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IL METABOLISMO CRISTIANO

- Nunzio Miccoli-    numicco@tin.it

                                            

 

INTRODUZIONE

 

Negli organismi viventi, il metabolismo è la trasformazione e l’assimilazione di sostanze nutrienti, a seguito di processi chimici interni.

Al di fuori della materia organica, il metabolismo cristiano può avere due significati, uno concernente l’assimilazione di dottrine filosofiche e religiose ad esso precedenti, un altro relativo alla capacità della Chiesa di crescere, accumulando sempre di più potere e potenza economica.

Se è vero che la religione è il prodotto di una cultura, d’altra parte non esiste una religione tipicamente originale, si tratta, infatti, di un prodotto culturale sincretico, che ha mutuato a credenze precedenti e le ha poi metabolizzate, è accaduto in tutte le religioni, particolarmente nel buddismo, nel cristianesimo e nel manicheismo.

Questi fatti sono arcinoti agli studiosi delle origini del cristianesimo, il cristianesimo si presenta con i suoi dogmi, i suoi miti ed i suoi misteri, i quali però non sono nati dal nulla, il mito di Cristo è stato costruito copiando a dei e personaggi importanti precedenti, i concili ratificarono il processo d’appropriazione; il vero Cristo avrebbe potuto essere solo un uomo,  in realtà non è mai esistito, ciò nonostante, crebbe il Cristo mitologico.

Dal punto di vista economico, la Chiesa, con le sue branche, ha un ricco patrimonio e tante entrate annue, alcuni hanno provato a farle i conti in tasca, però non sono riusciti a raggiungere la verità, anche perché oggi la chiesa cattolica si avvale dei moderni strumenti finanziari che le garantiscono l’anonimato, potrebbe essere la più grande multinazionale del mondo, nemmeno il papa ne conosce il patrimonio e le entrate annue.

Questa ricchezza nei secoli ha consentito alla Chiesa di fare politica, di condizionare gli stati e di finanziare guerre, perfino l’imperatore Carlo V, che non era nullatenente, perché godeva dei proventi dell’America Latina e di parte d’Europa, quando intraprendeva guerre sollecitate dal papa, non dimenticava mai di chiedergli un sussidio. Insomma la chiesa, cosiddetta corpo mistico di Cristo, è stata capace di metabolizzare in dottrina e in ricchezze.

Il cristianesimo non è una costruzione religiosa nata dal nulla, come tutte le invenzioni si fondò su idee e tecniche religiose precedenti, il cristianesimo metabolizzò credenze pagane ed ebraiche e fu adottato e lanciato dal potere romano; infatti, mentre le religioni naturali nascono da sole, quelle monoteiste, non sono solo assolute o rivelate, ma convenzionali e artificiali  perché sponsorizzate dal potere, soprattutto di un potere imperiale, che, per governare, ha bisogno della religione come della polizia.

La Chiesa interferisce sullo Stato e condiziona la legislazione, controlla e limita la libertà d’espressione, non si limita ad esprimere libere opinioni, fa politica e impone allo Stato il diritto; poiché la politica italiana è ai piedi della Chiesa, ai laici non rimane altro che rispondere sul terreno della teologia, anche se non sono preti, non esiste una norma che vieta loro di farlo, però esistono le norme che limitano la libertà di pensiero, come il reato di vilipendio della religione.

Le nuove religioni furono lanciate quando quelle precedenti erano in crisi, nel II secolo, per il cristianesimo operarono, a livello teologico, soprattutto Marcione, Montano, Valentino e Ario, in pratica cristiani gnostici d’origine egiziana, furono superati dalla teologia proto-cattolica di Ireneo, appoggiato dal potere, nel IV secolo s’impose la teologia cattolica di Eusebio, che fissò canone e credo niceno, sostenuto da Costantino.

Nel II secolo, mediatrice tra impero e teologi fu la famiglia aristocratica romana dei Pisone, Plinio il giovane e Seneca, che, partendo dal vangelo gnostico di Marcione, che aveva inventato anche Paolo e le sue prime epistole, fecero nascere a Roma il protovangelo di Marco e altre lettere di Paolo, poi si falsificarono lo storico Tacito e lo storico Giuseppe Flavio, autore delle Antichità giudaiche  e della Guerra giudaica.

Nel 1841 Bruno Bauer contestò l’autenticità delle epistole paoline, che furono il primo falso cristiano; Bauer ha affermato che i vangeli non contengono materiale autentico ed ha negato l’esistenza storica di Cristo, collocò l’origine del cristianesimo nel II secolo, probabilmente il primo vangelo di Marco, il più antico, fu scritto sotto l’imperatore Adriano (117-138) o prima del 150.

Nel 1998, Gert Ludermann scrisse che Paolo, o chi scrisse per lui, fu il vero fondatore del cristianesimo, infatti, le prime epistole di Paolo erano più antiche di Marco; nel 2000 Harold Liedner ha sostenuto che il cristianesimo è una delle maggiori frodi storiche mai inventate.

Nel 1979 Max Rieser rilevò che i più antichi reperti archeologi cristiani di Palestina sono del IV secolo, il che prova che il cristianesimo non è nato in Palestina, la terra di Cristo, ma fu adottato da Roma, per volontà dell’impero; da lì fu esportato e caldeggiato dai missionari imperiali ad Alessandria, Antiochia, Efeso, Corinto, Cartagine e per ultimo a Gerusalemme, allora quasi spopolata.

Si affermò fraudolentemente che il vangelo di Matteo, sostenuto da adozionisti e subordinazionisti come gli ariani, che negavano la pari dignità di Cristo con Dio, era nato in Palestina; per il potere, non si poteva ignorare che il personaggio inventato, Cristo, aveva vissuto e predicato proprio a Gerusalemme.

Insomma, il cristianesimo è stato sponsorizzato a Roma e non è nato a Gerusalemme o in Galilea, nel 1979 Abelard Reuchlin nel: “Il vero autore del nuovo testamento” ha sostenuto che una congiura dell’aristocratico romano Ario Calpurnio Pisone diede vita al cristianesimo delle origini, per il controllo dell’impero; Ario Pisone apparteneva dall’importante casata aristocratica dei Flavi, cioè quella di Giuseppe Flavio.

Secondo Abelard Reuchlin, Lucio Pisone si firmò come Marco, suo figlio Ario Pisone (il vero nome di Giuseppe Flavio) si è firmò come Paolo, Matteo e Luca, suo nipote Giusto come Giovanni; per Reuchlin, la prima stesura di Marco fu materialmente curata da Gaio Pisone, vicino a Seneca, capo della congiura contro Nerone per restaurare la repubblica.

Nell’opera di falsificazione collaborarono Lucio, Ario o Giuseppe Flavio e Giusto Pisone, Plinio il giovane e Seneca,  Paolo fu un  personaggio inventato da Marcione e rilanciato da Giuseppe Flavio o Ario Pisone. Anche la tradizione cristiana afferma che il vangelo di Marco nacque a Roma, però questo vangelo originale non parlava della resurrezione di Gesù, infatti, i versetti 16,19-20 di chiusura furono aggiunti e non esistevano nel codice vaticano e nel codice sinaitico del IV secolo; con il tempo, con le falsificazioni, crebbero attributi, miti e biografia di Cristo.

Nelle Antichità giudaiche di Giuseppe Flavio (20.9.1)  è raccontato che il sommo sacerdote Anania fu destituito per aver fatto assassinare nel 62 Giacomo, vescovo di Gerusalemme e fratello di Gesù, dopo un processo davanti al sinedrio; Origene ha ricordato questi fatti nel commentario di Matteo (10.7) e in Contra Celsum (1.47)(2.13), con cui contestava il pagano Celso, però anche Origene fu falsificato.

Per Origene nel 70 Gerusalemme fu distrutta da Tito a causa della morte di Cristo; Eusebio, nella sua: “Storia ecclesiastica” (2.32.22), ricorda che, secondo Giuseppe Flavio, Gerusalemme perì a causa della morte di Giacomo; sono tutti falsi, non sono esistiti, Cristo, suo fratello Giacomo, né cristiani nazareni di Palestina nei primi tre secoli. Però esistevano nazareni presso i giudei e furono citati anche dall’Islam nel VII secolo, solo dal IV secolo in  Palestina alcuni nazareni si fecero cristiani.

Giuseppe Flavio, nelle sue Antichità Giudaiche, scrisse della morte di Giacomo il Giusto, senza mettere in relazione la caduta di Gerusalemme con la sua morte, perciò, secondo Eisenman, Giuseppe  Flavio fu interpretato  liberamente  da Origene.

Giuseppe Flavio accennò ad una profezia dei giudei, che affermava che dalle loro terre sarebbe venuto il dominatore del mondo e la imputò a Vespasiano, che era anche imperatore di Giudea; il Testimonium Flavianum su Cristo, presentato da Flavio come messia, morto e resuscitato, è un falso, perché da una parte Flavio sosteneva che le promesse  messianiche si erano avverate con Vespasiano, dall’altra che Cristo era il messia (Guerra giudaica).  Insomma, se i Pisone pesarono sull’opera originale di Flavio, poi anche Flavio fu falsificato da mani successive.

I romani crearono il cristianesimo attingendo a Mitra, Budda, Krishna ed al messia degli ebrei, anche Varuna, Mitra e Krishna nacquero da una vergine il 25 dicembre; come Cristo, anche Budda, Platone e stoa avevano invitato a non fare agli altri ciò che non si voleva fosse fatto a se, Geremia insegnò a porgere l’altra guancia (Lamentazioni 3.320).

Nel Talmud si parla della pagliuzza e della  trave nell’occhio, di cui ha parlato Cristo, su Esiodo e sulla vita di Eracle è detto che sono strette le porte della salvezza e larghe quelle della perdizione, anche Serapide invitò a lasciare che i morti seppellissero i morti, anche il cinismo affermò che il medico doveva stare tra i malati e non tra le persone sane.

La religione monoteista, intermediata da sacerdoti, non favorisce la comunicazione diretta con Dio, ma la impedisce, cioè mortifica i mistici, invece favorisce il monopolio religioso dei sacerdoti, la religione cattolica ha sostenuto che la sofferenza è una via preferenziale per giungere a Dio, cristallizzando e giustificando le ingiustizie sociali e divenendo oppio per il popolo. La religione cristiana si affermò come un “instrumentum regni” e come un’idea costantiniana per il controllo della società, fu una pia frode giustificata dalla ragion di stato.

Secondo Zaratustra, Mitra era la luce e il patrono dei contratti, aiutava il dio Ahura Mazda nella lotta contro il male, Zaratustra fu un riformatore religioso che visse tra il X e il VII secolo a.c. e fondò una nuova religione; questa fede era contenuta nei testi religiosi rivelati dell’Avesta, redatti per iscritto in epoca più tarda, cinque canti ne costituivano il nucleo più antico, attribuito direttamente a Zaratustra.

Il cristianesimo copiò il processo evolutivo dello zoroastrismo, che fu favorito dall’imperatore persiano Vishtaspa, al quale s’ispirò Costantino; il manicheismo nacque ancora in Persia, per opera di Mani, nato nel 216, il quale s’ispirò a buddismo, zoroastrismo e cristianesimo gnostico. Nel XX secolo, per volontà dell’impero francese, in  Indocina nacque una nuova religione, il caodaismo, un misto di cristianesimo, buddismo, shintoismo e confucianesimo, che ebbe poca fortuna.

Oggi pare che ci si avvii verso una nuova riforma religiosa o convergenza religiosa, perché l’occidente cristiano è divenuto incredulo, esistono ebrei che sono vicini ideologicamente agli evangelici; tra i movimenti trasversali della chiesa cattolica vi è il rinnovamento dello spirito, pure vicino agli evangelici; la chiesa cerca anche di agganciare l’Islam, con cui è in ottimi rapporti d’affari, ma da cui è incalzata sul piano teologico, ideologico, politico e militare. Potremmo essere alla vigilia di un nuovo sincretismo religioso.

Lo storico Giuseppe Flavio (37-103 d.c.) (o Ario Pisone) fu governatore della Galilea e comandante romano nella prima guerra giudaica che portò alla distruzione di Gerusalemme, ha citato Gesù nelle sue opere, al suo ruolo ed alla sua passione.

Fino alla fine del III secolo Ireneo, Origene e Tertulliano, ignoravano i passi di Flavio, chiamati   “Testimonium Flavii” che accennavano a Gesù, furono citati nel IV secolo dal vescovo Eusebio di Cesarea, autore della “Storia ecclesiastica”. Fu Eusebio che aggiornò o falsificò l’opera di Flavio “Guerra giudaica” interpolando il passo su Gesù, mentre gli storici contemporanei di Cristo non avevano portato testimonianze a suo favore.

Nelle “Antichità Giudaiche”, Flavio accenna alla lapidazione di Giacomo, fratello di Gesù, anche questa è una falsificazione, non è esistito Gesù e nemmeno suo fratello Giacomo. Nessuno degli storici del tempo, eccetto Flavio, ha testimoniato l’esistenza storica di Gesù; Plinio il giovane, Svetonio, Tacito e Celso hanno parlato solo di cristiani gnostici, il cristianesimo nacque senza Cristo, poi s’inventò una storia terrena per Cristo; gli antichi costruivano fantasie su personaggi storici, come Alessandro, con Cristo, ci s’ispirò alle gesta terrene di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala.

Tacito (54-119) nei suoi Annali afferma che Nerone incolpò i cristiani dell’incendio di Roma e perciò si accanì contro di loro, i nemici di Nerone lo accusarono dell’incendio per ricavare spazio per la costruzione della sua domus aurea. Tacito fu falsificato da Eusebio, al tempo di Nerone non esistevano cristiani a Roma, inoltre egli attestò l’esistenza del cristianesimo ma non di Cristo.

Tacito afferma che il termine cristiano era usato in senso spregiativo, i cristiani erano visti come eversivi e accusati di nefandezze, però, per gli gnostici, Cristo era un essere spirituale che abitava in cielo e non un uomo reale; nel III secolo lo storico Dione Cassio accusò Nerone dell’incendio di Roma, allora la presenza di cristiani, soprattutto gnostici, era consolidata a Roma.

Svetonio (70-126) nelle “Vite dei cesari” afferma che l’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.) espulse cristiani sediziosi da Roma, istigati dallo schiavo Cresto, un nome comune presso i giudei; però sotto Claudio non esistevano cristiani a Roma, perciò anche Svetonio potrebbe essere stato falsificato da Eusebio.

Gli zeloti erano una setta fondata da Giuda di Gamala, figlio di Ezechia e padre di Giovanni, della famiglia degli asmonei, discendenti di Simone e Mattatia maccabeo, si dicevano falsamente discendenti di Davide. Al tempo di Cristo, i termini zelota, esseno, nazareno, messianico, insurrezionalista, fanatico religioso e galileo erano un po’ sinonimi. Giuseppe Flavio, nelle “Antichità Giudaiche” e nella “Guerra Giudaica”  afferma  che gli zeloti uccidevano, saccheggiavano, rubavano e incendiavano, anche Filone d’Alessandria attesta ciò.

Gamala era una roccaforte del Golan, situata su una collina,  presso il lago Tiberiade o di Genezeret o Mar di Galilea, era una città fortificata abitata da pescatori, ove aveva sede il quartier generale e la base zelota, altra base, meno protetta, era a Qumram, presso gli esseni.  Gamala era vicina al lago, mentre Nazareth, forse inesistente ai tempi di Cristo, era distante 35 km dal lago e in pianura; Marco e Luca, quando parlano di Nazareth, sembrano descrivere proprio Gamala.

Flavio afferma che Giuda di Gamala perì  perché si era ribellato, come obiettore fiscale, al censimento romano, suo padre Ezechia era stato ucciso da Erode il Grande, nella repressione romana perirono anche i suoi figli, quattro di loro portavano i nomi dei quattro fratelli di Gesù, cioè Giacomo, Simone, Giuda e Giuseppe. La Chiesa ha affermato che i fratelli di Gesù erano suoi cugini perché in aramaico cugini e fratelli si scrivevano alla stessa maniera, però i vangeli canonici furono scritti in greco; la presa di posizione della Chiesa nacque per affermare l’immacolata concezione di Maria e l’unigenicità di Cristo.

Per gli sponsor imperiali del cristianesimo, Cristo divenne la controfigura di Giovanni, primogenito di Giuda (Luigi Cascioli “La favola di Cristo”), oppure fu la controfigura di  un altro dei figli di Giuda come Menahem o di Giuda stesso; l’avventura  antiromana si concluse con il suicidio di Eleazaro, nipote di Giuda, e dei suoi seguaci zeloti, a Masada (73 d.c.). Qualcuno, probabilmente Eusebio, s’ispirò alle gesta della famiglia di Giuda e alla vita degli esseni per dare un corpo e una vita a Cristo, prima essere celeste e spirituale per gli gnostici cristiani del II secolo.

Nella “Guerra Giudaica”, Flavio afferma che gli zeloti erano terroristi che pugnalavano gli avversari, secondo i vangeli, vi erano diversi zeloti tra i discepoli di Gesù, ad esempio, Giuda e Simone (Lc 6,15).

All’inizio del II secolo, ad Alessandria, Antiochia ed Asia Minore nacquero le prime comunità cristiane gnostiche che poi arrivarono a  Roma; ad Alessandria era una fiorente comunità giudaica, che fu perseguita dal prefetto Flacco, criticato perciò da Filone nell’opera “Contra Flacco”. Questa presenza è attestata anche dal vescovo Ignazio d’Antiochia (107-115), che fu gnostico lui stesso, allora la chiesa dello gnostico Marcione di Ponto era estesa e affermata.

Domiziano (51-96 d.c.) fece una persecuzione di cristiani gnostici, citata da Dione Cassio, la quale fece poche vittime, in realtà, è probabile però che Dione, che scrisse più avanti, confondesse i giudei messianici con i cristiani, i romani non erano sempre in grado di distinguere, nel I secolo non c’erano cristiani a Roma.

Nel 1947 a Qumram-Mar Morto, a 30 km da Gerusalemme, furono rinvenuti rotoli della comunità degli esseni, il domenicano De Vaux, con una commissione, si appropriò dei reperti, temendo che i documenti potessero minacciare la fede cattolica; poi però la Chiesa ha ammesso che Battista e Cristo avrebbero potuto appartenere a questa comunità, naturalmente se Cristo fosse esistito.

Al tempo di Cristo, la comunità monastica degli esseni era vicina agli zeloti, però Flavio critica zeloti e non esseni, probabilmente il manipolatore di Flavio, cioè Eusebio, voleva evitare commistioni tra spirituali e nazionalisti antiromani, eppure gli esseni ospitavano zeloti e avevano, tra le loro scritture, un loro rotolo della guerra.

Gli esseni avevano il sacramento del battesimo e dell’eucaristia, aspettavano l’avvento del regno e attendeva la liberazione dai romani, erano ostili al governo di Erode ed ai sacerdoti del tempio. L’eucaristia era un pasto comunitario, fatto con pane e vino; allora, cibarsi di carne e sangue di un dio, anche se in forma simbolica, era credenza non degli ebrei ma dei pagani, che entrarono nel cristianesimo e vi portarono le loro idee.

Gli esseni si consideravano figli della luce ed i loro nemici erano i figli delle tenebre, espressioni anche dello zoroastrismo, poi messe in bocca a Cristo da Giovanni, l’essenismo influenzò il nascente cristianesimo; il rotolo della guerra annunciava lo sterminio dei figli delle tenebre. Da Matteo, sappiamo che Battista si cibava di miele e cavallette, lo facevano anche gli esseni, apparentemente, Battista e Gesù soggiornarono nel deserto del Mar Morto dove abitarono gli esseni.

