità dello stato, e fece nascere le sinagoghe, dove si diffondevano preghiere, lettura della legge, commenti alla stessa, mentre i sacrifici non erano più praticati. La libera lettura della legge favorì la libera interpretazione e l’interpretazione simbolica.

I salmi sono 150, 70 sono attribuiti a Davide, in realtà Davide, come gli apostoli cristiani, era stato un illetterato, inoltre i suoi salmi hanno differenze di stile; ieri e oggi i potenti hanno dimostrato di avere i mezzi per appropriarsi delle proprietà letterarie e delle invenzioni di terzi, per assicurarsi così l’immortalità.

Nel libro dei Proverbi si sostiene l’origine divina dell’autorità, la quale perciò aveva la copertura religiosa, era la tesi della Chiesa quando si fu riconciliata con il potere, nel libro si afferma che la Sapienza di Dio era presente all’atto della creazione (8,27-30), l’espressione era usata per non nominare invano Dio; con l’ipostatizzazione o personificazione l’evangelista Giovanni affermò che la Sapienza era Cristo, per gli gnostici cristiani, la Sapienza o Spirito Santo o Sofia era Maria, madre di Cristo, per gli gnostici, la trinità era vera famiglia; per templari ed albigesi la Sapienza era Maddalena, la moglie di Cristo.

Comunque, gli ebrei non erano stati immuni da questa degenerazione, lo fecero con l’angelo di Dio, lo Spirito di Dio, la sapienza di Dio e la parola di Dio, in generale con gli angeli; gli angeli erano visti come i geni alati assiro-babilonesi, metà uomo e metà bestia, come la sfinge egiziana.

Autore del libro ecclesiastico è un certo Gesù Siracide o di Sirach, che contiene aforismi molto elevati, forse è l’unico libro attribuibile tra i libri biblici; l’opera fu composta in ebraico a Gerusalemme e tradotta in greco ad Alessandria, però non è entrata nel canone ebraico.

I profeti o vati o veggenti o araldi o oracolanti o messaggeri erano portavoci della divinità, erano stati tali tutti i patriarchi e non solo i profeti maggiori e minori in senso stretto, i vati esistevano anche presso i greci e le sibille emettevano oracoli. Mosè asseriva di parlare al cospetto di Dio, gli altri per mezzo di sogni, visioni od oracoli; alcuni profeti, come Elia ed Eliseo, erano taumaturghi, altri avevano malattie nervose; in realtà, gli autori sconosciuti dei libri profetici hanno scritto le profezie dopo che i fatti si erano verificati.

I profeti sono quattro maggiori e 12 minori, la raccolta fu completata nel III secolo a.c., per Isaia, il messia che doveva riscattare Israele era Emmanuele, i profeti dovevano avere vita irreprensibile ed il profetismo era considerata un’istituzione divina; alcuni di questi profeti svolsero il loro apostolato prima dell’esilio, altri durante l’esilio, altri dopo.

Geremia e gli altri profeti si esprimevano a mezzo d’oracoli, l’edizione greca del libro di Geremia non corrisponde a quella masoretica ebraica; i masoreti erano rabbini che, dal II secolo a.c., facevano osservazioni critiche al vecchio testamento, prima orali e dal VI secolo d.c. riportate per iscritto, in coincidenza con la compilazione del Talmud; la masora influenzò anche il testo definitivo del vecchio testamento, cioè anch’essa fece delle manipolazioni.

Il profeta Geremia era filobabilonese e contrario al partito filoegiziano, che dominava a Gerusalemme, il profeta Ezechiele apparteneva ad una famiglia sacerdotale, fu deportato a Babilonia e si espresse a mezzo di parabole, visioni, estasi e oracoli, affermava che solo la responsabilità personale era giusta davanti a Dio.

Il profeta Daniele fu completato nel II secolo a.c., personificò gli angeli, credeva alla resurrezione dei corpi e al giudizio di Dio, affermò che il regno di Dio sarebbe stato esteso a tutte le genti e preannunciò il suo avvento 500 anni dopo la caduta di Gerusalemme, cioè per la vigilia dell’era volgare; ciò dimostra che l’autore scrisse al tempo dei maccabei, quando si aspettava il riscatto nazionale, però anche questo libro subì delle aggiunte.

Il profeta Aggeo auspicava per Gerusalemme un avvenire imperiale, immaginando che verso di essa si dirigessero le ricchezze del mondo, era un sogno di rivincita con copertura divina, l’autore scrisse dopo l’esilio, era a favore del messia Zerobabele, ricostruttore del tempio, che doveva restaurare il regno, ma questo non ebbe successo nell’impresa.

Poiché i persiani non desideravano la rinascita del regno di Giuda, Zerobabele scomparve misteriosamente dalla storia, all’epoca anche i sommi sacerdoti portavano il titolo di messia; la maggior parte di questi profeti, scrisse dopo l’esilio babilonese, i libri profetici sono il risultato d’aggiunte e manipolazioni di tante mani; il profeta Malachia svolse il suo apostolato durante la ricostruzione del tempio e la riforma religiosa di Esdra e Neemia.

Le Lamentazioni erano litanie o lamenti o nenie funebri a scopo religioso, in forma di canti o carmi, un genere letterario comune ad assiri e babilonesi, erano praticate in occasione della caduta di città, probabilmente erano scritte dagli scribi, vicini ai sacerdoti; si sostiene che autore del libro delle Lamentazioni fu il profeta Geremia, il quale affermò che le disgrazie d’Israele dipendevano dai peccati del popolo, inoltre, sostenne la responsabilità individuale, familiare e nazionale.

La lettera di Geremia, scritta agli ebrei che dovevano essere deportati a Babilonia, è deuterocanonica e non è stata inserita nel canone ebraico e protestante, perché scritta in greco, anche se forse esisteva un originale ebraico, fu attribuita a Geremia ma è opera d’autore ignoto del 3° secolo a.c.

Anche i greci avevano una divinità alla quale era sottoposto tutto l’universo ed era il fato o destino, al quale non sfuggivano nemmeno gli dei; cristianesimo e islamismo, eredi dell’ebraismo, hanno messo in pratica i sogni imperiali del giudaismo, mascherati dal suo messianismo; il messianismo ebraico però era nato nell’avvilimento e nella prostrazione nazionale, era solo un sogno di rivincita.

Geova era adorato dai gebusei di Gerusalemme, mentre sul monte Horeb o Sinai, la tribù di Giuda, aveva adorato il vitello d’oro; forse gli ebrei furono convertiti dall’esule egiziano Mosè, che in Egitto aveva appreso il culto egiziano del dio sole, cioè Amon e Aton, il dio unico nato dalla riforma religiosa del faraone Amenophis IV (1375-1358 a.c.), che cambiò il suo nome in Ikanaton. L’esodo è collocabile anche nel 1513 a.c., dopo la cacciata degli Hycksos, o nel 1290  sotto il faraone Ramsete II, comunque, Mosè rimane un personaggio mitologico.

I nazionalisti maccabei erano detti devoti, da questo partito si svilupparono asidei, farisei, zeloti ed esseni; il messianismo fu adottato dagli zeloti, che ebbero seguito anche tra farisei ed esseni, nel 132 d.c. il messia Simone Barcocheba fu sostenuto dal grande rabbino Akiba, nel 1648 Shabbethai Zebi si proclamò messia e ricevette credito dai rabbini; nel XX secolo, con il sionismo, rinacque il nazionalismo ebraico.

Per quanto riguarda la fedeltà delle scritture, queste furono rimaneggiate nel corso dei secoli, i masoreti inclusero nel testo osservazioni critiche e glosse, errori di copisti e di traduttori, il testo era stato già alterato prima del controllo dei masoreti. I masoreti introdussero punti e linee, per le vocali, la punteggiatura e la pronuncia, tuttavia ci sono arrivate pronunce e vocali diverse, che a volte cambiano il senso di una frase.

Nel corso dei secoli, copisti e traduttori riversarono il loro stile su originali più scarni, anche perché gli ebrei avevano un vocabolario molto ristretto, per tutte queste ragioni, l’opera di falsificazione della bibbia appare ininterrotta nel corso dei secoli; gli autori della bibbia erano comunque legati alla casta sacerdotale, generalmente scribi o sacerdoti. Queste falsificazioni sono continuate con le scritture cristiane.

Il pentateuco è attribuito a Mosè, in realtà è opera di diverse persone, come gli altri libri, la parte conclusiva, che parla della sua morte, fu aggiunta da altro autore, l’autore dei primi capitoli di Genesi è detto Jahvista perché chiama Dio, Geova; l’autore che parla della vocazione di Abramo è chiamato Elohista, perché chiama Dio, Elohim, al plurale di intensità, questo fatto rivela la mano di due autori diversi.

Per gli antichi ebrei,  Dio trascendeva l’immaginazione e si faceva  conoscere con le rivelazioni, una tesi ripresa da cristiani ed islamici; con la morte, l’anima tornava a Dio per fondersi con l’universo, mentre il corpo si dissolveva,  una tesi simile a quella d’indiani e gnostici;  l’ombra del corpo andava nello sheol, o regno indistinto dei morti, senza  pene e premi, sulla vetta di Sion si riteneva vi fosse l’entrata del regno dei morti. Persiani, egiziani, farisei, esseni e cristiani  modificarono quest’impostazione, credendo all’immortalità dell’anima, al paradiso e all’inferno. 

Anche i greci si accostarono a questa idea, Antioco IV Epifane, nella sollevazione nazionale dei Maccabei del 167 a.c., promise il paradiso alle vittime cadute della sua parte, era un mutamento intervenuto nella concezione della morte;  la ricompensa nell’aldilà alle buone azioni non era una concezione ebraica, ma persiana. Per gli antichi ebrei, le colpe si pagavano in vita, con le malattie e le disgrazie, anche collettive, però, siccome  Giobbe aveva fatto notare che spesso anche il buono era ingiustamente punito nella  vita terrena, rabbini, esseni, cristiani e islamici accettarono la tesi del compenso nell’aldilà, utile anche per compensare il sacrificio dei combattenti.

Per i rabbini, ma non la pensavano così gli antichi ebrei, nessun popolo era escluso dalla salvezza, ma Israele era l’agente della salvezza di tutti i popoli; comunque, l’ebraismo non inseguiva misteri, come le religioni pagane della salvezza, come il cristianesimo, dove la messa e l’eucaristia sono misteri, in cui pane e vino diventano corpo e sangue di Gesù; malgrado i rabbini fossero aperti a certe novità, questi misteri separarono il giudaismo dal cristianesimo sponsorizzato dal potere.

Poiché l’antropomorfismo rischiava di trasferire a Dio forme e comportamenti umani, per non sminuire la divinità, si cominciò chiamare Dio con pseudonimi, come angelo di Dio, spirito di Dio, verbo o parola di Dio, col tempo questi attributi, per ipostatizzazione o personificazione, divennero  personaggi distinti da Dio; quindi il politeismo, scacciato da Abramo e Mosè dalla porta, rientrò dalla finestra; accadde con gli angeli per gli ebrei e con Cristo e lo spirito santo con i cristiani.

Alla vigilia dell’era volgare, un egiziano aveva fatto notare che Geova in copto significava asino, perciò gli ebrei ne limitarono ancora di più l’uso del nome, sostituendolo con il Verbo o Signore; con un processo opposto all’ipostatizzazione, il mistero della trinità servì a conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico, però poi il panteon cristiano si arricchì anche del culto della madonna e dei santi. All’inizio i santi erano i fedeli, poi furono considerati tali i martiri, poi le vergini e quindi i dottori della Chiesa, le ossa dei santi alimentarono il traffico delle reliquie, alcuni santi però non erano mai esistiti o erano stati solo divinità pagane.

Dal nome ebraico di Dio, Elohim (plurale di maestà, cioè dei), deriva Allah degli arabi, per gli antichi ebrei, il cuore era la sede del sentimento, dell’intelligenza e del pensiero, mentre l’anima, rappresentava la vita ed era comune agli animali, aveva sede nel sangue, che non poteva essere bevuto. Il soffio vitale che animò Adamo, con la morte si dipartiva  dal corpo che si dissolveva.

Gli ebrei antichi non conoscevano il dualismo anima–corpo dei greci, non credevano nell’immortalità dell’anima e nell’inferno, Erodoto (484-428 a.c.) affermava che la credenza nell’immortalità dell’anima era venuta dall’Egitto, però anche i persiani ci avevano creduto.

Al tempo di Mosè si arrivava in Palestina dall’Egitto attraverso la via costiera, detta via dei filistei, o attraversando il Mar Rosso presso Suez, la strada dei re partiva dal golfo di Acaba e arrivava in Palestina, la via dell’incenso andava dallo Yemen o Saba alla Palestina, dall’Etiopia si passava nello Yemen attraversando un breve tratto di mare.

Il pentateuco o Torà o legge mosaica è uno sforzo collettivo attribuito a Mose, si tratta di leggi consuetudinarie secolari e leggi naturali sentite dal popolo, raccolte e ordinate da legislatori; al suo interno, le leggi del codice dell’alleanza e quelle del deuteronomio hanno delle differenze, perché il diritto ebraico si era evoluto quando il popolo si era trasformato da nomade in sedentario.

Quindi, il rispetto verso la legge di Mose non era il rispetto verso una legge univoca,  immutata e superiore, ma verso una legge riadattata, il popolo aveva atteggiamento reverenziale e acritico verso le scritture; la legge non sanciva l’eguaglianza degli uomini, la schiavitù era ammessa, la donna aveva meno diritti degli uomini e il primogenito aveva più diritto degli altri fratelli, cose comuni ai popoli antichi.

La festa delle capanne cadeva in autunno e ricordava i 40 anni passati nel deserto; durante il giubileo, ogni 50 ani, si liberavano gli schiavi e si rimettevano i debiti, probabilmente questo istituto non ebbe mai pratica applicazione, però rivelava una sensibilità nei legislatori, colpiti da danni dell’usura, la quale era anche vietata dalla legge; in Israele, per i debiti, ci si vendeva anche schiavi.

La Pasqua segnava l’inizio del raccolto, la pentecoste, la fine, i tabernacoli, la vendemmia; queste feste erano legate al ciclo agricolo, la Pasqua ricordava anche la fuga dall’Egitto, durava una settimana e cominciava il 14 d Nisan, con la cena dell’agnello pasquale, era detta anche festa degli azzimi, perché si mangiava pane non lievitato.

La legge prescriveva il pellegrinaggio tre volte l’anno a Gerusalemme, però abitualmente gli adulti lo facevano una volta l’anno a Pasqua, gli ebrei erano convinti di essere i soli depositari della vera religione, il che li faceva essere sprezzanti verso i pagani; entrare nella casa di un pagano determinava un’impurità e impediva di accostarsi all’altare, gli ebrei non potevano pranzare con i pagani.

Gi ebrei non praticavano matrimoni misti, chiamavano i pagani cani e porci, gli esattori per conto dei romani o pubblicani, erano considerati impuri per i rapporti con romani, i pubblicani erano dichiarati incapaci di testare e la loro casa era maledetta; gli ebrei non tolleravano il censimento generale dei romani, perché questo era alla base dell’imposizione, per loro l’imposta era dovuta solo al tempio e il denaro prelevato dall’erario romano era considerato rubato e indice di schiavitù; Giuda il galileo affermava che era atto di paganesimo pagare le tasse ai romani, perciò a Cristo fu chiesto se bisognava pagare le tasse a Cesare.

Gli ebrei erano sessuofobi, condannavano adulterio, incesto, omosessualità e prostituzione, per loro contaminava tutto ciò che aveva relazione con la nascita, la vita e la morte dell’individuo, Paolo o chi per lui si staccò dal giudaismo ma n’adottò la sessuofobia; per lui le donne dovevano portare il velo, non potevano insegnare e non avevano diritto alla parola nelle assemblee, invece del matrimonio esaltava il celibato. Nel tempio di Gerusalemme le donne erano separate dagli uomini, Tacito affermava che per i giudei era sacro quanto per i romani era profano e viceversa, affermava che erano pigri perché un giorno su sette si riposavano; fu falsificato per certificare l’origine del cristianesimo.

Alla base di una cultura ci sono lingua, religione e costumi, le diverse culture favoriscono il razzismo, mentre la razza pura non esiste, gli ebrei della diaspora vivevano separati in loro rioni,  come succede spesso agli immigrati, rifiutando di integrarsi e rifiutando i matrimoni misti,  così conservarono la loro cultura e la loro religione  poi, grazie alle sinagoghe, attraversarono i secoli fino a noi, anche se decimati dalle persecuzioni. Tutti i nomi ebraici avevano un significato etimologico, gli ebrei avevano un soprannome, come tutti i popoli antichi.

Il filatterio era una scatoletta di cuoio legata alla fronte o al braccio sinistro, che conteneva una pergamena con brani dell’antico testamento e preghiere, alle porte delle case ebraiche vi era un cilindro con una pergamena su cui era espressa la fede nell’unico Dio.

L’astrologia giudaica derivava dalla religione astrale assiro-babilonese, dalla quale gli ebrei presero gli angeli Michele, Gabriele e Satana; con il dualismo e l’influenza persiana, Satana divenne il principe del male. Le arpie dei greci, gli angeli della bibbia, i geni degli assiri e dei babilonesi, la sfinge egiziana erano metà bestie e metà uomini, poi gli ebrei cercarono di rendere gli angeli sempre più umani.

La prima apocalisse fu il libro di Daniele, poi ne scrissero Enoch ed Esdra, quindi venne l’apocalisse di Giovanni e le apocalisse apocrife di Pietro e di Paolo; gli ebrei aspettavano il  regno di Dio, cioè il ritorno dell’età dell’oro; seguendo la fede di Zoroastro, credevano che alla fine delle ere, il mondo sarebbe stato sotto una sola legge, cioè sarebbe stato unificato, l’avvento del nuovo regno sarebbe stato preceduto da calamità naturali, perché il diavolo, rotti i ferri che lo tenevano legato, si sarebbe avventato sulla terra.

I farisei erano artigiani, non erano sacerdoti e non vivevano con la religione, erano pensatori ed esaltavano il lavoro artigiano, invece Cicerone e Aristotele affermavano che era impossibile trovare un nobile pensiero negli artigiani; Hillel era stato falegname come Gesù, San Paolo costruttore di tende  e tanti apostoli furono pescatori. Gli Hilleliti ammettevano all’insegnamento anche poveri e peccatori, Hillel, contemporaneo di Cristo, fu il primo codificatore del metodo talmudico, i farisei o rabbini animarono le sinagoghe fin dal III secolo a.c.

Secondo Giuseppe Flavio, i sadducei servivano i romani, gli zeloti li combattevano e i farisei erano neutrali, massima autorità dei farisei erano gli scribi o dottori della legge, che avevano una sinagoga anche dentro il tempio, nella quale istruivano i fanciulli; facevano parte del Sinedrio scribi, sacerdoti ed anziani, il Sinedrio aveva anche un comitato esecutivo.

I farisei seguaci di Hillel predicavano la mansuetudine, la carità, l’amore verso il prossimo, la misericordia; invece i farisei seguaci di Shammai erano formalisti, predicavano tanti comandamenti, insegnava solo ai ricchi, osservavano rigorosamente la legge. La virtù cristiana dell’umiltà è d’origine hillelita; il talmud contiene la frase poi citata da Gesù: “Chi si umilia sarà innalzato e chi si esalta sarà abbassato”, il talmud, iniziato nel IV secolo a.c., rimase orale fino al II secolo d.c. e fu riportato per iscritto in coincidenza con le scritture cristiane.

A leggere i vangeli, Gesù era legato alla legge di Mosè, con alcune deroghe su sabato e circoncisione, ma non era molto osservante e non seguiva la tradizione dei rabbini, infatti, rimproverò ai farisei di dare più importanza alla tradizione che alla legge (Mt 15,1-9); queste parole furono messe in bocca a Gesù da cristiani antisemiti nemici delle sinagoghe.

L’espressione di Gesù: “Padre nostro che sei nei cieli” era comune ai farisei, Hillel era portato verso umili e pagani e insegnava prima di Gesù: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, prima di Gesù, rabbi Akiba e Hillel avevano detto: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”; Gesù di Sirach o Siracide aveva pronunciato sentenze non meno elevate di quelle di Cristo. Le chiese locali nacquero sul modello delle sinagoghe, dove erano ammessi i proseliti, cioè gentili simpatizzanti.

Il talmud era una libera tribuna, dove si faceva il commento rabbinico alla bibbia, se fosse esistito, Gesù avrebbe dovuto conoscere la tradizione rabbinica e utilizzarla, i vangeli, con alcune sentenze di Gesù, paiono dimostrarlo. La sinagoga era luogo di preghiera, di studio, era una scuola ed una libera assemblea, gli interventi erano aperti a tutti, era presieduta da un rabbino, le ecclesie dei primi cristiani nacquero su questo modello.

Quando il cristianesimo fu adottato dal potere, fu la guerra tra chiesa e sinagoga, gli ebrei non vollero riconoscere che Gesù era il messia o peggio ancora un dio e si attirarono le persecuzioni dei cristiani, furono accusati di averne procurato la morte. Farisei vuol dire separati, era il partito dei devoti o puritani, si facevano chiamare rabbi o maestro, mentre, secondo i vangeli, Cristo rifiutò il titolo, probabilmente gli autori volevano solo rimarcare la loro personale antipatia verso i rabbini.

A Gerusalemme, Anna fu sommo sacerdote dal 6 al 25, suo genero Caifa dal 26 al 36, il sinedrio era presieduto dal pontefice o sommo sacerdote, aveva un comitato esecutivo, i sacerdoti del tempio erano numerosi, erano chiamati sommi sacerdoti anche quelli decaduti dalla carica. In Israele, i sacerdoti erano stati giudici, legislatori e governanti, però sotto i romani, la carica era decaduta, era appaltata ed i sommi sacerdoti erano spesso sostituiti; i sacerdoti avevano potere giudiziario, ma non potevano comminare la pena di morte per sedizione, ma la comminavano per bestemmia, i romani annullavano le  loro decisioni più importanti.

Gli zeloti rappresentavano il partito nazionalista, nel 45 a.c. ci fa una rivolta nazionalista perché Antioco IV Epifane introdusse una statua di Zeus nel tempio, Caligola (12-41 a.c.) provocò un’altra rivolta, cercando di introdurre una sua statua nel tempio; gli zeloti rifiutavano il tributo a Cesare, consideravano la sua immagine scolpita sulle monete un peccato contro il primo comandamento.

L’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.), a causa dei moti dei nazionalisti, espulse tutti gli ebrei messianici da Roma, nel 6 d.c. in  Palestina un’insurrezione di zeloti fu capeggiata da Giuda di Gamala, detto il galileo, della casa degli asmonei, che si diceva discendente di Davide; Giuda si era ribellato al censimento di Quirino, che introduceva l’imposta di testatico o di famiglia; la legge mosaica vietava il censimento generale, ammetteva solo quello dei combattenti, gli zeloti consideravano l’imposta suddetta un’empietà, perché le tasse erano riservate solo al tempio.

I testi biblici non sono originali e sono stati continuamente aggiornati e manipolati nel corso dei secoli, Dio nacque dalla tradizione Javista di Giuda e da quella eloista d’Israele, la prima più monoteista, la seconda più politeista; forse solo i leviti furono schiavi in Egitto, infatti, alcuni di loro, come Mosè, portavano nomi egiziani, in Egitto appresero i principi della religione monoteista che portarono in Giudea, dove Geova era già adorato dai gebusei.

Il Deuteronomio forse fu scritto intorno al VII secolo a.c., sotto il re Giosia, che fece una riforma religiosa, separando i sacerdoti dai leviti, anche questo testo fu poi rielaborato; all’epoca dei patriarchi i lepaviti avevano avuto il monopolio sacerdotale, ma già sotto i giudici (1150-1020) non tutti i sacerdoti erano leviti; la separazione fu più marcata sotto la monarchia, al tempo della dominazione greca e romana, i leviti non esistevano più; un’altra riforma religiosa la fece Esdra, al ritorno della cattività babilonese, fissando il primo canone ebraico.

I redattori dei libri sacri, così come avevano fatto Tucidite e Tito Livio, hanno messo in bocca ai profeti parole da loro mai pronunciate, in chiave d’oracoli, le profezie furono aggiunte a fatti verificati. Al ritorno dall’esilio, la carica di sommo sacerdote era ereditaria, perciò i sommi sacerdoti non potevano essere gli uomini migliori, così scribi e dottori della legge cominciarono ad acquisire importanza decisiva, mentre i romani facevano e disfacevano sacerdoti a piacimento, anche tra non ebrei.

Le vocali delle scritture furono ricordate a memoria fino al settimo secolo dopo Cristo, quando si prese ad aggiungere dei segni alle consonanti, la lingua ebraica era povera d’aggettivi e con un vocabolario ridotto all’essenziale, inadatto ai filosofi greco-romani; il diritto contenuto nelle scritture, proporzionava la pena alla gravità del delitto, questo era il significato della sentenza: "Occhio per occhio, dente per dente", il che comportava spesso solo il pagamento di un’indennità equivalente al danno subito, però per i delitti maggiori esisteva anche la pena di morte.

Paolo  rimproverò agli ebrei la morte di Gesù, Giovanni definì gli ebrei figli del demonio, l’epistola di Barnaba negò agli ebrei l’alleanza con Dio e li accusò di non aver compreso i libri sacri, Giustino esaltò la devastazione romana della Palestina e chiamò gli ebrei figli di prostitute; per Tertulliano i cristiani  non avevano in comune con gli ebrei nemmeno Dio, per Cipriano gli ebrei avevano come padre il demonio. Crisostomo li chiamò maiali e bestie feroci, Eusebio accusò gli ebrei di aver favorito le loro persecuzioni, per Clemente e Origene gli ebrei dovevano essere schiavi dei cristiani.

Tanti cristiani negavano che gli ebrei fossero il popolo di Dio e affermavano che erano i discendenti di lebbrosi egiziani, nella Chiesa il filone antiebraico diventò un genere letterario, alimentarono questo filone Tertulliano, Cipriano, Agostino e Crisostomo; i cristiani si appropriarono del Vecchio Testamento degli ebrei ed i missionari cristiani seguirono le orme di quelli ebraici che avevano già propagandato la fede nel loro unico Dio.

Da quando la Chiesa ebbe alle sue spalle lo Stato, per gli ebrei furono tempi duri, Hitler non fece altro che ispirarsi all’antisemitismo della Chiesa e dei gesuiti; nel IV secolo, al sinodo di Elvira, furono proibiti i matrimoni misti tra ebrei e cristiani, Costantino definì gli ebrei popolo abietto e proibì loro di avere schiavi cristiani, punì la conversione al giudaismo con la confisca dell’intero patrimonio, gli ebrei furono allontanati dall’esercito e dalla pubblica amministrazione.

I primi ad incendiare le sinagoghe furono i vescovi cristiani, Ambrogio difese i distruttori di sinagoghe e le sinagoghe furono trasformate in chiese. Nel 415 in Egitto il vescovo Cirillo distrusse sinagoghe ed espropriò gli ebrei, poi, al concilio di Efeso, propugnò l’adorazione di Maria, pagando enormi somme di denaro per corrompere i vescovi incerti (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

Gregorio Magno proibì la costruzione di nuove sinagoghe e gli ebrei furono battezzati a forza, il clero cristiano condannava anche i buoni rapporti tra cristiani ed ebrei,  si proibì di mangiare e di fraternizzare con gli ebrei, l’arcivescovo di Lione, Agobardo, morto nell’840, invitava a non comprare dagli sso di ebrei; nel 1182 Filippo Augusto espulse gli ebrei dalla Francia, sequestrando i loro beni, l’operazione si ripeté nel 1394, gli ebrei d’Europa sono stati taglieggiati nel corso delle  crociate; con i pogrom, i sovrani hanno fatto cassa, però anche il popolo n’approfittava per rubare agli ebrei.

In Spagna l’arcivescovo Isidoro di Siviglia (560-636) incitava alla persecuzione degli ebrei, gli ebrei non potevano testimoniare né ricevere incarichi pubblici, i concili di Toledo del VII secolo ordinarono il battesimo di tutti gli ebrei residenti in Spagna o di renderli schiavi, espropriando i loro beni. Nel 1378 l’arcivescovo Martinez ordinò che tutti gli ebrei che non volevano essere convertiti al cristianesimo, dovevano essere ammazzati; alla fine del XV secolo tutti gli ebrei non convertiti furono scacciati dalla Spagna e dal Portogallo.

Dal 1298 al 1349 in Germania si proponevano crociate contro gli ebrei, furono accusati di profanare le ostie e ne furono uccisi in gran numero, i loro beni furono espropriati, la predicazione antiebraica era una funzione ufficiale della Chiesa; in Inghilterra, a decorrere dal 1290, gli ebrei  non poterono più vivere liberamente, in Polonia  nel 1648 ne furono uccisi 200.000, nel paese, come in Russia i pogrom continuarono fino al XX secolo.

Le sofferenze dei cristiani antichi sono sciocchezze se comparate con il martirio degli ebrei, alla fine del IX secolo papa Stefano li chiamava cani, nel 1205 Innocenzo III li chiamò  schiavi, il IV concilio laterano, tenuto sotto questo papa, impose agli ebrei di non mostrarsi in pubblico e di portare dei contrassegni per farsi riconoscere. Anche Lutero fu contro gli ebrei, che chiamò maiali e piaga, esortava a distruggere sinagoghe e Talmud.

Nel XV secolo nacquero i ghetti e fu impedita la discussione con gli ebrei, anche perché si erano verificate abiure di preti cristiani a favore del giudaismo, due volte gli ebrei furono scacciati dallo stato della Chiesa, con l’accusa di profanazione delle ostie e d’assassinio rituale di bambini; quest’accusa all’origine fu rivolta anche ai cristiani, gravò sulle spalle degli ebrei fino alla seconda guerra mondiale, oggi è ancora utilizzata da alcuni paesi arabi.

Nel 1819 In Germania ci furono numerosi pogrom, la maggior parte della popolazione diffidava degli ebrei, seguirono a ruota Austria, Polonia e Russia, il nazismo utilizzò l’antisemitismo di Tertulliano, Cipriano, Agostino, Agobardo di Lione e del giornale dei gesuiti “Civiltà cattolica”; nel 1939 la chiesa evangelica pretendeva la prova della discendenza ariana agli studenti di teologia e accusò gli ebrei di aver ordito la guerra. Lo sterminio hitleriano degli ebrei ebbe bisogno della collaborazione di tanti tedeschi,  non sarebbe stato possibile senza la propaganda bimillenaria della Chiesa contro gli ebrei.

Hitler fu influenzato anche dall’antisemita cattolico austriaco Karl Lueger, nel 1933 in Austria il vescovo Linz Gfolner tuonava contro il giudaismo pervertito, sudicio e immorale. Quando nel 1938 in Germania, nella notte dei cristalli, furono distrutte 267 sinagoghe, si ricordò che i primi distruttori di sinagoghe erano stati vescovi e santi cristiani; quando i nazisti introdussero la stella di Davide come contrassegno per gli ebrei, si ricordò che la cristianità medioevale li aveva contrassegnati e li aveva sterminati o cacciati. Agli ebrei era sempre rimproverato di aver messo in croce Cristo, anche se la crocifissione era un’esecuzione romana ed anche se Cristo non era mai esistito. Anche il mondo greco e pagano praticavano la crocifissione, fu introdotta in Giudea dal persiano Dario.

Nel 167 a.c. in Palestina Antioco IV Epifane tolse agli ebrei la libertà di culto e scoppiò la rivolta nazionalista dei maccabei, ci fu una repressione violenta da parte dei seleucidi; però i due libri dei Maccabei forse furono scritti 150 anni dopo, sotto l’occupazione romana, commemorando la lotta contro i  seleucidi, si voleva incoraggiare alla lotta contro i nuovi dominatori romani; i romani lo capirono e proibirono questi libri e le relative commemorazioni.

La rivolta fu guidata dal sacerdote  Mattatia, detto il maccabeo, che aveva cinque figli: Giovanni, Simone, Giuda, Gionata ed Eleazaro, ci fu l’alleanza tra la corrente rivoluzionaria e nazionalista, guidata da Mattatia,  e quelle religiosa o spirituale degli asidei, da cui discesero gli esseni;   nel 166 a.c. Mattatia morì.

Gli spiritualisti svilupparono la loro teologia ispirandosi alla religione avestica persiana, particolarmente sulla vita eterna, sulla resurrezione generale e sul giudizio universale, per il resto, i giudei erano legati alla legge di Mosè; però ben presto, sia ad Alessandria che ad Antiochia, si sviluppò il sincretismo giudaico-pagano, che avrebbe favorito la nascita dello gnosticismo cristiano del II secolo, rappresentato da proseliti ospitali nelle sinagoghe e nelle ecclesie o assemblee.

Il sincretismo o la degenerazione fu favorita dalla distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani, avvenuta nel 70 d.c.; con la diaspora, cessò la concorrenza del giudaismo allo gnosticismo, poi il cristianesimo romano, cioè cattolico, comparve in Palestina  nel IV secolo.

Giuda, figlio di Mattatia, riuscì a sconfiggere Antioco IV, si alleò con i romani e nel 160 a.c. morì, gli successe il fratello Gionata, che fu ucciso a tradimento, il fratello Eleazaro fu schiacciato da un elefante e infine nel 134 a.c. il fratello Simone  fu ucciso pure a tradimento. Simone maccabeo fu il fondatore della stirpe degli asmonei, fu contemporaneamente condottiero e sommo sacerdote,  gli successe il figlio Giovanni, che prese il nome di Ircano I, assunse le due cariche e s’installò come re e sacerdote a Gerusalemme, tanti lo ritennero il messia, nel 104 a.c. morì

Nel 64 a.c. i fratelli Ircano II e Aristobulo II si contendevano il regno di Giudea, Pompeo  appoggiava Ircano II,  il partito nazionalista sosteneva Aristobulo II, nel 63 a.c. Pompeo, chiamato da Ircano II, invase la Palestina. Quando trionfarono i maccabei e asmonei, i sacerdoti, per opportunismo, furono con i  nazionalisti, sotto i romani divennero  loro collaborazionisti.

Farisei ed esseni erano nazionalisti disarmati, almeno apparentemente, invece gli zeloti erano armati, forse i farisei si separarono dagli esseni  perché questi avevano esteso il battesimo anche ai pagani, cioè facevano proselitismo anche tra i pagani.

Nel 63 a.c. Pompeo entrò a Gerusalemme e riconfermò in carica Ircano II, dandogli però il titolo di etnarca, al posto di quello di re, nel 58  a.c. morì Aristobulo II ed i suoi figli, del partito nazionalista e rivoluzionario, tornarono a reclamare il trono, guidati da rabbi  Ezechia, della città di Gamala, posta  di fronte al lago Tiberiade.

Nel 47 a.c. i romani catturarono Ezechia e lo misero a morte, quindi fecero re di Giudea Ircano II, Antipatro era governatore romano, a questo successe il figlio Erode il grande, che non era ebreo; il quale costruì palazzi, opere pubbliche e ristrutturò il tempio, fece uccidere Ircano II e divenne re di Giudea, la sua carica fu confermata da Ottaviano Augusto.

Nel 4 a.c. Erode il grande morì, i nazionalisti insorsero e i suoi quattro figli si contesero la successione, perciò Augusto divise la Palestina in quattro tetrarchie,  affidandone una a ciascun figlio di Erode, soppresse anche il titolo di re di Giuda. La tetrarchia di Galilea fu affidata  ad Erode Antipa fino al 39 d.c., quando questo fu deposto da Caligola; sotto Augusto, il partito rivoluzionario, nazionalista e messianico insorse di nuovo e l’imperatore invase la Palestina, togliendole ogni autonomia, a Gerusalemme fu insidiato un prefetto romano.

Il partito rivoluzionario degli zeloti aveva guerriglieri e attivisti religiosi esseni, il loro maggiore centro d’addestramento era a Qumran, dove Giuda, figlio di Mattatia Maccabeo, aveva avuto una sua base, lì vi erano grotte ed una città, vi si praticava il battesimo e si attendeva la battaglia finale contro i nemici di Dio, cioè i romani; seguendo le idee del mazdeismo, gli esseni erano i figli della luce,  i romani, i figli delle tenebre. L’indottrinamento militare era impartito dagli zeloti, quello religioso dagli esseni chiamati anche nazareni; intanto a Roma il mazdeismo era divenuta religione ufficiale e Mitra era divenuto il dio più gettonato, soppiantando il culto di Iside, le vecchie religioni erano in crisi.

 

 

 


 

CAPITOLO 3

LE ALTRE FEDI

 

In Egitto il faraone ed i sacerdoti erano proprietari della terra, i sacerdoti controllavano la produzione agricola attraverso l’irrigazione del suolo, perciò nei templi vi erano intellettuali, matematici, astronomi, architetti, contabili, scribi ed esattori; le antiche divinità egizie erano a forma animale, derivati dal totemismo, poi si arrivò ad un semi-antropomorfismo e al culto del sole. I leviti ebrei, seguendo l’esempio dei sacerdoti egiziani, furono parimenti legislatori, esattori e scribi.

Prima dell’era volgare a Roma, nel tempio del dio Asclepio, ci si curava, in città si chiedeva la protezione di Iside e Mitra, nel II secolo il cristianesimo gnostico si affacciò nella città e, secondo Ireneo, per la fede nei miracoli,  tanti si convertivano al cristianesimo, alcuni cristiani ritenevano di avere il dono divino di guarire (“Il vangelo segreto di Tommaso” di Elaine Pagels); nel II secolo Tertulliano scrisse che i cristiani aiutavano i poveri, il cristianesimo gnostico era una religione di emarginati, Tertulliano aderì al montanismo, che era una forma di cristianesimo gnostico.

600 anni prima di Cristo, in Persia era consacrato il pane e celebrata la comunione, in India il dio redentore si chiamava Cristna o Krishna, era nato da una vergine, la sua venuta al mondo era stata prevista dai libri sacri indiani, alla sua nascita ci fu la strage degli innocenti, fece miracoli. Per gli indiani Brahma aveva creato l’uomo e la donna e li chiamò Adima ed Heva, collocandoli nel paradiso terrestre, a causa dei loro peccati ne furono cacciati, in attesa della redenzione per opera di Cristna. Strane anche queste coincidenze con il cristianesimo, l’induismo era più antico dell’ebraismo e del cristianesimo, però anch’esso, come il buddismo e il cristianesimo, si arricchì strada facendo, trattasi di un altro caso di metabolismo religioso, singolare anche l’assonanza tra Cristo e Cristna.

Prima di Cristo, anche dei filosofi greci erano arrivati al monoteismo, tra i greci, Xenofane era monoteista, Eraclito disprezzava gli idoli, Euripide negava che gli dei fossero simili all’uomo, Platone credeva all’immortalità dell’anima ed alla retribuzione nell’altra vita, Plutarco era monoteista e affermava che Dio era buono mentre il male era opera di demoni; Pitagora sostenne il monachesimo e affermò che la materia era all’origine del male. Gli stoici affermavano che Dio era immanente nell’universo  e consideravano i sacrifici un insulto alla divinità, Cicerone (106-43 a.c.) credeva ad un Dio unico creatore dell’universo, nella provvidenza e nell’immortalità dell’anima.

Aristarco di Samo e i pitagorici avevano una concezione dell’universo più vicina alla realtà della bibbia, per Aristarco (310-230 a.c.) il sole era al centro del sistema solare e la terra ruotava su un asse inclinato, determinando le quattro stagioni. Il neo-platonismo fu una filosofia della salvazione e fornì una base filosofica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca di Alessandria d’Egitto (II secolo E.V.) maestro di Origene e di Plotino.

Nel mondo antico i misteri delle religioni della salvezza, con i soter o salvatori che morivano e rinascevano, erano riservati agli iniziati, cioè avevano qualche cosa d’esoterico, erano tali quelli eleusini e quelli di Mitra; anche la chiesa cristiana adottò i misteri, che per essa  sono verità inaccessibili non spiegabili con la ragione, tra essi pose: trinità, incarnazione, sacramenti, la chiesa quale corpo mistico di Cristo, la grazia divina ed il peccato originale. Il concetto di mistero ricevette la sua formulazione dogmatica nel Concilio Vaticano I (1870).

Confucio, Budda e Cristo non chiesero di essere divinizzati, tuttavia, in India Krishna e Rama sono considerate incarnazioni di Visnù, in Persia si credeva alla ipostatizzazione, cioè alla personificazione di qualità di Dio, all’età dell’oro, ad una mitica era glaciale, alle impurità, al regno di Dio; anche i persiani attendevano il salvatore e la battaglia finale contro il demonio.

In Persia gli sciiti credevano alla trasmigrazione delle anime, credevano che l’Imam era l’incarnazione della divinità, l’ultimo Imam sarebbe stato il Mahadi o Messia, che avrebbe instaurato il regno di Dio. Nel mondo islamico, i sufi erano monaci, che seguivano le idee di Platone sull’anima caduta prigioniera del corpo e che aspirava a tornare a Dio, credevano all’incarnazione di Dio e interpretavano allegoricamente il corano.

L’Islam affermava che Cristo, con la parusia, avrebbe ucciso l’anticristo e si sarebbe convertito all’Islam, i dervisci erano monaci che, con esercizi, raggiungano l’autoipnosi e l’estasi, anche i drusi sostennero l’incarnazione di Dio; quindi l’idea ebraica del messia e quella cristiana dell’incarnazione penetrarono nell’Islam, siamo sempre sul terreno del sincretismo religioso.

Deus deriva dalla radice indogermanico “div” che significa luminoso e celeste, riferito al sole, il faraone era considerato incarnazione della divinità, anche i babilonesi portavano in processione i loro dei, che erano patroni di comunità; quando si realizzò l’unità nazionale e si fece strada il monoteismo, i babilonesi affermarono che i vari dei locali erano i diversi nomi di Marduk, avevano i miti e i loro antenati furono divinizzati.

Il culto di Mitra, identificato con il sole, importato dalla Cilicia, aveva il battesimo e l’eucaristia,  nel III secolo d.c. era religione ufficiale dell’impero, dopo aver soppiantato il culto di Iside e degli altri dei; nel IV secolo scomparve a Roma e durò ancora secoli in oriente e tra i germani, i quali poi si convertirono al cristianesimo ariano (gnostico), i primi germani a convertirsi dall’arianesimo al cattolicesimo furono i franchi di Carlo Magno.

L’escatologia dei persiani fu adottata da farisei e cristiani, però gli ebrei non rinunciarono ad attendere il riscatto nazionale con un messia discendente da Davide; come i pagani, anche ebrei e cristiani aspettavano un soter o salvatore.

Greci e romani non avevano negato la cittadinanza alle divinità straniere, se non creavano disordini; quando queste divinità si diffusero nelle città dell’impero, a causa del sincretismo religioso, Iside fu assimilata a Demetra, Afrodite ed Atena; Osiride a Dionisio, Attis ed Adone; Serapide a Zeus, Helios e Mitra. Poi Alessandro Magno, erede dei faraoni, favorì la concezione del re di natura divina, infatti, gli egiziani avevano creduto all’incarnazione di una divinità nel sovrano, il che serviva a dare legittimità al potere assoluto creatore della legge; anche Mosè aveva avuto questo potere, era stato legislatore, parlava con Dio faccia a faccia, però non pretese di essere un Dio.

In Grecia tendenze monoteistiche esistevano nella stoa, che valorizzò il culto del sole, il panteismo solare si associava anche all’astrologia ed alla fede nella predestinazione; alla fine Anche Augusto, per rafforzare il suo potere, favorì il culto del sovrano, una tradizione poi seguita da Caligola, Nerone e Domiziano.

Con un pasto sacro, i fedeli di Attis, Osiride ed Adone, partecipavano simbolicamente alla morte ed alla rinascita della divinità, nelle religioni misteriche si facevano banchetti mistici, bagni di purificazione e battesimi (Mitra, Iside e Cibele); le religioni misteriche credevano all’immortalità, all’oltretomba beata ed alla salvezza, i misteri orfici promettevano l’unione dell’anima con gli dei attraverso la purificazione del corpo, affermavano che l’anima era gravata dal corpo e che raggiungeva la salvezza con i misteri.

I misteri eleusini, fondati sulla morte e resurrezione di un dio, promettevano la resurrezione ed una nuova vita dopo la morte, erano circondati dal segreto e sopravvissero fino al IV secolo d.c., sbaragliati dal cristianesimo di Eusebio; Dionisio coltivava i misteri orgiastici, perciò il senato romano emanò un decreto contro di loro.

A Roma arrivarono dall’Egitto Iside, Osiride e Serapide, dalla Siria Adone e Tammuz, dalla Frigia Cibele e Attis, dall’Iran Mitra e dalla Mesopotamia Astarte; lo sviluppo di queste religioni e delle religioni misteriche fu favorito dalla sofferenza, dalla morte e dalla sete di salvezza e di riscatto sociale; la salvezza per intercessione di un soter poteva riguardare la terra o il cielo, l’anima o la resurrezione del corpo.

La morte e la resurrezione del Dio offriva una speranza agli uomini, era la stessa tesi di Paolo; del dio frigio Attis si affermava che era stato sacrificato per i peccati degli uomini e che era risorto, erano risorti l’egiziano Osiride, il fenicio Adone ed il babilonese Marduk; di quest’ultimo si affermava che era stato messo a morte assieme ad un malfattore, mentre una altro era stato liberato, che fu colpito sulla croce da un giavellotto; Osiride fu ucciso dal fratello e fatto a pezzi, ma fu ricomposto da Iside, perché il dio sole muore la sera e rinasce la mattina e rinasce anche con il solstizio invernale.

Il dio seducente fenicio Adone, amato da Astarte o Afrodite, fu colpito a morte e poi fu resuscitato dall’amata, allora era diffusa l’idea che un dio potesse morire e risorgere, numerosi culti promettevano una nuova vita; con Attis ed altri culti analoghi si credeva che si potesse sacrificare un dio per cancellare i peccati del popolo, poi il dio risorgeva.

In Israele e nei culti orientali esistevano abluzioni con acqua pura, con lo scopo di purificare, far rinascere simbolicamente ed iniziare, con questo battesimo gli esseni accoglievano i proseliti, i cristiani fecero del battesimo la rinascita, cioè una specie di resurrezione a nuova vita; in alcuni misteri, come quelli di Attis, Osiride e Adone, la purificazione si riceveva anche con il sangue di un toro, anche in India ci si purificava nel Gange.

Gli stoici, come Cicerone, Seneca e Plinio il vecchio, non facevano differenze tra uomo e donna, greco o ebreo, libero o schiavo, per loro era la sapienza che offriva una via di salvezza, si consideravamo messaggeri divini in un’umanità ammalata; la scuola stoica di Posidonio a Rodi credeva che Zeus–Giove fosse l’unico Dio e affermava che il male veniva dall’uomo e non da Dio.

Platone aveva considerato il corpo come la tomba dell’anima, la quale, con l’estasi o la morte, si separava dal corpo; per i platonici, se l’anima era divina, il male fatto all’uomo era un male fatto a Dio, ritenevano che gli uomini erano uguali e che ogni uomo appena nato era libero.

Tra gli stoici, Seneca, nella sua opera: “De beneficiis”, parlò di fratellanza della razze umane, affermò che l’unica ricchezza era quella della mente, confidava nella saggezza, nella scienza e nella filosofia; Tertulliano affermò, a torto, che Seneca era stato cristiano e nel IV secolo s’inventò anche un falso epistolario tra Seneca e Paolo. Tra gli stoici, Epitteto affermò che tutti gli uomini erano uguali, perché tutti gli uomini erano figli di Dio, aggiunse anche che solo i virtuosi potevano giudicare gli uomini malvagi.

All’inizio dell’era volgare, furono punti di contatto tra ellenismo stoico ed ebraismo le opere: la saggezza di Salomone, le opere di Filone, il quarto libro dei Maccabei ed i libri sibillini, tutti nati in ambienti ebraici ellenizzati; la sibilla d’Asia Minore fu trasformata in profetessa ebraica, questi libri poi subirono delle interpolazioni cristiane.

La sibilla si espresse contro l’idolatria, profetizzò la fine dell’impero romano, affermò che la distruzione del Vesuvio del 79 d.c. era la conseguenza della distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.c. per opera dei romani; affermò che gli ebrei avrebbero diffuso la loro fede e che poi la pace avrebbe regnato sulla terra, non invitò i proseliti ad uniformarsi alla legge ebraica. I libri sibillini giudaici (140 a.c.) annunciavano che Dio avrebbe posto fine alle guerre e avrebbe fatto nascere un regno perenne per tutti gli uomini.

L’idea del Logos di Filone (20 a.c.-45 d.c.) lo avvicinava agli stoici, il suo universalismo occultò la pratica ed il formalismo della legge, il suo messianismo non era un messaggio di liberazione nazionale ma di salvezza delle anime di ebrei e greci; Filone si recò a Roma per difendere gli ebrei davanti a Claudio.

Nell’interpretazione della legge e della bibbia, Filone seguiva l’allegoria ed il simbolismo, ad esempio i quattro fiumi che scaturivano dal giardino dell’Eden per lui erano le quattro virtù cardinali; come Paolo, riteneva che l’uomo era giustificato dalla grazia di Dio, come Hillel, sosteneva l’amore per il nemico, riteneva però che Israele avesse una missione speciale e che fosse destinato alla testa delle nazioni. Filone considerava Demostene, Omero ed Euripide uomini di Dio, ammirava Pitagora, Platone, Posidonio e stoici, affermò che Mosè e Platone avevano detto le stesse cose, esaltava i filosofi pagani.

Di norma, questo accostamento tra ebraismo e ellenismo, allarmava il giudaismo palestinese ma non quello della diaspora, alla fine però mostrò a Paolo o meglio ai proseliti ed ai cristiani gnostici, la strada per la sintesi tra mondo ebraico e mondo greco.

Il paradiso era il giardino dei satrapi persiani, i magi erano una casta sacerdotale e astrologi della religione di Zaratustra che praticavano la magia, i persiani avevano una religione quasi monoteista; al tempo di Cristo, a Babilonia era arrivato il buddismo, al quale s’ispirò il persiano Mani (215-275 d.C.) per fondare la sua nuova religione sincretica.

I riti babilonesi ed egiziani ispirarono ebrei e cristiani, i sacerdoti di Gerusalemme usavano incenso, tiara, mitra e pastorale, come egiziani, babilonesi e come oggi il papa; prima dei cristiani, l’aureola dei santi era usata da babilonesi, egizi, greci e romani, la croce era precristiana e condivisa da tanti popoli.

Per Ovidio (43 a.c. 18 d.c.) il caos precedette l’universo ordinato, poi Dio separò le acque dalla terra e il cielo dal mare; per i greci Prometeo creò l’uomo, gli insegnò le arti e gli regalò il fuoco, mentre Vulcano gli insegnò la lavorazione dei metalli; i greci credevano che Zeus provocò un diluvio universale, dal quale si salvarono solo i coniugi Deucalione e Pirra, che approdarono con una nave sulla cima del Parnaso, un mito come quello degli assiri-babilonesi e degli ebrei. Gli eroi antichi, come Mosè, sono stati i creatori delle nazioni, e sono stati divinizzati come Ercole e Perseo, come Mosè e Sargon, anche Romolo e Remo furono abbandonati alle acque.

Il contatto tra cultura ebraica e cultura greca fece nascere il cristianesimo e la fede nell’immortalità dell’anima, tutti i popoli erano abituati ad ingigantire i fatti con la tradizione; la guerra di Troia avvenne nel XII secolo a.c., in età micenea, Omero ne scrisse nell’VIII secolo a.c., era stato preceduto dai canti degli aedi e dalle narrazioni dei rapsodi; anche in Francia, dopo le guerre di Carlo Magno, si formò il ciclo epico carolingio.

Gli antichi ebrei avevano i terafin, specie di idoli e divinità domestiche, i romani avevano come divinità domestiche i penati, i lari, che erano immagini degli antenati, ed i mani, cioè le anime dei morti domestici.

Nei culti misterici pagani gli iniziati erano battezzati con l’immersione nell’acqua, così erano cancellate le loro colpe passate, anche gli indiani si purificavano nel Gange, il battesimo si faceva anche per gli dei Iside, Attis, Marduk, Dionisio, Demetra e Mitra; per Geova lo facevano Battista e gli esseni; tutti questi dei promettevano la resurrezione spirituale ai loro seguaci ed erano in concorrenza tra loro.

Il culto dei misteri, il contatto tra popoli e la decadenza delle vecchie religioni diede origine ad un sincretismo religioso, perciò dal V al III secolo a.c. si costruirono templi in cui erano adorati più dei, come quello di Serapide in Grecia, dove si adorava Iside e Zeus; alcune statue rappresentavano anche diverse divinità, infatti, a Comagene, in Turchia, una stessa statua rappresentava Aton, Mitra, Apollo, Elio e Demetra (“La favola di Cristo” di Luigi Cascioli).

I culti misterici ed i popoli primitivi affermavano che, bevendo il sangue dei nemici, si assorbiva la loro virtù, il sangue poi fu sostituito dal vino; dal  culto di Attis e Cibele, nacquero i banchetti eucaristici, dove si beveva il vino che rappresentava il sangue della divinità, mentre il pane fu introdotto nel sacramento eucaristico dai sacerdoti di Dionisio.

I sacerdoti predicavano la discesa degli dei sulla terra come soters o salvatori, questi erano fatti morire, scendevano negli inferi per tre giorni e poi risorgevano; di Marduk si affermava che era stato processato e condannato a morte per essersi dichiarato Dio, che, per accertarsi della sua morte, fu colpito al petto con una lancia,  poi risorse.

Anche il dio Adone fu fatto risorgere tre giorni dopo la sua morte, si affermava che il sepolcro di Attis giustiziato era stato trovato vuoto e solo con il lenzuolo che lo aveva avvolto, anche il dio greco-egiziano Serapide fu ucciso, scese all’inferno e risorse; Attis, Marduk, Cibele, Adone, Demetra, Mitra e tutti gli altri dei  culti dei misteri erano soters o salvatori.

Prima del cristianesimo, anche il mazdeismo o zoroastrismo nacque per sincretismo, cioè copiando le altre religioni, il mazdeismo nacque nel VII secolo a.c., ad opera di Zaratustra o Zoroastro, il quale ricevette una rivelazione dal dio Aura Mazda con il libro sacro dell’Avesta; perciò il re dell’Iran, Vishtaspa, abolì le idolatrie e riunì il popolo sotto un’unica religione ed un solo Dio, come accadrà con ebrei, cristiani e islamici. Questo sovrano lanciò, in pratica, la nuova religione come fece Costantino con il cristianesimo, fu una scelta di politica interna del governo.

Nella teologia avestica, Dio era simbolicamente rappresentato, come già Geova e Zeus, con un toro, il figlio di Aura Mazda era il dio solare Mitra, risalente alla trimurti vedica indo-iraniana del XIV secolo a.c. (Indra-Mitra-Varuna). Tutte le religioni non sono altro che aggiornamenti delle religioni precedenti, delle quali incorporano elementi importanti; mentre le prime religioni erano legate a fenomeni naturali, cioè erano naturali, quelle monoteiste sono artificiali e assemblate a tavolino,  impostate da comitati di esperti in cose religiose per mandato del governo.

Mitra iniziò la creazione, sconfisse i  demoni, che si rifugiarono sulla terra per tentare gli  uomini, poi fu mandato dal padre sulla terra  come salvatore, fu concepito da Aura Mazda  per mezzo di una vergine, nel  vangelo avestico si narrava che Mitra era stato tentato dal demonio e dai suoi seguaci; la sua passione era inevitabile, come quella degli altri Dei dei culti dei misteri, perciò fu torturato, ucciso e fatto risorgere il terzo giorno.

Mitra consumò un’ultima cena con i suoi apostoli, con pane e vino, che rappresentavano il suo corpo e il suo sangue, affermando che così avrebbero avuto la vita eterna, promise che alla fine del mondo sarebbe ritornato sulla terra per giudicare i vivi e i morti,  resuscitati nella carne; poi lasciò ai discepoli il compito di propagare la sua dottrina e risalì al cielo, riunendosi al padre, in attesa del giudizio universale. Quante strane coincidenze con Cristo, però Mitra era venuto prima di Cristo, anche tra Cristo e Budda esistono strane coincidenze.

Mitra era nato il 25 dicembre e la sua resurrezione avvenne alla metà di marzo, alla sua nascita gli erano stati offerti incenso, oro e mirra; la religione di Zaratustra o Zoroastro, detta mazdeismo o mitraismo, per ragioni politiche, oltre che dal re persiano Vishtaspa,  fu sostenuta dai greci e dai romani.

Platone aveva posto in cielo il logos divino, affermava che questo doveva insegnare agli uomini la giusta morale e, ispirandosi ai culti dei misteri, sostenne che il salvatore doveva patire la tortura e la morte, discepolo di Platone fu Filone. Al tempo di Cristo, mentre le religioni pagane presentavano un salvatore già arrivato, gli ebrei ne promettevano uno che doveva ancora arrivare e tanti  erano stanchi di aspettare la salvezza; quando si diffuse la fede in Cristo, c’era chi affermava che il messia era arrivato e doveva ritornare (cristiani), chi affermava che doveva arrivare (ebrei).

Come il cristianesimo, anche Zaratustra sintetizzò un pensiero più antico, sosteneva che un giorno le forze del bene avrebbero prevalso su quelle del male, annunciò la venuta di un salvatore, la cui figura è presente anche nel buddismo. Dagli antichi, la cometa era connessa con grandi avvenimenti, come la nascita di un imperatore salvatore; la stella dei magi, ricordata dai vangeli, ricorda forse la congiunzione dei pianeti  Giove e Saturno, avvenuta nel 7 a.c., data presunta di nascita di Gesù.

Per gli indù, una vergine, scelta dagli dei, doveva diventare la madre di un salvatore, che doveva rigenerare il mondo, stiamo parlando di Krishna o Cristna, incarnazione di Visnù, questo mito era comune ad altre religioni antiche. Nello yoga indiano e nello gnosticismo cristiano, per raggiungere la conoscenza e l’illuminazione,  si passava attraverso uno stato di trance, grazie a digiuno, ipnosi, canti, danze collettive, sostanze allucinogene e tecniche respiratorie.

Tutte queste tecniche erano conosciute in Palestina, Caldea, Persia, India, Tibet, Cina, America precolombiana e Grecia, nei misteri eleusini, nel culto di Dionisio e di Orfeo;  erano conosciute dai terapeuti d’Egitto e dagli esseni di Palestina; per gli gnostici, risorgere voleva dire emanciparsi dall’ignoranza, per altri purificarsi; forse anche la resurrezione di Lazzaro andava intesa simbolicamente, infatti, gli iniziati a certi riti risorgevano, tutti i circoli misterici antichi credevano nel significato simbolico della resurrezione.

I  sacerdoti pagani avevano tiara, mitra e pastorale, avevano tunica e pettorale, l’altare pagano era guarnito di ceri accesi, i pagani ardevano incenso davanti l’altare, i templi pagani avevano acqua santa, incenso, altari, ex voto, idoli, cioè immagini; la statua di San Pietro della basilica vaticana è la statua di Giove capitolino, con le chiavi al posto dei fulmini. I romani avevano una festa in onore di Cerere, fatta con  le fiaccole, come la candelora cristiana (2 febbraio), in ricordo di Cerere errante con una fiaccola, in cerca di sua figlia Proserpina; i pagani si facevano flagellazioni come hanno fatto i cristiani nella processione del corpus domini.

Svetonio scriveva che in ogni grande e affermata religione, il capo dei sacerdoti aveva autorità assoluta ed era infallibile, era il mediatore con la divinità e non poteva essere giudicato da nessuno, le stesse prerogative rivendicate dal papa. Plinio il vecchio affermò che Romolo istituì i frati arvali, che facevano processioni, le confraternite religiose cristiane furono precedute da analoghe istituzioni  pagane; i frati mendicanti ed il celibato dei preti erano conosciuti anche dai pagani ed il celibato è seguito anche dai monaci buddisti, però i pagani,  per sicurezza, i preti li capponavano anche, Origene si capponò da solo.

I pagani credevano ad un Dio sommo, come il sole o  il cielo, e in dei minori, questi secondi erano  protettori di città e di ceti produttivi, come i santi protettori dei cristiani; anche i pagani affermavano che gli uomini si dovevano guadagnare il perdono dei peccati con le opere, anche i pagani  facevano offerte ai templi e pregavano per i morti. Gli angeli erano divinità assiro-bilonesi, i cattolici li presero dagli ebrei, che li presero a loro volta dai babilonesi, anche i greci avevano l’angelo custode; battezzavano affiliati e peccatori sia i greci, che persiani, ebrei, indiani; il rosario è d’origine braminica.

Prima di Cristo, furono protagonisti di una resurrezione Dionisio, Osiride, Attis, Adonis, Tammuz e Mitra, nel culto di Attis c’era anche un banchetto sacro, in cui si beveva il sangue e si mangiava la carne del toro. Al tempo di Cristo, tra i pagani dominavano le religioni misteriche, con riti esoterici e con cerimonie d’iniziazione, che portavano all’illuminazione personale; i mistici facevano miracoli come i guru indiani, si credeva che Pitagora facesse placare i venti e risorgere i defunti.

In molti misteri si parlava dell’incarnazione, morte e resurrezione di Osiride in Egitto, Dionisio in Grecia, Attis in Asia Minore, Adonis in Siria, Bacco in Italia e Mitra in Persia; nel  V secolo a.c., filosofi come Senofane ed Empedocle, iniziarono a mettere in ridicolo queste storie.

Si affermava che Dionisio  era nato da una vergine il 25 dicembre, che aveva trasformato l’acqua in vino, che entrava in città a dorso di un mulo, che era morto per la remissione dei peccati di tutti, che era resuscitato il terzo giorno ed era asceso al cielo e che sarebbe tornato il giorno del giudizio. La sua morte e resurrezione era celebrata dai discepoli con un pasto rituale a base di pane e vino, che simboleggiavano il suo corpo e il  suo sangue.

Nell’antichità il sole era assimilato ad una ruota a raggi, da cui derivò il simbolo della croce e della svastica, i druidi erano stregoni che adoravano la quercia e avevano la svastica, nelle lingue indoeuropee e nel sanscritto indiano la parola “Dio” si collega alla luce e al sole, quindi il monoteismo nacque dal culto del sole; anche Cristo era la luce che illuminava, del resto come Lucifero, che, nel monoteismo, rappresenta la dialettica, cioè l’opposizione.

Il buddismo venera santi e reliquie, ha l’offerta del pane sull’altare, la confessione, la benedizione, il purgatorio, una gerarchia, una messa, conventi e la castità del clero, anche Budda aveva camminato sulle acque; Esculapio era un taumaturgo e curava le malattie, per il popolo faceva miracoli, Dionisio aveva trasformato l’acqua in vino.

Gli ebrei avevano litanie, nella religione egiziana le litanie erano dedicate ad Iside, il cui culto s’impose anche a Roma, queste litanie erano come quelle dirette a Maria; Iside e Maria erano dette astro del mattino, stella del mare, patrona dei naviganti, regina della terra, guida degli eserciti. Romolo fu generato dalla vergine Rea Silvia e dal dio Marte, Dionisio era figlio di Zeus e fu assunto in cielo; se gli egizi raffiguravano gli dei in forme animali, anche per i cristiani il piccione rappresentava lo spirito santo.

L’incarnazione era un’idea antica, si diceva che Platone era nato da una vergine, in Grecia, Giove aveva fecondato Leda,  assumendo le forme di un piccione; in India, Cristna e Budda erano nati da una vergine, i babilonesi adoravano una dea vergine e madre, in Egitto il faraone Amenofis II era nato da una vergine e Oro era nato dalla vergine Iside.

Verso la fine del IV millennio a.c., l’Egitto fu unificato e vi si diffuse il culto monoteistico del sole, chiamato Ra, Amon o Aton; quando nel 332 a.c. Alessandro conquistò l’Egitto, i sacerdoti di Ammone affermarono che egli era figlio di Zeus-Amon, il monoteismo solare rifletteva la monarchia centralizzata e si affermò con la XII dinastia, nel 2000-1800 a.c.; però, poiché permanevano  divinità minori, il faraone monoteista Amenofi IV (1375-1358 a.c.) fece una riforma religiosa e  innalzò Aton a solo dio, fece imprigionare il vecchio clero e cambiò il suo nome in Ikanaton.

Allora gli ebrei erano di casa in Egitto ed erano chiamati Khabiru; dopo la morte di Ikanaton, la vecchia classe sacerdotale riprese il sopravvento, forse allora gli ebrei furono fatti schiavi e poi espulsi al tempo di  Mosè; arrivati in Palestina adottarono le idee monoteiste egiziane  e dei gebusei di Gerusalemme. In origine Osiride era un totem del Basso Egitto, probabilmente raffigurante il toro o l’ariete, rappresentava la fertilità e perciò fu rappresentato anche con il sole e con il Nilo, a lui si offrivano le primizie, anche gli ebrei offrivano le primizie al loro tempio.

Sotto i tolomei, il culto di Iside e Osiride o Serapide assunse il carattere di religione di salvezza, era seguito da ceti meno abbienti che aspettavano una rivoluzione sociale e la redenzione, gli iniziati al culto di Iside aspiravano ad un mondo migliore, alla liberazione ed alla giustizia, perciò i senatori romani si allarmarono e tra il 59 e il 48 a.c. Giulio Cesare cercò di reprimere questa fede.

Iside era raffigurata con il bambino Oro in braccio, come le madonne cristiane, aveva gli stessi attributi di Maria, si credeva che il fanciullo fosse nato la notte del 24 dicembre dalla vergine Iside;  a Roma il 25 dicembre era celebrata la nascita del sole o Saturno o Mitra. Il cristianesimo metabolizzò tutte queste credenze e il culto del sole o Mitra.

I babilonesi, sconfitti dal persiano Ciro nel 538 a.c., erano stanziati al sud della Mesopotamia e gli assiri al nord, questa terra era già stata dominata per 25 secoli dai sumeri ariani e dagli accadi semiti, nel 1700 a.c. furono i sumeri ad introdurre la scrittura cuneiforme; in Mesopotamia alcuni totem divennero divinità protettrici, altri diavoli, altri angeli ebraico-cristiani, come i cherubini ed i serafini.

I babilonesi avevano il mito della creazione, dell’albero della vita in Eden, del diluvio, avevano una genesi, durante la quale il dio Marduk aveva svolto la creazione in sette tappe, a queste credenze mutuarono gli ebrei. In epoca greco-romana, il culto misterico di Adone-Astarte si diffuse tra le classi umili, l’Adonai ebraico che vuol dire Signore, un titolo di Geova, ha assonanza con l’Aton egiziano e con Adone,  Adone, Aton e Adonai potrebbero avere un origine in comune; come Cristo, anche Astarte discese all’inferno.

Il buddismo nacque in India settentrionale, tra il VII e il VI secolo a.c., come dottrina monastica della salvezza, in un sistema economico schiavista, come reazione protestante al potere e alla dottrina dei sacerdoti e latifondisti bramini, si presentò com’eresia nell’ambito della tradizione braminica; la stessa cosa è accaduta nel cristianesimo con tante eresie  e con la rivoluzione protestante.

I buddisti credono che anche in Budda si sia incarnato un Dio e che Budda s’incarni periodicamente in uomini; tuttavia nemmeno Budda pare un personaggio storico, la sua biografia è del I secolo dell’era volgare, altri scritti sul buddismo furono redatti nei secoli successivi; si afferma che Budda riuscì a sopprimere ogni desiderio, rinunciò al mondo e si fece monaco, fece dei seguaci, la stessa via di San Francesco.

I sacerdoti bramini erano una casta e una tribù e grandi proprietari terrieri come i leviti ebraici; come i greci e i romani, avevano trasformato le forze della natura in divinità dall’aspetto umano, nel 1.400 a.c. gli indoeuropei erano piombati dal nordovest in India e ridussero in schiavitù gli indigeni di pelle più scura, che formarono la casta più emarginata dei paria, questi primi abitatori dell’India seguivano una religione più antica, fatta d’animismo e naturalismo. Anche in India gli emarginati aspiravano  a liberarsi dalla sofferenza e dalla salvezza, la religione prometteva che questa si raggiungeva  ponendo fine alla catena delle reincarnazioni e non con la rivoluzione in terra o con il cambio di governo.

Budda, all’età di 29 anni, come reazione al dolore del mondo, abbandonò la casa paterna per fare una vita ascetica e di rinunce, secondo la tradizione era nato da madre vergine, fece miracoli e fu tentato dal maligno, fenomeni tellurici accompagnarono la sua morte. Sono strane tante coincidenze con Cristo, però io ritengo che sia stato anche il buddismo, che si arricchì strada facendo, a prendere dalle altre religioni e dal cristianesimo. Nel buddismo la filosofia religiosa crebbe con gradualità e prese molte idee dalle altre religioni, anche da quelle nate dopo Budda, insomma il buddismo divenne un valore aggiunto dalla tradizione a Budda, esattamente com’è accaduto con Cristo.