Paolo fu un personaggio inventato da Marcione, poi arricchito da Ireneo, si scontrò con ebioniti e nazareni che seguivano Matteo, citati anche da Epifanio, Ireneo, Eusebio e Teodoreto; questi ebioniti o poveri erano la comunità essena che ispirò il movimento dei cristiani e poi lo ostacolò nella diaspora, perché attaccati alla legge di Mosè; ebioniti e nazareni, che non erano cristiani, a loro volta, furono attaccati da Paolo.

Il cristianesimo, di qualsiasi forma, non comparve in Palestina prima del IV secolo, mentre il cristianesimo gnostico nacque all’inizio del II secolo ad Alessandria, ove erano tanti giudei, sotto l’influenza dell’ebreo Filone, il quale però non fu cristiano. Filone e Giuseppe Flavio nella “Guerra Giudaica” hanno testimoniato che gli esseni vivevano con frugalità ed in comunità di beni.

Girolamo (347-420) affermò di aver tradotto un vangelo degli  ebrei, del quale non abbiamo traccia, probabilmente parlava di un vangelo gnostico egiziano; il vangelo di Matteo fu erroneamente attribuito agli ebrei, in un’epoca in cui i pagani convertiti ritennero Gesù un Dio, mentre adozionisti e subordinazionisti ariani lo ritenevano un uomo adottato da Dio; la polemica con i giudei era, in realtà, soprattutto polemica con gli ariani, che nel III secolo ottennero la tolleranza a Roma e nel IV secolo furono colpiti dai cattolici alleati con l’impero. I padri della Chiesa, attribuendo Matteo agli ebrei, ribadivano, falsamente, che il cristianesimo era nato in Palestina, cioè, visto il bagaglio culturale preso agli ebrei, non li si poteva ritenere estranei al cristianesimo, anche perché Cristo era nato in Palestina.

Nel 1945 in Egitto furono scoperti i vangeli gnostici di Nag Hammadi, in tutto 13 libri,  scritti in lingua copta e risalenti al II secolo, gli gnostici erano dualisti esoterici che credevano al cattivo demiurgo  creatore dell’universo, all’anima caduta prigioniera nel corpo ed al conflitto tra luce e tenebre; tra i vangeli ritrovati vi sono quello di Tommaso, quello di Filippo, il vangelo di verità e quello di Maria. Alcuni vangeli gnostici erano più antichi quelli canonici, anche perché lo gnosticismo era anteriore al cattolicesimo, sia i vangeli gnostici che quelli canonici furono preceduti dalla tradizione orale e da edizioni più ristrette.

Alcun identificano il vangelo di Tommaso con la fonte Q dei primi vangeli canonici, che conteneva detti del messia, il vangelo di Tommaso afferma che Maddalena era la consorte di Gesù, idea poi raccolta da Templari e albigesi; però stiamo parlando del secondo periodo gnostico, nel primo periodo Cristo era un essere spirituale che abitava in cielo.

Nei vangeli esistono messaggi contraddittori e diverse immagini di Cristo, la figura di Gesù nacque con sapiente assemblaggio; i figli del tuono, citati dai vangeli, erano terroristi zeloti, gli evangelisti testimoniano che i discepoli erano armati di spade, Luca afferma che Cristo era venuto a portare la guerra e non la pace (Lc 12-49).

I vangeli canonici sono nati dal 150 al 200 d.c., Marco è il più antico (dopo vennero Luca e Matteo) il più recente fu Giovanni, se il cristianesimo fosse nato in Palestina, il vangelo più antico avrebbe dovuto essere quello di Matteo, falsamente attribuito agli ebrei; in realtà, il cristianesimo  gnostico nacque in Egitto, quello cattolico (teologia di Paolo, Giovanni ed Ireneo) fu adottato da Roma e fu preceduto dalla rivoluzione ariana, che voleva Cristo uomo adottato e subordinato a Dio (Marco).

Atanasio, al concilio di Ippona del 393 e di Cartagine 397 impose i quattro vangeli, già lanciati da Ireneo nel II secolo e da Eusebio nel 315, secondo Clemente Alessandrino il vangelo di Marco fu scritto a Roma; questo vangelo, non era solo adozionista e subordinazionista come gli ariani, ma era anche filoromano e antisemita, come Paolo; da quel momento, i giudei non avevano più niente da spartire con il cristianesimo, anche se ne avevano ispirato i primi passi gnostici con Filone e con gli esseni. Clemente Alessandrino testimoniò l’esistenza di un vangelo segreto di Marco, infatti, questo vangelo fu anche preceduto da un protovangelo di Marco più ristretto e gnostico.

A proposito del quarto vangelo, non si sa chi sia il discepolo prediletto di Gesù, se Giovanni, Tommaso o Lazzaro, questo vangelo fu ultimato da Cerinto, che era un maestro gnostico, com’erano gnostici Marcione, Valentino, Montano, Tertulliano, Ario, Mani, docetisti e carpocraziani; il quarto vangelo fu opera della comunità gnostica dell’Asia Minore, che partendo dal Cristo celeste, fatto uomo dagli ariani (prima rivoluzione cristiana), lo aveva fatto divino e soter, cioè salvatore, per una concessione fatta al paganesimo ed ai culti misterici (seconda rivoluzione cristiana cattolica).

Il pagano Celso accusò i cristiani di aver rimaneggiato le scritture, affermò che Cristo era capo di una banda di briganti e che i suoi miracoli erano trucchi, accusò i cristiani di aver fabbricato dei miti e di aver preso idee dai pagani, affermò che il monoteismo era condiviso anche da pagani. Perciò Origene lo attaccò nell’opera: “Contra Celsum”.

Delle tredici lettere di Paolo, quelle più antiche sono sette o quattro e attribuibili a chi scrisse per Paolo, personaggio mai esistito, probabilmente attribuibili a Marcione, che deteneva anche un vangelo gnostico ed ispirò il vangelo di Luca; queste prime lettere hanno un contenuto docetico e gnostico. Paolo era contro i giudei e la loro legge e li accusò di deicidio, era protetto da romani e, sotto mentite spoglie, diede vita ad un nuovo movimento religioso; negli Atti (24,23-24) si afferma che fu scortato fino a Cesarea da centinaia di soldati romani.

Il messia di Paolo e di Giovanni era vicino al logos di Filone d’Alessandria (10 a.c.-50 d.c.), con l’immagine definitiva di Cristo, lanciata dall’impero, nacque il cattolicesimo che fondeva logos, uomo terreno e soter. Sul piano politico, Paolo sosteneva l’autorità, la schiavitù e l’imposizione fiscale, non era per gli emarginati ma per l’impero, quindi rappresentava un cristianesimo non della prima ora; infatti, i primi cristiani gnostici erano schiavi, poveri, ribelli ed emarginati.

Il cristianesimo nacque progressivamente, più per manipolazione, che per tradizione,  contribuirono alla costruzione teologica, dal II al IV secolo: Marcione, Papia, Giustino, Origene, Montano, Tertulliano, Valentino, Cerinto, Ireneo, Ario, Eusebio, Atanasio; intervennero per la politica: la famiglia Pisone, Plinio il giovane, Seneca ed Ireneo. Eusebio fu diretto da Costantino; Flavio, Tacito e Svetonio furono falsificati, forse da Eusebio; senza tante falsificazioni, il cristianesimo non sarebbe mai nato.

Il primo canone cristiano (gnostico) fu di Marcione, il secondo canone ariano-cattolico o proto-cattolico fu di Ireneo, il terzo canone cattolico fu di Eusebio e Atanasio; l’arianesimo come concezione era anteriore ad Ario, vissuto nel III secolo, perché credeva che Cristo si era fatto uomo, era stato adottato da Dio ed era a lui subordinato, l’arianesimo fu seppellito dal cattolicesimo che aveva adottato idee delle religioni misteriche e vedeva in Cristo un Dio.

Il vecchio testamento, per ebrei e protestanti è costituito di 39 libri, diviso tra legge, libri profetici e scritti; ricatalogato dalla chiesa cattolica in pentateuco, libri storici, libri sapienziali e libri profetici, in tutto 46 libri (include due libri dei maccabei, sapienza e seracide che non esistono nella bibbia ebraica); invece, il nuovo testamento è costituito da 27 libri.

La fissazione del canone dei 27 del Nuovo Testamento  fu fatta nel 367 da Atanasio, che lavorava in accordo con Costantino ed Eusebio; nel 405 nacque la Vulgata di Gerolamo in latino, era una traduzione libera dei testi ebraici e non della versione greca dei settanta.

Nel 1428 fu condannato a morte il prete inglese John Wycliffe per aver voluto tradurre la bibbia in inglese, nel 1536 fu impiccato l’inglese William Tyndale che aveva ripetuto l’impresa, tra il 1521 e il 1534 Lutero tradusse la bibbia in tedesco, nel 1611 re Giacomo d’Inghilterra ne fece fare una traduzione in inglese. La Chiesa era stata contro la traduzione della bibbia in volgare.

Le scritture ebraiche furono il collante della diaspora e permisero di salvare un’identità nazionale ebraica; i vangeli, seguendo un costume della bibbia ebraica, sono attribuiti falsamente agli apostoli per conferire loro autorità, quest’opinione oggi è condivisa anche dalla chiesa cattolica.

La letteratura neo-testamentaria più antica è data da alcune lettere di Paolo, il vangelo più antico è quello di Marco, quello più recente è quello di Giovanni; Luca scrisse anche gli Atti degli apostoli. Tutti questi libri, secondo me, nacquero nel II secolo e negli anni furono modificati ed ampliati, non abbiamo gli originali.

Secondo Unterbrink “Gesù e Gesù”, Gesù è la ricostruzione storica del patriota galileo Giuda di Gamala che si oppose all’occupazione romana ed alle loro tasse e fu crocefisso. Giuda era un fariseo figlio di Ezechia e padre di Giovanni, che secondo David Donnini “Nuove ipotesi su Gesù” e Luigi Cascioli “La Favola di Cristo” sarebbe invece la controfigura di Gesù; secondo me anche Menahem, figlio o nipote d Giuda, che fu fatto re di Gerusalemme e messo a morte del 66 d.c., potrebbe essere la controfigura di Cristo.

Se la bibbia, che è una raccolta di libri, è il libro più letto al mondo, la critica biblica ormai costituisce complessivamente la seconda letteratura nel mondo, ogni libro sull’argomento contribuisce a fare chiarezza su questa materia; le nebbie che avvolgono le sacre scritture si stanno  diradando.

Giuseppe Flavio, Plinio il giovane, Tacito e Svetonio, relativamente alle loro citazioni sul  cristianesimo e Cristo furono falsificati nel IV secolo, per affermare la realtà di Cristo e del movimento cristiano; infatti, storici ebrei come Giosefo non ci hanno parlato di Cristo. Giuseppe Flavio  ispirò le scritture cristiane  rendendo possibile la costruzione del romanzo storico su Gesù, è stato lui a parlarci ampiamente di Giuda il galileo.

Per i romanzi storici è importante conoscere epoche, costumi, partiti e luoghi citati, poi essi prendono ispirazione da personaggi esistiti, ampliandone e magnificandone le gesta e facendone dei protagonisti dei romanzi; fu il potere romano che sponsorizzò il cristianesimo, infatti, Marco e le prime epistole di Paolo nacquero a Roma, questo potere, nella costruzione della figura di Gesù, per la parte umana prese da Giuda, Giovanni e Menahem, per la parte divina prese Mitra, che aveva già metabolizzato le religioni misteriche.

Così il cristianesimo cattolico, per garantire la governabilità, nacque a tavolino, prendendo a personaggi e religioni precedenti, perché le vecchie religioni erano in crisi; materialmente l’operazione fu opera di Eusebio ed Atanasio e fu commissionata Costantino; infatti, nel IV secolo nacque il credo niceno ed il terzo canone cattolico, dopo quello gnostico di Marcione della prima metà del  II secolo e dopo quello quasi proto-cattolico d’Ireneo della fine  dello stesso secolo.

Il cristianesimo era nato prima gnostico, credeva Cristo un essere soprannaturale, celeste o spirituale ma non un Dio, poi ariano che lo riteneva un uomo o meglio un superuomo, ma non un  Dio, perché a lui subordinato e di diversa sostanza e poi cattolico; infatti, secondo la teologia di Giovanni,  Gesù era uomo e Dio, della stessa sostanza di Dio suo padre.

Il Testimonium Flavianum, che nelle opere di Flavio accenna a Cristo, è un’interpolazione alle opere di Flavio fatta nel IV secolo da Eusebio, entrò in circolazione  perché Origene, che era vissuto prima,  aveva affermato che Flavio non aveva riconosciuto Cristo come messia.

Giuseppe Flavio ci parla dell’esecuzione di Gesù ma non di quella di Giuda, delle cui opere però ci fa ampio resoconto; però Flavio ci parla dell’esecuzione di figli e nipoti di Giuda, cioè  Giacomo, Simone, Menahem ed Eleazar, alcuni di loro omonimi con i fratelli  di Gesù.

Flavio ricorda che Giuda diede vita ad una nuova dottrina da lui chiamata “Quarta filosofia”, che riscontriamo diversa dal cristianesimo dei gentili varato da Paolo; secondo Unterbrink a questa filosofia facevano capo il movimento  di Giuda di Gamala ed i giudeo-cristiani di Gerusalemme, diretti da Giacomo fratello di Gesù, secondo gli Atti degli Apostoli, o figlio di Giuda, secondo Flavio.

In realtà, Giuda di Gamala fondò il movimento zelota, nazionalista, rivoluzionario, comunista, contro il governo, contro i romani e contro le tasse; nel I secolo non esistevano giudeo cristiani in Palestina, ma solo esseni che vivevano comunisticamente nel loro convento di Qumram e ispirarono la vita dei primi cristiani; questi esseni erano in rapporto con gli zeloti ed, assieme a loro, costituivano la quarta filosofia di Flavio.

Solo nel IV secolo, tramite missionari imperiali, i primi cristiani arrivarono in Palestina, Elena, madre di Costantino, vi costruì la prima chiesa, cioè dopo che il cristianesimo cattolico era stato adottato da Roma.

Le falsificazioni delle scritture cristiani hanno cercato di far credere che in Palestina era già esistito un cristianesimi ebionita e nazareno con il loro vangelo di Matteo, perché il romanzo storico aveva sostenuto che Cristo era nato in Palestina dove aveva dei seguaci che continuarono la sua opera, dove la legge era rispettata da zeloti ed esseni e dove le novità dei gentili di Paolo non sarebbero state accettate.

Se Cristo non è esistito nella sua dimensione soprannaturale ma è esistito con altro nome in quella umana, peraltro ingigantita e falsificata dal romanzo storico, nemmeno Paolo o Saul è personaggio storico; fu un’invenzione di Marcione, che a Roma presentò il suo primo vangelo gnostico e le prime quattro lettere di Paolo.

Tra i vangeli e Paolo c’è una certa convergenza di vedute, anche perché gli evangelisti tenevano presente anche le opere di Paolo, però Paolo non parla di dodici apostoli, ma della chiesa di Gerusalemme, retta da Pietro, Giacomo e Giovanni, attestandone falsamente l’esistenza.

Gli zeloti  si rivoltarono ai romani e distrussero gli archivi  che contenevano i nomi dei debitori usurati (Guerra Giudaica); i romani reagirono e nel 73, con la fine di Eleazar, nipote di Giuda, cessò la resistenza zelota a Masada. Gli zeloti erano determinati, attaccati alla legge, ma non fanatici religiosi, infatti, a Gerusalemme attaccarono i romani di sabato (Guerra 2,517), come aveva già fatto Mattatia Maccabeo con i greci  (Antichità 12,276-277).

Nel 168 a.c. Antioco IV Epifane seleucida saccheggiò il tesoro del tempio, proibì circoncisione e rispetto del sabato ed innalzò nel tempio una statua a Giove; si rivoltarono i pii asidei  e la famiglia sacerdotale di  Mattatia Maccabeo, a cui successe il figlio Giuda Maccabeo e poi l’altro figlio Gionata, che divenne re e sommo sacerdote, unificando, con l’indipendenza, i due poteri; il che fece nascere l’opposizione di farisei ed esseni.

Farisei ed esseni nacquero per scissione dagli asidei, i farisei erano scribi e dottori della legge ed erano in opposizione a sadducei, asmonei ed erodiani; gli esseni erano monaci comunisti, contrari ai sadducei (la casta dei sacerdoti) e vicini agli zeloti nazionalisti.

Matteo fece nascere Gesù  nel 6 a.c. e  Luca nel 6 d.c., la confusione nacque per inserire nei vangeli la narrazione su Giuda di Flavio; i vangeli nacquero in un’epoca in cui si voleva dissociare i cristiani dalla guerra giudaica e dai giudei, malvisti dai romani, come attesta Tacito.

Il battesimo di Gesù da parte di Battista è una finzione come il tradimento di Giuda, i comandamenti di Giovanni Battista, che era esseno e personaggio storico citato da Flavio,  erano quelli di Gesù, di Giuda e della quarta filosofia, cioè amare il prossimo e amare Dio, rispettando la legge di Mosè. La quarta filosofia era divisa in due fazioni, una seguiva Giacomo e l’altra voleva combattere i romani con le armi, erano le due anime degli esseni e degli zeloti.

Il sommo sacerdote Anna, nemico di Giuda e di Gesù, fece un processo irregolare a Giacomo, figlio di Giuda, fatto passare dagli Atti degli Apostoli per fratello di Gesù (Antichità Giudaiche 20,200) e lo fece lapidare nel 62; quest’episodio ispirò la sorte di Cristo agli evangelisti (Unterbrink).

Giuda fu la controfigura di Cristo, entrambi messia, capeggiò la rivolta contro il censimento di Quirino del 6-7 a.c., fatto a fini fiscali, ed anche Cristo fu accusato di renitenza fiscale; entrambi furono crocefissi; vangeli ed Atti hanno utilizzato le opere di Flavio, sostituendo a Giuda, Gesù, come succede nei romanzi storici, non si può inventare o creare mai niente da zero. Giudei e i galilei avevano più di un nome e un soprannome o nome di battaglia, come accadeva nelle società segrete, quindi Gesù potrebbe essere stato un nome di battaglia di Giuda di Gamala.

Flavio (37 a.c. – 105 d.c.) era nato a Gerusalemme da famiglia sacerdotale e nel 66 d.c. fu uno dei capi della resistenza giudaica, poi si consegnò ai romani e profetizzò a Vespasiano la nomina a imperatore; ottenne la cittadinanza romana e fu adottato dalla famiglia di Vespasiano della gens Flavia; a Roma scrisse la Guerra Giudaica dal 75 al 79 e le Antichità Giudaiche dal 93 al 94.

Sembra la figura di un traditore, però secondo Abelard Reuchlin “Il vero autore del nuovo testamento”, Giuseppe Flavio era uno pseudonimo di Ario Pisone, aristocratico romano della Famiglia dei Flavi, imparentata con imperatori, che, per conto del potere, gettò le basi del cristianesimo; infatti, Lucio, Ario e Gaio Pisone, con l’aiuto di Marcione e Plinio il giovane, crearono Paolo, le sue prime epistole ed il primo vangelo di Marco.

Non finirono però le falsificazioni, nel IV secolo l’opera storica di Flavio fu falsificata, con brevi riferimenti a Cristo contenuti nel Testimonium Flavianum (Antichità Giudaiche 18,63), laddove si afferma brevemente che Cristo era un uomo (cioè non un Dio) fu eletto Messia, fu condannato da Pilato alla croce e poi risorto il terzo giorno. Poiché i docetisti gnostici credevano che Cristo fosse solo uno spirito, l’evangelista Giovanni ribadì che il verbo si era fatto carne ed era Dio.

Gesù e Giuda furono unti messia, entrambi conoscevano bene le scritture, entrambi avevano purificato il tempio; per le scritture cristiane Gesù era il servo sofferente d’Isaia, queste scritture attinsero a piene mani anche alla bibbia ebraica, alla ricerca di riferimenti (falsi) su Gesù.

Vangeli e soprattutto Atti degli apostoli  si sono ispirati ai libri storici di Giuseppe Flavio, però Flavio  parla degli aderenti alla quarta filosofia di Giuda come dei briganti e dei fuorilegge egualitari, pertanto non si riferisce ai giudeo-cristiani, come afferma Unterbrink, ma agli zeloti.

Tacito fu falsificato e collocò la morte di Cristo sotto Tiberio, fece uso delle opere di Flavio come gli evangelisti, però Flavio non dedicò molta attenzione a Gesù ma a Giuda, fondatore di una nuova filosofia. Cristo metabilizzò i miti di Mitra, la cui nascita, avvenuta in una grotta, era celebrata il 25 dicembre, il mito di Gesù nacque per andare incontro alle idee dei gentili.

Gli Atti degli apostoli citano sia le rivolte di Teuda che quelle di Giuda (5,36-37), il movimento zelota della famiglia di Giuda durò fino al 73 d.c. con la presa di Masada. Giuda sosteneva che pagare le tasse equivaleva a riconoscersi schiavi, seguiva le orme dei Maccabei.

Per Unterbrink Giuda era il Maestro di Giustizia degli esseni, mentre il sommo sacerdote Joazar, il sacerdote empio, perché favorevole alle tasse dei romani, anche Gesù fu accusato d’essere obiettore fiscale e di essersi fatto re  cioè messia (Luca 20,21-25); sulla tassazione Paolo aveva la stessa posizione di Joazar e degli erodiani esattori dei romani.

Giuda di Gamala era sposato con Maria e Cristo con Maria di Magdala, Giuda Iscariota, il traditore, porta il nome della Giudea che non aveva accettato la buona novella di Paolo e di Giovanni, il personaggio serviva a far ricadere le colpe della morte Gesù su un’intera nazione. In realtà, responsabili della morte di Cristo o Giuda di Gamala furono i romani, con i quali gli autori di Paolo avevano voluto il compromesso storico.

Cristo affermò di non essere venuto ad abolire la legge  (Matteo 5,17-19), invece per Paolo, Cefa Giacomo e Giovanni predicavano un altro vangelo perché attaccati alla legge (Galati capitolo 1).

Il vangelo di Paolo, contenuto nelle sue lettere, conteneva questi principi: fede nella resurrezione di Cristo, fede nella grazia gratuita di Dio, superiorità del battesimo con lo Spirito Santo, obbedienza alle autorità, abolizione della legge.

Per Paolo la salvezza si aveva con la grazia, sosteneva che la resurrezione era un evento ultraterreno e spirituale (1 Corinzi 15,35-38), Paolo era sostenuto da una rivelazione personale, accettava ricchi e schiavi; mentre la quarta filosofia o seguaci della via, erano nazionalisti e contro i padroni.

Paolo predicava la circoncisione del cuore e  invitava a rinnovare il sacrificio di Cristo con pane e vino ( 1 Corinzi 11,23-26); affermava che con la resurrezione di Cristo c’era la remissione dei peccati, una tesi diversa da quella degli esseni che praticavano il battesimo per iniziare e purificare come fosse una resurrezione spirituale.

Gli Atti degli apostoli furono creati  per allontanare dalla Legge e avvicinare alla visione paolina della grazia;  Marco presenta la famiglia di Gesù in modo negativo (3,20-35, 6,4) come fosse d’intralcio alla sua predicazione, il che rispecchia la visione di Paolo verso Gerusalemme.  Saul era con il sommo sacerdote e contro zeloti, Robert Eisenman “Giacobbe il fratello di Gesù”, afferma che Giacomo e Stefano erano esseni.

A causa dell’evoluzione del cristianesimo, i vangeli sinottici sono antisemiti ed il vangelo di Giovanni è più antisemita degli altri tre. Non per niente, Paolo  affermò che i giudei predicavano un falso vangelo ( Galati 1,6),  questi si vendicarono accusandolo d’appropriazione indebita  (Corinzi 12,14), aveva usato per se i soldi della comunità.

Flavio ci parla di un Saul che si scagliava contro i deboli, che era stato accusato di truffa a carico di una romana e d’appropriazione indebita, afferma che i seguaci di Saul erano malviventi  (Antichità 20, 214). Per me si tratti d’omonimia con il Saul dei cristiani. Pare che i giudei-cristiani avevano in comune con Paolo solo la fede nella resurrezione di Cristo, in realtà, nei primi tre secoli non ci furono giudeo-cristiani in Palestina.

Visti i costumi degli esseni, riportati da Flavio e dei primi cristiani, riportati dagli Atti, notiamo che nel cristianesimo gli ordini monastici e, nel XX secolo, la teologia della liberazione hanno tentato il ritorno al comunismo; Giovanni Paolo II e Benedetto XVI però hanno condannato la teologia sudamericana della liberazione, la quale sosteneva che la redenzione  coincideva con il riscatto sociale  a favore dei poveri. La  Chiesa, che non è nullatenente, per reazione,  allontanò i teologi, soprattutto gesuiti, che  sostenevano questa dottrina.

Secondo la lettera ai romani (16,11), nel romanzo storico cristiano,  Saul apparteneva alla famiglia d’Erode, con la quale era imparentato, però potrebbe anche essere stato un affine in una famiglia allargata e non un consanguineo; comunque, anche Erode, come Paolo, aveva la cittadinanza romana, gli erodiani erano esattori dei romani.

Anche secondo Unterbrink, Hyam Maccoby “La Rivoluzione giudaica” e Robert Eisenman “Giacobbe il fratello di Gesù”, Paolo era un erodiano e non  un fariseo; infatti, gli erodiani erano esattori dei romani e Paolo, diversamente dagli zeloti, era collaborazionista ed a favore del pagamento delle tasse a romani. La tesi è credibile, però per me Paolo non è mai esistito, è solo un personaggio inventato di un romanzo storico.

Nella prima lettera ai corinzi (11,14) Paolo afferma che è indecoroso portare i capelli lunghi, come facevano i nazareni palestinesi, era un’altra sua polemica contro i costumi dei nazareni di Gerusalemme, portata avanti dai gentili convertiti alla religione di Paolo.

Nell’ultima cena, Gesù paragonò simbolicamente pane e vino al suo corpo e al suo sangue (Mt 26,26-28), Paolo, nella prima lettera ai corinzi (11,23-25) ripeté il rito che pian piano si trasformò in sacramento, come in altre religioni misteriche; Giustino affermò che la cerimonia fu rubata al culto di Mitra (Apologia 1), che sosteneva che resurrezione e vita eterna erano assicurate dal sangue sacrificale di un agnello.

L’alleanza tra Dio ed i giudei era provata dalla circoncisione, anche i seguaci di Giacomo erano legati alla legge, invece Paolo contrapponeva  alle opere della legge la grazia, con la fede nella resurrezione; però per Giacomo la fede, senza le opere, era morta (Giacomo 2,14-26).

Paolo, il collaborazionista dei romani, nella seconda lettera ai corinzi, difese il suo vangelo ed attaccò i falsi vangeli predicati da Cefa (Pietro o Simone) e Giacomo (11,13-15); affermava di aver ricevuto il suo vangelo in visione direttamente da Cristo, Maometto sostenne la stessa cosa con il corano. Paolo, per aprirsi ai gentili, decise che la legge era superata (Galati 5,1-6). La dottrina paolina della grazia legava il perdono solo alla fede in Gesù crocefisso, invece Battista, che fu esseno e non conobbe Cristo, perdonava solo con il battesimo.

Le recognitiones pseudoclementionae, un romanzo storico attribuito a papa Clemente (88-97), un papa mai esistito nella storia della Chiesa, perché fino al III secolo la successione apostolica romana fu inventata da Tertulliano e Ireneo, definisce Paolo menzognero ed apostata ed afferma che negli anni 40 assalì Giacomo a Gerusalemme (Unterbrink). La matassa cristiana è ingarbugliata, a causa della tradizione e delle lotte per il potere all’interno della Chiesa, fin dal suo nascere.

Rabbi Yochanan si accostò a Vespasiano; dopo la prima guerra giudaica, ricostituì il sinedrio e gettò  le fondamenta del giudaismo rabbinico che nacque ufficialmente, come giudaismo rabbinico unificato, dopo il 132 d.c., cioè dopo la seconda guerra giudaica, per opera di Johanan Ben Zakkai, protetto dai romani.

Questo, con la fine del sinedrio,  si accostò ai romani, allontanò i messia e non ammise nel canone i libri battaglieri e nazionalisti dei Maccabei, invisi ai romani  (Unterbrink). I romani non volevano l’estinzione del giudaismo e proteggevano le religioni che potevano essere utili allo Stato, in Palestina trovarono collaborazionisti, non solo tra sadducei ed erodiani, ma anche tra alcuni farisei; queste cose accadono in politica.

I farisei appartenevano alla classe media, avevano rotto con gli asmonei, che avevano unificato la carica religiosa con quella politica; Gionata Maccabeo governò dal 160 al 143 a.c. ed a lui si opposero gli esseni per lo stesso motivo.

Secondo Flavio, la quarta filosofia non voleva chiamare nessun “padrone” (Antichità 18,23-24), i suoi membri resistevano alle torture (Guerra 2,152-153, 7,418), non mangiavano cibi proibiti, diversamente dai seguaci di Paolo (1 Corinzi 8). Sull’eroismo e la resistenza alle torture Flavio esagera, sappiamo dai padri della Chiesa che tanti cristiani, per paura della morte e delle torture, abiurarono.

La quarta filosofia aveva in comune con i farisei la fede nell’immortalità dell’anima e nell’inferno (Antichità 18,24-14), farisei, zeloti ed esseni erano collegati, Giuda, Gesù, Mattia, Saddoc erano rabbi. Secondo Unterbrink, i seguaci di Giacomo appartenevano alla quarta filosofia.

Per i giudei, l’amore per Dio implicava il rispetto della legge, del sabato e della circoncisione, Giuda il galileo preparava l’avvento del Signore, l’amore per il. prossimo implicava il comunismo.  Giuda  passò gran parte della vita come latitante, ignoriamo anche trenta anni della vita di Cristo; le tasse dei romani erano pesanti e perciò Giuda era contrario alla tassazione, a tale proposito anche Tiberio affermò, ma tanti governanti non sono d’accordo, che i pastori devono tosare le pecore e non scorticarle (Svetonio “Vite dei cesari” Tiberio 32).

La quarta filosofia aveva rapporti con esseni, zeloti e farisei,  i monaci esseni non erano sempre pacifici, nella Guerra Giudaica  (2,567) Giovanni l’esseno era leader di guerra; secondo le scritture cristiane, non tutti i farisei erano contro Gesù, alcuni lo avvertirono che Erode Antipa voleva ucciderlo (Luca 13,31). Invece i sadducei erano con erodiani e romani, la dottrina degli esseni era simile a quella dei farisei.

Giuseppe Flavio afferma che i rivoltosi  ridistribuivano le ricchezze prese nei saccheggi e nelle razzie; la differenza tra i seguaci di Giuda e gli esseni era che i primi costituivano il partito d’azione, inoltre, i seguaci di Giuda si sposavano e gli esseni no; anche Paolo sosteneva il celibato.

Per Unterbrink i membri della quarta filosofia erano i giudeo-cristiani, per me solo zeloti collegati agli esseni, alcuni di loro avevano anche il titolo di fariseo, divenuto una specie di patente religiosa.

Quando Giuda arrivò a Gerusalemme, purificò la seconda volta il tempio e raccolse i suoi sul monte degli olivi, dove fu catturato, il fatto ispirò la cattura di Cristo; comunque, pare che, secondo Flavio, l’esecuzione di Giovanni Battista avvenne dopo quella di Cristo. Battista è esistito,  non riconobbe l’autorità di Cristo e non lo conobbe nemmeno, da lui discendono i mandei dell’Irak, che non credono in Cristo.

Alla quarta filosofia aderivano quelli che desideravano libertà ed eguaglianza, erano nazionalisti, rivoluzionari e comunisti, la quarta filosofia era caratterizzata da un forte legame tra i membri, com’era nelle sette; quelli di Gesù e di Giuda erano dei numerosi clan familiari.

Nel Documento di Damasco degli esseni (1,9-11) si para di quattro personaggi: la radice, il maestro di giustizia, il sacerdote empio ed il menzognero; per Robert Eisenman Gesù è la radice, Giacomo il maestro di giustizia, Anna il sacerdote empio, Paolo il menzognero; gli ortodossi associano il sacerdote empio a Gionata  Maccabeo (152 a.c.).

La radice della pianta potrebbe essere anche stata Mattatia Maccabeo; sia Mattatia che Mattia purificarono il tempio, i due movimenti volevano liberare la Giudea; come Antioco IV, anche Erode il grande aveva introdotto nel paese pratiche straniere, come i giochi atletici.

Giuda di Gamala divenne il maestro di giustizia, quello originario era Giuda Maccabeo, entrambi i movimenti erano fedeli alla legge e ribelli ai romani e verso il governo; anche Gesù, nel mito, divenne maestro di giustizia, il titolo equivaleva anche a quello di Messia,  a lui successe Giacomo, morto nel 62.

Il maestro di giustizia insegnava a seguire la retta via e la legge; per gli esseni, anche Gionata, fratello di Giuda Maccabeo, potrebbe essere stato il sacerdote empio, perché unificò il potere civile con quello religioso. Sacerdoti empi furono anche Alcimo sotto i maccabei, Joazar al tempo di Giuda di Gamala, Anna, nemico di Giuda e di Gesù; tutti a favore del pagamento delle tasse ai romani.

Allora le caverne di Qumran erano presidiate da esseni e zeloti. Qumran fu abitata dal 103 a.c. al 68 d.c.; dal 4 a.c., con la morte di Erode il grande, esplose il movimento di Giuda di Gamala, il prototipo del suo movimento fu quello di Mattatia e Giuda Maccabeo, rivoltatisi contro Antioco IV epifane seleucida nel 169 a.c.

La regola della comunità degli esseni era del 100 a.c. ed esaltava la luce contro le tenebre, prevedeva la messa in comune dei beni, come facevano anche i seguaci di Giuda e i cristiani negli Atti degli apostoli; il comunismo era facilmente accettato da poveri ma non dai ricchi. Negli Atti degli apostoli i seguaci di Gesù sono detti la via (24,14), espressione usata anche dagli esseni;  Qumram rimase aperta dal (84 a.c. al 68 d.c..

Il governo dei Maccabei durò fino al 37 a.c., anno in cui Erode il grande prese il potere, gli asidei o puri sostenevano Mattatia; la ribellione dei ceti poveri aveva il carattere di rivoluzione, come sarebbe avvenuto al tempo di Giuda di Gamala. Il comandamento: “Ama il prossimo tuo” per gli esseni e Cristo era un invito alla condivisione delle ricchezze ed a donare a poveri (Mt 19,21-24). I titoli di Cristo erano titoli di Giuda di Gamala, cioè quello di logos, figlio di Dio per elezione, messia e salvatore.

La quarta filosofia aveva mescolato idee dei farisei con quelle degli esseni, che del resto avevano un’origine comune; gli esseni avevano colonie in ogni città, la regola della comunità essena prevedeva un praticantato di tre anni; infatti, anche Paolo s’incontrò con gli apostoli tre anni dopo la sua conversione ( Galati 1,18).Gli esseni, anche se non si sposavano, istruivano i figli degli altri, cioè avevano delle  scuole, comunque, non furono cristiani me ne ispirarono l’organizzazione.


 

CAPITOLO  1

MITI E RELIGIONE IN GENERALE

 

Elohim o dei era il plurale di El ed Eloah, la principale divinità dei cananei e poi del regno d’Israele al nord, rappresentato da un toro o un vitello; per alcuni cristiani, come Lutero, Elohim al plurale rappresenterebbe la trinità, della quale Paolo non ha parlato. I monoteisti di Giudea chiamavano Dio Yahvé o Geova, poi questo fu chiamato Adonai o Signore, perché Geova non poteva essere nominato invano.

Da Eloah, Dio in aramaico, deriva l’Allah dell’Islam, Yahvé significa essere, Adonai derivava dal dio egizio Aton e dal fenicio Adon, da cui derivò il greco Adonis o Adone, la divinità delle vegetazione che ogni anno nasceva, moriva e risorgeva; Adone, amato da Afrodite, come Osiride e Cristo, morì di morte violenta.

La creazione dal nulla è citata dal secondo libro dei Maccabei, apocrifo per ebrei e protestanti, l’idea fu adottata da Ireneo e Agostino d’Ippona, in realtà genesi non parla di creazione dal nulla.  Secondo Genesi, l’uomo fu creato con l’argilla ad immagine di Dio e vegetariano, dopo il diluvio divenne carnivoro, però Abele era allevatore.

Adamo significa terra, anche in latino, uomo deriva da humus, malgrado la costola prelevata ad Adamo per creare Eva, uomo e donna hanno lo stesso numero di costole; in Eden fu proibito ad Adamo ed Eva di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del mare, perché, secondo gli gnostici, rimanessero ignoranti.

Il serpente era un simbolo fallico, adorato dai primi ebrei assieme al toro, fu identificato con il diavolo tentatore, che essendo fonte di conoscenza, fu rivalutato dalla setta medievale degli ofiti. La prima procreazione umana potette avvenire solo con l’incesto; secondo genesi, gli angeli si unirono a donne e così nacquero gli eroi dell’antichità, esseri semidivini come Ercole, legislatori e creatori delle arti. Malgrado la sua preveggenza, Dio si pentì di aver creato l’uomo, di aver fatto re Saul e di altro.

Il pentateuco fu compilato materialmente da Esdra, al ritorno da Babilonia nel 538 a.c., sulla base di tradizioni precedenti ebraiche e mesopotamiche, e fatto risalire a Mosè; ha una fonte elohista ed una fonte jahvista e racconta mitologie diverse, soprattutto d’origine babilonese. Non solo i vangeli, ma anche il vecchio testamento contiene contraddizioni, non si sa se Noè introdusse nell’arca una o sette coppie d’ogni animale, se il diluvio durò quaranta o centocinquanta giorni, se l’arca si pose sul monte Ararat dopo sette o dieci mesi, se in perlustrazione, dopo il diluvio, fu mandato un corvo od una colomba.

Nel 1670 il filosofo ebreo Baruch Spinoza affermò che la bibbia era un libro umano e non ispirato o rivelato da Dio, fu attaccato da ebrei e protestanti; nel 1678 il prete cattolico Richard Simon sostenne che al pentateuco furono fatte aggiunte da molte mani e fu attaccato da cattolici e protestanti (“Perché non possiamo essere cristiani” di Piergiorgio Oddifreddi).

Nel 1876 Julius Wellhausen affermò che la fonte jahvista fu compilata nel regno di Giuda e quella elohista in quello d’Israele e furono unificate nel 722 a.c.. Tra il 716 e il 687 a.c. Ezechia fece una riforma religiosa separando sacerdoti da leviti, nel 538 Esdra sistemò il pentateuco che poi fu rimaneggiato da Giosia; questo libro assunse la sua forma definitiva solo nel II secolo a.c.

Nel 1893 Leone XIII definì i razionalisti, critici della bibbia, come i nuovi eretici, oggi però anche la CEI, la Conferenza episcopale italiana, riconosce che nel pentateuco sono confluite varie tradizioni. I primi undici capitoli di Genesi parlano del mito della creazione, nel 1950 Pio XII dichiarò che questi capitoli costituivano un testo storico ispirato da Dio e perciò non poteva contenere errori.