La dottrina di Budda mira alla soppressione del dolore ed a raggiungere la salvezza, cioè il Nirvana, da Budda nacque un movimento di monaci che facevano la questua e vivevano di pane ed acqua; nell’ottocento il buddismo penetrò in Tibet, sovrapponendosi alle vecchie tradizioni indù, animiste e sciamane e fu persecutore della vecchia religione, come in India era stato vittima dei bramini,  esattamente come accadde nel cristianesimo.

Il buddismo adottò le dottrine sulla creazione, sulla fine del mondo e sulla reincarnazione, imponendo ai monaci  il costume del celibato, in Tibet il Dalai Lama istituì un governo teocratico e feudale, mettendo tutto il potere in mano ai monaci, ancora oggi è considerato una reincarnazione di Budda. In Tibet nacquero anche conventi di suore buddiste, seminari e scuole di teologia, invece in India del nord, dove il buddismo era nato, a causa delle invasioni mussulmane, nel XII secolo il buddismo si estinse, mentre al sud di questo paese permaneva l’induismo; in compenso, il buddismo arrivò anche in Cina.

Confucio sembra una figura delineata storicamente (551-479 a..c.), cosa rara tra i fondatori di religioni, era un modesto uomo di stato e non aveva intenzione di fondare una religione, intendeva solo tramandare il pensiero dei filosofi classici cinesi; Confucio aveva la fede negli antenati e il culto del cielo, che poi divenne una divinità antropomorfa, credeva alla provvidenza, ebbe discepoli e proseliti ed i suoi insegnamenti furono riportati in libri, predicava il rispetto per gli anziani e per l’autorità statale, difendeva la famiglia, non era per la rivoluzione, ma per la cristallizzazione delle classi sociali. Dal II a.c., anche Confucio, come Budda, ricevette adorazione e  sacrifici; in Cina Lao-Tsè fu un altro fondatore di una religione, è un personaggio leggendario, diversamente da Confucio, era antistatalista, si credeva che era nato da una vergine.

Gli ebrei calcolavano il tempo a partire dalla creazione, avvenuta nel 3761 a.c., i musulmani dal 622 d.c, data dell’egira, i greci partivano dalla prima olimpiade del 776 a.c., i romani dalla fondazione di Roma nel 754 a.c. La datazione cristiana nacque nel VI secolo, per opera del monaco Dionigi il piccolo, che però fece un errore di calcolo, posticipando la nascita di Cristo di circa sette anni.

A Babilonia, con l’unità del paese, Marduk prese la prevalenza tra gli altri dei,  Marduk moriva e rinasceva ed esigeva sacrifici umani, però un monoteismo perfetto o completo non è mai esistito da nessuna parte; come in Egitto e in Israele, a Babilonia i sacerdoti avevano il monopolio della scrittura, delle scienze, della contabilità e del diritto, offrivano sacrifici agli dei e dalle loro piramidi a gradini osservavano il moto degli astri, erano astrologi come i magi persiani.

In coincidenza con l’invasione indoeuropea dell’India, della Palestina da parte degli ebrei, anche  la Grecia fu invasa da popoli indoeuropei, provenienti dall’Asia Minore, che vi apportarono idee religiose e filosofiche, in buona parte comuni ad indiani e persiani.

In Grecia Esiodo invocava giustizia per gli umili, perché l’ingiusto prosperava, i giudici si facevano corrompere e Dio era indifferente. In Grecia ed a Roma, con la diffusione della schiavitù, decaddero i liberi artigiani e venne il disprezzo per il lavoro manuale, infatti, Platone escludeva dai diritti civili i lavoratori manuali.

Anche Platone credeva alle caste indiane, affermava che  i comuni lavoratori erano la stirpe di ferro, i filosofi ed i governanti quella d’oro e i guerrieri quella d’argento; anche per Aristotele l’uomo di scienza non si poteva occupare d’attività manuali, nel mondo greco solo il 3% della popolazione era veramente libera e sovrana, cioè affrancata dal lavoro manuale o dalla servitù.

In Grecia, in Persia, in Israele ed in Egitto era stato venerato il toro, perché tutte le religioni erano state precedute dal culto degli animali ed il toro rappresentava la forza, la fertilità e la vita, le corna del toro erano state segno distintivo di Giove e di Geova, anche quest’assonanza  potrebbe significare qualche cosa.

Il mitraismo aveva battesimo, eucaristia, la croce e le confraternite, anche Mitra era detto il logos emanato da Dio, se gli gnostici credevano che il cattivo demiurgo aveva creato l’universo, gli zoroastriani affermavano che aveva creato solo la metà malvagia dell’universo; anche Zaratustra  annunciò il regno dello spirito.

In Cina il culto degli dei era una funzione dello stato, mentre il culto degli antenati era la religione della famiglia, in generale, il culto era legato alla natura, Confucio era statalista, credeva all’autorità, alla famiglia ed alla predestinazione; come Rousseau, affermava che gli uomini nascevano buoni, però non si pronunciò sul problema della morte, non sviluppò una mitologia e, come Budda, non fece propaganda a nessun Dio.

Lao-Tsè raccomandava di essere sempre buoni, era dualista come la religione persiana e credeva alla bontà dello stato di natura, non era statalista e difendeva la libertà dell’individuo, credeva al libero arbitrio, all’anima, all’inferno, riteneva la natura amorale; anche lui alla fine fu divinizzato, si disse che era nato da una vergine.

Divinità originali giapponese erano le forze della natura, gli spiriti degli antenati, gli inventori delle arti; al vertice degli dei era il sole, lo shintoismo è ricco di mitologia e cosmogonia, il culto è regolato dal governo ed il sacerdozio è ereditario, questa religione crede alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte, ma non alla sua retribuzione.

Si credeva che Budda (560-480 a.c.) fosse stato generato in modo miracoloso e inviato come salvatore nel mondo per redimere l’umanità; come Cristo, anche Epicuro iniziò la studio della filosofia a 12 anni, come Cristo, anche Budda iniziò la sua vita pubblica a 30 anni, digiunò e fu tentato dai demoni, come Cristo,  anche Zaratustra e Budda vivevano in povertà; Budda era accompagnato da dodici discepoli, narrava parabole, aveva un discepolo prediletto ed uno traditore.

Anche Budda criticava la pratica esteriore della legge da parte dei bramini, anche Budda faceva miracoli, respingeva i sacrifici di sangue, invitava a ricambiare il male con il bene, ad amare i nemici, a non accumulare ricchezze; anche Budda è stato divinizzato, anche i buddisti hanno monaci, concili e dogma.

Nel V secolo a.c. Asclepio faceva guarigioni miracolose, fu chiamato salvatore,  placò le tempeste e resuscitò i morti, si credeva che quando Ercole e Cesare morirono, la terra tremò, il responsabile della morte di Ercole s’impiccò come Giuda; Ercole nacque da una vergine e da padre divino, fu tentato, camminava sulle acque, ascese al cielo, era detto il redentore e il salvatore. Il ritratto di Ercole si definì nel V secolo a.c., arricchito da cinici e stoici, fu detto figlio di Dio e intermediario presso la divinità, anche Ercole era chiamato il logos.

Dionisio, il cui culto iniziò nel VIII secolo a.c., soffrì, mori e risorse, era figlio di Zeus e di una donna mortale, era terapeuta,  trasformò l’acqua in vino, cavalcava un asino; la religione di Mitra era una religione sincretica e aveva seguito lo stesso percorso di Cristo. Il culto del sole, fonte della vita, cui si rifaceva il culto di Mitra, ha grandissimo rilievo nella storia delle religioni, in Egitto, Amenophis IV (1375-1358 a.c.) adorava il dio sole; Giove, Apollo, Helios e Baal erano anche divinità solari, il sole era adorato in Giappone e in America latina.

Il vescovo cristiano Pegasio (354-355) confessò di pregare anche il sole e fino al V secolo tanti adoravano il sole,  tanto che papa Leone I mise in guardia i cristiani dal culto del sole, il simbolo del sole è riportato  nell’ostensorio cristiano, nella croce,  nel rosone delle chiese e nella svastica. Mitra era una personificazione del sole, il suo luogo di culto originario era la Persia e l’India, ove faceva parte della triade: Indra, Mitra e Veruna; nel III a.c. secolo si diffuse in Egitto e poi  penetrò a Roma, proveniente dalla  Cilicia, sulle ostie consegnate durante la celebrazione dei misteri di Mitra vi era una croce.

Alla sua nascita Mitra fu adorato dai pastori, ascese in cielo, a fianco del Dio sole, e formò una trinità, un giorno sarebbe tornato a giudicare i morti, era uomo-dio, redentore e salvatore, suo giorno festivo era la domenica,  era nato il 25 dicembre; questa data nel 353 segnò anche la nascita di Cristo, mentre nel 321 Costantino aveva fatto la domenica giorno di festa; a Mitra si facevano processioni, era il redentore e il salvatore, a sua madre era stata annunciata la nascita del salvatore.

Anche Apollo era identificato con il sole, sua madre non riusciva a trovare un posto dove partorirlo, i  pastori che accompagnarono la nascita di Cristo, avevano fatto la comparsa anche alla nascita di Ciro, Romolo e Mitra. Nel mitraismo i sacerdoti erano chiamati padri e i fedeli fratelli, questa religione aveva sette sacramenti, riconosciuti nello stesso numero dal cristianesimo solo nel 1439.

Il mitraismo possedeva battesimo, cresima e comunione, con pane e vino, in memoria dell’ultima cena del maestro con i discepoli, aveva le ostie, le messe giornaliere e una messa più importante la domenica.

I seguaci di Mitra credevano alla rivelazione, al diluvio, al giudizio universale, all’immortalità dell’anima e alla resurrezione, i mitraisti sostenevano gli umili e affermarono che gli ultimi sarebbero stati i primi; il mitraismo divenne religione ufficiale di Roma e fino al IV secolo d.c. si confrontò, con successo, con il cristianesimo, nel IV secolo i suoi templi furono saccheggiati e distrutti ed i suoi sacerdoti furono assassinati dai cristiani; i cristiani edificarono chiese sulle rovine degli antichi luoghi del culto del sole, la fede in Mitra sopravvisse fino al V secolo.

La nascita di Pitagora (VI secolo a.c.) fu annunciata come quella di un salvatore, venne al mondo in terra straniera durante un viaggio dei genitori, fu taumaturgo e fece una pesca miracolosa, era circondato da folle e parlava con parabole, faceva miracoli e placava tempeste; credeva alla dignità della donna, fu perseguitato, discese agli inferi e resuscitò dai morti, i suoi discepoli vivevano in comunanza di beni (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

Empedocle di Agrigento fu venerato come un Dio, faceva miracoli, resuscitava i morti e placava le tempeste; nel V secolo a.c., allo spartano Lisandro furono tributati onori come ad un Dio, gli furono innalzati luoghi di culto e offerti sacrifici.

A Roma l’imperatore era detto il salvatore e Dio, il re babilonese Ammorbai (1955-1912 a.c.) era detto il dio sole, pastore e redentore, in Egitto il faraone era il Dio sole, Alessandro Magno fu proclamato figlio di Dio, invece Davide era stato figlio di Dio solo per adozione. Perciò si diffuse la credenza che nel sovrano fosse incarnata la divinità  e alcuni  sovrani seleucidi adottarono il titolo di Epifane, cioè colui che si manifesta; nel 167 a.c. Antioco IV Epifane fece coniare una moneta che lo definiva Dio in sembianza umana.

Gli imperatori romani divennero oggetto d’adorazione divina, di Pompeo si affermava che era disceso dal cielo, si affermava che alla morte di Cesare il sole si coprì, la terra si spaccò, i morti risorsero, poi Cesare ascese in cielo; Augusto (27 a.c-14 d.c.) fu detto figlio di Dio e apportatore dell’età dell’oro, gli si attribuirono miracoli e gli furono innalzati templi, era il salvatore inviato da Dio e il redentore del genere umano, fu ritenuto figlio d’Apollo.

In Egitto ed a Babilonia il re era il redentore, Zaratustra era il salvatore, Nerone era il salvatore, salvatori erano stati Cesare, Ottaviano, Augusto, Claudio, Vespasiano e Tito, signori erano stati Geova, Claudio, Nerone e Domiziano; Tacito scrisse che Tito Vespasiano ridonò la vista ad un cieco. Paolo o chi per lui trasferì tutti questi titoli e qualità a Gesù.

Il sentimento fideista dualista-manicheo delle religioni persiane, trasportato in politica, ha evidenziato sempre l’esistenza di due tesi o partiti contrapposti, anche se rappresentati da coalizioni, l’adesione ed uno di essi è fatta per partito preso, per simpatia, per sentimento, per fede, per amicizia o per interesse, anche di classe.

Anche le altre religioni avevano testi sacri, definiti la parola divina, come il mazdeismo, l’induismo, il buddismo, le religioni misteriche greche, la religione dionisiaca e il culto d’Iside, tra i testi sacri vi erano i libri ermetici, l’apocalittica giudaica era tributaria del dualismo iranico; in Iran, Babilonia ed Egitto era atteso un redentore e un salvatore,  Zaratustra parlò d’imminenza del regno di Dio, gli egizi parlavano di un salvatore già nel II millennio a.c., anche il re assiro Assurbanipal (668-626 a.C.) fu chiamato salvatore e figlio di Dio, destinato ad iniziare una nuova era.

Il cristianesimo, arrivato tra i pagani, ne ricevette impulsi, a cominciare dalla fede nella divinità di Cristo, nella trinità e nell’adozione del simbolo della croce; nel III secolo furono i pagani convertiti al cristianesimo che apportarono queste credenze, portarono anche il culto delle immagini, il culto dei santi, il culto di Maria e tanti miti; anche la filosofia greca inquinò il cristianesimo.

Il 25 dicembre, l’impero romano festeggiava la nascita di Saturno e Mitra, cioè del Sole, la chiesa spostò la nascita di Cristo a quella data per sfruttare una ricorrenza seguita dal popolo e favorire la soppressione e la metabolizzazione delle vecchie religioni; questa politica fu seguita anche con dei locali che sono divenuti santi cristiani, mai esistiti in epoca cristiana.

Prima di Cristo, erano risuscitati da morte altri dei, cioè il babilonese Tammuz, il siriano Adone, l’egiziano Osiride, il tracio Dionisio ed altri; resuscitarono dopo il terzo giorno Attis, Osiride e Adone; a Babilonia Marduk fu taumaturgo, creatore del mondo, redentore, pastore, resuscitava i morti, fu fustigato e condannato a morte, al suo posto un delinquente fu lasciato libero, una donna asciugò il sangue di una sua ferita provocata da un colpo di lancia, anche Marduk discese all’inferno.

Apollonio di Tiana, una volta risorto, si mostrò agli apostoli e si fece toccare da loro per dimostrare che era vivo, la discesa all’inferno di Cristo divenne dogma nel IV secolo; l’idea della discesa all’inferno degli dei era comune in Egitto, Babilonia e Grecia; discesero all’inferno Marduk ed Eracle.

Nel primo secolo il concetto di monoteismo si era affermato in occidente, con il contributo di cinici, scettici, autori satirici e persone colte, che però, anche se infastidite dagli dei, partecipavano esteriormente alle manifestazioni di culto, come accade ancora oggi; ciò accadeva perché si volevano sentire parte della società  e dare un esempio positivo al popolo. Prima di Cristo, si dichiararono monoteisti, Senofane, Eraclito, Platone.

Il sincretismo religioso fu favorito dall’importazione di divinità straniere, così Serapide si fuse con Zeus, Iside con Demetra e Mitra con Helios. Un contributo al monoteismo venne dal culto all’imperatore romano in tutto l’impero, mentre  il politeismo entrava in crisi, anche la diaspora giudaica aveva dato il suo contributo in merito, infatti Paolo poté agganciarsi all’opera missionaria svolta dei farisei o rabbini.

In Grecia, Zeus era un indogermanico Dio del cielo, gli eroi erano santi locali, i greci credevano all’età dell’oro, alla trasmigrazione delle anime e, alla vigilia dell’era volgare, anche alla loro retribuzione, le ritenevano spiriti decaduti, dimoranti in corpi, in espiazione d’antiche colpe; come gli ebrei, credevano che le colpe dei padri ricadevano sui figli.

In Grecia, i cinici erano monaci mendicanti, Pitagora sostenne il monachesimo, che aveva estasi e rinuncia; il neoplatonismo fu una filosofia della salvazione che fornì una base teologica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca, maestro di Origene, uno dei padri del cristianesimo. Satana rappresenta i dualismo manicheo, il principio dialettico e l’opposizione ingiusta alla monarchia assoluta di Dio, in pratica dei sacerdoti di Gerusalemme, perché Dio non è mai intervenuto nelle cose umane.

Le religioni egiziane e mediorientali avevano anche fonti astrali, la dea Iside era rappresentata dalla costellazione della vergine, al cui interno la stella principale era Spica, che l’8 settembre rinasceva e tornava visibile, rappresentava la forza generatrice della terra e la fecondità, anche nella civiltà babilonese la dea Ishtar  era legata alla costellazione della vergine.

Il cristianesimo, appropriandosi di credenze pagane, fece nascere Maria l’8 settembre; all’inizio Cristo fu rappresentato con l’agnello, anche Giove era rappresentato con l’ariete, gli astrologi antichi consideravano l’ariete la principale tra le costellazioni zodiacali, rappresentava la rinascita e il rinnovamento, la resurrezione di Gesù e di altri dei avveniva nell’equinozio di primavera. Perciò il cristianesimo ha anche fonti astrali, pare che il primo Cristo, secondo la concezione gnostica, sia stato un essere celeste, nato e risorto in cielo.

Nel VI secolo d.c., l’Arabia di Maometto era abitata da beduini idolatri e da una minoranza d’ebrei e di cristiani nestoriani, vi passavano le rotte commerciali per India, Cina, Siria ed Etiopia; nella regione esisteva il culto della natura, degli animali e della pietra nera meteoritica, situata nella Kabaa, alla Mecca.

Il paese subì l’invasione dell’Etiopia cristiana copta, con le inevitabili perdite economiche, la crisi  favorì l’affermazione della riforma religiosa di Maometto, mentre la successiva espansione militare islamica fu favorita dalla decadenza di Bisanzio e della Persia; i nomadi arabi vivevano in società patriarcali e avevano due città importanti, La Mecca e Medina. Maometto nacque nel 571 d.c., in coincidenza con l’espulsione dallo Yemen degli invasori etiopi, attratto dalla dottrina di ebrei e cristiani, tentò una riforma religiosa, però la Mecca rifiutò la sua dottrina, perciò nel 622 fu costretto a rifugiarsi a Medina, l’anno primo della nuova era o egira, lì diventò commerciante e sposò una ricca vedova.

La sua dottrina, ispirata agli ebrei, presenti nelle due città, e ai cristiani nestoriani di Siria, annunciava il giudizio di Dio, imponeva il monoteismo, ammetteva quattro mogli, vietava l’alcool e la carne di maiale; Maometto si considerava l’ultimo dei profeti, dopo Adamo, Noè, Abramo, Mosè e Cristo, ricordava che gli arabi discendevano da Ismaele, figlio d’Abramo, affermava di ricevere le rivelazioni dall’arcangelo Gabriele.

Nel 630 Maometto prese La Mecca e nel 632 morì, dopo aver conquistato tutta la penisola arabica, nel 700 l’impero arabo si estendeva dalla Mesopotamia a Gibiltera, nel 711 fu sottomessa la Spagna, nel 732 il re franco Carlo Martello fermò l’invasione araba della Francia a Poitiers.

Il corano è redatto disordinatamente, nell’islam i sunniti si definiscono i tradizionalisti,  gli sciiti sono i legittimisti, seguaci d’Alì, genero ed erede legittimo di Maometto, che fu assassinato; il corano, il cui originale, secondo un dogma (anche l’Islam ha dogmi), sarebbe in cielo, predica la sottomissione, afferma che l’anima  sopravvive in forma corporea, per godere dei piaceri del paradiso, mentre ai peccatori sono riservate le fiamme dell’inferno, afferma che gli infedeli devono essere convertiti o sterminati con la guerra santa; però, chi tra i monoteisti si sottometteva, pagava un tributo speciale ed era discriminato, ma poteva continuare a praticare il proprio culto. Tra musulmani, i mahadi erano i profeti, i drusi credevano ad un messia arabo o Imam ed al regno di Dio, i sufi erano monaci.

Hume affermò che Maometto era un finto profeta, Hobbes lo accusò di aver finto di parlare con lo Spirito Santo,  Voltaire definì Maometto un impostore; Maometto potrebbe essere stato un medium che riceveva rivelazioni dagli spiriti e dall’arcangelo Gabriele o un simulatore, però, prima bisognerebbe dimostrare che è esistito.

Oggi certi settori dell’integralismo religioso occidentale ritengono che ebraismo, cristianesimo ed islamismo abbiano origine comune, perciò ritengono che criticare l’Islam può sgretolare la stessa fede in Dio, già attaccata dalla rivoluzione e dal razionalismo; l’Islam esalta la volontà di Dio, mentre l’occidente ha affermato i diritti dell’uomo.

Perciò il concilio Vaticano II del 1962 esaltò la fede in Dio dell’Islam ed i capi religiosi cristiani ed ebrei presero a condannare Rushdie, i cattolici furono esortati dalla chiesa a non leggere il suo libro, in Israele si chiese che fosse messo al bando, perché un giorno si poteva attaccare una religione e un giorno un’altra. A volte pare che rabbini, preti e mullah si stiano coalizzando per contrastare la libertà di pensiero.

L’Islam non è una religione originale, l’islamismo fu influenzato dallo zoroastrismo, dal giudaismo, e dal cristianesimo; come la fede in Cristo fu respinta dai giudei, che perciò subirono persecuzioni, la fede in Maometto fu respinta da ebrei e cristiani, perciò Maometto perseguitò gli ebrei, poi  inglobò anche usanze pagane, come del resto fece il cristianesimo.

Anche  Zoroastro aveva ricevuto le leggi da Dio come Mosè e come Maometto, nel 636, la vittoria dell’Islam sui persiani sassanidi, portò all’Islam una cultura superiore; lo stato teocratico nacque quando la dinastia araba omayyde, con sede in Damasco, fu sostituita dalla dinastia persiana abbaside, con sede a Bagdad, così  il califfo divenne  capo dello stato e capo della religione.

La religione indiana dell’Avesta e quella iraniana di Zoroastro avevano un patrimonio comune, perché gli antenati de due popoli formavano un unico popolo indo-iranico, facente parte del gruppo indoeuropeo. I persiani per primi avevano affermato che l’anima dopo la morte ascendeva al cielo e che il paradiso era la ricompensa per i morti in battaglia.

A tempo di Maometto a Medina vi erano tre tribù ebraiche che influenzarono Maometto con le loro idee religiose, tante sue convinzioni dottrinarie furono mutuate dal giudaismo; Maometto fu impressionato dal monoteismo ebraico ed era sedotto dall’idea che Dio potesse fare delle rivelazioni ad uomini ispirati.

Tanti sono i personaggi del vecchio testamento citati nel Corano, dove sono riportati tanti racconti e personaggi del vecchio testamento, tra cui Abele, Abramo, Mosè, l’Eden e il diluvio; quindi Maometto o chi per lui intese stabilire un legame con le scritture ebraiche, esattamente come fece il cristianesimo.

Al tempo di Maometto, il cristianesimo era conosciuto in Arabia, nella forma giacobita, nestoriana o monofisita, con i suoi viaggi commerciali, Maometto entrò anche in contatto con i cristiani della chiesa siriana e con i cristiani abissini che avevano dominato lo Yemen; non approvò la dottrina della trinità. Il corano nega la morte in croce di Gesù ed afferma che salì in cielo con il suo corpo, anche la setta eretica cristiana dei basilidiani negavano la morte in croce di Gesù.

Maometto fu anche influenzato da sabei o mandei, che praticavano il battesimo e si dicevano eredi del Battista e non riconoscevano Cristo; i mandei, come i samaritani, tra i libri ebraici avevano solo il Pentateuco e Maometto conobbe solo il Pentateuco.

Maometto morì nel 632 d.c. e la sua biografia fu composta nel periodo teocratico abbaside, la biografia di Maometto è riportata dal corano e dalla tradizione, che insieme costituiscono la sharia o legge islamica, questa letteratura crebbe dall’VIIII all’XI secolo. La dottrina islamica servì alla seconda dinastia persiana dei califfi abbasidi, che regnarono a Bagdad dal 750 fino al XIII secolo, per l’esercizio del potere (“Perché non sono musulmano” di Ibn Warraq).

I cantastorie arricchirono la tradizione, perciò tante tradizioni non possono essere considerate autentiche, comunque, la legge islamica, anche quando è riportata dal corano, contiene consuetudini popolari preislamiche, com’era accaduto alla Torà ebraica.

Com’era accaduto nel cristianesimo, nelle province esistevano diverse raccolte del corano, ognuna delle quali faceva capo ad un centro di potere; per i mussulmani ortodossi, l’attuale corano è quello stabilito dal terzo califfo Uthman, nel settimo secolo, essi sostengono che il corano contiene tutta la rivelazione, senza falsificazioni. In realtà il testo definitivo del corano non era ancora stabilito nell’ottavo secolo e non raggiunse la forma definitiva prima del nono secolo, sotto i persiani.

L’istituzione del califfato s’ispirò al messianismo ebraico e servì a favorire le campagne arabe di conquista. A Medina, Maometto adottò pratica e convinzioni giudaiche, forse sperava di essere accettato come profeta e riformatore religioso dagli ebrei, poiché ciò non avvenne, si fecero tesi i rapporti tra lui e gli ebrei; prese il potere a Medina ed attaccò, espropriò, sterminò, ridusse in schiavitù e bandì gli ebrei della città.

Maometto aveva continuamente visioni e rivelazioni che gli ordinavano di estendere il suo dominio e stabilivano i principi religiosi e giuridici su preghiera, elemosina, digiuno, pellegrinaggio, diritto, eredità,  matrimonio, divorzio, ecc. Le rivelazioni assecondavano le sue ambizioni, prese alla lettera la leggenda che Ismaele, capostipite degli arabi, era figlio d’Abramo; perciò, la figura centrale degli insegnamenti di Maometto fu Abramo, il messaggero di Dio era Gabriele.

Quando Maometto prese Gerusalemme, affermò che, poiché gli arabi erano discendenti da Abramo, per mezzo d’Ismaele, erano eredi di tutta la Palestina. Maometto conobbe i samaritani che veneravano Mosè ed attendevano la venuta del Messia, la formula: “Non c’è altro Dio al di fuori d’Allah” era appartenuta ai samaritani.

I musulmani credono che il corano è l’infallibile parola di dio, è increato e che l’originale è in cielo, la rivelazione fu fatta dall’arcangelo Gabriele al profeta, questa fede è uno dei pochi dogmi dell’Islam. Il corano è insegnato a memoria ai bambini, a scapito della loro capacità di ragionare.

L’Islam crede che nel corano non ci siano falsificazioni, in realtà, anche nel corano furono aggiunte  interpolazioni ed interpretazioni, la sura 42.36-38 fu aggiunta per giustificare l’ascesa di Uthman a califfo, a discapito dell’erede legittimo Alì.

Gli infedeli potevano scegliere tra la morte o la conversione all’Islam, la salvezza non esisteva al di fuori dell’Islam, ne nacque fanatismo, persecuzioni, guerre di religione, crociate e processi agli eretici, come avvenne nel cristianesimo. Poi, a chi non si convertiva e voleva rimanere in vita, riconoscendo l’autorità del califfo, fu chiesta una tassa personale speciale, una tassa per la protezione pagata solo dagli infedeli sottomessi. L’Islam aveva il vantaggio per i seguaci di offrire un piano di conquista e di scorrerie, Maometto lottava contro i miscredenti, ma  prometteva ai suoi discepoli le loro terre e le loro ricchezze.

I cantastorie arabi inventarono la biografia di Maometto per spiegare passaggi difficili del corano, furono inventati dettagli sulla vita del profeta, a sostegno della dottrina legale.  I musulmani credono al giorno del giudizio, con il ritorno di Cristo, la resurrezione dei corpi e la destinazione degli uomini all’inferno o al paradiso.

La legge islamica mira al controllo della vita religiosa, sociale e politica, in una logica totalitaria, controlla l’intera vita del credente, è una dottrina di doveri e non di diritti, nell’Islam non esiste separazione tra Chiesa e Stato; Maometto, come il califfo, era capo religioso, capo di Stato, legislatore e giudice, le sue guerre lampo favorirono il suo proselitismo.

Il concetto di separazione dei poteri è stato formulato in occidente da Locke, Spinoza e dagli illuministi, Locke ha scritto che la cura delle anime non compete allo Stato e che lo Stato non può rendere le persone devote con la forza.  Nel 1785, il presidente americano Madison affermava che la religione andava lasciata alla coscienza d’ogni uomo, che il governo non doveva intromettersi nelle questioni religiose, che nessuno poteva essere punito per aver praticato una religione, che le tasse non dovevano servire a sostenere la religione.

Kant affermava che, quando un’autorità religiosa si poneva al di sopra d’ogni dubbio, si manifestava la tirannia, il controllo sul pensiero e la soppressione dello spirito critico, in tal modo s’impediva il progresso intellettuale e morale. Nella teocrazia islamica Dio è il governante assoluto che deve essere obbedito in pieno, senza discussioni; i fascisti occidentali hanno trovato allettante questo tipo d’autoritarismo, sono stati attratti da una religione che riconosce le virtù della guerra, che e contro il dibattito e contro le divisioni, proclama la verità con la spada e favorisce la sottomissione dei sudditi.

Per i mussulmani, gli ulema e la legge islamica sono infallibili, il concetto d’infallibilità è antidemocratico e intollerante; la legge è spesso arbitraria e convenzionale, perciò la democrazia opera attraverso la discussione critica, attraverso il cambiamento d’opinione e d’indirizzo legislativo. La legge islamica disciplina ogni singolo aspetto della vita dell’uomo, è quindi legge totalitaria, nell’Islam, l’uomo deve accettare i regolamenti divini, interpretati in modo infallibile dai dottori della legge.

L’Islam manifesta continua ostilità alla ragione umana, per esso l’etica si riduce a obbedire agli ordini, senza concedere spazio all’individualismo; al suddito era raccomandato di obbedire al califfo, ombra di Dio sulla terra, il singolo poteva essere sacrificato di fronte alla collettività; nell’Islam non esistono diritti umani, l’uomo deve obbedire alla legge di Dio e deve arrendersi alla volontà di dio.

Gli stoici sostenevano l’esistenza di una legge naturale che rispettava la natura umana, diversa dalla legge dello Stato; in occidente sono stati difesi i diritti naturali e personali, come quelli sulla vita e sul proprio corpo, i diritti umani fanno riferimento alla ragione e non a Dio. Da quando Locke sviluppò il concetto di diritti umani, i giuristi moderni hanno precisato che questi non possono essere perduti e sono inalienabili.

Nell’Islam gli esseri umani hanno solo doveri verso Dio, cioè verso i suoi mediatori, non hanno diritti, l’Islam pare incompatibile con la democrazia, l’Islam ha tentato di fossilizzare la legge. I musulmani sostengono che il potere deriva da Dio, perciò sono invidiati dagli integralisti cattolici che hanno dovuto subire la tesi che il potere deriva dal popolo, nell’Islam la disobbedienza è un peccato ed un crimine, l’obbedienza è stata insegnata anche dalla Chiesa.

Come la Chiesa, i teologi musulmani sono sospettosi verso la ragione umana,  sostengono che la rivelazione ha fornito la cornice entro la quale regolare i rapporti umani; in effetti, i diritti umani non ci sono stati regalati dalle religioni, per i mussulmani, il secolarismo è una malattia occidentale.

L’Islam prese dall’esterno, perché non esistono civiltà, religioni e razze pure o tipologicamente originali, le civiltà non si sviluppano e non si evolvono in condizioni d’isolamento, le grandi civiltà hanno preso tanto dall’esterno.

Il fine della jihad era conquistare il mondo intero, essa era un’istituzione divina, i mussulmani non vi si potevano sottrarre, chi moriva combattendo, era compensato nella vita a venire, l’Islam fu una macchina da guerra in mano ad una teocrazia militare. Il terrore e le esenzioni fiscali accelerarono le conversioni; la religione invitava a massacrare gli idolatri, furono distrutti tesori artistici e imposta la conversione forzata delle persone, furono fatti innumerevoli schiavi.

A causa della penetrazione islamica, lo zoroastrismo ed il manicheismo scomparvero in Persia  ed il buddismo scomparve in India settentrionale, dove era nato. La prima dinastia degli Omayyadi (661-750) era considerata atea dalla seconda dinastia degli abbasidi (750-1258), fu questa a costruire la religione definitiva e lo stato teocratico, i califfi si dicevano i rappresentanti di Dio in terra; l’idea della predestinazione era utile per tenere il popolo al suo posto, prevenire la rivoluzione sociale e  affermare che il governo del califfo veniva da Dio.

Nel nono secolo anche nell’Islam esisteva l’Inquisizione contro gli eretici, chiamata Minha, nell’Islam erano chiamati eretici i manichei, i liberi pensatori, gli atei ed i materialisti, per perseguire gli eretici furono nominati speciali giudici, gli eretici erano decapitati o crocefissi. Tra gli eretici c’era chi credeva alla metempsicosi, alcuni eretici irridevano al pellegrinaggio, altri negavano il giudizio universale, alcuni difesero il diavolo e altri erano contro la rivelazione.

A causa di questi fermenti, com’era accaduto in occidente, alcuni filosofi islamici proposero una doppia verità, una per le masse ed una per i sapienti, affermando che la religione era per le masse irriflessive, ma, anche con questa tesi, i teologi sentivano minacciato il loro potere.

Al-Razi (865-925) era un medico che sfidò la tradizione, confidava nella ragione umana, esaltava Dio per aver conferito la ragione agli uomini, non credeva alla creazione dal nulla, non credeva né al corano né ai profeti, disapprovava l’ascetismo; era contro le religioni rivelate e riteneva che non si potesse conciliare la filosofia con la religione, affermava che la salvezza si poteva raggiungere, non con la rivelazione, ma con la filosofia.

Al-Razi affermava che non si poteva sprecare la ragione in favore della fede cieca, che i miracoli dei profeti erano inganni, che le religioni generavano conflitti ed erano ostili alla ricerca scientifica, che la religione soffocava la verità e alimentava l’inimicizia, che la vita dell’uomo non si poteva migliorare attraverso la religione.

Nell’Islam, la conoscenza, non fondata sulla rivelazione e sulla tradizione, era considerato fonte d’eresia, per gli ortodossi la scienza islamica era la religione islamica, mentre le altre scienze erano straniere, per loro, tutte le scienze straniere mettevano in pericolo la fede; quindi la scienza islamica, nei periodi di splendore, si sviluppò nonostante l’Islam, è accaduto anche con il cristianesimo.

I sufi erano asceti islamici, cercavano l’intima conoscenza di Dio ed erano panteisti, furono influenzati da cristiani, dai filosofi greci e dai buddisti, affermavano che le catene della legge non potevano legare quelli che avevano raggiunto la conoscenza. Erano contro i precetti e l’osservanza, non credevano alle ricompense celesti ed affermavano che Dio andava servito con il cuore, che l’amore doveva costituire la vera religione e invitavano alla pietà; furono perseguitati dall’inquisizione islamica, torturati e messi a morte.

Poiché l’Islam era contrario alle innovazioni che, si credeva portassero all’inferno, potevano fare i liberi pensatori solo quelli che avevano la protezione o la simpatia dei potenti; gli eretici erano anche visti come sovversivi, le loro opere complete non sono arrivate fino a noi, perché distrutte, è accaduto anche nel cristianesimo.

Alcuni liberi pensatori,  per difendersi dalle accuse, dovettero nascondere le loro opinioni, altri, più coraggiosi, continuarono a lottare contro le idee inculcate, a loro rischio e pericolo. Il poeta Al-Ma’arri (973-1057) era uno scettico ed un pessimista, affermava che gli uomini erano succubi delle credenze dei padri, senza capacità di distinguere il vero dal falso.

Al-Ma’rri affermava che le religioni erano favole inventate dagli antichi, che i profeti ed i libri sacri erano falsi, sosteneva la ragione contro la tradizione, affermava che era meglio il dubbio che la credulità della fede, affermava che la religione era un’istituzione umana falsa, che i libri sacri non erano ispirati e che le religioni non erano fondate su basi logiche

Affermava che i pellegrinaggi erano assurdi e che il fanatismo spargeva il sangue, che le religioni erano contro il buonsenso, affermava che i miracoli erano assurdi; era vegetariano per rispetto verso gli animali, fu giudicato eretico, ma pare che scampò al processo, il suo coraggio era figlio di grandi protezioni.

L’Islam non ha favorito la nascita di persone indipendenti ed è responsabile dell’attuale  stagnazione culturale dell’Islam; Maometto unificò la penisola araba e la nazione araba, però non lasciò una nazione unita, perché nacquero le guerre di successione ed il secondo, il terzo ed il quarto califfo furono assassinati. Maometto affermava che combatteva battaglie per ordine dell’onnipotente, fece passare per rivelazioni le sue scelte politiche, affermava che la salvezza era impossibile fuori dell’Islam.

I musulmani parlano di futuro dominio globale musulmano, della necessità della lotta armata, di lotta alla cultura occidentale, alla democrazia ed al libero pensiero, l’Islam vede la tolleranza come un segno di debolezza; non tutti in occidente sono innamorati della democrazia, perciò sono attratti dall’Islam, altri si rivolgono all’Islam perché delusi da cristianesimo e comunismo.

Come sempre, il conflitto è per il potere e l’egemonia, l’Islam vuole soppiantare il cristianesimo come questo aveva soppiantato l’ebraismo; esiste una polemica dell’Islam verso i cristiani, nella cupola della rocca, a Gerusalemme, è scritto: “ Sia lode a Dio che non è padre di nessuno, è unico, eterno, non genera, né è generato”; come gli ebrei, gli islamici  non ammettono la natura divina di Gesù, né che possa essere figlio, in senso letterale, di Dio.

Per l’Islam era legittimo conquistare l’Europa, mentre era peccato per gli europei governare musulmani, perché la conversione all’Islam era un beneficio per il convertito; i paesi islamici rimasti fuori del colonialismo occidentale, non sono stati più fortunati, anzi sono rimasti più arretrati, è il caso dell’Arabia Saudita. In compenso, il principio occidentale, che ha favorito la nascita dei parlamenti elettivi: ”Nessuna tassa senza rappresentanza”, vale anche in Arabia, dove non si raccolgono tasse e perciò non si tiene conto dell’opinione pubblica.

Chi cerca una fede certa, dopo che nazismo e comunismo sono caduti, si volge al fondamentalismo islamico, d’altra parte, in certi stati dispotici, l’unica opposizione possibile è quella dei gruppi religiosi, che sono contro la modernizzazione  e contro le loro stessi classi dirigenti (“La crisi dell’Islam” di Bernard Lewis).

I fondamentalisti invocano l’uccisione dei nemici della  fede ed il tirannicidio dei governanti arabi occidentalizzati, comunque,  il terrorismo non è sconosciuto in Italia, Spagna, Irlanda e altri paesi. L’Islam è contro l’emancipazione della donna, contro la separazione tra Stato e Chiesa, sostiene che le leggi non vanno fatte ad arbitrio perché bisogna farsi guidare dalla sharia.

Al tempo di Maometto, tutti i popoli intorno all’Arabia credevano ad un unico Dio, in Arabia erano presenti ebrei e cristiani, a Costantinopoli c’era la chiesa cristiana ortodossa, in Egitto la chiesa cristiana copta, in Siria la chiesa cristiana giacobita, in Iraq la chiesa cristiana nestoriana e il regno sabeo dello Yemen teneva contatti con i cristiani copti etiopi; nei porti dello Yemen di Katar vi erano vescovadi di cristiani nestoriani.

Prima di Maometto, l’Arabia stava per diventare cristiana, era diffuso e conosciuto l’ebraismo, il monoteismo era generalmente accettato, perciò era spianata la strada per la rivoluzione di Maometto. Il cristianesimo arrivò in Arabia dalla Siria, dall’Irak e dall’Etiopia, dove dominava il cristianesimo monofisita.

In Iran il nobile persiano Mani (216-276) aveva fondato una religione sincretica, il manicheismo, prendendo dall’ebraismo, dal cristianesimo, da Zoroastro e dal buddismo; Mani era dualista e ascetico ed era stato uno gnostico. Secondo il mito, Abramo fu il primo a rigettare l’idolatria, fu un riformatore religioso, come Mani e come Maometto, fu capostipite di diverse nazioni e padre di molti popoli, per i mussulmani non era ebreo ma il primo musulmano.

Il corano è un codice religioso, etico e giuridico, con il corano, l’arabo è divenuta  lingua divina e perciò il libro non può essere tradotto, come voleva la Chiesa per la bibbia. Probabilmente il secondo califfo Umar (634-644) fece la prima raccolta di tradizioni, il terzo califfo, Uthman (644-656), fissò il canone e  ordinò  la distruzione delle versioni precedenti, però il canone fu ancora arricchito nei secoli successivi fino all’XI. Malgrado quest’opera di convergenza forzata, furono accettate sette versioni diverse del corano, le quali  però non avevano le differenze plateali dei nostri evangelisti, per non parlare degli apocrifi.

Il libro è riconosciuto come rivelazione divina, come l’avesta persiana, i veda indiani, la bibbia ebraica e quella cristiana, e non può essere interpretato a piacimento, cioè non è ammessa la critica storica e moderna; la stessa pretesa la ebbe la chiesa cattolica con il nuovo testamento, mentre i rabbini si mossero diversamente verso il vecchio testamento.

Il messaggio centrale è: “Non vi è alcun dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”, per l’Islam  non bisogna discutere sulla natura di Do, il che ostacola lo sviluppo della teologia, ma bisogna obbedirgli; per l’Islam, il diritto religioso, che subordina i sudditi, è più importante della teologia.

Diversamente degli ebrei, i musulmani non hanno inibizione a pronunciare il nome di Allah; sulla creazione, il Corano nega che Dio si sa riposato il settimo giorno, perché Dio non conosce sfinimento; dagli ebrei e dall’Islam, le vittorie in guerra erano attribuite a Dio. Per l’Islam Dio ha 99 nomi e il centesimo è segreto, per il Corano, l’uomo non è fatto a somiglianza di Dio e non esistono patti tra Dio e uomini o nazioni privilegiate, come affermano gli ebrei.

Le preghiere islamiche sono generalmente di supplica, le preghiere di lode e ringraziamento, come quelle ebraiche, sono più rare;  l’Islam afferma che la fede è ragionevole, gli uomini sono chiamati dal corano, come dalla bibbia, servi di Dio. Per l’Islam, Mosè, Gesù e Maometto sono profeti, Maometto è l’ultimo profeta e il più importante, è il sigillo dei profeti; l’islamismo,  come le altre religioni abramiche, è una religione profetica (“Islam” di Hans Kung).

Per l’Islam, Maometto è un uomo, un profeta ed un messaggero di Dio e non è oggetto di venerazione o di preghiera,  sulla sua nascita e sulla sua fanciullezza nacquero leggende, com’era accaduto con Gesù, a 40 anni ebbe la rivelazione  dall’angelo Gabriele, seguita da più visioni. Nei suoi viaggi conobbe la religione ebraica e quella cristiana, un  cugino  della moglie era cristiano.

Maometto alla Mecca predicava la giustizia e la solidarietà, nell’imminenza del giorno del giudizio, però i privilegiati volevano difendere lo status quo, era accaduta anche con Cristo e con altri profeti biblici, i suoi avversari della Mecca erano uomini ricchi, perciò Maometto  fu costretto a fuggire dalla città.

La Mecca era meta di pellegrinaggio, a causa della pietra meteoritica  adorata nella Kabaa e d’altre divinità oggetto di culto, tanti ricavavano vantaggio economico dai pellegrinaggi dei fedeli e perciò, inizialmente, videro male la riforma religiosa di Maometto. Quando Maometto si volse verso il monoteismo, minacciò gli interessi dei sacerdoti e dei commercianti,  inoltre la richiesta di giustizia sociale, contenuta nel messaggio di Maometto,  minacciava i clan ricchi.

Il messaggio di Maometto minacciava i commerci ed i pellegrinaggi alla Mecca, danneggiava lo svolgimento del mercato e quindi il sistema economico e finanziario della città, sono grandi, infatti, gli intrecci tra religione, economia e politica.

Nel 619, morta la moglie ricca del profeta e suo zio, Maometto rimase senza protezioni del clan e divenne un fuorilegge in cerca d’asilo, fece un accordo con diversi dirigenti di Medina e si trasferì in  questa città. A Medina era una fiorente agricoltura,  in cui erano occupati soprattutto gli ebrei, due tribù erano pagane e tre erano ebraiche, vi esistevano tante rivalità tra i clan, anche per il possesso delle terre agricole.

Nella città mancava un governo centrale, perciò Maometto si alleò con alcune tribù contro le altre, come si fa in politica, con le prime conversioni, nacque l’umma medinese, nucleo centrale della futura umma o comunità islamica; però il messaggio monoteista di Maometto era già nella coscienza di tanti medinesi, mentre le resistenze della Mecca alla conversione avevano soprattutto motivazioni economiche.

Ben presto, Maometto si trasformò da predicatore in condottiero e capo politico, compiva anche razzie contro le carovane della Mecca, tra i suoi oppositori di Medina vi erano i politeisti, i medinesi  alleati della Mecca, i beduini e gli ebrei. Le tribù ebraiche sbeffeggiavano Maometto, accusandolo di non conoscere bene la bibbia che spesso citava, negarono anche il valore alle sue profezie, disconoscendolo come profeta, come accadde anche a Gesù. Naturalmente queste tradizioni o interpretazioni sono fantasie, probabilmente nemmeno Maometto è esistito.

Per reazione, Maometto prese ad accusare ebrei e cristiani di aver falsificato le scritture, cosa vera del resto;  per i musulmani  successivi, l’islamismo divenne la religione più antica, perché scritta in cielo, risalente direttamente ad Abramo e senza falsificazioni, Abramo divenne il primo musulmano.

Fu la guerra con le tre tribù ebraiche di Medina, esperte nell’agricoltura e nell’artigianato, Maometto attaccò gli insediamenti ebraici, massacrò gli ebrei maschi e vendette come schiavi bambini e donne, poi costrinse i sopravvissuti a fuggire, fece una  pulizia etnica e si appropriò delle loro terre e dei loro beni.

Intanto Maometto continuava le razzie contro La Mecca,  dal 624 iniziò la guerra contro questa città e  nel 630 raccolse un esercito di 10.000 uomini contro di essa, perciò la Mecca si arrese e lo fece entrare  pacificamente nella città, Maometto ne divenne il dittatore e distrusse gli idoli. Con la spartizione dei bottini, anche a vantaggio dei cittadini collaborazionisti della Mecca, aumentarono le conversioni all’Islam.

Quindi Maometto si ritirò a Medina e procedette all’unificazione politica della penisola arabica, a causa della sua forza e del suo potere politico e militare, delle razzie prodotte dalle sue guerre, tante tribù aderirono spontaneamente alla confederazione islamica. Maometto impose a tutti la tassa sociale obbligatoria o zakat, era un tributo che sanciva la sua potestà sugli arabi; gli stati nascono per la tassazione e con la tassazione, il sovrano è quello che riscuote le tasse e che beneficia del signoraggio monetario.

Quando Maometto intraprese l’espansione verso la Siria cristiana, si scontrò anche con i cristiani, ci furono conversioni forzate dei popoli tributari conquistati; i  non musulmani, quando non erano soppressi, pagavano la tassa pro capite, detta gizya, che era molto più alta della zakat pagata dai musulmani.

Per Maometto,  religione e politica erano la stessa cosa, poiché non aveva eredi maschi, gli successe il cugino Alì, che fu ucciso e la successione alla guida dell’impero divenne elettiva, nacque prima una dinastia araba e poi una persiana; gli sciiti persiani, che riconoscevano solo l’autorità di Alì,  si separarono dai sunniti arabi. Come i profeti d’Israele, Maometto non credeva alla sovranità popolare o ai suoi rappresentanti, ma affermava di seguire Dio.

I quattro doveri principali dei musulmani sono: la preghiera, l’elemosina, il digiuno e il pellegrinaggio; nella moschea si svolgono le funzioni religiose,  le assemblee  politiche, le preghiere  e le lezioni teologiche, vi è annessa una scuola per i giovani, come nelle sinagoghe ebraiche.

Come il digiuno della quaresima cristiana e dell’espiazione ebraica, nell’Islam esiste il digiuno di penitenza,  praticato nel mese di Ramadan, con astinenza anche dai rapporto sessuali; il ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico ed ogni anno è anticipato di quindici giorni rispetto all’anno precedente, perché l’anno lunare è più breve di quello solare. Nel mese di Ramadan  di giorno si digiuna e di notte si festeggia e si mangia; alla Mecca bisogna arrivare  in stato di consacrazione, astenendosi dai apporti sessuali.

Nel corano è proibita l’usura  o prestito ad interesse e gli arabi criticavano gli ebrei che la praticavano, anche se impediti dalla loro religione, però nell’Islam, come nel cristianesimo classico, l’interesse è stato camuffato  con altre trovate, come le penali compensative, per ritardato pagamento. Per l’Islam, scopo del matrimonio è creare una discendenza, perciò all’ONU, nella lotta contro il controllo delle nascite, tra Vaticano e Islam c’è stata convergenza.


 

CAPITOLO 4

CRISTO: L’UOMO DIO

 

Nel vangelo apocrifo dello pseudo Tommaso, Giuseppe riteneva che la gravidanza di Maria era il risultato di un tradimento, idea condivisa dai rabbini e dal pagano Celso, che scrisse che il padre di Gesù era un soldato romano di nome Pantera, perciò Giuseppe la ripudiò accusandola d’adulterio. L’autore dell’apocrifo, rabbini e Celso, davano erroneamente per scontata l’esistenza storica di Gesù.

La nascita verginale di Gesù non era dovuta a partenogenesi, che non richiede fecondazione, Gesù non era un semidio come Ercole, figlio di Zeus e di una donna; Giuseppe era padre putativo e Maria si era limitata a dare l’utero in affitto, il materiale genetico di Cristo fu fornito dallo spirito santo.

Secondo Paolo, Cristo era nato come gli altri uomini ed era della stirpe di Davide, Nestorio non voleva che Maria fosse considerata anche madre di Dio, però nel 431 il concilio di Efeso lo scomunicò, stabilendo che la divinità e l’umanità di Cristo erano inscindibili e che perciò Maria aveva partorito anche un Dio; per conseguenza, la chiesa nestoriana di Siria fece uno scisma che ebbe un grande seguito e si estese fino in India.

A Costantinopoli Eutiche affermò che Cristo aveva un’unica natura, insieme umana e divina, era la teoria monofisita, nel 448 il sinodo di Costantinopoli dichiarò eretica la dottrina e scomunicò Eutiche; nel 451 il concilio di Calcedonia affermò che le due nature erano unite ma distinte, questa volta, per reazione, lo scisma lo fecero armeni e copti.

Il patriarca Sergio I di Costantinopoli propose la teoria monotelita, secondo la quale Gesù aveva due nature ma un’unica volontà (altrimenti sarebbe stato schizofrenico) (Piergiorgio Oddifreddi “Perché non possiamo essere cristiani”); nel 681, al terzo concilio di Costantinopoli, questa dottrina fu condannata dalla Chiesa, questa volta furono i maroniti del Libano a fare uno scisma. Gli scismi usavano la dottrina, ma erano anche il sintomo della lotta per il potere all’interno della Chiesa, i patriarchi non volevano essere sudditi del vescovo di Roma o del vescovo di Costantinopoli.

Secondo il catechismo cattolico, Gesù è vero Dio e vero uomo, fu generato dal padre e nacque da Maria vergine, aveva due nature unite e due volontà in un corpo umano.

Secondo Matteo, lo spirito santo mise incinta Maria, rappresentato dalla colomba; nel 447 il concilio di Toledo, per contrastare gli ariani, che sostenevano che il figlio era inferiore al padre,   affermò che lo spirito santo procedeva dal padre e dal figlio; nel 1054, su questo tema, ci fu lo scisma con la chiesa ortodossa, che afferma che lo spirito procede solo dal padre. Gli unitari non riconoscono la trinità, mormoni e testimoni di Geova non considerano lo spirito santo una persona, ma uno strumento di Dio.

Secondo Paolo, lo spirito santo, discese sugli apostoli e conferì loro i carismi, cioè la sapienza, il dono delle lingue, dei miracoli e delle profezie, anche il catechismo cattolico associa allo spirito santo doni per i fedeli.

Matteo sostiene il primato conferito a Pietro e successori sulla Chiesa, è un altro falso che fa cadere in contraddizione Cristo, che in altri passi si era espresso contro privilegi e gerarchie tra gli apostoli, che avevano gli stessi poteri di Pietro. Cristo criticò anche Pietro, chiamandolo anche satana e Pietro, per sfuggire alla cattura, lo rinnegò tre volte.

Fin dall’inizio, la Chiesa o ecclesia aveva preso l’abitudine di incamerare i beni dei cristiani associati, si vendevano i loro beni privati ed il denaro ottenuto si depositava ai piedi degli apostoli; in tal modo, in duemila anni, la Chiesa si è costruito un patrimonio immenso.

Gesù aveva affermato di essere venuto per le pecore perdute d’Israele, però ebrei e cristiani fecero proselitismo tra i gentili, così al concilio di Gerusalemme del 49-50, presenta anche Paolo, sorse il problema della circoncisione e del sabato; su questo tema fu lo scontro tra la comunità di Gerusalemme, fedele alla legge e diretta da Giacomo, fratello di Gesù, e quella d’Antiochia, guidata da Paolo. Sono tutti falsi a quell’epoca non esisteva Paolo e cristiani, né a Gerusalemme, né ad Antiochia, né a Roma.

Pio XII e Paolo VI hanno dichiarato di aver ritrovato in Vaticano le ossa di Pietro, in realtà hanno trovato altre ossa, sul Vaticano era adorato Mitra, al quale si sacrificavano animali, poi ci fu edificato un cimitero cristiano; Pietro non è esistito e non arrivò mai a Roma, il suo primato è un’invenzione; con la lettera ai romani, Paolo salutò trenta persone ma non Pietro, la lista dei primi vescovi di Roma, iniziata da Tertulliano e completata da Ireneo, è falsa, comunque, riporta come primo papa Lino e non Pietro.

Negli Atti, Paolo appare come istigatore al martirio di Stefano, per conto del sinedrio, poi si convertì, suo discepolo era Luca, mentre Pietro e Giacomo erano i capi della comunità di Gerusalemme; Paolo prese a predicare agli incirconcisi e Pietro ai circoncisi. Il cristianesimo, nato gnostico ad Alessandria nel II secolo, approdò ad Antiochia e poi a Roma e divenne prima ariano e poi cattolico; approdò la prima volta in Giudea solo nel IV secolo, dopo la riforma di Costantino.

Giustino afferma che Giacomo riteneva che Gesù fosse un uomo, generato da un uomo ed eletto messia, doveva ben saperlo se era il fratello; i suoi eredi ebioniti o poveri lo ritenevano un uomo eccezionale ma non un Dio, i cristiani, chiamati nazareni negli atti, lo ritenevano un uomo adottato da Dio. Era la tesi degli ariani, per i quali Cristo, al massimo, era un superuomo, Giustino si sforzava solo di testimoniare, falsificando i fatti, la presenza di cristiani a Gerusalemme, fin dai primi secoli dell’era volgare; per essere più credibile, riportò che, per i Giudei, Cristo era un uomo.

Paolo, personaggio mitologico, fece diversi viaggi missionari tra i gentili, in Asia minore fu preso a sassate, a Filippi fu bastonato e arrestato, ad Atene fu deriso, a Corinto affermò che la parusia era imminente, ad Efeso fece trucchi e, contro i razionalisti scettici, affermò il valore della stoltezza avanti a Dio.

Paolo affermò che la donna doveva essere sottoposta all’uomo, lo schiavo ai padroni e tutti allo Stato, a Corinto affermò che l’autorità veniva da Dio, nel 57 ritornò a Gerusalemme e, in quell’occasione, secondo gli Atti, ci fu una rivolta contro di lui; fu arrestato dai romani e trasferito a Cesarea, come cittadino romano si appellò a Cesare e fu trasferito a Roma. Durante il viaggio, a Malta fu morso da una vipera e non morì, perciò fu fatto protettore dal morso dei serpenti, a Roma   fu assolto, ma poi, secondo una falsa tradizione, vi morì nel 67, assieme a Pietro, per mano di Nerone.

Paolo non è esistito e non catechizzò il mondo, né lui né gli apostoli, lo fecero però diversi missionari per conto dell’impero, anche se il primo cristianesimo nacque per germinazione spontanea e per sincretismo; ciò malgrado, per la tradizione, Pietro arrivò ad Antiochia, Marco ad Alessandria, Matteo in Etiopia, Taddeo in Armenia, Tommaso in India, Paolo a Roma. La chiesa armena nacque all’inizio del IV secolo e si definisce la più antica, ma non è vero; grazie ai missionari, i cristiani sono arrivati anche in India, nel 1498 i portoghesi sbarcarono nel Kerala indiano e vi trovarono due milioni di cristiani che avevano il rito ebraico e le caste indiane.

Gesù faceva miracoli, guarigioni ed esorcizzava, ancora oggi i preti cattolici, con approvazione della curia romana, esorcizzano gli indemoniati; l’esorcismo protegge e libera dal maligno, è praticato in via ordinaria nel battesimo, in via straordinaria o solenne,  da un prete autorizzato dal vescovo, a vantaggio dei posseduti dal demonio.

Prima di Cristo, resuscitarono dei morti Elia ed Eliseo, la resurrezione di Lazzaro è narrata solo da Giovanni, anche Pietro e Paolo guarirono infermi e fecero delle resurrezioni; così si sviluppò la miracolistica cattolica, arricchita poi dalla madonna e dai santi.

Per gli ebrei, il messia, dal dominio babilonese a quello di Roma, doveva liberare gli ebrei e non era un dio, doveva discendere da Davide di Betlemme, perciò Matteo e Luca s’inventarono delle genealogie per Gesù, tra loro discordanti, che arrivavano fino a Davide, ad Abramo e ad Adamo;   queste genealogiE furono costruite su Giuseppe, che era solo padre putativo di Gesù, al quale non fornì il suo DNA.

Le tentazioni di Gesù, riportate da Marco, erano anche nel vangelo di Marcione; in Matteo gli ebrei affermano: ”Il sangue di Cristo ricada su noi e sui nostri figli” (Mt 27,25), questa frase favorì lo sviluppo dell’antisemitismo cattolico nei secoli; solo il concilio Vaticano II (1962) cancellò l’invocazione a pregare per i perfidi giudei.

Per quanto riguarda le contraddizioni e gli anacronismi dei vangeli, gli zeloti erano contrari alle tasse dei romani e per tale motivo si rivoltarono spesso; Cristo affermò di dare e Cesare ciò che era di Cesare, ma al processo fu accusato di essere anche obiettore fiscale e, per conseguenza e per le sue frequentazioni, simpatizzante zelota.

14 lettere sono attribuite a Paolo, uno pseudonimo di Marcione, in realtà, almeno per la metà, gli autori sono altri, inoltre, tutte furono manipolate da altri, per Paolo la fede in Cristo si fonda sulla sua resurrezione (prima lettera ai corinzi), però il vangelo più antico di Marco non parlava di resurrezione; secondo la stessa CEI, i dodici versi di chiusura di Marco, che parlano della  resurrezione e assunzione in cielo di Cristo, furono aggiunti successivamente, il Marco originale riportava solo che il sepolcro di Cristo fu trovato vuoto.

Secondo Matteo, il sinedrio corruppe i romani perché affermassero che i giudei avevano rubato il corpo, anche Giustino scrisse che gli ebrei sostenevano che la resurrezione era n’invenzione dei discepoli che avevano rubato la salma. Sono tutte invenzioni della tradizione, comunque, a leggere le scritture, Gesù non risorse il terzo giorno come i Soter, rimase sulla croce poche ore e nella tomba solo un giorno.

Non sono citati testimoni della resurrezione e sulle apparizioni del risorto, le testimonianze degli evangelisti e Paolo sono discordi, cioè s’invalidano tra loro; nella bibbia ebraica Elia era asceso in cielo su un carro di fuoco senza essere morto in precedenza, in realtà fu soppresso dal governo ed il suo cadavere fu nascosto.

Luca nei suoi Atti e nel suo vangelo, cioè Paolo o Marcione rimanipolato, ha scritto dell’ascensione in cielo di Gesù, però, mentre nel vangelo afferma che l’ascensione avvenne nel giorno della resurrezione, negli Atti quaranta giorni dopo; si tratta di una delle tante cntraddizioni delle scritture,  gli autori diversi non si sono mai preoccupati della loro coerenza o concordanza.

L’entrata di Gesù a Gerusalemme a cavallo di un asino ed i trenta denari di Giuda furono tratti da Zaccaria, l’incontro di Cristo con Battista da Isaia e dal salmo 2, la spartizione delle vesti di Cristo dal salmo 21, l’aceto dato a Cristo sulla croce dal salmo 68, l’invocazione a Dio, da parte di Cristo sulla croce, dai salmi 21 e 30; la nascita verginale di Gesù è stata presa da Isaia, il suo luogo di nascita, Betlemme, da Michea, la fuga in Egitto da Osea, la strage degli innocenti da Geremia, le parole provenienti dal cielo, al momento del battesimo di Gesù, furono prese dai salmi e da Isaia.

Come sulla nascita di Gesù, nemmeno sulla sua morte esistono testimonianze storiche. La nascita e la morte di Gesù coincidono con i miti di Horus, Osiride, Mitra, Dionisio ed Ercole, la nascita da una vergine e la resurrezione dalla morte era nella mitologia di tanti dei, la scelta della data del 25 dicembre, come giorno della nascita di Gesù, fu mutuata dalla festa del Sole Invictus o Saturno o Mitra. Il culto del sole (Saturno, Helios e Mitra) fu importato a Roma nel 218 a.c., soppiantò quello di Iside e, a sua volta, fu soppiantato da quello di Cristo.

Il 25 dicembre, nel solstizio invernale, il sole toccava il punto più basso all’orizzonte e ricominciava a salire, cioè rinasceva e saliva in cielo, con il suo ciclo di nascita, morte e resurrezione, il giorno di riposo dedicato a Mitra era il dies solis o domenica; nel 350 papa Giulio I, in era costantiniana, collegò Cristo al sole ed adottò come festività la domenica anche per i cristiani, però nel 450 Leone Magno si lamentava che alcuni cristiani adoravano ancora il sole, assieme a Cristo.

L’ostensorio cristiano, che ha il simbolo del sole, era usato anche per il dio unico solare Aton del faraone riformatore e monoteista Akhenaton, che aveva anche ispirato la rivoluzione monoteista di Mosè; in tutte le lingue indoeuropee, Dio significa luce, sole, giorno e cielo; tante religioni monoteiste sono nate dal culto del sole.

Però per i romani anche Lucifero era il portatore di luce, era la stella del mattino o Venere, poiché non la si vede di notte, si credeva che fosse stata scacciata dal cielo perché aveva voluto prendere il posto di Giove; coerentemente con queste credenze, gli ebrei identificavano Lucifero con l’angelo ribelle scacciato dal paradiso, ebrei e cristiani identificano Lucifero con il diavolo e non con Venere.

Tra i discepoli, Gesù scelse dodici apostoli che esorcizzavano ed erano messaggeri della buona novella. Marco, il vangelo canonico più antico, che però fu preceduto da un protovangelo di Marco che non è arrivato fino a noi, è per estensione la metà di Matteo e Luca, si trova intero in Matteo e per due terzi in Luca, perciò Matteo e Luca hanno attinto da Marco e da altre fonti; la fonte Q di Matteo e Luca potrebbe essere anche il vangelo gnostico di Tommaso, che contiene i detti ma non la passione di Gesù, anche parte della predicazione di Paolo confluì nei vangeli sinottici.

Per Paolo o Marcione e il vangelo di Tommaso, Gesù era qualche cosa di più di un uomo; secondo Origene, per i sinottici, venuti dopo di loro, Cristo era un uomo, allora si era in epoca ariana; per Giovanni, in epoca cattolica, era un Dio. Gli autori dei sinottici, seguendo Marco riveduto, vollero accentuare i caratteri umani di Cristo, emendando il Cristo di Marcione e di Ario ed ispirandosi alle vicende terrene di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala.

Il Cristo teologico nacque con Papia, Marcione, Tertulliano, Ireneo, Atanasio, Eusebio, e con i concili di Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia, il processo di divinizzazione di Cristo si concluse con il concilio di Calcedonia. Oggi, oltre agli ebrei, anche gli sciiti credono al ritorno, alla fine dei tempi, dell’Imam nascosto, una specie di messia, al regno di Dio credono ancora i cristiani Testimoni di Geova.

Tra i discepoli di Gesù, c’erano farisei, pubblicani, zeloti e membri del sinedrio, lo zelota Simone Pietro è chiamato da Matteo (16,17) baiorana, tradotto erroneamente come figlio di Jona; in realtà, in aramaico, il termine significava guerrigliero, era uno zelota che andava in giro armato e mozzò con la spada l’orecchio di un servo del sommo sacerdote (Giovanni 18,10) e condannò a morte due membri della comunità cristiana di Gerusalemme, che non avevano versato alla comunità tutto il ricavato della vendita di un podere (Atti 5, 1-11).

Anche l’altro Simone, detto il cananeo, secondo Luca (6,15) e gli Atti degli apostoli (1,13) era zelota, l’apostolo Giuda Taddeo era zelota, Tommaso era zelota, i due fratelli Giacomo e Giovanni (evangelista) di Zebedeo erano detti figli del tuono o boanerghes perché zeloti; chiesero a Gesù di incendiare un villaggio che li aveva cacciati (Luca 9,51-56). Giuda iscariota era zelota, iscariota voleva dire sicario; su dodici apostoli, sette erano zeloti, altri, come Gesù, provenivano dalla cerchia di Battista e degli esseni dai quali furono iniziati con il battesimo; come si è detto, zeloti ed esseni o nazareni erano contigui.

Gli evangelisti hanno voluto celare cosa significava veramente zelota, per adottare una posizione filo-romana e contraria ai giudei; il vangelo di Marco, infatti, il più antico, fu scritto per i romani, quando fu scritto Marco, i cristiani, soprattutto gentili, volevano farsi accettare da Roma.

Gesù non fece invettive contro gli zeloti, ma contro farisei e sadducei, riteneva vicino il regno di Dio, cioè la rivolta, a Gerusalemme fu accolto come messia e fu condannato alla croce da Pilato come sovversivo; come gli zeloti e gli esseni, aveva in antipatia ricchi e sacerdoti e, come gli esseni, chiedeva ai seguaci di rinunciare ai loro beni, affermava che i ricchi non sarebbero entrati nel regno dei cieli (Matteo 19,24). Insomma il potere romano, che adottò il cristianesimo, aveva in simpatia i patrioti zeloti e in antipatia gli ebrei in generale.

Per Gesù, la legge doveva difendere i deboli e non opprimerli con normative anacronistiche; Paolo, legandosi ai gentili, andò oltre, con l’epistola ai romani affermò di voler abrogare la Torah o legge ebraica, fece un patto con Roma e così, da allora in poi, la chiesa istituzionalizzata si legò al potere contro i poveri e gli oppressi; se Marco fa capire che Gesù non era ostile ai romani, Luca ricorda che fu accusato di sobillare il popolo e di invitare a non pagare il tributo a Cesare (Luca 23,2), inoltre, prima di recarsi al Getsemani, invitò gli apostoli ad armarsi (Luca 22,36).

Uno dei discepoli di Gesù, Matteo, era esattore delle imposte, quindi collaborazionista dei romani, gli ebrei erano contro i pubblicani o esattori dei romani, questi spremevano al massimo i contribuenti, guadagnando sul sovrappiù estorto; Matteo ricambiava l’antipatia e perciò era ostile agli ebrei, fu una falsificazione sostenere che il vangelo di Matteo era il vangelo degli ebrei.

Per gli zeloti, le monete romane con l’effige dell’imperatore erano sacrileghe, questi erano contro il pagamento delle imposte ai romani; l’accusa rivolta a Cristo d’essere obiettore fiscale, era l’accusa di appartenere al movimento zelota, però i vangeli non ne forniscono questa implicazione, per salvare l’immagine pacifista di Cristo nei confronti dei romani.