La bibbia, da Mosè (XIII secolo a.c) al ritorno dall’esilio babilonese (VI secolo a.c.), è un collage contraddittorio e confuso, ciò malgrado, il concilio Vaticano II ha affermato che è sacra ed ispirata ed ha Dio come autore, il quale dovrebbe essere infallibile e veritiero.

Nella cultura ebraica, greca e romana, Noè, Dionisio e Bacco si contendono l’invenzione del vino; il mito dà una risposta sull’origine dei costumi e delle tecnologie, anche Vulcano insegnò all’uomo l’arte dei metalli, molti popoli antichi credettero che l’uomo fosse stato plasmato d’argilla, i miti sono stati costruiti anche su statisti e legislatori.

La bibbia sostiene che, dopo 900 anni dalla creazione, l’uomo suonava l’arpa e lavorava il bronzo e che prima del diluvio fosse erbivoro, malgrado Abele fosse stato pastore; la lotta tra Caino e Abele simboleggia la lotta tra popoli agricoltori e popoli pastori per l’uso della terra, Abele rappresentava Israele, che era pastore, Caino invece rappresentava la civiltà agricola di Canaan, che resisteva alla penetrazione dei nomadi e pastori ebrei.

Israele è citato in una stele del faraone Merneptah del 1200 a.c., altre iscrizioni egiziane parlano di ebrei e di Palestina; però non esistono testimonianze storiche su Gesù, ne parlò per primo Paolo in alcune lettere, affermano che era della casa di Davide, morì, risorse e sarebbe ritornato.

Gli ebrei erano un popolo caucasico di ceppo semita, proveniente dal sud del Mar Caspio; dal ceppo caucasico derivarono camiti, semiti e ariani, con differenze soprattutto linguistiche e culturali, più che somatiche, perché la pelle più scura dei camiti era un adattamento al clima caldo.

Per quanto riguarda il mito della nascita di Mosè, re Sargon (2380 a.c.), della dinastia di Accad, ebbe un’origine simile alla sua, la bibbia s’ispirò a lui, la bibbia cristiana ripeté quest’opera di falsificazione e copiatura con Cristo.

Secondo una leggenda, la tribù israelita di Beniamino fu attaccata dalle altre tribù ebraiche e decimata, i superstiti si trasferirono nel Danubio, dando origine ai merovingi franchi, che poi immigrarono in Francia (“I segreti del codice da Vinci” di Dan Burstein). I merovingi facevano risalire la loro stirpe a Meroveo, discendente di Maddalena, moglie di Cristo (tesi condivisa da templari ed albigesi); nel V secolo, il suo discendente Clodoveo si convertì al cattolicesimo, l’ultimo discendente regnante della dinastia fu Dagoberto II, poi la corona passò ai carolingi. I re merovingi erano anche detti re pescatori.

Anche nel mondo ellenistico esistevano profeti, vati e veggenti, le profezie bibliche però furono aggiunte a fatti verificati, ad opera di scribi, legati alla casta sacerdotale; anche Virgilio, con finzione poetica, fece predire a Giove il destino dei troiani e la grandezza di Roma.

I veggenti erano spesso malati nervosi che avevano allucinazioni o si procuravano allucinazioni con allucinogeni, Budda otteneva questo risultato con dei funghi, alcuni segni del profetismo ebraico sono la schizofrenia delirante e la paranoia.

Gli ebrei erano un popolo cosmopolita ed una nazione dispersa che continuava a guardare a Gerusalemme, allora divenuta, sotto Erode il Grande, Erode Antipa ed Erode Agrippa, una città ellenistica, almeno dal punto di vista architettonico.

Sotto Tiberio, a Roma esistevano 50.000 ebrei con tredici sinagoghe, dopo la tragedia del 70 d.c., 100.000 ebrei palestinesi furono fatti schiavi e molti di loro arrivarono a Roma; Cicerone, nella:”Orazione pro Flacco” affermava che i giudei tra loro erano solidali, come fossero un partito, ed avevano assemblee, come quelle dei primi cristiani.

Seneca, Ovidio e Tacito condannavano il riposo del sabato e perciò giudicavano gli ebrei pigri; Tacitò nelle sue: “Storie V 2-13” affermò che per loro era sacro ciò che era profano per gli altri e viceversa; ciò malgrado, gli ebrei furono protetti da Cesare ed Augusto, ma avversati da Tiberio e Claudio.

L’ebreo Filone d’Alessandria attaccò i liberi pensatori ebrei ellenizzati, che minavano l’ortodossia ebraica, però anche lui seguiva Platone; certe aperture favorirono le conversioni di pagani all’ebraismo e la diffusione dell’ebraismo in Egitto, dove gli ebrei erano stati sempre di casa dal tempo di Giuseppe e Mosè.

Grazie alla diaspora, i contatti furono favoriti anche in Sira ed Asia Minore; Seneca, Orazio e Matteo hanno testimoniato su questi proseliti, chiamati immondizia da Tacito; ad ogni modo, circoncisione, sabato e regole alimentari ebraiche tenevano distanti altri pagani simpatizzanti, perciò Paolo, cioè in realtà Marcione, decise di derogare dalla legge per fare una apertura ai gentili.

Sulla circoncisione per i gentili ci fu lo scontro tra rabbini integralisti e Paolo, o meglio i primi cristiani, le scritture hanno invece simulato uno scontro su questo tema con la chiesa di Gerusalemme, che allora non esisteva; allora, nella vita intellettuale prevaleva l’ellenismo, con le sue scuole, in quella religiosa prevaleva una visione orientale, i culti misterici orientali e l’astrologia avevano conquistato ampio spazio anche a Roma.

Si riteneva che la sorte degli uomini era legata agli astri, che l’anima umana, con la morte, tornava nella sua sede naturale che era in cielo, le religioni misteriche promettevano una via di salvezza agli schiavi, le divinità salvatrici proteggevano dalle malattie; si erano formati circoli dedicati ad Iside, Osiride, Adone, Attis, e Cibele; ai misteri si era iniziati con un battesimo per immersione, che serviva a rigenerare e purificare gli affiliati, i quali erano invitati al silenzio in un’atmosfera di segretezza.

Il profeta Malachia riteneva che Elia dovesse preparare l’avvento del messia, perciò Giovanni Battista fu ritenuto la reincarnazione di Elia; Battista, per non nominare Dio invano, affermava che il regno dei cieli era vicino, ai convertiti faceva un bagno rituale o battesimo, come facevano anche i farisei e gli esseni, secondo una falsa tradizione, iniziò anche Gesù ed alcuni discepoli. Battista è stato citato da Flavio, probabilmente era un esseno o trasfuga del monastero esseno dimorante nel deserto.

Gli epiteti “figlio dell’uomo e figlio di Dio” significavano uomo, infatti, allora i giudei erano considerati figli di Dio, l’espressione usata per indicare il messia era servo di Dio (“Paolo l’ebreo che fondò il cristianesimo” di Riccardo Calimani), però anche Davide era detto figlio di Dio; la generazione di Gesù era in attesa del regno di Dio, allora si riteneva imminente un nuovo ordine, però Gesù invitò i suoi a predicare soprattutto alle pecore d’Israele (Mt 10,5-6), non pare che Paolo si sia uniformato a questo invito.

Il regno di Dio conteneva un’aspirazione nazionale ed una universale e avrebbe implicato la sconfitta di satana e di Roma, Gerusalemme sarebbe divenuta la capitale del mondo; il regno di Dio sarebbe stato un regno di giustizia e di libertà, in un mondo nuovo o rinnovato, mentre il vecchio ordine sarebbe stato soppresso,  preceduto da guerre ed altri rivolgimenti dolorosi.

In Israele erano consacrati o unti con olio, spargendone la testa, re e sacerdoti, Mosè unse il fratello Aronne quando lo investi della carica di sommo sacerdote; Mosè fu l’archetipo del messia salvatore d’Israele dalla schiavitù, poi l’unzione fu ripetuta con i re d’Israele, Davide raggiunse l’unità e l’indipendenza dello Stato; con questo olio e con la presenza dei sacerdoti, l’incoronazione assumeva più solennità, il popolo riteneva che l’unzione aumentasse le energie fisiche e intellettuali dei sovrani, questa pratica fu seguita anche in Egitto ed in Mesopotamia.

Samuele unse Davide, che divenne il nuovo messia, l’artefice dell’alleanza fra trono e altare, quando la monarchia di Davide e Salomone e lo stato unitario decaddero, si prese a sognare con nostalgia la restaurazione del regno ed Isaia annunciò l’avvento del nuovo messia Emmanuele, che avrebbe ricostituito l’unità dello stato; forse Emmanuele era re Ezechia di Giuda, su cui Isaia riponeva le sue speranze, per Isaia il regno di Dio era la futura età dell’oro da tutti aspirata.

Con la cattività babilonese, il messianismo divenne un ideale che sfociò nella liberazione del popolo d’Israele da parte del re persiano Ciro; con il ritorno, il profeta Aggeo vide nel governatore della Giudea, Zerobabele, discendente di Davide, il nuovo messia, questo scomparve misteriosamente  per mano persiana, perché Ciro non voleva concedere l’autonomia alla Giudea.

Anche Geremia aspettava il messia dal tronco di Davide, servo di Dio, pastore e guida del popolo, che Dio non aveva rinnegato. Ezechiele annunciò una guerra terribile contro i nemici d’Israele, rappresentati dal re Gog e il suo popolo Magog, che sarebbe stato distrutto, quel giorno Elia sarebbe risorto e la fine dei giorni sarebbe arrivata con la ricostruzione del tempio, però il nuovo regno sarebbe nato nel travaglio, come le doglie del parto.

Per Zaccaria il messia era un germoglio di Davide, salvatore, redentore e servo del signore, anche lui si riferiva a Zerobabele; al tempo di Zaccaria a Gerusalemme vi erano due partiti, uno faceva capo al sommo sacerdote Giosuè e l’altro al governatore Zerobabele, che per Zaccaria sarebbe stato messaggero di pace per tutti i popoli, avrebbe montato un asino, avrebbe redento la nazione e sconfitto i culti pagani. Dio avrebbe mandato Elia per spianargli la strada, questo avrebbe unto il messia e resuscitato i morti, il regno di Dio sarebbe stato preceduto da calamità e cataclismi, poi sarebbe stata la redenzione d’Israele.

Altri passi profetici successivi identificarono il servo di Dio e quindi il messia con l’intero popolo d’Israele, anche alcuni rabbini hanno inteso il messia in termini impersonali, identificandolo con Israele, che avrebbe restaurato il mondo e ricostruito il tempio; comunque, al tempo di Cristo, il regno era inteso in termini personali e terreni e in termini celesti, cioè era considerato di questo mondo o dell’altro mondo. Cristo, per difendersi dalle accuse di lesa maestà, affermò che il regno non era di questo mondo, al suo tempo tanti avevano rinunciato a sperare in una salvezza in terra e speravano in una salvezza celeste.

Dopo il ritorno dall’esilio, crebbe d’importanza lo studio della legge, la caduta di Babilonia per mano persiana segnò l’inizio della fine dei tempi escatologici, di cui alla letteratura profetica apocalittica; per i profeti, come per l’Islam, la storia era diretta da Dio. Anche Daniele parlò del tempo della fine, la lotta ai seleucidi e poi ai romani riaccese il messianismo; il libro di Daniele fu scritto sotto i Maccabei è un testo apocalittico come il quarto libro di Esdra, l’apocalisse di Baruc ed il libro di Enoch.

Daniele credeva alla resurrezione dei morti, descrisse la successione dei regni da Babilonia, ai Maccabei, fino all’avvento del messia, scrisse allegoricamente della caduta della Persia e dei greci, annunciò un’era prospera per la nazione; dopo 500 anni dalla caduta di Babilonia, alla vigilia dell’era volgare, Gerusalemme sarebbe stata restaurata e avrebbe unto un principe ed il nuovo regno avrebbe assunto una dimensioni mondiale.

Il libro di Enoch (II secolo a.c.) è di contenuto esoterico ed apocalittico, in esso il messia appare come un superuomo; allora il nazionalismo ebraico si diresse contro la cultura greca, negli oracoli sibillini giudaici (140 a.c..) si annunciava che Dio avrebbe posto fine alle guerre e avrebbe fatto nascere un regno perenne per tutti gli uomini.

I salmi di Salomone, del I secolo a.c., annunciavano un messia davidico dai poteri straordinari, un liberatore di Israele che avrebbe comandato su tutte le nazioni; la pace e la giustizia avrebbero regnato, in un misto di nazionalismo e universalismo. Alla vigilia dell’era volgare, il libro di Enoch annunciò un regno di Dio spirituale ed un messia sovrannaturale che avrebbe distrutto le potenze coalizzate contro di lui.

Con gli asmonei, si prese a credere anche a due messia, uno sacerdotale della tribù di Levi e uno regale della tribù di Giuda, esseni e farisei erano per la separazione dei poteri, mentre gli asmonei li avevano riuniti nelle loro mani. La separazione dei poteri era sostenuta anche dai profeti Aggeo e Zaccaria, dal libro dei giubilei e dal documento di Damasco degli esseni.

Con l’era volgare, Hillel predicava l’amore verso il prossimo e invitava a non fare agli altri ciò che non si voleva fosse fatto a noi; con la distruzione del tempio, tra i rabbini divenne prioritaria l’idea di salvare l’identità ebraica dispersa, mentre il messianismo assunse una colorazione sempre più ultraterrena.

Dal tempo dei Maccabei, la resurrezione e l’ascensione in cielo alla destra di Dio, era una ricompensa riservata ai martiri. L’ebraismo, ufficialmente fedele alla legge, subì adattamenti nel corso dei secoli, mentre nella vecchia bibbia la sofferenza era stata un castigo di Dio, negli Inni ritrovati a Qumran si afferma che, per fare del bene, prima bisogna soffrire, come fece il maestro di giustizia esseno, torturato e deriso dal sommo sacerdote.

Gli esseni credevano alla resurrezione di tutti gli israeliti nel giorno del giudizio, prima di loro i  farisei riservavano questa sorte solo ai migliori di loro, Paolo credeva alla resurrezione di tutti i credenti in Cristo, anche se gentili; però per gli esseni la resurrezione era terrena, mentre per Paolo pareva essere celeste, una forma di comunione con Dio. Secondo i vangeli, i discepoli non si aspettavano che Gesù risorgesse, perciò si squagliarono.

In passato si era creduto che lo Sheol era riservato a tutti, senza resurrezioni, la morte era la scomparsa totale; nel II secolo a.c. i libri Ecclesiaste e Sapienza avevano sostenuto che, se la morte era iniziata con il peccato, vincendo il peccato si vinceva la morte, perciò piano si puntò a credere, sulla scia dello zoroastrismo, all’immortalità dell’anima, alla resurrezione dei corpi ed al paradiso.

Nel II secolo a.c., il libro di Daniele, ispirandosi ad Isaia, ai salmi di Salomone ed ai greci, affermò che, con la resurrezione, alcuni erano destinati alla vita eterna ed altri all’inferno, per altri, la resurrezione era un premio riservato ai migliori; nel libro di Enoch si sostenne che gli uomini, prima del peccato, erano immortali, perciò gli uomini senza peccato sarebbero stati resi nuovamente immortali, anche in questo caso, l’immortalità sembrava riservata solo a migliori.

Alla vigilia dell’era volgare (I secolo a.c.), il libro Sapienza affermava che il corpo era di peso all’anima ed era la sua prigione, il libro delle Parabole prometteva la resurrezione a tutti, però solo i giusti sarebbero stati premiati, nei salmi di Salomone ai giusti andava la vita eterna, agli altri la perdizione; però i rabbini sostennero che tutti gli ebrei avrebbero goduto della resurrezione in epoca messianica e la resurrezione dei morti, prima riservata solo ai martiri d’Israele, fu estesa a tutti gli uomini, anticipando la visione cristiana.

La cabala ebraica, nata dopo la cattività babilonese, si sviluppò nella Spagna sefardita, sotto l’influenza di Pitagora e Platone, i cabalisti cristiani la utilizzarono per trovare delle spiegazioni ai dogmi cattolici; cabala ebraica è tradizione, è una delle tante tradizioni ebraiche estranee alle scritture, come il Talmud; nacque per reazione al formalismo della religione ebraica, per rilanciare spiritualità e misticismo e per la conoscenza dell’occulto, era cioè una dottrina segreta.

Durante la cattività babilonese, i giudei furono conquistati dai misteri babilonesi e si diedero all’occultismo, perciò presero ad interpretare la Torah in maniera occulta e simbolica, distorcendone il significato letterale per uno simbolico, da questa interpretazione nacque la cabala.

La cabala ebraica, significa bocca vicino l’orecchio, cioè comunicazione di segreti (David Icke); era ritenuta fonte di sapienza ed era utile per decifrare i misteri del mondo e di Dio, inspiegabili con la sola ragione. Sulla scia di Pitagora (588-500 a.c.), che dava ai numeri un significato trascendente, la cabala dà ai numeri un significato nascosto, per essa, i numeri emettono delle vibrazioni e sono legati ai poteri occulti.

La cabala è usata nel gioco del lotto napoletano, per indovinare i numeri che devono uscire, è usata da occultisti ed esoteristi, è un cifrario di dottrine occulte espresse dalla simbologia dei numeri, è un codice che, applicato alle scritture, ci permette di percepirne il significato segreto o esoterico od occulto.

Per la cabala, la conoscenza umana è il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, la cabala mira a ricondurre l’uomo all’albero della vita; l’insieme della facoltà umane costituirebbero l’albero della vita e della conoscenza dell’Eden. La cabala desiderava conoscere la verità e sviluppare la consapevolezza spirituale, in occidente, tra i cristiani, divenne punto d’incontro per magia, orfismo, gnosi ed esoterismo; era un sistema di classificazione ed una forma di simbolismo che credeva di poter formulare idee con maggiore precisione e uno strumento di riflessione. Però sappiamo anche che simbolismo e allegoria spesso forzano troppo l’interpretazione dei testi.

I pilastri, a destra ed a sinistra dell’albero della vita, rappresentano le due polarità della realtà, cioè il maschile ed il femminile, secondo una dottrina anche cinese; per gli ebrei anche Dio, che rappresentava l’unità della divinità, aveva una parte femminile. Lungo l’albero saliva la consapevolezza umana, l’albero era il sentiero attraverso il quale si giungeva all’unione con il creatore, cioè al Brahman indiano.

La cabala tentò di recuperare all’uomo i benefici dell’albero della vita o della conoscenza, infatti, a causa della trasgressione di Adamo, l’umanità aveva perso la vita eterna ed era divenuta mortale; non ebbe più accesso all’Eden ed all’albero della vita e solo con la fatica, con il tempo e con la rivelazione acquisì la conoscenza e la differenza tra bene e male; compito della cabala era recuperare le conoscenze divenute segrete per l’uomo.

Tra i simboli del potere vi sono l’altare, il trono e la cattedra, l’altare è un trono riservato ad un’entità astratta, la divinizzazione dei governanti ha trasformato il trono in altare. I simboli sono un’astrazione e un metodo abbreviato di comunicazione, servono per nascondere e comunicare segreti, per ricordare una realtà che non si vuole nominare o una formula complicata, si usano in matematica, nelle sette esoteriche e nelle società segrete.

I simboli sono usati in religione, scienze e matematica, servono ad abbreviare l’esposizione ed i teoremi, in religione sono un superlinguaggio figurato, che rappresenta altre cose e supera l’inadeguatezza del linguaggio ordinario, servono anche a comunicare dei valori. Sono simboli statali la bandiera e il trono, simboli religiosi la croce, l’altare, il pastorale o bastone di comando, che ricorda che il governante è il pastore e il popolo è il gregge da tosare e proteggere. Re d’Israele, papi e i re d’Arabia  si sono considerati pastori, Nietzsche aborriva l’umanità ridotta a gregge.