Per l’instaurazione del regno di Dio, i discepoli chiesero a Gesù un posto privilegiato al suo fianco (Mc 9, 33; 10,32-41), questi rivoluzionari volevano partecipare ai privilegi del potere e costituire una classe privilegiata di potere, com’è sempre successo nelle rivoluzioni; le rivoluzioni sono spesso causa solo di riscatto personale e non sociale, con le rivoluzioni, i signori della guerra cambiano di classe e diventano classe dirigente, mentre il popolo rimane lavoratore.

Apparentemente Gesù sventò queste pretese (Mt 20,25-27) e, prima dell’ultima cena, come segno d’umiltà, lavò i piedi ai discepoli, però, con la nascita della gerarchia della Chiesa, sarebbe accaduto proprio ciò che lui o meglio gli autori dei vangeli volevano evitare;  la Chiesa gerarchica avrebbe affermato che il primato di Pietro e discendenti era stato conferito da Cristo.

Gesù, quando condannava i ricchi e invitava a mettere in comune i beni, sembrava voler dare una dimensione terrena e umana alla sua rivoluzione; la quale però fu archiviata dalla Chiesa per una dimensione prima ultraterrena e poi gerarchica e terrena, a difesa dei possidenti.

La ristrutturazione del tempo fu iniziata da Erode il grande e fu terminata nel 64 d.c., vi era un atrio per i gentili, uno per le donne, uno per gli ebrei ed uno per i sacerdoti; nel cortile vi erano cambiavalute, venditori d’animali e mendicanti, era un mercato e una banca, aveva 20.000 dipendenti e sacerdoti, tutti a carico del popolo.

I sacerdoti avevano il monopolio della vendita d’animali destinati ai sacrifici, che dovevano essere puri, riscuotevano la licenza dai mercanti e dai cambiavalute, anche perché nel tempio non potevano circolare monete profane, il tempio era collegato alla torre Antonia, ove erano i romani; attività commerciali, autorizzate dai sacerdoti, si svolgevano nell’atrio dei gentili, che non era territorio sacro.

L’attacco di Gesù a queste attività mercantili era un attacco agli interessi economici dei sacerdoti e dei commercianti, che perciò si posero contro di lui, la borghesia faceva affari nel tempio e, a causa dell’atteggiamento di Gesù verso ricchi e mercanti nel tempio, si staccò da lui. A seguire il racconto, pare che nemmeno le rivoluzioni si possano fare senza compromessi; naturalmente, stiamo parlando sempre di fatti immaginati, perché Cristo non è mai esistito.

La rivolta di Cristo e seguaci pare abbia avuto scarsa rilevanza, ciò malgrado, per cautela, il sommo sacerdote Caifa sostenne che era meglio che perisse Gesù per mano dei romani che tutto il popolo; però, al tempo di Giuda di Gamala e figli e di Simone Barcocheba, anche tanti farisei si unirono alla rivolta degli zeloti, questi due personaggi trascinarono popolo e dirigenti nella rivolta; ma sul personaggio inventato Gesù gli autori filoromani dei vangeli non potevano suggerire questo sbocco.

Comunque, sembra che lo zelota Giuda iscariota ed altri come lui della cerchia di Gesù, erano più interessati alla rivoluzione terrena che all’aldilà; per l’arreso di Gesù furono impiegati centinaia di uomini, probabilmente le autorità temevano una rivolta, i suoi discepoli si squagliarono e ci fu solo la reazione isolata di Pietro. Continua il romanzo storico, il quale però ci aiuta a capire l’epoca, il paese, i suoi partiti ed i suoi costumi.

Allora il sinedrio poteva procedere a condanne di morte solo con il consenso del governatore romano, anche se, a volte, quando vi erano gli estremi e l’urgenza, i romani ratificavano sentenze di morte del sinedrio, come avvenne con l’esecuzione di Giacomo il minore. Pilato mandò a morte Gesù assieme ad altri due zeloti ribelli, perché lo riconobbe colpevole di sedizione, anche Barabba era uno zelota arrestato durante i tumulti.

Giacomo il giusto o il minore e Giacomo il maggiore erano fratelli di Gesù, il primo divenne vescovo di Gerusalemme; dagli Atti degli apostoli risulta che diversi membri della comunità cristiana di Gerusalemme avevano fatto voto di nazireato, i cristiani di Gerusalemme erano detti anche ebioniti o poveri o emarginati. Nessun Giacomo, fratello di Gesù, è stato mai vescovo di Gerusalemme, allora i nazareni erano gli esseni che non erano cristiani ma ispirarono i primi cristiani.

Le scritture affermano che al concilio di Gerusalemme del 50 d.c., in cui erano presenti Giacomo e Paolo, si discusse sull’applicazione della legge mosaica ai pagani convertiti; questo concilio è un falso colossale e non fu mai tenuto. Comunque, secondo il vangelo di Tommaso, Cristo fece le consegne a Giacomo il minore, fratello di Cristo, e non a Pietro, il quale riconosceva l’autorità di Giacomo.

Giacomo il minore fu messo a morte dal sinedrio, era osservante della legge e frequentatore assiduo del tempio; gli evangelisti furono costretti a sostenere che il cristianesimo era nato a Gerusalemme e perciò inventarono anche questo personaggio, legandolo alla legge ebraica. Secondo questa falsa tradizione, a Giacomo minore successe a capo della chiesa di Gerusalemme, Simeone, cugino di Gesù, crocefisso nel 107 da Traiano, mentre Giacomo il maggiore fu fatto decapitare da Erode Agrippa. In quell’occasione Paolo di Tarso, altro personaggio mai esistito, fuggì da Gerusalemme;  Agrippa fece arrestare Pietro, che riuscì a fuggire dal carcere, altre invenzioni delle scritture.

Clemente, terzo vescovo di Roma (II secolo) (fa parte della successione apostolica inventata da Tertulliano ed Ireneo), nella sua prima lettera, accenna all’arrivo (inventato) di Pietro a Roma, parla del martirio di Pietro e non di Paolo. Secondo gli Atti degli apostoli, anche Stefano fu messo a morte del sinedrio, dirigeva un gruppo di cristiani ellenizzati che rifiutava i sacrifici, i suoi seguaci si dispersero in Antiochia e in altre città fuori della Palestina e gettarono le basi del cristianesimo e della teologia di Paolo, cioè di Marcione; tuttavia nemmeno Stefano è personaggio storico. 

Secondo la tradizione, il corpo di Giacomo il maggiore finì a Santiago di Compostela, in Spagna, Matteo morì martire in Etiopia, Tommaso morì in India, Andrea a Costantinopoli, Pietro ad Antiochia, Marco ad Alessandria d’Egitto, Taddeo in Armenia e Giovanni ad Efeso. E’ tutto falso, questi apostoli non sono nemmeno esistiti.

Il primo ad attestare l’esistenza di Paolo è stato Marcione (85-160), che nel 140 era a Roma con un vangelo gnostico e quattro lettere di Paolo, cioè quella ai romani, quella ai galati e le due ai corinzi; Paolo fu tra i persecutori del gruppo ellenizzato di Stefano e poi si convertì al cristianesimo. Come persecutore di cristiani, aveva operato anche in Siria, con la copertura romana, poi si recò ad Antiochia, sede della comunità cristiana dei seguaci di Stefano, dove i seguaci di Cristo furono chiamati, per la prima volta, cristiani. Probabilmente Marcione s’ispirò a correnti religiose sincretiche ebraico-ellenistiche d’Egitto e ad Antiochia inventò i personaggi di Stefano e Paolo, che portò a Roma, i contributi alle prime scritture vennero da lui e dal vescovo Papia.

Secondo il racconto, nel corso dei suoi viaggi, Paolo fondò tante comunità cristiane, avevano fatto da apripista farisei missionari, apostoli del sinedrio e le religioni misteriche che avevano il compito di trasferire all’aldilà le speranze di liberazione sulla terra; Paolo si svincolò dalla legge mosaica e volle la rottura con l’ebraismo, perciò, apparentemente, si mise in contrasto con gli apostoli Pietro e Giacomo e tradì il messaggio originario di Cristo che invitava a predicare alle pecore d’Israele; le scritture sono tanto contraddittorie.

Paolo non predicò la riscossa degli oppressi, ma la loro rassegnazione, fu ossequioso verso l’autorità romana e abbandonò il tema della liberazione d’Israele e degli schiavi, predicò la rassegnazione perché il regno di Dio non era più di questo mondo; nella lettera ai romani affermò che ogni potere veniva da Dio (13,1), che bisognava sottomettersi senza ribellioni all’autorità e pagare i tributi; si fece nemici i poveri ebioniti ed i nazareni, cioè le controfigure degli esseni, poi  Costantino si servì di questa nuova religione come “instrumentum regni”.

Nello sviluppo della dottrina cristiana, Agostino d’Ippona (354-430) introdusse la questione del peccato originale, dopo che Paolo aveva già introdotto questo tema, sostenendo che Cristo era morto per i nostri peccati e per quelli di Adamo ed Eva; però Cristo aveva anche affermato che la responsabilità di fronte a Dio era personale (Mt 12,37). Un’altra contraddizione delle scritture!

Paolo introdusse una dottrina, che si sviluppò con l’accordo tra potere politico e potere religioso, che voleva l’umanità sottomessa, com’è ancora nell’Islam; secondo gli Atti, il contrasto tra Paolo e Giacomo il giusto,  esplose al primo concilio di Gerusalemme (49-50), in quella sede si doveva decidere tra continuità e rottura con l’ebraismo. Questo concilio è un falso storico, come la presenza dei cristiani a Gerusalemme nei primi tre secoli. 

Secondo gli Atti degli apostoli, Pietro e Giacomo accettarono che i gentili non fossero soggetti alla circoncisione, sperando che avrebbero accettato il resto della legge mosaica, però Paolo rifiutava anche il ruolo privilegiato d’Israele, che, apparentemente, era condiviso da Gesù, dagli apostoli e dai buoni ebrei. Gli autori fanno uno spaccato immaginario su quali potevano essere le reazioni degli ebrei con le novità del cristianesimo nascente, che si era impossesato delle loro scritture.

Il vangelo di Luca e gli atti degli apostoli furono redatti da ambienti vicini a Paolo o Marcione, Paolo si liberò dalla subordinazione rispetto a Giacomo, proclamandosi, nell’epistola ai galati, apostolo per volontà di Dio; ad Antiochia si scontrò con Pietro, che si adattò all’ambiente greco fino a che in città non giunsero gli inviati di Giacomo (Gal. 2,12-14). Continua il romanzo storico.

A cause delle posizioni di Paolo, ad Antiochia scoppiò un tumulto, i giudei volevano ammazzarlo,  Paolo fu salvato dai romani ed arrestato, poiché cittadino romano, per il processo fu trasferito a Roma, dove si scontrò ancora con i giudei. A Roma si perdono le sue tracce, per la tradizione Paolo fu giustiziato da Nerone, nel I secolo a Roma; sono tutte fantasie, allora non esistevano giudei-cristiani a Roma, ma solo giudei, nel II secolo arrivarono a Roma i cristiani gnostici, così ne scrisse  anche il palestinese Giustino.

Un testo più antico di Matteo è il Didaché o “Insegnamento dei dodici apostoli ai gentili”, che narra anche della cena del signore con pane e vino. La tradizione afferma che ebioniti e nazareni avevano il vangelo di Matteo e chiamavano Paolo, apostata; infatti, pare che Ireneo (II secolo) si recò a Gerusalemme e vi trovò cristiani che seguivano la legge mosaica e Matteo. Giustino ed Ireneo furono tra i falsificatori del primo cristianesimo; allora i palestinesi non erano cristiani e non avevano il vangelo di Matteo, peraltro, antiebraico come gli altri vangeli.

Generalmente Roma era tollerante in fatto di religione, se non ne derivavano disordini, però nel 186 a.c. il senato romano bandì i culti dionisiaci, nel 139 a.c. gli astrologi, nel 59 a.c. il culto di Iside e dei druidi celtici; il culto di Iside, come culto sponsorizzato dal potere, fu sostituito prima dal mitraismo, poi dallo gnosticismo, poi dall’arianesimo e quindi dal cattolicesimo. Per la ragion di Stato, l’impero spostava i suoi favori da una religione all’altra, non appena la religione prima dominante, cadeva nel discredito generale, oggi accade la stessa cosa con i partiti.

Però nei primi tre secoli in Giudea non erano esistiti cristiani, al concilio di Nicea (325) non erano presenti vescovi giudeo-cristiani; il cristianesimo gnostico nacque ad Alessandria tra i giudei della diaspora seguaci di Filone e si sviluppò ad Antiochia tra i gentili come cristianesimo ariano, poi approdò a Roma; il cattolicesimo forse vide la luce a Cartagine, la terra di Tertulliano e Agostino. Il distacco definitivo dalla legge mosaica avvenne dopo la seconda rivolta ebraica del 132, la comunità cristiana di Roma forse fu fondata nel II secolo dall’antisemita Marcione, autore di Paolo e del primo canone gnostico-cristiano.

Il falsificatore Eusebio (IV secolo), nella sua “Storia ecclesiastica” narra che Domiziano (81-96) fece giustiziare gli ultimi eredi di Davide; gli ultimi combattenti della prima guerra giudaica, guidati da Eleazaro, asmoneo e quindi discendente di Davide, morirono a Masada nel 73; però nel 132 ci fu la seconda guerra giudaica diretta da Simone Barcocheba, riconosciuto come messia e quindi erede di Davide dal grande rabbino Akiba; per i signori della guerra, era comodo farsi passare per discendenti di Davide, anche gli arabi hanno tanti discendenti di Maometto.

Malgrado le degenerazioni di Paolo, che intendeva solo tranquillizzare il potere, nel IV secolo San Basilio tornò ad attaccare i ricchi, Crisostomo e Ambrogio definirono la proprietà un furto, perché videro in essa la ragione delle disuguaglianze; tanti presero a vedere nella Roma papale la nuova Babilonia, il monachesimo cristiano nacque come reazione alle degenerazioni della Chiesa; i papi divennero complici delle peggiori tirannie, travolti da simonia e corruzione.

Padre Mario de Oliveira, messo al bando dalla chiesa cattolica, ha affermato che Cristo è stato crocefisso dai tre poteri che continuano ancora a dominare nel mondo, quello finanziario, quello religioso e quello politico, il cristianesimo è divenuto una fabbrica di denaro (“Gesù profeta rivoluzionario” di Francesco Zarcone).

Adottato il cristianesimo dall’impero, all’inizio le maggiori chiese locali nacquero sponsorizzate dall’impero, poi ne nacquero altre indipendenti; ben presto però la chiesa di Roma volle affermare il suo primato sulle altre chiese e sull’imperatore, perciò ci furono prima lotte di potere con i patriarchi e poi con l’impero.

Ha scritto Piergiorgio Oddifreddi nel libro: “Perché non possiamo essere cristiani” che oggi la chiesa cattolica è sostenuta dagli apostati di liberalismo, risorgimento italiano, socialismo e comunismo, mentre agli italiani comuni tocca la difesa del laicismo, che in greco vuol dire popolare; Bertrand Russell scrisse: “Perché non sono cristiano” e Benedetto Croce, integrato in una cultura cattolica: “Perché non possiamo non dirci cristiani”.

Per la bibbia ebraica dei settanta, Cristo traduce il termine ebraico messia o unto, riferito ai re d’Israele, Gesù significa Dio salva o salvatore, cristiano, seguace di Gesù, questo termine fu usato la prima volta dalla comunità cristiana d’Antiochia; cretino deriva dal provenzale cretin che significava cristiano.

Gesù affermò che il regno era imminente (Mt 10,23), per gli zeloti doveva portare alla distruzione del potere romano; apparentemente, per Gesù ed i seguaci dei culti dei misteri, il regno di Dio e la salvezza erano stati preparati soprattutto per i poveri e gli emarginati, perché per i privilegiati ed i conservatori andava bene anche il regno precedente.

All’inizio Gesù, per prudenza, impose ai suoi di non dire che era il messia; quando dichiarava di rimettere i peccati, in realtà guariva solo dalle malattie, che ne erano della conseguenze, così si affermava anche nella Genesi apocrifa ritrovata a Qumran (Riccardo Calimani “Paolo, l’ebreo che fondò il cristianesimo”). Al tempo di Gesù, quando si affermava che il regno di Dio era vicino, si usava una parola d’ordine per dire che era scoccata l’ora per la rivoluzione, insieme sociale e nazionalista, degli zeloti.

Sul monte Sinai o Oreb, Dio impose a Mosè il riposo del sabato, però, contro i formalisti e gli integralisti, Gesù affermò che il sabato era stato fatto per l’uomo, cioè per il suo riposo, e non il contrario (Mc 2,27-28), voleva restituire al precetto il suo valore originario; poiché fu accusato dai farisei di guarire in giorno di sabato, replicò che anche i farisei circoncidevano il giorno di sabato.

Gesù fu anche accusato di prendere cibo con mani immonde, cioè non lavate; le leggi sul cibo erano contenute nel Levitico ed erano nate anche per motivi igienici; ad ogni modo, Gesù affermò di non essere venuto ad abolire la legge, fu Paolo che, per aprirsi ai gentili, si spinse su questa strada. E’ una delle tante contraddizioni dei capostipiti del cristianesimo.

Per Gesù, il possesso dei beni era un ostacolo alla salvezza, nelle beatitudini, riportate da Matteo, esaltò poveri ed emarginati, anche gli esseni disprezzavano le ricchezze; gli esseni, come i primi cristiani e le comunità monacali, seguivano la comunione dei beni. Gli esseni sono stati citati da Flavio, Filone e Plinio il vecchio, la comunità essena era diretta da un consiglio di dodici membri, come gli apostoli di Gesù; il documento di Damasco degli esseni prescriveva che una parte del denaro raccolto dalla comunità andasse ai poveri. Giuseppe Flavio aveva scritto le sue opere storiche presso la corte dei Flavii a Roma, fu falsificato per conto del potere, nella parte in cui attestava l’esistenza di Cristo e dei suoi seguaci al posto degli esseni.

Per Ignazio d’Antiochia e Ireneo di Lione, Cristo era al tempo stesso uomo e dio, per Paolo di Samosata era un uomo adottato da Dio; la dottrina adozionista, attribuita falsamente ai giudei cristiani, fu condannata dal concilio d’Antiochia del 268; l’arianesimo nacque ad Antiochia, infatti Ario era un prete d’Antiochia formatosi ad Alessandria, credeva ai mediatori tra Dio e gli uomini, al loro vertice era il logos o figlio di Dio di natura divina, anche se inferiore al padre, da lui creato e di diversa sostanza, era la concezione di Filone d’Alessandria.

Anche per i gli gnostici cristiani d’Alessandria, Cristo era un essere celeste o soprannaturale, ma non un terrestre, ad un certo punto, gli ariani lo fecero uomo terrestre e semidivino, subordinandolo al padre, i cattolici lo fecero divino, pari al padre e della sua stessa sostanza; queste speculazioni furono possibili perché, in fondo, per teologi ebrei e cristiani, anche Adamo e gli uomini erano semidivini, perché fatti ad immagine di Dio. Questa concezione era discriminante verso il regno animale.

La visione ariana del logos portava a subordinare il figlio al padre, all’arianesimo si oppose Atanasio d’Alessandria, questa dottrina fu giudicata eretica al concilio di Nicea del 325, che  affermò la consustanzialità o stessa sostanza di padre e figlio, affermando che Cristo era vero uomo e vero Dio; però non tutti i vescovi accettarono la teoria del verbo incarnato fattosi uomo,   Gregorio di Nissa parlò di due nature in Cristo, per Apollinare di Laodicea, Cristo era uomo solo in apparenza, perciò nel 381 fu condannato al concilio ecumenico di Costantinopoli.

Per la scuola d’Antiochia,  la tesi di Apollinare era inaccettabile, perché negava l’umanità di Cristo, questa scuola affermava che Cristo riuniva le due nature in una sola ipostasi indissolubile; il vescovo Nestorio però separò nettamente le due nature, dando vita al duofisismo, fu scomunicato.

Gesù stette 40 giorni nel deserto, dove digiunò e fu tentato dal demonio; per distinguersi dai pagani, invitò ad amare anche i nemici (Mt 5,43-48), la sua preghiera: “Padre nostro” (Mt 6,9-15) ha corrispondenze con le sentenze dei rabbini. Gesù entrò a Gerusalemme in groppa ad un asino per corrispondere ad una profezia di Zaccaria, in quella circostanza,  profetizzò anche la distruzione del tempio, avvenimento però già verificatosi quando furono redatte le scritture.

Come facevano gli esseni, durante l’ultima cena, forse nel 14 di Nisan, Gesù offrì ai suoi pane e vino, invitandoli a ricordarlo ogni volta che desinavano assieme (1 Cor 11,23-26); per i cristiani, il calice con il vino offerto da Gesù rappresentò la nuova alleanza siglata con il suo sangue (Lc 22,19-20). La transustanziazione nacque sotto l’influenza dei culti misterici, perché per gli ebrei il pane e il vino erano solo una benedizione e non un sacramento.

Giuseppe Flavio, Filone e Luca giudicavano negativamente Pilato, per i suoi massacri di galilei, tuttavia gli evangelisti hanno cercato di giustificare Pilato ed i romani per la morte di Cristo e i cristiani cercarono di rimuovere l’idea di un Gesù sovversivo; sconfitti i nazionalisti ebrei, si avvicinarono a Roma e valorizzarono un Gesù pacifista.

A leggere le scritture, Gesù cercò di evitare la sua morte, infatti aveva chiesto al padre di allontanare da lui quel calice, cioè quella sorte (Mc 14,35-36), però negli Atti degli apostoli si afferma che Giuda Iscariota si era reso necessario per adempiere le scritture (At 1,16), così nel vangelo di Giuda, è un’altra contraddizione delle scritture.

Al tempo di Gesù, al Sinedrio era annesso un tribunale per i processi civili e religiosi, invece la competenza penale apparteneva al procuratore romano, i membri del sinedrio erano 71, scelti per cooptazione e con il benestare romano. Il sinedrio nacque sotto Antioco il Grande (223-187), non si riuniva nei giorni festivi o la notte, stranamente, per Cristo sembra che si riunì  la notte, per un primo processo istruttorio, e non sentì i testimoni, cioè senza rispettare le norme ebraiche.

Gesù fu condannato dai romani per reati politici e penali, fu arrestato da una coorte romane e crocefisso dai romani; il sinedrio aveva solo preparato il capo d’imputazione contro di lui, non furono sentiti testimoni. Nel corso del processo istruttorio, Gesù oppose un silenzio sdegnoso, poi il sinedrio lo consegnò a Pilato, con l’accusa di essersi fatto re, di voler distruggere il tempio e di rifiutare, come uno zelota, le tasse, tre reati penali.

Per Pilato la vita di Cristo valeva poco, pressato dal sinedrio, lo fece mettere a morte, però non se ne lavò le mani, il gesto era un’usanza ebraica, lo stesso Origene denunciò la stranezza; ad ogni modo, grazie alla narrazione dei vangeli, Tertulliano considerò forzatamente Pilato, come Seneca, quasi un cristiano.

La legge ebraica proibiva di celebrare processi istruttori o dibattimentali alla vigilia di Pasqua, prevedeva udienze pubbliche, due testimoni a carico, la condanna doveva avvenire il giorno dopo il processo; per Gesù pare che non si rispettò questa prassi, forse perché la competenza processuale spettava ai romani, comunque, pare un’altra inesattezza degli evangelisti. Con la passione di Cristo, Matteo riporta le parole degli ebrei che ne avevano sollecitato l’esecuzione: “ Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”; queste parole, nei secoli a venire, avrebbero alimentato l’antisemitismo dei cristiani.

La tavola sulla croce con l’iscrizione: “Re dei giudei”, riportava, secondo l’uso romano, il motivo della condanna, ai lati di Cristo furono crocefissi due briganti zeloti; poche ore dopo la crocifissione, Gesù spirò con le parole: “Padre nelle tue mani consegno il mio spirito (Gv 19,28-30), affermando con ciò di considerarsi persona diversa e subordinata al padre, come sosteneva Ario; era la vigilia del sabato di Pasqua.

I quattro storici che accennarono a Cristo sono Giuseppe Flavio, Plinio il giovane, Svetonio e Tacito che però furono falsificati dalla Chiesa.

Lo storico ebreo Giuseppe Flavio, autore della Guerra Giudaica e delle Antichità Giudaiche, era stato nemico dei romani e, fatto da questi prigioniero, divenne collaborazionista di Vespasiano, al quale profetizzò la nomina ad imperatore, e poi di suo figlio Tito; assunse anche il nome di Flavio, cioè della famiglia di Vespasiano che lo adottò.

Giuseppe Flavio nella sua opera: “Antichità giudaiche” (93) afferma che Gesù era il messia, fu condannato alla croce da Pilato e risorse il terzo giorno, cita anche Giuda il galileo e Giacomo;   però la parte riferita a Cristo mancava nei manoscritti più antichi ed Origene (184-253) affermò che Flavio non aveva detto che Gesù era il messia. Nel IV secolo, cioè al tempo di Nicea, anche l’altra opera di Giuseppe Flavio: “La guerra giudaica”, in cui parla delle sette giudaiche, fu interpolata cioè falsificata come la precedente, la testimonianza più antica sul passo di Flavio riguardante Cristo è del 325 ed è di Eusebio, il falsificatore.

Anche la tradizione ebraica parla di Gesù, anche se in termini denigratori, testi talmudici del III secolo, accusano Cristo di aver praticato la magia e la stregoneria e di essere stato un falso messia; raccogliendo voci pagane (Celso), affermano che la madre lo aveva avuto da un soldato romano di nome Pantera; nel XII secolo, Maimonide affermò che Gesù non era il messia perché subì il supplizio. Naturalmente, queste non sono testimonianze storiche sull’esistenza di Gesù, perché gli ebrei presero il mito di Cristo dai cristiani.

Il cristianesimo paolino nacque da un compromesso con il potere di Costantino, Plinio il giovane, Svetonio e Tacito hanno citato Cristo ed il cristianesimo, ma furono falsificati come Flavio; Tacito scrisse della condanna di Cristo da parte di Pilato, però l’opera originale di Tacito, gli Annali, è andata smarrita e fu manipolata, trattava anche della distruzione di Gerusalemme.

Sotto Tiberio, anche Luciano di Samosata (120-180) fu falsificato e in: “De morte pellegrini” accennò alla crocifissione di Cristo ed ai cristiani. Probabilmente queste falsificazioni avvennero al tempo di Costantino. Eusebio di Cesarea scrisse che l’imperatore Massimino (284-337), nemico di Costantino, utilizzò delle memorie di Pilato per screditare il cristianesimo, però anche Eusebio fu un falsificatore.

Plinio il giovane, in un lettera del 112 diretta a Traiano, accenna ai cristiani ed a Cristo, Gaio Svetonio nella sua opera:”Vita dei Cesari” afferma che nel 54 Claudio espulse gli ebrei da Roma, istigati da Cresto, allora nome comune tra gli schiavi; però Dione Cassio (155-235), nella sua “Storia di Roma” afferma che Claudio non scacciò tutti gli ebrei, ma proibì loro di fare riunioni e sciolse le loro associazioni, inoltre non nominò Cristo e i cristiani, apparsi a Roma solo nel II secolo ed allora di tendenza gnostica.

Tacito, nei suoi Annali, afferma che i cristiani erano a Roma al tempo di Nerone (54-68), e che Cristo fu mandato a morte da Pilato, al tempo di Tiberio. Sono tutti falsi storici successivi, gli storici di corte o di partito, in cambio di privilegi, si sono sempre prestati a questi giochi, lo Stato ha sempre falsificato la storia.

Un testo sacro non può essere confermato da concordanze storiche o archeologiche, come ne esistono nella sacre scritture, altrimenti si dovrebbe credere a tutti i romanzi storici, invece i vangeli sono invalidati dalle numerose discordanze interne; ad esempio, Matteo e Luca affermano che Gesù nacque a Betlemme e Marco a Nazareth.

Vi erano greci e romani che simpatizzavano per la religione ebraica o n’erano incuriositi, erano i cosiddetti proseliti o timorati di Dio, che, prima di ascoltare Paolo o chi per lui, avevano ascoltato i rabbini della diaspora. Giuseppe Flavio, nell’opera: “Contro Apione”, narra che la giornata di riposo settimanale ed il digiuno furono presi dagli ebrei; questi proseliti seguivano i comandamenti essenziali della legge, cioè più le leggi d’Abramo o di Noè che quella di Mosè; perciò Epitteto, nell’opera: “Diatribe” accusava i greci di giocare a fare i giudei (“Paolo l’ebreo che fondò il cristianesimo” di Riccardo Caimani).

Gesù ebbe quattro fratelli: Giacomo, Giuda, Giuseppe e Simone, com’è affermato negli Atti degli apostoli e nella lettera ai Galati; Clemente Alessandrino scrisse che Giacomo era capo della chiesa di Gerusalemme e seguace della legge, che era ebionita e nazareno, Giacomo è stato citato anche da Eusebio, nella sua: “Storia ecclesiastica” e da Origene, nella sua opera: “Contro Celso”. In realtà non è mai esistita una chiesa di Giacomo a Gerusalemme; Flavio, Clemente, Origene ed Eusebio sono stati falsificati per conto dell’impero che voleva lanciare una nuova religione.

Importanti documenti antichi, che potrebbero fare luce sulle origini del cristianesimo, sparirono con le guerre, con gli incendi, furono distrutti dalla Chiesa, furono distrutti dal tempo o non furono più copiati. Il Gesù storico, di cui poco si sa, è stato sostituito con il Gesù teologico, il Gesù storico fu modellato  su Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala.

Per scelta del potere, Cristo divenne la controfigura di Giovanni di Gamala (Luigi Cascioli “La favola di Cristo”), nel senso che la sua vita fu ispirata a quella di Giovanni di Gamala, che nacque a Gamala in Galilea e non a Betlemme; allora la città di Nazareth forse non esisteva, mentre esistevano i nazareni seguaci del nazireato. I galilei erano disprezzati e  la Galilea era una terra turbolenta, la Giudea aveva per re Erode Antipa, che non era ebreo ed era stato governatore di Galilea, dove aveva represso i nazionalisti seguaci di Ezechia e aveva fatto mettere a morte lui e i suoi seguaci.

I sinottici divisero l’attività pubblica di Gesù in due tempi, il primo passato in Galilea ed il secondo a Gerusalemme, dove si recò un’unica volta durante il suo ministero, invece Giovanni gli fece fare tre viaggi a Gerusalemme, fino alla morte.

Per  Giovanni, Gesù rimase sulla croce solo poche ore, troppo poche per morire,  fu giustiziato il pomeriggio del venerdì di Pasqua, il suo processo era durato poche ore; per i sinottici fu giustiziato il sabato mattina, pare che Giovanni riporti meglio le usanze degli ebrei, che non esponevano i condannati in giorni di festa. Queste sono alcune delle discordanze tra gli evangelisti.

Luca narra che quando Gesù aveva dodici anni, nel giorno di Pasqua incontrò nel tempio di Gerusalemme i dottori della legge, cioè gli scribi, i più eminenti tra i  farisei, e si mise in luce con la sua intelligenza e la sua conoscenza delle sacre scritture, appresa in sinagoga; era consuetudine che, nei giorni consacrati alle cerimonie, i dottori della legge, che si trovavano nel tempio, dialogassero con i giovani (“Gli anni oscuri di Gesù” di Robert Aron).

Durante la cena della Pasqua,  per festeggiare la fine della schiavitù egiziana, si mangiava pane azzimo, trasformato poi in ostia dai cristiani, ed erbe amare; Israele era l’agnello perseguitato e  pativa la propria vergogna come vergogna del Signore, mentre il suo trionfo era visto dagli ebrei come il trionfo del Signore, la sorte d’Israele dipendeva dalla sua fedeltà all’alleanza con Dio.

La caduta di Gerusalemme per opera dei romani, ha qualche cosa di drammatico ed assomiglia alla caduta di Troia, di Cartagine, di Roma e di Costantinopoli, eppure Gerusalemme  fu presa varie volte nella sua storia;  cioè da Giosuè, da Davide, da Joas, re dello stato secessionista d’Israele,  da Nabucodonosor,  che deportò gli ebrei a Babilonia e distrusse il tempio, da Alessandro Magno, da Tolomeo I, che deportò tanti giudei, da Antioco IV Epifane seleucide, che  provocò la rivolta di Mattatia e di suo figlio Giuda Maccabeo, che liberarono Gerusalemme dal giogo greco-assiro.

Erode Antipa ricostruì il tempio e, nel 70 d.c. e nel 132 d.c., i romani distrussero città e tempio, infine Gerusalemme fu presa dagli arabi dopo la morte di Maometto, quindi dai turchi e dagli inglesi dopo la prima guerra mondiale, nel 1948 ritornò in possesso dello stato d’Israele ricostituito.

Giovanni Ircano II, sommo sacerdote e re dei giudei (67 a.c.), chiamò i romani e Pompeo arrivò a  Gerusalemme,  rispettando però il tempio,  Augusto vi faceva sacrificare ogni giorno; Pilato entrò in città con gli stendardi che avevano l’immagine dell’imperatore, offendendo con ciò gli ebrei, che evitavano le immagini per non cadere nell’idolatria, ci fu una reazione popolare e mise da parte le insegne, il fatto però alimentò l’antipatia personale di Pilato verso i giudei.

Nel giorno di Pasqua, intorno alla città di Gerusalemme c’era una tendopoli per i pellegrini, nel cortile del tempio c’erano cambiavalute e venditori di piccioni e colombe per i sacrifici. I rabbini erano contro la presenza nel cortile dei mercanti, però nel tempio comandavano i sacerdoti, che in questi commerci avevano il loro tornaconto.

Tacito disprezzava gli ebrei perché non credevano agli dei dell’Olimpo, perché  per loro era profano ciò che per i romani era sacro e viceversa, perché credevano ad un solo Dio senza raffigurarlo, perché si rifiutavano di adorare Cesare e si riposavano un giorno su sette; però, al tempo di Cristo, gli ebrei non avevano escluso gli altri uomini dalla salvezza, tra i simpatizzanti non giudei, vi erano i proseliti della porta, che non osservavano i riti ebraici e i proseliti di giustizia, che compivano i riti più importanti, tra il primo gruppo potrebbero essere nati i seguaci di Paolo, personaggio creato da Marcione. All’interno del tempio vi era il vestibolo dei gentili, il vestibolo degli ebrei,  una parte del quale era riservato alle donne, e il vestibolo dei sacerdoti.

Israele all’inizio non aveva tempio, lo costruì Salomone e il tempio attestò la fine del nomadismo ebraico e la nascita dello stato nazionale, gli ebrei in precedenza avevano sempre usato altari improvvisati in pietre e si portavano dietro il tabernacolo che conteneva l’arca con la legge. Per costruire il tempio, Salomone dovette superare l’opposizione dei vecchi sacerdoti, che si erano opposti anche all’istituto monarchico, e dovette servirsi di legname di cedro e di maestranze fenicie.

Numerose sentenze del talmud sono passate nei vangeli, i farisei credevano all’immortalità dell’anima, credevano alla metempsicosi, affermavano che l’anima dei giusti passava in altri corpi, mentre quelli dei malvagi riceveva la dannazione eterna; la tesi era un po’ diversa di quella indiana o buddista, che affermava che solo l’anima  degli uomini imperfetti si reincarnava.

Prima di Cristo, gli stessi ebrei distinguevano i farisei o rabbini, in buoni e cattivi, e li dividevano in sette categorie, tra loro vi erano i bigotti, quelli che chiudevano gli occhi per non vedere le donne e perciò andavano a sbattere contro i muri, quelli che praticavano la legge per la ricompensa, quelli che la praticavano per la paura della sanzione divina, gli ipocriti, i farisei imbiancati, che non erano  veri farisei, ma lo volevano sembrare e poi c’erano i buoni farisei (“Gli anni oscuri di Gesù” di Robert Aron).

I buoni farisei o della giustizia seguivano la via del dovere, della carità, del perdono, della virtù, dell’amore  e della giustizia, all’apparenza, Paolo era fariseo e Cristo aveva amici farisei con cui andava a pranzo, anche tra i membri del sinedrio, come  Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. All’inizio tra cristianesimo gnostico e giudaismo non esisteva una vera barriera, forse dei giudeo-cristiani ellenizzati furono i primi cristiani; quando il cristianesimo si aprì ai gentili ed alla loro filosofia, le cose cambiarono, gli ebrei respinsero le novità dei cristiani e furono colpiti,  anche Maometto  perseguitò gli ebrei perché avevano rifiutato la buona novella di Maometto.

I farisei facevano commenti alla scrittura con il Midrash o esaltazione di Dio ed il Talmud o commento rabbinico, facevano l’esegesi della Torah o Legge contenuta nel Pentateuco, erano dei liberi pensatori che si erano sottratti alla tutela ed al monopolio culturale dei sacerdoti sadducei; però erano anche degli innovatori, seguivano la fede di Zaratustra sull’immortalità dell’anima e la resurrezione, rigettata dai sadducei e non prevista dalla legge di Mosè. I buoni rabbini affermavano il primato della persona umana, valorizzavano le opinioni libere, Hillel incarnava queste qualità e invitava a non giudicare, i buoni rabbini, come Cristo, ammettevano anche la trasgressione, purché avesse il fine di esaltare Dio.

La tradizione o commento rabbinico o talmud, con il tempo, andò a costituire la legge orale, che poi fu riportata per iscritto, i farisei della giustizia si separarono dal mondo dei gentili, accettavano il libero pensiero, ma non poterono accettare tutte le novità dei cristiani, anche se non negavano la salvezza ai pagani retti.

Prima di Cristo, Rabbi Shemaya aveva detto: “Ama il lavoro, evita gli onori e non cercare i favori”, al tempo Gesù, esistevano due scuole famose di farisei, quella di Hillel e quella  di Shammai,  Shammai invitava a seguire la Torah, a parlare poco, a lavorare;  era però più formalista e rigoroso di Hillel, che interpretava la legge in maniera più umana, questo, diversamente da Shammai, ammetteva tutti all’insegnamento, perché diceva che i peccatori, istruiti dalla legge, diventavano migliori.

Un pagano chiese ad Hillel cosa doveva fare per diventare giudeo, questo gli rispose: “Non bisogna fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te, questo è tutta la legge, il resto è commento”, gli hillelisti erano dolci e pazienti, invitavano alla modestia e a non ricercare gli onori; la dottrina di Hillel precedette quella di Cristo, i due furono quasi contemporanei, ma, secondo i vangeli, non si conobbero. Però se Cristo fosse realmente esistito, avrebbe  dovuto conoscere la dottrina di Hillel.

L’espressione “padre nostro che sei nei cieli”, usata da Cristo e nel pater noster, era sulla bocca dei farisei, il talmud è un’opera continua che non si è mai interrotta, non è una rivelazione ma una tribuna libera, che risale miticamente a Mosè e storicamente nel V secolo a.c., dopo la cattività babilonese. Nacque all’insegna delle sinagoghe e si sviluppò fino al II secolo d.c., era una tradizione orale tramandata di bocca in bocca e riportata per iscritto nel II secolo d.c.; nel V secolo a.c. nacque il talmud di Babilonia e nel IV secolo a.c. quello di Gerusalemme, però il talmud non è un’opera ufficialmente chiusa o fissata definitivamente, nell’XI secolo si sono ancora scritti dei commenti della bibbia e del Talmud, cioè commenti dei commenti.

Comunque, la libertà del talmudista non si sottraeva alla scrittura, perché per gli ebrei, prima del mondo esisteva la legge, che doveva solo essere rivelata all’uomo, una concezione analoga l’ha l’Islam per il Corano. Hillel è stato il primo codificatore del metodo talmudico, fissò sette regole per interpretare la legge, che sono: deduzione, logica, allegoria, analogia, generalizzazione, specializzazione e spiegazione contestuale. Al tempo di Gesù i rabbini erano spaventati, perché il razionalismo, la dialettica  e la filosofia dei pagani sembravano rimettere tutto in discussione, era troppo anche per dei liberi pensatori come loro.

I Maccabei, dopo aver liberato la Palestina da egiziani e greci, minacciati dai seleucidi, chiesero l’aiuto a Roma, che divenne la loro protettrice; è accaduto nella storia di tutti i popoli,  Roma divenne protettrice anche degli ebrei residenti all’estero e così tanti mercanti ebrei si stabilirono a Roma; le cose cambiarono con le guerre di ribellione giudaiche, che favorirono la nascita dell’antisemitismo romano, come quello di Tacito, ed alimentarono le deportazioni romane di giudei resi schiavi.

L’occupazione romana, a causa delle rivolte dei giudei, degenerò e Roma divenne una matrigna, fu chiamata Edom e Babilonia, i romani arrivarono a proibire l’investitura di dottori della legge e non gradivano la commemorazione della vittoria dei Maccabei, nominavano i sacerdoti e davano loro l’autorizzazione ad indossare i paramenti sacri. Nell’anno 6 d.c. Giuda di Gamala, detto il galileo, e un fariseo di nome Saduc, si ribellarono ad un censimento imposto dai romani a fini fiscali.

Il gran sacerdote era una creatura dei romani, i procuratori romani controllavano e annullavano le sue decisioni, i suoi paramenti pontificali erano custoditi nella fortezza Antonia e potevano essere indossati solo con l’autorizzazione dei romani; nel 36 d.c, dopo la rimozione di Pilato, questa disposizione umiliante fu rimossa. Il Sinedrio costituiva il potere esecutivo, in materia religiosa e politica, era fatto d’elementi aristocratici estranei al popolo ebraico.

All’epoca di Gesù, i monaci esseni annunciavano una nuova alleanza con Dio, predicavano povertà, castità, ascetismo, battesimo, pasto in comune, proprietà in comune, disprezzo delle ricchezze, rinuncia ai sacrifici, questi erano i precetti del loro maestro di giustizia;  questa setta aveva una base, cioè un convento, a  Qumran sul Mar Morto, era una forma di giudaismo a cui si ispirò il cristianesimo, invece il giudaismo dei rabbini non assomigliava al monachesimo, perché era legato alla vita sociale e non all’ascesi.

Nel 451 il concilio di Calcedonia impose la fede nelle due nature umana e divina di Gesù Cristo;   Matteo e Luca hanno fornito una falsa genealogia di Cristo, facendolo risalire a Davide ed Aronne, dopo che la dinastia davidica degli asmonei si era estinta; il Cristo teologico appariva istruito e aveva dei fratelli, citati da Eusebio di Cesarea, nella sua “Storia ecclesiastica” e da Tertulliano.

Per la chiesa cattolica, questi fratelli sono divenuti cugini, per la chiesa ortodossa e gli apocrifi erano figli di un precedente matrimonio di Giuseppe, per protestanti erano figli di Giuseppe e Maria; infatti, Luca (2,6-7) parla di Gesù come figlio primogenito. Gesù era chiamato rabbi ed i rabbi ebraici erano sposati; nel vangelo di Filippo, Cristo era sposato con Maria Maddalena, per alcuni, Maria di Betania, sorella di Lazzaro, era la moglie di Gesù ed era Maddalena.

Per altri Cristo era stato membro della comunità di Qumran e perciò celibe, a quel tempo, se Nazareth esisteva, era un centro molto piccolo e Cristo, nato in Galilea, era detto nazareno perché consacrato al nazireato, con cui aveva fatto un voto di castità come il Battista; i primi cristiani  e gli esseni  erano detti nazareni, la storia inventata dei cristiani palestinesi fu copiata a quella degli esseni.

Secondo le scritture, sotto Erode il grande, morto nel 4 a.c., l’imperò, per ragioni fiscali, ordinò un censimento e si ribellò Giuda il Galileo, forse allora i romani si adattarono all’uso ebraico di censire nel luogo d’origine, seguito anche in Egitto, anche se creava disagi alle persone che si dovevano spostare. Storicamente però, si sa per certo che Augusto effettuò censimenti solo nel 28 a.c., nell’8 a.c. e nel 14 d.c., il censimento romano sanciva la soggezione di un popolo ed aveva una valenza fiscale, perciò nel 28 a.c. provocò una ribellione anche in Gallia.

Secondo Keplero, nel 7 a.c., i magi, sacerdoti e astrologi zoroastriani seguaci di Mitra, scambiarono la congiunzione di Giove e Saturno con una cometa, al tempo del censimento di Quirino (8-7 a.c.), ordinato da Augusto.

Anticamente la narrazione era preferita alla forma scritta anche perché l’analfabetismo era predominante, la Galilea era terra depressa; all’inizio le scritture furono redatte per circoli ristretti che sapevano leggere, per gli altri la trasmissione orale era indispensabile; poi la scrittura, dopo che la tradizione ebbe corrotto i fatti, fu usata per fissare dei punti fermi nella narrazione, prima che i concili intervenissero a mettere ordine nella materia.

Gesù,  come Hillel, voleva l’amore per il prossimo, il suo discorso della montagna ha fonti ebraiche, comprese le beatitudini in esso contenute. La dottrina di Cristo era la continuazione di quella ebraica e della tradizione rabbinica, anche il rabbino Simeone il Giusto aveva raccomandato la carità, Hillel, Rabbi Akiba e Gesù invitavano ad amare il prossimo come se stessi, la virtù cristiana dell’umiltà era d’origine rabbinica (“Gli anni oscuri di Gesù” di Robert Aron).

Gesù usava la dialettica dei rabbini, ne seguiva lo stile e il commento della legge, per i rabbini e per Gesù l’interpretazione esatta non doveva  essere sempre quella letterale, perché inseguivano un significato simbolico o allegorico; per alcuni, nei vangeli, la moltiplicazione dei pani rappresentava l’eucaristia, la pesca miracolosa, la conversione delle nazioni, la resurrezione di Lazzaro, la sua rinascita spirituale. Per Marco, Gesù non si fece letteralmente figlio di Dio, per gli ebrei, i figli di Dio designavano una filiazione spirituale, il titolo fu attribuito anche  ai re d’Israele.

Secondo i vangeli, il corpo morto di Gesù fu depositato in una grotta da Giuseppe d’Arimatea, da cui risorse, uscì, s’incontrò con i discepoli e poi salì al cielo; però secondo una tesi, soprattutto islamica, non morì sulla croce, ma ne fu fatto discendere, fu curato e, per ragioni di sicurezza, emigrò in Kashmir, dove morì, a tarda età e di morte naturale, assistito da Tommaso, fu sepolto nella sua capitale di Srinagar, dove  tuttora è venerata la sua tomba (Andreas Faber-Kaiser “Gesù visse e morì in Kashmir”).

E’ uno dei tanti miti su Gesù, diverse fonti affermano che, quando fu tolto dalla croce, non era morto, fu fatto rinvenire e curato dalle ferite, nell’emigrazione forzata erano con lui Tommaso e Maria, che morì in Pakistan, dove è venerata la sua tomba a Pindi Point, mentre Tommaso morì dopo di Cristo in India, dove fece del proselitismo, e fu cremato vicino Madras.

Sulla vita di Cristo sono nate montagne di tradizioni contrastanti, la tradizione popolare religiosa ingigantisce i fatti come il lievito, alcuni personaggi si sono fatti passare per lui e la dottrina degli ebrei e dei cristiani arrivò anche in India e in Cina; c’è chi crede che Gesù in Kashmir si unì ad una donna e n’ebbe dei figli, l’ultimo suo discendente vivente è l’imprenditore Basharat Saleem, che conserva l’albero genealogico della sua famiglia, a partire da Gesù, suo padre e suo nonno erano taumaturghi.

Alla fine del XIX secolo, un viaggiatore russo, Nikolai Notavitch, trovò ai confini tra Kashmir e Tibet dei testi lama tibetani in cui si parlava di un viaggio di Gesù in India, quando era giovane, cioè negli anni sui quali i vangeli niente ci dicono di lui, i quali narravano l’odissea di Gesù in India e nel Ladakh, in Kashmir (“Gesù visse mori in Kashmir” di Andreas Faber-Kaiser).

Un manoscritto affermava che Gesù si era incontrato con il rajà del Kashmir che, dopo la sua morte, emise un decreto a favore dei custodi della sua tomba; in Kashmir esiste anche una piccola colonia giudaica che custodisce la tomba di Mosè, situata sul monte Nebo, che è ancora venerata, mentre in Israele la tomba di Mosè non è stata mai trovata; i nomi di luoghi citati dalla bibbia ebraica, come Moab e monte Nebo, si trovano nella valle del Kashmir, il che attesterebbe un legame antico tra ebrei e questa terra.

La missione di Gesù era predicare alle tribù perdute d’Israele, cioè anche a quelle dieci tribù disperse dello stato secessionista d’Israele del nord, distrutto dagli assiri, deportate ed emigrate in India, Etiopia, Irak e Arabia; anche tolomei e romani deportarono i giudei e gli ebrei emigrarono liberamente o costretti dai pogrom periodici anche in Siria, Egitto ed Europa, perdendo anche le loro divisioni tribali. Musa è il nome arabo di Mosè, il nome di Gesù è diffuso in Kashmir, nelle forme di Yusuf, Issa, Isa, Yuz-zasaf, ecc., in lingua araba, kashmir o urda; in Kashmir la setta islamica degli ahmadiyyas venera la tomba di Gesù a Srinagar.

Secondo documenti tibetani Gesù, prima della sua missione profetica in terra d’Israele, si era recato in India, Kashmir e Tibet, dove conobbe buddismo, lama e yoga; nel Ladakh, Kashmir, studiò i testi sacri dei lama; a dimostrazione dei contatti tra culture, la parola Eli, cioè Dio, era pronunciata da ebrei, dal Dio indiano Krishna e da Budda.

Su un blocco di pietra della tomba di Gesù sono scolpite le piante dei piedi di Gesù, con i buchi delle ferite procurate dai chiodi, la sua tomba di Srinagar contiene anche reliquie, però le autorità si sono opposte alla sua apertura, oppure lo hanno fatto all’insaputa di tutti; l’uomo sepolto, se è Gesù, deve avere nel corpo i segni della crocifissione, inoltre può essere datato con il carbonio 14.

Alla fine del XIX secolo, il viaggiatore russo Nikolai Notovitch raggiunse il lama del monastero di Hemis, che gli disse che dei rotoli, custoditi nel suo monastero, descrivevano la vita e le opere di Budda Isa, cioè Gesù, che da Israele era arrivato in India, questi rotoli erano arrivarti dall’India al Nepal e poi dal Nepal in Tibet, a seguito dei monaci; il buddismo fu estirpato dall’Islam in India settentrionale ed arrivò in Tibet.

Le opere e la vita di Isa si trovano descritte in rotoli anche nei monasteri di Lhasa, la capitale del Tibet, il lama di Hemis affermò che, dato che gli adoratori di Isa, cioè i cristiani, non riconoscevano l’autorità del Dalai Lama, la dottrina di Isa era poco conosciuta in Tibet. Notovitch chiese di consultare questi rotoli e il lama gli portò i libri richiesti, copie d’originali che si trovavano a Lhasa.

I rotoli affermavano che, quando Gesù raggiunse i 13 anni, epoca nella quale, finita l’adolescenza, un Israelita prendeva moglie, con una carovana partì per Sindh, in India, con lo scopo di studiare il pensiero di Budda. Arrivò alla tomba del Dio Krishna, fu ricevuto dai sacerdoti di Brama, che gli insegnarono a leggere i libri sacri dei Vedas ed a combattere le malattie, mentre egli insegnò loro le sacre scritture ebraiche.

Quando Gesù parlò d’eguaglianza degli uomini, si attirò le prima antipatie dei bramini, per i quali ci si liberava dalla schiavitù solo con la morte, Gesù combatté l’idolatria e affermò che esisteva un solo Dio; poiché i bramini progettarono di ucciderlo, fuggì e si diresse verso le montagne, verso Nepal, Tibet e Himalya, cioè nelle terre dove si era insidiato il buddismo e dove conobbe questa dottrina.

Dopo anni, si diresse anche in Persia, dove cercò di indurre i persiani ad abbandonare il culto del sole e di un Dio del male e uno del bene, però fu espulso anche da questo paese, a 29 anni, arricchito in dottrina, decise di ritornare in Israele. Dopo la crocifissione fuggì e ritornò in Kashmir, dove morì.

Dai vangeli sappiamo che Pilato aveva cercato di salvare Cristo, perciò fu minacciato dal Sinedrio  e accusato di slealtà verso Cesare, cedette alla richiesta di morte per Gesù, che il venerdì fu processato e condannato, il pomeriggio dello stesso giorno fu crocefisso, poi, poiché all’imbrunire iniziava il tramonto e la notte del sabato di Pasqua, per la legge, non poteva rimanere sulla croce; perciò ne fu tolto, non gli furono rotte le gambe, come agli altri due condannati, Giuseppe d’Arimatea, con autorizzazione di Pilato, prelevò il corpo; poiché Gesù era rimasto sulla croce solo per poche ore, era ancora vivo, fu fatto rinvenire e fu curato.

La crocifissione non era un’esecuzione, ma una tortura lenta fino alla morte, che giungeva dopo tre o quattro giorni, per accelerarla bisognava rompere le gambe ai suppliziati, che così non erano più in grado di sostenersi e morivano soffocati; perciò quelli che erano tolti dalla croce, dopo poche ore di supplizio, curati, sopravvivevano. Forse l’aceto dato a Gesù era una droga o un narcotico per farlo assopire, attenuare il dolore e dimostrare una morte apparente, la ferita al costato è un’invenzione storica, oppure può essere stata superficiale; da un corpo morto non esce acqua e sangue, come dicono i vangeli, ma solo alcune gocce di sangue rappreso.

Il sudario della sacra sindone di Torino, un falso risalente, secondo l’analisi del carbonio 14, al tempo delle crociate (XI-XIII secolo), contiene polline di Palestina e Costantinopoli, secondo gli esperti dimostra che avvolse un uomo vivo e non morto, perché un corpo morto non sanguina così abbondantemente, perché il cuore di un corpo morto non pompa più sangue.

Lo studioso cattolico tedesco Kurt Berna, investigando sulla Sindone, nel 1957 scrisse un libro in cui affermava che Cristo non morì sulla croce, dal titolo: “Gesù non morì sulla croce”; nel 1969 il Vaticano creò una commissione di medici che confermò che, se la sindone era autentica, Gesù non  morì sulla croce, perché dalle bende sembrava che il sangue era defluito a causa del pompare del cuore.

Kurt Berna affermò che, una volta staccato il corpo di Gesù dalla croce e tolta la corona di spine dalla sua testa, le ferite cominciarono a sanguinare, invece in un morto appeso alla croce, il sangue si sarebbe coagulato nella parte inferiore del corpo, quando il cuore si ferma non sgorga più sangue dalle ferite. La lancia che colpì il suo costato, tra la quinta e la sesta costola, non arrivò al cuore, perciò, malgrado Paolo avesse affermato la morte sulla croce e la resurrezione di Gesù, nel 1960 Giovanni XXIII dichiarò che la salvezza veniva dal sangue di Cristo e che la sua morte non era essenziale a tale fine.

Giuseppe d’Arimatea chiese a Pilato il corpo di Gesù, il governatore sapeva che Cristo non era morto, Nicodemo portò mirra e aloe, un antisettico valido per disinfettare le ferite, il corpo fu collocato in una grotta, ostruendone l’ingresso con una pietra, invece di usare la terra come si faceva di solito; in tal modo Gesù poteva respirare, riprese i sensi, spostò la pietra, o qualcuno la spostò per lui, e uscì dalla grotta. Il sepolcro era vasto perché vi entrarono Maria, Maddalena e Salomè, che seppero da uno sconosciuto (Marco 15-16), che Gesù era risorto e li avrebbe preceduti in Galilea; nei trattati medici arabi, l’unguento di Nicodemo è detto “unguento di Gesù”, si afferma che fu quello applicato alle ferite di Gesù quando fu tolto dalla croce.

Gesù, camuffato per non farsi riconoscere dai suoi persecutori, si recò in Galilea, la terra della sua famiglia, dove si sentiva più sicuro dai suoi nemici, lì incontrò i discepoli, mostrò le sue ferite e mangiò, poi emigrò all’est, seguito da Tommaso e Maria; invece per Paolo ascese in cielo (epistola ai corinzi 15,14-15).

Fu Paolo a insistere sulla resurrezione di Cristo e l’ascensione divenne una leggenda, il Dio Cristo non poteva essere da meno del profeta Elia che era asceso in cielo, comunque, anche sul momento dell’ascensione, gli evangelisti si contraddicono e, bisogna ricordare, che nei processi le testimonianze discordi si annullano.

Gesù era guardingo, doveva sparire dalla Palestina, si travestì e partì verso l’est, cioè verso le terre che conosceva, alla ricerca anche delle tribù perdute d’Israele, Luca (19,10); anche ai suoi discepoli aveva comandato di predicare alle pecore sperdute d’Israele, Matteo (10, 5-6).

Dopo la morte di Salomone, fu la secessione delle dieci tribù del nord; sotto re Geroboamo, l’Assiria (722 a.c.) conquistò Israele e ne deportò gli abitanti in Assiria, Mesopotamia e Media, mentre la regione di Samaria o Israele fu ripopolata con coloni d’altre parti dell’impero, perciò i giudei guardavano con antipatia i samaritani. Un secolo e mezzo più tardi Nabucodonosor, re di Babilonia, dopo aver preso l’Assiria, prese anche la Giudea, distrusse Gerusalemme e il suo tempio e ne deportò la parte migliore della sua popolazione.

Il persiano Ciro conquistò Babilonia e consentì il ritorno ai giudei, però delle dieci tribù d’Israele si era persa traccia, Ciro consentì agli ebrei che ricostruissero anche il tempio; Dario arrivò in Afganistan e India, durante tutte queste vicissitudini, gli ebrei, che servivano nell’esercito persiano o erano commercianti o deportati, si stanziarono in Pakistan, Afganistan e Kashmir; quelli stanziati ad est della Persia, ancora oggi si chiamano Bani Israel o figli d’Israele.

In quei tempi si colonizzavano i territori conquistati deportando i prigionieri di guerra,  popolazioni sconfitte erano deportante o scacciate dalle loro terre per evitare che tornassero a chiedere l’indipendenza e le loro terre; così si comportarono l’assiro Sargon e il babilonese Nabucodonosor; se Dario e Alessandro arrivarono nella valle dell’Indo, per mezzo loro, le dieci tribù arrivarono in Afganistan, India, Tibet, Pakistan, Kashmir e Cina occidentale; oggi si crede che in India settentrionale sono i discendenti di Tommaso e della tribù israelita di Manasse.

Pare che diversi abitanti del Kashmir siano d’origine israelita, il padre gesuita Catrou, nella sua “Storia generale dell’impero mongolo”, affermava che i cascemiri erano discendenti degli ebrei, in Kashmir esistono nomi e località d’origine ebraica.

Gesù o Yuz Asaf o Hazrat Isa, nella sua fuga, vicino Aleppo, in Siria, visitò la tomba di Sem, figlio di Noè, in Afganistan curò dalla lebbra il popolo di Asaf. Anche Tommaso arrivò in Kashmir e India, era detto Didimo o gemello e somigliava a Gesù, accompagnò Gesù fino a Taxila, in Kashmir, dove lo assistette fino alla morte e lo seppellì a Srinagar, poi tornò in India, dove morì e fu cremato a Milpore, vicino a Madras.

Gesù, Maria e Tommaso erano diretti verso il Kashmir, ma Maria morì prima di arrivarvi in Pakistan, a 10 km da Rawalpindi, e fu seppellita a Pindi Point, la sua sepoltura è conosciuta come casa di riposo della madre Maria; secondo il costume ebraico, la sua tomba è orientata da est ad ovest, come le tombe di Gesù e Mosè, mentre le tombe  musulmane del Kashmir sono orientate da nord a sud, queste tombe divennero oggetto d’adorazione anche da parte d’islamici e indiani.

Dal 1898 al 1917 la tomba di Maria era segnata anche dai colonizzatori britannici, nel 1950 la tomba fu riparata; Gesù si diresse verso Srinagar, capitale del Kashmir, attraverso una valle che si chiama prato di Gesù (Yusmarg), abitata dalla razza ebraica Yadu; nella zona, il prefisso Aish è forma derivata di Isa o Gesù (“Gesù visse e morì in Kashmir” di Andreas Faber-Kaiser).

Si afferma che nel santuario di Aishmuqam sia conservato il bastone di Mosè, che fu usato anche da Gesù, in caso di siccità, serviva a percuotere le rocce e far sgorgare l’acqua, seguendo un racconto della bibbia ebraica arrivato fino a queste terre; in Kashmir diverse località richiamano il nome di Gesù, cioè Issa, Yusu o Yus.

Nei laghi del Kashmir si usano remi a forma di cuore, usati solo nel lago Tiberiade in Palestina e nell’Eufrate, dove furono deportati ebrei, la tomba di Gesù si trova a Srinagar, capitale del Kashmir, la tomba di Mosè sul monte Nebo in Kashmir. Mullà Nadiri, storico del Kashmir, afferma che Yuza Asaf, cioè Gesù, dal 48 al 54 d.c. era nella valle del Kashmir, dove proclamò la sua natura profetica e disse di essere il messia, convertì persone e fu protetto dal rajà.

In Kashmir Gesù si unì ad una donna, Maryan, e n’ebbe dei figli, Basharat Saleem è l’attuale discendente, questo aiuta i poveri e cura la tomba di Gesù a Srinagar, pagando un custode; in lingua locale Basharat significa messaggio, Saleem buono, cioè il suo nome significa buona novella (“Gesù visse e morì in Kashmir” di Andres Faber-Kaiser). Si dice che Gesù, prima di morire, mandò a chiamare Tommaso, invitandolo a continuare la sua missione e a costruirgli una tomba,  questa tomba è nel centro di Srinagar e porta l’iscrizione Rozabal, cioè tomba del profeta, dietro ha un camposanto musulmano, nel coperchio del sarcofago è scritto tomba del santo Yuza Asaf.

Il sepolcro di Gesù ha le impronte scolpite dei suoi piedi con le ferite, il custode della tomba è musulmano, la tomba è sacra a cristiani, musulmani e indù, fu visitata dallo zio di Indira Gandhi, vicino al luogo della sepoltura ci sono delle scuole cristiane; il custode Rahman Mir conserva un documento che afferma che la tomba è quella di Gesù, afferma che Yuz Asaf fu inviato da Dio per predicare al popolo del Kashmir.

La regione del Ladakh, in Kashmir, è un piccolo Tibet elevato, con capitale Leh, Gesù vi arrivò già nel primo viaggio in oriente, a pochi chilometri di distanza si trova il monastero lama di Hemis, dove il russo Notovitch trovò i manoscritti, che narravano la visita di Gesù in India, Tibet e Kashmir, scritti in lingua tibetana e pali.

Ladakh e Tibet furono luogo di missione di cristiani nestoriani provenienti dalla Siria, Nestorio, patriarca di Costantinopoli, negava l’identità sostanziale della natura umana e divina in Cristo e affermava che Maria era solo madre di Gesù e non di Dio, la sua dottrina fu condannata dal concilio di Efeso del 431, però si diffuse in India tra i seguaci di Tommaso, in Cina, Tibet e Mongolia.

Nel XIV secolo i nestoriani subirono una persecuzione da Tamerlano, nel XVI secolo i nestoriani caldei, cioè di Mesopotamia, si riunirono a Roma; il cristianesimo di rito caldeo-nestoriano penetrò in Tibet attraverso le carovane che arrivavano a Lasa, dove sono state scoperte, incise nella roccia, croci caldee e iscrizioni in tibetano e cinese che riportano il nome di Gesù, datate dal VII al IX secolo.

Le comunità caldee del Tibet avevano anche un metropolita, infatti, tra il 792 e il 798, il patriarca caldeo Timoteo I consacrò un metropolita per il paese dei tibetani, in quelle terre sono state scoperte anche croci di tipo sassanide, cioè persiane; croci di san Giorgio e iscrizioni siriane o aramiche e nestoriane sono incise su una roccia nel Ladakh, Kashmir. Nel XVII e XVIII secolo anche missionari cattolici, cioè gesuiti e cappuccini italiani, arrivarono in Tibet.

Si narra che a Srinagar, Scanditati, un discepolo locale di Gesù o Issana, fu crocifisso e Gesù lo fece risorgere, nei libri è scritto che Gesù e Tommaso furono a Taxila, nell’India del nord-ovest, durante il regno di re Gondafras, e in Kashmir, dove incontrarono re Shalewahin, che cominciò a regnare nel 78 d.c..

A proposito della terra promessa, il Deuteronomio cita due luoghi, il monte Nebo e le pianure di Moab, che non sono state localizzate in Palestina, però il monte Nebo si trova in Kashmir e le pianure di Moab sono a 6 km dal monte Nebo; sul monte Nebo, a Baal Nebu, è la tomba di Mosè. Mosè in Kashmir è chiamato profeta del libro, il Deuteronomio dice che è seppellito in terra di Moab, sul monte Nebo, ebbene, in Kashmir  è venerata sul monte Nebo la tomba di Mosè, nella zona sono ricorrenti i nomi di Musa o Mosè, la tomba si trova a 58 km da Srinagar.

L’ascensione al monte Nebo si fa a piedi, fino a giungere alla tomba di Mosè, questi luoghi però non sono segnalati sulle carte geografiche, perciò per arrivarci bisogna conoscerli o essere guidati. Sul monte Nebo esiste una comunità isolata di ebrei, che cura la conservazione della tomba, la tomba ha un custode e un recinto; la famiglia dell’attuale custode, Wali Reshi, un ebreo, si tramanda la carica da 900 anni, ai lati della tomba, orientata da est ad ovest, sono due enormi alberi, i musulmani chiamano il luogo giardino di Salomone e dicono che vi è sepolto Hazrat Musa, cioè il santo Mosè.

Nel paese esiste una pietra sacra, detta ka di Mosè, si dice che, colpendola con il bastone di Mosè, faccia sgorgare acqua, questo miracolo fu fatto da Mosè nel deserto del Sinai, Mosè è un nome frequente in Kashmir, anche in Giappone esiste una pietra di Mosè chiamata ka. In un santuario di Aishumuqam è conservato il bastone di legno d’olivo di Mosè, che colpendo la pietra di Mosè farebbe sgorgare l’acqua, è tenuto sottochiave e si porta all’aperto solo in caso di siccità.

Di Budda si afferma che è un Dio incarnato, fu concepito in maniera soprannaturale, la sua nascita era stata annunciata, fu adorato, era il salvatore, fu perseguitato, a 12 anni fu presentato ai sacerdoti del tempio, digiunò e fu tentato, fu battezzato nel fiume, uno dei suoi dodici discepoli era malvagio, parlava a mezzo di parabole; che disprezzava la ricchezza, raccomandava umiltà e perdono, era redentore, annunciava l’apocalisse, faceva miracoli, si accompagnava ai peccatori, alla sua morte ci fu un terremoto, si definiva la luce, era maestro e re, doveva compiere una missione, nacque senza padre da madre vergine, digiunò 40 giorni e fece un sermone sulla montagna.

Oltre a queste analogia con Gesù, gli insegnamenti morali di Budda e Gesù sono gli stessi, a chi spetta perciò il diritto di primogenitura? Budda era più antico di Gesù, ma la sua immagine, come quella di Gesù, fu arricchita dalla tradizione, probabilmente non Gesù ma i cristiani nestoriani arrivarono in India, dove cristiani e buddisti si scambiarono idee;  per i buddisti, Gesù è una delle reincarnazioni di Budda.

Pare che gli avvenimenti della vita di Budda non erano registrati fino all’arrivo di Gesù, quindi la vita di Gesù fu aggiunta a quella di Budda, anche nel buddismo esiste un decalogo che ha punti di contatto con quello ebraico; i testi buddisti affermano che il primo Budda, Gautema, profetizzò la venuta di Budda Metteyya, di pelle chiara, Metteyya in lingua pali significa messia. 500 anni dopo Budda Gautema, in India apparve Gesù, era detto Bagwa Metteyya, in sanscritto la prima parola vuol dire bianco, cioè messia bianco, con la pelle chiara, invece Gautema era di pelle scura; i lama avevano affermato che Metteyya sarebbe venuto da un paese straniero.

Nel VII secolo in Tibet già si trovavano libri che contenevano la parola messia, cioè Mishihu, e menzionavano Gesù, questi testi affermano che il sesto discepolo di Budda era stato Yasa, cioè Yasu o Gesù. Il tempio descritto da Ezechiele potrebbe essere il tempio di Martand, vicino Srinagar, conosciuto come tempio del sole o tempio giudeo, era uno dei quattro templi visitati da Ezechiele, il profeta parlò di un torrente situato in una valle vicina, potrebbe essere la valle del Kashmir, apparentemente, quindi, se si vuole crederlo, anche Ezechiele era stato in Kashmir.