Per gli antichi, la mela era il simbolo della tentazione e della conoscenza del bene e del male, era presente nei giardini greci delle  Esperidi e nei boschetti dei celti; la moglie di Zeus, Era, ricevette in dono una mela per il fidanzamento, Elena con la mela fece scatenare una guerra tra greci e Troia.

I miti pagani furono fatti transitare nell’ebraismo e nel cristianesimo, la favola biblica della mela, la storia di Noè e la favola della torre di Babele sono d’origine sumera e babilonese; Israele si formò come confederazione di più tribù, arrivate in Palestina in tempi diversi, e fu unita solo per cento anni, sotto Davide e Salomone. Davide riunì dodici tribù e fece capitale Gerusalemme, che esisteva già come città e dove era già adorato Dio, suo figlio Salomone edificò il tempo di Gerusalemme e alla sua morte lo stato si divise in due, Israele al nord e Giuda al sud.

Noè, Abramo e Mosè sono personaggi mitici, la tradizione di Mosè è stata copiata a quella di Sargon, re degli accadi; se fosse esistito, Mosè potrebbe essere stato un dignitario d’origine egiziana, forse era un ex sacerdote egiziano del faraone Akhenaton, che introdusse il monoteismo in Egitto e lottò, come Mosè, contro gli idoli pagani; l’Adonai ebraico potrebbe derivare dal dio sole egiziano Aton, oppure dal dio Adone, oppure Aton, Adonai e Adone potrebbero avere un’origine comune.

Mosè, attingendo a credenze religiose precedenti e d’altri popoli, fondò una nuova religione e la base di potere della sua tribù dei leviti, nel IV secolo Costantino fece la stessa operazione politica a danno degli gnostici e a vantaggio dei cattolici, Carlo Magno ripeté l’operazione a danno degli ariani e ancora  vantaggio dei cattolici. In Persia, Zaratustra e Mani  perseguirono un analogo disegno, inventandosi una religione, la stessa cosa fecero gli inventori dell’islamismo. Queste rivoluzioni religiose monoteiste aiutavano la coesione nell’impero, favorivano l’espansione militare all’estero ed il sacrificio dei combattenti.

Tre mesi dopo l’uscita dall’Egitto, gli ebrei arrivarono al monte Oreb o Sinai, dove Mosè ricevette i dieci comandamenti, con il rinnovo del patto o alleanza stipulato con Abramo; per ricevere le tavole della legge, cioè i comandamenti, Mosè rimase sul monte 40 giorni. Intanto, stanco dell’attesa, ai piedi del monte Oreb, il popolo si era costruito, per adorarlo, un vitello d’oro, già adorato da Israele al nord.

Appena disceso dal monte Mosè, che aveva la faccia radiosa per aver visto Dio e perché ancora ignaro dei fatti, si oscurò in volto, distrusse le tavole della legge e l’idolo e uccise 3.000 uomini;  poi Geova gli fornì un’altra copia delle tavole della legge e Mosè investì ufficialmente i leviti suoi parenti del sacerdozio. La tribù di Levi divenne una tribù sacerdotale con il monopolio della religione, in pratica aveva il potere assoluto, perché deteneva anche il potere legislativo e quello giudiziario; Mosè stabilì che i leviti non dovevano essere deformi e dovevano sposare donne vergini.

La legge o Torah, di cui i dieci comandamenti o tavole della legge erano solo una parte, era contenuta nel pentateuco e si evolse con il tempo; in generale, conteneva la legge del taglione del codice di Hammurabi del 1800 a.c., la quale commisurava la pena alla gravità del delitto, com’è anche nei nostri codici penali; però la pena di morte era frequente, perché i nomadi ebrei non avevano carceri. L’arca santa degli ebrei conteneva le tavole della legge, il tabernacolo era una tenda smontabile e un tempio mobile.

La legge stabiliva che non si dovevano mangiare ruminanti come la lepre, che però non è un ruminante, che non si dovessero mangiare uccelli come i pipistrelli, che però non sono uccelli, e nemmeno insetti a quattro zampe, però gli insetti di zampe ne hanno sempre sei. Poiché il decalogo è solo una parte della legge, nel XII secolo Maimonide affermò che i comandamenti complessivi contenuti nella legge sono 613.

Il decalogo contiene norme del codice di Hammurabi e del libro dei morti egiziano, con il quale l’anima del defunto, davanti ad Osiride, negava di aver rubato, ucciso, aver fatto falsa testimonianza, aver desiderato la roba d’altri, aver fatto adulterio, ecc.

Il primo comandamento:“Non avrai altri dei oltre me”, non nega l’esistenza di altri dei, il secondo comandamento vieta di adorare idoli, è stato rimosso dai cristiani ed è seguito da musulmani ed ebrei, per i quali, l’adorazione delle immagini porta all’idolatria.

Gli gnostici carpocraziani, citati da Ireneo, prima dei cattolici, già adoravano immagini, tra cui erano Cristo, Pitagora, Platone ed Aristotele; tra il 730 e il 787 a Costantinopoli s’impose l’iconoclastia, però nel 787 il concilio di Nicea riammise il culto delle immagini, che avevano creato una redditizia industria nei conventi.

L’iconoclastia, in greco distruzione d'immagini, si sviluppò nell’impero bizantino, in seguito alla predicazione di Serantapico di Laodicea (723), gli iconoclasti si richiamavano al divieto biblico d’adorazione e costruzione d’immagini; gli imperatori di Costantinopoli sostennero questo movimento ed ebbero contro monaci e papi, nell’843 il culto delle immagini fu restaurato anche nella chiesa d’oriente. Ancora oggi, ebrei, islamici, calvinisti ed anglicani si oppongono alle immagini sacre e considerano cattolici ed ortodossi idolatri.

Il sesto comandamento: “Non uccidere” proibiva di uccidere altri ebrei perché Israele, come gli altri stati, aveva la pena di morte e praticava la guerra, anzi Dio invitava ad uccidere i nemici; a tale proposito, il Vaticano, che ha patrocinato, guerre, roghi e torture, ha abolito la pena di morte solo nel 1969. D’altra parte, la Chiesa difende la vita fin dal suo concepimento e si dice contro aborto ed eutanasia, anche se Tommaso d’Aquino affermò che l’anima razionale entrava nell’embrione solo quaranta giorni dopo il concepimento.

Il settimo comandamento: “Non commettere adulterio” è stato riformulato dalla Chiesa con: “Non commettere atti impuri”; malgrado Agostino ritenesse l’adulterio ragione valida per il divorzio, nel 1563 il concilio di Trento impose l’indissolubilità del matrimonio. Paolo era a favore del celibato generalizzato ed Agostino affermò che la sessualità era derivata dal peccato, il rapporto sessuale era giustificato solo dalla necessità della procreazione. Gerolamo ed Agostino si erano detti disgustati dall’atto sessuale.

Per motivi di purità rituale e secondo il dettame del levitico (XV 16,18; XXII 4), ai celebranti era interdetto l’atto sessuale la notte prima della celebrazione e, purtroppo, nel medioevo si prese a fare la messa tutti i giorni; ciò malgrado, preti a vescovi si sposavano, copulavano ed avevano figli. Per ragioni soprattutto d’economia, nel 1074 Gregorio VII impose il celibato ai sacerdoti, che si ribellarono; la posizione di questo papa fu però reiterata nei concili successivi, fino al concilio di Trento nel 1563.

L’ottavo comandamento: “Non rubare”, dovrebbe anche colpire le rapine di guerra e di Stato, ma non è così; proprietà vuol dire deprivare o sottrarre agli altri beni di tutti. Nono comandamento: “Non fare falsa testimonianza”, la Chiesa afferma che Cristo è la verità, però Dio è contraddittorio, la Chiesa è contraddittoria ed ha falsificato documenti e fatti storici, fornendo cioè falsa testimonianza.

Il decimo comandamento: “Non desiderare i beni e la donna degli altri”, tenta di impedire i desideri e le aspirazioni all’eguaglianza; Israele e la Chiesa hanno ammesso la schiavitù e la proprietà, Paolo invitava gli schiavi a trattare con rispetto i loro padroni ed a stare al loro posto, cioè invitava alla rassegnazione. La Chiesa ha diviso il decimo comandamento in nono comandamento: ”Non desiderare la donna d’altri” e decimo comandamento: “Non desiderare i beni degli altri”, così, abolito il secondo comandamento, che vietava l’idolatria, ne conservò il numero totale in dieci.

Mentre in Palestina gli ebrei erano contadini senza coltura, con l’eccezione degli abitanti di Gerusalemme; gli ebrei della diaspora, anche quando erano accusati di vivere separati, furono stimolati dal contatto con la cultura greca; secondo Strabone e Giuseppe Flavio, gli ebrei erano in tutte le città più importanti dell’impero, soprattutto ad Alessandria, ed erano più numerosi di quelli risiedenti in Palestina.

Per difendere le loro tradizioni dalle altre religioni, questi ebrei difficilmente si mescolavano con gli altri, a volte, per un privilegio concesso loro dai romani, avevano una loro giurisdizione autonoma, ad Alessandria avevano un quartiere speciale. Questi ebrei della diaspora però continuarono a fare annualmente offerte al tempio di Gerusalemme, il tempio si riempì di ricchezze e Flavio narra che Crasso espropriò questo tesoro, come fece anche Pilato e Tito; giacché, secondo una doppia morale consolidata, lo Stato può rubare mentre i privati No. Del resto, lo Stato, dopo aver dissaguato gli umili, è costretto a rivolgersi dove trova le ricchezze.

Il cristianesimo gnostico nascente fu favorito da questo clima, però ad Alessandria ci furono anche delle rivolte contro gli ebrei, influenti in questa città, verso i quali c’era anche della diffidenza economica; i pagani non accettavano che il monoteismo ebraico mancasse di rispetto verso i loro dei, inoltre, la fede in un unico Dio invisibile, attirò sugli ebrei l’accusa d’ateismo; quando i giudei rifiutavano il culto all’imperatore, erano considerati ribelli.

La mitologia di Genesi ha condannato Adamo al lavoro per aver disobbedito a Dio, quindi il mito individua nel lavoro una pena, soprattutto nel lavoro fisico e subordinato, poi la religione ha rivalutato il lavoro degli altri; Stato e religione hanno voluto i sudditi contribuenti, lavoratori e soldati, perché contribuendo e lavorando accrescono le ricchezze di “lor signori”, prolificando, rimpiazzano i morti in guerra.

Il mito rappresenta il pensiero fantastico ed è una caratteristica dei primitivi e dei bambini, infatti, la psicologia di primitivi e bambini è molto simile, i miti nacquero nella protostoria ed alimentarono il fascino dei capi delle nazioni; sono una speculazione sull’origine delle cose, gli antenati mitici erano visti come fondatori d’arti, tecnologie, leggi e istituzioni; questi eroi, condottieri e legislatori, furono anche divinizzati.

I primitivi guardavano il mondo con gli occhi di un bambino, con i miti si volevano spiegare i misteri della natura, si voleva anche vincere paure e ansie; i miti nacquero con l’ignoranza, lo stupore e la paura, poi fornirono la base della religione; l’insicurezza dell’uomo e il suo bisogno di protezione, spingono alla fede religiosa.

Anche le religioni hanno conservato pratiche magiche, nel cristianesimo lo sono la messa, l’esorcismo, i sacramenti; i maghi hanno una clientela, sono ottimisti perché credono di poter dominare la natura, la magia bianca è benefica, quella nera è malefica, la magia omeopatica postula che le cose che si somigliano sono le stesse, quella contagiosa che quelle che sono state a contatto hanno le stesse proprietà, quella simpatica che l’offesa all’immagine ferisce anche il rappresentato. Dalla magia benefica è derivata la benedizione cristiana.

I primitivi si servivano dell’arte a scopi magici e propiziatori e rappresentavano uomini e animali in forma stilizzata; anche Mosè era un mago, divinatore e astrologo, i magi di Persia erano maghi e astrologi ed erano una casta sacerdotale e una tribù come i leviti ebrei e i bramini indiani.

In Grecia, per l’orfismo, Platone ed Aristotele, l’anima era il vento ed il respiro che animava i corpi ed era immortale e buona, invece il corpo umano era cattivo e la teneva prigioniera; con la metempsicosi, concezione mutuata dal risveglio della natura ed alla funzione dei semi, l’anima si reincarnava in altri corpi.

Per gli antichi ebrei, l’anima era la vita, il sangue ed il respiro, con il respiro, Dio animò Adamo insufflandoglielo nelle sue narici, l’anima era anche l’animus dei latini, dal quale venne la parola animale o essere animato o essere in movimento; all’inizio però gli ebrei non credevano alla separazione dell’anima dal corpo ed all’immortalità dell’anima.

Su questo tema, le religioni e le filosofie sono state precedute dalle religioni naturali come l’animismo, che credeva l’universo animato, da questa concezione derivò il panteismo, condiviso nei secoli passati da tanti scienziati e filosofi, assieme al deismo; queste due dottrine religiose negavano provvidenza e rivelazione. L’animismo credeva che l’anima fosse connaturata al movimento, che le cose che si muovevano erano vive o animate, come il vento, il fiume o gli animali; con l’evoluzione culturale dell’uomo, quest’anima vitale fu riservata prima a tutti gli animali e poi solo all’uomo.

Tuttavia, della vecchia concezione qualche cosa rimase, così l’anima fu scissa in anima e spirito, per gli spiritisti, gli spiriti erano legati a luoghi specifici e l’anima all’uomo; per l’animismo primordiale però non era esistita questa dicotomia, la Chiesa poi identificò gli spiriti con i demoni

La metempsicosi, come idea religiosa, fu anteriore al concetto d’immortalità dell’anima e nacque in India, dove si credeva che il Brahman fosse una banca delle anime che era in cielo e che le anime immortali, dopo la morte, si reincarnavano anche in corpi animali.

Le idee sull’immortalità dell’anima e sulla resurrezione passarono dalla Persia di Zoroastro (le culture indo-iraniche erano collegate) e dai filosofi greci come Platone, ai rabbini ebrei della diaspora babilonese che, con una riforma religiosa, alla vigilia dell’era volgare, modificarono le vecchie idee degli ebrei sull’anima; così presero a credere all’immortalità dell’anima, al suo giudizio ed alla resurrezione dei corpi.

Lo gnosticismo cristiano egiziano, cioè il cristianesimo prima edizione, trasse da questo bagaglio ebraico e platonico la sua idea dell’immortalità dell’anima e dell’anima buona prigioniera del corpo, dal quale voleva essere liberata per tornare a Dio, come trasse l’idea della resurrezione dei corpi.

Con l’evoluzione culturale dell’uomo, è cambiata la sua visione dell’anima, le diverse concezioni filosofiche e religiose si sono influenzate e oggi possiamo affermare che non esistono religioni e filosofie tipologicamente originali, inoltre, le religioni monoteiste sono religioni sincretiche e stataliste.

Ai primitivi il nome era attribuito all’adolescenza, dopo una cerimonia d’iniziazione, cioè nel corso di un rito di passaggio, e dopo aver individuato alcune caratteristiche dell’individuo, questo nome, che corrispondeva al soprannome dei tempi moderni, era capace di condizionare le sorti e i comportamenti di chi lo riceveva. Dalla somma d’animismo, magia, mito e teologia, nacque la religione.

Mentre la magia ha una clientela, la religione nasce con l’organizzazione sociale, la stregoneria è già religione, perché si fonda sull’organizzazione sociale, anche se può essere povera di mitologia e di teologia; le religioni possono essere naturali o convenzionali, come quelle monoteiste.

Il totem, collocato in una radura o in un centro di raccolta, era il genio protettore, in genere un animale, era l’emblema della tribù, da esso derivarono dei locali e santi locali; con il tempo, il totem fu portato in battaglia, come le aquile romane, fu rappresentato in statue e in stendardi precedenti i combattenti, abbellì gli stemmi dei nobili.

Gli stemmi delle case nobiliari rappresentavano l’animale totemico di un clan primitivo, cioè di una famiglia allargata, infatti, del clan facevano parte consanguinei, coniugi, affini, compari, amici, ospiti e schiavi; l’astrologia e la divinazione nacquero nell’ambito della magia, i primitivi erano abituati a fissare le stelle, perché vivevano di più all’aperto e allora il cielo era anche più terso di oggi, con l’astrologia poi si pretese di leggere negli astri il destino delle nazioni e degli uomini. Il folclore è il residuo di vecchie credenze e religioni sciamaniche scomparse.

I miracoli sono riconducibili al mito e alla magia, oltre che alla credulità popolare, sono parto delle voci popolari, gli antichi credevano ai miracoli, oggi ci credono le anime semplici, i miracoli sono dovuti anche ai giochi di prestigio ed a guarigioni prodigiose; avvenivano quando gli esorcisti, che erano stregoni o maghi, liberavano il corpo dei malati dai demoni, ancora oggi la chiesa cattolica, costretta ad assecondare le credenze popolari, pratica gli esorcismi.

Contemporaneo di Gesù fu Apollonio di Tiana, che scacciava gli spiriti maligni, era ritenuto un Dio, faceva miracoli, placava tempeste, resuscitò una fanciulla, annunciò il suo arresto, fu condannato e risorse. Tacito affermò che l’imperatore Vespasiano guarì un paralitico e restituì la vista ad un cieco, Svetonio che si verificarono portenti con la nascita e la morte degli imperatori romani, anche i farisei operavano i miracoli ed il pagano Celso, ostile ai cristiani, credeva ai miracoli di Gesù.

Diogene, Cicerone e Strabone non credevano ai miracoli, però generalmente il popolo credeva ad interventi miracolosi che curavano malattie, anche psicogene, come isteria, epilessia e schizofrenia, presso gli ebrei e i pagani erano comuni gli esorcisti. Si credeva che Budda, Elia e Gesù avevano camminato sulle acque, a Babilonia si resuscitavano i morti, nel senso che si effettuavano  guarigioni insperate, cioè di persone con un piede nella tomba, anche in India si credeva alla moltiplicazione dei pani.

Dal 1796 al 1799 a Napoli il sangue di San Gennaro non si sciolse ed il mancato miracolo fu interpretato come segno di protesta contro l’occupazione francese, intervennero minacciosamente due generali francesi e così il miracolo si compì (“Breve storia delle religioni” di Ambrogio  Donini).

La fede religiosa è favorita dalla paura, l’uomo vuole protezione, vuole eccellere socialmente sugli altri uomini, anche quando predica l’eguaglianza, è frustrato nei suoi rapporti sociali e familiari, teme, si difende e si confronta con gli altri uomini; questi fatti producono turbe della personalità e favoriscono lo sviluppo della fede.

Macchiavelli, credendo di fare un servizio al principe, ma non inventò niente di nuovo,  separò la politica dalla morale; invece Freud separò il sesso dalla morale, una reazione giusta alle sessuofobia ebraico-cristiana e d’epoca vittoriana, però Freud ebbe torto a sostenere che tutte le turbe della personalità derivavano dalle turbe della sessualità.

Se il mito di Caino e Abele ricorda la lotta per la terra tra popoli agricoltori e allevatori, il diluvio ricorda una grossa alluvione locale, subita da tanti popoli diversi in epoche diverse, si credette ad un diluvio universale a Babilonia, in Persia, in Israele e in Grecia; le popolazioni, abitanti in capanne in riva al fiume o al mare, erano particolarmente esposte, come l’odierno Bangladesh. Il peccato originale ricorda la mitica e felice età dell’oro, prima della caduta o decadenza dell’uomo, quando questo era immortale e non lavorava; credevano all’età dell’oro persiani, ebrei, babilonesi, assiri e greci.