Nel 1888 nacque il movimento islamico Ahmadiyya, fondato da Hazrat Mirza, con sede a Lahore, in Pakistan, gli ahmadiyyas sono stati condannati dall’Islam per aver conferito troppa importanza alla figura di Gesù, sono a conoscenza della tomba di Gesù a Srinagar; il professor Hassnain del Kashmir è a conoscenza di queste cose, è un erudito studioso, direttore del museo del Kashmir e insegna in tre università giapponesi.

Alla fine del XIX secolo apparve il libro: “La vita non conosciuta di Gesù” del viaggiatore russo Nikolai Notovitch, anche Hazrat Mirza fece uscire un libro che sosteneva la non resurrezione di Gesù, in India diversi luoghi portano il nome di Gesù. Non hanno voluto aprire la tomba di Cristo, sarebbe stata la prova definitiva, forse però l’hanno aperta all’insaputa dell’opinione pubblica e il responso non è stato divulgato; per tanti musulmani, la tomba d Mosè e situata a 59 km da Srinagar, la tomba di Maria 160 km da Srinagar, quella di Gesù a Srinagar, di Tommaso non  abbiamo tomba perché le sue ceneri furono disperse. Naturalmente, tutti questi fatti sono invenzioni della tradizione, furono i cristiani nestoriani a portare il mito di Gesù in Asia.

Il 7 d.c. in Palestina fallì la rivolta di Giuda di Gamala detto il Galileo che fu ucciso, assieme ad un figlio; nel 66 d.c. a Gerusalemme, nel corso della guerra giudaica, Menahem, ultimo figlio di Giuda il Galileo morì, Eleazar, suo parente, si rifugiò nella fortezza di Masada, dove si uccise nel 73 d.c., assieme agli altri  zeloti assediati.

Lo storico ebreo romanizzato Giuseppe Flavio nacque nel 37 d.c., aveva sangue sacerdotale e aveva fatto studi presso i farisei, nel 66 comandò le truppe ebraiche in Galilea e fu fatto prigioniero, passò ai romani e predisse a Vespasiano che sarebbe diventato imperatore; fu accolto a corte e divenne collaborazionista dei romani, considerava scellerati i messianici, era contro i partigiani zeloti, che chiamava briganti e cercò anche di screditare la fede nel messia. Da questi tratti, più che un traditore, Flavio pare proprio Ario Pisone.

Pompeo irruppe a Gerusalemme nel 63 a.c. e portò a Roma numerosi prigionieri ebrei, che alimentarono la prima comunità giudaica di Roma, allora la convinzione che il tempo del riscatto fosse vicino era diffusa tra i poveri di Giudea e Galilea, mentre sacerdoti e aristocratici volevano solo conservare i loro privilegi e collaborare con i romani.

Nel 44 a.c. Erode il Grande fece uccidere Ezechia, ne nacque un odio feroce tra erodiani e discendenti d’Ezechia, nel 37 a.c., Erode il grande divenne re di tutta la Palestina ed era contro la dinastia degli asmonei, discendenti dei Maccabei, che nel II secolo a.c. si erano ribellati ai seleucidi.

Erode il Grande fu un despota feroce, fece uccidere moglie e figli, fece ricostruire il tempio di Gerusalemme, edificò la fortezza di Masada e la città di Cesarea, morì nel 4 a.c., gli successe il figlio Erode Antipa, contemporaneo di Cristo. 

Matteo afferma che Cristo nacque durante il regno di Erode il Grande, alla sua morte, scoppiarono disordini e la Palestina divenne provincia romana, governata da un procuratore, dal 26 al 36 d.c. la carica fu di Ponzio Pilato; nel 7 d.c. ci fu il censimento romano, allora Luca collocò la nascita di Cristo, in contrasto con Matteo.

Giuda di Gamala, città della Galilea, asmoneo e presunto discendente di Davide, fu obiettore fiscale e si rivoltò, Giuseppe Flavio afferma che era un fariseo e che fondò una setta che annunciava il regno di Dio, la liberazione da Roma e predicava la necessità della lotta armata. Nel 7 d.c. morì,  40 anni dopo fu la rivolta di suo figlio Giuda Taddeo, decapitato nel 45 d.c. mentre i suoi fratelli Giacomo e Simone furono crocefissi nel 46 d.c.

I discepoli di Cristo erano galilei e zeloti, sembravano gli eredi di Ezechia e Giuda, una comunità e un clan familiare di combattenti messianici. Al tempo di Gesù, Pilato introdusse a Gerusalemme una statua dell’imperatore, lo storico ebreo Giosefo del I secolo narra che impiegò il tesoro del tempio per completare l’acquedotto di Gerusalemme e perciò fece scoppiare altre rivolte, gli ebrei protestarono per la sua condotta e nel 36 d.c. Roma, per calmare le acque, lo richiamò.

Lo storico romano Tacito (54-117 d.c.), nei suoi Annali ci fa dei resoconti sulla politica di Tiberio, Claudio e Nerone nei confronti dei cristiani, però Tacito fu falsificato, allora per i romani, il problema era rappresentato solo dai giudei messianici;  prima di Nerone, suo padre Tiberio (10 a.c.-54 d.c.) perseguitò tutti gli ebrei e li espulse da Roma.

L’esecuzione di Pietro da parte di Nerone è ricordata da Eusebio, il falsificatore, che stranamente, nulla ricorda sull’incendio di Roma, che durò sei giorni e colpì dieci quartieri su quattordici,  nessuno dei padri della Chiesa ricorda quell’incendio ricordato da Tacito. Giuseppe Flavio in quegli anni era a Roma e nemmeno lui lo ricordò, probabilmente agli annali di Tacito furono falsificati.

Plinio il Vecchio (23-79) e lo storico Dione Cassio (155-235) attribuirono la responsabilità dell'incendio di Roma a Nerone, il fatto che Nerone fece costruire la sua Domus Aurea nella zona dell’incendio, alimentò le basse insinuazioni; comunque, né Plinio il vecchio, né Dione Cassio accennarono alle conseguenti persecuzioni dei cristiani.

Plinio il giovane (61-114 d.c.), nominato nel 112 da Traiano governatore di  Bitinia, Asia Minore,  fece arrestare diversi cristiani della regione, accusati dal popolo d’infanticidio, antropofagia, incesto e ateismo; anche Dione Cassio, nella sua “Storia romana”, accenna alla condanna di cristiani per ateismo e scarso patriottismo, infatti, Ippolito e Tertulliano chiedevano ai cristiani di non impugnare le armi; all’epoca di Dione la presenza dei cristiani gnostici era consolidata, però il passo di Plinio il giovane sui cristiani è un altro falso. Flavio, Tacito, Svetonio e Plinio il giovane furono falsificati.

A sentire il suo racconto, Plinio il giovane, con l’aiuto della tortura, interrogò dei cristiani e chiese loro di abiurare, chi non abiurava era messo a morte, se era cittadino romano era inviato a Roma per il processo. Traiano gli aveva ordinato di reprimere le società segrete, come quella dei cristiani, e gli aveva dato carta bianca per la tutela dell’ordine pubblico. Al tempo di Plinio il giovane non esistevano comunità cristiane, al tempo di Dione Cassio si, il cristianesimo gnostico si affermò nel II secolo.

I processi contro i cristiani cominciarono nel II secolo, contro poveri cristiani  gnostici che adoravano un Cristo spirituale e immaginario che regnava in cielo e al quale non era stato dato ancora un corpo. Secondo il falso carteggio tra Plinio il giovane e  Traiano, il primo cercò di difendere i cristiani, Traiano lo invitò a non tener conto delle denunce anonime contro i cristiani, che rischiavano di far condannare degli innocenti; però si disse contro la libertà di culto, perché la religione era un servizio dello Stato, i cristiani andavano perseguiti perché minacciavano la stabilità dello Stato.

Svetonio (73-140 d.c.), nella sua “Vita dei cesari” (120 d.c.) afferma che l’imperatore Claudio (41-54) cacciò i giudei da Roma istigati da Cresto; già Tiberio, tra il 19 e il 31, aveva preso misure contro gli ebrei e Claudio nel 41 cercò di contenere gli ebrei d’Alessandria d’Egitto; da Roma nel I secolo furono espulsi solo  giudei, lo storico Dione Cassio afferma che i giudei di Roma  erano numerosi.

Nella sua “Vita di Nerone” Svetonio, ispirandosi a Tacito, scrisse che Nerone, che si considerava l’incarnazione di Mitra, inviò i cristiani al supplizio, però, diversamente da Tacito, non collegò l’evento all’incendio;  non si ricordano martiri cristiani nel corso dei pogrom romani del I secolo, la morte di Pietro e Paolo a Roma è una leggenda.

L’antisemitismo romano crebbe da Nerone alle guerre giudaiche, fu anche una valvola di sfogo alle frustrazioni sociali del tempo, sarebbe accadute anche nei secoli cristiani, nel 61 Nerone aveva privato gli ebrei dei diritti degli altri gruppi etnici ed a Cesarea ne fece massacrare ventimila; i giudei erano accusati da Tacito e dai romani di odiare il genere umano.

Tacito nei suoi Annali, pubblicati nel 116, accennò alla persecuzione dei cristiani sotto Nerone, però  escluse che i cristiani avessero appiccato il fuoco alla città e non ne incolpò Nerone; invece Subrio Flavio, aderente alla congiura pisoniana contro Nerone, prima di morire, accusò Nerone dell’incendio.

Poiché lo storico Dione Cassio, che visse un secolo dopo Tacito, non accennò alla persecuzione di Nerone, questa  probabilmente non fu vasta  e colpi solo giudei, sotto Tiberio (42 a.c.-37 d.c.) a Roma vi erano 50.000 ebrei e le persecuzioni romane del primo secolo furono dirette contro i giudei e gli  autori, come Tacito, che parlavano di cristiani, o furono falsificati o per cristiani intendevano giudei messianici, cioè zeloti.

Da Nerone in poi i romani si sentivamo legittimati a perseguire giudei e nel II secolo anche i cristiani gnostici, i pogrom contro i giudei erano operazioni avallate dalla  polizia ed eseguite dal popolo, come sarebbe accaduto in tutta Europa nei secoli a venire. Tacito (falsificato) accusava giudei e  cristiani, non dell’incendio di Roma, ma di odiare il genere umano, era a favore della repressione con le armi delle religioni ostili all’impero.

Giuseppe Flavio, nelle sue opere  accenna sbrigativamente a Gesù, affermando che era messia, Dio e fu risuscitato, il passo è un falso interpolato al testo; Giuseppe aveva nominato tutti i partiti e le sette di Giuda senza nominare Gesù, falsificatore dell’opera di Giuseppe fu forse il vescovo Eusebio di Cesarea del IV secolo. E’ anche probabile che il nome di Giuseppe Flavio sia uno pseudonimo dell’aristocratico romano del II secolo Ario Pisone che, con Plinio il Giovane e Seneca, gettò le basi del cristianesimo riformato per conto del governo romano (“Il segreto più nascosto” di David Icke, “Il vero autore del nuovo testamento” di Abelard Reuchlin), implementate da Cerinto, Papia, Marcione, Tertulliano, Ireneo, Atanasio ed Eusebio.

Lo storico Giuseppe Flavio scrisse nel I secolo e in realtà non nominò Cristo, l’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.) cacciò da Roma i seguaci di Cresto, un nome comune, però per i romani, che conoscevano il messianismo dei giudei,  la parola greca Cresto poteva anche corrispondere a messia, quindi si limitò a scacciare dei giudei che seguivano uno dei tanti messia agitatori; il riferimento di Tacito ai cristiani è un falso, nel  secondo secolo apparvero i cristiani gnostici e Svetonio (II secolo) li definì agitatori.

Nerone non conobbe i cristiani, però all’inizio del II secolo, giudeo-cristiani d’origine egiziana, cioè gnostici, erano a Roma tra gli altri ebrei, c’erano anche agitatori zeloti e  galilei; per i primi cristiani Cristo, non era un uomo reale ma un essere spirituale che rinasceva nel firmamento, nel II e III  secolo cristiani ariani (pure gnostici) gli avrebbero dato un corpo, poi sarebbe stato definito, secondo le religioni della salvezza dei gentili convertiti, figlio di Dio e di natura divina; con ciò era l’avvento del cattolicesimo, metabolizzato dal governo romano nel IV secolo.

Secondo la tradizione della Chiesa, nel II secolo i cristiani (gnostici) di Roma  rifiutarono il culto dell’imperatore e degli dei e si attirarono le persecuzioni; in realtà tanti di loro si adattarono, spinti dall’istinto d’autoconservazione, lo ha riconosciuto anche Origene.

La tradizione cristiana ha nascosto l’apparente identità zelota della famiglia di Cristo, controfigura di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala; Giuseppe Flavio narra che gli zeloti erano arrivati ad assassinare il sommo sacerdote Gionata, saccheggiavano villaggi, il monte degli ulivi era il luogo di raccolta degli insorti e la base d’attacco ai presidi romani. In Israele erano tre componenti, quella reazionaria di erodiani e sadducei, favorevole alla collaborazione con i romani, quella moderata di farisei e  quella degli zeloti ed esseni, favorevole allo scontro con i romani; nel 66 d.c. perì nella rivolta antiromana Menahem, ultimo figlio di Giuda il Galileo.

La biografia di Cristo fu costruita a partire dalle profezie bibliche e dalle comuni credenze religiose delle religioni della salvezza; apparentemente fu Paolo di Tarso, cioè Marcione, a diffondere la fede in Cristo risorto redentore e salvatore; non a caso, Tarso, in Asia Minore, era centro di culti misterici.

Gli eventi narrati nei vangeli non concordano con i dati storici in nostro possesso, Erode il Grande morì quattro anni prima dell’era cristiana, il censimento di Quirino, legato di Siria, fu fatto solo nel 7 d.c., la congiunzione de pianeti si ebbe nel 6 a.c., Pilato fu rimosso nel 36 d.c.; mediamente, Cristo potrebbe essere nato nel 7 a.c., il giorno della sua nascita fu fissato al 25 dicembre solo nel IV secolo, fu crocifisso nel 36 d.c., cioè a 43 anni, quasi una vita completa per quei tempi. Gesù fu nazareno e nacque in Galilea, Matteo lo fece nascere a Betlemme per farlo discendere da Davide.

Secondo i vangeli, Gesù aveva quattro fratelli e due sorelle, era falegname e per la sua missione si trasferì a Gerusalemme, nel IV secolo si affermò che era unigenito figlio di Dio, nato da una vergine, ben poco si sa della sua vita; ad ogni modo pare che egli considerasse imminente l’avvento del regno e predicava solo per gli ebrei, era contro ricchi, ma non contro la proprietà. La vita pubblica di Gesù, cioè il suo ministero, durò due o tre anni, era accompagnato da discepoli, il numero di dodici era simbolico.

A Roma il settimo giorno della settimana era dedicato al sole, nella capitale si succedevano le mode religiose, prima si adorò Iside, nel III secolo sostituito dal culto del sole o Mitra, erano presenti i cristiani gnostici ariani; dal IV secolo, con Costantino, l’impero puntò le sue carte sul cristianesimo cattolico. Per ricordare la resurrezione di Cristo i fedeli, ogni settimana, consumavano un pasto in comune detto agape, che era un pasto di beneficenza per i poveri; il sabato, come gli ebrei, si astenevano dal lavoro, nel VI secolo la giornata di riposo fu sostituita con la domenica.

E' strano che Giusto di Tiberiade, storico ebreo del I secolo d.c., abbia menzionato diversi messia del suo tempo, ma non Gesù, allora chi si proclamava messia era un rivoluzionario che voleva l’emancipazione del popolo e l’indipendenza da Roma; il movimento di Cristo apparentemente non assunse la rilevanza di quello di Giuda di Gamala o di Simone Barcocheba.

I cristiani presero dai pagani l’idea dell’incarnazione di Dio e del suo sacrificio propiziatorio, dai giudei il messianismo militante, il messia doveva comparite alla fine dei giorni e avrebbe instaurato il regno di Dio, cioè l’era della libertà, della pace e della giustizia. Questa visione era il frutto delle promesse dei profeti, del lavoro dei rabbini talmudisti, della visione persiana della successione di ere e della lotta zoroastriani tra male e bene (“Cristo non voleva morire” di Hugh Schonfield).

Daniele si aspettava il regno di Dio già alla sua epoca, cioè nel VI secolo a.c. sotto Ciro, al tempo del ritorno dei giudei; questo regno non venne, anche perché ostacolato dai persiani, i nuovi protettori; passarono i secoli ed al libro furono aggiunti, da altre mani, altri passi profetici, ora l’evento si aspettava nel II secolo a.c., sotto i Maccabei, sotto Antioco IV Epifane (175-62 a.c.) e sotto re Giovanni Ircano I (137-3 a.c.).

Non era finita, poiché Maccabei e asmonei avevano deluso, accentrando la carica sacerdotale con quella regale, cioè non credevano alla separazione dei poteri, con altri  passi profetici  si fissarono i giorni della fine, calcolando  490 anni dall’ordine di Ciro di restaurare il tempio, cioè dal 536 a.c., così si arrivava al 46 a.c.; perciò, al tempo di Erode il Grande (37-4 a.c.), si riteneva scoccata l’ora e si credeva imminente la venuta del messia.

Intorno al 30 d.c., Giovanni Battista, citato da Flavio, annunciava che il regno di Dio era vicino, Dio aveva fatto degli ebrei una nazione di sacerdoti per redimere tutta l’umanità e inviava loro periodicamente dei profeti come Battista, l’attesa riguardava anche il riscatto nazionale d’Israele.

L’essenismo contiene un abbozzo della dottrina cristiana, gli esseni erano i monaci eredi dei Maccabei, mentre gli zeloti ne erano gli eredi guerrieri; gli esseni lottavano contro la cricca clericale di Gerusalemme e nel II secolo a.c. si ritirarono nel deserto di Giuda, diventando una comunità di penitenti e asceti, però erano in rapporto anche con gli zeloti. L’accostamento tra monaci e guerrieri parrebbe strano, però Pacomio, primo monaco cristiano, era stato un soldato romano, inoltre i cavalieri templari e giovanniti erano monaci, oggi in oriente ci sono monaci che seguono le arti marzali.

Gli esseni vivevano in comunanza di beni, un costume delle caserme e dei conventi, dediti all’ascesi, alla preghiera e all’esegesi della bibbia, nel 68 il loro monastero fu distrutto dai romani; il Battista visse nello stesso deserto del Mar Morto degli esseni e forse fu esseno, apparentemente Cristo ed altri apostoli furono  discepoli del Battista, perché da lui battezzati. Probabilmente gli inventori dell’epopea del clan di Cristo vollero implicitamente alludere che si erano ispirati alla vita degli esseni.

Il maestro di giustizia era il profeta  degli esseni, doveva realizzare una nuova alleanza o nuovo patto con Dio, quello che poi fu avocato dai cristiani, gli esseni predicavano penitenza, povertà, umiltà, castità e amore per il prossimo; erano diretti da 12 persone ed erano in contrasto con il giudaismo ufficiale ma non con tutti i farisei, respingevano i sacrifici, credevano a satana, alla giustificazione attraverso la fede, benedicevano nella cena pane e vino, praticavano il battesimo per la remissione dei peccati; credevano nella prossima venuta del regno di Dio, definivano farisei e sadducei: ”razze di vipere”, proprio come Cristo.

Nel 35 d.c. gli zeloti si ribellarono a Pilato, che aveva confiscato il tesoro del tempio per eseguire lavori all’acquedotto a Gerusalemme, in quell’occasione Barabba uccise un soldato romano e finì in croce a fianco a Cristo; dal 66 al 70  gli zeloti fomentarono un’altra ribellione in Giudea e Gerusalemme fu distrutta dai romani di Tito; un’altra rivolta scoppiò dal 132 al 136, sotto il messia Simone Barcocheba, sostenuto dal grande rabbino Akiba, anche questa fu repressa  e Simone fu ucciso.

Seguendo i vangeli, dei dodici apostoli di Cristo, quattro erano zeloti,  cioè Simone, Giuda, Giacomo e Giovanni di Zebedeo, altri discepoli erano pescatori o pubblicani; naturalmente anche Gesù era insofferente alla dominazione romana, anche se era prudente nelle sue esternazioni riguardanti i romani.

Ufficialmente, Gesù non predicava la ribellione aperta, aveva detto di porgere l’altra guancia, di pagare le imposte, di servire autorità e padroni, però poteva anche essere prudente tatticismo politico, in fondo, alcuni del suo cerchio erano nazionalisti e violenti; infatti, Pietro brandì la spada quando Cristo fu arrestato, gli zeloti erano tenuti d’occhio dalle autorità perché erano il partito d’azione; ad ogni modo, a credere ai vangeli, Pilato ed Erode Antipa consideravano Gesù inoffensivo.

I vangeli, travisando i fatti e occultando il ruolo degli zeloti, sono divenuti favorevoli ai romani e nemici degli ebrei, in effetti, questa letteratura nacque quando i cristiani ex gentili cercarono la conciliazione con i romani; in generale, per quanto riguarda il movimento nazionalista rivoluzionario giudeo, questo era forte anche nella diaspora e si sviluppò  dai Maccabei, agli zeloti, fino ad arrivare al sionismo di Teodoro Herzel (1860-1904), che ha favorito la rinascita d’Israele.

Gli esseni costituivano una società segreta d’iniziati, espellevano i contestatori, avevano un regolamento, erano osservanti della legge e avevano un rituale, accoglievano  fuoriusciti e zeloti, portavano una veste di lana bianca, aspettavano un messia sacerdotale della tribù di Levi, mentre i farisei un messia regale della linea di Davide; per alcuni, il primo era Elia risorto e doveva precedere il secondo, educavano i ragazzi, erano contro la schiavitù e contro i sacerdoti. Il cristianesimo si ispirò a rabbini ed esseni ma, per aprirsi ai gentili,  rigettò la legge di Mosè, difesa da rabbini ed esseni.

Il battesimo per immersione, praticato dagli esseni, era una cerimonia d’iniziazione o passaggio e di purificazione dai peccati, cioè dalle malattie che erano viste dagli ebrei come delle conseguenze, era una rinascita; al tempo di Cristo, gli esorcisti erano medici o terapeuti che scacciavano gli spiriti maligni dalla persone malate, spesso epilettiche o malate nervose, questa attività era svolta anche dagli esseni.

I vangeli sono nati fondendo le profezie sul  messia con la vita di Gesù, la quale fu copiata ai soter pagani, soprattutto a Mitra, ed alla vita di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala; il tutto fu amalgamato dalla tradizione e certificato dall’impero. Al tempo di Gesù, si credeva che tutti i passi misteriosi dei profeti e dei salmi alludessero al messia, fu Malachia a dire che il messia sarebbe nato a Betlemme, Isaia invece affermò che sarebbe nato da una vergine, intendendo però una donna sposata illibata; anche tra i pagani, i soter o salvatori nascevano da madri vergini.

Gesù è una volgarizzazione di Giosuè, il suo nome significa salvatore o soter in greco, quindi Gesù Cristo significa Salvatore Messia, esatta sintesi tra religione del mistero e messianismo ebraico, Cristo morì il 14 di Nisan o 27 marzo, il venerdì pomeriggio secondo Giovanni, o sabato mattina (15 di Nisan) secondo i sinottici, forse nel 36 d.c..

Fino al  IV secolo, la natività di Cristo era festeggiata in primavera, poi questa fu fissata al 25/12 per sopprimere il culto a Saturno ed a Mitra, era stato l’ultimo giorno della festa dei saturnali, cadente nel solstizio invernale.

La leggenda della nascita di Gesù fu copiata da quella di Abramo, Mosè, Alessandro Magno e Perseo, si disse che la sua nascita fu segnata da una cometa, perché nell’antichità si credeva che il passaggio delle comete segnava grandi avvenimenti o l’avvento di grandi uomini; infatti,  si affermava che nel 44 a.c., alla morte di Cesare, si verificò un evento del genere, anche Virgilio narra che apparve una stella vagante sul capo di Julio appena nato. Comunque, nel 7 a.c. si vide nel cielo la congiunzione luminosa di due pianeti, che poteva essere scambiata con una cometa.

La natura divina di Gesù fu mutuata dalle comuni concezioni dei pagani, che volevano re e imperatori di natura divina, tenuto anche conto che messia era anche il titolo del re d’Israele, pretesero onori divini Alessandro, Cesare, Nerone, Domiziano, Caligola; al tempo di Augusto (63 a.c.-14 d..), un oracolo sibellino annunciò che un re, messaggero di Dio, sarebbe nato da una vergine in oriente, probabilmente la sibilla aveva raccolto le voci dei giudei.

I pagani erano ostili ai primi cristiani, nel 178, quando il  cristianesimo ariano si era affacciato, il pagano Celso affermò che Maria era stata ripudiata da Giuseppe per adulterio e che aveva messo alla luce il figlio di un soldato romano di nome Pantera; una fantasia che però attesta che ormai  Cristo  era divenuto un essere terrestre. Ad ogni modo, i romani credevano alla divinizzazione dei re e gli indù e i buddisti all’incarnazione periodica di Dio, però i romani stentarono ad accettare l’idea che un Dio potesse essere crocefisso.

La strage degli innocenti, ordinata da Erode il Grande, fu ispirata da un fatto storico, racconta Svetonio (100 d.c.) che un vecchio oracolo a lui precedente aveva affermato che sarebbe nato un uomo che avrebbe abolito le libertà a Roma; il senato allora ordinò di massacrare tutti i bambini che nascevano entro l’anno,  poi però revocò l’ordine perché alcuni senatori avevano la moglie incinta, tra i bambini che  dovevano nascere c’era Augusto (63 a.c.-14 d.c.).

La Galilea era terra di ribellione, però i romani contribuivano alla manutenzione del tempio e Augusto vi offrì sacrifici, perché per i romani la religione era fattore di coesione sociale, il procuratore romano di Cesarea nominava e revocava l’alto clero del tempio. Apparentemente, i seguaci di Cristo erano nazareni non osservanti, infatti, non pare che disdegnassero il vino; i nazareni esseni non bevevano vino ed avevano i capelli lunghi, erano osservanti della legge, ma contrari ai sacrifici; anche Battista era nazareno e di stirpe sacerdotale, suoi discepoli furono Gesù, Simon Pietro e suo fratello Andrea.

Il cristianesimo non è nato a Gerusalemme, però quando, con finzione storica, Roma lo adottò e s’inventò il personaggio Paolo, si fu costretti ad inventare che, poiché Cristo aveva predicato in Giudea e Galilea, i nazareni,  erano l’originaria comunità cristiana di Gerusalemme; questi furono attaccati da Paolo, che si era alleato ai gentili filoromani, contrari alla circoncisione. Nei primi secoli i nazareni cristiani non sono esistiti, però a Roma e nell’impero sono esistiti gli ariani che, come i giudaizzanti (termine spregiativo di Paolo che stava per nazareni), credevano che Cristo era subordinato a Dio e che da lui fu adottato. L’idea di Ario, nato nel III secolo, era un’idea semplice ed a lui precedente.

Il partito o setta dei battisti, seguaci di Giovanni Battista, malgrado ciò che affermano le scritture cristiane, non riconobbe il primato di Cristo, non lo riconobbe messia e non lo conobbe nemmeno, con il suo avvento non si sciolse, perciò i battisti furono scomunicati dalla chiesa, oggi i loro discendenti sono i mandei dell’Irak. Il passo dei vangeli che riconosce, da parte del Battista, il primato di Cristo è un falso, al tempo di Lutero in Europa nacquero altri battisti, cioè battezzatori, seguaci del Battista ed in polemica con il papa, furono perseguitati dai protestanti ed emigrarono in America.

A Gesù era stato chiesto con quale autorità insegnava, perché, apparentemente, non era uscito da nessuna scuola di rabbini, né apparteneva ad un setta riconosciuta, i farisei erano numerosi però tenevano al loro monopolio religioso e culturale; il talmud ha torto quando afferma che Cristo fu un rabbino, anche i rabbini sono stati vittime delle credenze dei cristiani, in realtà Cristo non è mai esistito.

La legge ordinava la lapidazione per i falsi profeti, per i bestemmiatori e per chi allontanava dalla legge, questa norma, con dei cavilli giuridici, poteva essere applicata a Gesù, il quale però fu crocefisso dai romani per sedizione, del resto come Giuda di Gamala e Simone Barcocheba, che furono sostenuti anche da farisei. In realtà la passione di Giuda e Simone sono fatti storici, quella di Cristo un fatto non storicamente accertato.

Appena il cristianesimo emerse come religione di salvezza, il suo messaggio fu raccolto da emarginati, chi lo lanciò ci tenne falsamente a sottolineare che tra i primi cristiani palestinesi ci furono i poveri eremiti ebioniti cristiani, eredi degli esseni giudei; niente di più falso, i romani, dopo due guerre giudaiche, avevano fatto terra bruciata intorno a Gerusalemme e gli stessi esseni erano scomparsi in Palestina, ma con gli zeloti erano presenti nella diaspora, anche a Roma.

A leggere i vangeli, Gesù era una personalità poliedrica, cioè pacifista ma anche ribelle, secondo i codici delle nostre false democrazie, faceva manifestazioni non autorizzate e non obbediva agli ordini di sgombrare (Erode Antipa aveva proibito gli assembramenti); suoi reati furono lesa maestà, sedizione, bestemmia, abuso di credulità popolare, oltraggio, vilipendio, esercizio abusivo della medicina e dell’insegnamento religioso, era imputabile per reati d’opinione; Cristo aveva in antipatia i ricchi, però non si pronunciò contro la proprietà, contro la schiavitù e contro la ricchezza,  ai ricchi tolse solo il regno dei cieli, cioè un’illusione, ma non la proprietà.

Dai vangeli pare che Cristo conoscesse la tradizione rabbinica, probabilmente (se fosse esistito) capiva ebraico, aramaico, greco e latino, ricorreva alle parabole per difendersi dalle spie e le terminava con la frase: “Chi ha orecchie per intendere intenda”; teneva contatti con i farisei suoi simpatizzanti all’insaputa degli apostoli; era a capo di un movimento e di una società segreta, conosciuta però dalla polizia, però Pilato ed Erode Antipa non lo giudicavano pericoloso, infatti, contrariamente ad altri messia, non alimentò nessuna rivolta popolare.

I miracoli di Cristo sono frutto della tradizione, all’apparenza, era esorcista e terapeuta, scacciava i demoni dai corpi dei malati, lo facevano anche esseni, terapeuti d’Egitto e alcuni farisei, molti indemoniati erano epilettici, i greci chiamavano l’epilessia morbo sacro e la attribuivano ad un Dio o ad un demonio.

Anche per Apollonio di Tiana (1 secolo d.c.), per provare che era Dio, s’inventò un ciclo di miracoli, i miracoli erano già stati fatti da Elia ed Eliseo, miracoli furono il passaggio del Mar Rosso e la manna caduta nel deserto; la quale però era un prodotto naturale della pianta “tamarix mannifera” del Sinai, che aveva un gusto simile al miele, il passaggio del Mar Rosso, per recarsi dall’Egitto alla Palestina, allora non era necessario, perché l’Asia era legata all’Africa e non esisteva lo stretto di Suez.

Il Sinedrio scaricò Gesù, però nel 132 i maggiorenti farisei del paese sostennero il messia Simone Barcocheba, che fu proclamato martire e glorificato, Gesù aveva dei simpatizzanti nel Sinedrio, come Nicomede e Giuseppe d’Arimatea, varie volte attaccò il Sinedrio come istituzione; il suo movimento era politicamente debole e non riuscì a conquistare i maggiorenti del paese, i farisei puntavano sui messia che potevano vincere. Quanto detto vale se Cristo fosse esistito, ma io non lo credo.

Al tempo di Gesù, la famiglia di Davide era estinta da tempo, perciò lui non poteva essere discendente di Davide e la sua genealogia fu falsificata, i romani erano ostili al messianismo militante degli ebrei che alimentava le rivolte, perciò, dopo il 70, Tito ordinò che tutti i discendenti di Davide fossero uccisi, però non si sa se ne trovò.

Daniele affermò che il messia sarebbe venuto dalle nubi (7,13-14) Isaia che avrebbe sofferto (52,13-15; 53), quello di Daniele era un messia celeste e spirituale, quello di Isaia un uomo reale, cioè Zerobabele, che doveva restaurare il regno di Davide, al ritorno dall’esilio babilonese; perciò gli ebrei, al tempo di Cristo, credevano ad un messia celeste e ad un messia terreno, i primi cristiani gnostici di Roma credevano ad un Cristo spirituale e salvatore.

Pilato aveva sempre trovato un ostacolo nella legge ebraica, fu costretto a condannare Gesù perché la vita umana aveva poco valore per lui e per evitare tumulti, Cristo non era nemmeno cittadino romano come Paolo; i giudei ricambiarono l’antipatia di Pilato e nel 36 ottennero la sua destituzione da Vitello, legato di Siria; avevano accusato Pilato di repressioni, espropri, violenze e provocazioni. Come fece Pilato con Cristo, Vitellio, per amore della pace, si sbarazzò di Pilato, che morì esule a Vienna. S’inventò un ciclo di vangeli apocrifi di Pilato ma questo non era mai entrato in rapporto con Cristo.

Per eseguire la condanna di Gesù, occorreva l’autorizzazione del governatore romano, cioè di Pilato, se fosse stato cittadino romano sarebbe stata necessaria l’autorizzazione di un legato imperiale; per la condanna, la legge ebraica esigeva la deposizione di due testimoni, la sentenza non poteva essere emessa durante la notte, il processo doveva svolgersi in due o tre giorni, doveva passare un giorno dalla condanna all’esecuzione, la legge vietava di condannare a morte alla vigilia delle feste e di esporre i condannati sulla croce nei giorni festivi.

Queste norme non furono applicate a Gesù perché il processo fu affidato all’autorità temporale di Pilato, mentre il Sinedrio fece solo una prima istruttoria emanando il capo d’imputazione; secondo Giovanni, il processo a Gesù si svolse nel venerdì, 14 di Nisan, non si sentirono testimoni e alla condanna seguì immediatamente l’esecuzione, prima della notte fu tolto dalla croce, forse era ancora vivo.

Giovanni fa coincidere la morte di Gesù con il giorno e l’ora in cui nel tempio si sgozzavano gli agnelli pasquali, ai quali non si doveva rompere nessun osso, come fu per Gesù, che non subì la rottura delle ossa delle gambe; il deuteronomio comandava di non far rimanere appeso il cadavere durante la notte precedente il giorno festivo (21,27-28), invece i romani usavano esporre il cadavere  per più giorni, a titolo d’ammonimento, i condannati morivano di sete o d’asfissia sulla croce ed erano preda degli uccelli.

Secondo i vangeli, Pilato non voleva il supplizio di Cristo e restituì volentieri e tempestivamente il suo corpo, lo storico Giosefo narra che c’erano stati sopravvissuti alle crocifissioni; Giuseppe d’Arimatea ottenne il corpo di Gesù da Pilato e lo sistemò in un sepolcro, poi il suo corpo fu trafugato dai discepoli, come affermarono gli ebrei, oppure fu rianimato e curato e uscì vivo dal sepolcro, come sostiene l’Islam, il quale però, in maggioranza, non crede che riposi in Kashmir, ma che sia salito in cielo con il suo corpo.

Prima di Cristo, la croce era stato simbolo religioso del sole a Babilonia, in Egitto, Siria e India;  nel III secolo i cristiani affermarono che Cristo era morto su una croce, i vangeli non sono chiari sulla forma di questo strumento di supplizio, però la tradizione cristiana ce ne ha fornito un esemplare.

Prima del cristianesimo, gli apostoli erano gli inviati del Sinedrio presso le comunità della diaspora, gli apostoli e i discepoli di Cristo erano analfabeti e non potevano essere gli autori dei vangeli, che furono un prodotto della tradizione e di persone colte, i primi nacquero all’ombra del potere romano.

La presenza di  pubblicani tra i seguaci di Gesù, era una provocazione per gli ebrei, questi esattori erano scomunicati, erano incapaci di testare, non potevano avere cariche pubbliche, non potevano testimoniare in tribunale e la loro casa era maledetta; questa reazione degli ebrei verso gli esattori dei romani doveva suscitare parecchio risentimento tra i governatori romani, anche se le imposte pretese dai romani erano molto gravose.

Pietro (altro personaggio immaginario) fu apostata per paura, tra i primi cristiani, l’apostasia per paura fu frequente, non tutti accettarono volentieri il martirio, questa circostanza è testimoniata dai padri della chiesa (Origene), tra i cristiani c’erano anche gelosie e partiti. Il comportamento dei cristiani non fu sempre esemplare durante le persecuzioni, alcuni abiurarono.

Secondo lo storico ebreo Giosefo, nel 70 a Gerusalemme morì nell’assedio un milione di persone, in gran parte erano pellegrini; la cifra pare esagerata, comunque, ci furono anche deportati e profughi, i giudei si dispersero e le loro coscienze si offuscarono poi, alcuni giudei, sradicati dalla Palestina, caddero preda della cultura pagana e ne nacque, per sincretismo, lo gnosticismo cristiano; contrastato nel III secolo dal cattolicesimo d’origine nordafricana, destinato ad essere adottato dall’impero romano nel IV secolo.

Tacito (54-115) afferma falsamente che Nerone perseguitò i cristiani, accusandoli dell’incendio di Roma, in realtà sotto Nerone non esistevano cristiani a Roma, Svetonio (100 d.c.) afferma che i cristiani facevano tumulti a Roma e furono espulsi; Tacito, fu falsificato, Svetonio fu falsificato.

Si può però anche sostenere che per cristiani si intendevano i giudei seguaci di un messia, o Cristo in greco, o i cristiani gnostici seguaci del Cristo celeste, i romani non erano sempre in grado di distinguere tra giudei messianici e cristiani messianici, infatti, quello di messia o Cristo era un titolo e non un nome proprio.

Secondo la tradizione cristiana, derivata da Tertulliano e da altri padri della chiesa, nel 62 Giacomo, fratello di Gesù e primo vescovo di Gerusalemme, fu fatto giustiziare dal Sinedrio per lapidazione, gli successe Simeone, parente di Gesù, che fu giustiziato da Traiano (53-117); poi  successero nella carica altri nazareni non parenti di Gesù. Sono tutte falsificazioni, Tertulliano con Ireneo fu anche falsificatore della prima successione apostolica romana.

Il cristianesimo cattolico pare si sia proprio imposto nel IV secolo, al tempo di Costantino,  allora il cattolicesimo divenne religione di stato, il Cristo immaginario e celeste degli gnostici cristiani (Marcione) del II secolo, fu reso uomo reale dagli adozionisti ariani del III secolo (mentre adozionisti nazareni ed ebioniti cristiani di Palestina non sono mai esistiti). I cristiani ariani (che erano pure gnostici) affermarono  che Cristo era stato un uomo adottato da Dio (la tesi dei vangeli sinottici). Tra i cattolici, questa teoria fu sostituita con quella dell’incarnazione di Giovanni, mediante la quale Dio, per il tramite dello spirito santo, aveva fecondato Maria, per dare la vita a Gesù, figlio di Dio.

Lo gnostico Marcione ispirò la nascita di  Paolo, delle sue prime epistole e dell’originale del vangelo di Luca, l’autore anonimo del protovangelo di Marco era un adozionista, protetto dalla famiglia Pisone, da Plinio il giovane e Seneca (Abelard Reuchlin) ed era ostile ai giudei; il vangelo di Matteo (adozionista) fu fraudolentemente attribuito ai giudei dai padri della Chiesa.

Secondo una falsa tradizione, Nerone (37-68) perseguitò i cristiani e nel 67 fece crocifiggere Pietro a testa in giù in Vaticano e fece passare a fil di spada Paolo, perché cittadino romano; trattasi d’invenzioni storiche dei falsificatori di Tacito, i tempi non erano maturi per una presenza cristiana, nemmeno gnostica, a Roma.

Secondo un’altra falsa tradizione, nel 44 in Palestina Erode Agrippa, nipote di Antipa, fece mettere a morte Giacomo di Zebedeo, mentre suo fratello Giovanni fu suppliziato da Domiziano (51-56), ma morì di morte naturale ad Efeso, alla fine del I secolo. Nel 117 Tacito falsificato accennò a Cristo morto sotto Pilato.

Lo storico ebreo Giusto di Tiberiade, contemporaneo di Gesù, non accennò alla sua esistenza e nemmeno Filone d’Alessandria, che morì venti anni dopo Cristo. Per colmare questa lacuna i cristiani successivi crearono dei falsi storici, come una lettera di Pilato a Tiberio ed il vangelo di Pilato, come l’interpolazione all’opera di Flavio.

Le scritture ebraiche comprendevano le leggi di Mosè, fissate definitivamente nel V secolo a.c., profeti e salmi nacquero successivamente, quindi vide la luce il talmud,  intanto però l’ellenismo era entrato nella vita degli ebrei; il re seleucide Antioco IV Epifane (175-62 a.c.) aveva abolito la religione ebraica e dedicato il tempio a Zeus, perciò esplose la resistenza del sacerdote Mattatia e di suo figlio Giuda Maccabeo.

Si svilupparono le sette nel paese, il potere era conteso da sadducei, farisei, esseni, zeloti, erodiani e filoromani; i sadducei o sacerdoti volevano l’interpretazione letterale della legge, i farisei crearono nuovi articoli di fede, mutuati da greci e persiani, gli esseni erano monaci isolati ostili ai sacerdoti del tempio, gli zeloti erano nazionalisti armati.

Alla fine del II secolo a.c., il re sacerdote asmoneo Giovanni Ircano I, guadagnò la completa indipendenza al paese e perciò si ritenne che potesse essere lui il messia, nel 63 a.c. il successivo re sacerdote Giovanni Ircano II, per contrastare i seleucidi di Siria, chiamò i romani; arrivò Pompeo prese Gerusalemme e impose al paese un re idumeo, cioè Erode il Grande (37-4 a.c.), che si liberò degli asmonei e  fece ricostruire il tempio di Gerusalemme.

Erode il Grande aumentò le spie e impedì gli assembramenti, la comunità essena di Qumran pregava e aspettava i giorni della fine; alla morte di Erode il Grande, avvenuta nel 4 a.c., fu ancora il disordine, con l’inevitabile repressione romana; quando apparve Gesù, all’incirca nel 7 a.c., si riteneva che il regno di Dio fosse vicino, gli zeloti  aspettavano un messia guerriero e liberatore che doveva giudicare le nazioni nemiche d’Israele.

I galilei, compaesani di Gesù, erano in prima linea nella resistenza, negli 6-7 dell’era volgare  si ribellarono alla tassa familiare di testatico imposta dai romani, gli zeloti erano forti in Galilea e i farisei in Giudea; i vangeli ricordano che a Gerusalemme, capitale della Giudea, si era ostili all’idea che il messia potesse venire dalla Galilea, come si è detto, il paese era diviso in sette.

La Galilea era piena di zeloti, Gesù, come Battista, era nazareno ed era legato alle sette settentrionali dei galilei, malviste dai giudei, fu salutato come il messia, naturalmente, stiamo parlando della storia raccontata dai vangeli; gli adozionisti sostenevano che  Cristo aveva solo un rapporto filiale d’adozione con Dio, tutto cambiò con la conversione dei pagani, il cristianesimo si colorò delle altre fedi assorbite, soprattutto misteriche.

Ci fu la sintesi tra messianismo ebraico e credenze pagane ed i cristiani identificarono il soter Gesù Cristo, che letteralmente significava salvatore e messia, con il messia delle profezie ebraiche; a Cesarea Cristo disse a Pietro di essere il Messia, che doveva esser ucciso e resuscitare per adempiere le scritture; però gli inventori di Cristo ne hanno fatto un personaggio contraddittorio, infatti, chiese anche al padre di allontanare il calice amaro, cioè la sorte a lui riservata.

Nel libro apocrifo “Genesi”, trovato tra i manoscritti del Mar Morto, si narra la nascita miracolosa di Noè, il padre Lamech sospettava che la moglie fosse stata messa incinta da un angelo; di Abramo era stato detto che, quando nacque, una stella apparve in cielo; in Egitto il faraone decise di uccidere il bambino  Mosè.

Tra i greci, si riteneva che Olimpiade avesse concepito Alessandro con un serpente, di Apollonio di Tiana, che visse nella seconda metà del I secolo d.c., si disse che la madre lo aveva concepito con il Dio Proteo, prima di Cristo, i pagani ritenevano che Perseo era nato dalla vergine Danae. Fu da questo crogiolo che nacque il mito di Cristo, concepito dalla madre con un piccione che rappresentava lo spirito santo; insomma, secondo una comune concezione, gli uomini con un destino sovrumano, non potevano essere concepiti all’umana maniera.

Continuando a seguire il racconto dei vangeli, Giuseppe scomparve quando Gesù aveva dodici anni, Maria rimase vedova ed era risentita verso il figlio che, invece di assumersi responsabilità familiari, in quanto maschio primogenito, viveva lontano dalla famiglia, in solitudine o con i suoi discepoli, nel deserto Gesù dovette conoscere gli esseni, in sinagoga la legge ed i farisei; all’apparenza, Gesù rifiutava ascetismo e disciplina degli esseni, come rifiutava il rispetto del sabato e il rigorismo dei farisei della scuola di Shammai, infatti, si accompagnava a pubblicani, alle donne  ed ai peccatori.

Anche il fratello di Gesù, Giacomo, era legato ai nazareni, tra i nazareni giudei esistevano artigiani ambulanti, che facevano i falegnami, come i recabiti, quindi, in  mezzo a loro, Gesù avrebbe avuto  il modo di approfondire la sua scienza e di farsi dei seguaci, come fece Maometto da commerciante; dagli esseni e dagli indiani imparò le tecniche di guarigione, in pratica imparò ad esorcizzare i demoni.

In Palestina alcuni credevano alla trasmigrazione delle anime, forse questa fede era arrivata dall’India, pensavano che l’anima di Elia, che doveva annunciare il Messia, si fosse incarnata  nel corpo di Giovanni Battista, per altri il Battista era il messia. Giovanni battezzava tra le riva del Giordano, per iniziare alla sua setta, per purificare e mondare dai peccati, era di discendenza sacerdotale come Elia, figlio del sacerdote Zaccaria e di Elisabetta, secondo Luca era cugino di Gesù; un’altra fantasia, però Giovanni Battista è personaggio storico, Giovanni affermava che il regno di Dio era vicino e invitava a pentirsi, i giudei speravano che presto i romani sarebbero stati cacciati.

Con il battesimo di Cristo, da parte del Battista, iniziò il suo ministero, quel battesimo era anche una cerimonia d’iniziazione, dimostrava che Cristo fu discepolo di Battista  e poi se ne separò con una scissione; indipendentemente da quello che scrivono i vangeli, Giovanni, era esseno e nazareno, probabilmente gli evangelisti volevano solo segnalare che la dottrina i Cristo veniva da quella degli esseni.   

Secondo l’originaria dottrina adozionista, nel momento del battesimo, Cristo fu adottato da Dio; in pratica, lo spirito di Dio, in forma di colomba, scese su Gesù riconoscendolo come messia. Con il tempo, i cristiani si preoccuparono di dimostrare la sua superiorità su Giovanni, affermando che, anche se era stato battezzato, era senza peccato, cioè non doveva essere purificato da peccati, negarono che Gesù fosse stato iniziato da Battista alla sua setta e affermarono che Battista ne aveva riconosciuto la superiorità.

I discepoli d Gesù erano galilei, eccetto Nataniele, spesso erano parenti, tra loro erano i suoi quattro fratelli, c’erano zeloti, era un clan familiare di galilei, tenuto conto che, per gli antichi, della famiglia allargata o clan facevano parte consanguinei, mogli, affini, schiavi, ospiti e compari. Il Battista fu fatto decapitare da Erode Antipa, figlio di Erode il Grande, perché era stato da lui criticato per il suo matrimonio con Erodiade.

Secondo i vangeli, i farisei criticavano la libertà di condotta di Gesù e lo criticavano per il fatto di proclamarsi messia, in pratica non lo volevano riconoscere, mentre riconobbero altri messia, i romani sapevano che chi rivendicava quel titolo portava violenza, tradimento e sedizione. Gesù, per prudenza, tardò a rivelarsi e scelse come base la città galilea di Cafarnao, sulle rive del Mar di Galilea, per difendersi dalle spie, parlava con parabole e in codice e poi aggiungeva: “Chi ha orecchie per intendere intenda”.

I suoi discepoli erano soprattutto pescatori, la maggior parte della gente accorreva a lui per farsi guarire e non per la sua dottrina, malgrado ciò, mandò anche i dodici apostoli a predicare e guarire, dodici era un numero simbolico per gli ebrei, non si sa quanti fossero veramente questi discepoli; secondo Luca, Gesù mandò settanta discepoli a predicare, anche settanta era un numero simbolico per gli ebrei, i quali allora ritenevano che nel mondo esistessero settanta popoli. Insomma è visibile nei vangeli anche una mano o una consulenza giudaica, non furono opera solo di romani.

Gesù, per sfuggire ad Erode Antipa, si rifugiò a nord del Mare di Galilea, allora era compito delle autorità romane ed ebraiche arrestare quelli che si proclamavano messia, ai romani competeva il processo e l’esecuzione; Gesù non si rivelò subito messia, lo fece quando arrivò a Gerusalemme per la pasqua. Una parte significativa della vita di Gesù è sottaciuta dai vangeli sinottici, che sono ispirati all’antico libro delle testimonianze, che cessava la narrazione quando Gesù entrava a Gerusalemme.

I sacerdoti accusarono Pilato di violare i costumi ebraici, però il Sinedrio era anche contro gli agitatori e la polizia del tempio manteneva l’ordine tenendosi in contatto con il comando romano di Forte Antonia. Questi sacerdoti, burattini dei romani e loro creature, erano molto diversi dai sacerdoti del tempo dei Maccabei che, al tempo del sacerdote Mattatia e dei re sacerdoti Ircano I e Ircano II, avevano partecipato personalmente alla rivolta contro i seleucidi siriani; anche i farisei, definiti neutrali da Flavio, non furono sempre neutrali.

Gesù, arrivato a Gerusalemme, era guardingo e circondato dai suoi galilei, fece base a Betania, la città di Lazzaro, vicino Gerusalemme, e non trascorse nemmeno una notte a Gerusalemme, aveva suoi informatori tra i membri del Sinedrio, come Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea  e il sacerdote Giovanni, il discepolo prediletto.

Con la pasqua, Gesù attendeva la salvezza d’Israele, si offrì come agnello da immolare per la resurrezione del paese, perciò a Pasqua si dovette rivelare come messia, per gli ebrei; la Pasqua era la festa della liberazione dalla schiavitù egiziana, per essa ci si aspettava il messia, nella Pasqua si sacrificava l’agnello.

La resurrezione di Lazzaro, narrata solo da Giovanni, era collegabile  all’era messianica, quando i morti dovevano risorgere nei loro corpi; però la resurrezione di Lazzaro potrebbe anche essere stata una resurrezione simbolica o rinascita o semplicemente un rinvenimento o una guarigione da grave malattia. Stiamo sempre parlando di fatti immaginari.

Gesù giunse a Gerusalemme a cavallo di un asino, fornito da Lazzaro di Betania, conformemente alle scritture; nel cortile del tempio rovesciò banchi di cambiavalute e di venditori di colombe per i sacrifici, nel cui commercio erano interessati anche i sacerdoti.

Ogni 14 anni i romani facevano un censimento, negli anni 34-35 ne cadde uno, con il pagamento della relativa imposta,  gli ebrei erano contro l’imposta e il censimento, che sancivano la loro servitù; la loro legge permetteva  solo il censimento dei combattenti, perciò sul pagamento di questa imposta si tese un tranello con un quesito a Gesù, che vi si sottrasse abilmente.

Gesù predisse la distruzione di Gerusalemme e del tempio, cosa avvenuta nel 70 d.c., il fatto è che gli autori conoscevano questi avvenimenti, Giuda era amministratore del clan di Cristo e fu accusato d’essere disonesto; secondo il vangelo di Giuda, fu Cristo che, per adempiere le scritture, lo spinse a denunciarlo, la cena pasquale avvenne in casa di Giovanni.

La notte di giovedì Gesù fu arrestato dalle guardie del tempio, grazie alla collaborazione offerta da Giuda, la mattina del venerdì era davanti al Sinedrio, che doveva preparare il capo d’imputazione contro di lui da presentare ai romani, competenti per il processo e l’esecuzione.

Prima dell’arresto, Gesù aveva invitato i suoi ad armarsi (Giovanni evangelista), fu catturato dalle guardie  del Sinedrio e Pietro reagì tagliando l’orecchio con la spada ad un servo del sommo sacerdote, Giovanni seguì Gesù al palazzo del sommo sacerdote; Gesù fu portato davanti al sacerdote Anna, con l’accusa di sedizione contro i romani, essendosi proclamato messia. Da questi passi si può riconoscere che la compagnia di Cristo non era fatta di profeti disarmati.

Con l’approvazione di Pilato, il Sinedrio poteva condannare alla lapidazione per bestemmia e Cristo, se si fece messia, senza essere riconosciuto, se si disse Dio, se disse di essere in grado di distruggere il tempio, poteva anche essere accusato di bestemmia; invece per la sedizione, la competenza spettava ai romani, per i quali, chi si proclamava messia, cioè re d’Israele, era responsabile di lesa maestà davanti a Cesare, il quale aveva la sovranità sulla Palestina. I romani avevano tolto ai giudei il potere di emettere sentenze di morte, però solo per tradimento e sedizione, infatti, fu il Sinedrio a condannare a morte Giacomo, fratello di Cristo.

Gesù fu portato da Pilato, con l’accusa di farsi re e di invitare a non versare il tributo a Cesare, Gesù tentò un’estrema difesa perché non voleva realmente morire e affermò che il suo regno non era di questo mondo, Pilato lo giudicò un pazzo e, poiché era galileo, lo mandò per competenza ad Erode Antipa, che glielo rinviò, ritenendolo innocuo.

Gli evangelisti affermano che Pilato avrebbe voluto rilasciare Gesù, ma il Sinedrio lo minacciò che avrebbe informato Cesare di non aver condannato un traditore, perciò Pilato lo fece fustigare e ne ordinò la crocifissione; Simone di Cirene portò la sua croce sul Golgota, la crocifissione avvenne forse nella Pasqua del 36 d.c., all’età di 43 anni, sulla croce fu messa dai romani la scritta: “Re dei giudei”. Seguendo Giovanni, il venerdì mattina Gesù fu processato da Pilato ed il pomeriggio fu crocifisso, fu narcotizzato con una  spugna imbevuta, non gli furono spezzate le gambe, dopo poche ore fu tolto dalla croce, perché con la notte iniziava il sabato di Pasqua e non poteva restare sulla croce.

Lo storico ebreo Giosefo del I secolo fu la fonte che fornì a Marco particolari per la sua narrazione; alla fine del II secolo, Tertulliano narrò che gli ebrei affermarono che il corpo di Cristo era stato trafugato dai discepoli; dai vangeli risulta che gli ebrei avevano chiesto una guardia al sepolcro perché i seguaci di Cristo non dicessero che era risorto. Tertulliano fu falsificatore per conto del potere romano, assieme ad Ireneo dal quale poi si distaccò, infatti, divenne gnostico montanista, invece Ireneo aderì al cattolicesimo giovanneo.

Ad ogni modo, le pie donne trovarono il sepolcro vuoto,  Gesù ne uscì con le sue gambe e incontrò i discepoli in Galilea, sfuggì alla morte perché, apparentemente, fu aiutato da Pilato e dalla corruzione dei soldati romani, che non gli ruppero le gambe e tolsero la guardia al sepolcro, una capace grotta, dove Gesù fu portato, curato e fatto rinvenire. Marco si chiude con la resurrezione di Gesù, invece Giovanni parla dei successivi eventi.

Di Giacomo, fratello di Gesù, primo vescovo cristiano di Gerusalemme e capo dei nazareni cristiani, il Nuovo Testamento non ci dice quasi nulla, secondo tradizione ricevette esecuzione nel 62 d.c. per volontà del Sinedrio; Giacomo è un personaggio immaginario, non è menzionato adeguatamente dalle scritture perché, secondo la falsa narrazione evangelica,  rappresentava i giudeo cristiani, fedeli a Mosè e ostili al riformismo religioso Paolo. Come si è detto, la successione apostolica  dei primi due secoli di Roma e Gerusalemme fu inventata.

Narra Giosefo che, con l’assedio di Gerusalemme del 70 d.c., centomila persone furono deportate e inviate nelle miniere e nei circhi, i romani misero a ferro e fuoco anche la Galilea; dopo questi eventi e dopo la seconda guerra giudaica del 132, il giudaismo cadde di tono ed i romani presero a saccheggiare la loro dottrina, anche le sibille romane citavano i profeti ebraici.

Il messianismo ebraico fu raccolto dai pagani di Roma, Antiochia, Alessandria e Cartagine, che diedero vita al cristianesimo, prima gnostico e poi cattolico, non è mai esistito un cristianesimo d’origine  palestinese, ma esistettero esseni giudei. Dopo il 132, gli zeloti nazionalisti facevano propaganda dentro la diaspora e a Roma, mentre gli esseni furono fatti passare per cristiani.

Il primo vangelo di Marco nacque a Roma per volontà del governo, che aveva avviato una riforma religiosa, attingendo alle credenze dei giudei e alle idee di Marcione, poi questi vangeli si replicarono nelle altre importanti città dell’impero, per mezzo di missionari, come Paolo, riconosciuti dall’impero.

L’imperatore Claudio (41-54 d.c.) aveva scritto agli ebrei d’Alessandria di non dare ospitalità ai predicatori di Siria e Giudea, si riferiva agli zeloti,  poi ordinò l’espulsione da Roma degli ebrei che si agitavano in nome di Cresto, però allora né Cristo né i cristiani erano arrivati a Roma;  Messia o Cristo in greco avevano lo stesso significato e Cresto era un nome comune a Roma tra i giudei. All’inizio il messaggio messianico era diretto a schiavi, diseredati e sovversivi, perciò i romani bandirono il messianismo d’ogni partito.

I pagani convertiti arrivarono a deificare Cristo perché erano abituati a deificare i governanti, come Augusto, Caligola e Domiziano, in fondo, figlio di Dio era stato un titolo anche di Augusto e Davide; però gli ariani intendevano figlio per adozione, mentre gli elleno-cristiani ritenevano ovvia la  filiazione divina e la divinità dei re.

Epifanio affermò che anche i battisti o mandei erano nazareni, per forza, quindi, chi adottò il cristianesimo, fu costretto ad asserire che i giudeo-cristiani di Palestina costituirono la prima chiesa, seguivano la legge di Mosè, contestavano la riforma di Paolo e ritenevano Cristo un uomo adottato da Dio, l’adozionismo era sostenuto anche dagli ariani.

Israele era ricca di sette, il talmud afferma che nel 70 d.c. Israele cadde, dopo che nel paese erano  sorte 24 sette (“Cristo non voleva morire” di Hugh Schonfield); i nomadi recabiti non bevevano vino, vivevano ai margini del deserto ed erano vicini agli esseni ed ai nazareni (che non erano cristiani). Saul o Paolo a Damasco doveva arrestare questi nazareni cristiani per conto del Sinedrio.

Secondo tradizione, sotto Claudio furono giustiziati Giacomo  Zebedeo, Teuda, Giacomo e Simone, per Tacito (54-115), con l’esecuzione di Cristo, la sua setta si sbandò; Tacito e Flavio furono falsificati da Eusebio nel IV secolo, perché Ireneo (II secolo) ignorava le falsificazioni di Flavio.

Nel II secolo, prima arrivarono Marcione, Papia, Tertulliano ed Ireneo, nel IV secolo Eusebio e Atanasio; il primo canone dei libri cristiani fu di  Marcione, il secondo di Ireneo e il terzo di Eusebio. Però non finirono le falsificazioni, la falsa donazione di Costantino nacque nella cancelleria di Stefano II (752-766), le false decretali pseudoisidoriane, che includevano anche la donazione di Costantino, nacquero per mezzo di una centrale di falsari ecclesiastici, sotto papa Niccolò II (1059-1061).

Poiché il cristianesimo nacque come religione di salvezza d’emarginati, il personaggio poliedrico Gesù dovette fare anche delle critiche allo Stato, perciò Cristo affermò che gli stati appartenevano alla “civitas diaboli”, erano poteri diabolici che dominavano i popoli con la forza e la violenza (Lc 22,25; Mt 20,25).

Per i primi cristiani, l’imperatore era al servizio di satana, nell’apocalisse di Giovanni, lo Stato è visto come una bestia orrenda nemica di Dio, nel III secolo il vescovo Ippolito vide nello Stato un precursore dell’anticristo e il contraltare del regno di Dio. Una concezione anarchica, archiviata definitivamente nel IV secolo, con la conciliazione con Costantino.

Questa prima visione dello Stato veniva da cristiani poveri ed emarginati; quando la Chiesa, già nella seconda metà del  II secolo, si riavvicinò allo Stato, i giudizi iniziarono a cambiare; perciò, mentre Sallustio e Seneca avevano affermato che il potere di Roma derivava da guerre innumerevoli, dalla rapina, dall’aggressione e dallo sterminio di popoli, Paolo definì i governanti esecutori della volontà di Dio. 

Nel II secolo Giustino affermò che nascita, miracoli, ascensione di Cristo, battesimo ed eucaristia erano concezioni anche delle religione pagane, affermava che anche i templi pagani avevano  acquasantiere e aspersori; anche il pagano Celso aveva sostenuto questa tesi, Hermes era stato definito logos e come Perseo era nato da una vergine, Asclepio era taumaturgo.

Nel III secolo Origene accennò alle analogie tra cristianesimo e paganesimo, ricordando che anche Platone era nato da una vergine e che l’eucaristia corrispondeva agli antichi banchetti sacrificali,  ricordò la resurrezione di Ercole, Teseo, Orfeo, Attis e Osiride; a Roma la resurrezione di Attis si festeggiava gli stessi giorni della resurrezione di Cristo; prima di Cristo, anche nel culto di Iside e Mitra si puntò all’assimilazione di riti e credenze di altre religioni, perché le grandi religioni si sono sempre sviluppate così.

Eraclito aveva parlato di logos nella sua patria di Efeso, dove nacque anche il vangelo di Giovanni, per Filone il logos era figlio di Dio e redentore, furono logos Dionisio, Ercole ed Ermes; la dottrina stoica del logos fu fatta propria da Tertulliano, Ireneo, dal vescovo Teofilo e da Clemente alessandrino, Ireneo sponsorizzò il vangelo di Giovanni. I primi vescovi cristiani erano persone incolte, che non avevano dimestichezza con le scritture e la filosofia e fu così fino al concilio di Nicea (325), perciò, quando erano in buona fede,  anche loro furono manipolati dai falsificatori e dalle suggestioni delle altre religioni e della tradizione.

Apparentemente, Gesù era anticlericale, come farisei, zeloti ed esseni, non era formalista ed era anticonformista, come Budda e Zaratustra era contro i sacrifici, non inventò riti o sacramenti; invece alla fine la Chiesa, imitando il mitraismo, presentò sette sacramenti, mentre all’inizio erano stati solo due, perciò la rivoluzione protestante ne pretese solo due. Gesù non comandò di battezzare le genti in nome della trinità (Mt 28,19), il passo è un falso aggiunto successivamente,  invece invitò gli apostoli a predicare alle pecore perdute d’Israele, non sapeva niente della trinità, che era un mistero pagano.

Le apocalissi tardo giudaiche dei profeti annunciavano la fine del mondo dal II secolo a.c., gli esseni annunciavano la catastrofe per la generazione di Gesù, i giudei erano influenzati dai libri di Daniele e di Enoch e credevano alla prossima fine del mondo; partendo da questo crogiolo, i romani raccolsero l’eredità degli ebrei e sponsorizzarono il primo vangelo. Nel 150 Giustino era ancora convinto sull’imminenza della fine del mondo, idea condivisa anche da alcuni pagani, intorno al 200 Tertulliano aveva la stessa fede, così Cipriano nel III secolo; dal IV secolo la chiesa istituzionalizzata affermò che era essa il regno di Dio in terra.

Alcuni cristiani avevano atteso la parusia e, stanchi di aspettare, abbandonarono la Chiesa per la scarsa puntualità del Signore, la Chiesa trionfante si trasse dall’impiccio affermando che per il Signore mille anni erano come un giorno, poi si erse a rappresentare il regno di Dio, quale corpo mistico di Cristo.

Allorché Costantino elevò il cattolicesimo a religione di Stato, l’attesa del regno di Dio, della libertà e della salvezza dell’umanità divenne superflua, tanto che il vescovo Eusebio di Cesarea definì  imbecille il vescovo Papia per la sua fede nell’escatologia. Eppure Gesù aveva promesso agli apostoli che sarebbe tornato durante la loro esistenza terrena.

Agostino fu il primo ad identificare il regno di Dio con la Chiesa, all’inizio il ritorno Cristo non fu abbandonato ma rinviato a tempi indeterminati. In nessun campo si sono verificarti tanti falsi come nel cristianesimo, affermò infatti, Paolo: “Se le mie menzogne portano alla gloria di Dio, perché dovrei essere condannato?” (Rom. 3,7); nel cristianesimo il pio imbroglio fu lecito fin dal principio. Le circostanze sul battesimo di Gesù furono prese da Isaia, lo spirito di Dio scese su Gesù in forma di colomba perché, per siri, fenici ed ebrei, la colomba rappresentava la divinità.

Alla fine del II secolo, Ireneo attribuì la paternità del IV vangelo all’apostolo Giovanni, Ireneo fu un falsificatore che volle la divinizzazione di Cristo; il libro è un’opera filosofica, allegorica e gnostica, collage di più autori, messa a punto da  Giovanni il presbitero di Efeso o da Cerinto. All’inizio il vangelo di Giovanni fu adottato dagli eretici gnostici montanisti, ai quali aderì Tertulliano, e rigettato dai padri apostolici cattolici (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner), fu scritto da persone colte e votate alla filosofia, per provare, una volta per tutte, la divinità di Cristo; era un’altra tappa dell’evoluzione della matassa cristiana, che cresceva come la pasta lievitata.

Origene scrisse che, a causa delle contraddizioni tra i vangeli sinottici e Giovanni, alcuni cristiani giudicarono falsi i vangeli e abbandonarono il cristianesimo; tanti vangeli nacquero per germinazione spontanea nelle varie chiese locali, che rappresentavano centri di potere religioso in concorrenza; la chiesa cattolica intervenne con Ireneo, bollando i vangeli apocrifi e salvando i quattro vangeli canonici, i quali però erano contraddittori come i falsi testimoni, ciò non impedì alla Chiesa di affermare che essi testimoniavano la verità.

Nemmeno il messaggio dell’amore di Cristo è originale, comune con i salmi, i profeti, i rabbini, gli esseni, con Battista, buddismo, Zaratustra, Socrate e Platone; anche i rabbini chiamavano Dio padre, la filiazione divina era un concetto comune tra i pagani, l’amore per i nemici non era ignoto agli stoici,  anche Geremia e Isaia si facevano schiaffeggiare e sottoporre allo scherno; nel Talmud si parla anche della trave e della pagliuzza nell’occhio di cui parla Gesù.

Nella predicazione di Gesù c’era poco d’originale, la massima di Cristo, che affermava che erano anguste le porte per la salvezza e larghe quelle della perdizione, era di Esiodo e della vita di Ercole; il cinismo sosteneva il monoteismo e condannava il culto degli dei, i suoi predicatori erano detti episcopi o vescovi; il fondatore del cinismo fu Antistene, discepolo di Socrate, come Cristo, fu accusato di frequentare cattive compagnie e si giustificò affermando che anche i medici stavano presso i malati e non pressi i sani.

Tutti i vangeli furono redatti in greco, la lingua dei filosofi e delle persone colte, però la bozza del primo vangelo di Marco, nata a Roma, potrebbe anche essere stata scritta in latino, con la consulenza di giudei alessandrini, perché gli imperatori abitualmente si esprimevano in latino, i vangeli poi  lievitarono con la tradizione orale e subirono aggiunte.

Prima s’inventò la prima dottrina gnostica e il personaggio Paolo, poi nacquero  i detti di Gesù, poi  i suoi miracoli, poi la sua biografia, poi arrivò il Cristo fatto uomo, poi arrivò il cattolicesimo di Ireneo che vedeva in Cristo un Dio, quindi il cristianesimo cattolico conciliare di Eusebio e Costantino che credeva nella trinità. Nel IV secolo, questa nuova religione prese il posto di mitraisti, gnostici e ariani; gli ariani, erano gnostici riformisti che sostenevano che il logos celeste, Cristo, si era fatto uomo ed era stato adottato da Dio. 

Fino II secolo non esistette un libro sacro cristiano definitivo e, nel caos delle scritture, nell’anno 140, il vescovo Papia dichiarò di preferire la tradizione orale a quella scritta, nel 160 Giustino si richiamava solo agli scritti del Vecchio Testamento; all’inizio godevano autorità solo le parole di Gesù e non i libri su Gesù, poi Marcione incominciò a mettere ordine agli scritti con il suo primo canone.

Nel 200 a Roma nacque il primo canone cattolico, peraltro non condiviso, infatti, mentre  Clemente Alessandrino, Origine e Tertulliano v’includevano numerosi apocrifi, la chiesa africana ignorò diverse epistole, la chiesa occidentale inserì l’apocalisse di Giovanni nel canone e quella orientale no. Fu solo alla fine del IV secolo che, in alcuni sinodi e nel concilio di Nicea, fu definito il canone definitivo del Nuovo Testamento; il dottore della chiesa, Atanasio, morto nel 373, altro falsificatore, fece una forzatura sostenendo che il canone risaliva direttamente agli apostoli.

Del resto, presso gli ebrei era accaduta la stessa cosa con il Vecchio Testamento, attribuirono libri a Mosè e Davide che non li avevano scritti, nel I secolo d.c. ci furono dispute tra i farisei per stabilire se Ezechiele e cantico dei cantici facessero parte del canone ebraico o meno; gli ebrei esclusero dal loro canone anche i libri dei Maccabei, che riguardavano la storia d’Israele anteriore alla nascita del cristianesimo.

Per i primi cristiani, gli scritti neotestamentari al massimo erano accettati, non erano né sacri, né ispirati, Paolo e gli evangelisti non avevano affermato di essere ispirati da Dio, però al concilio di Firenze del 1442 divenne dogma l’ispirazione divina della bibbia, che perciò non poteva contenere errori, ma in realtà li conteneva, però quanto c’è la fede….

Ad un certo punto le scritture divennero indispensabili, perché più affidabili di confuse tradizioni orali e perché erano lette durante il culto e nell’apostolato, a scopo edificatorio e propagandistico, cioè per diffondere la fede; nella seconda metà del II secolo a Roma  circoli vicini al potere diedero vita al proto-vangelo di Marco, scritto su pergamena in greco o latino, ispirato ai libri degli ebrei ed alle credenze dei pagani.

Alla metà del II secolo a Roma era arrivato Marcione, che creò una sua chiesa, ispirando la nascita del vangelo di Luca,  poi Ireneo, nato a Smirne e vescovo di Lione, nello stesso secolo, patrocinò il vangelo di Giovanni; Matteo si ispirò a Marco e potrebbe essere nato ad Antiochia o Alessandria.

Alla fine del II secolo Taziano, discepolo di Giustino, tentò di fondere i quattro vangeli, escludendo le contraddizioni, poi, deluso dal risultato, si allontanò dalla Chiesa; anche il vescovo Teofilo d’Antiochia compose una concordanza dei vangeli, nel 1537 il teologo Andreas Osiander fece lo stesso lavoro, senza aggiungere o togliere niente, ne venne fuori un testo assurdo e contraddittorio; malgrado queste premesse, la commissione pontificia per gli studi biblici decretò la totale assenza d’errori nella scrittura.

Cristo rispettava il sabato, come attesta Matteo (12,1 sgg); i suoi primi discepoli erano ebrei ligi alla Legge, ebrei ellenizzati della diaspora si unirono a greci convertiti, i cosiddetti proseliti, meno legati alla tradizione giudaica; così nacquero due diverse tendenze cristiane e il primo scisma, i giudeo-cristiani conservatori e gli elleno-cristiani innovatori, contrari alla legge ebraica. All’inizio del II secolo, gli ellenizzati approdarono in Siria, Egitto e Roma e si scontrarono con i giudei di Roma.

Secondo i padri della Chiesa, nel 36 a Gerusalemme Saulo o Paolo favorì la lapidazione da parte dei giudei  del diacono Stefano, il primo martire cristiano dopo Cristo, poi ci fu l’esecuzione di Giacomo nel 62. Gli autori del primo vangelo di Marco, nato a Roma, si erano posti il problema della nascita in Palestina del cristianesimo, perciò inventarono un ciclo palestinese dello stesso.

Secondo il romanzo storico, i giudeo-cristiani nazareni ed ebioniti credevano al prossimo ritorno di Cristo, alla Legge, alla circoncisione, al rispetto del sabato e praticavano la comunanza dei beni, perseguendo un ideale pauperistico come gli esseni; invece i cristiani ex pagani, generalmente di ceto più elevato, non credevano più a tutto ciò, il primo gruppo faceva capo a Pietro e Giacomo, fratello di Gesù, e il secondo a Paolo.

Comunque, Paolo non riconobbe Pietro a lui superiore, anche Giacomo, nella cristianità primitiva, era superiore a Pietro. Per tornare alla realtà, né Gesù, né Stefano, né Giacomo, né Pietro, né Paolo, né i papi dei primi due secoli, sono personaggi storici.

Nel 1947 a Qumran, sulle rive del Mar Morto, a 40 km da Gerusalemme, fu rinvenuto il rotolo della guerra degli esseni, che aveva in  programma la sollevazione, i romani erano chiamati Kittim e Roma era detta Babilonia; quindi gli esseni non erano solo mistici pacifisti, erano convinti che era stato Dio a volere che Roma riunisse tutte le nazioni, per rendere universale il regno di Davide che avrebbe ereditato l’impero romano.

Gli esseni facevano proseliti tra i diseredati con il battesimo, ai quali promettevano la vita eterna, i nuovi arrivati erano sottoposti ad un anno di noviziato, durante il quale erano tenuti sotto osservazione e indottrinati, i membri erano spinti a cedere i loro beni alla comunità, lavoravano per la comunità e ricevevano vitto e alloggio, come nei conventi cristiani; ebioniti e nazareni furono modellati su questo movimento, ben conosciuto dai romani e dai falsificatori di Flavio.

Generalmente gli esseni non erano sposati, erano battezzati  con immersione dopo il noviziato, erano pronti ad azioni eroiche e non avevano paura della morte, benedicevano il pane e il vino, ma rifiutavano l’eucaristia dei culti dei misteri (“La favola di Cristo” di Luigi Cascioli”).

Saulo o Paolo era un fariseo grecizzato, munito di cittadinanza romana, si mise al servizio del Sinedrio contro gli eretici e portò all’esecuzione di Stefano, poi si convertì al cristianesimo, apparentemente una figura di vero trasformista, sennonché, la figura di Paolo fu inventata dai centri di poteri romani che assemblarono il primo cristianesimo; Paolo non è un personaggio storico e le sue lettere sono opera di più persone, le più antiche furono create da quelli che inventarono il personaggio, probabilmente Marcione.

Paolo, con Giovanni evangelista, l’asso di Ireneo, pose le basi del cristianesimo, poi rinforzate da  Eusebio nel IV secolo, divenne predicatore nelle ecclesie di varie città dell’impero dove  affermava che Cristo era il salvatore. Poiché i giudei erano sempre esaltati dal messianismo, in tutto l’impero furono tanti i presunti messi catturati dai romani e messi a morte, in Palestina i nazir o nazareni predicavano  l’avvento del messia; tra gli attivisti esseni era il nazir Giovanni Battista, che fu messo a morte nel 35 d.c. da Erode Antipa, il fatto è citato anche da Giuseppe Flavio.

Nella città d’Alessandria i romani avevano represso una rivolta del messianismo giudaico della diaspora e nell’anno 7, in Palestina, c’era stata una rivolta, diretta dal nazareno, zelota e rabbi Giuda di Gamala detto il Galileo,  figlio di Ezechia, della famiglia degli asmonei, scoppiata a causa di un censimento, fatto dai romani a scopo fiscale.

Giuda morì nella rivolta e lasciò sette figli, facenti parte della comunità rivoluzionaria della città di Gamala, in Galilea, cioè: Giovanni, Simone, Giacomo, Giuda, Giacobbe, Giuseppe e Menahem, più  il genero Eleazaro; a Giuda successe Giovanni, che era pure nazir e  rabbi, come suo padre Giuda e suo nonno Ezechia.

Giovanni fu crocefisso dai romani e gli successe  Simone, crocefisso nel 46 d.c., assieme al fratello Giacomo, nel 45 fu giustiziato Giacobbe, Giuda non si sa che fine fece, rimasero Menahem ed Eleazaro. Nel 66 scoppiò un’altra rivoluzione, guidata da Menahem,  l’imperatore Vespasiano mandò suo figlio Tito in Palestina, i ribelli si rifugiarono a Gerusalemme ed elessero Menahem re di Gerusalemme.

La guerra durò fino al 70 d.c., dodicimila ebrei furono crocefissi, centomila furono fatti schiavi e altri fuggirono dalla Palestina ingrossando la diaspora. Nel 66 fu ucciso  anche Menahem;  nel 73 d.c. Eleazaro, cognato di Giovanni di Gamala, attaccò i romani, fu sconfitto e si rifugiò nella fortezza  di Masada, dove, anziché arrendersi, si suicidò con i suoi seguaci.

Finita la discendenza di Giuda lo zelota, nel 129, poiché Adriano aveva fatto mettere la statua di Giove Capitolino nel tempio di Gerusalemme, gli ebrei si rivoltarono e la  rivolta esplose dal 132 al 135 d.c., era la seconda guerra giudaica,  diretta dal messia Simone Barcocheba, riconosciuto da rabbi Akiba; la repressione si concluse con la distruzione di Gerusalemme da parte di Adriano ed il nome della città fu cambiato in Aelia Capitolina.

Cristo non è citato da Plutarco, Marziale, Dione, Svetonio, Filone, Giusto di Tiberiade e Plinio il vecchio, ma Cristo e i cristiani sono citati da Flavio, Plinio il giovane, Tacito e Svetonio. Emblematicamente, Filone di Alessandria conosceva bene la comunità giudaica e dal 40 al 50 d.c. parlò solo di un generico logos spirituale, Giusto di Tiberiade scrisse una storia degli ebrei senza accennare a Cristo.

Antichi manoscritti del vangelo di Matteo affermavano che Barabba, che significava figlio di Dio, era Gesù e fu liberato da Pilato, continua la metastasi neotestamentaria; fu Paolo ad inventare la resurrezione di Cristo, secondo Donnini, Cristo era primogenito di una cerchia di fratelli impegnati nella lotta messianica (“Ipotesi su Gesù” di David Donnini). Non si capisce perché Pilato avrebbe dovuto liberare Cristo, se fosse esistito, apparentemente un sedizioso responsabile, in quanto preteso messia, del reato di lesa maestà.

Cristo è un’invenzione storica, costruita però su delle fondamenta, cioè sulle azioni della famiglia  di Giuda di Gamala, arricchito del mito di Mitra e di altri dei, fu fatto Dio da Giovanni evangelista;  le prime epistole di Paolo e il vangelo di Marco furono la prima risultante teologica ispirata ai libri degli ebrei; Luca nacque a Roma dopo Marco, ispirato al vangelo gnostico di Marcione, di cui si è persa traccia; il vangelo originale di Matteo, attribuito ai giudei, fu un’invenzione, come i primi vescovi di Gerusalemme e Roma.

Insomma  il personaggio che ispirò Cristo non era nato a Betlemme e nemmeno a Nazareth, che allora forse non esisteva, ma a Gamala, vicino al lago di Galilea, patria dei terribili galilei e di Giuda il Galileo e dei suoi figli, la vita di Giuda fu metabolizzata dal Gesù mitico. Secondo Luigi Cascioli, Giovanni di Gamala e Gesù erano la stessa persona (“ La favola di Cristo” di Luigi Cascioli).

Paolo, o meglio il suo regista o autore, adottò  dottrine pagane; come avevano fatto i Maccabei, unificò il messia regale con quello spirituale e si scontrò con i giudei esseni, che gli avevano fornito parte della sua dottrina, i quali erano fedeli alla legge di Mosè, al sabato ed alla circoncisione; il regista dell’operazione si accostò a Roma e cercò di dissociare l’immagine del salvatore da quella del combattente nazionalista antiromano, implicita nel carattere di un messia, perché la nuova religione non si poteva usare contro Roma.

Dopo certe premesse artificiali e certe manipolazioni, con il tempo, in provincia crebbe il mito sul nome di Cristo; come fa il lievito con la pasta, nacquero, per germinazione spontanea, tradizioni e scritture su Cristo, tra loro  contraddittorie.

Il vangelo gnostico di Filippo, più antico dei vangeli canonici, perché lo gnosticismo era più antico del cattolicesimo, trovato a Nag Hammadi, in Egitto, afferma  che Gesù baciava Maddalena sulla bocca, cioè era legato a lei sentimentalmente, era suo marito, da lei ebbe dei figli; in Francia si crede che Maddalena arrivò dal mare incinta in Provenza, in cerca di rifugio, i templari adoravano Maddalena e i merovingi francesi dicevano di discendere da Maria Maddalena (“I segreti del codice da Vinci” di Dan Burstein). In realtà in Provenza il cristianesimo  metabolizzò  il culto di Iside, da cui derivò quella della madonna nera o Maddalena.

La tradizione della chiesa chiamò Maddalena meretrice e fu fatta anche protettrice dei postriboli, secondo alcuni, era stata una sacerdotessa d’origine egiziana, per i templari, il graal era il grembo di Maddalena e la sua discendenza, cioè il sangue reale di Cristo (“Il codice Da Vinci” di Dan Brown);  nella chiesa cristiana primitiva, cioè gnostica, non c’era alcun veto all’ordinazione sacerdotale delle donne.

Secondo le scritture, Maria Maddalena presenziò alla crocifissione di Cristo ed a lei apparve Gesù risorto,  se Gesù era un rabbino, come afferma il talmud, era normale per lui avere una moglie, come l’avevano Pietro e gli altri apostoli;  la Maddalena fu vista dai primi cristiani come una prostituta, perché si accompagnava agli uomini, come una donna libera ed emancipata, cosa disdicevole per gli ebrei. Solo recentemente la chiesa cattolica ha ammesso che l’epiteto di prostituta affibbiato a Maddalena non era suffragato dai vangeli, l’identificazione di Maria con una prostituta risaliva  a papa Gregorio Magno, nel 591, il che, vista l’autorevole smentita, non si concilia con l’infallibilità dei papi.

Secondo una leggenda, in Francia, i discendenti della famiglia di Maddalena e di suo fratello Lazzaro, s’imparentarono con i merovingi, arrivati in Francia dal Danubio e discendenti dalla tribù ebraica di Beniamino; da loro sarebbe disceso Goffredo di Buglione, re di Gerusalemme al tempo delle crociate, gli Asburgo, i Sinclair, gli Stuart e la società segreta del Priorato di Sion (“I segreti del codice Da Vinci” di Dan Burstein).

La Chiesa metabolizzò queste credenze, anche se errate, perché Cristo non era esistito, bolle pontificie emesse da Lucio III, Urbano III e Clemente III confermavano che la salma di Maddalena riposavano a Vézelay in Borgogna; si credeva che il primo vescovo di Aix, Massimino, profugo con Maddalena, si era occupato della sua prima sepoltura in Provenza.

Nel XII secolo la venerazione della Maddalena si diffuse, Maria Maddalena fu adottata dai domenicani  e nel XIII secolo in Italia  apparve nella liturgia, negli affreschi e nei monasteri, i calendari dei santi avevano un giorno dedicato a Maddalena; però, mentre, il messale romano del 1570 la definiva penitente, il concilio vaticano II (1962-65) abolì la parola penitente  e la definì accompagnatrice di Cristo, ma non sua moglie (“I segreti del codice da Vinci” di Dan Burstein).

La persona di Maddalena giocò un ruolo cruciale nella storia del cristianesimo, gli gnostici e i templari erano ammaliati da Maddalena, nel vangelo gnostico di Maria (Maddalena), datato 125 d.c., Maddalena usurpò il ruolo di Pietro al vertice della Chiesa, suo rivale antifemminista; quindi, poiché nemmeno Pietro è esistito, all’inizio ci fu una lotta di potere nel cristianesimo, vinsero i cristiani misogini come Pietro e  le donne furono emarginate dal vertice dell’organizzazione; nel 1995 Giovanni Paolo II  rigettò il sacerdozio femminile, con la motivazione che gli apostoli erano tutti uomini.

Perciò la Chiesa ha posto l’ostracismo alle donne sull’altare, però all’inizio del cristianesimo le diaconesse erano numerose; secondo una leggenda, nell’853, all’insaputa di tutti, una donna fu fatta papa, con il nome di Giovanni VIII, la papessa Giovanna, che partorì e, scoperta, fu linciata dal popolo romano; da allora il papa fu insediato su una sedia speciale bucata e proclamato solo dopo che un diacono ebbe annunciato dal basso: “Ha le palle”, mentre i cardinali rispondevano: “Grazie a Dio”, il fatto è citato anche da Guglielmo di Occam.

Durante la primavera di Praga del 1967, la chiesa clandestina del paese ordinò donne sacerdote e uomini sposati, nel 1989, con la caduta del comunismo, l’ordinazione delle donne fu dichiarata nulla dalla Chiesa. Nel 1976 la commissione biblica vaticana riconobbe che le scritture non vietavano il sacerdozio femminile, però Paolo VI decise d’ignorare la decisione e vietò l’ordinazione di donne sacerdote, posizione ribadita da Giovanni Paolo II e dal cardinale Ratzinger.

Nel 2002 sette donne, ordinate sacerdote in Austria, furono scomunicate da Ratzinger, tra i protestanti, le prime ordinazioni femminili risalgono al 1810, nel 1989 hanno fatto la prima donna vescovo; gli ortodossi ammettono preti sposati, ma non il sacerdozio femminile.

Maddalena prendeva il nome dalla città di Magdala,  vicino Tiberiade, dove si riteneva che vivesse gente licenziosa, lì vi  conviveva la cultura ebraica con quella ellenistica, i greci facevano lo sport nudi mentre gli ebrei aborrivano la nudità; Maddalena aveva risieduto in Egitto per tanti anni,  appartenente alla comunità ebraica della diaspora, numerosa in quel paese.

La tradizione afferma che Maddalena incinta arrivò in Francia, proveniente dall’Egitto, con una figlia e con la serva egiziana Sara, di 12 anni, oggi patrona degli zingari, con Maria Salomè e con Maria di Giacobbe, zie di Gesù, con  Giuseppe d’Arimatea e con Massimino, discepolo di Gesù e primo vescovo di Provenza, con i fratelli Marta e Lazzaro di Betania; Giuseppe d’Arimatea era il protettore del sangraal, cioè del sangue reale, della discendenza reale di Gesù.

In Provenza, Maddalena è raffigurata con il mantello scarlatto, come Iside, che era venerata anche in Provenza, e come la stessa Maria madre di Gesù, da Iside deriva il culto della Madonna nera; Marco afferma che Maddalena serviva  Cristo, cioè era diaconessa, anche Lutero era convinto che Maddalena avesse avuto una relazione con Gesù.

Nella chiesa delle origini c’erano stati preti e vescovi donne, dal V secolo il sacerdozio femminile non fu più consentito, nel 591 Gregorio Magno affermò, per la prima volta, che Maddalena era stata una prostituta; forse l’ostilità della Chiesa verso Maddalena nasceva dall’ostilità verso lo gnosticismo, che, oltre ad avere sacerdotesse, rifiutava la gerarchia e dava maggior valore all’ispirazione e alla conoscenza individuale, togliendo autorità alla Chiesa. Per questo motivo, Tertulliano si staccò dai cattolici e si avvicinò agli gnostici montanisti.

Nemmeno presso gli ebrei, le donne potevano insegnare, nelle sinagoghe sedevano in disparte, non avevano funzioni liturgiche e non portavano il filatterio, rotolo di cuoio contenente una piccola pergamena con versetti dell’Antico Testamento, legato al braccio o al collo; a causa della loro impurità mestruale  erano escluse dal sacerdozio. Luca e Marco accennano al fatto che Maddalena era posseduta dal demonio, forse era una profetessa ispirata, una medium o una sacerdotessa; naturalmente anche il ciclo di Maddalena è un parto della tradizione, l’unica cosa certa, è l’ostilità della Chiesa verso il sesso e le donne

Nel libro “La guerra Giudaica” Giuseppe Flavio parla di tutti i figli di Giuda il Galileo, ma non dello zelota  primogenito Giovanni di Gamala, che, con 30.000 zeloti, secondo il rotolo della guerra  degli esseni, doveva portare alla vittoria i figli della luce contro i figli delle tenebre;  Giovanni era l’erede legittimo degli asmonei al trono di Gerusalemme ed era acclamato messia, la sua rivoluzione doveva iniziare con la Pasqua, Maria Maddalena era sua moglie; la sua banda era fatta di guerriglieri armati, detti figli del tuono, Filone li chiamava briganti; come tutti i rivoluzionari e i membri di società segrete, avevano un secondo nome. Giovanni fu sconfitto nel 40 dai romani, catturato e crocefisso.

Il secondo nome di Simone, secondogenito di Giuda di Gamala, era Cefa o pietra, nel 40 d.c. Simone prese il posto di Giovanni a nel 46  fu crocefisso dai romani, non andò mai a Roma, il terzo figlio, Giacomo, fu pure crocefisso, il quarto figlio, lo zelota Giuda iscariota o sicario, nel 45 fu decapitato e non tradì nessuno, Lazzaro era parente di Giovanni, zelota anche lui, perì a Masada nel 73 d.c.

La tradizione cristiana, all’interno dell’intricata matassa del cristianesimo, afferma che Simon Pietro arrivò a Roma e perì sotto Nerone, sul colle vaticano erano state trovare effettivamente delle iscrizioni dedicate a Petrus, però per i romani Petrus era Mitra.

Viste tante assurdità, inesattezze, falsificazioni, anacronismi e contraddizioni dei vangeli canonici, Agostino poté dire: “Io non crederei ai vangeli, se non fosse la chiesa ad ordinarmelo”, nel 180 il nome di Giovanni fu modificato in quello di Gesù, cioè salvatore, mentre nelle prime edizioni dei protovangeli, il messia era chiamato solo Cristo, l’equivalente greco di messia. La chiesa, alleata del governo, che aveva sponsorizzato la nuova religione, fece anche coincidere il termine di nazareno con la città di Nazaret, in Galilea,  non volle affermare che Gesù era nato a Gamala la città di Giovanni, per impedire che fosse identificato con Giovanni.

Gesù era circondato da apostoli pescatori, anche se quel mestiere, per degli zeloti, poteva essere un lavoro di copertura, perché costituivano una società segreta e avevano un nome di battaglia; oggi la città di Nazaret è situata in pianura,  lontana dal lago Tiberiade, invece i vangeli la collocano sopra un monte, vicina al lago Tiberiade; in realtà ci parlano della città di Gamala, patria di Ezechia, di  Giuda, di Giovanni e di Menahem di Gamala.

Giovanni aveva vissuto nella città di Gamala ed i suoi discepoli o seguaci rivoluzionari erano pescatori (quando lavoravano e non facevano la rivoluzione), Gesù è Giovanni, nipote di Ezechia e figlio di Giuda, un essere umano che, con le armi si mise contro i romani, e dovette soccombere (“La favola di Cristo” di Luigi Cascioli). Lo storico Giuseppe Flavio, o chi per lui, attinse a piene mani a questi fatti, nel tentativo di inventare una vita e una cerchia di Cristo.

La natività di Cristo fu aggiunta per giustificare la nascita umana, cioè il lato umano di Cristo, perché gli ebrei erano attaccati alle genealogie, Gesù fu fatto nascere a Betlemme, la città di Davide, per corrispondere alla profezia di Michea e dichiararlo pretendente messia, però Matteo e Luca non concordano sui fatti, sulle genealogie e sulla nascita di Gesù.

Per quanto riguarda il censimento, i romani lo facevano  nella città di residenza e non dove si era nati e dovevano presentarsi solo i capi famiglia, gli ebrei lo facevano solo ai combattenti e nel territorio di ciascuna tribù, quindi è un’altra inesattezza degli evangelisti. A Gesù i magi offrirono oro, incenso e mirra,  come si fece con  Mitra, fu fatto nascere in una grotta, come Mitra e Dionisio;  tutti i salvatori delle religioni pagane erano figli di Dio, nati da una vergine, come Horo, Tammuz, Attis, Perseo, Mitra, Visnù.

Alla fine del V secolo il culto della croce s’impose in occidente, grazie agli artisti, a Gesù fu attribuito il più bell’aspetto. La passione, morte e resurrezione di Gesù  fu tratta dai culti dei misteri e da alcune profezie bibliche, le discordanze nei fatti narrati dai vangeli hanno favorito lo sviluppo della critica e della ricerca biblica, oltre che le divisioni tra cristiani, alimentando anche lo scetticismo religioso, perciò la Chiesa non aveva torto a temere la libera lettura della bibbia.

Non c'è concordanza sulla data di nascita e su quella della morte di Cristo, si afferma che 33 erano gli anni di Cristo, però 33 era un numero simbolico, 33 era un numero importante nella cabala ebraica, 33 era un numero sacro ai parsi, 33 sono i gradi massonici del rito scozzese. Da una frase di Pilato, sicuramente antistorica, la responsabilità per la morte di Cristo fu caricata sugli ebrei, che non avevano accettato la buona novella, cioè la nuova religione; gli ebrei furono anche cacciati dall’Islam, l’ultima  religione monoteista artificiale, perché rifiutarono la conversione anche a questa religione.

I cristiani hanno fatto celebrare una specie di processo a Cristo, senza dibattimento, pare che tutto avvenne irregolarmente nel giro di poche ore, però, altra contraddizione, in tal modo venivano a mancare i tre giorni trascorsi negli inferi, prima della resurrezione, come facevano tutti i soters pagani dei culti dei misteri; i falsificatori dei vangeli hanno fatto errori madornali.

Gesù, o meglio Giovanni, fu arrestato sul monte degli ulivi, dove il suo clan si riuniva, mentre stava per dare inizio ad una rivolta; il vangelo di Filippo narra che Gesù evitò la morte in croce, anche i musulmani sostengono che Gesù non morì sulla croce, alcuni affermano che morì in Kashmir,  lo gnostico Basilide affermava che Cristo non poteva morire, perché aveva solo un’apparenza umana e che al suo posto era morto Simone di Cirene. Cristo, come ci è stato consegnato dalla chiesa, non è mai esistito, altri  uomini o dei ne hanno ispirato la sua nascita, la sua vita e la sua morte.

Nel I secolo, in Giudea avevano operato lo storico Giuseppe Flavio (17-95) che narrò le gesta di tre messia antiromani, senza accennare a Gesù; affermò che nell’anno 6 Giuda il galileo fondò il gruppo nazionalista degli zeloti, che negli anni 44-46 fu la rivolta di Tudas, decapitato dai romani, che negli anni 52-58 apparve un altro messia ebreo, detto l’egiziano; poi nel testo da Flavio fu interpolato un frettoloso passo che  parlava di Gesù, del suo ruolo, della sua natura soprannaturale, della sua morte e della sua resurrezione. L’opera originale di Flavio parlava delle gesta della famiglia di Giuda di Gamala e non di Cristo; se Flavio era Ario Pisone, manipolò la storia ma poi fu a sua volta manipolato.

Nell’anno 112 Plinio il giovane attestò che la Bitinia era piena di cristiani, però testimoniò l’esistenza dei cristiani ma non l’esistenza storica di Cristo, questi cristiani erano esseni,  negli anni 115-117 Tacito ricordò falsamente che Nerone alla sua epoca aveva incolpato i cristiani dell’incendio di Roma; però Tacito non  testimoniò l’esistenza storica di Cristo, infatti, cristiano in greco poteva significare  giudeo messianico o zelota agitatore; è più facile ritenere che, come Flavio, anche Plinio e Tacito furono falsificati, è probabile che Plinio il giovane e Seneca siano stati i falsificatori (Abelard Reuchlin), per conto dei Pisone della famiglia dei Flavi.

Nella “vita dei Cesari” di Svetonio, che visse nella stessa epoca, si afferma che i cristiani furono cacciati da Roma perché facevano tumulti, istigati da Crestus, forse Svetonio voleva solo dire: istigati da un presunto messia; comunque, anche Svetonio potrebbe essere stato falsificato. Se Giusto di Tiberiade ignora Cristo, Plinio, Tacito e Svetonio parlano di cristiani e non dell’esistenza storica di Gesù, della sua morte e resurrezione, come sembra fare Flavio. La falsificazione del Testimonium Flavianun non fu opera di Flavio, avvenne successivamente,   con l’affermazione del cristianesimo.

Prima di Cristo, si celebrava la morte e resurrezione di Mitra in Persia e a Roma, di Osiride in Egitto, di Adonis in Siria, di Attis in Frigia, di Bacco, Apollo ed Ercole in Grecia, erano tutti miti del sole; Marco, o chi per lui, attinse a queste leggende, dopo che Paolo (cioè Marcione) aveva gettato le basi del cristianesimo, per gli adozionisti intervennero Giusto e Ario Pisone, per mezzo di Plinio il giovane e di Seneca; alla fine del II secolo, Ireneo impose cattolicesimo, Giovanni e la natura divina di Cristo. Alcune epistole di Paolo sono i più antichi documenti del cristianesimo, attestano la vita delle prime comunità cristiane, ispirata a quella degli esseni che furono i precursori del cristianesimo.

Tra i popoli antichi, solo gli ebrei erano contro la divinizzazione di uomini e imperatori, gli ebrei della diaspora babilonese presero dal persiano Zoroastro la fede nel messia, che poi  passarono ai cristiani, i quali trasformarono questo messia in un Dio; i primi cristiani aspettavano la venuta di Cristo (gnostici) o il suo ritorno parusia (cattolici) e il giudizio universale, poi si stancarono di aspettare e alimentarono il mito di Cristo, attingendo ai miti pagani e alla bibbia ebraica.

Assemblee di santi cristiani, cioè neofiti che aspettavano il ritorno di Cristo, citate da Paolo, esistevano a Roma, Tessalonica, Corinto e Filippi, tra loro si sviluppò il mito di Gesù Cristo in spirito, che fu reso fisico da Marco, semidivino da Luca e Matteo, divino da Giovanni.

Le persecuzioni degli esseni, fatti passare dalla tradizione per cristiani, avvennero nel I secolo, quelle degli gnostici cristiani nel II, vere persecuzioni ci furono solo nel II e nel III secolo, l’ultimo imperatore a perseguitare i cristiani, allora soprattutto ariani, fu Diocleziano (245-313); i cristiani subirono le persecuzioni dai romani, come altre religioni o sette.

Sulla spinta dei Pisone, l’impero aveva accettato la riforma religiosa, però ci furono lotte e disordini tra  mitraisti e cristiani gnostici, poi tra questi e cristiani ariani, poi tra questi e cristiani cattolici, l’impero esercitava la repressione per mantenere l’ordine; nel IV secolo, la nuova riforma di Costantino, per la pace religiosa e l’unità, impose l’unica fede cristiano cattolica.

Le assemblee dei santi, dirette da vescovi, e la tradizione colmarono le lacune sulla vita e sulla persona di Gesù, con Marco, Gesù ebbe una prima storia terrena, incrementata, sempre a Roma, da Luca, mentre in Siria nacque Matteo, in Asia Minore nacque Giovanni; tutti preceduti dai vangeli gnostici d’Egitto, attaccati da Ireneo come eretici.

Il vangelo originale di Marco nacque a Roma, per volontà di circoli legati al potere,  poi, con la predicazione, questi vangeli prolificarono e si moltiplicarono presso ogni chiesa, con le loro contraddizioni. Questa numerosa letteratura, cioè circa 60 vangeli tra canonici e apocrifi, cercò di riempire uno spazio vuoto lasciato da Paolo e il primo vangelo di Marco; alla metà del II secolo i vangeli sinottici erano citati da Giustino, probabilmente erano più ridotti degli attuali, poi alla fine dello stesso secolo apparve Giovanni, mentre, durante il medioevo nacquero altri vangeli.

Il cristianesimo si formò dalla fede ebraica nel messia, presa dai profeti ebraici come Isaia, dalla filosofia di Platone e dei neoplatonici alessandrini, come Filone d’Alessandria; Paolo prese dai profeti ebraici e Marco scrisse dei miracoli di Cristo, della sua passione e resurrezione, facendone un essere terreno; Paolo, apertosi ai gentili, fece di Dio il padre di tutti i popoli, affermando che Cristo era morto per i nostri peccati ed era risorto.

Bisogna ricordare che in Asia il sole era chiamato anche Cris, in India Crist-mas, in Grecia Cristos, oggi però si preferisce affermare che Cristo in greco significa unto, cioè messia; Mitra, il dio sole, era chiamato Tammuz a Babilonia, Osiride e Aton in Egitto, Adonis in Siria,  Saturno a Roma, Sigfrido nei paesi scandinavi, Apollo in Grecia; insomma, il mito solare e astrale era all’origine del mito di Cristo.          

Prima di Cristo, dei del sole fiorirono in tutti i paesi del Mediterraneo, nel vangelo secondo Giovanni è scritto: “In principio era il verbo”, nei veda indiani che al principio era la parola, i popoli erano soliti trasferirsi miti e conoscenze tecniche e religiose. Isaia e Daniele, in un momento di prostrazione del popolo ebraico, avevano promesso agli ebrei un salvatore e un redentore che avrebbe fatto di Gerusalemme la capitale del mondo; però i salvatori o soter erano attesi dagli emarginati di tutti i paesi, da quest’attesa nacquero le religioni misteriche della salvezza.

Prima di Cristo, in Asia si credeva che da una vergine doveva nascere un bambino che doveva liberare il mondo dal male e schiacciare la testa del serpente, i cristiani hanno applicato l’immagine a Maria; la leggenda di Gesù era la personificazione del mito del sole, aveva all’origine una religione astrale, il sole nasceva il 25 dicembre basso all’orizzonte e prendeva a salire nel cielo e a rinascere; il 23-25 marzo, nell’equinozio di primavera, si festeggiava la sua resurrezione; quindi, all’origine del cristianesimo, vi era anche la componente astrologica orientale, che fece credere ad un primo Cristo spirituale, idea condivisa dagli gnostici e da Marcione.

Non c’è accenno alle fattezze fisiche di Gesù, forse Gesù avrebbe dovuto essere di razza mista, perché la Galilea allora era abitata da razza mista, cioè fenici, samaritani, greci, ebrei e romani, la bibbia ebraica ha fornito le fattezze di Saul, Davide e Salomone ed i rabbini ci hanno trasmesso le fattezze fisiche di Barcocheba,  ma la bibbia cristiana non ci fornisce le fattezze fisiche di Gesù; la Sindone le ha fornite, però pare che sia un falso del XIII secolo, realizzato in oriente al tempo delle crociate.

Comunque, la cornice storica e geografica, citata dai vangeli, è abbastanza fedele, come prova anche l’archeologia. Nel 93 d.c., Giuseppe Flavio scrisse la sua “Guerra Giudaica” facendo un piccolo accenno a Gesù, attestandone missione e ruolo soprannaturale. I romani riservavano la crocifissione a ribelli, schiavi e traditori, gli ebrei consideravano maledetti i condannati appesi, perciò per i primi quattro secoli i cristiani, per non compromettere la diffusione della fede, raffiguravano Cristo con altri simboli, come l’albero della nave, l’ancora, il pesce, l’agnello. Il pagano Celso si stupiva che Cristo non fosse stato salvato da suo padre da quel supplizio, i romani non accettavano che un dio potesse essere crocefisso.

Gli esseni rispettavano la legge e il sabato e avevano un manuale di giustizia rigoroso, il che attesterebbe che Cristo, se fosse esistito, ad un cerro punto avrebbe  preso le distanze da loro, come dai cattivi farisei; il cristianesimo, come fu influenzato da Battista e dai farisei, fu influenzato anche dagli esseni, però non seguiva sempre il loro stile di vita, infatti, l’essenismo moltiplicò le regole di purificazione dell’ebraismo.

Diversamente dagli ebrei comuni, Gesù, come gli esseni e gli ebioniti, esaltava la povertà, considerata dagli ebrei indice di scarsa benevolenza divina, era vicino alla dottrina  del rabbino Hillel che, come lui, predicava l’umiltà e lottava contro il formalismo religioso.

Non si conoscono 40 anni della vita di Cristo, se ne sa qualche cosa della nascita, niente dell’adolescenza, eccettuato il suo ingresso al tempio alla fine dell’adolescenza, narrato da Luca, niente della maturità. Sembra una grave lacuna, però agli ebrei interessava la chiamata ed il ministero pubblico dei profeti, quando manifestavano la volontà di Dio, anche di Mosè si racconta la nascita, poi un periodo oscuro e poi la chiamata di Dio a favore d’Israele; nemmeno Mosè  è personaggio storico.

Bisogna d’altra parte affermare che l’infanzia e la maturità sono i periodi della formazione di una persona, perciò i vangeli apocrifi hanno tentato di colmare, in parte, le lacune sulla vita di Gesù, aggiungendo mitologia a mitologia.

Secondo il profeta Michea, il messia doveva nascere a Betlemme, la città di Davide situata in Giudea; Matteo e Luca affermano che, a causa di un censimento imposto dai romani, la famiglia di Gesù dovette recarsi da Nazareth  di Galilea, dove risiedeva, a Betlemme di Giuda, la città d’origine della famiglia; qualcuno ha ipotizzato che i romani forse si adattarono al costume ebraico che privilegiava il luogo d’origine per il censimento, è più probabile che si tratti di un altro falso per far discendere Gesù da Davide.

Gli attacchi a scribi e farisei da parte di Gesù, denunciano un partito giudaico che difendeva sabato, circoncisione e impurità, respinto dai gentili convertiti, questo partito era fatto d’esseni e zeloti tradizionalisti e dai rabbini, cioè da tutto l’ebraismo ufficiale rimasto.

Come gli esseni, anche Gesù sosteneva di essere la luce che illuminava e indicava la strada, espressione ripresa dai massoni e dagli illuministi; nei tempi antichi illuminavano gli asceti, i profeti, i condottieri, gli uomini con un carisma e Lucifero che significava luminoso.

Per Matteo, Gesù era  contro il divorzio, invece Marco accenna al fatto che il divorzio a volte era richiesto anche dalla moglie, cosa impossibile per la legge ebraica, ma possibile per il diritto romano, il che attesterebbe la nascita a Roma o tra romani del primo vangelo di Marco.

Le prime comunità cristiane avevano dei manuali catechistici che contenevano regole di morale, di liturgia, di diritto ecclesiastico, di vita quotidiana; tra questi documenti vi era la Didachè o dottrina dei dodici apostoli, poi c’erano la tradizione apostolica di Ippolito, la lettera di Barnaba e le costituzioni apostoliche (“Detti segreti di Gesù” di Luigi Moraldi). Nel vangelo apocrifo di Tommaso c’è il rispetto del sabato, difeso anche da Giustino, Tertulliano, Ignazio, Gerolamo e dai giudei, cioè dagli esseni che cristiani non erano.

Nel IV secolo la chiesa, dopo essersi appropriata delle scritture ebraiche, oltre al canone cristiano, fissò anche il canone dei libri del vecchio testamento, più esteso di quello ebraico, il concilio di Trento (1545-1565), oltre a condannare il protestantesimo, fissò definitivamente il canone dei libri sacri. I libri apocrifi o extracanonici, videro la luce, per la maggior parte, in epoca medievale, ce ne sono arrivati solo dei brani, perché distrutti dalla Chiesa.

Un primo canone dei libri cattolici risale ad un frammento scoperto dal Muratori nel XVII secolo, che risale alla fine del II secolo, menziona i quattro vangeli, gli atti degli apostoli, le apocalisse di Giovanni ed alcune epistole; naturalmente il loro contenuto era diverso e più ristretto di quello attuale, il nuovo testamento attuale fu adottato nel 325 al concilio di Nicea.

Il canone biblico o misura in ebraico, si divide in canone ebraico, samaritano, ortodosso, cattolico, protestante, copto e siriano; i testi al di fuori del canone ebraico sono detti apocrifi o deuterocanonici. La bibbia ebraica o Tanakh fu impostata in ebraico dal X secolo al II secolo a.c.; dal VI secolo a.c., con il ritorno dalla diaspora babilonese, iniziò la compilazione scritta; alla vigilia dell’era volgare videro la luce anche apocrifi ebraici, scritti in ebraico, aramaico e greco.

Dal III secolo al I secolo a.c., gli ebrei di Alessandria tradussero in greco la bibbia ebraica, nacque così la bibbia dei settanta, mentre in Palestina se ne faceva la traduzione in aramaico o targum, il canone definitivo ebraico palestinese nacque alla fine del I secolo d.c., solo un po’ prima delle prime scritture gnostiche-cristiane. La traduzione greca dei settanta includeva libri non usati a Gerusalemme, perciò, il canone palestinese costituiva un canone breve, quello alessandrino un canone lungo.

I primi cristiani adottarono la versione del vecchio testamento dei settanta; il cantico dei cantici fu inserito in ritardo nella bibbia ebraica e ne furono esclusi i Maccabei, dagli ebrei furono considerati non canonici i libri non scritti in ebraico, il Siracide, i libri cristiani e gli apocrifi del vecchio testamento.

Il canone ebraico consta di 24 libri, per raccordarlo al canone cristiano dei settanta, bisogna contare separatamente i dodici profeti minori, i due libri di Samuele, i due libri di Re, Esdra, Neemia e i due libri di Cronache, così si hanno 39 libri. Il canone samaritano conteneva solo i cinque libri della Torah o Pentateuco e Giosuè.

La traduzione dei settanta contiene apocrifi per ebrei e protestanti, cioè i libri di Giuditta, Tobia, primo e secondo libro dei Maccabei, Sapienza di Salomone, Siracide, Baruc, la lettera di Geremia e le aggiunte a Daniele ed Ester.

I vangeli si basano su una raccolta proto-evangelica, la cosiddetta fonte Q e sul proto-Marco, tutto il nuovo testamento è letteratura post-apostolica, perché risale al II secolo, cioè dopo la morte degli apostoli; gli apocrifi del II secolo furono protocristiani, soprattutto gnostici, alcuni testi, come Marco originale, sono considerati protocanonici.

Anticipatori del canone cristiano sono stati lo gnostico Marcione (110-160), Giustino (100-168), Ireneo (130-202), Tertulliano (150-220), Ippolito (170-235), Origene (185-254), Cipriano (199-258), dai quali discese il canone muratoriano, fatto risalire al II secolo. Parteciparono al canone definitivo anche Eusebio (275-339), Atanasio (295-373), Girolamo (347-420), con la sua Volgata, ed Agostino (354-430). Da questi discese il codice o canone sinaitico del IV secolo, il codice vaticano del IV secolo ed il codice alessandrino del V secolo; il processo evolutivo fu ratificato dal concilio di Cartagine del 397 e poi da quello di Trento del 1546.

Il canone di Giustino, Ireneo, Tertulliano, Ippolito ed Origine, contenevano l’apocrifo ebraico Enoch, che manca nel canone cristiano definitivo, il codice vaticano manca dei due Maccabei, quello sinaitico e quello alessandrino hanno quattro libri dei Maccabei. Dopo la riforma religiosa di Costantino, la Chiesa si legò al canone di Girolamo fino al concilio di Trento. Le prime costituzioni apostoliche, contenenti l’insegnamento della Chiesa, risalgono al 380.

Nel 325 a Betlemme era stata inaugurata da Elena, madre di Costantino, la chiesa della natività di Cristo, costruita su un tempio pagano distrutto; il cristianesimo, infatti, arrivò in Palestina solo nel IV secolo, grazie a Costantino.

La più antica lista del canone attuale si trova in una lettera di Atanasio di Alessandria del 367, il canone della volgata fu recepito con decreto da papa Damaso I nel 382; Girolamo, su commissione di questo papa, tradusse in latino la bibbia ebraica dei settanta, aggiungendovi le scritture cristiane. Il nuovo testamento era fatto di 27 libri; la chiesa ortodossa ha aggiunto al canone cattolico un altro libro di Esdra, terzo e quarto libro dei Maccabei.

Nel 1546, al concilio di Trento, la chiesa cattolica definì canonici 73 libri, 46 del vecchio testamento e 27 del nuovo. Secondo una classificazione, i libri protocanonici erano quelli del primo canone ebraico e cristiano, mentre quelli deuterocanonici quelli del secondo canone cattolico, non riconosciuti come ispirati da ebrei e protestanti; cioè per il vecchio testamento, i due Maccabei, Tobia, Giuditta, aggiunte a Ester e Daniele, Baruch, epistola di Geremia, Ecclesiastico, Sapienza di Salomone e Sapienza di Siracide; per il nuovo testamento, la lettera agli ebrei, la lettera di Giacomo, la seconda lettera di Pietro, la seconda e la terza lettera di Giovanni, la lettera di Giuda e l’apocalisse.

Lutero accettò i 39 libri del canone del vecchio testamento, seguendo però l’ordine della Volgata e non della Tanakh ebraica; per quanto riguarda le scritture cristiane, considerò apocrife la lettera di Giacomo, quella di Giuda, quella agli ebrei e l’apocalisse di Giovanni, presentando però in appendice i libri deuterocanonici; per la chiesa anglicana, relativamente al vecchio testamento, solo i libri ebraici sono canonici, gli altri sono deuterocanonici; altre chiese protestanti considerano come ispirati complessivamente solo 66 libri, tra vecchio e nuovo testamento, escludendone i deuterocanonici.

Il canone copto o etiopico comprende il canone dei settanta e gli apocrifi: libro dei giubilei, libro di Enoch, 1-2-3 Maccabei, e, per il nuovo testamento, 1- 2 Clemente. Il canone siriano include nel vecchio testamento altri salmi e un secondo libro di Baruc; per il nuovo testamento ha 27 libri, però in India ne ha 22. Il canone armeno ha incluso nel canone del vecchio testamento il Testamento dei dodici patriarchi.

Il canone muratoriano fu scoperto dallo storico Ludovico Antonio Muratori (1672-1750), risaliva al VII secolo ma il suo originale era forse del II secolo; questo canone includeva i quattro vangeli, gli atti degli apostoli e 13 epistole di Paolo, ma non quella agli ebrei, considerata oggi canonica dalla chiesa, includeva invece la saggezza di Salomone, non inserita oggi nel canone cattolico.

Il codice sinaitico (340) era riportato su pergamena e in greco, conteneva la bibbia dei settanta, l’intero nuovo testamento e gli scritti apocrifi: la lettera di Barnaba ed il pastore di Erma, inoltre i testi deuterocanonici: Tobia, Giuditta, 1 Maccabei e l’apocrifo 4 Maccabei. Questo codice, nell’antico testamento è simile al codice alessandrino, nel nuovo a quello vaticano, forse fu commissionato da Costantino, dopo la sua conversione, poi fu soggetto a correzioni e fu manipolato, fu rinvenuto in Egitto attorno al 1850 ed oggi è custodito alla British Library di Londra.

Il codice vaticano, scritto su pergamene ed in greco, risale al IV secolo, forse codice sinaitico e codice vaticano avevano un originale comune, il codice vaticano contine la traduzione greca dei settanta, eccettuato 1-4 Maccabei e la preghiera di Manasse, mancano però alcune epistole, come quella agli ebrei, e l’apocalisse; come il sinaitico, non contiene la chiusura, aggiunta in ritardo, di Marco; questo documento è conservato in Vaticano ed ha un’origine egiziana, come quello alessandrino.

Il codice alessandrino fu scritto in greco su pergamena nel V secolo ad Alessandria, contiene la bibbia dei settanta, terzo e quarto libro dei Maccabei, tutto il nuovo testamento, inclusa la lettera agli ebrei e l’apocalisse, inoltre Clemente I e Clemente II, non entrati a far parte del canone cattolico, nelle epistole paoline è simile al codice sinaitico; naturalmente, a causa dell’usura del tempo, mancano varie parti. Nel 1621 questo codice fu portato a Costantinopoli dal patriarca di Alessandria, Cirillo, nel 1627 questo ne fece dono a Carlo I d’Inghilterra, nel XVII secolo il codice fu trasferito al British Museum di Londra.

Il primo canone fu quello di Marcione-Paolo, che si ispirò anche a Papia, il secondo quello di Ireneo-Muratori, che rimanipolò e ampliò il primo ed il terzo quello di Eusebio-Atanasio, che rimanipolò e ampliò il canone precedente; le scritture, tra loro contraddittorie, sono nate con diverse mani e con manipolazioni e falsificazioni successive.

Tutti i vangeli furono redatti in greco, tra i rotoli di Qumran (queste grotte furono sigillate dagli esseni nel 68 d.c.), secondo alcuni, sono stati rinvenuti dei frammenti di Marco e Matteo; in realtà, passi dei vangeli furono presi da opere e detti precristiani. Il manoscritto cristiano più antico, arrivato fino a noi, pare sia un frammento di Giovanni, detenuto dalla Rylands Library di Londra, mentre un frammento attribuito a Matteo si trova ad Oxford.

I vangeli solo il risultato di una redazione stratificata a più mani, selezionando testi esistenti, intervenendo su di essi con interpolazioni e sostituzioni; gli originali, che non possediamo, erano molto ristretti, dal IV secolo apparvero testi completi, come il codice sinaitico e quello vaticano, che non sfuggirono ad altre manipolazioni; i testi originali erano scritti su papiro o pergamena, perciò erano deperibili, gli scribi facevano errori di trascrizione, traduzione e interpolavano, cioè facevano manomissioni.

Poi c’è il problema della paternità dei vangeli, che nacquero come supporto alla predicazione; Eusebio di Cesarea, nella sua “Storia ecclesiastica”, cita tra i primi predicatori il vescovo di Ierapoli di Frigia, Papia, vissuto nel II secolo, autore di una “Spiegazione delle parole del Signore”; i detti di Gesù della tradizione diedero vita alla fonte Q di Matteo e Luca ed i racconti su Gesù al proto-Marco.

Marco, malgrado fosse collaboratore di Pietro, era antiebraico, probabilmente fu scritto in greco a Roma, sulla base di un canovaccio di Marcione, e spiega le usanze ebraiche; Luca, Marco e Paolo non hanno conosciuto Gesù, mentre Matteo e Giovanni si, perciò non si capisce perché Matteo abbia dovuto utilizzare il canovaccio di Marco come afferma la critica; secondo la tradizione, Matteo evangelizzò l’Etiopia e la Persia.

Luca è l’autore di un vangelo e degli atti degli apostoli, era un medico non ebreo, discepolo di Paolo, in rapporto con la chiesa ellenizzata d’Antiochia, questo vangelo fu usato da Marcione che si stabilì a Roma e creò il primo canone cristiano. L’autore definitivo del quarto vangelo, opera di almeno tre mani diverse, è Giovanni il presbitero, citato da Papia, questo autore era un buon conoscitore del territorio palestinese, subì influssi platonici, stoici e di Filone.

La prima redazione dei vangeli avvenne per opera di seguaci di Paolo, il nome d’arte di Marcione, questi vangeli sono antiebraici come lo era Marcione; Paolo era ebreo ma aveva abbandonato il messianismo degli ebrei e la loro sedizione, sebbene Cristo, cioè Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala, fossero stati crocefissi come un sediziosi; Paolo, cioè Marcione divenne filoromano e affermò che ogni potere derivava da Dio, così furono definiti cattivi i giudei e buono Pilato.

I vangeli apocrifi generalmente sono più recenti dei vangeli canonici, però alcuni di essi videro la luce nel II secolo, assieme ai canonici, apocrifo vuol dire nascosto; il vangelo gnostico di Tommaso e quello di Filippo sono più antichi di quelli canonici, anche perché il cristianesimo gnostico nacque prima di quello cattolico.

Nel cristianesimo delle origini ci furono contrasti prima con gli gnostici e poi con gli ariani; per Tertulliano i libri apocrifi erano libri eretici, però allora ogni comunità aveva il suo vangelo; fino ad Origene e Clemente Alessandrino (III secolo) l’uniformità nelle scritture cristiane non esisteva, cominciò ad affermarsi solo con Ireneo, inoltre, alla fine del II secolo, il canone Muratori, per quanto riguarda i contenuti, non era il nostro canone.

Alcuni vangeli apocrifi, come il vangelo segreto di Marco, il proto-Marco, quello di Paolo, quello di Marcione, quello di verità, quello degli egiziani, quello degli ebrei, quello di Pietro, quello gnostico di Giovanni, quello di Maria, quello di Giacomo, quello di Filippo e quello di Tommaso, furono fatti sparire dalla circolazione; però furono citati da Clemente, Origene e Ireneo, il vangelo di Tommaso è stato poi riscoperto nel 1945 a Nag Hammadi ed è più antico dei vangeli canonici.

Per il vangelo apocrifo dello pseudo Matteo, Maria rimase vergine dopo il parto, però per Marcione aveva perduto la verginità con il concepimento, per Gioviniano con il parto; per Tertulliano, Maria, dopo Gesù, aveva avuto altri figli, anche Matteo afferma che Giuseppe ebbe rapporti con lei, dopo la nascita di Cristo (Mt 1,25); però il credo parla di unigenito figlio di Dio e non di primogenito e parla di verginità eterna di Maria.

Il sinodo lateranense del 649 stabilì che Maria era rimasta vergine dopo il parto, per la Chiesa, Maria concepì anche senza piacere e partorì senza dolore; oggi possiamo affermare che la fecondazione assistita, il taglio cesareo per il parto e l’astinenza successiva le avrebbero potuto conservare la verginità. Isaia aveva parlato della nascita del Messia da una giovane donna e fu tradotto dalla chiesa da una vergine (Is 7,14); il catechismo afferma che, dopo il parto, Maria rimase vergine, anche se le scritture canoniche non ne parlano.

Nel 1854 da Pio IX fu proclamato il dogma dell’immacolata concezione e nel 1950 fu proclamato da Pio XII quello dell’assunzione in cielo di Maria, il primo rovescia la tradizione scolastica contraria sostenuta da Bernardo a Tommaso d’Aquino; questa nuova dottrina fu sostenuta dai francescani e da Sisto IV (1483) e respinta dai domenicani. Nel 1858 la madonna apparve a Lourdes a Bernadette, canonizzata nel 1933, numerose sono state le apparizione di Maria in 2000 anni, anche Bernardo di Chiaravalle e Pio XII ebbero questa fortuna, però generalmente queste apparizioni furono riservate a persone poco istruite o psicotiche.

I protestanti rifiutano i dogmi mariani e l’adorazione di Maria, divenuta ormai una quarta persona divina; Maria Teresa di Calcutta aveva proposto un quinto dogma mariano, la corredenzione, non accettato dalla Chiesa, cioè il ruolo cooperativo svolto da Maria, assieme a Gesù, nella redenzione dal peccato originale.

A Nag Hammadi sono stati scoperti 52 manoscritti gnostici in lingua copta, tradotti dal greco, risalgono al IV secolo, gli originali più antichi erano del II secolo, tra essi sono il vangelo di Maria, quello di Filippo, quello di Tommaso, il vangelo degli egiziani, il libro segreto di Giacomo, l’apocalisse di Paolo, l’apocalisse di Pietro. Molti di questi testi contengono detti segreti di Gesù e si rivolgono a quelli che hanno la gnosi o conoscenza, hanno punti di contatto con le credenze indiane.

Le traduzioni dall’ebraico, all’aramaico, al greco, al copto al latino hanno consentito certe libertà; la chiesa cattolica ha temuto che questi ritrovamenti portassero a delle rivelazioni capaci di minare il suo credo, perciò prese il controllo dei manoscritti esseni di Qumran scoperti nel 1947, ritardandone traduzione e pubblicazione.

Esistono vangeli apocrifi giudeo-cristiani, sull’infanzia di Cristo, su Maria, su Pilato, gnostici, dualistici e manichei, un vangelo gnostico fu opera di Marcione, che visse a Roma intorno alla metà del II secolo e ispirò Luca. Nel 325 il concilio di Nicea affermò l’identità sostanziale tra Gesù e Dio e nel 381 il concilio di Costantinopoli stabilì che formavano un’unica persona Cristo, Dio e lo Spirito Santo, però i cristiani dimenticarono che lo spirito santo era di genere femminile per gli ebrei e per gli gnostici.

Nel II secolo il cristianesimo gnostico si affacciò nella città di Roma e, secondo Ireneo, tanti si convertivano al cristianesimo, i cristiani ritenevano di avere il dono di guarire, Tertulliano afferma che nel II secolo i cristiani aiutavano anche i poveri; nel III secolo il cattolicesimo acquistò prevalenza nel IV fece un concordato con Costantino che lo mise in una posizione privilegiata.

Il battesimo per immersione era una rinascita e comportava la resezione dei legami con la famiglia, Giustino martire, battezzato intorno al 140, affermava che con il battesimo aveva rinunciato al paganesimo, ai vizi, alla ricchezza ed all’odio razziale. Ci s’immergeva nudi nelle acque e si usciva rigenerati, tutte le religioni misteriche avevano lavacri simili al battesimo cristiano.

Il catecumeno riceveva un nome nuovo, come avviene nelle società segrete e tra i rivoluzionari, la ragione poteva risiedere nel fatto che il cristianesimo all’inizio era  nascosto, apparentemente era una società segreta, il neofito era chiamato fratello, altro segno di partecipazione ad una società segreta; partecipava al pasto in comune, con pane e vino, con il fine, soprattutto, di fare della beneficenza.

Matteo e Luca invitavano ad amare i nemici ed a porgere l’altra guancia, il testo cristiano siriano, chiamato Didaché invitava ad amare Dio e il prossimo, a non fare agli altri ciò che non si voleva fosse fatto a se stessi, ordinava di non uccidere, di non commettere adulterio, di non corrompere fanciulli, di non fare magie e di fare elemosine. Per questo testo, il battesimo era un bagno purificatore (“Il vangelo segreto di Tommaso” di Elaine Pagels).

Poiché Gesù aveva invitato a mangiare il proprio corpo, Tertulliano (nato intorno al 160) riportò che i cristiani erano accusati di uccidere e mangiare bambini, pareva che il mistero cristiano invitasse a cibarsi di carne umana, nell’eucaristia c’era l’eco d’antichi rituali, anche Dionisio insegnava a cibarsi della carne e del sangue della divinità; Plinio il giovane scrisse che i cristiani gnostici di Bitinia erano accusati di cannibalismo.

Dopo la morte di Gesù, tra i cristiani si era diffusa la tesi che era stato offerto in sacrificio, nel tempio di Gerusalemme, dopo il sacrificio del capro, ci si cibava della sua carne, perciò Matteo e Marco evocarono il tema dell’espiazione sacrificale; per Marco e Paolo il sangue sacrificale di Cristo ratificava il nuovo patto. L’agnello pasquale era ucciso prima della Pasqua, nello stesso momento fu immolato Cristo, Paolo, con la lettera ai Corinzi, ricordava che  Gesù aveva invitato a mangiare il proprio corpo.

Gli esseni, eredi degli asidei asmonei, avevano campi militari a nord-ovest del Mar Morto, a 40 chilometri da Gerusalemme, dove si erano rifugiati dopo la rivolta dei Maccabei, attendevano il messia e i loro capi erano discendenti della famiglia degli asmonei; erano monaci guerrieri che conservavano il rotolo della guerra, con gli zeloti, attendevano il riscatto nazionale. Anche Pacomio, primo monaco cristiano, era stato un soldato romano ed in Egitto fondò una regola che seguiva la disciplina militare.

Il vescovo Papia di Frigia, costruì la prima figura di Cristo, portando nel 135 i detti del signore a Roma, questi detti furono poi integrati da Marcione, un filosofo dualista e gnostico d’Asia Minore  che vedeva in Gesù un essere spirituale; nel 145 d.c. il suo vangelo, di contenuto gnostico e di cui si è perso il testo,  fu adottato dalla comunità di Roma, da questo vangelo fu ricavato il vangelo di Luca, Marcione scrisse o riscrisse anche 10 lettere attribuiti a Paolo, altre lettere attribuite a Paolo furono opera di falsari successivi legati ai Pisone ed a Plinio il giovane.

Il Cristo spirituale di Marcione era contestato da chi, come Marco e gli ariani, preferiva vedere in Cristo un uomo o un superuomo adottato da Dio, questo secondo partito vinse e Marcione fu scomunicato; alla fine del secondo secolo si contavano più di sessanta vangeli, diversi negli episodi raccontati e sulla natura e origine di Gesù, però nessuno ancora attribuiva la sua nascita alla vergine Maria. Gli spirituali e gli gnostici negavano l’incarnazione e avevano un salvatore spirituale da contrapporre ai soters pagani e incarnati; per lo gnostico Valentino, Gesù era puro spirito.

Il nome di Gesù, Soter o salvatore in aramaico, mutuato dai culti pagani dei misteri, fu usato la prima volta da Origene nel 180. Dopo il concilio di Nicea del 325 d.c., per fare chiarezza su Cristo, furono contraffatti tanti documenti, la chiesa falsificò i fatti storici, facendo passere gli esseni per cristiani, Stefano, da martire esseno, fu trasformato in martire cristiano; lo scopo era sostenere che il cristianesimo si era preimpiantato in Palestina e aveva il vangelo di Matteo.

Nella seconda metà del II secolo, il cristianesimo era nato dalle idee degli spiritualisti esseni e di Filone di Alessandria,  aggiungendovi contenuti delle religioni misteriche, come la figura del soter e l’eucaristia; Gesù o Soter era il titolo del messo divino dei culti dei misteri, Cristo era la grecizzazione di messia,  era un titolo regale e significava unto o consacrato.

I vangeli canonici sono stati scritti intorno al 150, quello di Giovanni intorno al 200, i vangeli gnostici di Filippo e Tommaso erano più antichi; il vangelo gnostico di Tommaso già aveva citato  la pagliuzza e la trave nell’occhio di cui ha parlato Cristo.

Gli esseni accoglievano proseliti gentili e rifugiati zeloti, parlavano greco e aramaico, perciò usavano come equipollenti il termine di Cristo o messia, erano poveri, (come gli ebioniti) vestiti di stracci, erano sporchi, con i capelli lunghi (come i nazareni), furono disprezzati; la parola  “cristiano” era offensiva, perciò, nei primi secoli, non era nemmeno riportata sulle lapidi.

Plinio il giovane fu il primo ad usare il termine di cristiani, i primi “cristiani”, anche se non detenevano ancora la teologia cristiana, furono in realtà esseni, le prime espulsioni da Roma riguardarono questi esseni e agitatori zeloti a loro associati; gli esseni erano gli spirituali, gli zeloti gli uomini d’azione.

Al contatto con la filosofia greca, questi esseni, diedero vita, per sincretismo, al cristianesimo gnostico e ariano, poi evolutosi in cristianesimo cattolico, adottato definitivamente dall’impero, che, con una scelta di potere, archiviò definitivamente mitraismo, gnosticismo e arianesimo; con un falso storico, le gesta degli esseni e degli zeloti furono attribuite ai cristiani nuova edizione.

Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala, grazie alle informazioni fornite da Giuseppe Flavio, ispirarono e furono la controfigura di Cristo; un essere prima immaginato, poi reso uomo, per il quale si richiedeva, quindi, una biografia, e quindi divino (Giovanni), attingendo alle credenze su Mitra. Insomma Cristo è nato a tavolino con la fusione di un terrestre come Giovanni di Gamale e un Dio come Mitra, per volontà di teologi legati al potere.

Non si sa se Nazareth è esistita, se Flavio (Antichità Giudaiche) non la citò forse dipese dal fatto che la località era poco importante, invece Gamala esistette e fu distrutta dai romani, in questa città nacque l’asmoneo Giovanni di Gamala, figlio di Giuda, capo di una bada di rivoltosi zeloti che ispirò le gesta di Gesù (Cascioli).

 

 


 

CAPITOLO 5

LE SCRITTURE CRISTIANE

 

I quattro vangeli originali furono approvati da Ireneo nel II secolo e furono rimaneggiati nel IV secolo da Eusebio e Atanasio, con la riforma religiosa e il concordato fatti da Costantino; nei manoscritti più antichi non si trova il passo di Giovanni: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”; di Marco esiste un Marco antico, che mancava della chiusura, e uno recente; anche Giovani inglobò una fonte precedente che non accennava alla passione, oggi queste interpolazioni successive sono ammesse anche dalla CEI, la conferenza episcopale italiana.

Le “Interpretazioni dei detti del Signore” di Papia collegano Marco alla predicazione di Pietro; Papia si rifaceva ad una tradizione risalente agli apostoli, bollata come mitica da Eusebio nella sua “Storia ecclesiastica”; all’interno del cristianesimo, fin dall’inizio esistettero lotte per la supremazia, perciò Eusebio trionfante decise di disfarsi della dottrina di Papia, come di quella gnostica e ariana.

I vangeli nacquero come opere devozionali e non storiche, nel 325 Nicea impose il canone cattolico, la decisione definitiva sul canone cattolico complessivo fu dovuta al concilio di Trento del 1546, che incluse anche i primi due libri dei Maccabei, rifiutati da ebrei e protestanti.

Relativamente al vecchio testamento, protestanti ed ortodossi non seguono il canone cattolico ma quello ebraico; per quanto riguarda i vangeli apocrifi, la Chiesa ne ha preso alcuni passi ed ha rifiutato il resto. Il vangelo perduto di Marcione (l’inventore di Paolo) era una prima versione del vangelo di Luca e non accennava alla nascita terrena di Gesù e alla sua morte, per Marcione Gesù era un essere celeste ed un semidio nato in cielo.

Il canone muratoriano, scoperto da Antonio Muratori e pubblicato nel 1740, era del VII secolo, però l’originale risaliva alla fine del II secolo, fu scritto a Roma e conteneva libri del nuovo testamento, nello stesso periodo Ireneo definì canonici solo i quattro vangeli e stabilì il suo secondo canone, dopo quello di Marcione.

La parte dei vangeli relativa alla nascita e alla morte di Gesù fu aggiunta successivamente, quando si diede un corpo a Cristo, Ireneo attaccò Marcione ed il suo vangelo che non conteneva quelle parti; Marcione fu attaccato anche da Tertulliano nel suo libro “Contro Marcione” e nel 144 fu scomunicato; fin dall’inizio la Chiesa ebbe le sue correnti e le lotte per il potere che si facevano forti di particolari visioni su Cristo e di particolari vangeli.

Lo gnostico Marcione, in una concezione dualista e manichea, sosteneva che Geova era il Dio cattivo, mentre il padre di Gesù era il Dio buono; Marcione era antisemita e considerava il nuovo testamento il ribaltamento del vecchio testamento, mentre per Ireneo il Dio era unico ed il nuovo testamento era una continuazione del vecchio testamento, Ireneo riteneva anche che Cristo si era fatto uomo, era nato in terra, era morto e risorto.

Per la Chiesa, Matteo e Giovanni sono opera di due apostoli, mentre Marco e Luca di due discepoli di Pietro e Paolo, la Chiesa ha ammesso le aggiunte alle scritture, però è costretta a difenderne il contenuto per preservarsi; ai quattro vangeli andrebbe affiancato il vangelo gnostico di Tommaso, più antico, di grande interesse potrebbe essere, se lo avessimo, anche il vangelo originale di Marcione e quello originale di Marco.

I detti di Cristo sono sparsi nei quattro vangeli ed in quello di Tommaso, Gesù considerava beati i poveri e osteggiava i ricchi; il discorso della montagna, riportato da Matteo, contiene la preghiera del padre nostro cristiana, dove la richiesta di non indurre in tentazioni è rivolta a Dio e non al diavolo.

Nel discorso della montagna Gesù, dando ragione ad Ireneo e torto a Marcione, afferma di non essere venuto ad abolire la legge, invita chi è senza peccato a scagliare la prima pietra e ad amare il prossimo. Le parabole erano il risultato delle predicazioni dei primi missionari, Cristo affermò che il regno di Dio era imminente, avrebbe potuto attuarlo anche dopo la resurrezione, la quale avrebbe anche favorito le conversioni, invece non si affermò il regno ma la gerarchia della Chiesa.

I primi manoscritti del Nuovo Testamento in nostro possesso sono della fine del quarto secolo, la chiesa ammette che questi testi sono stati manipolati, cioè falsificati, anche Sisto V (1585-1590) incluse nella Volgata latina errori ed interpretazioni personali. San Girolamo si accorse che i vangeli erano contraddittori e Sant’Agostino confessò che non avrebbe creduto ai vangeli, se non fosse stato costretto dall’autorità della Chiesa; nel 325, al concilio di Nicea furono stabiliti come canonici solo i quattro vangeli, già sostenuti da Ireneo nel II secolo, però non si sa in quale versione.

Nel medioevo era vietata la traduzione della bibbia dal latino, nel 1562 il concilio di Trento mise anche la bibbia tra i libri proibiti, si affermò che la libera lettura dei testi sacri faceva più male che bene, Clemente VIII (1592-1605) vietò ai laici di leggere la bibbia; il 22.3.1745 il Vaticano mise all’indice tutta la bibbia.