L’uomo teme la morte, di più la morte per fame, di più la morte violenta e di più teme di essere mangiato, questo timore superstizioso è d’origine animale; teme il lavoro fisico e subordinato, che appare come una costrizione, sul quale non ci si può autodeterminare, esattamente come avviene nella schiavitù; i lavoratori più liberi sono gli artigiani e i contadini, gli unici uomini liberi sono quelli che vivono del lavoro degli altri, come i baroni, barone in tedesco vuol dire uomo libero. Solo gli uomini liberi sono uomini d’onore, quelli che sono costretti a lavorare per vivere sono uomini senza onore, che hanno perso la faccia e la dignità. Chi è in disaccordo su ciò, generalmente rivaluta il lavoro degli altri, perché il lavoro subordinato e fisico è alienante.

Nella magia, nella stregoneria e nella religione sono importanti le formule magiche, ripetute dai celebranti e di significato oscuro per il pubblico, la messa in latino svolgeva questo ruolo e alimentava il mistero sulla cerimonia.

Gli sciamani sono stregoni che operano in stato di trance, come i medium, spesso sono malati nervosi e sono visti dagli altri uomini come esseri sovrumani, in contatto con il mondo degli spiriti, sono considerati mediatori tra gli spiriti e gli uomini; ci sono stati malati nervosi anche tra profeti, vati, veggenti e santi cristiani, Santa Teresa non fu esente da allucinazioni, le allucinazioni si potevano procurare anche con le droghe.

Amuleti e talismani servono a proteggere dal male, sono come dei portafortuna, lo stesso ruolo lo svolgono le medaglie dei santi, i crocefissi e i piccoli rotoli degli ebrei appesi al collo, recanti la loro fede.

Fin dal VI secolo a.c. in Grecia, alcuni ceti colti già credevano all’immortalità dell’anima ed alla retribuzione dopo la morte; per i primitivi, gli ebrei e Platone l’anima era sinonimo di vita, per gli animisti e Talete del movimento, Aristotele distinse l’anima vegetativa delle piante, da quella sensitiva degli animali, da quella razionale dell’uomo.

All’inizio l’anima era ritenuta mortale e senza retribuzione ultraterrena, poi in Egitto, in Persia e in Grecia, con le sette orfiche, si prese a credere all’immortalità dell’anima, al paradiso ed all’inferno; però Filone d’Alessandria non credeva all’immortalità dell’anima, Platone, come gli indiani, credeva che le anime dei cattivi si reincarnavano, mentre quelle dei buoni salivano in cielo; Origene, discepolo del neoplatonico Ammonio Sacca, credeva alla metempsicosi e negava la resurrezione.

Emile Durkheim nel libro “Le Forme elementari della vita religiosa” ha affermato che per gli antichi la metempsicosi spiegava la nascita dei vivi, perché questi ritenevano che le anime erano preesistenti in cielo in una specie di banca delle anime (il Brahaman degli indiani) e pensavano che niente si creava da nulla; ai nostri antenati non era sfuggito che, nella vita vegetale, i semi rinnovavano la vita delle piante.

Per gli indiani, liberandosi dalle passioni e con la conoscenza, s’interrompevano le reincarnazioni e si ritornava nel Brahaman o Dio o anima universale, invece Budda, nato in India, affermò che, abolendo il desiderio, si poneva termine alle reincarnazioni e si raggiungeva il Nirvana; anche gli gnostici cristiani d’Egitto davano importanza alla conoscenza e desideravano che l’anima si riunisse a Dio, forse furono influenzati dall’induismo.

L’induismo annunciava la liberazione dell’anima e il suo ritorno al Brahaman, una tesi simile a quella di Platone e Origene, il Brahaman è lo spirito eterno di Dio, l’induismo sostiene che le anime, non emancipate dalla conoscenza, s’incarnano senza fine; quindi, per Platone, Origene, induismo e buddismo, la fine delle reincarnazioni è riservata solo ai migliori tra gli uomini, per Platone l’ideale dell’anima era ascendere a Dio.

L’angoscia dell’uomo è legata alla sua esistenza, è cioè esistenziale, perché riguarda la vita, la morte, il lavoro, il sesso, i rapporti sociali, i rapporti con la famiglia, i rapporti con lo Stato e  con il padrone. Tutti gli uomini aspirano al privilegio, il parassitismo è comune a piante, uomini e animali, gli uomini sono  vittime della cultura di massa e non amano essere svegliati,  non scoprono la verità ma se l’attaccano come fosse un’epidemia; così nascono i militanti e gli uomini di fede, la verità comunemente intesa è epidemica, contagiosa ed una moda, i conformisti sono le maggiori vittime di questo contagio.

I tabù erano associati alle contaminazioni, alle impurità ed alle malattie, erano tabù gli ammalati, i cadaveri, le carogne, le donne mestruate, le acque stagnanti ed i luoghi insalubri; tabù erano gli spiriti cattivi che potevano dare le malattie; i primitivi avevano capito che dei germi patogeni, che non vedevano, erano annidati in certi luoghi, per esempio nell’acqua putrida, la quale portava malattie; perciò gli ebrei e Cristo esaltavano l’acqua viva, cioè l’acqua corrente, in grado di purificare e risanare dalle malattie, con quest’acqua corrente dei fiumi si battezzava, con una cerimonia di passaggio o d’iniziazione e di purificazione.

La comunicazione ha assunto molta importanza nell’evoluzione dell’uomo, si comunica con un linguaggio vocale, con la scrittura, con i gesti, con la musica, con internet, con il disegno, con i simboli e con la matematica; con il linguaggio scritto od orale si può astrarre dalla realtà e fare della filosofia, in precedenza l’uomo comunicava con i gesti. L’uomo cominciò a parlare quando si era già diffuso sulla terra, perciò le lingue indoeuropee sono tanto diverse dal cinese parlato; quando le lingue, a causa dell’isolamento di popoli, si separarono, gli uomini non si capirono più a parole, ma continuarono a capirsi con i gesti.

L’età del bronzo iniziò nel 3.500 a.c., quella del ferro nel 1.350 a.c., 10.000 anni fa, dopo l’ultima glaciazione, nacquero urbanesimo, civiltà, allevamento e agricoltura, nell’antichità il legame familiare o di sangue era forte, clan in etrusco voleva dire figlio; totemismo e animiamo esaltavano le forze naturali e favorirono la nascita della religione, si danzava davanti alle raffigurazioni d’animali per propiziarsi la caccia, poi alle immagini di questi animali fu data una forma sempre più antropomorfa.

All’inizio la magia era confusa con la religione che muoveva i primi passi, poi si separarono, la magia fu seguita da una clientela, la religione dalla società; nei primi tempi, stregoni e sciamati tenevano il posto dei preti moderni, esorcizzavano e curavano con le erbe, i morti erano seppelliti per metterli al riparo delle fiere, non perché si credeva all’aldilà; poi nacque il culto dei morti e degli antenati, la legge della famiglia, del clan o della tribù, la quale aveva un contenuto religioso perché parlava di peccati, di violazione di tabù e di leggi naturali e consuetudinarie; era un diritto sentito dalle genti che faceva naturalmente scaturire il senso di colpa per chi lo violava e faceva comminare la relativa pena da parte della collettività. Queste pene erano severe, cioè bando, tortura, mutilazione e morte.

Filone d’Alessandria ha parlato di creazione dal nulla, però Lavoisier nega che si possa creare qualche cosa dal nulla, non tutti i cosmologi sostengono che l’universo ha avuto un inizio, per alcuni di loro l’universo si espande senza fine e la materia è creata continuamente; in pratica l’universo non ha avuto inizio e soprattutto non è nato dal nulla; in India, lo jainismo postula l’eternità dell’universo e combatte l’idea della creazione.

La venerazione per gli anziani favorì il culto degli avi, dei morti e degli eroi della propria gente, fondatori delle arti, legislatori e giudici, invece i capi guerrieri erano giovani; tutti i popoli hanno avuto il culto degli anziani, che con un consiglio dirigevano la tribù, gli anziani erano quelli che trasmettevano le conoscenze e le esperienze di vita, quelli che raccontavano la storia; dagli anziani o senior nacque il senato, cioè il primo governo sentito dalle genti. Il mondo moderno occidentale ha fatto una piccola rivoluzione, ha distrutto l’autorità del padre, del marito e quella degli  anziani.

Gli sciamani evocavano gli spiriti, guarivano gli ammalati e predivano il futuro, erano maghi ed esorcisti, si drogavano e facevano danze frenetiche, Morfeo, il dio del sonno, era raffigurato con i fiori di papavero, usati anche nel culto di Dionisio; con l’estasi si usciva da se, in altre parole dalla realtà, e si viaggiava come i drogati di oggi;  gli allucinati facevano divinazioni, profezie e danze orgiastiche.

La droga è sempre stata associata al culto, la stessa predicazione religiosa ha agito  come oppiaceo per assopire il popolo e ridurne la sofferenza; l’uomo ha sempre usato la droga, per lo meno, alcuni ceti in tutte le società, con ciò non voglio asserire che la droga faccia bene, voglio solo affermare che l’uomo ha usato la droga, come ha usato l’alcool e il tabacco, i fatti non devono essere mai censurati, per nessun motivo.

Oggi la religione, occultate le religioni naturali, si pone al di fuori del sensibile, della scienza e della natura, l’uomo è metafisico quando va oltre i limiti dell’esperienza umana; per Cartesio, Platone e Spinoza le idee sono innate, in realtà le idee o ideologie sono prodotti culturali e dei tempi, ma sono innati certi comportamenti, come la predisposizione alla fede religiosa; non esistono dottrine definitive, inoltre un’ideologia ne partorisce un’altra, purtroppo, anche gli scienziati seguono le mode, il potere e la convenienza, a volte sono chiusi verso nuove idee o nuove ipotesi scientifiche.

Per Spinoza, Dio era la natura, i primi scienziati erano panteisti e deisti; per tanti popoli antichi, Dio era il padre cielo e la natura della terra era la nostra madre, oggi questi scienziati sono, per lo più, atei o agnostici; per i greci il logos era la ragione, perciò affermare che la ragione si è incarnata significa affermare che l’uomo è razionale (Oddifreddi); però, la pretesa di collegare il logos a Cristo, non è condivisa dai protestanti.

L’idealismo hegeliano è di derivazione platonica, per Platone l’idea era l’intuizione, con Hegel l’idealismo si coniugò con lo spirito e con lo Stato etico o confessionale; Marx, della sinistra hegeliana, si ribellò al suo maestro, in nome del materialismo e della diffidenza verso lo Stato, però accettò la dialettica di Hegel; socialisti e comunisti moderni, in barba a Marx, hanno rivalutato lo Stato. Per i primi cristiani, per Marx e per gli anarchici lo Stato era la civitas diabolica.

La dialettica prevede un progresso per contrasto, furono dialettici Platone, Eraclito, Fichte e Nietzsche, questi conflitti, a causa della natura dell’uomo, a volte paiono insolubili; gli scontri dialettici  si hanno in politica, in religione, in guerra, tra coniugi, con i figli. Invece gli animali della stessa specie hanno solo gli scontri per il cibo, il territorio e la riproduzione, non possono avere scontri d’idee perché parlano poco, nell’uomo lo sviluppo del linguaggio ha stimolato anche le idee, i dibattiti, le dispute e gli scontri sulle idee, dietro cui però, ci sono sempre gli scontri d’interesse e di potere.

Unità, centralismo, monopolismo e monarchia sono concetti comuni alla grandi religioni monoteiste, in politica questi concetti hanno favorito il dispotismo, però la monarchia è un simbolo perché il potere, di qualsiasi forma, si esprime sempre, in realtà, in forma oligarchica; il governo si fonda sull’emarginazione politica della maggioranza da parte di una minoranza.

Il governo è sul popolo e mai del popolo, sono mistificazioni la democrazia, la repubblica, il socialismo, il comunismo e la sovranità popolare, supremo garante di questa situazione è la religione, che ha proclamato che il potere deriva a Dio, considera lo Stato arbitro terreno sulle controversie umane e lo esalta fino a che esso privilegia la casta religiosa.

La bibbia è opera letteraria, filosofica, storica e religiosa, reca indelebile la mano dell’uomo, che non è in grado di creare cose perfette, egli ne è l’unico ed il solo autore; cento anni prima di Cristo, il pontefice romano Muzio Scevola propose di dividere gli dei in tre categorie: quelli creati dai poeti, quelli creati dai filosofi e quelli creati dai politici, evidentemente aveva capito che era l’uomo a creare gli dei e non viceversa; l’imperatore della Cina, con decreto, li promoveva e li retrocedeva di grado, i governi hanno anche creato o assemblato a tavolino religioni artificiali, prendendo idee da religioni precedenti in crisi.

Ha diritto d’essere ateo anche chi non sa da dove viene l’universo, le migliori religioni sono quelle panteiste, deiste e naturaliste, perché pongono l’accento sulla realtà della natura; Pausania aveva già affermato che i dirigenti delle religioni sapevano che non era vero tutto quello che raccontavano, (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner). La chiesa proibì ai fedeli di leggere liberamente le sacre scritture, non solo perché non si scandalizzassero sui fatti del vecchio testamento, ma anche perché non scoprissero le differenze tra il messaggio di Cristo e la realtà della Chiesa istituzionalizzata.

Le scienze sociali, come economia, storia, sociologia e diritto, sono soggette al controllo pubblico più di quelle esatte, cioè non  fanno un buon servizio al suddito perché servono a gestirlo; l’uomo si studia con l’antropologia, l’umanesimo e la psicologia, mentre la società lo fa regredire rendendolo sociale, cioè come gli altri;  la società deve difendersi dai delinquenti che, anche se spinti dalla loro natura, sono, comunque, lesivi per gli altri, però non dovrebbe distruggere gli individui migliori.

Oggi l’uomo non è ancora pronto per una libertà illimitata, deve ancora venire l’epoca  dell’umanesimo integrale, con la negazione di Dio e del governo, oggi  chi ha fede crede a valori inventati da altri; un uomo fiducioso può essere dotto, però può essere creativo solo un uomo ateo e anticonformista, la scienza è nata come moto di scetticismo verso tutte le metafisiche.

La religione non deve essere abolita per decreto, ma per evoluzione del costume e della cultura personale, l’autogoverno assoluto è l’assenza di governo, si ha quando l’individuo governa liberamente se stesso, senza essere governato dagli altri; per essere attuabile, le istituzioni politiche non devono progredire più velocemente dell’uomo, purtroppo però, lo Stato e la società non favoriscono quest’evoluzione, anzi remano contro, selezionando e valorizzando gli individui più disinvolti e spregiudicati; lo Stato ed il liberismo non favoriscono l’evoluzione morale dell’uomo perché selezionano i furbi, che perciò saranno sempre il tipo antropologico dominante.

Se domani dovesse nascere l’uomo nuovo, scusate l’utopia, dovrebbe sparire governo o apparato dello Stato, grande proprietà, speculatori, religioni, preti e parassiti, i lavoratori dovrebbero organizzare liberamente il lavoro, coordinati da loro compagni più esperti,  non sentirebbero più il lavoro come una costrizione; sparirà il plus valore d’impresa e di Stato, la famiglia sarà salvaguardata, ci sarà più decentramento e l’uomo cesserà d’essere pecora, prendendo il destino nelle sue mani.

Oggi l’uomo è un po’ pecora con il potere e un po’ lupo con gli altri uomini, però alcuni uomini hanno già freni inibitori, hanno scrupoli e non fanno agli altri ciò che non vogliono sia fatto a loro, questa seconda categoria è tenuta distante dal governo, perché potrebbe ostacolare sporchi affari. In futuro,  l’uomo dovrà imparare ad esercitare il controllo su se stesso, più che sulla natura; la tecnica, la scienza e la società dovranno essere al servizio dell’uomo, l’uomo non può essere schiavo o bestia da soma, perché è indagatore.

Per John Stuart Mill, libertà vuol dire dissenso e anticonformismo, si richiamano all’umanesimo l’età classica, il rinascimento, l’illuminismo, il romanticismo, il realismo e il marxismo; l’umanesimo è antropocentrico, l’ultima tappa liberatoria per l’uomo dovrebbe essere l’umanesimo integrale. L’illuminismo nacque in Inghilterra, per opera di Locke e Hume, e aprì la strada al materialismo ateo, da cui derivò il materialismo storico di Marx.

Il sacerdote francese Jean Meslier (1664-1729) rinnegò la religione cristiana e contestò miracoli e profezie del vecchio testamento, denunciò i legami esistenti tra religione e politica, prima di morire, pubblicò il suo “Testamento”, che conteneva questa sua dottrina, questo libro si diffuse tra gli intellettuali francesi prima della rivoluzione. Il messaggio di Meslier era  ateo e diretto ai poveri,  affermava che tutte le religioni erano imposture e invenzioni umane, che nessun Dio si era mai rivelato agli uomini, che esisteva un patto tra religione e politica, che l’ateismo era uno strumento essenziale per liberare gli uomini dall’oppressione; affermava che i preti, usando lo spauracchio della dannazione eterna, spingevano ad obbedire al governo e davano a bere ai sudditi  ciò che volevano (“Il testamento” di Jean Meslier).

Meslier  faceva notare che le religioni rivelate erano invenzioni, contestò le falsificazioni delle religioni, affermò che la Chiesa   calpestava la giustizia e copriva gli abusi, che la trinità smentiva il monoteismo e che i sacerdoti non erano di nessuna utilità; denunciava l’ingiustizia, per cui, alcuni sopportavano il peso del lavoro ed altri vivevano meglio senza lavorare; dichiarò che la religione era solo menzogna, invenzione e raggiro per rendere sopportabili le tirannie, rinnegò dogmi, rivelazione,  profezie e immortalità dell’anima.

Aggiunse che, se l’uomo doveva rinunciare alla ragione per credere in Dio, non c’era più limite al raggiro, che la fede era una credenza cieca priva della ragione e che il male era congenito nella natura umana. Meslier era un materialista, per lui il mondo dipendeva dalla forze della natura, rifiutava la creazione, affermava che la bibbia era stata manipolata e che le profezie bibliche non si erano avverate, che con la venuta di Cristo, le sofferenze umane erano rimaste, si chiedeva perché c’erano ancora i dannati se Cristo era venuto a rimettere i peccati.

Meslier accusò la Chiesa di approvare lo sfruttamento degli umili, affermò che i preti non credevano a ciò che predicavano e che i malvagi non avevano paura dell’inferno, si dispiaceva di aver istruito i suoi parrocchiani ad una dottrina falsa. Meslier era diventato ateo strada facendo, alla sua morte, i suoi scritti divennero famosi in tutta Europa, Voltaire e D’Holbach ne erano degli  estimatori.

La rivoluzione francese promise una statua al curato, ma poi, per la ragion di Stato, ci ripensò, il curato faceva paura anche ai rivoluzionari che seguivano il deismo volterriano, la fede poteva tornare utile anche al governo rivoluzionario; nel 1925 la Russia vide in Meslier il padre del materialismo e dell’ateismo. Per Meslier, la maggior parte dei curati era incredula e per convenienza ingannava il popolo, però c’erano anche religiosi onesti che rifiutavano di continuare la farsa e, una volta persa la fede, abbandonarono la vita religiosa; queste cose, naturalmente, accadono ancora oggi.

Ha scritto Johann Most ne: “La peste religiosa”, che i preti sono i gendarmi neri del dispotismo, che ridono delle cretinerie che predicano, che governano le masse con la paura e che, a causa loro, gli uomini perdono la capacità di pensare.