Nel 1813 Pio VII definì la bibbia la più maligna delle invenzioni e la distruzione della fede, nel 1822 Gregorio XV estese agli ecclesiastici il divieto di leggere la bibbia  (“Sapevo il credo e ora l’ho scordato” di Gianni Minasso); Leone XII (1823-1829) affermò che la bibbia era un veleno e comminò la scomunica per le società bibliche che la studiavano.

La Chiesa aveva paura di ciò che si poteva leggere nella bibbia e ne aveva valutato le contraddizioni, temeva di essere smentita dalla bibbia che, a causa dei suoi contenuti, poteva sviare i fedeli, inoltre, le scritture potevano anche smentire la dottrina ufficiale della Chiesa.

Ciò malgrado, nel 1962 il concilio Vaticano II affermò che le scritture erano senza errore, però fu costituita una commissione mista di protestanti, cattolici ed ebrei, per modificare alcune espressioni crude della bibbia, raccomandando, cioè, un’ennesima libera traduzione o falsificazione. Il canone cattolico è nato su commissione del potere romano, con il lievito della tradizione e con il contributo dei liberi traduttori e rifacitori; il vangelo ridotto e originale di Marco nacque su iniziativa di poteri romani.

Le scritture cristiane sono canoniche e apocrife, il culto della vergine, nato nel IV secolo, fece nascere i vangeli della natività di Maria, il silenzio dei vangeli canonici sulla fanciullezza di Gesù fece nascere i vangeli dell’infanzia di Gesù, ricchi d’elementi fiabeschi; il ciclo degli apocrifi su Pilato servì a colmare la mancanza di documenti romani sul processo a Gesù e a riabilitare Pilato e Tiberio, Pilato fu anche fatto santo dalla chiesa copta.

Gli apocrifi furono scritti per fornire materiale di devozione ai fedeli e per fare chiarezza su periodi oscuri della vita di Gesù, nel 1945 a Nag Hammadi, nell’alto Egitto, fu scoperta un’intera biblioteca gnostica, nel 1947 a Qumran, presso il Mar Morto, fu scoperta una biblioteca essena, che aveva dei punti di convergenza con i primi cristiani.

La forma predominante di cristianesimo s’impose con Costantino e con il concilio di Nicea (IV secolo), poi si diffuse in tutto l’impero romano; il cristianesimo sfruttò le idee del giudaismo,  però i i cristiani ex pagani non si adattarono a seguire circoncisione, rispetto del sabato e  regime alimentare ebraico.

All’apparenza, Saulo era un ebreo grecizzato e provava una profonda avversione per i giudei, si convertì al cristianesimo gnostico, cambiò il nome in Paolo, era contro la circoncisione e non seguiva la legge ebraica, puntò alla conversione dei gentili e fondò varie chiese; tuttavia Paolo è un personaggio inventato, anche se è probabile che anche qualche ebreo ellenizzato aderisse alla nuova fede. I seguaci di Marcione, l’inventore di Paolo, cercarono di liberarsi completamente dell’eredità ebraica, consideravano negativamente il Dio ebraico creatore dell’universo; gli gnostici come Marcione inseguivano una conoscenza mistica e segreta e la loro filosofia incorporava elementi ebraici, greci, egiziani e orientali, avevano delle scuole, dove non s’insegnava solo religione.

La volgata latina di San Girolamo nacque alla fine del IV secolo, una volta imposto il canone; nel 1546 il concilio di Trento la dichiarò unica traduzione autentica della bibbia, però già nel 1592 Clemente VIII ne fece fare un’edizione corretta e riveduta, che conteneva altre imprecisioni.

Il cristianesimo cessò d’essere tributario del giudaismo, per assumere una fisionomia più originale, grazie all’influsso della filosofia dei gentili; tra i filoni cristiani, prima si affermò lo gnosticismo, poi l’arianesimo e poi il cattolicesimo, intorno a Cristo è stata costruita una mitologia, tributaria delle credenze dei pagani.

Giustino martire (150 d.c.) parla della vita di Gesù letta nelle chiese, accenna a memorie e ricordi degli apostoli, questi documenti originali poi scomparvero, tra questi documenti era il Libro delle Testimonianze, citato negli atti di Barnaba, questo libro ispirò il vangelo originale di Matteo; Luca cita un altro documento, il Testo d’Insegnamento, che potrebbe anche essere lo stesso libro precedente.

Il nuovo testamento canonico si compone dei quattro vangeli, degli atti degli apostoli, delle epistole e dell’apocalisse di Giovanni, in origine fu redatto in greco e su papiro, dal IV secolo iniziarono le copie in pergamena. Nuovo testamento significa nuovo patto e nuova alleanza tra Dio e l’umanità intera, mentre il vecchio testamento era un patto fatto solo tra Dio e Israele.

Vangelo significa lieto annunzio e buona novella, i vangeli non sono biografie complete di Cristo o libri storici, esaltando Cristo, seguono lo stile ebraico del Midrash, però per il popolo il termine vangelo è divenuto sinonimo di verità lampante. I vangeli sono discordanti perché raccolsero le tradizioni in luoghi diversi, non si conoscono i veri autori dei vangeli, i discepoli erano analfabeti.

Il termine vangelo o buona novella era riservato al culto dell’imperatore ed era usato quando si portava a conoscenza la vittoria o l’avvento di un nuovo salvatore nella persona dell’imperatore; l’imperatore aveva anche attributi religiosi, come il califfo, il messia ed i Maccabei, ed era detto pontefice massimo.

Nel II secolo, ogni comunità cristiana aveva un proprio vangelo, il messaggio gnostico cristiano era sostenuto dall’impero; nel IV secolo fu fissato il canone neotestamentario cattolico; il concilio di Nicea (325), contro gli ariani, affermò l’identità sostanziale tra Dio e Gesù, in tal modo Maria diveniva madre di Dio e di Gesù; si affermava anche che Gesù era esistito prima della madre e dell’universo, che lui personalmente aveva creato, si impose l’idea della  trinità.

Alla fine del II secolo nacquero i vangeli canonici originali, le manipolazioni alterarono immediatamente questi testi, rendendoli anche più estesi; ci sono pervenuti dei frammenti di vecchi papiri dei sinottici e di Giovanni, cioè il papiro Chester Beatty e il papiro Rylands, conservato a Manchester, Inghilterra. Forse le parti perdute sono state distrutte dalla censura, perché il lancio della figura di Cristo ad un certo punto dovette corrispondere ad un certo modello; comunque, certi frammenti di papiri sono stati forzatamente collegati agli attuali vangeli canonici.

Il cristianesimo è stato caratterizzato da scismi fin dall’inizio, lo gnosticismo cristiano subì lo scisma ariano e poi quello cattolico, poi ci fu lo scisma  con l’oriente ortodosso, a causa del culto delle immagini, dell’autorità del papa e del mistero trinitario; per i greci il padre veniva prima del figlio, invece per Agostino (354-430) il figlio era pari al padre, fu Agostino che impose in occidente la sua visione della trinità, già adottata nel 325 dal concilio di Nicea.

La bibbia è opera umana, di sacerdoti ebrei, di scribi, rabbini e dirigenti cristiani, le vicende bibliche sono il risultato d’azioni naturali e umane e non d’interventi divini. Le scritture ebraico-cristiane si possono dividere in sette parti: il Pentateuco, i libri storici, i libri poetici, i libri profetici, i vangeli, gli scritti apostolici, i vangeli apocrifi e le eresie; i libri del nuovo testamento sono stati anche divisi in storici, epistolari ed apocalittici.

Il concilio di Cartagine del 397 ufficializzò il canone greco alessandrino, il concilio di Trento (1545-1565) fissò il canone biblico in 73 libri, dei quali 46 appartengono al vecchio testamento e 27 al nuovo; questo canone alessandrino fu imposto ai cattolici da Agostino (354-430); secondo gli ebrei, i libri canonici del vecchio testamento sono 24, secondo i protestanti, i libri canonici sono 66, 39 del vecchio e 27 del nuovo testamento; ebrei e protestanti seguono il canone palestinese, per cattolici, ortodossi e protestanti, i libri canonici del nuovo testamento sono 27.

Agostino era stato prima manicheo, poi platonico, quindi cattolico, divenne nemico di Pelagio e dei donatisti, da giovane era stato un maniaco sessuale e da uomo maturo divenne sessuofobo.

I libri del vecchio testamento, non ispirati per ebrei e protestanti, sono: Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruch, l’epistola di Geremia e i Maccabei; ebrei e protestanti hanno rilevato aggiunte ai libri di Ester e di Daniele, aggiunte però che esistono in tutti i libri della bibbia; per gli ebrei, i libri ispirati cessarono nell’anno 200 a.c., però continuò la compilazione del Talmud, iniziata durante la diaspora babilonese.

Il cristianesimo è un prodotto del sincretismo giudaico-pagano, poi patrocinato e protetto dal potere romano, non abbiamo gli originali delle scritture e nessun libro della bibbia è autografo; le scritture sono falsi di generazioni d’uomini estranee a Dio, forse solo l’Ecclesiastico ha un autore certo, cioè Giosuè o Gesù di Sirac, detto il Siracide; il nome dell’autore d’ogni singolo libro è stato identificato dalla tradizione con un personaggio eminente.

Dopo la prima letteratura gnostica, nata spontaneamente, il primo testo succinto del vangelo di Marco, fu patrocinato nel II secolo dal potere romano, la tradizione arricchì la narrazione e contribuì a far nascere Matteo e Luca; alterazioni avvennero per colpa di copisti, traduttori e commentatori, che inserirono le loro note nel testo; alcune di queste manipolazioni ed errori di traduzione o copiatura sono stati accertati, altri no, per la mancanza degli originali. Alla fine del II secolo, la rivoluzione cattolica di Ireneo, sostenuto dall’impero, creò il primo canone cattolico.

Però l’opera di corruzione dei testi non cessò e ci furono manipolazioni anche nel IV secolo,  al tempo di Costantino; da allora il contenuto dei libri canonici e rimasto quasi quale noi lo conosciamo. Il cristianesimo nacque gnostico nel II secolo, divenne ariano nel III secolo con il sostegno dall’impero, fu imposto come cattolico nel IV secolo; i vangeli sinottici nella loro forma originale nacquero come vangeli ariani, quello di Giovanni invece nacque come vangelo cattolico e fu patrocinato da Ireneo; nel IV secolo Eusebio fissò il canone definitivo. L’arianesimo, come dottrina, credeva che Cristo fosse un superuomo adottato da Dio, la credenza era anteriore ad Ario, che nel III secolo ne fissò la dottrina.

Dopo la riforma religiosa di Ireneo, molti vescovi successivi adottarono il metodo di governo della chiesa di Ireneo, per standardizzarne la dottrina e combattere le eresie, il processo ebbe uno sbocco nel concilio di Nicea del 325; dal IV secolo la funzione di censore di Ireneo fu presa da un’assemblea di vescovi riunita in concilio.

L’uomo ha creato i libri sacri e la sua visione di Dio, in definitiva Dio stesso, la stessa dottrina della salvezza generale dell’umanità, annunciata dal regno di Dio, non è altro che la risposta dell’uomo alle sue ansie, alle sue aspirazioni di giustizia e alle sue speranze; la bibbia fa capire che l’età dell’oro è esistita a principio con il paradiso terrestre, dove non si lavorava per vivere e si era immortali, e tornerà alla fine con il regno di Dio, che restituirà all’uomo l’originaria purezza e immortalità e lo libererà dalla schiavitù del lavoro.

L’uomo ha sempre considerato angosciosa la morte e una costrizione il lavoro fisico subordinato, al quale si sottraevano solo gli uomini liberi, cioè i baroni, così la pensavano i romani; etimologicamente, in tedesco, barone significa uomo libero, furono i rabbini a rivalutare il lavoro fisico, ritenendo un dovere morale per loro l’esercizio di un lavoro artigiano

Poiché la bibbia è ispirata dovrebbe essere immune da errori, però Agostino avvertì che se c’imbattiamo in un passo che ci sembra in contrasto con la storia, con la scienza e la realtà, dobbiamo affermare: “ Qui o c’è uno sbaglio del copista, o il traduttore non ha reso bene l’originale o io non capisco”; inoltre, se vi è contrasto tra bibbia e insegnamento della Chiesa, bisogna seguire l’altro consiglio di Agostino: ” Non questo afferma la divina scrittura, ma questo intende l’umana ignoranza”. Comodo no? I teologi sono come i giuristi, sono causidici ed hanno sempre gli argomenti per giustificare qualunque cosa.

La bibbia è stata scritta in epoca tanto diversa dalla nostra, lo stesso senso letterale è reso difficile perché applicato ad una lingua morta, l’ebraico era anche privo di vocali, punteggiatura, titoli e capitoli; oltre il significato elettorale, esisteva quello simbolico e allegorico, poi vennero le manipolazioni del testo.

La chiesa cattolica si è arrogato il diritto di interpretare le sacre scritture e fu ostile alla libera traduzione e alla libera lettura della bibbia; comunque, la parola della bibbia va inquadrata nella sua precisa cornice storica e geografica, le lingue usate sono state l’ebraico, l’aramaico, il greco, il latino e il copto; se i libri apocrifi sono quelli non ispirati, tutti i libri sacri sono apocrifi. La Chiesa sostiene che gli scrittori ispirati e oracolanti sono immuni da errori, però non si spiegano le contraddittorie testimonianze dei diversi evangelisti.

I masoreti ebraici facevano osservazioni critiche alla bibbia ebraica, nel II secolo d.c. fissarono definitivamente il testo dei libri sacri ebraici e poi riportarono per iscritto il Talmud; la versione greca della bibbia ebraica, detta dei settanta, fu composta tra il II e il III secolo a.c., alterando il testo ebraico, la Volgata latina di san Girolamo è del IV secolo d.c., commissionata dal concilio di Nicea; Girolamo  si era basato più sul senso che sulla lettera delle scritture, però il concilio di Trento (1545-1565) sanzionò l’autenticità della sua Volgata. Esistono discordanze tra la Volgata latina e l’edizione greca dei settanta e tra questa e la bibbia ebraica.

La chiesa cattolica si oppose alla libera traduzione dei testi sacri, per paura delle eresie vari concili proibirono le traduzioni non approvate dai vescovi; con l’indice dei libri proibiti, approvato dal concilio di Trento, si prescrisse che non si potevano leggere traduzioni della bibbia in lingua volgare, senza licenza del vescovo o del Sant’Uffizio, si proibì anche la libera lettura della bibbia.

Il codice di diritto canonico richiede la censura preventiva sulle pubblicazioni bibliche, in questo momento però, grazie alla rivoluzione liberale, la prescrizione riguarda solo le case editrici cattoliche; i protestanti continuano nella loro libera traduzione e nell’analisi della bibbia che, fino ad oggi, ha dato vita ad approfondimenti critici molto validi ed interessanti, ma ha dato luogo anche ad altre divisioni tra cristiani.

Le maggiori manipolazioni ai testi sacri furono dovute dalla tradizione, più che dalla traduzione, però ci furono anche manipolazioni dolose da parte della Chiesa, i popoli antichi si tramandavano i fatti ed erano vittime di suggestioni. Gli autori ufficiali sono tutti ebrei, eccetto Luca, gli autori veri non si conoscono, i testi gnostici erano scritti in lingua copta; la chiesa afferma che i libri sono stati ispirati dallo Spirito Santo e hanno Dio come autore, inoltre ne ha rivendicato il monopolio nell’interpretazione, osteggiando anche le società bibliche moderne.

Cattolici e protestanti citano le parti delle scritture che fanno loro comodo, non ritengono che tutta la scrittura sia utile per la predicazione, perché è contraddittoria, è spesso amorale  e potrebbe smentire la loro dottrina; nel cristianesimo ci fu una certa opposizione anche al Vecchio Testamento degli ebrei, che fu condannato da Marcione, da altri gnostici cristiani e da Ireneo.

I vangeli delle origini in gran parte non sono arrivati fino a noi o sono arrivati solo a brani, si afferma che alcuni vangeli sconosciuti siano custoditi negli archivi segreti del Vaticano; la Chiesa, se volesse, potrebbe fare chiarezza su questi misteri, non lo può fare perché è stata costruita sulle falsificazioni e non vuole rischiare di crollare. 

Numerose sono le discordanze tra i vangeli, nel 150 il vangelo apocrifo di Pietro cercò di fonderli, nel 170 Taziano ritentò con un testo unificato, il Diatessaron; il vangelo definitivo di Marco fu scritto a Roma, affermava che Cristo era il messia salvatore e sostenne che gli ebrei erano colpevoli della morte di Cristo, mentre i romani innocenti. Marcione (85-160) ispirò Luca, partendo dal canovaccio di Marco; alla fine del II secolo, il pagano Celso accusava i cristiani di aver rimaneggiato diverse volte i vangeli.

Con un congresso, la Chiesa impose i quattro vangeli definitivi, Ireneo ne fu l’antesignano, sedotto dalla teologia di Giovanni, la vita di Cristo fu amplificata a fini apologetici, grazie al lievito della tradizione e dei manipolatori; anche il testo masoretico ebraico, iniziato nel 2° secolo a.c., incluse osservazioni critiche dei rabbini nelle sacre scritture. Marcione creò Paolo ed il primo vangelo gnostico; Marco, il vangelo sinottico più antico, nacque tra gli adozionisti e fu patrocinato dai Pisone e da Plinio il giovane, con la consulenza di Papia e Giustino; Marco ispirò Matteo e Luca,  mentre  Ireneo patrocinò Giovanni.

I cristiani saccheggiarono il vecchio testamento, alla ricerca di passi che potessero riguardare il ministero di Gesù; la bibbia dei settanta e la volgata latina modificarono il testo ebraico, perciò fecero parlare Mosè con  Dio in visione, invece che faccia a faccia; il libro di Giobbe fu accorciato, fecero camminare Cristo sull’acqua, invece che nell’acqua, lo fecero nascere da una vergine, invece che da una giovane donna, sposata illibata.

Per gli ebrei, con il regno terreno di Dio, Israele sarebbe stato riscattato e avrebbe dominato il mondo, decine d’aspiranti messia si misero a capo di questo movimento politico religioso, come attesta anche lo storico ebreo romanizzato Giuseppe Flavio; il dodicesimo articolo della confessione di fede d’Israele, fissata nel medioevo da Maimonide, affermava che Dio avrebbe inviato il Messia annunciato dai profeti. Tacito e Svetonio raccolsero queste voci e affermarono che voci di popolo asserivano che dalla Giudea sarebbe venuto il dominatore del mondo, anche i magi di Zaratustra lo attendevano.

Con l’era cristiana, i rabbini chiusero il canone ebraico e si dedicarono al commento della scrittura, rifiutando anche i libri dei Maccabei, perché scritti in greco; alcuni di loro affermarono che il messia era l’intero popolo d’Israele, Marx affermò che la classe operaia era il messia; per i socialisti Cristo era il capo degli oppressi, per i nazisti, un ariano che lottava contro i giudei.

Un famoso messia fu Simone Barcocheba, sconfitto nel 132 da Adriano, fu riconosciuto come messia dal più celebre dei rabbini, cioè Akiba il Grande, batté moneta per la nuova era e riuscì anche a cacciare i romani da Gerusalemme; ebbe più seguito e successo dell’immaginario Gesù, che però è durato più degli altri messia, perché per lui si varò un programma di divinizzazione e perché fu adottato dall’impero.

Nel vangelo di Marco, Giacomo e Giovanni di Zebedeo erano detti figli del tuono, cioè erano zeloti, anche Simone Pietro e Giuda Iscariota o Taddeo, erano zeloti, iscariota voleva dire sicario; insomma la compagnia o famiglia di Cristo pareva anche piena di zeloti, questi nazionalisti armati non erano pacifisti; il fatto è che gli autori definitivi di Marco, per dare credibilità al racconto, aiutati dagli scritti di Flavio, cercarono di ricostruire l’ambiente giudaico, erano informati sulle sette giudaiche, come quelle degli esseni e degli zeloti, e le inserirono nella vita di Gesù.

La Galilea era piena di zeloti, il clan di Cristo era detto dei galilei, Giuda il Galileo guidò una rivolta antiromana, facendosi messia, Simone Pietro ingaggiò un combattimento con la spada, con coloro che erano venuti ad arrestare Cristo; quindi Cristo sembrava circondato di zeloti e imparentato con loro, gli apostoli sembravano un clan familiare rivoluzionario. Queste sono tra le tante contraddizioni dei vangeli.

Con la distruzione di Gerusalemme, i giudei si erano sparsi tra Roma, Alessandria, Antiochia, Efeso e Corinto; i giudei si scontrarono con i cristiani ex pagani che avevano saccheggiato le loro scritture, l’antisemitismo dei greco-romani fu ereditato dai gentili-cristianizzati, che naturalmente, vollero affrancarsi dalla Legge ebraica e distinguevano il Dio degli ebrei da quello dei cristiani; non adottarono in blocco la dottrina degli ebrei, perché avevano anche loro idee filosofiche e religiose.

All’inizio del II secolo Plinio il giovane scrisse che i cristiani erano diffusi in Bitinia, Asia Minore, fu uno dei registi della nascita del cristianesimo, perciò non si può tenere conto della sua testimonianza, allora in Bitinia c’erano solo giudei e i cristiani potevano essere solo esseni e zeloti della diaspora o, al massimo, gnostici.

Eusebio, l’asso di Costantino, nel IV secolo scrisse che a capo della comunità cristiana di Gerusalemme, successe a Giacomo il cugino di Gesù, Simone, figlio di suo zio Cleofa, che Simone fu crocifisso sotto Traiano (53-117); questi parenti eredi di Gesù erano detti disposini, a Simone successe Giusto, che non era parente di Cristo, seguito da altri dodici ebrei fino al 132, i cui nomi sono sconosciuti, pare cioè che la successione apostolica ci fu a Gerusalemme come a Roma; questi fatti narrati da Eusebio sono una sua invenzione ed  una falsificazione di fatti storici.

Comunque, nel IV secolo i cristiani cattolici, grazie all’intervento di missionari imperiali,  arrivarono anche in Palestina, la madre di Costantino, Elena, vi costruì anche una chiesa; questi cristiani resistettero per tre secoli e nel VII secolo furono colpiti e ridotti  dall’espansione islamica,  ritornarono nel X secolo con le crociate; però in Palestina i cristiani nestoriani di Siria e quelli ortodossi  erano molto più numerosi dei cristiani cattolici, anche perché dal IV al VII secolo la Palestina era stata sotto Bisanzio; comunque, malgrado la diaspora, nemmeno i giudei avevano abbandonato completamente il loro paese.

Nei vangeli, accanto a passi contrari alla violenza, ve ne sono altri che incitano alla lotta, gli ebrei sapevano che il regno di Dio non si poteva costruire solo con la preghiera, conformemente al rotolo della guerra degli esseni. Cristo affermò di non essere venuto a portare la pace sulla terra, ma la spada, affermò che chi non aveva la spada doveva vendere il mantello e comprarne una; all’interno del cristianesimo c’era un messaggio zelota e rivoluzionario.

Esistono, pertanto, due messaggi evangelici contrastanti, quello che invitava a porgere l’altra guancia e quello che invitava a procurarsi una spada, anche gli esseni vivevano questa contraddizione e civettavano con gli zeloti; Pietro reagì con la spada alle guardie che arrestarono Cristo, inoltre, i primi monaci cristiani usavano bastonare e poi diedero vita ad ordini monastici militari come i templari.

Gli esseni erano contro le autorità di Gerusalemme, cioè, come i primi cristiani, erano contro lo Stato, disprezzavano la ricchezza e l’ipocrisia; Matteo adottò l’escatologia messianica degli esseni,  Giovanni inventò un Cristo mitologico e Costantino inglobò in Cristo il culto del sole o Mitra.

Gli esseni, che avevano ispirato i cristiani, rifiutarono la nuova dottrina gnostica e, a causa della diaspora, sparirono dalla Palestina e rientrarono nel giudaismo dei farisei; di solito si afferma che, con la distruzione di Gerusalemme, scomparve il cristianesimo edizione palestinese e sopravvisse solo il cristianesimo edizione romana, in realtà il primo cristianesimo palestinese non nacque mai.

Il modello dei primi cristiani furono gli esseni, è anche probabile che gli esseni fossero chiamati cristiani, cioè giudei messianici in greco, senza esserlo in termini moderni; è probabile che gli autori del vangelo di Matteo volessero solo ricordare che i giudei dell’impero erano contro la nuova dottrina dei cristiani sponsorizzati dall’impero.

Per i vangeli apocrifi giudeocristiani, cioè quello degli ebioniti, quello dei nazareni e quello degli ebrei, Gesù era un uomo adottato da Dio come messia e aveva un compito di riscatto rivoluzionario. Ebioniti vuol dire poveri, erano uomini che vivevano come eremiti o monaci ed erano contro le ingiustizie sociali, il loro modello furono gli esseni giudei.

I nazareni giudei seguivano il costume dei nazorei, avevano i capelli lunghi, erano vegetariani, erano casti, predicavano la carità e non bevevano vino; il vangelo degli ebrei era usato dai giudeo-cristiani d’Alessandria, nacque nella diaspora egiziana e conteneva influssi gnostici. Questi vangeli furono attribuiti falsamente ai giudeo-cristiani di Palestina e si affermò che ispirarono Matteo.

I romani, che accettavano la divinizzazione dei re e quindi anche di un re d’Israele, all’inizio non volevano ammettere che Gesù fosse stato Dio prima di nascere e che un Dio potesse essere crocefisso, perché la crocifissione era riservata agli schiavi ed ai ribelli. Per l’invito a bere il suo sangue, Gesù avrebbe meritato la lapidazione come bestemmiatore, perché la legge ebraica imponeva l’astensione dal sangue, l’avrebbe meritata anche quando affermò di poter distruggere il tempio e quando si fece messia, senza essere riconosciuto.

Gesù non affermò mai di voler fondare una chiesa, l’invito rivolto da Cristo a Pietro di fondare una chiesa (Mt 16,18- 19), è un falso aggiunto successivamente; con il passo, la Chiesa istituzionalizzata voleva solo legittimare il suo potere; la comunità cristiana antica non riconosceva un primato a Pietro e le parole di Matteo che lo riconoscevano furono interpolate nel testo, fino al III secolo i vescovi non le citavano.

Le concordanze dei tre vangeli sinottici derivano dalla comune dipendenza da Marco, le discordanze e le integrazioni furono invenzioni delle chiese di provincia, riguardavano la nascita e l’infanzia di Gesù, la fuga dall’Egitto e la sua genealogia; per gli gnostici Cristo era uno spirito,   per Marco un uomo, per Matteo e Luca un semidio, per Giovanni e gli apocrifi un Dio; gli evangelisti segnarono le tappe dello sviluppo della mitologia di Cristo.

Per Marco, Gesù era stato un uomo adottato da Dio, come lo erano stati Davide, Pitagora, Platone, Augusto e Apollonio di Tiana; il Gesù di Marco affermò di non conoscere il giorno del giudizio e di non essere uguale a Dio; Matteo e Luca, saccheggiando i profeti ebraici, fecero nascere Gesù a Betlemme, come erede di Davide, mentre Marco le fece nascere a Nazareth, che allora poteva essere, al massimo, un borgo di quattro case.

Fu annunciata da una cometa la nascita di Budda, Krishna, Mitridate e Cesare; Enea era stato guidato da una stella nella sua fuga da Troia, anche la nascita di Osiride fu annunciata dalla stella Sirio; nei tempi antichi le comete erano associate ai grandi avvenimenti ed alle rivoluzioni, alla nascita di Budda la terra tremò. In Persia i magi avevano la consuetudine di offrire a Mazda oro, incenso e mirra; la scena dell’asino e del bue nella mangiatoia con Gesù bambino fu riferita dall’apocrifo pseudo-Matteo, però anche un imperatore della Cina era nato in una stalla, vicino agli animali.

Nei tempi antichi, i figli erano abbandonati, come Romolo e Remo e Mosè, in caso d’indigenza e quando le circostanze indicavano che il padre non aveva potuto aver rapporti sessuali con la madre, ad esempio perché lontano o in guerra; per questo nacquero l’infibulazione e la cintura di castità, i maschi di uomini e animali tengono alla paternità, non è solo una problema di fedeltà della femmina.

La strage dei neonati, ordinata da Erode il Grande fu inventata, Giuseppe Flavio non ne parla, però anche in India un re ordinò la morte dei neonati maschi, perché gli astrologi avevano annunciato che un giorno Krishna, appena nato, lo avrebbe deposto; un’identica storia riguarda Budda. Anche Mosè fu risparmiato dall’uccisione di bambini ebrei ordinata dal faraone, a Roma Augusto scampò alla morte, alla quale il senato aveva condannato tutti i maschi nati in uno stesso anno, per impedire l’apparizione di un monarca profetizzato che doveva abolire le libertà.

Alla nascita di Cristo, a Roma dominava il culto solare di Saturno e Mitra e Cristo ne prese il posto, l’antropomorfismo del sole toccò Saturno, Mitra, Horus, Helios, Adone, Dionisio e Krishna; di Horus, figlio di Osiride, si affermava che aveva la stessa sostanza del padre, di cui era l’incarnazione. L’aureola sulla testa di Gesù rappresentava il sole, fu attribuita anche a Mitra e aveva ornato la testa di divinità solari in Egitto, Persia, Grecia, Cina, Tibet, Giappone, India, Perù; ornò la testa di Ra, Apollo, Budda, Krishna, di apostoli e imperatori cristiani.

Mitra si era fatto carico dei peccati degli uomini per rinnovare l’umanità e prometteva che sarebbe ritornato al mondo per giudicare gli uomini, tutte le divinità solari erano presentate come vittime che espiavano i peccati dell’umanità e poi resuscitavano; così fu per Bacco, Adone, Dionisio e Krishna.

Gesù fu detto l’agnello che toglieva i peccati del mondo, in ricordo degli agnelli sacrificati dai giudei a Pasqua e perché ebrei e popoli mesopotamici avevano la consuetudine di caricare simbolicamente un montone dei peccati del popolo e poi lo abbandonavano nel deserto; all’inizio Cristo era venerato in forma d’agnello e rappresentato con un pesce, dal VII secolo fu venerato sotto forma di crocefisso.

Costantino (306-337) aveva adorato il sole e creò monete con la sua effige, di Mitra si affermava che era nato il 25/12 da una vergine in una grotta, che fu adorato da pastori e magi, fu perseguitato, fece miracoli, fu ucciso e resuscitò nel terzo giorno; il suo rito principale era l’eucaristia, fatta dai suoi sacerdoti con pane e vino. I primi cristiani vollero continuare a credere alle cose alle quali avevano sempre creduto generazioni d’uomini, anche il culto della croce ha origine solare e risale alla preistoria.

Per gli ebrei Adonai o Signore era Dio, il titolo era riservato a Geova, che non poteva essere nominato, signore in greco si diceva Kyrios, in ambiente ellenistico il titolo di Kyrios era parimenti riservato a Dio; considerata anche l’assonanza, anche questo termine portò all’identificazione popolare di Cristo con Dio. Qualcuno obietterà che Kyrios e Cristo non sembrano termini uguali, ebbene Gesù in alcuni paesi islamici è chiamato Yusuf e Issa, che paiono ancora più distanti da Gesù.

Per il docetismo, Marcione, gli gnostici, Eutiche (378-454) ed i monofisiti Gesù era un essere celeste,  per gli adozionisti era un uomo adottato da Dio, per Origene (185-253) il figlio derivava dal padre e lo spirito santo dal figlio, di sostanze distinte; Ario (256-336) considerava il figlio come creato dal padre e di sostanza diversa dal padre, nel 451 Nestorio proclamò che in Cristo l’unione delle due nature era volontaria e non essenziale, il monolitismo affermò che in Cristo erano due nature e una sola volontà. La confusione era tanta.

L’immagine tramandata di Gesù è una creazione fantastica e mitica, Cristo divenne una divinità del mistero, per la sua nascita miracolosa, la sua morte e la sua resurrezione; le tradizioni che si svilupparono su Cristo furono rielaborate da esperti su cose religiose che facevano politica. Alla metà del V secolo esistevano molti libri non canonici, purtroppo non abbiamo i manoscritti originali, tutti i libri sacri in nostro possesso sono molto successivi alla fissazione del canone.

I vangeli sinottici originali, prima di essere purgati, nacquero  come vangeli gnostici, Giovanni invece nacque come vangelo cattolico e metabolizzò i vangeli gnostici; alcuni vangeli gnostici furono composti nella prima metà del II secolo, prima di quelli canonici. Gli evangelisti non si nominano, però gli autori conoscevano gli altri vangeli, ne utilizzarono delle parti, ne integrarono altre e derogarono da altre parti, senza preoccuparsi delle discordanze.

La buona novella per i romani era l’avvento di un nuovo imperatore salvatore, per Isaia il ritorno dall’esilio, per gli zeloti, l’indipendenza nazionale, per i primi cristiani, il regno di Dio, per Paolo il vangelo stesso. In greco, sinottici vuol dire visione d’insieme, Marco era segretario di Pietro, secondo la tradizione, dopo l’esecuzione a Roma di Pietro e Paolo, si rifugiò ad Alessandria d’Egitto, dove fondò la chiesa d’Alessandria e dove morì, nel medioevo le sue ossa furono trafugate dai veneziani e trasportate a Venezia.

Il Protovangelo di Marco fu il primo a tracciare una storia di Gesù,  però l’epilogo di Marco (16.9-20) è un’aggiunta e non si trova nei manoscritti più antichi; per gli studiosi, Marco è più antico di Matteo, però non abbiamo gli originali, se Cristo fosse esistito ed il primo cristianesimo fosse stato palestinese, il vangelo originale di Matteo avrebbe dovuto essere il più antico; poiché non è esistito, il primo vangelo è proprio quello di Marco, che però non possediamo nell’originale ridotto.

Il protovangelo di Marco nacque in Italia per volontà politica, allora a Roma dominava l’arianesimo come filosofia, una corrente dello gnosticismo, i vangeli sinottici nacquero tra gli adozionisti e furono ritoccati nel IV secolo, con l’affermazione del cattolicesimo di Eusebio.

Giustino conosceva il primo vangelo di Marco come “Ricordi di Pietro”, Marco fu il discepolo di Pietro e il suo vangelo nacque a Roma, dopo le prime epistole di Paolo ed il primo vangelo gnostico di Marcione, dopo i vangeli gnostici di Tommaso e Filippo. In quegli anni,  Marcione, Valentino e Papia erano a Roma.

Il Testo d’insegnamento o documento Q, oltre Matteo e Luca, ispirò anche Marco, che  perciò subì un rifacimento, questo documento conteneva racconti evangelici, parabole e racconti di rabbini. Anche il Talmud è stato inquinato, perché sostiene l’esistenza di Cristo, afferma che fu rabbino, accenna ai suoi detti e così ne attesta falsamente l’esistenza.

Forse la prima bozza di Marco, cioè il protovangelo di Marco, vide la luce, tra gli gnostici, ad Alessandria d’Egitto, dove nacquero anche terapeuti, monaci, gnostici e copti; Alessandria era una fucina, un terzo della sua popolazione era fatta d’ebrei ellenizzati, poi la bozza fu portata a Roma e sviluppata e rielaborata con la collaborazione di gentili.

Secondo la tradizione, Marco nominò vescovo d’Alessandria l’ebreo Annino, poi morì e fu sepolto in quella città, poi le sue spoglie furono trasportate a Venezia, oggi nessuno può garantire l’autenticità di tante spoglie di santi; Marco è filoromano e dissocia Gesù dal nazionalismo ebraico, riabilita Ponzio Pilato.

Il vangelo di Luca, derivato dal vangelo gnostico di Marcione, nacque a Roma dove Marcione si stabilì, è più biografico di Marco al quale si ispirò, Luca  è più narratore che storico; dallo storico ebreo Giosefo del I secolo d.c. seppe del censimento di Quirino, legato di Siria, e lo associò al viaggio di Giuseppe e Maria a Betlemme; Luca è il solo evangelista a narrare l’arrivo di Gesù al tempio, quando aveva 12 anni.

Luca diede espressione al vangelo predicato da Paolo con le sue epistole, tenendo però d’occhio anche Marco, è apologetico verso i romani e smentisce che i cristiani fossero sovversivi; anche questo libro fu rimanipolato, afferma che Gesù iniziò il suo ministero a trent’anni; però per gli ebrei questa era un’età simbolica e rappresentava la maturità, si narra che anche Davide cominciò a regnare a trent’anni e Giuseppe divenne viceré d’Egitto a trent’anni.

Luca è anche l’autore degli Atti degli apostoli e, con Paolo, documenta lo scontro tra i giudei delle sinagoghe e i greco-cristiani gnostici. L’ascensione di Gesù riferita da Luca è molto simile a quella di Romolo riferita da Plutarco (“Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodriguez).

Luca era un gentile medico d’Antiochia, discepolo di Paolo; gli Atti trattano dello sviluppo della chiesa tra i gentili, loro destinatario è un certo Teofilo, eminente cittadino romano. Gli Atti ci sono arrivati in tre testi discordi, quello orientale, ritenuto autentico, quello occidentale, rimaneggiato e ampliato, e un testo intermedio, i fatti narrati arrivano fino al 63 d.c..

Il libro si divide in due parti, la prima ha come interprete Pietro e riguarda lo sviluppo della chiesa in Giudea e Samaria, la seconda riguarda lo sviluppo della chiesa in Siria, Asia Minore, Grecia, Italia e Roma, dove Luca seguì Paolo.

Pietro è il protagonista dei primi dodici capitoli, Paolo dei rimanenti sedici, l’autore traccia uno schizzo della chiesa primitiva, con la sua gerarchia e il suo culto; capi delle comunità erano i presbiteri, più sopra erano gli episcopi, in qualità d’ispettori, sovrintendenti e amministratori; i diaconi erano assistenti dei presbiteri. Questa letteratura nacque quando la Chiesa fu consolidata, cioè molto dopo i fatti narrati, i veri autori si fecero schermo di Pietro e Paolo.

Gli antichi avevano orrore della sterilità e ritenevano che una donna sterile poteva partorire solo per intervento divino, questo si credette per la nascita di sovrani egiziani, cinesi, giapponesi, indiani e messicani; per Visnù, Amenofi III, Apollonio di Tiana e Zoroastro.

Gilgamesh, re di Babilonia, era nato da una donna vergine, come Perseo, in Asia orientale tutti i fondatori di dinastie furono fatti nascere da vergini, in Cina erano chiamati figli del cielo; era vero anche per i tartari, infatti, il padre di Gengis Khan era nato da una vergine; Pitagora, Platone, Budda, Krishna, Confucio e Lao Tsè furono fatti nascere da una vergine (“Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodriguez).

Matteo è il garante anche della verginità della Madonna, il libro definitivo di Matteo nacque in ambiente pagano, il redattore finale non era ebreo, infatti, i giudei non credevano alla verginità di Maria, cioè malgrado, questo vangelo dalla Chiesa è stato attribuito ai giudei.

La constanzialità tra padre e figlio impiegò più di tre secoli prima di diventare un dogma, non era condivisa dai redattori dei vangeli sinottici originali; infatti, Gesù affermò che solo il padre conosceva la data dell’avvento del regno (Mc 13,32 - Mt4,36) escludendo perciò che padre e figlio fossero la stessa persona.

I vangeli giudeocristiani di Palestina, citati da Ireneo, Eusebio, Gerolamo e Origene, si rifanno al Matteo originale dei palestinesi; però Ireneo ed Eusebio sono stati falsificatori, è difficile credere che a Gerusalemme nei primi due secoli si sia affacciato il cristianesimo. Secondo i padri dela chiesa, questi vangeli erano il vangelo degli ebioniti, quello dei nazareni e quello degli ebrei, apparentemente, Gesù e Battista erano nazareni.

Matteo s’ispirò a Marco ed ha elementi leggendari, presi dai pagani, su natività e crocifissione, gli autori del collage erano elleno-cristiani. Probabilmente il vangelo di Matteo nacque ad Antiochia, dove Pietro morì, e, come Marco, fu manipolato a Roma, subì influssi romani e non giudaici.

Infatti Matteo è antisemita ed afferma che Pietro era la pietra su cui sarebbe nata la Chiesa; alla fine del II secolo, una fazione di cristiani cattolici fondò la chiesa di Roma, uno dei registi fu Ireneo, nemico degli gnostici; come lo gnosticismo era nato ad Alessandria, il cattolicsimo  nacque in Africa settentrionale, forse a Cartagine, patria di Tertulliano e Agostino.

Il passo di Matteo, che afferma che Pietro era la pietra su cui sarebbe nata la chiesa, è un’interpolazione successiva al testo, fatta per affermare il primato del vescovo di Roma, inesistente nei testi più antichi; la leggenda dell’arrivo di Pietro a Roma nacque dalla scoperta di iscrizioni dedicate a Petrus in Vaticano, però per i romani Petrus era Mitra, il quale era adorato sul colle Vaticano.

La frase di Cristo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa” (Mt 16,15-20), secondo i vescovi orientali del IV secolo fu intercalata nel testo in un secondo tempo, per giustificare il primato del papa; Paolo non riconobbe il primato a Pietro (nemmeno Agostino quello del papa), altrimenti Pietro avrebbe risolto facilmente la sua disputa dottrinaria con Paolo. Pietro non si recò a Roma, infatti, quando Paolo scrisse la lettera ai romani, salutò 27 persone senza nominare Pietro.

I giudei si erano già trasferiti a Roma prima dell’era volgare e n’affluirono molti dopo il 70, come schiavi o esuli; secondo la tradizione, Pietro si recò a Roma nel 42, cioè prima di Paolo, e vi fondò la Chiesa; bandito nel 49 dalla città da Claudio, assieme ad altri giudei, vi ritornò e vi morì martire nel 67, insieme a Paolo. Rimane difficile credere che Pietro, pochi anni dopo la morte di Cristo, già si recasse a Roma per la propagazione del cristianesimo, quando i cristiani di Palestina aspettavano la parusia.

La fonte Q di Matteo conteneva detti e narrazioni e non la passione di Gesù, poi i detti sono stati trasformati in discorsi, Luca è più vicino a Marco di Matteo. Nel II secolo, i vangeli canonici erano pronti, però ci furono ancora ritocchi e modifiche, anche per affermare il primato ecclesiale di Roma, capitale dell’impero.

Purtroppo, le manipolazioni non servirono ad eliminare le discordanze, alcuni abbellirono i testi, lavorando di fantasia o spirandosi ai pagani o agli ebrei, cioè fecero opera dolosa di falsificazione. La tradizione evangelica era costituita da racconti, miracoli, detti, discorsi e parabole, Marco fu il primo a riportarli ed a tracciare una storia di Gesù, poi Roma pretese di stabilire quali fossero le scritture da considerare canoniche.

I detti di Gesù, riportati da Marcione e Papia, costituirono una letteratura popolare ed orale, di tradizione ellenistica; Matteo ha esaltato il ruolo di Pietro, capostipite dei papi, il che attesta che la stesura definitiva, anche di questo vangelo, avvenne a Roma. I discorsi di Gesù hanno anche un parallelo con Hillel ed altri rabbini, l’influsso ellenistico si nota soprattutto in Luca, negli apocrifi e in Giovanni; i libri sapienziali e profetici del vecchio testamento, come Isaia ed Ezechiele, e i passi apocalittici del vecchio testamento, sono stati richiamati nel nuovo per affermare la missione di Gesù.

All’epoca le visioni apocalittiche erano comuni con il mondo ellenistico e pagano che aveva le sibille; Marco, Matteo e Luca ricordano le persecuzioni dei cristiani, il che serve a fissarne la redazione nel II secolo; alla metà del II secolo, Giustino parlava di memoriali e ricordi degli apostoli che precedettero i vangeli. L’apocalittica cristiana è tributaria di quella ebraica, parla di guerre e devastazioni e accenna alla distruzione di Gerusalemme del 70 d.c..

L’apocalittica ha dato vita al libro di Enoch, al libro dei Giubilei, al libro sull’ascensione d’Isaia, ai due libri apocrifi di Esdra, all’apocalisse di Giovanni, all’apocalisse di Maria, all’apocalisse di Paolo, all’apocalisse di Pietro, ed al vangelo di Bartolomeo (“Detti segreti di Gesù” di Luigi Moraldi).

Il vangelo di Matteo originale (diverso dallo pseudo-Matteo del medioevo) fu preceduto dal Libro delle Testimonianze, il quale cominciava con il battesimo di Gesù e cessava quando Gesù entrava a Gerusalemme. I critici ritengono che “Il libro delle Testimonianze”, dal quale derivò il Matteo canonico, in origine fosse scritto in aramaico e poi fu tradotto e reso più esteso in greco; ciò perché nel 144 il vescovo Papia affermò che Matteo scrisse gli oracoli in lingua ebraica, intendendo l’aramaico perché nel I secolo gli ebrei parlavano l’aramaico; Papia parlava di oracoli perché i primi scritti cristiani erano in forma oracolare. Forse fu Papia a impostare Matteo.

Papia, volendo coinvolgere i giudei, fu uno dei falsificatori, Matteo fu scritto in greco e non era appartenuto ai giudei di Palestina, dove nei primi secoli non esistevano cristiani; Papia arrivò a Roma con 135 detti di Gesù ed alcune idee su Gesù; il potere non poteva accettare che il cristianesimo, ufficialmente nato in Palestina, mancasse in quelle terre di un vangelo e del ricordo della prima comunità cristiana.

Il Libro delle Testimonianze era citato negli Atti di Barnaba ed era conosciuto da Paolo e Giustino; secondo i critici, un secondo libro, o Testo d’Insegnamento o documento Q, era la seconda fonte di Matteo; il libro delle testimonianze raccontava la vita di Gesù, Giustino ne seguiva una versione greca, questo libro era diviso in cinque capitoli, come la struttura del Matteo canonico. Papia e Giustino potrebbero aver dato vita al primo vangelo di Matteo, che poi fu ampliato.

Secondo la tradizione, il vescovo Papia aveva raccolto i detti tramandati su Gesù dai circoli nazareni di Gerusalemme e Galilea, tra i rotoli citati c’erano: il Testo d’Insegnamento, il Libro delle Testimonianze e i Racconti della Natività; si tratta di una falsificazione, Papia voleva solo ricordare com’era nato il vangelo di Matteo che lui aveva creato assieme a Giustino.

Per quanto riguarda il quarto vangelo di Giovanni, che ci parla della resurrezione di Lazzaro, non può essere attribuito al pescatore Giovanni Zebedeo; Policrate, vescovo di Efeso, affermò che il discepolo prediletto, autore del vangelo, era stato un sacerdote ebraico, era il proprietario della casa di Gerusalemme dove si tenne l’ultima cena. L’autore di questo vangelo potrebbe essere stato di Efeso, bisogna solo individuare chi fu, forse Cerinto.

Secondo alcuni, il discepolo prediletto, cioè Giovanni il sacerdote, dettò i ricordi a Marcione di Ponto, che li passò a Giovanni il Vecchio, che poi operò delle aggiunte al testo e morì in Asia Minore in età avanzata. All’apparenza, il vangelo di Giovanni fu opera di almeno tre mani diverse, come è successo anche ad Isaia. Papia fu vescovo di Ierapoli e conobbe Giovanni il vecchio.

Il testo definitivo fu influenzato dallo gnosticismo, dal neo-platonismo di Filone di Alessandria e da Ireneo, che desiderava fare di Cristo un Dio; questo vangelo nacque in Asia Minore fu portato a Roma e adottato dai cattolici. Per Giovanni, Gesù era Dio, era la Parola ed il creatore dell’universo.

Secondo lo storico ebreo Giosefo del I secolo, l’esecuzione di Battista, maestro dell’apostolo Giovanni, presunto autore del vangelo, avvenne nel 35 d.c.; Battista, quindi, è un personaggio storico, citato anche da Flavio, però Giosefo non nomina Cristo, anche Giovanni, discepolo di Gesù, è un personaggio immaginario.

La filosofia neoplatonica nacque dalla saldatura tra cultura greca e cultura giudaica; Filone (10 a.c.-50 d.c.) fuse giudaismo e platonismo, era per l’interpretazione allegorica della bibbia, però non fu mai cristiano; credeva ad un mediatore tra Dio e il mondo, detto logos, la parola o il verbo o il figlio di Dio, ispirò Giovanni, per il quale il logos era Cristo.

Giovanni, con Paolo, pose le basi della teologia cristiana, secondo i vangeli era stato assieme a Gesù discepolo di Battista, perché entrambi battezzati da lui; per la chiesa, Giovanni, detto il teologo, fu il discepolo prediletto di Gesù, però non tutti sono d’accordo, per altri il discepolo prediletto era Lazzaro o Tommaso; di questo vangelo, nato in Asia Minore, ci sono arrivati alcuni frammenti originali, è opera di tre persone diverse e fu completato alla fine del II secolo d.c.

Giovanni seguiva influssi gnostici, furono gnostici Bardesane, Basilide e Valentino (II secolo d.c.), la dottrina gnostica nacque tra i primi cristiani, probabilmente ad Alessandria, patria di Basilide, Ario e Valentino. Se il neoplatonismo voleva fondere Platone con il giudaismo, lo gnosticismo voleva fondere la filosofia greca con un Cristo spirituale.

Giovanni affermava che Gesù era esistito prima di Maria e prima della creazione, anzi aveva creato l’universo, perché era il Verbo. Il quarto vangelo fu messo a punto da Giovanni l’Anziano o il vecchio, che scrisse anche la Prima Lettera di Giovanni, e soprattutto  da Cerinto; l’opera definitiva di Cerinto fu certificata da Ireneo che la impose tra i cristiani del suo partito, cioè tra i cattolici.

Il quarto vangelo nacque  in Asia Minore, non solo perché gli autori apparenti vissero in Asia Minore, ma anche perché anche il vescovo Ireneo nacque a Smirne, Asia Minore, ove fu influenzato dalle idee filosofiche greche e dallo gnosticismo alessandrino, che però decise anche di contrastare.

Ad Efeso operava Cerinto, che sosteneva che l’eone logos era disceso dal cielo in forma di colomba, incarnandosi in Cristo nel momento del battesimo; tale entità, al momento della morte di Cristo sulla croce, si distaccò dal suo corpo e tornò in cielo.

La teologia di Giovanni nacque per metabolizzare lo gnosticismo e per rendere accetto ai pagani il cristianesimo affermando che Cristo era Dio, perché questi erano succubi delle religioni misteriche;  Giovanni il presbitero o sacerdote, citato da Eusebio e Ireneo, pare che morì dopo il 140, perciò non poteva essere il discepolo di Cristo.

Apparentemente, Paolo è l’autore più antico tra gli scritti canonici del nuovo testamento, le sue gesta sono narrate in alcune epistole e negli Atti degli apostoli, però non tutte le lettere attribuite a Paolo furono scritte effettivamente da lui o meglio da chi le attribuì a Paolo; la critica gli attribuisce quattro epistole, per me Paolo non è mai esistito, fu un personaggio inventato da Marcione; il medico gentile Luca, suo discepolo, ci ha raccontato le sue gesta, è ufficialmente l’autore del vangelo omonimo e degli Atti degli apostoli, però anche Luca ed il suo vangelo originale furono opera di Marcione.

Si potrebbe anche affermare che Paolo, se fosse esistito, come gli altri ebrei, avrebbe portato due nomi, cioè Saul e Paolo, uno comune ed uno di battaglia, era così anche per gli apostoli e per Cristo; inoltre per gli zeloti ed i membri di partiti e società segrete, che spesso hanno operato nell’ombra, perché timorosi delle autorità o perché tramavano complotti. Però Paolo non era un complottista,  era cittadino romano e filoromano, allora la cittadinanza si otteneva in base al censo e pagando 500 dracme (“Paolo l’ebreo che fondò il cristianesimo” di Riccardo Calimani).

Paolo era un ebreo fariseo della diaspora della tribù di Beniamino, allora la sua città di Tarso era punto d’incontro tra Anatolia e Siria, vi dominava la cultura ellenistica, vi erano adorati Zeus (Grecia), Baal (Fenicia), Adone (Siria) Attis (Frigia), Osiride e Iside (Egitto) e Tammuz (Babilonia); vi si seguivano culti misterici che condividevano l’idea della resurrezione, del soter o salvatore e dell’uomo-Dio che moriva e risorgeva, perciò nella città si sviluppò il sincretismo religioso; Tarso possedeva tante scuole di filosofia.

Paolo aveva fede nella resurrezione, nella prima lettera ai corinzi scrisse: “Se Cristo non è resuscitato è vana la nostra fede e se i morti non risorgono, nemmeno Cristo è risorto”, per lui la resurrezione di Gesù era più importante della vita, delle opere e dell’insegnamento di Gesù; come fariseo credeva alla resurrezione, invisa ai sadducei. In questa lettera affermò che Adamo fu tratto dalla terra e portò il peccato e la morte nel mondo, invece Cristo era il nuovo Adamo celeste che avrebbe cancellato il peccato e, grazie a lui, avremmo ereditato il regno di Dio.

Per Paolo, l’uomo era caduto con Adamo e sarebbe risorto e sarebbe stato salvato con Cristo, Gesù era il secondo Adamo che aveva riconciliato gli uomini con Dio, credeva che Cristo risorto sedesse alla destra di Dio, garantendo con la sua opera la resurrezione agli altri uomini. Paolo era preoccupato più dello spirito che del corpo, non affermò che Cristo era risorto nella carne.

Dopo la resurrezione, le apparizioni successive di Cristo agli apostoli, peraltro contraddittorie, non provarono la resurrezione, nessuno vide Cristo risorgere e ascendere in cielo; Cristo risorto e trasfigurato apparve agli apostoli, in luoghi diversi, in tempi diverse ed a persone diverse, comunque apparve a testimoni selezionati e non a tutto il popolo o alle autorità o a Pilato, se ciò fosse accaduto, in teoria, la conversione dei romani e degli ebrei sarebbe stata facilitata ed immediata.

Allora si riteneva che l’immortalità fosse garantita dall’anima spirituale e immortale e dalla resurrezione del corpo stesso; mentre Elia ed Enoch ascesero in cielo senza essere prima morti, Marco afferma che Gesù fu assunto in cielo dopo la morte e sedette alla destra del padre (Mc 16,9); la sua resurrezione doveva precedere la parusia, intanto i discepoli continuavano le missioni.

Comunque, non tutti credettero alla resurrezione di Cristo, non gli ebrei e non l’Islam, per il pagano Celso, la resurrezione nacque nella testa sconvolta di Maddalena che trovò la tomba di Cristo vuota (Origene: “Contro Celso”).

Nella lettera ai Galati, si afferma che Gesù era un ebreo nato da donna, che rispettava la legge e fu crocefisso; in quella ai romani che discendeva da Davide e sedeva alla destra di Dio, in attesa della parusia; nelle lettere ai corinzi che aveva fratelli, tra cui Giacomo, che fu crocefisso per i nostri peccati e resuscitò il terzo giorno; fondamento comune di queste lettere di Paolo è la fede nella resurrezione di Cristo.

I nazareni o fratelli o santi sono citati nelle lettere di Paolo, negli Atti degli apostoli e da Ireneo; nazareni, esseni e Giacomo il giusto non mangiavano carne, non bevevano vino, avevano i capelli lunghi, avevano i beni in comunione, praticavano il battesimo; secondo le scritture, i nazareni cristiani ritenevano che Cristo fosse il messia, ma non che fosso il logos o di natura divina. Questi nazareni erano esseni e non cristiani, se fossero stati cristiani, concordo con Ireneo, poiché giudei, non avrebbero potuto sosenere che Cristo era un Dio.

Eusebio, nella “Storia Ecclesiastica” afferma che Giacomo il giusto era un devoto della legge e un nazareno che frequentava il tempio; Eusebio fu un falsificatore, gli unici nazareni palestinesi erano allora gli esseni che non erano cristiani.

La circoncisione era il distintivo dell’ebreo e il segno dell’alleanza o patto con Dio dal tempo di Abramo, pratica condivisa da popoli vicini, però avversata da Antioco IV e dai greci, ai quali i Maccabei si ribellarono; però all’inizio dell’era volgare alcuni la interpretavano allegoricamente o simbolicamente, preferendo alla circoncisione della carne quella del cuore; ad ogni modo, Filone affermò che la circoncisione serviva anche a preservare la salute.

Negli Atti degli apostoli, Stefano, uno dei primi sette diaconi scelti dagli apostoli, era un ebreo ellenizzato contestatore che sosteneva la circoncisione del cuore e annunciò la distruzione del tempio; fu lapidato a Gerusalemme per mandato del sinedrio e con la collaborazione di Saul.

Secondo le scritture, in quell’occasione, i giudeo-cristiani ellenizzati furono difesi da Gamaliele, discepolo di Hillel e maestro di Paolo; gli ellenisti, dopo il martirio del loro capo, si dispersero ai quattro angoli dell’impero, soprattutto ad Antiochia, diffondendo il loro messaggio cristiano tra i pagani, poi raccolto e diffuso da Paolo tra gli stessi pagani; quindi, apparentemente, Stefano fu apostolo e martire tra i gentili prima di Paolo. L’unico dato storico certo è l’impianto, avvenuto con successo, del cristianesimo ad Antiochia, verosimilmente con l’aiuto di missionari imperiali; anche nel XX secolo le grandi potenze si sono servite di missionari per la loro penetrazione e per il governo delle colonie.

Paolo, per combattere i cristiani ellenisti, chiese di recarsi a Damasco, per la strada sentì la voce di Gesù che lo rimproverava per le sue persecuzioni, si convertì e divenne apostolo dei gentili, fu attaccato dagli ebrei della diaspora legati alla legge. Accostatosi agli elleno-cristiani, la sua polemica fu diretta verso i giudeo-cristiani di Gerusalemme e si scontrò con la chiesa di Pietro e Giacomo; si allontanò dalla legge e innescò il processo di divinizzazione di Cristo, poi compiuto da Giovannei evangelista.

Naturalmente nacque il problema della circoncisione, segno dell’alleanza con Dio; ad Antiochia vi erano numerosi ebrei, proseliti e timorati di Dio, che diedero vita alla seconda ecclesia, dopo quella di Gerusalemme (in realtà mai nata), ed i fedeli assunsero il nome di cristiani; Paolo e Barnaba scelsero Antiochia come loro prima tappa per l’evangelizzazione, predicarono nelle sinagoghe della città la buona novella, il gruppo ellenista era stato già preparato dai discepoli di Stefano. In realtà, la chiesa di Antiochia precedette di parecchio tempo quella di Gerusalemme.

Ad Antiochia erano pochi nazareni e molti gli ebrei ellenizzati, Paolo era disponibile verso il partito ellenistico, però da Gerusalemme, Giacomo sembrava non voler transigere sul rispetto della legge. Sul sabato, esseni e sadducei erano rigorosi, i farisei divisi, anche perché nella diaspora era più difficile rispettare il sabato che la circoncisione; inoltre le regola alimentari rendevano difficili i rapporti tra ebrei e non ebrei, c’era anche una visione diversa sulla sessualità tra ebrei e gentili e tanti ebrei interpretavano le prescrizioni simbolicamente.

Da Antiochia si chiese un chiarimento a Gerusalemme sulla strada da seguire e così si aprì il primo concilio leggendario di Gerusalemme del 49, una piccola conferenza alla quale parteciparono Paolo, Barnaba, Tito, Pietro, Giacomo e Giovanni, riportata negli Atti degli apostoli; Pietro esordì riconoscendo onestamente che era difficile imporre ai gentili un fardello che nemmeno gli ebrei erano stati capaci di portare, però Giacomo era più intransigente.

Dagli Atti degli apostoli risulta che Giacomo e gli anziani della chiesa di Gerusalemme decisero di mandare, come inviati di loro fiducia ad Antiochia, Giuda e Sila, assieme a Barnaba e Paolo, con una lettera per i cristiani di Antiochia; invitandoli ad astenersi dalle offerte agli idoli, dal sangue, dalle impurità, dagli animali immolati, dalle fornicazioni (incesto e matrimonio tra consanguinei), secondo le prescrizioni del levitico; si sorvolava su circoncisione e sabato.

Ma Paolo non si contentò, nella lettera i galati, difese la sua autonomia rispetto a Gerusalemme, perché investito dell’apostolato direttamente da Cristo, raccontando che aveva portato con se a Gerusalemme Tito, un pagano convertito incirconciso; poi ad Antiochia fece una colletta e inviò il ricavato alla chiesa di Gerusalemme, per imbonirne i capi. Un vero e proprio romanzo, tutti i personaggi sono immaginari, il cristianesimo doveva ancora arrivare a Gerusalemme.

Nella lettera i galati, Paolo affermò che ormai la giustificazione non veniva più dalla legge ma dalla fede in Cristo. Ad Antiochia, Pietro e Barnaba avevano accettato di mangiare alla stessa tavola con cristiani d’origine pagana, ma furono richiamati dagli uomini di Giacomo, il quale pareva avere più autorità di Pietro.

Per gli ebrei, Gesù, morendo in croce, dimostrò di non essere il messia, per Paolo morì per i nostri peccati e sarebbe tornato per l’instaurazione del regno; la prima lettera ai corinzi ha contenuti esoterici e crede all’influenza degli astri sui destini degli uomini, tesi contenuta anche nella lettera ai galati e in quella ai colossesi.

Nelle lettere ai galati ed ai colossesi, si ricorda che Paolo fu accusato di predicare un vangelo inattendibile; nella pratica, Paolo usava una predicazione per i circoncisi e una per gli incirconcisi, si fa anche in commercio e in politica. Secondo gli atti degli apostoli, alla fine del primo concilio, Paolo, Barnaba, Giuda e Sila tornarono ad Antiochia, con la lettera degli anziani di Gerusalemme, del resto, come loro, anche Gesù aveva detto di non essere venuto ad abolire la legge (Mt 5,17).

Gli Atti riportano che, al concilio di Gerusalemme, Giacomo affermò che non si doveva imporre la circoncisione ai gentili convertiti, del resto così si comportava anche la comunità essena di Qumran con i proseliti gentili, però questa sul rispetto della legge non transigeva.

Eusebio, nella sua “Storia ecclesiastica” narra che nel 62 Giacomo il giusto fu lapidato, secondo Giuseppe Flavio “Antichità Giudaiche”, fu ucciso su mandato del sommo sacerdote, gli successe il cugino Simone che, secondo Eusebio, dopo i 70 si rifugiò con la sua comunità a Pella, ad est del Giordano, poi tornò a Gerusalemme e nel 135, dopo la sua morte  e dopo seconda guerra giudaica, la chiesa di Gerusalemme cessò di esistere.

Però Giacomo e seguaci erano esseni e non cristiani, la chiesa di Gerusalemme nacque la prima volta solo nel IV secolo, per volontà di Costantino e per iniziativa di sua madre Elena che vi costruì anche una chiesa.

Scritti giudeo-cristiani, considerati eretici dalla Chiesa, sono citati da Ireneo, Origene, Clemente, Epifanio e Girolamo, come il didaché, gli oracoli sibellini, il vangelo degli ebrei, quello dei nazareni e quello degli ebioniti, la lettera di Giacomo, ecc.; nel 180 Ireneo scrisse: “Contro gli eretici” criticando gli ebioniti, che seguivano le opinioni di Cerinto e Carpocrate ed avevano un vangelo di Matteo originale, definivano Paolo apostata della legge e praticavano la circoncisione. Tutte queste scritture apocrife nacquero nelle città dell’impero, a partire dalle prime intuizioni degli gnostici, come sarebbe avvenuto anche nei secoli successivi; erano però anche il sintomo delle lotte interne alla Chiesa.

Nel 325 il concilio di Nicea fissò la Pasqua al 14 di Nisan o domenica di pasqua, nel 341 il concilio di Antiochia condannò quelli che riposavano il sabato, molte idee degli ebioniti erano simili a quelle degli ariani, infatti ritenevano Cristo un uomo creato e adottato da Dio ed a lui subordinato; nel 382 Gregorio di Nissa visitò la Palestina e vi trovò alcuni ebioniti e nazareni, disseminati anche in altre regioni, erono gli eredi degli esseni.

Origene ed Eusebio chiamavano i giudeo-cristiani, nazareni, e ritenevano eretici gli ebioniti; i cristiani trovati da Gregorio in Palestina, erano i primi cristiani apparsi in quella regione ed erano  di tendenze adozioniste per rispetto verso gli ebrei.

Giustino, nel “Dialogo con Trifone ebreo”, affermava che l’osservanza della legge non era importante per quelli che credevano in Cristo, comunque, anche i giudei avevano una propensione al proselitismo, anche se poi furono ostacolati dagli ellenisti; nel IV secolo anche Epifanio e Girolamo ebbero rapporti con nazareni ed ebioniti, Epifanio considerava i primi come discendenti della comunità di Gerusalemme, praticavano la circoncisione e osservavano il sabato, vivevano a Pella ed altrove.

Nel “Panarion”, Epifanio affermò che gli ebioniti aveva affinità con gli gnostici, però vedevano in Cristo un uomo, osservavano sabato e circoncisione. In effetti, gli gnostici ariani consideravano Cristo un uomo subordinato a Dio e non della sua stessa sostanza. Girolamo ed Agostino parlarono dei nazareni, affermando che non erano cristiani ma eretici, alla loro epoca il cristianesimo cattolico aveva ormai trionfato.

Apparentemente, il primo viaggio missionario di Paolo si svolse dal 45 e il 48, il secondo dal 49 al 52, il terzo dal  54 al 57, poi morì a Roma nel 67; nel secondo viaggio missionario, Paolo, separato da Barnaba, era accompagnato da Sila, che godeva anche della stima di Giacomo, si accompagnò anche a Timoteo, figlio di padre greco e madre ebrea, e da Luca, un medico ex pagano; a Filippi, Paolo faceva esorcismi, poiché in città era proibito agli ebrei di fare propaganda,  Paolo e Sila furono imprigionati.

Nella prima lettera ai tessalonicesi, Paolo inasprì la polemica verso i giudeo-cristiani, a Corinto conobbe una coppia di giudeo-cristiani, Aquila e Priscilla, tra quelli espulsi da Roma da Claudio, l’espulsione è ricordata anche da Svetonio; però si tratta di falsi perché l’espulsione di Claudio toccò solo ai giudei, allora non esistevano cristiani a Roma. Claudio isolò ed espulse da Roma zeloti ebrei e non cristiani che al suo tempo non esistevano né a Roma, né altrove

A Corinto, Paolo fu respinto dagli ebrei e si rivolse ai pagani, in compenso, riuscì a convincere il capo della sinagoga locale. nella prima lettera ai tessalonicesi è forse si afferma che i cristiani vivevano nell’ozio, in attesa della parusia, attirandosi le antipatie dei pagani.

La prima lettera ai tessalonicesi proclama la fede nella resurrezione di Gesù e degli altri uomini che avevano creduto in lui, accusa i giudei di aver ucciso Cristo ed i profeti; mentre nella lettera ai romani Paolo aveva affermato che i giudei non erano stati abbandonati da Dio e sarebbero stati salvati anche loro; il fatto è che queste lettere sono opera di persone diverse e non sono il frutto di una maturazione di Paolo, personaggio mitico.

Nel terzo e ultimo viaggio missionario, Paolo si recò ad Efeso, dove era adorata la vergine Artemide, identificata con la dea madre e con Diana; con l’imposizione delle mani ed il battesimo vi s’iniziavano i fedeli cristiani, sui quali scendeva lo spirito santo.

Nella prima lettera ai corinzi, Paolo affermò che la fede nella crocifissione di Cristo era scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani, però per Paolo, chi non credeva alla sua morte sulla croce era escluso dalla salvezza.

Paolo affermò che dietro i falsi idoli vi erano i demoni e che con la remissione dei peccati non si doveva più continuare a peccare, che cristiani e pagani potevano mangiare assieme, ma i cristiani non potevano mangiare carne sacrificata agli idoli; nella cena rievocò l’eucaristia, con pane e vino, come nuova alleanza stipulata con il sangue di Cristo. Affermò che non credere alla resurrezione significava anche negare la resurrezione di Cristo, che Adamo era stato creato dalla terra ma il secondo Adamo, cioè Cristo, venne dal cielo per redimere l’umanità, secondo la concezione gnostica.

Nella lettera ai galati, che attua il definitivo distacco tra cristianesimo e giudaismo, Paolo affermò che Cristo con la sua morte aveva cancellato tutti i peccati, invitò a predicare solo il suo vangelo, che conteneva la buona novella della salvezza gratuita; affermò che per i cristiani non era importante vivere secondo la legge, ma nella fede in Cristo, che giustificava mediante la fede; ricordò che Isaia aveva affermato che tutti i gentili sarebbero accorsi nel tempio per adorare Dio, ai quali non si poteva imporre il rispetto della legge.

La nuova legge dei cristiani riconosceva uguali davanti a Dio ebrei e greci, liberi e schiavi, uomini e donne, la giustificazione si aveva con la fede in Cristo e con la grazia e non con le opere della legge, grazie alla morte espiatrice di Cristo; Paolo si disse anche contro circoncisione e contro le prescrizioni alimentari.

Essere liberati dalla schiavitù della legge non significava vivere con licenza e senza legge o divenire schiavi della carne; ricordò che Abramo, padre di molte nazioni, fu il primo ad essere giustificato con la sola fede, tutti gli uomini erano discendenza di Abramo e la legge era inferiore al patto siglata tra Dio e Abramo.

Per Paolo la legge fu data a causa delle trasgressioni e rendeva la trasgressione consapevole, perciò con la legge tutti divennero trasgressori e con la legge si asservirono gli uomini; all’inizio la legge fu un muro di cinta contro i pagani, però il peccato rimase e la salvezza definitiva venne con Cristo e con il battesimo; perciò la salvezza era un dono gratuito di Cristo

Se Cristo aveva regalato la libertà dalla legge, accettare la legge significava ritornare alla schiavitù, chi cercava la giustificazione nella legge e nella circoncisione, decadeva dalla grazia di Cristo; per i giudei, la circoncisione costringeva ad applicare la legge, Paolo non era d’accordo ed ai gentili non richiedeva circoncisione e rispetto della legge.

Se Geremia ed esseni avevano parlato della circoncisione del cuore, Paolo sostituì alla circoncisione il battesimo, invitò ad amare i prossimo come se stessi; però per Paolo, favorevole al celibato, tra le norme della legge ed i peccati della carne esisteva un nesso, chi compiva questi peccati non avrebbe ereditato il regno di Dio; osservò però che, su questo piano, nemmeno i circoncisi osservavano la legge.

Ad Efeso, gli artigiani che lavoravano per il tempio di Artemide, si scagliarono contro Paolo, che con la sua predicazione poteva ledere i loro interessi; anche a Gerusalemme, tra gli ebrei ostili a Gesù, c’erano forse anche i mercanti da lui scacciati dal tempio. Tutti questi fatti, falsamente attribuiti a Paolo, rivelano i comportamenti e le tesi dell’epoca in materia di fede.

Nella seconda lettera ai corinzi, Paolo affermò che la legge aveva condannato a morte i peccatori, però con la nuova era messianica e la nuova alleanza, la morte sarebbe stata sconfitta e sarebbe stato il declino della legge, poi attaccò i falsi apostoli, cioè i suoi oppositori. Nella lettera ai filippesi si disse convinto che era iniziata la fine dei tempi e l’era messianica ed attaccò ancora i falsi apostoli; nella lettera a Filemone gli rimandò uno schiavo cristiano fuggito, che sperava di essere affrancato, chiedendogli di perdonarlo e di riaccoglierlo; per Paolo, la conversione al cristianesimo non liberava dalla schiavitù.

Nella lettera ai romani Paolo promise la gloria di Dio solo a chi aveva operato nel bene, giudeo o greco che fosse, criticava gli ebrei che ritenevano, rispettando la legge, d’ essere al riparo dell’ira di Dio. Per Paolo, non c’era differenza se i giudei avevano la legge e i pagani ne erano privi, la conoscenza della legge non aiutava a salvare chi peccava.

Anche Geremia e Filone avevano affermato che l’inclinazione al bene era una legge naturale scritta nel cuore degli uomini; Paolo rimproverò ai giudei di predicare bene e razzolare male, affermò che la circoncisione dei giudei poteva essere utile solo se si rispettava la legge; per loro non era sufficiente conoscere la legge ma bisognava rispettarla nella sua essenza, ribadì che la circoncisione doveva essere nel cuore.

Per Paolo, le trasgressioni alla legge erano un oltraggio a Dio, il che aggravava le condizioni dei giudei avanti a Dio, inoltre, i pagani che obbedivano alla legge era come se fossero circoncisi. Nella lettera ai galati, Paolo aveva invitato a rispettare la legge, nella lettera ai romani no, un’altra contraddizione; comunque, per Paolo, giudei e gentili erano accumunati dal peccato, soprattutto in materia di carne.

Per i rabbini, nella legge vi sono 613 prescrizioni (Maimonide), tra cui i dieci comandamenti, attraverso la legge si conoscono i peccati; per Paolo, la salvezza veniva dal sangue di Cristo, l’uomo era giustificato con la sua fede in Cristo non con le opere della legge, perché Dio era Dio anche di pagani e incirconcisi (lettera ai romani).

Per Paolo, l’avvento di Cristo aveva tolto importanza alla legge di Mosè, invece, per gli esseni, la giustificazione con la grazia stava all’interno del rispetto della legge; Paolo ricordò che Abramo fu illuminato dalla fede quando non era ancora circonciso, ricordò che dove non c’èra la legge non c’era la trasgressione. Tutta questa polemica sulla legge e la circoncisione non fa altro che ricordare la polemici tra giudei ed elleno-cristiani, tra il cristianesimo trionfante ed il giudaismo soccombente ed espropriato delle sue scritture.

Per Paolo, la riconciliazione con Dio si era avuta con Cristo, la morte era regnata da Adamo, Cristo era il secondo Adamo che aveva salvato tutti, il peccato di un solo uomo condannò tutti gli uomini, il sacrificio di Cristo li salvò tutti, donando la vita eterna al posto della morte; Cristo aveva riscattato il peccato.

Il giudaismo si era appropriato dell’idea stoica di diritto naturale e morale universale; però per Paolo, grazie alla legge, gli ebrei erano da considerare trasgressori abituali, la legge aveva reso l’uomo schiavo, invece Cristo lo aveva liberato dalla legge, dal peccato e dalla morte; poi Paolo invitò a vivere secondo lo spirito e non secondo la carne, la resurrezione di Cristo era la garanzia di salvezza per tutti gli uomini.

Nella lettera i romani, Paolo si professò apostolo dei pagani, ricordò che anche Osea aveva affermato che i pagani sarebbero stati chiamati, che Isaia aveva parlato di un resto di Israele, ribadì che la giustizia veniva dalla fede e non dalla legge, che per i profeti, chiunque credeva in Dio, sarebbe stato salvato; citò Isaia (Is 28,26) che aveva promesso la salvezza a tutti gli uomini.

Però Israele era anche una testimonianza vivente, per Paolo, Dio non poteva rinnegare il suo popolo, anche se questo non sembrava raccogliere la buona novella; Paolo, come Saul e Geremia, era della tribù di Beniamino, affermò che Israele non aveva risposto sempre adeguatamente agli inviati Dio.

Osservò che Israele si sarebbe convertita dopo i pagani, che il rifiuto di Israele aveva favorito la conversione dei pagani; se questo era il disegno di Dio, non bisognava disprezzare gli ebrei, perché Dio non aveva denunciato l’antica alleanza, alla disobbedienza d’Israele avrebbe fatto seguito la sua conversione. Anche la chiesa cattolica ha sempre sperato in questo sbocco finale, il suo disprezzo verso gli ebrei era giustificato dal loro ritardo nella conversione.

L’ultimo viaggio di Paolo fu diretto verso Gerusalemme, dove fece visita al tempio ed a Giacomo (Atti) che lo invitò al rispetto della legge, cioè ad astenersi dalla carni sacrificate, dal sangue, dall’impudicizia e da animali soffocati, trascurando circoncisione e sabato; del resto, nemmeno i farisei pensavano di potere imporre ai proseliti tutte le prescrizioni della legge; però i giudei insorsero ugualmente contro Paolo e cercarono di ucciderlo.

Fu arrestato e portato davanti al sommo sacerdote Anania, al quale disse di credere all’immortalità dell’anima ed alla resurrezione e fu difeso dai farisei; il tribuno Lisia, ritenendolo incolpevole, lo inviò al governatore o procuratore di Cesarea, mentre i giudei avrebbero voluto processarlo a Gerusalemme; a Cesarea, Paolo fu accusato di aver affermato che Cristo era re di Israele, ora il reato penale emergeva, però Paolo, poiché cittadino romano, si appellò a Cesare e perciò fu imbarcato per Roma.

La nave che lo trasportava naufragò e fortunatamente approdò a Malta, poi arrivò a Roma, dove predicò e fu assolto, si allontanò dalla città e poi vi ritornò e nel 67 vi morì decapitato sotto Nerone; così hanno affermato Tertulliano ed Eusebio nella sua: ”Storia Ecclesiastica”. Naturalmente sono tutte invenzioni, Paolo non arrivò mai a Roma, non è mai esistito e fu una figura inventata dallo gnostico Marcione, poi riciclata da Tertulliano ed Eusebio. Probabilmente la raccolta definitiva delle epistole di Paolo e la loro ultima stesura furono opera anche di Eusebio ed Atanasio.

La legge di Mosè fu preceduta da quelle di Abramo e di Noè, che erano più ristrette e per tanti farisei si potevano applicare ai pagani convertiti; gli esseni e Paolo contrapponevano i figli della luce, cioè cristiani ed esseni, ai figli delle tenebre, cioè ai seguaci del demonio (2 Cor 6,15), era una concezione gnostica e dualista che, ancora una volta, collegava esseni e cristiani paolini agli gnostici di Marcione.

Paolo era seguace della scuola farisaica di Gamaliele, seguace di Hillel, era stato persecutore di cristiani per conto del sinedrio, favorendo così il martirio di Stefano; l’idea della resurrezione era condivisa da Paolo e dai farisei o separati, i quali però, diversamente da Paolo,osservavano anche la legge, il sabato, la circoncisione e le purità ebraiche; però i farisei erano divisi in sette correnti, tra formalisti, conservatori e liberali, alcuni farisei erano tali solo per calcolo, accade anche in politica.

Il giudaismo antico non aveva conosciuto la distinzione tra anima e corpo, l’immortalità dell’anima e la resurrezione, però al tempo di Paolo, la credenza nella resurrezione dei corpi, presa dallo zoroastrismo, era diffusa anche tra gli esseni, i quali però, come i farisei, seguivano anche la legge.

Per Paolo, senza Cristo, i pagani sarebbero stati esclusi dalla salvezza, nella lettera ai corinzi paragonò la resurrezione ad una pianta che moriva e rinasceva grazie ai suoi semi; è la stessa idea della metempsicosi presa dal rinnovarsi della vita vegetale; con la differenza che con la risurrezione si rinasceva nello stesso corpo, con la metempsicosi, secondo la dottrina indiana, anche in altro corpo, anche animale; la metempsicosi, come dottrina, nacque prima dell’idea dell’immortalità dell’anima.

Paolo fu il primo a parlare di nuovo testamento e di nuova alleanza, raccomandava di seguire il suo vangelo o buona novella, cioè il vangelo di Luca originale; come Paolo, anche Filone d’Alessandria, il quale però è esistito veramente, era un ebreo ellenizzato, però Paolo era meno avvezzo di lui alla filosofia, inoltre Filone influenzò il cristianesimo, ma non fu cristiano.

Prima di Paolo, anche tanti rabbini s’erano posto il problema dell’atteggiamento da tenere verso i gentili proseliti o timorati di Dio; ritenevano che alcuni comandamenti della legge riguardassero tutti gli uomini, come il divieto di idolatria, di bestemmia, di uccidere, di commettere adulterio e di rubare; seguivano una concezione universalistica che credeva ad una morale comune e ad un diritto naturale che poteva portare alla salvezza; Paolo aggiunse a questa visione la fede in Cristo risorto. Malgrado le riserve sulla circoncisione, come ogni ebreo timoroso della legge, anche Gesù e Paolo, se fossero esistiti, sarebbero stati circoncisi, otto giorni dopo la nascita.

Il nome Gesù significava Dio salva o salvatore, il suo giorno di nascita del 25/12 fu fissato a Roma nel III secolo, prendendo la data di rinascita del dio sole Mitra e di Saturno, corrispondente al solstizio d’inverno; l’anno di nascita fu stabilita nel IV secolo a Roma dal monaco Dionigi il Piccolo che, seguendo il vangelo di Luca, lo fissò nell’anno 754 dalla fondazione di Roma, posticipandolo, per errore, di circa sette anni.

I primi cristiani erano chiamati nazareni o fratelli o consacrati o separati o umili o ebioniti o santi, anche gli esseni erano chiamati separati o umili o poveri o nazareni, la comunità immaginaria dei primi cristiani palestinesi fu mutuata da quella degli esseni; questi nazareni erano casti, vegetariani ed avevano i capelli lunghi, ad Antiochia furono chiamati per la prima volta cristiani. Nella lettera ai romani Paolo affermò che Gesù era un uomo nato da donna e non accennò alla sua nascita verginale; tra i pagani, erano nati da una vergine Perseo e Attis, di partenogenesi parevano nati Pitagora, Platone ed Augusto.

Le epistole sono 21, 14 sono attribuite a Paolo, erano circolari nate per comporre dissidi, togliere dubbie e dare consigli alle varie comunità cristiane; erano opera d’anonimi missionari, poi attribuite a Paolo e ad altri; comunque, alcune di esse erano anteriori agli attuali vangeli canonici. Paolo era un fariseo della diaspora con cittadinanza romana, era nato nei primi anni dell’era volgare a Tarso, in Cilicia-Asia Minore, non conobbe personalmente Cristo e con il nome di Saulo fu persecutore dei cristiani, dentro e fuori la Palestina su incarico del sommo sacerdote di Gerusalemme; si convertì al cristianesimo, divenne missionario e dal 45 al 63 fece quattro viaggi missionari in paesi stranieri.

La chiesa di Roma, secondo la tradizione, era stata fondata da Pietro e Paolo, però né negli Atti, né nelle epistole si fa cenno dell’apostolato di Pietro a Roma, il quale invece fu vescovo d’Antiochia, inoltre dalle scritture non pare che Pietro e Paolo lavorassero in sintonia, non sono personaggi storici.

La lettera ai romani sostiene la redenzione gratuita di gentili ed ebrei, per mezzo della sola fede, la tesi sembra negare il libero arbitro e sostenere la vanità delle opere per la salvezza; in realtà Paolo si riferiva alle opere della legge, cioè alla normativa mosaica, considerava importanti le buone opere, ma superata la legge mosaica; il fraintendimento di Agostino e Lutero, teorici della predestinazione, nacque da ciò, era chiara l’ostilità dei gentili convertiti verso la legge dei giudei, che difendevano sabato, circoncisione e impurità.

La prima lettera ai corinzi denuncia che la chiesa di Corinto, fondata ufficialmente da Paolo nel 52, si stava dividendo in partiti, tra i cristiani c’erano giudei e gentili, i cristiani dovevano confrontarsi anche con la dottrina dei farisei predicata nelle sinagoghe. Questa lettera fu falsificata, allora non esistevano né giudeo-cristiani, né elleno-cristiani, né a Corinto, né altrove.  

Nelle seconda lettera ai corinzi, Paolo attaccò il partito dei giudaizzanti, cioè nazareni ed ebioniti, contrari ai gentili e fedeli alla legge, però difese il decalogo, che faceva parte della legge di Mosè; Paolo aveva in comune con i farisei o rabbini la fede nella resurrezione, comunque, non appariva trinitario e non sosteneva la divinità di Cristo; la lettera ha contenuti apocalittici, perché annuncia la battaglia finale e promette il regno dei cieli in corpi spirituali e incorruttibili.

Nella lettera ai galati, Paolo si scagliò contro il partito dei giudaizzanti, cioè i giudeo-cristiani seguaci di Giacomo, fratello di Gesù e vescovo di Gerusalemme, che chiedevano l’applicazione della legge mosaica e della circoncisione anche per i gentili convertiti; in realtà, nel I secolo non esistevano giudeo-cristiani in Palestina, ma esseni e giudei che nel II secolo si opposero, nella diaspora, alle novità dei cristiani.

In questa lettera, Paolo affermò di aver ricevuto il suo vangelo da Gesù Cristo (11-14) e condannò quelli che volevano passare ad altro vangelo, cioè era a favore dell’unità della chiesa sotto la sua bandiera; nel II secolo diverse chiese cittadine si facevano forti di diversi vangeli, cioè brevi rotoli contenenti i detti, le opere e la vita di Gesù.

Paolo affermò di aver ricevuto l’autorità di predicare ai gentili, mentre Pietro predicava ai giudei, apparentemente perciò, Pietro e Giacomo erano con il partito dei giudaizzanti, infatti, Paolo non riconobbe l’autorità dottrinaria di Pietro e quella dei giudaizzanti; Pietro e Paolo non possano aver lavorato assieme e in armonia ed essere morti a Roma.

La lettera agli efesini è diversa dalle altre lettere di Paolo, è opera tarda d’autore diverso, la Chiesa non appare più come una comunità locale, ma come la chiesa universale; l’autore difende le strutture sociali esistenti (1-9), sostiene l’obbedienza filiale, quella della moglie al marito e la schiavitù; la Chiesa era pronta a riciclarsi e a rendere grandi servigi al potere.

La lettera di Paolo ai colossessi affermava che Cristo era superiore agli angeli, che creò l’universo ed era un Dio (la tesi di Giovanni), affermava che la Chiesa era il regno di Dio ed escluse la parusia, affermava che il battesimo era la resurrezione del credente. Questa lettera fu scritta in epoca più recente da altro autore, perché contrastava con il pensiero precedente di Paolo, denunciava l’evoluzione del cristianesimo e l’affermazione della Chiesa; comunque, l’autore ribadì che la moglie doveva essere sottoposta al marito e lo schiavo al padrone, il cristianesimo non era più una religione eversiva che lottava per gli emarginati.

La prima e la seconda lettera ai tessalonicesi furono usate da Tertulliano contro Marcione, però paiono di autore diverso. Nella prima lettera ai tessalonicesi (cittadini di Salonicco), Paolo attaccò quelli che, ritenendo la parusia imminente, sostenevano che non conveniva lavorare.

Nella seconda lettera ai tessalonicesi, Paolo continuò a condannare quelli che vivevano in ozio attendendo la parusia, l’astensione dal lavoro era un danno economico per la società e attirava sui cristiana l’accusa di essere dei parassiti; con questa lettera, Paolo affermò che chi non lavorava non aveva diritto a mangiare.

Nella lettera a Timoteo, Paolo attaccò le eresie, cioè si disse contro la libertà di pensiero; mentre Cristo aveva affermato che i ricchi non sarebbero entrati nel regno dei cieli, Paolo promise loro il regno in cambio di beneficenza amministrata dalla Chiesa; era spianata la strada alla vendita delle indulgenze.

La lettera a Tito è una lettera pastorale diretta al vescovo di Creta, Tito, ex gentile incirconciso del partito di Paolo, afferma che i servi devono essere sottoposti ai padroni ed i cristiani all’autorità, inoltre, attacca i giudei che non condividono la genealogia di Cristo inventata dai cristiani.

Nella lettera a Filemone, Paolo gli rimanda un suo schiavo, sfuggitogli e fattosi cristiano, con preghiera di perdonarlo, questo schiavo aveva chiesto protezione a Paolo, per la legge romana avrebbe meritato la crocifissione; Paolo glielo rispedì perché teneva più all’amicizia di Filemone che a quella di uno schiavo, il ricco poteva anche aiutare economicamente la Chiesa e fare adepti tra la sua cerchia. La chiesa trionfante non si pronunciò mai esplicitamente per l’abolizione della schiavitù, però ci furono voci isolate di missionari e sacerdoti cristiani contro la schiavitù.

La lettera agli ebrei fu scritta a Roma, secondo la tradizione da Paolo, era indirizzata agli ebrei di Gerusalemme, affermava che Cristo era il supremo sacerdote dell’ordine di Melchisedech, che la giustificazione non si aveva con le opere della legge, ma con la fede in Cristo, che era superiore a Mosè ed agli angeli. Le lettere attribuite a Paolo sono contraddittorie, perché gli autori sono diversi e perché le lettere furono scritte in epoche diverse.

Paolo sostiene la salvezza mediante la fede nella lettera ai romani e nella lettera i galati, mentre ribadisce l’importanza delle opere nella seconda lettera ai corinzi, sostiene l’importanza della verginità nella prima lettera ai corinzi e l’importanza del matrimonio nella lettera agli ebrei; sostiene la resurrezione dei corpi nella prima lettera ai corinzi, nella prima lettera ai tessalonicesi e nella seconda lettera a Timoteo, invece nella lettera ai colossessi sostiene che il battesimo è la resurrezione; sostiene la divinità di Cristo solo nella lettera ai colossessi e nella lettera agli ebrei.

Oltre le differenze di contenuto, non mancano le differenze di stile, tratti comuni delle lettere di Paolo, sono l’avversione ai giudaizzanti e alla legge di Mosè, la difesa della gerarchia, dell’assetto sociale e del suo vangelo; con l’eccezione della lettera agli efesini, tutte queste lettere sono indirizzate a chiese locali.

Invece le lettere cattoliche sono indirizzate alla Chiesa universale, e sono sette, una attribuita a Giacomo, due a Pietro, tre a Giovanni di Zebedeo e una a Giuda; la visione della chiesa universale superava gli ambiti delle chiese particolari, quest’evoluzione potette avvenire solo dopo mlto tempo dalla morte di Cristo, quando si spense la fede nella parusia.

La lettera di Giacomo loda i poveri e afferma che la fede senza le buone opere è sterile, cerca di spiegare le idee di Paolo al riguardo, affermando che le opere da difendere non sono quelle della legge, cioè le norme mosaiche, ma le opere buone cristiane. L’invito a confessare i peccati gli uni agli altri (16) attesta che all’inizio esisteva confessione pubblica, reciproca e collettiva dei peccati.

La prima lettera di Pietro, indirizzata a gentili d’Asia Minore, ha carattere pastorale, attacca eretici e difende le buone opere; secondo la tradizione, nel 36 Pietro, sfuggito ad Erode Antipa, fondò la chiesa d’Antiochia, che governò per sette anni, nel 42 si trasferì a Roma sotto Claudio, dove fu fatto martire nel 67 sotto Nerone, assieme a Paolo; in realtà Pietro non arrivò mai a Roma e non nacque mai, perciò non poté morire né ad Antiochia, né a Roma. L’autore afferma che la donna deve essere sottomessa al marito e i giovani agli anziani, come sono cambiati i tempi!

La seconda lettera di Pietro denuncia una differenza di stile dalla prima, fu inserita nel canone solo nel V secolo, afferma che la parusia avrebbe dato origine ad una nuova creazione, che il regno di Dio non era prossimo e sarebbe venuto all’improvviso. 

La prima lettera di Giovanni, contiene una glossa (5,7-8) che non si trova nei testi più antichi, la quale afferma: “Vi sono tre testimoni in cielo, il padre, il figlio e lo spirito santo”, evidentemente il libero redattore sosteneva la trinità.

Questa lettera attesta la fede nella parusia, contro i pessimisti che sostenevano che Cristo non sarebbe più tornato e che non si poteva cambiare la natura umana; l’autore condanna anche la libera interpretazione della scrittura. Erano passati tanti anni dalla morte di Cristo, la gerarchia si era installata, ma c’erano ancora cristiani attaccati all’idea della parusia.

Questa lettera invita ad osservare i comandamenti di Dio (3), pare un’anomalia perché i comandamenti erano parte della legge di Mosè, criticata dai cristiani d’origine pagana e da Paolo, i quali però intendevano solo rigettare circoncisione, sabato e impurità; i gentili-cristiani, dopo aver adottato il messianismo giudaico, avevano combattuto il formalismo e il rigorismo dei giudei, che non favoriva la conversione dei gentili.

Nella seconda lettera di Giovanni si attaccano quelli che negano la realtà corporea di Cristo, cioè i docetisti, che, seguendo certe idee degli gnostici, vedevano in Cristo uno spirito; questi negavano l’incarnazione e la morte di Cristo, sostenendo che Dio lo aveva rivestito di corpo umano apparente, perciò questo solo apparentemente avrebbe sofferto la passione e la morte corporea.

La terza lettera di Giovanni attesta l’esistenza ad Efeso di due partiti cristiani, quello di Giovanni il presbitero e quello di Diotrefo, che ambiva al titolo di vescovo; ciascuno di questi due partiti si faceva forte di un vangelo particolare, di un’interpretazione o di una testimonianza particolare, il tutto utilizzato per la lotta per il potere all’interno della Chiesa. Giovanni di Zebedeo, discepolo di Gesù e sacerdote del Tempio, non va confuso con Giovanni il presbitero di Efeso, vissuto molti decenni dopo e, secondo alcuni, suo discepolo.

La lettera di Giuda sostiene la salvezza e la giustificazione mediante la fede. La predestinazione nega il libero arbitrio e la capacità d’utodeterminarsi dell’uomo, mentre riconosce il condizionamento genetico, culturale e familiare sull’uomo, cioè avrebbe una base scientifica; bisogna riconoscere che pochi uomini, a causa dei condizionamenti, sono capaci di autodeterminarsi. In religione, la predestinazione impone il corso degli eventi e la sorte d’ogni uomo, inibendo il suo spirito di rivolta verso le ingiustizie; è legata al concetto di destino e fa risorgere il fato dei pagani; per i musulmani, Dio ha stabilito, da sempre, il destino d’ogni uomo.

Questa dottrina, adottata da Agostino e dai protestanti, attribuisce la salvezza solo alle anime elette, escludendo ogni rapporto con le opere buone e negando la libertà di scelta o d’arbitrio all’uomo. Fortunatamente, gli uomini non seguono coerentemente le ideologie che professano, altrimenti i protestanti, invece di sviluppare il senso degli affari, avrebbero spinto alla rassegnazione.

La dottrina della predestinazione fu sostenuta da Paolo, Giovanni, Agostino, Giansenio, Lutero e Calvino; Paolo pare però che si riferisse soprattutto alle opere o norme della legge e non alle norme di buona condotta, anche se sotto il nome di Paolo hanno scritto persone diverse e in contraddizione. L’invito all’unità della chiesa rivolto da Paolo, rafforzava gerarchia e centralismo, contro le correnti di potere e contro i contrasti dialettici all’interno della religione, contro la libertà di pensiero in dottrina.

Apocalisse in greco significa rivelazione, in relazione ai tempi escatologici, l’escatologia riguarda l’estremo destino dell’uomo, è la mitologia della fine ed è tipica delle religioni della salvezza come l’ebraismo, il buddismo, lo zoroastrismo, il cristianesimo, il manicheismo e l’islamismo; invece le altre religioni sono legate soprattutto alla mitologia delle origini, la quale però è presente anche in ebraismo, cristianesimo e islamismo, che hanno due età dell’oro, una all’inizio e una alla fine dei tempi.

La salvezza si fonda sulla credenza che l’anima sopravviva alla morte corporale, idea sconosciuta agli antichi ebrei, con il conseguente giudizio delle anime, uno individuale, subito dopo la morte, ed un collettivo con il giudizio universale, di cui alla letteratura apocalittica. L’escatologia cristiana prevede alla fine del mondo la resurrezione della carne, per cui, i morti si ricomporrebbero in anima e corpo, vivendo poi di vita eterna.

Alcuni vedono nel discorso escatologico di Gesù sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme, la rovina del giudaismo, il giudizio e il regno di Dio o l’affermazione della Chiesa nel mondo. Nella bibbia i libri apocalittici sono libri profetici, come i libri di Daniele ed Enoch, l’apocalisse di Giovanni e le apocalisse apocrife di Pietro e di Paolo; questi libri annunciano il passaggio da un’era ad un’altra, con il rinnovamento dell’umanità; la letteratura apocalittica era conosciuta anche da babilonesi e persiani, tanti popoli volevano il riscatto e la salvezza, soprattutto in terra.

L’apocalisse di Giovanni contiene sette lettere dirette alle chiese d’Asia, travagliate dalle persecuzioni e dalle eresie, gli autori sono diversi e scrissero in greco, è attribuita a Giovanni evangelista, vi è anche la mano del suo discepolo Giovanni il presbitero, vescovo di Efeso, coautore anche del quarto vangelo, o di Cerinto.

In questo libro Cristo, l’agnello risorto, è presentato come sovrano del regno di Dio e sacerdote della nuova alleanza, il testo ricorda alcune persecuzioni dei cristiani; l’apocalisse è ricca di simboli e va interpretato allegoricamente, afferma che la Chiesa è la signora celeste che lotta contro la bestia persecutrice, cioè Roma, chiamata anche Babilonia, anticristo, bestia e meretrice.

Insomma, mentre l’evangelista Giovanni attacca i giudei e giustifica i romani, l’apocalisse di Giovanni attacca soprattutto i romani, persecutori dei cristiani eredi di Cristo; questa constatazione attesta che gli autori erano diversi e scrivevano in epoche diverse. Per evitare persecuzioni, Roma non è nominata esplicitamente, il libro annuncia la sconfitta della bestia e di satana, il giudizio finale e l’instaurazione dei nuovi cieli e della nuova terra, cioè l’avvento della Gerusalemme celeste, annuncia la vittoria definitiva del cristianesimo sul paganesimo; la mietitura simboleggia la fine del vecchio ordine e l’instaurazione del regno di Dio.

Dopo il giudizio, Cristo avrebbe regnato ed il diavolo sarebbe stato incatenato per mille anni, poi sarebbe stato sciolto e si sarebbe scagliato contro la Chiesa, ma sarebbe stato sconfitto definitivamente e precipitato nel fuoco eterno. Il millenarismo s’ispirò all’apocalisse di Giovanni.

Con la resurrezione dei morti, questi sarebbero stati giudicati assieme ai vivi per le loro azioni, ai buoni sarebbe andata la Gerusalemme celeste, ai cattivi il fuoco eterno, l’autore sostiene l’importanza delle opere buone per la salvezza.

La redazione definitiva del libro avvenne nel III secolo, per mani diverse, ci sono differenze di stile all’interno e con il quarto vangelo, il quale condanna i giudei, mentre nell’apocalisse i nemici sono i romani; all’epoca i giudei non facevano più concorrenza alla Chiesa con le loro sinagoghe, mentre Roma si ergeva minacciosa contro i cristiani di varie tendenze, ma in maggioranza emarginati ed eversori, Costantino non era ancora nato.

L’apocalisse di Giovanni fu ammessa nel canone in tempi diversi nelle varie chiese, quella greca lo ammise nel VI secolo, i siri e i nestoriani ancora oggi la rigettano, i testimoni di Geova hanno preso a base questo libro per calcolare la fine del mondo, una volta attesa dopo la morte di Cristo, poi per l’anno mille, i testimoni di Geova l’avevano prevista per la fine del XX secolo.

L’autore fa dire a Gesù di essere della stirpe di Davide, in realtà questo, se si vuole credere che è esistito, non lo affermò, non affermò di essere di natura divina, al massimo avrebbe potuto affermare di essere il messia, visto che lo hanno asserito in tanti; ciò è detto, indipendentemente da quello che affermano le scritture. Il libro si chiude con una maledizione su chi avesse tolto o aggiunto qualche cosa al testo, questa chiusura serve ad imprimere autenticità al lavoro, però non ha risparmiato manipolazioni anche a questo libro, insinua anche l’idea che i testi sacri spesso erano  manipolati.

Giustino chiamava gli scritti dei primi cristiani le memorie degli apostoli, fu Ireneo il primo a fissare il canone dei quattro vangeli, attaccava gli ebioniti che seguivano  Matteo, e i marcioniti, che seguivano Luca; attaccava i vangeli apocrifi, come il libro segreto di Giovanni e il vangelo di Maria, attaccava gnostici e montanisti. Giustino fu uno degli artefici della nascita del cristianesimo, con Marcione, Papia, Tertulliano, Valentino e Ireneo; fu coautore, con Papia, del vangelo di Matteo, allora non esistevano ebioniti cristiani in Palestina, ma esseni.

Con Ireneo nacquero i quattro pilastri del vangelo quadriforme, egli affermava falsamente che questi erano i resoconti di testimoni oculari, Matteo e Giovanni erano stati discepoli di Cristo, Marco e Luca discepoli di Pietro e Paolo.

Malgrado la lotta agli scritti apocrifi, nemmeno il canone mise la Chiesa al riparo delle eresie, come i secoli a venire avrebbero dimostrato, perciò la Chiesa si oppose alla libera lettura della bibbia; Ireneo affermava che lo gnostico Valentino e il suo discepolo Tolomeo avevano inventato delle favole, Tolomeo aveva affermato che, come Cristo, anche la sapienza divina, cioè Sofia, aveva partecipato alla creazione.

Ireneo era contro l’esegesi dei filosofi greci e degli gnostici, voleva cogliere il significato più palese delle scritture e non quello oscuro o segreto o esoterico o simbolico o allegorico, affermava che gli eretici si abbandonavano alle fantasie; però anche Origene e i rabbini andavano alla ricerca di significati nascosti nelle scritture. Ad ogni modo, anche secondo me, il significato letterale è più attendibile di quello simbolico, però anche il significato letterale può essere oscuro o controverso.

Ireneo (II secolo) non amava queste discussioni filosofiche, ciò malgrado, accettò numerose tradizioni condivise e tollerò alcuni punti di vista, recepiti anche dal quarto vangelo; accettò i quattro vangeli, anche se contraddittori.

Ireneo si preoccupava del pericolo di scismi ed era contro gli gnostici, scrisse cinque volumi contro le eresie, affermava che valentiniani e altri trovavano nelle scritture quello che volevano e poi vi mettevano la loro libera interpretazione; affermava che se l’interpretazione di ognuno fosse stata legittima, non sarebbe stata necessaria la rivelazione; queste idee di Ireneo ebbero grande fortuna nella Chiesa conciliare, che lottò contro le eresie nel corso dei secoli.

Ireneo, contro l’opinione degli gnostici, affermava che con il peccato l’uomo non era più simile a Dio; le accuse di Ireneo erano estensibili a tutti i liberi interpreti della bibbia, però anche l’interpretazione della Chiesa era unilaterale e discutibile, la Chiesa falsificò le scritture e creò tanti dogmi; se il libero pensiero produce risultati discutibili, nemmeno l’autorità della Chiesa dà certezza.

Ireneo fu l’autore del canone dei quattro vangeli, il canone era il filo a piombo dei muratori, comunque, sia Ireneo sia i valentiniani si richiamavano all’evangelista Giovanni, che non era conosciuto dal maestro di Ireneo, Policarpo; il vangelo di Giovanni, nato tra la comunità di Ireneo dell’Asia Minore, in ambiente pagano, non era conosciuto nemmeno da Giustino ed era rifiutato anche dal movimento gnostico Nuova Profezia; Origene affermò che solo Giovanni aveva parlato della divinità di Cristo.

Dopo che Dio aveva trasferito il sacerdozio dagli ebrei a coloro che lo avevano riconosciuto, cioè ai cristiani, per Ireneo contava essere cattolici e non gnostici, perciò era contro gli insegnamenti segreti dei sacerdoti valentiniani; scomunicò gli eretici, chiamandoli figli del demonio e dell’anticristo.

Nel IV secolo la Chiesa escluse dal canone i vangeli apocrifi, che narravano prevalentemente dell’infanzia di Gesù, mentre i canonici parlavano soprattutto della sua vita pubblica; alcuni padri della Chiesa, come Epifanio di Salamina, avevano difeso gli apocrifi e alcune parti di questi vangeli furono anche interpolate nei vangeli canonici manipolati.

I cattolici inserirono nel canone del vecchio testamento anche i Maccabei, rifiutati dagli ebrei; poiché la traduzione greca dei settanta non sempre coincideva con l’originale ebraico, la chiesa evangelica decise di seguire il canone ebraico.

Prima del XV secolo, gli arabi avevano tradotto le opere degli antichi greci, però facevano traduzioni libere, introducendo anche loro idee nel testo, lo fecero anche con Aristotele; ebrei, cristiani ed islam, nella traduzione dei libri sacri, introducevano loro idee, gli originali di queste opere non si conoscono e non sono arrivati fino a noi.

Gli evangelisti non furono testimoni oculari, ma liberi estensori di tradizioni orali che si svilupparono strada facendo, i vangeli canonici furono redatti, la prima volta e nella forma originale perduta, nel II secolo, dopo i vangeli gnostici di Filippo e Tommaso; prima di loro circolavano solo massime, memorie, detti, parabole e storie isolate di Cristo, l’elaborazione letteraria e la leggenda sulla figura di Cristo si costruì gradualmente; il protovangelo di Marco, tenuto dagli adozionisti, diede un corpo a Gesù, mentre  Marcione e il suo vangelo, che lo ritenevano un essere spirituale, furono messi da parte.

Questa rivoluzione fu patrocinata da dirigenti politici romani, che si avvalsero di religiosi che misero ordine al materiale religioso su messia e soter in loro possesso, colmandone le lacune; la tradizione continuò ad operare dopo questo processo, ai quattro angoli dell’impero, creando una letteratura neotestamentaria vasta e contraddittoria.

Il primo movimento gentile-cristiano era gnostico ed egualitario e non faceva distinzione tra i sessi; con il tempo, la Chiesa si divise tra partito di Maddalena, sostenuto dalla chiesa gnostica, e partito di Pietro, cioè partito cattolico, che alla fine vinse e cancellò il ricordo della funzione di Maddalena.

Nella prima lettera a Timoteo, Paolo consigliava alle donne di mantenere il silenzio in chiesa, mentre il vangelo gnostico di Maria, che risaliva alla stessa epoca, esaltava il ruolo di Maddalena e delle donne impegnate nella chiesa; nella chiesa delle origini, lo scontro tra i sessi era anche lo scontro con lo gnosticismo che sosteneva Maddalena.

Il primo papiro gnostico fu ritrovato al Cairo nel 1896, nel 1945, presso la cittadina egiziana di Nag Hammadi, in una giara furono ritrovati vangeli gnostici risalenti ai primi secoli d.c., fu chiamato il codice Hammadi, prima sconosciuto; in tutto 56 opere cristiane che ci danno uno scorcio del cristianesimo delle origini, con gli insegnamenti di Gesù, la natura della salvezza, il ruolo delle donne e l’aspetto della comunità.

Allora non c’era né credo niceno, né ordine gerarchico, né chiese, né una dottrina sicura su Cristo, credo niceno e nuovo testamento furono il prodotto finale di dispute tra cristiani e della lotta per il potere e per la supremazia tra cristiani; all’origine il cristianesimo fu pluralista, l’assolutismo romano ne avrebbe decretato la fine. Questi testi presentano Maddalena come una delle discepole preferite di Cristo e come apostola della resurrezione.

Lo gnosticismo nacque all’inizio del II secolo, per sincretismo tra giudaismo e paganesimo, poi nel III secolo ci fu la riforma religiosa ariana, che vedeva Cristo come uomo o superuomo adottato da Dio, nel IV secolo, un’altra riforma religiosa impose il cristianesimo cattolico che lo fece Dio; il cattolicesimo era nato alla fine del II secolo e se ne era fatto portavoce Ireneo. Scismi, eresie e lotte intestine hanno accompagnato il cristianesimo fin dalle origini.

Nel II secolo d.c., il neoplatonico Ammonio Sacca, che ebbe anche Origene come discepolo, fuse la filosofia razionale di Platone con idee gnostiche, sosteneva che le anime erano prigioniere del corpo e credeva alla metempsicosi; poi ad Alessandria d’Egitto, Plotino (205-270), filosofo greco suo allievo e maestro di Porfirio, lanciò, in grande stile, il neoplatonismo, sosteneva che il verbo era un’emanazione di Dio. Da questi ceppi prese forza lo gnosticismo

Se Giovanni metabolizzò lo gnosticismo, tutti i vangeli contengono simbolismo gnostico, la vista concessa ai ciechi era la conoscenza, l’acqua in grado di dissetare era la conoscenza, la conoscenza era la vita eterna è l’ignoranza la morte spirituale, il fico che non dava frutti rappresentava il popolo ebreo che non si era convertito.

Gli gnostici credevano che all’inizio, prima che Eva fosse tratta da Adamo, esisteva solo un unico essere umano ermafrodita e che il matrimonio, cioè l’unione delle carni, poneva termine alla primitiva separazione di Adamo ed Eva; poi anche la chiesa cattolica affermò che, con il matrimonio, la coppia formava una sola carne.

Gli antichi credevano al destino, il karma degli odierni indiani, il che portava alla fede nella predestinazione, oggi condivisa dall’Islam; per gli gnostici, Gesù era il salvatore venuto a rivelare la gnosi, anche nel buddismo, i Budda incarnati, puntavano a diffondere la conoscenza.

Già alcuni miti pagani avevano parlato di una dea redenta, come quelli di Afrodite, Persefone e Demetra, così per i cristiani Maria Maddalena divenne la prostituta redenta da Gesù; anche nell’antico testamento c’erano donne decadute, come Tamar, prostituta nel tempio, Ruth, Betsabea, che commise adulterio con Davide, Raab era tenutaria di un bordello di Gerico e fu salvata da Giosuè. Gesù impedì che un’adultera fosse lapidata a morte, offrì da bere ad una samaritana adultera, aiutò Maddalena a liberarsi dai sette demoni.

Durante il II secolo, ad Alessandria i cristiani distinguevano la fede sentimentale (pistis) da quella razionale (gnosi); gli gnostici neoplatonici ritenevano che il cosmo era popolato da una gerarchia di esseri spirituali emanati da Dio, gli eoni, come gli angeli e Gesù, sempre meno perfetti man mano che si allontanavano da Dio, fino all’anima umana, che era l’ultimo eone, divenuta prigioniera del corpo.

La gnosi era l’aspirazione dell’anima di ritornare a Dio, secondo la comune concezione indiana, gli gnostici cristiani affermavano che Gesù era stato inviato da Dio per far partecipare gli uomini alla gnosi e salvarli, a questa filosofia s’ispirò Giovanni evangelista. Presso la setta gnostica dei cainiti del II secolo, era ritenuto indispensabile il tradimento di Giuda per la salvezza dell’umanità, i cainiti ritenevano che creatore dell’universo era un essere malvagio, il demiurgo, e adoravano Caino che si era a lui opposto.

Nel 1945, nella biblioteca copta scoperta in Egitto, vi erano tre vangeli gnostici, il vangelo di Tommaso, il vangelo di Filippo e il vangelo di Verità, nel 1978 in questo paese è stato rivenuto il vangelo gnostico di Giuda, che sostiene che il tradimento di Giuda fu chiesto da Cristo, per adempiere la sua missione.

Lo gnosticismo, combattuto come eretico dalla Chiesa, si diffuse nei primi tre secoli, s’ispirò al platonismo, a Filone e al mazdeismo o zoroastrismo, l’ebreo Filone fuse il platonismo con il vecchio testamento; gli gnostici asserivano che, tra il regno della luce di Dio e il regno delle tenebre della materia del Demiurgo, in successivi gradini, vi erano gli eoni dei due sessi; il demiurgo era il più lontano eone da Dio e aveva rapito una scintilla divina dal pleroma, cioè l’insieme d’eoni, per animare la materia.

Gli gnostici si dicevano spirituali perché riuscivano a dominare la materia con lo spirito, affermavano che Cristo, al momento del battesimo, era divenuto preda di un eone inviato da Dio, cioè era un eone inviato da Dio, che scopo di Cristo era guidare gli uomini alla ricerca della gnosi o conoscenza, per la redenzione dell’umanità; poi tutte le particelle dello spirito divino, prigioniere della materia, sarebbero rientrate nel pleroma, mentre il regno delle tenebre sarebbe rimasto nelle tenebre.

Lo gnosticismo fu fatto risalire dalla tradizione a Simon Mago, gli gnostici praticavano la continenza e il celibato; lo gnostico Marcione opponeva, come Lutero, l’antico testamento, opera del Dio che condanna, al nuovo testamento, opera del Dio che salva; la setta gnostica degli ofiti (serpenti) adorava Satana, che fu il primo a ribellarsi al demiurgo, proponendo agli uomini la conoscenza del bene e del male.

Gli gnostici cristiani erano stati anticipati da Filone (20 a.c. - 50 d.), portatore di un sincretismo tra vecchio testamento ed ellenismo platonico, Filone era dualista neo-platonico e credeva alla lotta tra bene e male, tra materia e spirito, affermava che l’uomo era prigioniero della materia, credeva all’interpretazione allegorica della bibbia ebraica; come gli antichi ebrei, non credeva alla retribuzione dopo la morte, alla resurrezione dei morti ed al giudizio universale.

Per Filone, tra le potenze divine, operanti tra Dio e il mondo, era il logos, in greco ragione o parola o verbo, con cui Dio aveva creato il mondo, era l’angelo più antico e il figlio primogenito di Dio, Giovanni vide nel Logos Gesù Cristo; Filone fece degli attributi di Dio persone distinte da questo, per ipostatizzazione, secondo una tendenza degeneratrice del monoteismo ebraico, presente con gli angeli, fin dall’origine dell’ebraismo. Per i cristiani, praticamente politeisti, con la fede nella trinità si faceva il percorso inverso dell’ipostatizzazione, riportando la pluralità delle divinità all’unità, però rimanevano i santi e Maria che non fu più identificata con lo spirito santo.

Lo gnosticismo cristiano era una religione sincretica, gli gnostici seguivano conoscenza, contemplazione, estasi e sacramenti; erano dualisti, consideravano il corpo un male e, come gli indiani, credevano che l’anima desiderava tornare a Dio, credevano al redentore figlio di Dio. La gnosi ha influenzato il vangelo di Giovanni, Clemente alessandrino ed Origene, gli gnostici furono i primi teologi del cristianesimo; Marcione fu gnostico dualista, Montano e Valentino furono gnostici, Ario fu gnostico anche se riformatore; gli gnostici furono condannati da Ireneo e perseguitati dalla Chiesa, che nel 400 distrusse la loro produzione letteraria, loro eredi medievali furono i catari o albigesi.

I vangeli gnostici si riallacciavano al neoplatonismo e sostenevano che il cosmo era formato da una gerarchia di eoni incorporei emanati da Dio, sempre meno perfetti, man mano che si allontanavano da lui, il primo eone era Cristo, l’ultimo eone era l’anima umana, divenuta prigioniera del corpo; le potenze del male erano gli arconti o angeli decaduti, eoni anche loro.

Gli gnostici affermavano che Dio, per riscattare l’uomo, aveva inviato il logos celeste per salvarlo con la conoscenza o gnosi, lo gnosticismo era un indirizzo filosofico cristiano ed egiziano, rappresentato dai capostipiti Bardesane, Basilide (dualista) e Valentino, tutti del II secolo d.c. Però, prima di loro e prima del cristianesimo, l’Egitto aveva già ospitato neoplatonici come il filosofo ebreo Filone d’Alessandria d’Egitto (10 a.c. - 50 d.c.), anche il neoplatonismo di Ammonio Sacca ispirò il cristianesimo nascente.

La gnosi cristiana era il primo esoterismo cristiano, era la conoscenza razionale dettata dall’esperienza, dall’osservazione e dall’intuito, lo gnostico era quello che arrivava a capire, era un indagatore, per gli gnostici, la conoscenza di Dio univa alla divinità; era la tesi degli indiani, gli gnostici non volevano salvare dal peccato originale ma illuminare, come la dea ragione della rivoluzione francese. Ippolito conosceva i bramini indiani e incluse la loro tradizione tra le fonti dell’eresia gnostica (“I segreti del codice da Vinci” di Dan Burstein).

Attraverso il movimento gnostico, emersero in occidente idee tipiche delle religioni orientali, il cristianesimo non è stato mai unito, nemmeno in origine, solo verso la fine del II secolo, i cristiani si misero d’accordo sul canone; i diversi vangeli attestano le divisioni e tanti di essi sono andati perduti, nell’ XI secolo ci fu lo scisma con gli ortodossi e nel XV secolo lo scisma con i protestanti.

Nel 200 il cristianesimo era già un’istituzione con una gerarchia, alcune chiese e alcuni vescovi assunsero il ruolo di guida; nel IV secolo gli eretici furono condannati da Costantino, la chiesa cattolica trionfante non voleva un cristianesimo alternativo, né il dibattito libero all’interno della fede.

Nel 1769 un turista scozzese comprò, vicino a Tebe, un manoscritto copto, che fu pubblicato nel 1892 e riportava una conversazione di Gesù con i discepoli, fatti di uomini e donne; nel 1773, in una libreria di Londra fu trovato un altro manoscritto copto, che conteneva un dialogo sui misteri di Gesù; nel 1896 un egittologo tedesco comprò al Cairo un manoscritto che conteneva il vangelo di Maria Maddalena e altri testi, tra cui il libro segreto di Giovanni, poi riscoperto a Nag Hammadi cinquant'anni dopo.

Oggi si può affermare che ciò che chiamiamo cristianesimo è una ristretta selezione di determinate fonti, la scelta fu fatta con criterio politico d’opportunità e non teologico e nemmeno secondo scienza; cioè si seguì la regola della convenienza, il potere e la fazione maggioritaria. Acuni testi gnostici contestano che il dolore, la fatica e la morte derivino dal peccato originale, altri celebrano Dio come padre e madre, altri interpretano la resurrezione di Cristo simbolicamente.

Nel 1903 in Egitto furono rinvenuti alcuni detti di Gesù più antichi dei vangeli canonici; tra il II e il IV secolo, i cristiani che vivevano in Egitto usavano vangeli gnostici; il cristianesimo gnostico fu incubato ad Alessandria, dove si seguiva la filosofia greca, e fu adottato anche da Roma, poi anche Antiochia, Efeso e Cartagine si fecero sentire.

Per gli gnostici, la salvezza si aveva con la conoscenza, la gnosi era legata ai culti della salvezza e del mistero, gli gnostici cristiani volevano liberare l’uomo dalla sofferenza con la fede in Cristo; lo gnosticismo apparve dopo la distruzione di Gerusalemme, con il contributo d’ebrei alessandrini di cultura greca; gli gnostici erano dualisti e dividevano l’umanità in ricchi e poveri, cattivi e buoni, oppressori e oppressi.

Il cristianesimo gnostico s’installò a Roma e si scontrò con i giudei che ne contestavano la dottrina,   nel 323 Costantino, distrutto lo gnosticismo, proibì le conversioni al giudaismo e Sant’Ambrogio (330-397) spinse le autorità alla persecuzione degli ebrei; il cristianesimo cattolico istituzionalizzato ricercò il monopolio religioso, lottando contro le altre fedi, contro le eresie e sostenendo l’autorità del papa.

Un altro libro gnostico scoperto a Nag Hammadi è “L’origine del mondo”, il quale afferma che, quando Adamo ed Eva si accorsero d’essere nudi, capirono di essere senza gnosi o comprensione spirituale e si vergognarono; Ireneo attaccava questi spirituali, che avevano molta fiducia nella loro immaginazione.

L’arianesimo fu uno sviluppo ed una riforma all’interno dello gnosticismo; Ario (III secolo) era gnostico come Marcione e Valentino, era nato ad Alessandria, fucina della teologia cristiana, anche Valentino era nato ad Alessandria ed arrivò a Roma come Marcione e Papia; il cristianesimo romano prima fu gnostico, poi ariano e poi cattolico, però anche il cattolicesimo nacque in Africa settentrionale, infatti, Tertulliano visse a Cartagine ed il cattolico Agostino era di Cartagine e non riconosceva il primato del vescovo di Roma.

Non è sbagliato sostenere che il cristianesimo sia nato in Africa settentrionale e Siria, cioè ad Alessandria come cristianesimo gnostico, ad Antiochia come  cristianesimo ariano  ed a Cartagine come cristianesimo cattolico, poi fu adottato e adattato a Roma dall’impero.

I  vangeli gnostici ritrovati a Nag Hammadi sono arrivati a noi in forma frammentaria, perché distrutti dalla chiesa, dagli uomini e dal tempo, erano originariamente scritti in greco koinè, il greco di Alessandro, poi furono tradotti in copto, un ibrido di egiziano e greco, usato in Egitto dal III secolo a.c., dopo la conquista greca. Nel IV secolo Costantino ordinò che questi libri gnostici fossero bruciati, ma in Egitto un monaco di San Pacomio ne mise una copia al sicuro in una giara a Nag Hammadi, dove furono ritrovati nel 1945.

Gli gnostici furono accusati ingiustamente dai pagani di bere sangue e di cannibalismo, di orge e cerimonie oscene, queste accuse rivolte ai cristiani di Bitinia, al tempo di Plinio il giovane,  erano, in realtà, rivolte a loro. Tra i vangeli gnostici, il vangelo dell’apostolo Bartolomeo contiene una rivelazione di misteri inaccessibili ai non iniziati ed un colloquio tra Bartolomeo ed il diavolo.

Tra questi vangeli, quello i Tommaso riporta detti segreti e sentenze di Gesù, il vangelo di Verità è un trattato filosofico e teologico, il vangelo di Filippo disprezza l’amore fisico, il vangelo di Maria esalta Maddalena; diversamente dai cattolici, gli gnostici facevano partecipare le donne alla vita della chiesa, inoltre, avevano donne i circoli epicurei greco-romani e i templi pagani, con le sacerdotesse.

I vangeli di Nag Hammadi venivano da persone che avevano avuto visioni e rivelazioni e si rivolgevano a persone in grado di essere iniziate, il vangelo di Tommaso e quello di Maria invitavano a guardare dentro di se, sembrava un insegnamento buddista. Invece la Chiesa cattolica insegnava che per raggiungere Dio bisognava passare attraverso di essa, unica intermediaria con Dio e monopolista della verità. Gli gnostici, diversamente dai cattolici, non erano collegati ai culti misterici.

Si afferma che Tommaso fu il fondatore della chiesa d’oriente, in particolare di Edessa, che arrivò in India (sono tutte leggende); comunque, il vangelo gnostico di Tommaso difese Maddalena di fronte a Pietro ed esaltò quelli che si spogliavano senza vergognarsi, come facevano i bambini.

Il vangelo gnostico di Tommaso, risale alla prima metà del II secolo, il relativo manoscritto di Nag Hammadi a noi pervenuto è però del IV secolo, questo vangelo è diverso dal vangelo dell’infanzia dello pseudo Tommaso del VI secolo, che ci presenta Gesù come un bambino capriccioso e vendicativo; il vangelo gnostico di Tommaso, scoperto nel 1945 a Nag Hammadi, è molto più esteso, deriva da una fonte comune con i vangeli canonici, fatta di detti e tradizioni orali, è più antico dei vangeli canonici.

Questo vangelo afferma che Gesù fu creato da Dio, che era superiore agli altri eoni ma inferiore al padre; questo vangelo era contro la circoncisione e contro la fede nella trinità, affermava che il regno di Dio era già tra i cristiani. Ogni comunità cristiana importante si faceva forte di un vangelo e sosteneva il primato di un apostolo; Paolo attesta che i membri delle varie chiese si riconoscevano dicendo: “Io sono di Paolo, io sono di Apollo, ecc.”, i seguaci di Tommaso si riconoscevano in lui.

L’Apostolo Giovanni fece passare  Tommaso per incredulo,  in realtà, Tommaso fu vicino a Maria e a Gesù, soprattutto dopo la resurrezione, nella sua fuga verso oriente, naturalmente se crediamo a questa storia. Per Giovanni, Tommaso era dubbioso, però Gesù, secondo il vangelo apocrifo di Tommaso, aveva affidato a Tommaso dei detti segreti, altri detti segreti, secondo il vangelo di Maria, li confidava a Maddalena, urtando Pietro.

Il vangelo di Tommaso era più antico di quello di Giovanni e queste polemiche tra Giovanni e Tommaso attestano le antiche rivalità tra cattolici e gnostici; Cristo conferì ai discepoli il potere di rimettere i peccati, cioè di curare o di esorcizzare i demoni, però, secondo il settareo Giovanni, Tommaso non era presente all’investitura.

Il vangelo gnostico di Tommaso non invitava a credere in Gesù, ma a conoscere Dio; solo Giovanni affermò chiaramente che Gesù era Dio, infatti, lo stesso Origine attestò che, per i vangeli sinottici, Cristo era un uomo (“Il vangelo segreto di Tommaso” di Elaine Pagels). Per Tommaso, la luce e l’immagine di Dio erano in ogni essere umano.

Il vangelo di Tommaso presenta detti segreti di Gesù, non riportati da Matteo e Luca, l’autore vero è sconosciuto. Mentre per Marco il regno di Dio era imminente, per Tommaso e Giovanni evangelista il regno spirituale era già arrivato, Tommaso affermava che il regno di Dio era già dentro i cristiani; affermava che gli uomini avevano risorse spirituali perché fatti ad immagine di Dio, un’idea anche della mistica ebraica.

Il vangelo gnostico di Filippo sembra una continuazione del vangelo di Tommaso, l’originale era della prima metà II secolo, mentre il manoscritto pervenutoci è del IV secolo, questo vangelo è opera della setta dei valentiniani, fondata da Valentino; il vangelo di Filippo aveva come fonte detti di Gesù, tradizioni e Paolo, l’originale era più antico dei vangeli canonici.

Il vangelo gnostico di Filippo affermava che Maddalena era la compagna di Cristo, per gli gnostici, Maddalena simboleggiava l’elemento femminile della Chiesa. Il vangelo di Filippo affermava che il catecumeno, una volta battezzato, rinasceva spiritualmente, Filippo affermava che il battesimo non era uguale per tutti, mentre alcuni battezzati erano solo iniziati, altri ricevevano anche lo spirito santo; affermava che la resurrezione dei corpi non andava presa alla lettera, che Cristo, quando invitava a magiare il suo corpo, usava una metafora,  distingueva i cristiani battezzati da quelli rinati nello spirito.

Valentino fondò ad Alessandria una setta, sosteneva che, con il battesimo, in Gesù s’incarnò Cristo; i valentiniani praticavano il battesimo per immersione, il vangelo di Filippo afferma che Dio è la luce che ha creato tutte le cose, compresi gli eoni, cioè gli angeli.

Questo vangelo è contro i sacrifici animali, sostiene che Gesù è il logos, afferma che, dopo la resurrezione, le anime non avrebbero avuto più un corpo corrotto, ma sarebbero state rivestite di sostanza spirituale come il logos.

Per Filippo, Cristo era l’Adamo celeste, mentre l’uomo terrestre era opera del demiurgo, perciò era prigioniero del peccato, lo spirito santo o Sofia, madre di Gesù, era anche la madre degli angeli; il vangelo di Filippo afferma che i sacramenti sono misteri, che Cristo era il logos incarnato con il battesimo.

Valentino affermava che il crisma, cioè l’olio che serviva ad amministrare i sacramenti, era superiore al battesimo, per mezzo di esso si raggiungeva il pleroma, cioè l’insieme di eoni che stavano tra Dio e la materia; affermava che Cristo, con la resurrezione, era tornato nel grembo della madre o spirito santo.

L’eone più lontano da Dio, il Dio degli ebrei, era un figlio di Sofia nato senza consorte, questo creò il mondo visibile; con il pentimento di Sofia, Cristo fu inviato per il riscatto dell’umanità e per formare la coppia Soter il salvatore e Sofia la sapienza o spirito santo. Il vangelo di Filippo afferma che i cristiani erano figli della coppia Soter-Sofia; ricordiamo che gli egiziani non condannavano l’incesto e si sposavano tra parenti stretti, perciò Filippo, seguendo costumi egiziani, fa dello spirito santo sia la madre che la moglie di Gesù.

Il vangelo di Filippo afferma che Gesù combatté le potenze del male, cioè gli arconti, angeli decaduti o demoni, l’autore accenna anche ad un legame affettivo tra Cristo e Maddalena, anche Epifanio attesta questa tradizione, raccolta anche dai templari e da Lutero. Filippo divideva coloro che erano nell’errore da coloro che avevano la verità.

Valentiniani e gnostici spirituali facevano un secondo battesimo iniziatico, contestato da Ireneo; lo gnostico Tolomeo affermava che Battista aveva promesso che Gesù avrebbe battezzato con lo spirito santo e che questo secondo battesimo più elevato faceva gli uomini figli di Dio.

Il vangelo di Filippo rifiutava l’interpretazione letterale della Bibbia, contestava che Maria avesse concepito per opera dello spirito santo femminile, perché donna non poteva concepire da donna; come Cristo, affermava che, per divenire incorrotti, bisognava trasformarsi in fanciulli. Questo vangelo affermava che con la resurrezione ci si emancipava dall’ignoranza, per Filippo la resurrezione significava rigenerazione e conoscenza; per questo vangelo, i cinque pani di Gesù rappresentano i cinque libri del pentateuco.

Lo gnosticismo affermava che lo spirito santo era la parte materna della trinità; per il vangelo di Filippo, lo spirito santo era la madre vergine di Cristo. Gli gnostici contestavano che Maria fosse stata fecondata dallo Spirito Santo, perché una donna non poteva concepire da un’altra donna, per loro lo spirito santo o Sofia, la sapienza, era femmina.

Sofia era stata anche la dea dei filosofi pagani e di Pitagora, antesignana della dea ragione degli illuministi, fu un’importante figura mitica anche per gli ebrei ellenizzati, come Filone d’Alessandria (25 a.c.-50 d.c.); nei testi ebraici la Sapienza divenne Sofia, compartecipe alla creazione, gli gnostici presero dai rabbini questa concezione.

Il vangelo gnostico di Verità nacque nella seconda metà del II secolo, affermava che Cristo era ipostasi Dio, un’idea non discostante da quella di Filone, ed identificava il buono con il sapiente. Questo vangelo, attribuito da Ireneo a Valentino, partendo dalla premessa che Dio era asessuato, parlava anche di Dio madre, invitava simbolicamente a vedere nella croce l’albero della conoscenza ed in Cristo crocifisso il frutto di quell’albero; nel vangelo di Verità lo spirito di Dio era il soffio divino che animava gli esseri viventi.

Questo vangelo affermava che Dio era padre amoroso per chi riceveva la grazia di conoscerlo, che quelli che si riconoscevano come figli di Dio, si riconoscevano anche come fratelli; gli gnostici valentiniani affermavano che la redenzione portava alla conoscenza ineffabile di Dio e ponevano l’accento sulla rinascita spirituale e la gnosi.

Valentino era stato un maestro molto apprezzato a Roma, Clemente Alessandrino e Origene discutevano volentieri con i valentiniani, invece Tertulliano invitava a non frequentare questi eretici, per Ireneo, i valentiniani erano elemento di divisione.

I valentiniani ammettevano la diversità d’opinione al loro interno, invece Tertulliano era scandalizzato perché tra valentiniani insegnavano anche le donne, i valentiniani non ammiravano la figura del Dio ebraico. Il valentiniano Eracleone affermava che l’immagine di Dio era una creazione umana, perché Dio superava la capacità umana di comprenderlo.

Il vangelo di Verità, usato dalla setta dei valentiniani, era conosciuto da Ireneo e Tertulliano e sembra un commento al vangelo di Filippo, l’autore parla della caduta delle anime nella materia del corpo; afferma che Dio è la luce che irradia il pleroma fatto di eoni, che Cristo è ipostasi e sostanza divina che ha riscattato il mondo e spinge alla gnosi, è l’Adamo celeste e il Soter.

Secondo l’autore, l’anima, caduta prigioniera del corpo, aspirava a tornare alla sua sede originaria o pleroma; Sofia, come Soter, emanava da Dio ed era la grazia illuminante di Dio, Sofia e Soter erano ipostasi divina, cioè della stessa sostanza di Dio; l’autore afferma che gli uomini buoni accoglievano la gnosi, mentre gli iliaci erano uomini comuni in preda alla materia, Cristo aiutava a ritrovare la strada smarrita.

L’autore sostiene l’importanza del misticismo, afferma che Dio non si é manifestato a nessuno, perciò lo fa più trascendente del Dio degli ebrei e dei cattolici. Nell’ambito dello gnosticismo, i vangeli dualistici opponevano il bene al male, furono dualisti gli esseni, Simon Mago, Dositeo, Cerinto e Marcione.

Tra i vangeli gnostici, il vangelo detto “Il Testimone di verità” narra la storia dell’Eden dal punto di vista del serpente, adorato anche dagli ofiti e dagli antichi ebrei; il serpente aveva invitato Adamo ed Eva alla conoscenza. Alcuni gnostici, come Valentino, pregavano sia il padre sia la madre e ritenevano, come gli ebrei, che Dio fosse sia maschio che femmina; altri gnostici vedevano i due principi in posizione simile allo Yin e lo Yang cinese.

Il vangelo gnostico di Maria (Maddalena) crede alla resurrezione di Cristo, in questo vangelo  Pietro era geloso di Maddalena, infatti i petrini rifiutarono alle donne il diritto di predicare; il femminino sacro delle sacerdotesse degli antichi popoli fu abrogato dalla chiesa cattolica.

Nel Vangelo gnostico di Maria, Maddalena confidò a Gesù di avere paura di Pietro, perché odiava il suo sesso, questo vangelo attesta la diffidenza verso le donne dei capi della chiesa cattolica, nemica di quella gnostica, che prevedeva la partecipazione delle donne alla vita della chiesa.

La soppressione dell’elemento femminile all’interno dell’organizzazione della Chiesa avvenne per iniziativa dei cattolici, ed è dimostrata dallo scetticismo con cui i sinottici accolsero la narrazione delle donne sulla resurrezione di Gesù. Il vangelo di Maria attesta l’incredulità di Pietro per la rivelazione fatta da Gesù a Maria sulla sua resurrezione,

Nel vangelo di Maria, Maddalena espose ai discepoli le dottrine segrete di Cristo, Pietro si dimostrò scettico a queste rivelazioni da parte di una donna; il braccio di ferro tra Maria Maddalena e Pietro è documentato anche nel vangelo di Tommaso.

Da questi vangeli pare di capire che alcuni discepoli di Cristo erano gnostici, come Tommaso e Maddalena; in realtà Cristo non ebbe discepoli perché non apparve mai sulla terra, però si manifestò lo gnosticismo, che attinse agli indiani, agli ebrei ed ai pagani, cioè all’esterno, come hanno fatto tutte le religioni, è impossibile creare da zero un’ideologia.

Il vangelo di Maria affermava che il regno di Dio era già dentro i cristiani, un concetto simile a quello di Tommaso e Giovanni; nel vangelo di Maria, Gesù comunicò dei misteri alla Maddalena; come nei misteri eleusini la dea Demetra era rappresentata dal pane e Dionisio dal vino, i primi cristiani gnostici associavano il pane a Maddalena e il vino a Gesù.

Per gli gnostici, il mito di Sofia raccontava la caduta dell’anima nel corpo, il suo riscatto e la sua redenzione; nell’antichità il culto del femminino sacro, cioè di una dea, era diffuso, a Babilonia una profetessa dirigeva l’oracolo, a Delfi l’oracolo parlava per bocca di una donna, a Creta esistevano sacerdotesse. Gli gnostici non sentivano il bisogno di chiese e sacerdoti ed esaltavano Maddalena.

Tra i 56 testi di Nag Hammadi vi erano, oltre quelli citati, anche il vangelo degli egiziani, il libro segreto di Giacomo, la lettera di Pietro a Filippo, l’Apocalisse di Paolo, l’apocalisse di Pietro ed il libro segreto di Giovanni; erano tutte traduzioni copte di 1.500 anni fa di manoscritti più antichi, i vangeli originali risalivano a metà del secondo secolo; infatti, furono confutati dal vescovo Ireneo di Lione ed alla metà del II secolo furono definiti eretici dalla chiesa cattolica; nel 225 anche Ippolito condannò i libri gnostici, attestandone così l’esistenza.

Ogni gruppo cristiano, ogni vangelo, ogni chiesa cittadina sosteneva il primato di un apostolo,  il vangelo gnostico di Maria affermava che questo primato spettava a Maria Maddalena, anche i seguaci di Tommaso si riconoscevano in lui; ogni comunità cristiana antica aveva il suo vangelo, utilizzato come uno statuto che conferiva prestigio alla chiesa locale.

Al di fuori dei vangeli gnostici dedicati a Maria Maddalena, ne esistono altri dedicati a Maria madre di Gesù, come Il libro della natività di Maria, che racconta della sua educazione al tempio e del suo matrimonio con Giuseppe. Poi c’era il vangelo sull’assunzione di Maria che era del IV secolo, quando si affermò il culto della madonna, questo vangelo s'ispira al quarto vangelo di Giovanni e al vangelo di Giuseppe d’Arimatea. La leggenda dell’assunzione di Maria era d’origine egiziano-copta.

Il vangelo copto di Giuda (gnostico), scoperto in Egitto nel 1978, afferma che Giuda tradì Cristo perché questo gli aveva detto di farlo; il tradimento di Giuda, era ritenuto indispensabile per la redenzione e per adempiere le scritture. Il vangelo di Giuda era attribuito alla setta gnostica dei cainiti, che giustificava il fratricidio di Caino, che si era opposto al demiurgo creatore dell’universo, diverso dal Dio buono dei cristiani.

Il vangelo gnostico di Simon Mago conteneva l’opposizione del demiurgo a Dio, forse ne fu autore Marcione il quale aveva un suo vangelo gnostico; nel 144 Marcione fu scomunicato ed espulso dalla comunità di Roma, era antisemita e sosteneva  l’inconciliabilità tra legge mosaica e legge di Gesù; la prima rappresentava un dio vendicativo o demiurgo, creatore della materia, la seconda un dio misericordioso;  Marcione inventò il personaggio Paolo, ostile alla legge di Mosè.