Perché Dio non si mostra a tutti? Se è buono perché bisogna temerlo? Se sa tutto, perché ha bisogno delle nostre confessioni? Se è dappertutto, perché gli si costruiscono chiese? Se è giusto, perché punisce gli uomini che peccano, considerato che sono stati da lui creati con tante debolezze? Se gli uomini fanno il bene per grazia di Dio, perché questo li deve ricompensare? Dio non pare capace di prevedere gli eventi e crea opere imperfette, se sapeva che Adamo ed Eva avrebbero mangiato il frutto proibito, perché condannò tutto il genere umano? A causa dei loro peccati, sterminò gli uomini con il diluvio, però era lui che li aveva fatti imperfetti.

Ha scritto Sebastien Faure in: “Dio non esiste” che dal nulla non si può creare nulla, è la tesi di Lavoisier, afferma che le religioni sono imposture. Se Dio è perfetto, come ha fatto a creare cose imperfette? Se è immutabile perché ha deciso di creare? Perché Dio si mostra solo ad alcun mediatori privilegiati? Se è misericordioso, perché pochi saranno gli eletti? Se è buono perché ammette il supplizio eterno dell’inferno? Perché fece segnare con il sangue gli usci delle case degli ebrei, per non colpirli come gli egiziani, non era in grado di riconoscerli senza quest’artifizio?

Diceva Epicuro: “O Dio vorrebbe sopprimere il male perché è buono e non lo può fare perché non è onnipotente o potrebbe sopprimere il male perché è onnipotente, ma non lo vuole fare perché non è buono. Perciò non può essere contemporaneamente buono e onnipotente, inoltre, se è buono e onnipotente, avrebbe potuto farci virtuosi”. Se l’uomo è schiavo di Dio, non è libero, è irresponsabile e non può essere giudicato da Dio, che altrimenti sarebbe iniquo; la religione è una frode per rendere sopportabile sfruttamento, miseria e schiavitù, è la forma più sottile in cui si esprime il potere (“Dio non esiste” di Sebastien Faure).

Le religioni sono autoritarie e plagiano gli uomini, la paura e il suo sfruttamento producono la religione, mentre la curiosità produce la scienza, gli intermediari religiosi, cioè stregoni, sciamani o preti, con la paura fanno profitto. Se Dio è preveggente, perché mise alla prova Eva? (“Le religioni plagiano” di Vittorio Giorgini).

I capri espiatori sono stati utilizzati dalla religione e dalla politica per imputare le disgrazie ad un animale, ad una persona o ad un gruppo; era una forma di sacrificio per riappacificarsi con la divinità ed acquietare il popolo, così si colpivano i diversi, i trasgressori e gli stranieri; questo rito nasceva anche dal disprezzo verso gli animali, dal razzismo, dall’invidia sociale, dalla diffidenza e dal desiderio di rubare i beni degli altri. Le religioni vogliono gli uomini ignoranti e spaventati, per meglio manipolarli, non vogliono lo sviluppo del senso di  responsabilità nell’uomo.

Ha scritto Oscar Wilde che i libri definiti dalla Chiesa come immorali, sono quelli che mostrano le vergogne del mondo che essa vorrebbe nascondere, perciò la Chiesa ha sostenuto la censura ed  ha affermato che l’analisi storica anticonformista e dissacrante è un modo di vomitare, perciò gli storici di corte e di partito, per interesse, si sono venduti e si sono autocensurati.

Contro i condizionamenti sociali, l’esistenzialismo ha valorizzato l’esperienza individuale, però,  l’esperienza individuale può essere fuorviante proprio perché personale, per Kierkgaard l’uomo più è originale più è angosciato, per Freud l’angoscia è una perturbazione della sessualità; in realtà l’angoscia nasce anche dalla paura, dall’insicurezza e dalla competizione. Secondo Bergson e la psicologia, i nostri sensi agiscono come selezionatori e prendono solo alcuni aspetti della realtà, accettano come reali i prodotti delle nostre percezioni, comprese le allucinazioni, perciò l’uomo non può farsi fuorviare dalle proprie esperienze personali e farne una legge per tutti.

Il naturalismo fa derivare ogni realtà dalla natura, le religioni antiche sono nate con la divinizzazione delle forze della natura, il panteismo è derivato dal naturalismo. Democrito, Galileo, Descartes, Spinoza, Newton e Hobbes erano materialisti meccanicisti e guardavano al movimento dei corpi, il meccanicismo è parte della fisica, per esso l’universo è una macchina soggetta alle leggi del movimento. Il materialismo va da Democrito e arriva fino a Marx, il cui materialismo storico e dialettico è una filosofia della storia; i materialisti sono atei o panteisti, in questo secondo caso vedono Dio come l’anima immanente dell’universo, come il Brahman degli indiani.

Il determinismo nega la libertà umana, ammette i condizionamenti sociali, culturali, familiari e biologici sull’uomo, in religione ha prodotto la fede nella predestinazione, questa dottrina fu seguita da Paolo, Lutero, Calvino, Giansenio, Confucio, Agostino, induisti, Islam ed evangelici; tutti questi avevano fede nella grazia gratuita di Dio, invece sostennero il libero arbitrio San Tommaso, Erasmo, Maimonide, Pelagio, Zaratustra e Lao-Tsè.

Bertrand Russell, nel libro: “Perché non sono cristiano”, afferma che le religioni sono false e sono  frutto di paure, che chi crede ai dogmi non è idoneo a educare la gioventù, perché l’educazione  dovrebbe liberare la mente e non imprigionarla con i pregiudizi e le certezze. Purtroppo anche la scuola pubblica, influenzata dalla Chiesa, non è sempre idonea a sviluppare lo spirito critico, in Italia ha inserito anche la religione nel corso di studi.

Anche se Cristo ed i primi cristiani volevano la rottura dei vincoli familiari, la famiglia è una società naturale da salvaguardare ed oggi anche la Chiesa pare difenderla, però ha ipotecato lo Stato e la famiglia, che non sono indipendenti verso la religione. Difendere la famiglia significa difendere l’autorità del capo famiglia, messo alle corde dal femminismo,  significa difendere la patria potestà sui figli da parte dei genitori, messa alle corde dallo Stato e dalla Chiesa, ad esempio con l’istruzione e con la coscrizione obbligatoria; l’istruzione pubblica serve più a creare il suddito che a fornire un mestiere o a creare uno spirito libero.

La Chiesa si è opposta alla scienza e all’istruzione pubblica laica, che si sovrapponeva alle sue scuole private, alla liberazione sessuale, all’abolizione della schiavitù, all’emancipazione della donna e al mondo moderno; alla democrazia ha sempre preferito i regimi autoritari e gli stati confessionali; non si è contentata della libertà di religione promessa dallo Stato laico, ma ha imposto un concordato agli stati autoritari cattolici, da essa sponsorizzati.

La religione ha inserito proibizioni e peccati nel codice penale e non ha favorito la tolleranza; l’istruzione pubblica, statale o della Chiesa, reprime l’istinto innato alla curiosità dei ragazzi, questo tipo d’educazione alleva all’ipocrisia e alla doppiezza. La fede nell’immortalità dell’anima ha avuto un’importanza militare, perché ha favorito il sacrificio dei soldati, la guerra di religione ha nobilitato la guerra, che nasce sempre da contrasti d’interesse, come le cause giudiziarie.

Grazie alla nostra cultura di massa ed alla scuola, i bambini sono educati all’ipocrisia ed alla menzogna, mentre la libertà d’opinione è prevenuta o repressa, soprattutto sulla stampa. Per lo Stato, gli insegnanti non devono avere opinioni contrarie ai detentori del potere, generalmente, nella scuola e tra i dirigenti pubblici, gli incarichi più importanti sono conferiti ai conformisti; però il mondo non ha bisogno di dogmi ma di libera ricerca, i grandi pensatori, spinti dal coraggio e dall’onestà, hanno sempre trovato l’opposizione dei conformisti e spesso sono stati compensati con il rogo, sono loro gli artefici del nostro progresso.

L’ateismo è più antico del cristianesimo, la storia dell’ateismo è la storia dell’incredulità; i popoli primitivi erano animisti, credevano animato tutto ciò che si muoveva o era vitale, cioè nasceva, cresceva e moriva  (“Le forme elementari della vita religiosa” di Emile Durkheim), non distinguevano il naturale dal soprannaturale, da queste premesse nacquero insieme magia e religione, ben presto, la seconda si alleò con il potere.

Secondo Georges Minois “Storia dell’ateismo”, se la rivelazione e la provvidenza sono negati, si ha il deismo, cioè il dio trascendente, se la trascendenza è negata si ha il panteismo, cioè il dio immanente nell’universo o identificato con l’universo, se si usano le preghiere e si crede alla provvidenza si ha il teismo, cioè il dio personale, se si nega ogni nozione di divinità si ha l’ateismo.

La religione greca era fondata su un panteismo naturalistico e sui miti, Senofonte sosteneva che l’universo era Dio e lottava contro l’antropomorfismo degli dei; Parmenide, padre del materialismo, affermava che l’universo era l’essere assoluto, Empedocle, prima di Lavoisier, sostenne che niente si distruggeva, niente si creava e tutto si trasformava, per Leucippo la religione sfruttava i fenomeni naturali, per Democrito la religione aveva un’origine psicologica.

Tra i filosofi, tanti erano panteisti, in passato l’ateismo era tollerato solo in privato, il governo, infatti, esigeva dai sapienti, per la ragion di Stato,  di dare un esempio di religiosità al popolo; comunque, Protagora sosteneva che gli dei non esistevano;  Socrate fu accusato da agnosticismo, Diagora faceva risalire le credenze religiose ai fenomeni naturali, il cinico Diogene era panteista, non credeva alla provvidenza  e affermava che le religioni coltivavano i miti.

Invece Platone era teista e dualista e considerava pericolosa per lo Stato l’incredulità, definiva gli atei immorali, affermava che, se Dio non esisteva, tutto era consentito, affermava che gli atei negavano la metà più nobile della realtà. Lo stoicismo era panteista e fu accusato d’ateismo, l’epicureismo era deista e fu accusato d’essere ancora più ateo, Epicuro negava l’immortalità dell’anima e fu accusato di ricercare il piacere e d’essere  materialista.

Mentre gli stoici volevano l’assimilazione dell’uomo alla natura, gli epicurei volevano valorizzare l’uomo, i cristiani presero dallo stoicismo solo l’accettazione della propria sorte, in pratica la rassegnazione. Il rifiuto degli dei nasceva anche dallo spirito di rivolta sociale, l’uomo desiderava liberarsi dalla schiavitù e dalla paura e voleva appropriarsi del suo destino, le rivolte religiose e le riforme religiose si sono sempre fuse con le rivolte sociali e con le idee di riscatto da un’umiliante condizione terrena.

Nel I secolo a.c., l’ateo romano Lucrezio affermava che gli dei erano personificazioni di forze della natura, negava l’immortalità dell’anima, affermava che, dopo la morte, gli atomi del corpo si ricomponevano in nuove forme, che la fede nell’inferno era il risultato dell’angoscia esistenziale; per conseguenza  in Grecia si chiese di interdire l’insegnamento agli atei, tra gli atei erano messi anche i panteisti e i deisti.

Esisteva l’ateismo tra gli intellettuali e gli aristocratici, però non ostentato in pubblico, e la superstizione religiosa tra il popolo; con il relativismo religioso, a Roma entrarono i culti dell’imperatore, di Iside, di Mitra ed il monoteismo ebraico; poiché vecchi partiti, vecchie credenze e vecchie religioni possono deludere il suddito contribuente, con la crisi delle vecchie credenze religiose, il cristianesimo fu imposto dal governo romano.

L’arabo Averroè (1126-1198) era ateo, anche tra gli arabi colti si riteneva che il fideismo era per le masse, Averroè  affermava l’eternità del mondo, cioè non credeva alla creazione, forse fu il primo estensore del libro: “I tre impostori”, cioè Mosè, Gesù e Maometto, pubblicato, in edizione ampliata e riveduta, nel XVII secolo.

Nel 1277 Sigieri di Bramante sostenne la separazione tra teologia e scienza, asserendo che la conoscenza razionale portava a credere a cose diverse da quelle insegnate dalla Chiesa, perciò fu attaccato da S. Tommaso D’Aquino; da ricordare che, nemmeno Aristotele credeva alla creazione ed all’immortalità dell’anima.

Nel IX secolo Giovanni Scoto sosteneva panteisticamente che tutti gli esseri viventi erano di natura divina, a causa di queste idee, San Bernardo diffidava della ragione, però le corti europee avevano preso l’abitudine di ospitare gli atei e le idee più temerarie per la Chiesa; alla corte di Federico II (1194-1250) si parlava dei “Tre impostori”, non si credeva che Cristo fosse nato da una vergine e si confidava nella ragione, Federico II era personalmente un materialista epicureo.

San Tommaso D’Aquino, massimo esponente della scolastica cristiana, nella sua opera “Summa teologica” proponeva cinque vie per arrivare a Dio: Dio era il motore primo dell’universo, la causa prima degli eventi, il primo essere ad esistere, l’essere perfetto, l’essere trascendente; però questi argomenti potevano convincere solo quelli che erano già credenti e non gli increduli.

Quando si verificavano i miracoli, i nobili non ci credevano ma il popolo sì perché era superstizioso; con le sue feste ed il folclore, il popolo conservava una tradizione naturalista, animista e magica, le festività religiose erano anche legate ai cicli agricoli della natura.

Nel 1499 a Salisbury quattro e uomini e una donna confessarono di andare a messa solo per paura della maggioranza e per conformismo. (Georges Minois “Storia dell’ateismo”); Boccaccio però apparteneva ad una classe superiore e non era costretto a camuffarsi, si diceva ateo e affermava che gli dei erano la divinizzazione d’eroi e di fenomeni naturali, Leonardo da Vinci era panteista.

I padri della Chiesa non si sono sempre mossi in accordo, il cristianesimo non ha sempre mostrato lo stesso volto, generalmente però fu conservatore e non anticipatore del futuro, non favorì l’emancipazione dell’uomo.

L’ateismo è il superlativo del deismo, gli atei furono detti epicurei, libertini, increduli, materialisti, liberi pensatori e razionalisti; durante il rinascimento, all’università di Padova si sviluppò l’averroismo,  in nome della ragione si negavano i miracoli e l’immortalità dell’anima.

Pietro Pomponazzi (1452-1525) attribuiva i miracoli a cause naturali,  poteva parlare in questi termini e senza rischio perché era protetto dal cardinale Pietro Bembo e da Giulio de' Medici; ebbene si, tanti e non solo Lutero hanno potuto discettare e scrivere liberamente perché protetti da un potere in competizione con un altro potere, altri hanno rischiato da soli e sono periti.

Erasmo negò la divinità di Cristo, mise in dubbio i libri biblici, i sacramenti, le indulgenze, l’immortalità dell’anima, la rivelazione, la trinità e il libero arbitrio. Gli uomini che pensano e si comportano liberamente e senza pregiudizio sono piuttosto rari.

Mentre ci si scagliava contro la cupidigia, la simonia e la lussuria del clero, nelle corti la ricerca del piacere trovava molti adepti e non c’erano freni, perciò i papi, per scusarsi dei vizi della Chiesa, asserirono che il governo del papa era una monarchia come le altre.

Il peccato di simonia viene da Simon mago, di cui si parla negli atti degli apostoli, il quale, vedendo che lo spirito santo, che conferiva i carismi, era ricevuto con l’imposizione delle mani da parte degli apostoli, offrì del denaro per aver lo stesso potere, ma fu condannato da Pietro. Ciò malgrado, nella Chiesa si sono sempre comprate e vendute cariche ed uffici religiosi.

La Chiesa definì l’ateismo strumento del diavolo, anche le streghe ed i satanisti invocavano il diavolo; per alcuni dissacratori, il diavolo o Lucifero che illuminava era uno strumento di liberazione, mentre preti e monaci plagiavano gli animi e fabbricavano illusioni.

La Chiesa vide con sospetto lo sviluppo della medicina che sembrava negare le verità della fede, però l’omosessualità era ostentata a corte e nella curia romana, si riteneva che  l’astrologia, credendo al determinismo e al condizionamento degli astri, negasse il libero arbitrio e la provvidenza e perciò favorisse l’ateismo; perciò tanti papi si scagliarono contro l’astrologia, anche se alcuni di loro coltivarono l’astrologia.

L’intolleranza non fu solo cattolica, Calvino fu un integralista protestante e si scagliò contro quelli che si facevano beffe della sua religione,  cioè borghesi e cortigiani, perché, generalmente, i poveri contadini erano creduli e vittime della religione; nel 1547 a Ginevra  fece bruciare degli atei.

Per gli increduli, non poteva donare la vita eterna chi moriva sulla croce, Dio non si poteva unire alla natura umana, le religioni erano state create per tenere gli uomini sottomessi, questi si chiedevano: Perché Dio aveva atteso tanto a manifestarsi? Perché non aveva impedito il peccato di Adamo e si era rivelato solo a pochi? Perché puniva i peccatori se erano predestinati al male? Perché c’erano tante religioni? Perché i malvagi vivevano felici?

In generale, la classe dirigente era atea in privato ma non in pubblico, bisognava dare l’esempio al popolo che andava governato anche con l’aiuto della religione, era conveniente educare il popolo alla fede; Macchiavelli testimoniò l’irreligiosità diffusa a Roma, soprattutto tra il clero, nella città dei papi pochi andavano in chiesa e tanti erano gli anticlericali, però erano anticlericali anche tanti italiani in genere. Nel XVI secolo, gli uomini colti facevano professione d’ateismo, Caterina dei Medici riempì di atei la corte di Francia.

Le guerre di religione e i dibattiti sulle cose di religione avevano sparso il seme del dubbio, nacquero confraternite segrete d’increduli che affermavano che la bibbia era una raccolta di favole; nel 1557, per reazione, nacque l’indice dei libri proibiti, con la censura sulla stampa e il rogo di libri scomodi per la Chiesa.

Francois Rabelais mise in ridicolo la religione e qualcuno lo vide come l’autore de “I tre impostori”,  Pietro Aretino era materialista e parlava liberamente perché aveva protezioni politiche; Bernardino Ochino (1563) era ateo ed in un romanzo fece dialogare un ebreo con un cristiano, così mise in bocca all’ebreo tutti gli argomenti contro Cristo, anche lui fu ritenuto autore de “I tre impostori”. Il domenicano Giordano Bruno era panteista, non credeva alla rivelazione, al peccato originale e alla divinità di Cristo, sul rogo respinse il crocefisso offertogli.

Presso i cristiani, se si aveva una mente libera dai legacci e si aveva il coraggio di andare contro corrente, anche lo studio della bibbia e della teologia potevano far perdere la fede; la Chiesa se n’accorse e impedì la libera lettura della bibbia, tanti uomini erano tentati di seguire le leggi della natura invece che la dottrina della Chiesa. La Chiesa isolò gli ebrei e distrusse il Talmud, anche perché alcuni di loro aprirono gli occhi ai cristiani sulle sacre scritture.

Anche Guillame Postel fu sospettato di essere l’autore de “I tre impostori”, desiderava unificare tutte le religioni e affermò che il mondo aveva attraversato quattro ere: la prima, era l’infanzia, caratterizzata dal politeismo, la seconda, la giovinezza, dalla legge mosaica, la terza, l’età adulta quella del cristianesimo, la quarta, la vecchiaia, avrebbe dovuto raccordare fede e ragione per spiegare i misteri dell’universo.

Gli atei s’interrogavano sul senso dell’esistenza, però a corte si trascorreva il proprio tempo in continui piaceri, i medici erano sospetti di materialismo perché cercavano le cause naturali nelle malattie, trascurando l’anima ed i peccati; nel XVI secolo i medici spiegavano la possessione diabolica con l’isteria e l’epilessia,  preti e medici si facevano concorrenza al capezzale del malato; chi vedeva nella malattia una possessione demoniaca o la conseguenza del peccato, si rivolgeva all’esorcista o al prete invece che al medico.