Il vangelo apocrifo dualista e gnostico di Giovanni evangelista, da non confondere con il quarto vangelo, in parte pure gnostico, è del tardo medioevo ed è ispirato alla dottrina manichea, afferma che il male non può essere attribuito a Dio ma a Satana; questo vangelo afferma che il mondo è stato creato dal Dio del male o demiurgo; come i docetisti, l’autore afferma che Cristo avrebbe avuto solo un’apparenza corporea, cioè non avrebbe partecipato alla natura umana corrotta.

A questo vangelo si richiamarono bogomili bulgari, patarini lombardi, catari o albigesi francesi, i bogomili bulgari furono distrutti dalla chiesa ortodossa, i catari o albigesi di Francia subirono la stessa sorte per volontà di papa Innocenzo III e di re Filippo IV il Bello di Francia, i patarini dovettero scontrarsi con i vescovi conti e perdettero.

Questo vangelo di Giovanni evangelista è una rivelazione di misteri religiosi che Gesù fece a Giovanni durante l’ultima cena; afferma che Maria era un angelo, che fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro, per preservarle la verginità, secondo una credenza del IV secolo. L’autore sostiene che l’uomo è creazione del diavolo e che le anime sono angeli decaduti che continuano la loro opera di corruzione dentro i corpi; perciò i catari invitavano ad eliminare la procreazione e praticavano una vita casta e ascetica. In questo vangelo Satana è identificato con Geova dell’antico testamento, l’autore prevede la sconfitta finale di Satana, con il giudizio universale e la salvezza dei giusti.

Le sette che s’ispiravano a questo vangelo lottavano contro la corruzione della Chiesa e per il riscatto degli uomini. Il giudizio universale era anche visto come forma di riscatto sociale, agli eletti sarebbe andato il regno di Dio, ai peccatori, a Satana e alle sue schiere, l’inferno di fuoco; i giusti sarebbero stati collocati tra gli angeli, in corpi incorruttibili, e il regno di Dio non avrebbe avuto più fine.

L’autore di questo vangelo di Giovanni afferma che Dio mandava periodicamente agli uomini dei profeti con le rivelazioni, afferma che Battista era emissario di Satana perché i catari erano stati in lotta con i battisti. Poiché i catari non volevano procreare, questo controllo delle nascite ostacolava lo sviluppo della setta, ma anche le spinte espansionistiche e militari, per il potere, i morti in guerra si dovevano rimpiazzare; Onan era stato un mito ebraico e una mentalità combattuta dal potere, che poteva sfruttare le ricchezze del mondo solo con una popolazione crescente.

Comunque, il re di Francia Filippo IV profittò della crociata contro gli albigesi o catari, per mettere le mani sulle loro ricchezze, analoghi espropri da parte dello Stato li subirono ebrei, minoranze etniche e religiose, templari e gesuiti.

Il libro dualista di Giovanni evangelista era tenuto dai catari, i quali affermavano che Gesù non aveva natura umana e che Maria era un angelo; il libro sostiene che l’uomo non è creatura di Dio ma del diavolo e che le anime sono angeli decaduti che continuano l’opera di corruzione nei corpi.

Questo libro presenta il contrasto tra male, rappresentato dal demonio o demiurgo, e il bene, rappresentato da Dio; per questi dualisti, il male non poteva essere attribuito a Dio, che era bontà assoluta.

Questo vangelo affermava che Sofia, cioè la personificazione della sapienza di Dio, aveva generato un mostro, il primo arconte, il demiurgo creatore del mondo e della materia e dio del male. Secondo questi gnostici dualisti, la legge mosaica era stata imposta dal dio del male, affermavano che Gesù aveva avuto solo un’apparenza corporea (docetismo), cioè che era uno spirito del cielo e non un uomo. Furono dualisti e gnostici Cerinto, Basilide, Montano, Valentino e Marcione, tutti del II secolo d.c.; da questa fede, nel III secolo nacque il manicheismo, pure dualista, e più tardi le eresie di bogomili, patarini, catari e albigesi.

Il libro cataro di Giovanni evangelista, pubblicato la prima volta nel XVII secolo, prometteva la sconfitta definitiva di Satana; le sette manichee dei secoli X-XIV erano costituite da bogomili, patarini, catari e albigesi, lottavano contro la corruzione della Chiesa e contro le ingiustizie sociali, sostenevano che il giudizio universale avveniva nell’oltretomba e prevedeva un premio solo per i catari, cioè i puri.

Nel 140 Marcione cercò di imporre un primo canone, affermava che il vangelo di Marco, che quindi già esisteva come vangelo gnostico ridotto, e le prime epistole di Paolo, erano state falsificate; il suo nuovo testamento era costituito da Luca e da 10 epistole paoline, ignorava il vangelo di Giovanni; il primo canone cristiano del II secolo era opera sua. Probabilmente anche le opere di Marcione furono purgate e falsificate, le sue opere originali non ci sono pervenute perché distrutte, però si sa che egli aveva un suo vangelo gnostico e usava il personaggio Paolo come una sua creazione.

I marcioniti furono i primi cristiani gnostici, la loro chiesa si estendeva dall’Eufrate al Reno ed aveva  una gerarchia, mentre la chiesa cattolica si affermò solo alla fine del II secolo e prevalse sul marcionismo nel III; i cattolici copiarono ai marcioniti ed alle altre religioni la loro organizzazione gerarchica. Il primo colpo di piccone ai marcioniti fu dato dagli ariani, pure gnostici, appoggiati dall’impero, che sostenevano che Cristo era un uomo o un superuomo adottato da Dio e non uno spirito. Furono gli ariani a creare il primo ciclo di vangeli sinottici, precedendo il canone di Ireneo.

I marcioniti vivevano morigeratamente, senza aspettare una ricompensa, erano aperti ai pagani, erano vegetariani ma mangiavano pesce, furono attaccati e diffamati da Giustino; per combattere il marcionismo la Chiesa, nel II e III secolo, fece una serie di falsi, come l’epistola ai Corinzi e altre  lettere pastorali attribuite a Paolo. Contro Marcione si mossero Giustino, Teofilo, Ireneo e Tertulliano, nel III secolo i marcioniti decrebbero, nel IV secolo furono liquidati in occidente e nel V in oriente, presto la loro sorte sarebbe stata seguita dagli ariani.

Al marcionismo si richiamarono gli albigesi, una delle ragioni che portò alla scomparsa dello gnosticismo, risiedeva nel fatto che questa dottrina condannava la procreazione e avversava il matrimonio, consentendo il battesimo solo a non sposati e a separati. Consideriamo che per l’impero era importante la procreazione, che rimpiazzava i morti in guerra, nelle epidemie e nelle carestie, perciò l’impero sapeva con chi si doveva alleare.

L’opera letteraria attribuita a Paolo nacque a Roma in ambiente gnostico, Marcione vedeva in Cristo un essere spirituale, mutuato da Isaia, gli gnostici negavano la resurrezione della carne; Marco, Luca e Matteo definitivi nacquero tra adozionisti o ariani di Roma; Giovanni fu importato a Roma dall’Asia Minore, affermava che Cristo era un Dio e adottava idee gnostiche, rappresentava la dottrina cattolica, nata come sintesi tra gnosticismo e arianesimo. Questa evoluzione fu appoggiata anche dal potere romano.

I rotoli del Mar morto aiutavano a comprendere il giudaismo degli esseni pre-cristiani, quelli di Nag Hammadi lo gnosticismo cristiano. Marcione diede vita ad un vangelo gnostico, non arrivato a noi, e creò il personaggio Paolo; il vangelo di Luca è collegato a Lui, però anche questo vangelo fu manipolato dalla chiesa cattolica.

Il vangelo gnostico e ridotto di Marcione era chiamato anche libretto marciano, questo ispirò anche  il protovangelo di Marco edizione ariana; poi furono aggiunte parabole, racconti, episodi sulla vita di Gesù, che si trovavano anche su Matteo. La natività di Cristo fu un’invenzione letteraria per la necessità dell’apostolato, con l’intento di raccordarsi alle scritture ebraiche, non esisteva nel protovangelo di Marco e nei rotoli antichi; Marco non parla nemmeno del padre terreno di Gesù, Giuseppe, semplicemente perché, per questo vangelo gnostico originale, Gesù era un essere spirituale, privo di un padre terreno.

Per opera di Montano, in Asia Minore era nato anche il movimento gnostico “Nuova profezia” dei montanisti che era arrivato fino a Roma; era fatto di cristiani carismatici o spirituali, attaccati da Ireneo; il movimento era diretto dai profeti Montano, Massimilla e Priscilla e attendeva la rivelazione dello spirito; Tertulliano aderì al movimento e si schierò contro la chiesa dei vescovi, invece Ireneo definì questi cristiani spirituali dei deviazionisti (“Il vangelo segreto di Tommaso” di Elaine Pagels).

Dopo la morte del vescovo Potino, Ireneo arrivò in Gallia e fu fatto vescovo di Lione, trovò una comunità cristiana divisa, però si facevano ancora guarigioni, si esorcizzava e si profetava, i pentecostali spirituali facevano rivelazioni; Ireneo attaccò gli scismatici e li chiamò imbroglioni, attaccò chi voleva conoscere Dio, non con la dogmatica o la rivelazione, ma con l’esperienza e l’intuizione.

Nel 367 Atanasio, vescovo d’Alessandria e seguace d’Ireneo, ordinò di distruggere i testi gnostici, forse i monaci di Pacomio li nascosero in una giara interrata a Nag Hammadi, tra questi vangeli gnostici, vi era anche un libro segreto di Giacomo. Prima dei monaci cristiani di Pacomio, in Egitto avevano operato i terapeuti, simili agli esseni del Mar Morto, i terapeuti facevano guarigioni e, per avere Dio in visione, digiunavano e pregavano. Forse la visione avveniva in trance estatica, esistevano tecniche specifiche da medium per evocare le visioni e le rivelazioni, i buddisti le ottenevano con le meditazioni e con funghi allucinogeni; pagani, ebrei e cristiani credevano che Dio si rivelava anche nei sogni.

Fino al XIX secolo, nessun testo gnostico era stato mai pubblicato, nel 1945 ne fu scoperta in Egitto un’intera biblioteca, gli gnostici affermavano d’essere gli autentici custodi della tradizione cristiana, coltivavano i misteri esoterici del cristianesimo, credevano nella reincarnazione, onoravano Sofia, erano immersi nella mistica di Platone (il neoplatonismo cristiano nacque gnostico) e perseguivano la conoscenza. A metà del II secolo, lo gnostico Valentino si diresse da Alessandria a Roma, affermava di custodire l’autentica dottrina cristiana; nel 180 Ireneo fece il primo attacco all’eresia gnostica, alla fine del IV secolo la lotta era conclusa e lo gnosticismo era sradicato.

Gli gnostici avevano un loro mito della creazione, per loro Adamo ed Eva erano i due elementi della psiche umana, Eva era messaggera di Sofia, il serpente era la creatura più sapiente del paradiso, mentre il Dio degli ebrei non desiderava che gli uomini aprissero gli occhi verso la conoscenza. Per gli gnostici, il serpente era ispirato e guidato dalla divina Sofia; dopo aver mangiato il frutto, Adamo ed Eva aprirono gli occhi ed ebbero la gnosi, perciò furono maledetti dal Demiurgo, cioè il demonio creatore dell’universo, e dai suoi arconti scacciati dal Paradiso. Gli gnostici avevano familiarità con Platone, Filone e Plotino.

Al di fuori dei vangeli gnostici, tra gli altri filoni, esistono i vangeli dell’infanzia di Gesù. Il vangelo dell’infanzia arabo-siriaco narra la vita di Gesù fino a 12 anni e afferma che la sua nascita era stata annunciata da Zaratustra; il vangelo dell’infanzia armeno, d’origine nestoriana, afferma che Maria fu fecondata da un orecchio e partorì dall’altro; Nestorio sosteneva la duplice natura umana e divina in Cristo,  fu vescovo di Costantinopoli, tra il 428 e il 431 affermava che Cristo non aveva la stessa natura di Dio, perciò fu scomunicato come eretico.

Nell’VIII secolo ebbe vita il vangelo dello pseudo-Matteo, diverso dal Matteo canonico, contiene leggende e miracoli di Gesù e s’ispira a Luca e Matteo, afferma che anche la madre di Maria partorì e rimase vergine e che una levatrice accertò la verginità di Maria dopo il parto.

Il silenzio dei vangeli canonici sulla fanciullezza di Gesù è colmato in parte dagli apocrifi, che  hanno anche influenzato artisti e poeti cristiani. Il vangelo “Storia di Giuseppe falegname” ricorda che questo aveva avuto, da un precedente matrimonio, quattro maschi e due femmine; afferma che Maria partorì Gesù a 15 anni, che Giuseppe morì a 111 anni e che Maria era più giovane d’alcuni figli di Giuseppe. Questo vangelo s’ispira a Matteo, a Luca e al mito della resurrezione d’Osiride.

I vangeli giudeocristiani sono contro la dottrina ellenistica di Paolo, per alcuni costituirebbero il Matteo autentico in aramaico di Palestina, però ne possediamo pochi brani; questi vangeli sono costituiti dal vangelo degli ebioniti, dal vangelo dei nazareni e dal vangelo degli ebrei; servirono falsamente a dimostrare che era esistito un cristianesimo originale palestinese dei primi secoli.

Il protovangelo di Giacomo, fratello di Gesù e vescovo di Gerusalemme, affermava che genitori di Maria erano Anna e Gioachino di Nazareth, non citati dai vangeli canonici, che non parlano nemmeno dell’infanzia di Maria; questo vangelo affermava che Anna era sterile, finché un angelo non le annunciò la nascita miracolosa di Maria; secondo Sant’Ambrogio e alcuni apocrifi, soprattutto gnostici, Maria era stata ingravidata per un orecchio.

Ad un certo punto si prese anche a credere che Maria era nata senza peccato originale, come Cristo, da questa fede nacque anche un dogma; questa evoluzione avvenne, ignorando che Eusebio, Crisostomo, Sant’Agostino, Pietro Lombardo, Tommaso D’Aquino, papa Giovanni IV e Sant’Anselmo di Canterbury (1033-1109) avevano affermato che nemmeno Maria era stata esente dal peccato originale.

Il protovangelo di Giacomo è collocato nel gruppo dei vangeli della natività di Maria e dell’infanzia di Gesù, è attribuito a Giacomo il minore, fratello di Gesù, e s’ispira a Luca. Il protovangelo di Giacomo narra che Maria fu educata nel tempio, rimase incinta e partorì vergine; il fidanzato Giuseppe pensò ad un adulterio e pensò a ripudiarla, ma fu fermato da un angelo, la pena della legge per l’adulterio era la lapidazione.

Come i vangeli gnostici di Filippo e di Tommaso, il protovangelo di Giacomo è citato da Giustino, Clemente d’Alessandria e Origene, quindi era conosciuto nel II secolo; anche il vangelo dello pseudo Matteo, da non confondere con il Matteo canonico, era citato da Ireneo alla fine del II secolo; tutti i vangeli, soprattutto quelli canonici, hanno subito aggiunte e sono stati manipolati per essere riadattati. I vangeli della natività e dell’infanzia di Gesù hanno il carattere apologetico del Midrash ebraico, la Chiesa ha tratto da essi credenze relative alla vita di Giuseppe, Maria, ecc.,

Ebioniti e nazareni cristiani furono creati ispirandosi alla vita degli esseni, infatti, come gli esseni, gli ebioniti condividevano i beni ed erano contro i ricchi; la tradizione asserì che i giudaizzanti negassero che Cristo fosse nato da donna vergine e fosse Dio, semplicemente perché questa era l’opinione dei giudei che sbarrarono la strada ai cristiani nell’impero e perciò furono orribilmente diffamati. Accusare gli ebrei di aver ucciso Cristo, che non è mai esistito, penso che sia il massimo per una propaganda.

Il ciclo di Pilato, di epoca medievale, servì a colmare le lacune storiche sul processo a Gesù; tra i vangeli del ciclo di Pilato, il vangelo di Pietro è ostile agli ebrei e favorevole a Pilato, che è riabilitato, Pilato fu fatto beato dai cristiani. 

Il Vangelo di Pietro, parla di un matrimonio precedente di Giuseppe, ha contenuto antisemita e perciò non può essere attribuito a Pietro, che secondo altre fonti canoniche, anche se discutibili, fu vicino a Giacomo, primo vescovo di Gerusalemme; questo vangelo, s’ispira ai quattro vangeli canonici, riabilita i romani più dei vangeli canonici e attribuisce la responsabilità della morte di Cristo ad Erode Antipa ed agli ebrei.

Invece nel libro Paradosis di Pilato, Tiberio ordinò lo sterminio degli ebrei e la decapitazione di Pilato per la morte di Gesù. Anche il libro La morte di Pilato riconosce la responsabilità di Pilato, Tiberio, curato da una malattia grazie ad un’immagine di Cristo, condannò a morte Pilato che si suicidò. In realtà, nel 36 d.c. Pilato, richiamato dalla Giudea a causa dei moti, fu mandato in esilio a Vienna, dove morì. Nella Lettera di Tiberio a Pilato, l’imperatore ordinò la morte di Pilato e lo sterminio degli ebrei.

Tutti questi autori, che scrissero nel medioevo, ritennero logico, da parte dell’imperatore, rivolgere tanta attenzione alla morte di Cristo, d’altra parte, non c’erano riscontri processuali o storici sul processo a Cristo.

Nel vangelo “La vendetta del salvatore”, si afferma che la distruzione di Gerusalemme avvenne per la morte di Cristo, che Pilato finì in carcere e l’imperatore ebbe un’immagine di Cristo da adorare. Questo vangelo ha contenuto antisemita e parla della distruzione di Gerusalemme, avvenuta nel 70 d.c. per opera di Tito, come conseguenza della morte di Gesù.

Il vangelo di Nicodemo contiene una relazione inviata da Pilato a Roma sul processo a Gesù, questo vangelo accenna alla simpatia della moglie di Pilato, Procura, per Gesù, la donna fu fatta santa dalla chiesa ortodossa.

Nel vangelo di Nicodemo, si narra che, nel processo a carico di Gesù, Anna e Caifa sostennero che Gesù era nato da adulterio, questo vangelo afferma che Pilato voleva assolvere Gesù, che Gesù discese all’inferno, ispirando con ciò uno dei credi della cristianità. Il vangelo afferma che, dopo la scomparsa del cadavere di Gesù, gli ebrei affermarono che era stato trafugato dai discepoli. Questo vangelo esalta i membri del Sinedrio, Nicodemo e Giusepe d’Arimatea, ed accenna al centurione Longino che trafisse il costato di Gesù.

Dante nella sua opera s’ispirò al vangelo di Nicodemo ed alle apocalisse di Pietro e Paolo, la chiesa cattolica prese dagli apocrifi la loro concezione dell’inferno, la discesa all’inferno di Gesù è citata solo dal vangelo apocrifo di Nicodemo.

Il vangelo di Giuseppe d’Arimatea fa parte del ciclo di Pilato, ci presenta Giuseppe d’Arimatea come testimone dell’arresto e del processo a Gesù e come beneficiario della prima apparizione di Gesù risorto.

Un vangelo di Pilato, che risale al VII secolo, riporta la condotta di Pilato nel processo a Gesù, contiene una sua corrispondenza inviata ad Erode Antipa ed a Tiberio ed una relazione inviata a Tiberio; afferma che Pilato fu condannato da Tiberio per l’ingiusta esecuzione di Gesù e addossa la responsabilità della morte di Cristo a Pilato; ciò in controtendenza con gli altri vangeli che avevano incolpato gli ebrei.

Secondo la dottrina manichea, che mutuò dallo gnosticismo, Satana era Geova dell’antico testamento, erano diabolici la legge mosaica, i suoi profeti e il loro culto; i manichei negavano i sacramenti del battesimo, del matrimonio e dell’eucaristia, condividevano con i cattolici la caduta di Lucifero, la tentazione di Eva e il giudizio universale.

Il dualista Mani (215-275), nato in Persia o Iran, eretico dello zoroastrismo, tributario di buddismo, zoroastrismo e cristianesimo gnostico, si considerava l’ultimo degli eoni inviati da Dio, dopo Cristo; il manicheismo arrivò fino in India, Tibet e Cina, parlava d’eterna lotta tra bene e male, tra luce e  tenebre, affermava che la materia aveva particelle di luce che dovevano essere liberate, invitava a rispettare gli esseri viventi, a liberare gli schiavi e a non fare violenza. Secondo Mani il Dio del bene inviava periodicamente degli emissari che lo aiutavano a combattere il male, affermava che l’uomo poteva redimersi solo con la gnosi e l’ascetismo.

Il manicheismo portava rispetto per tutti gli animali e voleva l’emancipazione degli schiavi, rifiutava la violenza, credeva alle rivelazioni di Dio fatte ad Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Zoroastro, Budda, Gesù e Mani.

I manichei avevano due vangeli gnostici, cioè un vangelo dei settanta e un vangelo del vivente, ai quali  s’ispirò il vangelo cataro di Giovanni evangelista, del tardo medioevo, opera dei bogomili di Bulgaria, fioriti da X al XIV secolo e poi sterminati dai bizantini come eretici. La fede dei bogomili nel 1190 passò in Lombardia, ove erano i patarini, e poi in Linguadoca, dove fu adottata dai catari o albigesi, che furono a loro volta sterminati nel 1209 da una crociata voluta dal papa e dal re di Francia.

La fede persiana bahai, fondata nel 1844 da Bab, fucilato nel 1850, è tuttora oggetto di persecuzione da parte del regime sciita persiano, si ricollega al manicheismo ed ha aggiunto Maometto agli uomini che hanno fatto delle rivelazioni per conto di Dio (“I vangeli apocrifi” di Marcello Craveri). Una considerazione doverosa, la Persia o Iran sembra una fabbrica di religioni monoteiste, vi nacque lo zoroastrismo, l’islamismo riformato, il manicheismo e la fede bahai; oggi gli sciiti persiani credono che dovrebbe arrivare un messia o mahadi persiano per una definitiva riforma religiosa.

Come Cristo, anche Sansone, Samuele, Isacco e Giovanni Battista erano nati per intervento divino, anche Sansone morì per salvare il suo popolo, Romolo ed Elia ascesero in cielo come Cristo; la favola di Cristo crebbe mutuando da altri personaggi; i papi ne erano consapevoli, sapevano che Cristo era ispirato a Mitra,  papa Leone X (1513-1521) affermò che: “Ai papi era stata utile la favola di Gesù Cristo”, mentre Clemente XII (1740-1758) rimarcò: “Gli assurdi della religione”.

Oggi diverse chiese del mondo possiedono corpi e teste di Sant'Anna, latte di Maria e prepuzi di Gesù; questa proliferazione di reliquie ha riguardato tutti i grandi santi, perché nel medioevo le reliquie erano un grande affare, di Giovanni Battista si conservano dieci teste; i santi erano spesso criminali di guerra, pazzi, personaggi inventati o dei pagani riciclati dal cristianesimo.

Il pagano Celso (II secolo), confutato da Origene, aveva affermato che il cristianesimo aveva attinto alle antiche credenze dei pagani, la mitologia pagana era stata innestata nella biografia di Cristo; nemmeno gli insegnamenti di Gesù erano originali, mutuati spesso da rabbini come Hillel. I  cristiani del III secolo si dividevano in letteralisti cattolici, come Ireneo, che seguivano le scritture alla lettera, anche se manipolate da più mani, e che presero il sopravvento, e gnostici, che seguivano un’interpretazione allegorica e simbolica di scritture più originali e meno manipolate o revisionate.

 


 

 

CAPITOLO 6

LO SVILUPPO DEL CRISTIANESIMO

 

Tertulliano visse a Cartagine intorno al 190, constatò il rapido proselitismo dei cristiani, affermava   che i cristiani erano accusati d’incesto, di mangiare bambini e d’ateismo; quando era governatore della Bitinia, Plinio il giovane fece arrestare tutti i cristiani, accusati d’essere sovversivi e cannibali, però non trovò prova di questa seconda accusa, questi cristiani erano gnostici.

Ireneo voleva un’unica chiesa universale e cattolica, per realizzare quest’intento, doveva espellere i dissidenti e combattere la libertà di pensiero; purtroppo il cristianesimo era litigioso e frazionato, tra i vangeli canonici sostenne il vangelo di Giovanni, che divenne il vangelo da lui preferito, disse che erano canonici solo i quattro vangeli.

Nel 167 a Smirne il governatore romano fece ardere vivo il vescovo cristiano Policarpo, maestro di Ireneo, perché aveva rifiutato di rinnegare Cristo; dieci anni dopo, sotto Marco Aurelio, la violenza si abbatté sui cristiani di Lione, perì il vescovo Plotino ed i cristiani furono lapidati, torturati, strangolati e dati in pasto alle fiere, alcuni di loro abiurarono.

Il battesimo era già praticato presso gli esseni, oggi i battisti affermano che il battesimo degli adulti da loro fatto certifica una conversione già avvenuta; questi fanno un battesimo per immersione e chiedono la professione di fede, cioè fanno battesimo e cresima insieme. I cattolici battezzano nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo, i pentecostali solo nel nome di Gesù.

All’inizio, come simbolo del cristianesimo, si usava il pesce, che aveva rappresentato anche Venere, Apollo e la costellazione dei pesci, si diceva che Venere ed Apollo erano stati salvati dai delfini, Delphi veniva da delfino, in un suo tempio vi era adorato Apollo; il simbolo del pesce era usato anche dai pitagorici a dai popoli pescatori di Canaan, che prima ne avevano avuto un totem.

Il pesce simboleggiò Cristo perché questo era nato all’inizio dell’era dei pesci, periodo di 2000 anni ora sostituito dall’era dell’acquario, pesce in greco significava anche: “Gesù Cristo figlio di Dio e salvatore”; però quest’ultima coincidenza è forzata.

I primi riferimenti alla croce, come simbolo del cristianesimo, risalgono al III secolo, con citazioni precedenti di Clemente e Tertulliano, nel 314 Costantino, per riguardo verso il cristianesimo, abolì la pena della crocifissione e sua madre Elena favorì il culto della croce, asserendo di averne ritrovato anche dei pezzi in Giudea.

Il cristianesimo, prima di essere istituzionalizzato, si presentò come forza eversiva avversa allo Stato e Tacito (55-120), storico imperiale, definì atei i cristiani,  perché rifiutavano gli dei dello stato e il culto dell’imperatore; Tacito fu falsificato perché, quando scriveva i suoi annali, non esistevano cristiani a Roma, i primi cristiani ad arrivarvi nel II secolo furono gli gnostici, che credevano solo ad un Cristo celeste e non terreno.

Per il Talmud, Cristo era rabbino e figlio illegittimo di Maria, naturalmente trattasi di una delle tante tradizioni su Cristo, l’Islam nega che sia morto sulla croce, c’è chi crede che sia sepolto in Kashmir; la miscela portata da Nicodemo per il corpo di Gesù tolto dalla croce, costituita da mirra e aloe, detta anche diapasma, era una composizione antiputrefattiva, un antisettico che poteva servire  per l’imbalsamazione o per curare le ferite; per l’Islam Cristo fu fatto discendere dalla croce e fu curato, morì e ascese in cielo con il suo corpo.

Nel 150 Plinio il Giovane scriveva che in Bitinia, Asia Minore, i cristiani (gnostici) esaltavano Gesù come fosse un Dio, però quell’espressione “come fosse un Dio” non significava necessariamente che credessero che fosse un Dio, infatti, solo con Giovanni, alla fine del II secolo, Cristo fu fatto Dio; inoltre, Plinio fu uno dei falsificatori, questi cristiani potrebbero anche essere stati giudei messianici o esseni della diaspora, chiamati spregiativamente “cristiani” dai pagani, cioè seguaci di un  messia o Cristo in greco.

Tertulliano (nato nel 160 d.c.) affermava che i dogmi sono contro la ragione umana e assurdi, ciò malgrado, la dogmatica ed il contenuto della fede crebbero strada facendo; nel 968 Giovanni XIII stabilì che Cristo era nato il 25/12, la Chiesa arrivò a negare che Cristo e gli apostoli erano stati poveri, sospettando d’eresia i francescani che sostenevano questa tesi; Giovanni XXII (1316-1334) definì eretici tutti quelli che sostenevano che Cristo e gli apostoli erano stati poveri e senza proprietà.

La tomba di Pietro, che Pio XII (1939-1958) affermò di aver scoperto, conteneva anche ossa d’animali e di donne, nel luogo della scoperta, cioè sul colle Vaticano, nei tempi pagani era collocato un santuario di Mitra, il quale era anche chiamato Petrus, cioè pietra, di qui la leggenda della tomba di Pietro (“Sapevo il credo e ora l’ho scordato” di Gianni Minasso) e della presenza di Pietro a Roma.

Con il consolidamento del cristianesimo, i pagani convertiti si convinsero che il cristianesimo era venuto a completare la loro cultura, i padri della chiesa collocarono Platone accanto a Gesù e nelle chiese si predicava Platone assieme ai vangeli; Agostino abbracciò il neoplatonismo e, all’inizio del V secolo, il vescovo Senesio di Cirene respingeva tutti i dogmi che non si conciliavano con il neoplatonismo.

S’ispirò al neoplatonismo il falsario del V secolo Dionigi l’Areopagita, stoa e neoplatonismo furono saccheggiati dai cristiani; nel VI secolo autori ecclesiastici pubblicarono testi stoici, sostituendo il nome di Socrate con quello di Cristo. Il cristianesimo, da buona novella per i poveri, si trasformò in una filosofia della religione, questo processo perdurò per tutto il medioevo e fu chiamato patristica. Giustino (100-165) insegnava che la filosofia conduceva a Dio e che i filosofi erano santi, sulla stessa linea era anche Clemente, che si richiamava a stoicismo, platonismo, epicureismo, aristotelismo ed ai misteri eleusini.

Origene (185-254) fu il precursore della scolastica, Porfirio lo accusò di aver introdotto la filosofia greca nella dottrina cristiana, Origene stimava più la conoscenza che la fede; dopo di lui, la Chiesa continuò con la speculazione filosofica, culminata nel sistema della scolastica. In ogni modo, fino al III secolo, nel cristianesimo gli avversari della filosofia furono più numerosi dei sostenitori, infatti,   Taziano, Ignazio, Policarpo, Teofilo, Ireneo, Ippolito, Lattanzio e Ambrogio erano contro la filosofia.

Tertulliano definiva Platone condimento di tutti gli eretici, la filosofia fu accolta da Giustino Clemente e Origene; l’arte figurativa dei pagani fu accolta da Ireneo, ma rifiutata da Taziano e da Teofilo. Il cristianesimo nel III e IV secolo non differiva granché dal paganesimo, nelle forme di devozione e nella teologia; con l’osmosi intereligiosa, sembrava che tutte le religioni fossero salvifiche, confidavano nel redentore, nel dio fattosi uomo, che moriva e risorgeva, avevano il sacramento del battesimo ed il pasto sacro, inoltre apocalissi, sacre scritture, profezie e miracoli.

Il monachesimo riprese slancio quando la Chiesa incominciò a mondanizzarsi, nel III secolo gli asceti vivevano in comunità e in umiltà, senza lavarsi e si martoriavano le carni; Pacomio, morto nel 346, ex legionario romano adoratore di Serapide, fondò il primo chiostro cristiano presso il Nilo, impose ai suoi seguaci la vita monastica da caserma e l’obbedienza. I monaci avevano la stessa uniforme, pasti in comune, preghiera in comune, le punizioni corporali erano frequenti; questi monaci cristiani erano stati preceduti dai terapeuti d’Egitto, dai monaci di Serapide, dai druidi di Britannia, dagli esseni di Giudea, dalle comunità pitagoriche e dai monaci buddisti. Nel 250 a.c. il monachesimo buddista contava numerosi conventi.

All’inizio, la Chiesa mondanizzata  si oppose a questi monaci, che avversavano la gerarchia della Chiesa e si richiamavano all’ideale pauperistico del cristianesimo delle origini, poi nel 451 il concilio di Calcedonia riconobbe i voti monastici e mise i monaci sotto l’autorità dei vescovi.

Anche le altre religioni subirono persecuzioni da parte dei romani, nel 186 a.c. furono perseguitati i culti dionisiaci, nel 139 a.c. gli astrologi, nel 58 a.c. e nel 48 a.c. furono abbattuti i templi di Iside e, prima di Cristo, fu proibito il culto gallico dei druidi, che faceva anche i sacrifici di bambini. In generale però i romani erano tolleranti in fatto di religione, concessero ai giudei libertà di culto e, a volte, li dispensarono dal culto degli dei, dai sacrifici e dal culto dell’imperatore.

Le ordinanze degli imperatori a sacrificare agli dei miravano solo all’unità dell’impero e gli ebrei cercavano di sottrarvisi, perciò a volte furono puniti; nel 50 d.c. l’imperatore Claudio, a causa di disordini, cacciò i giudei da Roma. I documenti sui martiri cristiani sono falsi ed esagerati, fino al II secolo, le misure contro i cristiani furono limitate e dirette contro gnostici, in generale, gli apostati superarono i martiri.

La storia dei primi papi martiri è un falso, i papi dei primi due secoli non sono esistiti, la prima persecuzione dei cristiani cattolici fu quella di Decio del 250, alcuni di loro abiurarono, altri furono martirizzati, altri si salvarono con la corruzione; anche in Africa ed in Egitto ci fu un certo numero di martiri, un’altra blanda persecuzione, rivolta contro il clero cristiano cattolico, ci fu sotto Gallo (251-253) e sotto Valeriano (257-258) e Diocleziano (303), che fu l’ultimo persecutore dei cristiani; allora il vescovo di Roma, Marcelliano (296-304), per salvarsi, sacrificò agli dei.

Alla fine del III secolo i vescovi si muovevano tranquillamente e indicevano sinodi, la loro attività era diventata lucrosa, si lottava per diventare vescovi, durante le elezioni c’erano tumulti, la corte imperiale pullulava di cristiani che facevano carriera nell’amministrazione statale. Il cristianesimo era diventata “religio licita” ed all'inizio del IV secolo Roma aveva più di 40 basiliche cristiane.

I cristiani però erano sediziosi e, durante i tumulti, distruggevano le statue degli dei, alcuni cristiani sostenevano il tirannicidio, sotto Diocleziano ci furono vere rivolte; comunque, complessivamente, i romani non fecero tanti martiri cristiani quanti furono gli albigesi sterminati dai cristiani, una delle tante persecuzioni della Chiesa.

Nel II secolo gli imperatori intervennero contro i cristiani gnostici anche perché istigati dal popolo, Traiano e Adriano non proibirono il cristianesimo, Origene, morto nel 254, affermò che i martiri cristiani, fino al suo tempo, furono pochi e facili da calcolare. Fino al 253, i vescovi romani furono inventati, la Chiesa afferma che la maggior parte di loro furono martiri, ha fatto passare per martiri anche quelli storicamente accertati, fino all’avvento dell’imperatore Costantino (274-337).

Fino al 180 la Chiesa africana, dove era nato gnosticismo e cattolicesimo, non ebbe nessun martire e fino al 258 tra i martiri non ci fu nessun vescovo, la maggior parte dei vescovi si metteva in salvo con la fuga, i martirologi furono falsificati. D’altronde Matteo aveva detto: “Se siete ricercati in una città fuggite in un’altra” (10,23), con la fuga si diffondeva anche l’attività missionaria; invece gli gnostici montanisti proibivano queste fughe e le corruzioni operate dai cristiani per salvarsi. Le apostasie furono più numerose dei martiri, tra gli apostati ci fu anche il vescovo Trofimo.

Nel medioevo, quando si trovavano delle ossa umane, si pensava ad ossa di martiri, Ambrogio rinvenne le presunte ossa dei presunti santi Gervasio e Protasio, del Battista furono trovare due teste, tutte queste ossa di falsi martiri hanno goduto della venerazione della Chiesa; l’ex gesuita Alighiero Tondi ha denunciato che il Vaticano ha fatto passare per martiri degli agenti segreti del Vaticano uccisi dai comunisti sovietici.

Nel III secolo nacque il culto dei santi, che occupavano il posto di dei ed eroi pagani, patroni cristiani occuparono il posto di divinità protettrici pagane; gli eroi antichi erano stati salvatori e protettori, sulle loro tombe nascevano cappelle e templi con altari, sui quali si compivano i sacrifici, spesso la Chiesa trasformò questi mausolei in basiliche cristiane; i cristiani veneravano i sepolcri dei loro presunti martiri, facevano a loro offerte, come avevano fatto i pagani. Ai santi martiri si offriva incenso, si accendevano lumi e si deponevano ex-voto, come avevano fatto gli antichi, alle feste dei martiri si facevano banchetti, come avevano fatto i pagani.

Nel IV secolo si cominciarono a fare santi anche persone non martirizzati, guardando soprattutto alla loro vita e ai loro miracoli, nel V secolo s’innalzavano le prime chiese ai santi, dal XII secolo solo il papa poteva autorizzare la venerazione di nuovi santi. Si facevano processioni ai santi, come nei misteri eleusini e nel culto ad Iside, tutte le corporazioni ebbero i loro santi patroni.

Il culto delle reliquie era esistito anche presso i pagani, si faceva traffico delle ossa di santi, le reliquie erano portate addosso come talismani, era accaduto anche con Budda e i suoi santi; nel IV secolo fu trovata la croce di Gesù, i suoi chiodi, il suo prepuzio, le colonne su cui era stato fustigato, il giavellotto che lo aveva colpito, la spugna dalla quale aveva bevuto, la sua corona di spine, il suo sudario, ecc.

Papa Gregorio I (590-604) regalava ai sovrani frammenti della croce di Cristo e capelli di Giovanni Battista; questo papa si mise a fabbricare reliquie e sostenne che i panni appoggiati alle tombe dei martiri acquistavano qualità benefiche. Tra le reliquie più note esistono 40 sudari di Cristo, il più celebre è la Sindone di Torino, che risale al XIII secolo, ci sono pervenute anche tuniche di Cristo.

Le scuole filosofiche e le religioni precedenti non furono abrogate, ma assorbite dal cristianesimo, tanto che si può affermare che il risultato sarebbe stato lo stesso se, nello scontro tra cristianesimo e paganesimo, avesse vinto il paganesimo, accade spesso anche in politica. Tralasciando i contenuti, risultò solo evidente che, lo scontro per il controllo delle coscienze e per il potere, fu vinto dalla classe dirigente cattolica, Islam e buddismo furono capaci d’analogo sincretismo e di analoga sintesi.

Marcione nacque sul Mar Nero e si stabili a Roma, nel II secolo predicava un cristianesimo essenziale delle origini, rifiutò filosofia e dogma, ricordava le parole di Gesù e di Paolo, elogiava i poveri. La sua opera non c’è pervenuta perché censurata dalla Chiesa trionfante, per lui il Vecchio Testamento era il libro del creatore del mondo, il demiurgo, di natura malvagia e vendicativo, mentre il vangelo era la buona novella e la dottrina del perdono; per Marcione, che era dualista, Gesù era figlio di un Dio buono che non poteva aver creato il mondo.

Il cristianesimo si diffuse anche perché le altre religioni erano in crisi e perché si rivolse originariamente ai diseredati, succede anche nei partiti; fino al II secolo, la gran massa di cristiani fu povera, ma poi, pian piano, nella setta entrarono anche i ricchi, questa religione si diffuse tra mercanti e soldati; purtroppo, i territori conquistati per primi dal cristianesimo, nel VII secolo caddero nelle mani dell’Islam.

Gli ebrei della diaspora erano più numerosi di quelli rimasti in patria, gli inviati del sinedrio erano chiamati apostoli, la fondazione della comunità cristiana gnostica di Roma fu forse opera di giudei ellenizzati neoplatonici d’Egitto, che poi fecero conversioni tra i romani; la liturgia cristiana, con lettura, predicazione e preghiere, era stata presa dalle sinagoghe, la dottrina cristiana africana, gnostica e cattolica, crebbe con Tertulliano, Cipriano e Agostino.

Tertulliano (150-225) risiedeva a Cartagine, pose le basi del cattolicesimo e poi si avvicinò agli gnostici montanisti, cercò di reagire al potere crescente della gerarchia della chiesa cattolica e sosteneva la libertà d’insegnamento, perciò venne in conflitto con il vescovo di Roma, alla base della sua dottrina vi erano: la trinità, il peccato originale, la grazia, il battesimo e la penitenza. Cipriano, nato in Africa intorno al 210, ed Agostino (354-430), non vollero riconoscere il primato del vescovo di Roma.

Il cristianesimo non ebbe mai una visione univoca delle fede; Tertulliano, Celso e Clemente Alessandrino attestarono il gran numero di sette tra i primi cristiani, le differenze tra i vangeli provavano le divisioni tra le chiese; le fazioni usavano i diversi vangeli per procurarsi un seguito personale, con la scusa della religione, si faceva politica. I cristiani seguaci di Basilide usavano il vangelo di Basilide, i marcioniti quello di Luca, gli gnostici quello di Tommaso, Ireneo quello di Giovanni, i valentiniani il vangelo di verità.

Dal II al IV secolo si lottò per il proprio Cristo, contro quello degli altri ed era difficile distinguere opere canoniche da quelle extracanoniche, ogni vescovo voleva il suo vangelo ed una sua setta cristiana; alla fine del II secolo il vescovo Filastro di Brescia arrivò a contare 131 sette cristiane; Ireneo, Tertulliano e Clemente rappresentavano diverse forme di cristianesimo, Tertulliano era gnostico montanista, Clemente gnostico docetista ed Ireneo era cattolico millenarista.

Alla fine del II secolo erano queste le figure eminenti del cristianesimo, l'espressione chiesa universale cattolica fu creata nel III secolo dal vescovo Ignazio, non era più riferita alla sola chiesa di Roma; come il cristianesimo si aprì ai ricchi, fu inquinato dalle religioni misteriche, erano misteri i culti eleusini e dionisiaci, il mitraismo ed  il culto di Iside, i quali promettevano la rinascita.

Secondo una falsa tradizione (Eusebio), negli anni 66-70, con l’assedio di Gerusalemme da parte dei romani, i giudeo-cristiani si trasferirono momentaneamente a Pella, perché non volevano impugnare le armi contro i romani, nel 135 d.c. i romani domarono la rivolta di Simone Barcocheba e i giudeo-cristiani furono cacciati da Gerusalemme assieme agli altri giudei (“Il Gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

In realtà in quegli anni in Palestina non esistevano cristiani, ma esseni, che ispirarono parte della dottrina cristiana, il cristianesimo gnostico, ariano e cattolico nacque in Africa settentrionale ed in Siria e poi arrivò a Roma; nel II secolo arrivò lo gnosticismo, nel III s’impose l’arianesimo e  nel IV il cattolicesimo, che fece un concordato con Costantino, ebbe il sostegno imperiale e, tramite missionari imperiali, arrivò anche in Palestina.

Il cristianesimo ellenistico (gnostico) s’impiantò prima ad Alessandria, poi ad Antiochia e a Roma, quando nel IV secolo i cristiani romani ebbero il sopravvento, i cristiani armeni e siriani nestoriani furono dichiarati eretici dai cattolici; però la chiesa nestoriana sopravvisse a lungo in Siria, mentre ad Alessandria continuarono a dominare giudei di cultura greca e gnostici, fino all’avvento dell’Islam. All’atto della conversione, i cristiani cambiavano i nomi, come avviene oggi per suore e frati, per le società segrete e per i gruppi rivoluzionari, mentre i papi presero quest’abitudine a cominciare da Sergio (1009-1012).

Alcune epistole di Paolo (personaggio inventato) fanno capire quali furono i rapporti travagliati, in materia di fede, tra Roma e Antiochia, terza città dell’impero. Al tempo di Paolo, la comunità apostolica di Gerusalemme mandò una missione pacificatrice al concilio d’Antiochia (Gal 2,4-9 Atti 15,2), Paolo non si piegò, ottenendo per i suoi una dispensa dalla legge.

Quando Pietro giunse ad Antiochia (Gal 2,13) Paolo non accettò le sue direttive e non si raggiunse un accordo sul tema del rispetto della legge di Mosè. Pietro fu il primo vescovo d’Antiochia e morì in quella città e non a Roma, ad essere più precisi, non è mai esistito, comunque, Antiochia fu la  capitale del cristianesimo (ariano), Gerusalemme No.

Le epistole denunciano che Paolo fu accusato dai giudeo-cristiani di imbrogli amministrativi, presso di lui vi era anche un partito di Pietro e Giacomo, con i quali egli era in lotta per il potere; Paolo accusava gli avversari di predicare un altro vangelo e li chiamava mutilati, accennando alla circoncisione. Poiché allora non esisteva una Chiesa in Palestina, queste polemico alludono solo alla concorrenza tra chiesa e sinagoga, tra gnostici ellenistici e giudei della diaspora, tra cattolici e ariani.

Paolo era apprezzato da marcioniti e gnostici, ma era definito eretico dal montanista Tertulliano, i giudeo-cristiani definirono Paolo eresiarca e anticristo; malgrado ciò, la Chiesa inventò l’accoppiata di Pietro e Paolo. Sono tutte fantasie e falsificazioni della tradizione, fu Marcione a creare la figura di Paolo, poi rilanciata dall’impero e dal cattolicesimo romano.

Le lettere pastorali di Paolo furono definite spurie da Marcione e furono create anche per combattere i marcioniti; la chiesa cattolica adottò queste lettere e fece crescere il prestigio di Paolo all’interno della Chiesa, mentre Marcione fu scomunicato.

Con un dogma, la chiesa volle Cristo anche creatore dell’universo, però i suoi contemporanei non sapevano nemmeno della sua nascita verginale, ignorata anche da Paolo, che non era trinitario; alla fine del II secolo, per combattere i marcioniti, nacque il credo apostolico.

Il primo Paolo credeva alla prossima fine del mondo; però le epistole di Paolo sono contraddittorie perché scritte da mani diverse in epoche diverse, perciò nella seconda lettera ai Tessalonicesi, Paolo si schierò contro coloro che sostenevano l’idea dell’immediato ritorno di Gesù e sconfessò la sua prima lettera che sosteneva la tesi opposta. In generale, l’aspettativa della fine del mondo apparteneva ad ebrei e persiani, ma non ai greci e ai romani.

I primi cristiani chiamavano Gesù signore, redentore e salvatore, titoli appartenuti anche agli imperatori divinizzati, anche per questo si finì con il vedere in Gesù un dio, i pagani convertiti furono subito pronti a ritenere Gesù un’incarnazione della divinità. Paolo, o chi per lui, conosceva le religioni misteriche,  nella sua città di Tarso era adorato Mitra e altre divinità che morivano e risorgevano, come Adone, Attis e Osiride.

A leggere i vangeli, sembra che Gesù non volesse morire, perché cercò di allontanare quel calice, cioè quella sorte, (Mt 6,12 segg.; Mc 11,25 segg. Mc 2,9 segg); i primi cristiani non introdussero l’eucaristia, non credevano nemmeno che Cristo fosse nato da una vergine, poi gli elleno-cristiani credettero che la morte di Cristo servisse a riconciliare l’umanità con Dio.

Gesù non diede tanta importanza al peccato originale, elevato dalla Chiesa ad articolo di fede nel XVI secolo, i primi padri della Chiesa affermarono che i bambini nascevano senza colpa, poi però la Chiesa, seguendo Agostino, impose la credenza nel peccato originale e obbligò a battezzare i neonati.

Nel 400 Pelagio e Celestio sostenevano il libero arbitrio ed erano contro il peccato originale, Agostino li attaccò e nel 431 al concilio di Efeso fece condannare Pelagio; Agostino fu il padre della dottrina del peccato originale, con l’idea del peccato originale, si rafforzò quella della predestinazione, ignorata da Gesù, ma condivisa da Agostino e dalla Riforma.

Per Paolo e Giovanni l’amore di Cristo per i nemici, anche interni alla Chiesa, non esisteva più (nemesi cattolica), Paolo sollecitò allo Stato la spada per combattere gli eretici; nella lettera ai Filipessi, Paolo definì sterco l’intero patrimonio religioso dei giudei (3,8), per lui, come per Cipriano ed Agostino, non c’era salvezza al di fuori della sua Chiesa.

Il lavoro missionario di Paolo non fu una novità, furono missionari Senofane, Empedocle, Eraclito, buddisti, stoici, cinici, i propagandisti delle religioni misteriche, i rabbini e gli apostoli del sinedrio; dopo di lui sarebbero venuti Pacomio, Bonifacio, domenicani, francescani  e gesuiti.

Ai primi del III secolo, Tertulliano, Origine e Cipriano esaltavano la vita ascetica, Basilio proibì il divertimento, Gregorio di Nissa paragonava la vita ad un letamaio, Lattanzio diffidava della natura, Zeno di Verona la odiava (“Il Gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner). Nel medioevo, poiché gli anabattisti rifiutavano l’idea del fuoco eterno, furono condannati dai protestanti, quest’idea del fuoco eterno era condivisa da Tertulliano, Cipriano, Tommaso d’Aquino e Ignazio di Loyola.

Prima di Cristo, erano ascesi in cielo Cibele, Eracle, Attis, Mitra, Romolo, Cesare, Omero, Henoch, Mosè ed Elia; gli ebrei ritennero che Mosè ed Elia fossero ascesi in cielo perché non ne conoscevano le tombe, ritenevano soprannaturali le nascite senza padre di uomini eccezionali. Nell’antichità le profezie erano attribuite anche a Budda, Pitagora e Socrate, tanti racconti neotestamentari furono inventati per adempiere le profezie del vecchio testamento, da dove fu presa la nascita da una vergine, l’uccisione dei bambini e la fuga dall’Egitto.

Per il pagano Celso, la dottrina dei cristiani derivava da stoici, platonici, ebrei, persiani ed egizi; Origine, massimo teologo dei primi tre secoli, ammetteva le contraddizioni del cristianesimo, Porfirio (233-304), discepolo di Origene e di Plotino, affermò che gli evangelisti erano falsi, creatori di miti e contraddittori, la sua opera fu distrutta dalla Chiesa. Agostino aveva confessato che, se non fosse stata garante l’autorità della Chiesa, non avrebbe prestato fede ai vangeli, purtroppo, però, anche la Chiesa si richiamava all’autorità dei vangeli.

Nel cattolicesimo esistono laici, preti e studiosi che, dentro di se, respingono la fede della Chiesa, pur continuando a professarla esteriormente, non hanno il coraggio di uscire dalla Chiesa, temono l’isolamento e la povertà materiale; in Italia il concordato del 1929 gettava nel lastrico i preti usciti dalla Chiesa, oggi in Italia sono tanti quelli che hanno fatto carriera grazie alla Chiesa, che ha il controllo dello Stato.

Nel 1952 l’ex gesuita Alighiero Tondi ruppe con il Vaticano e tentarono di rinchiuderlo in manicomio, il prete francese Turmel attaccò la chiesa cattolica, fu scomunicato ed i suoi libri furono messi tra quelli proibiti, Rudolf Bultmann affermò che i vangeli facevano parte delle fiabe e delle leggende della letteratura mondiale (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

I primi cristiani non erano interessati alla storiografia ma alle conversioni, i vangeli avevano finalità missionaria, edificante (midrash), propagandistica, apologetica, erano prodotti letterari mitologici capaci di rafforzare la fede dei cristiani e di guadagnare nuovi adepti; non furono solo parto della tradizione, ma anche creazione volontaria, poetica e dolosa, perché dovevano sostenere anche un partito.

Le prime comunità gnostiche cristiane erano antiromane, emarginate e oppresse, nel III secolo si affermarono i cattolici che nel IV secolo si allearono con Costantino; nei primi due secoli a Roma erano esistiti 50.000 ebrei di lingua greca, per lo più schiavi, che facevano proselitismo tra i gentili. Tra loro vi erano gnostici egiziani, al nuovo culto cristiano si diressero immigrati, schiavi e umili lavoratori, per ultimi arrivarono i gentili benestanti, con i loro doni; a quel punto la Chiesa cessò di condannare la ricchezza, il cristianesimo cattolico abbandonò il senso di rivolta e Paolo (edizione rivista o cattolica) invitò gli schiavi a rimanere nella loro condizione.

I primi scritti, forse in latino, dei cristiani cattolici nacquero in Africa settentrionale, a Cartagine, il vescovo romano Vittore era d’origini africane, Agostino era di Cartagine;  però la terminologia del cristianesimo cattolico primitivo rimase greca, nel campo della dottrina, del culto e dell’organizzazione.

Secondo il filosofo pagano Celso, alla fine del II secolo esistevano tante sette cristiane in lotta tra loro, che avevano in comune solo il nome di Cristo; all’inizio del III secolo, il vescovo Ippolito di Roma annotava 323 sette cristiane e verso la fine del IV secolo il vescovo Filastro di Brescia accennava a 128 sette e 21 eresie (“Verità e menzogne della chiesa cattolica” di Pepe Rodroguez).

Quindi l’impero non inventò il cristianesimo, ma lo adottò, lo metabolizzò e ne privilegiò e lanciò alcune forme, poi Costantino, per difendere l’unità della Chiesa e dell’impero, con i concili intervenne anche nella teologia, fissando canone e credo niceno.

Al tempo di Paolo non esisteva una gerarchia, ma profeti e visionari, le assemblee o ecclesie eleggevano un segretario amministratore, che divenne il vescovo dirigente, vigeva la narrazione orale e non esistevano vangeli scritti; poi agli oratori improvvisati successero i primi redattori dei vangeli, anche perché la parusia tardava.

Secondo Renato Souverine “La leggenda di Gesù”, fino all’anno 100, Gesù non era ritenuto personaggio storico ma, seguendo Isaia, un essere spirituale, era la concezione degli gnostici; nel 120, poiché la fine del mondo tardava, se ne inventò una storia terrena, ispirata ad altri personaggi, con la sua passione, morte e resurrezione; i messianici erano divisi tra quelli che affermavano che il messia era venuto, quelli che affermavano che doveva venire e quelli che affermavano che doveva ritornare.

I vescovi presero a raccogliere i racconti sulla vita di Gesù, dando vita alla prima bozza del vangelo di Marco (140), nato, come i sinottici, in ambiente adozionista, tra coloro che ritenevano Cristo un uomo adottato da Dio; il cristianesimo era in difficoltà per la vana attesa del messia, i primi cristiani erano degli emarginati sociali e volevano una redenzione in terra, cioè il cambio rivoluzionario del governo; poi Paolo (edizione riveduta e cattolica) si disse contro la redenzione terrena e il riscatto sociale degli uomini, si accostò al governo e ai padroni e invitò gli schiavi a stare al loro posto.

Con Marco, Gesù non nasceva o rinasceva più nel firmamento, come voleva Isaia e gnostici, ma in terra; prima dei vangeli, nelle assemblee dei cristiani gnostici si leggeva solo la legge ebraica ed i profeti, aggiungendo dei racconti su Gesù (“La leggenda di Gesù” di Renato Souvarine).

La Chiesa ammette che i vangeli canonici non furono scritti da Marco, Matteo, Luca e Giovanni, ognuno di essi è opera di diverse mani, con rifacimenti e interpolazioni successive, gli originali non sono pervenuti a noi; secondo i più, i vangeli apparvero dopo le prime epistole di Paolo, che  attestavano la vita delle prime assemblee.

I dirigenti delle assemblee dei santi, cioè i vescovi, presero i migliori racconti e crearono il primo vangelo ridotto di Marco, che fu rielaborato a Roma, ogni chiesa locale voleva il suo vangelo, perciò altri vescovi copiarono e ampliarono Marco, creando altri vangeli; Ireneo si espresse a favore dei quattro vangeli e sostenne soprattutto Giovanni, che sosteneva la fede cattolica in Cristo Dio.

I vangeli arrivarono al numero di 60 e la chiesa ne riconobbe canonici solo quattro, cercando di distruggere gli altri, però ce ne sono arrivati dei brani, tutti hanno lo scopo di colmare le lacune sulla vita di Gesù e di Maria. I vescovi facevano a gara nelle compilazioni, attingendo alla bibbia ebraica, alle precedenti religioni ed ai vangeli precedenti, ogni chiesa importante voleva un suo vangelo.

In fondo, anche gli ebrei attinsero da Zoroastro, i veda indiani raccolsero da racconti precedenti, l’Avesta persiana raccolse tradizioni precedenti e fu scritta da diverse persone, Mani attinse da cristianesimo gnostico, da zoroastrismo e buddismo; Budda era più antico di Cristo, però il buddismo, strada facendo, attinse a tradizioni religiose indiane e poi anche da ebrei e cristiani arrivati in India.

Anche Omero, per scrivere Iliade e Odissea, raccolse delle tradizioni, non è personaggio storico, come non lo sono Noè, Abramo, Mosè, Gesù, Paolo, Pietro, Marco, Matteo, Luca e Giovanni; però sono personaggi storici Aristotele, Socrate e Platone, anche se più antichi di Gesù e degli evangelisti. Da secoli erano note le passioni di Adonis, Attis e Osiride, celebrate il 23-25 marzo, quando i sinottici fecero morire e resuscitare Gesù, rinnovando con lui il mito del sole, anche Mitra e Zoroastro facevano miracoli, anche Bacco aveva mutato l’acqua in vino.

Buddismo e induismo credevano alla resurrezione dei morti, in India Cristna (o Krishna) era considerato l’ultima reincarnazione di Brama, Cristna era disceso sulla terra per rendere giustizia, anche Budda si reincarnava in diversi uomini per illuminare. Fu tolto dalla bibbia ebraica l’annunzio alla vergine Maria, la nascita a Betlemme di Gesù, la cacciata dei mercanti dal tempio, il tradimento di Giuda, la crocifissione con i due ladroni e la resurrezione il terzo giorno; però erano risorti il terzo giorno anche altri soter o salvatori pagani, Geremia aveva scritto dei trenta denari del tradimento, Matteo prese dal salmo XXII la storia della tunica di Cristo giocata a dadi dai romani.

Fu Marcione a creare la prima bozza di un vangelo gnostico andato perduto e le prime epistole di Paolo, riteneva Cristo un essere spirituale e celeste; apparentemente, i cristiani non inventarono nessun dogma, nessun mito, nessun rito, nessun sacramento, presero tutto dalle altre religioni.

Immacolata erano la moglie di Mitra e Iside, la comunione fu presa da Mitra, come la mitra e il pastorale che usano i papi, la passione esisteva in Isaia e nel salmo XXII, però in Isaia la passione era spirituale ed avveniva nel firmamento; a metà del II secolo, Marco materializzò questa passione, ispirandosi ad altri profeti ebraici e a dei pagani. Matteo ci presenta Gesù come un uomo che voleva sfuggire al supplizio, facendogli dire: “ Dio perché mi hai abbandonato?”; questa frase, presa dal salmo XXII, fa cadere in contraddizione Cristo, che in altri passi aveva detto che era predestinato al sacrificio, inoltre sembra sancire la disuguaglianza tra padre e figlio.

Com'è narrato negli atti degli apostoli, i primi cristiani, come gli esseni, mettevano il denaro in comune, dopo aver venduto la terra e le case, in massima parte però erano emarginati sociali che avevano poco da vendere, mentre i ricchi si tenevano distanti; questi cristiani, come beneficenza, praticavano il pasto in comune o agape o cena, come nella religione di Mitra e del sole. Gli evangelisti invitavano gli adepti a non curarsi delle cose di questo mondo, per dedicarsi alle preghiere, perché la fine del mondo era vicina.

Comunque, i primi cristiani, se non erano contro la proprietà, avevano però antipatia per i ricchi, che non avevano bisogno di riscattarsi e non volevano mettere in comune i loro beni (Luca), perciò non si convertivano; ad ogni buon conto, nemmeno i successori di Pietro hanno spartito i loro beni con i poveri, li hanno accaparrati e hanno fatto simonia e vendita d’indulgenze e d’uffici, quando hanno fatto beneficenza hanno usato il denaro degli altri e hanno dato solo il superfluo, ricevendo molto di più dallo Stato in tasse e privilegi vari.

Gesù, per prudenza, invitò a pagare il tributo a Cesare, l’invito fu aggiunto e messo in bocca a Gesù quando ci fu pacificazione tra Chiesa e Roma. In una parabola di Luca, Gesù affidò una stessa quantità di denaro a dei servitori perché lo facessero fruttare, il fatto dimostrerebbe che Gesù o chi per lui, non era socialista, perché il capitale senza lavoro altrui non frutta niente.

Luca afferma che Gesù era venuto a portare lotte in famiglia e divisioni tra padri e figli, il fatto attesta che le famiglie si divisero sul cristianesimo, e dentro il cristianesimo, a causa delle numerose sette,  come accade oggi in politica, mentre le famiglie patriarcali sono state sempre unite; quando Gesù disse a Pilato che il suo regno non era di questo mondo, tolse definitivamente agli schiavi la speranza di essere affrancati.

Infatti, Paolo precisò che gli schiavi potevano essere contemporaneamente schiavi e cristiani, inoltre invitò i servitori ad obbedire ai loro padroni e gli altri uomini a rispettare l’autorità, affermò che il potere veniva da Dio, Pietro invitò ad essere sottomessi anche ai cattivi padroni; fu un’involuzione e un tradimento, perché il cristianesimo era nato anche come religione di salvezza e di riscatto terreno, aperta soprattutto agli emarginati, come le altre religioni misteriche della salvezza.

Ben presto, la Chiesa ed i papi assursero una funziona schiavista; mentre Seneca si era espresso contro la schiavitù, la chiesa cattolica non si è mai levata esplicitamente contro la schiavitù, Sant’Ignazio, San Cipriano, Sant’Isidoro, San Basilio, Sant’Agostino e San Tommaso difesero la schiavitù; nel medioevo chiese e conventi possedevano schiavi, papa Leone I stabilì che nessun servo poteva essere ammesso al sacerdozio, Gregorio I proibì ai servi di sposare donne libere. La Chiesa non condannò il commercio di schiavi negri in America, fatto anche dai gesuiti.

Tutte le tribù antiche raccomandavano di non fare agli altri membri della propria tribù ciò che non si voleva subire, anche il levitico ebraico ordinava di amare il prossimo ebreo come se stessi, per gli ebrei antichi e i popoli antichi si aveva riguardo solo per la loro comunità, gli stranieri potevano essere anche rapinati; chi patrocinava razzie e guerre all’estero puniva il furto in patria.

Comunque, bisogna riconoscere che il Cristo che c’è stato consegnato dalla religione cercò di estendere il concetto di prossimo anche agli stranieri, verso i quali voleva lo stesso riguardo che per i compatrioti, Gesù rispettava anche le donne. Paolo proibì alle donne di parlare nelle assemblee, però nella storia della Chiesa, sono state soprattutto le donne a riempire le chiese; la carità e l’ospitalità cristiana erano conosciute anche dai pagani.

Se il mondo è governato dalla provvidenza e dalla volontà di Dio, se siamo predestinati, non dobbiamo reagire alla catastrofi naturali, alle ingiustizie e ai governi inumani, bisogna rassegnarsi e rinunciare a progredire, socialmente e scientificamente, lasciandoci sfruttare e dominare, è questo l’insegnamento della religione; infatti, Tertulliano affermava che Dio stesso giustificava le iniquità.

Per i marxisti, il cristianesimo era un messaggio di liberazione e di salvezza, era la religione dei poveri, degli emarginati e dei ribelli, tuttavia Cristo, anche se aveva detto che i ricchi non sarebbero stati ammessi al regno dei cieli, per principio, non pareva contro proprietà, schiavitù e autorità.

I cristiani, come i monaci esseni, misero in comune i loro beni, per aiutarsi e forse per timori anche di confische, perché le condanne penali avevano come pena accessoria anche la confisca, in questo caso l’ecclesia, da un punto di vista patrimoniale, assomigliava anche ad una società anonima;  poi alla comunità aderirono anche membri ricchi e influenti, che fecero elargizioni ma conservarono le loro ricchezze.

Tutte le sette o partiti e le nuove sette religiose, nascono da posizione d’emarginazione, poi si arricchiscono e imparano a fare affari a spese della credulità popolare, imparano a fare politica e mirano al potere, fonte di privilegi e sfruttamento per i sudditi.

Finita la seconda guerra giudaica (132), i romani si scagliarono contro gli ebrei di Roma, Siria, Efeso e Alessandria; i giudei spirituali (esseni) e rivoluzionari (zeloti) lottarono contro il sincretismo pagano, non credevano ad un logos incarnato, invece i pagani convertiti al cristianesimo alla fine imposero un messia conforme al culto dei misteri. Sull’esempio degli esseni,  nel IV secolo gli anacoreti cristiani si diffusero in Palestina ed Egitto e crearono comunità monastiche povere che predicavano la superiorità dello spirito sulla carne, primo monaco cristiano d’Egitto fu Pacomio.

Il cristianesimo si affermò come religione misterica di pochi giudei gnostici e di tanti cristiani ex pagani, riguardante la morte e la resurrezione; anche Mitra fornì idee alla teologia cristiana, era identificato con il sole, era la luce contrapposta alle tenebre, secondo il dualismo di Zoroastro; anche Cristo affermò di essere la luce. Tanti sono i miti comuni ai popoli, nella mitologia romana la vestale Rea Silvia diede alla luce Romolo e Remo per intervento del Dio Marte, a Roma l’imperatore era sommo pontefice, era divinizzato e ritenuto infallibile.

Le prime raffigurazioni cristiane della vergine con il bambino erano copiate alle immagini della dea Iside, con in braccio il figlio Horus; nel mondo antico la sposa regale spesso era rappresentata con la pelle scura, perché divinità lunare, mentre lo sposo aveva la pelle chiara, perché divinità solare; perciò Iside, Cibele e Artemide erano dipinte con la pelle scura, la stessa cosa accadde alle Madonne nere di Provenza, che ricordavano il culto dell’egiziana Iside e dell’egiziana Maddalena.

In Europa occidentale il culto di Maddalena raggiunse l’apice nel XII secolo, poi perse importanza, in coincidenza con la crociata del XIII secolo contro i catari o albigesi di Linguadoca, la terra in cui, secondo una tradizione, approdò di Maddalena; infatti, i catari conservavano il ricordo della Maddalena e l’adoravano. Occultata Maddalena dalla chiesa di Roma, i suoi attributi furono assegnati alla vergine Maria, poi si moltiplicarono le madonne con il bambino in braccio. Naturalmente, anche quando affermato su Maddalena è parto immaginario della tradizione.

All’inizio non esistevano sacerdoti cristiani, i primi sacerdoti cristiani vestivano come gli altri, la sottana nera era stato il vestito dei sacerdoti di Mitra, la mitra dei vescovi cristiani era il copricapo a forma di testa di pesce dei preti caldei, usato anche in Egitto; la stola dei sacerdoti cristiani era stata sulle spalle di Osiride, il pastorale o bastone di comando era usato dai sacerdoti d’Assiria, Egitto e Israele, i berretti dei vescovi e dei sacerdoti cristiani furono presi dai sacerdoti pagani e dei rabbini ebrei.

Fino al VI secolo, i cristiani intesero in senso figurato e simbolico le parole di Cristo: ”Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue”, anche per papa Gelasio I (492-496) nel sacramento dell’eucaristia il pane e il vino rimanevano pane e vino, cioè non c’era la transustanziazione, con il dogma tutto cambio (e l’infallibilità del papa?).

L’eucaristia o ringraziamento ricorda il sacrificio di Gesù, secondo la tradizione, fu introdotta con pane e vino durante l’ultima cena di Cristo con gli apostoli, se ne parla nella prima lettera ai corinzi, già esseni e mitraisti avevano qualche cosa del genere; nel 1215 il quarto concilio lateranense impose la dottrina della transustanziazione o trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù, seguendo le idee di Aristotele e scolastica tra essenza o sostanza e accidenti.

Il concilio di Trento del 1551 stabilì che la presenza di Cristo nell’eucaristia era vera, reale, sostanziale e transustanziale, però poi Pio XII confessò di intendere il fatto simbolicamente e Paolo VI riconobbe che la formula non era più consona al nostro tempo; anche Zwinglio era per la presenza simbolica, Calvino credeva a quella virtuale, Lutero parlò di consustanzialità, con la quale il corpo di Cristo non sostituiva, ma si aggiungeva al pane.

Nel 1684 l’arcivescovo di Canterbury osservò che se le ostie avevano l’accidente del pane e la sostanza della carne ne era minata la conoscenza sensibile, perché di ogni cosa si poteva affermare che era diversa da quello che appariva. La chiesa ortodossa accetta la transustanziazione e la chiama metabolismo o trasformazione dell’ostia in carne.

La chiesa cattolica ha eliminato il secondo comandamento ebraico, che vietava di a