L’ambiente universitario era accusato di libertinaggio, allora all’università e alle scuole dei gesuiti andavano solo i figli della crema della società, a volte, i condannati a morte e i morituri  rifiutavano il conforto religioso, come accadeva tra i nobili e l’alta borghesia; anche nel mondo della criminalità e tra i mercenari c’erano atei integrali, le bande e le compagnie di ventura erano costituite da criminali che vivevano di violenze e di saccheggi, erano senza freni inibitori e religiosi. Oggi però le cose sono un po’ cambiate, i mafiosi ostentano la religiosità e sono spesso contigui alla Chiesa, probabilmente però la loro non è vera fede.

Alcuni andavano in Chiesa per non essere riconosciuti come atei ed essere d’esempio al popolo, in pubblico si facevano devoti e in  segreto coltivavano libere idee, vizi e ateismo; ancora oggi le classi dirigenti si fanno ricevere in udienza dal papa, anche se sono prive di fede ed il papa sta al gioco. Gli atei affermavano che tutto era governato dal caso, che non esistevano divinità al di fuori della natura (visione panteista, il panteismo è una forma di materialismo), che l’anima era mortale, che Gesù era un uomo, che le religioni erano  invenzioni del potere per soggiogare il popolo.

L’ambiente libertino più affollato era quello che gravitava intorno ai personaggi potenti, capaci di garantire l’impunità, questi costituivano un circolo o una confraternita,  come quelle  nate alla corte del duca d’Orleans, di Caterina de’ Medici, di Federico II, di Alessandro VI. Il popolo credeva al peccato e ai castighi divini, i preti affermavano che il popolo doveva credere senza necessariamente capire, con il dogma combattevano il dubbio, consapevoli che l’ignoranza era a vantaggio della religione.

Tanti atei non credevano alla creazione dal nulla, per loro l’universo era un organismo vivente, credevano solo a ciò che si vedeva, affermavano che la religione serviva a mantenere il popolo nell’obbedienza, ritenevano che, poiché la natura era crudele e tutto finiva con la morte,  bisognava approfittare della vita. L’inglese Bacone affermava che l’ateismo conservava il senno all’uomo e lo rendeva consapevole.

I libertini erano accusati dai preti di essere i porcelli di Epicureo, alcuni di loro erano deisti, altri panteisti, altri atei; alcuni di loro si ravvedevano davanti alla morte, altri no, il comportamento assunto dai libertini davanti alla morte era la prova per verificare se l’incredulità era autentica o meno; altre volte però il prete era portato al moribondo incosciente dai parenti e la Chiesa affermava che si era ravveduto. A causa della repressione dello Stato e della Chiesa, alcuni libertini e alcuni increduli, per non essere scoperti, erano condannati alla  semiclandestinità e frequentavano anche le parrocchie, erano cioè condannati all’ipocrisia, le convenzioni sociali e l’istinto d’autoconservazione li costringevano ad agire così.

La Fontaine era epicureo e deista, Tommaso Campanella (1602) era deista, nella sua “Città del Sole” si adorava il sole, nella città ideale “Utopia” di Tommaso Moro, gli atei erano accettati; nel 1683 in Francia l’accademia Puteana era un circolo libertino, tra i frequentatori vi era l’abate Choisy, un travestito che si faceva chiamare duchessa di Barres (“Storia dell’ateismo” di Georges Minois). Questi erano i criteri nel reclutamento dell’alto clero, mentre il basso clero  era ignorante e spesso comprava la carica dal vescovo.

Tra le idee di Descartes vi era il dubbio sistematico e l’eternità della materia, Spinoza invece  sosteneva che Dio era l’universo e credeva all’anima mundi; Giulio Cesare Vanini (1585-1619) adorava la natura e non credeva ai miracoli, affermò che, credendo alla provvidenza, s’imputava il male a Dio, che, se c’era la provvidenza, non era necessario rivolgere le preghiere a Dio, che se Dio fosse esistito, avrebbe potuto cancellare il male.

Nel 1613 anche Cesare Cremonini, panteista naturalista, sostenne l’eternità del mondo, la mortalità dell’anima e negò la provvidenza; allora l’ateismo pratico era quello degli aristocratici, quello teorico era quello di filosofi e scienziati, il popolo aveva la fede. A Roma si poteva essere atei e protetti dal papa, ma non antipapisti, infatti, il medico di Urbano VIII, Giulio Mancini, era ateo; a Roma si perdonavano atei, sodomiti, libertini e disonesti, anche dentro la curia, ma non chi offendeva il papa, oggi accade la stessa cosa alla RAI.

A Roma, Cristina di Svezia, ospite della curia papale, era atea e irrideva alla religione, era libertina e bestemmiava, il suo maestro era un ateo; nel XVII secolo in Inghilterra, a causa della rilassatezza dei costumi della Chiesa, si accusò il cattolicesimo di favorire l’ateismo e la superstizione, cioè i due partiti opposti. La decadenza culturale dell’Italia iniziò nella seconda metà del XVII secolo, fino ad allora in Italia, scettici, atei e anticlericali erano stati più numerosi che nel resto d’Europa, i più religiosi erano i tedeschi, cioè quelli che fecero la rivoluzione protestante perché delusi da Roma.

Contro atei e materialisti, che esaltavano il piacere personale,  le autorità corsero ai ripari e crearono degli organismi per la difesa della religione, in Italia l’ateismo si annidava anche in Vaticano; Leibniz vide la rivoluzione culturale che si addensava in Europa e pensò che, per salvare la religione dal naufragio, bisognava fondarla sulla ragione e non sulla rivelazione, così, dimostrare l’esistenza di Dio, diventò l’ossessione del XVIII secolo; anche per Locke la religione era necessaria, ma doveva fondarsi sulla ragione.

Ha affermato Bertrand Russell che il dubbio è all’origine della scienza, chi non dubita non esamina,  chi non esamina non scopre, chi non scopre rimane vittima dei pregiudizi; perciò, per far progredire la conoscenza, bisognava dubitare e non andare dietro ai dogmi, alle certezze, alle mode ed al  conformismo.

Anche per i cinesi, come per Spinoza, nell’universo esisteva solo materia, i cinesi erano estranei alla rivelazione, condivisa da indiani, persiani, ebrei, cristiani e musulmani; il buddismo fu una riforma protestante fatta da monaci all’interno dell’induismo, non aveva Dio ma dei Budda periodici reincarnati con i loro insegnamenti e le loro rivelazioni.

La religione poteva essere studiata anche con premesse storiche, sociologiche, politiche e psicologiche, Spinoza sostenne che la bibbia era opera di uomini semplici, che era piena d’errori e  contraddizioni ed escluse i miracoli; Bayle sosteneva che, da un punto di vista pratico, deismo e ateismo erano equivalenti.

Hume era scettico e l’Inghilterra settecentesca divenne l’avamposto del deismo, dell’ateismo, dello scetticismo religioso e del libero pensiero; John Wilmot, secondo conte di Rochester, ateo e dissoluto, affermava che la vita era una farsa, che era opportuno approfittarne il più possibile, senza illusioni morali.

Nel 1683 in Inghilterra Charles Blount adorava la natura, contestava i  miracoli e il clero, propose una religione naturale fondata su un credo minimo; gli inglesi incominciarono a rifiutare trinità e papismo, per loro la religione cattolica favoriva i vizi e l’ateismo, affermavano che l’anticristo risiedeva a Roma e che, con le sue azioni, favoriva l’incredulità. Il libero pensatore Anthony Collins (1676-1729) era contro le pastoie ed i condizionamenti ideologici e religiosi, John Toland (1670-1722) era ateo e interpretò il vangelo secondo la ragione, non credeva all’immortalità dell’anima, a Dio e all’inferno, affermava che il mondo era una macchina e che gli uomini soggiacevano alle leggi della natura.

Però le autorità inglesi non erano diverse dalle altre e seguivano la ragion di Stato, perciò nel 1702, contro l’ateismo dilagante, favorirono la nascita della società per la diffusione del vangelo, la quale prese a denunciare blasfemi e atei; nel 1728 la giustizia condannò le offese a Dio e alla religione, però, com’era accaduto in Francia, anche in Inghilterra i rampolli dell’aristocrazia manifestavano discretamente il loro ateismo, senza averne conseguenze, la legge non era uguale per tutti.

Un secolo dopo l’avvento del puritanesimo bigotto, nato tra i calvinisti inglesi e perseguito dal potere, l’Inghilterra era in preda all’incredulità, per gli inglesi ormai la cultura si poteva costruire solo sulla scienza, la quale descriveva il mondo materiale; anche la scienza si evolveva, d’ipotesi in ipotesi, finita la caccia alle streghe, il settecento divenne il secolo dei lumi e degli increduli.

Il benedettino Lèger-Marie Deschamps, diede vita ad un sistema filosofico prossimo all’ateismo,  distinse l’evoluzione dell’umanità in tre ere: lo stato selvaggio, basato sull’istinto, quello legale, basato sull’ineguaglianza, sull’oppressione e sulla religione, e lo stato dei nuovi costumi, che avrebbe segnato la fine della religione; per le sue idee si attirò gli attacchi di Voltaire e Diderot, replicò definendo la cultura dei lumi la cultura dei semi-lumi, anche Meslier accusò Voltaire di reticenza in materia religiosa.

Se tanti si recavano in Chiesa per obbligo sociale e conformismo, tanti non andavano in Chiesa nemmeno a Pasqua e i nobili ritardavano il più possibile il battesimo dei figli; a causa della propaganda della Chiesa, il popolo non voleva credere che anche alcuni atei potevano essere virtuosi, in effetti, non tutti gli atei erano libertini, alcuni di loro seguivano una retta vita morale.

La Chiesa sosteneva che il popolo non poteva far a meno dalla religione, accusò la scienza di favorire l’incredulità e preparò una lista di libri da mettere all’indice; il cattolicesimo, dopo aver combattuto contro ebraismo, paganesimo, eresie, islam e protestantesimo, ora doveva fronteggiare l’ateismo dilagante del mondo moderno; a tal fine, i vescovi chiesero anche la collaborazione delle autorità civili, che, per la ragion di Stato, si adeguarono.

Nel 1676 Joubard di Norimberga fu accusato d’eresia per aver detto che non si poteva dire il vero se non di ciò che si comprendeva, escludendo con ciò i dogmi; tra gli ecclesiastici, il vescovo Jacques Antoine Philypeaux non credeva al diavolo, non credeva in Dio e aveva delle amanti, l’abate Chaulieu non s’interessava di religione e si godeva la vita, il cardinale Bernis aveva delle amanti (“Storia dell’ateismo” di Jean Meslier).

La chiesa impose ai parroci di tenere un registro dove annotare tutti quelli che non osservavano il precetto pasquale e di trasmetterne i nomi ai vescovi, ai curati era imposto di tenere delle schede individuali, con annotata la devozione e la vita privata dei parrocchiani. La Chiesa non dovette arrivare a Pio X per creare un suo servizio di spionaggio, questo papa creò solo una struttura specifica, il sodalitium pianum, perché  la Chiesa ha sempre spiato i fedeli tramite i parroci e d’accordo con il potere secolare.

Per ristabilire la fede, nacquero le confraternite religiose e fu vietato il liberto esame dei libri, il giansenismo fu accusato di favorire l’incredulità e il dubbio; Hume fece osservare, che se le nostre idee derivano dall’esperienza, era impossibile pervenire all’idea di Dio, invece Kant si pronunciò  più negativamente sull’esistenza di Dio.

Per Diderot la religione produceva i fanatici, i paesi protestanti avevano abbracciato in massa il deismo, mentre in Italia c’erano più atei, nel 1743 l’Abate Morelly si scagliò contro gli inganni della religione; come si vede tra i sacerdoti sono sempre esistiti degli uomini coraggiosi e intelligenti, non a caso, Giovanni Paolo II ha affermato che i nemici della chiesa sono all’interno della chiesa stessa.

Nel 1738 Clemente XII condannò la massoneria, che sosteneva deismo, illuminismo, scienze occulte o esoterismo, materialismo, anticlericalismo e ragione; la massoneria, per suggestionare i simpatizzanti,  aveva introdotto dentro di essa riti e forme della religione, in pratica riconobbe che i riti e la liturgia potevano essere utili per suggestionare il popolo e fare nuovi adepti; nella massoneria e nel cattolicesimo non solo i contenuti procuravano adepti, ma anche il fatto di stare assieme, di aiutarsi e di fare partito; la Chiesa fu presa a modello perché aveva strumenti collaudati da diciassette secoli.

Il barone d’Holbach (1723-1789) era materialista e riuniva nel suo salotto liberi pensatori, tra cui erano anche abati e accademici, d’Holbach sosteneva che Dio era morto; per Diderot (1713-1784) la morale non doveva poggiare sulla credenza nella divinità, ma sulla legge, perché l’uomo non era libero ma determinato, per lui la morale cristiana era contro natura e indeboliva anche i legami familiari, affermava che le donne erano sedotte dai parroci con  l’uso del confessionale.

Nel 1790, all’assemblea nazionale francese, Diderot dichiarò che il vero Dio dei preti era il loro interesse; con la rivoluzione, tanti sacerdoti rinunciarono al sacerdozio, il sacerdote Pancrace Robert scrisse che il popolo francese aveva aperto gli occhi, il curato Bérenger che il fanatismo stava per esalare l’ultimo respiro, il curato Francois Parent attaccò le superstizioni e la stupidità dei parrocchiani, il curato Guillard confessò di aver ingannato i suoi concittadini, insegnando cose cui lui non credeva.

Questi preti chiesero  perdono per essere diventati ministri della menzogna, davanti alla convenzione alcuni membri del clero abiurarono la loro fede, le autorità rivoluzionarie erano sconcertate e preoccupate dalla zelo antireligioso di questi ex preti, gli scristianizzatori più accaniti erano ex preti, infatti, il curato Latour lustrava le sue scarpe con l’olio santo;  la convenzione  tentò di reagire a questi eccessi antireligiosi.

Robespierre era deista, credeva all’immortalità dell’anima e all’essere supremo, gli atei invece erano generalmente individualisti e anarchici, Voltaire era deista, Danton ateo, Saint-Just religioso, Rousseau era deista; a Mosca i soldati moribondi dell’armata francese di Napoleone rifiutarono i sacramenti, l’incredulità ormai era diventata dilagante.

Heinrich Heine (1797-1856) sostenne il trionfo della ragione, affermava che Dio era morto e che, anche se non c’era la consapevolezza, la maggior parte delle persone era atea, perciò prima o poi la morte di Dio sarebbe stata riconosciuta ufficialmente.

L’anticlericalismo, prima fu deista e poi ateo, poiché lo stato ha legato la sua sorte alla Chiesa, la moderna libertà di pensiero, per reazione, ha attaccato la Chiesa e lo Stato; l’anarchico. Proudhon aveva sperato che il cattolicesimo potesse riformarsi, poi perse le speranze e si convertì all’ateismo.

Nel 1848 in Francia nacque, per opera di Jules Simon, la prima società dei liberi pensatori, fatta di  deisti, panteisti e atei, nel 1862 nacque la relativa associazione internazionale, che si legò all’Internazionale socialista; s’invocò la separazione tra Chiesa e Stato, seguendo i massoni, si cercò d’inventare dei riti civili per sostituire quelli religiosi, per alcuni Satana rappresentava il progresso e la scienza.

Nel 1882 la lega per la separazione tra Chiesa e Stato protestò perché gli atei con le tasse pagavano lo stipendio ai preti, la lega faceva propaganda alla sepoltura non religiosa; nel 1909 i liberi pensatori fecero una campagna per eliminare le croci nei tribunali e le religiose negli ospedali. Queste iniziative furono poi replicate in vari paesi europei.

Nel XIX secolo la chiesa cattolica, traumatizzata dalla rivoluzione francese, si trasformò in una cittadella ostile alla cultura, il concilio Vaticano I del 1870, sotto Pio IX, ne fu un esempio; la scienza poteva effettivamente distruggere la rivelazione ed il dogma, la critica senza freno alla bibbia portava all’ateismo, le università libere rovinavano la Chiesa; a causa del modernismo, tanti cattolici persero la fede, anche Prosper Alfaric (1876-1955), professore di seminario, lasciò la Chiesa per incredulità.

Nel XIX secolo, la scienza delle religioni conobbe molta fortuna con Strauss, Feuerbach, Renan e Durkheim, tanti religiosi abbandonarono l’abito talare e si convertirono al libero pensiero,  Bakunin aveva affermato che Dio era la negazione della libertà umana; contrariamente a Comte, il massone Renan rifiutava il soprannaturale senza arrivare all’ateismo.

Gli eccessi della rivoluzione fecero rinascere una religiosità più spontanea e genuina, ciò malgrado,  in Italia il sacerdote Bertrando Spaventa (1817-1883) abbandonò il sacerdozio, affermando che la religione era un ostacolo allo sviluppo del libero pensiero e che il Dio trascendente era morto a favore dell’uomo.

Giovanni Gentile (1875-1944) affermava che la religione era destinata ad essere sostituita dalla filosofia, egli aveva una concezione laica dello stato però, come Hegel, riteneva  la religione utile per la sopravvivenza dello Stato, invece Benedetto Croce (1866-1952) definì la religione un mito puro; Hegel era stato panteista e aveva creduto in un Dio immanente nella natura, fu uno strano panteista che sosteneva la religione concreta per aiutare lo Stato.

Gli eredi di sinistra dell’idealismo hegeliano, come Ludwig Feuerbach (1804-1872), fondarono la loro filosofia sull’antropologia, affermarono che Dio aveva impoverito l’uomo e lo aveva alienato, perciò, per recuperare l’uomo, Feuerbach suggerì che bisognava sostenere l’ateismo più integrale. Marx ha affermato che il cristianesimo ha giustificato la schiavitù e l’oppressione del proletariato, ha dato appoggio alla classe dominante e ha predicato la rassegnazione; Lenin non riconosceva alcun ruolo positivo alla religione e basò il suo ateismo sul materialismo.

Eduard von Hartmann (1842-1906)  propose l’ateismo totale, che non doveva sostituire Dio  con altri idoli, come la classe, il partito, la razza, la nazione, la scienza, il progresso, la democrazia e l’uomo; anche Nietzsche costatava la morte di Dio, affermava che a Dio erano riuscite male troppe cose, prima di lui Schopenhauer aveva annunciato la morte di Dio;  quest’idea era stata incubata da molto tempo, Nietzsche era contro la morale da schiavi del cristianesimo, che voleva gli uomini pecore, ed esaltava il superuomo.

Gli studi di Freud riducevano la religione ad un fenomeno psichico a sfondo sessuale, per lui Dio rappresentava l’autorità paterna e l’ateismo, la ribellione contro questa autorità, affermava che la religione era uno stadio dell’evoluzione umana, una nevrosi collettiva che i progressi della ragione e della scienza avrebbero fatto arretrare.

La psicanalisi, riducendo Dio e la religione a fenomeni di coscienza, rafforzava l’ateismo,  affermava che la religione aveva origine morbosa, esagerando però con la nevrosi sessuale e con il conflitto edipico. Se Dio è visto come un padre eccellente o idealizzato, vuol dire che non si ha sempre un’opinione negativa del padre ma si desidera incosciamente un padre di tal fatta, capace di dare protezione e giustizia; rimane però il conflitto generazionale, che è un conflitto di mentalità facilitato dal fatto che oggi i figli rimangono in famiglia oltre l’adolescenza.

Nel 1917 in Russia l’ateismo diventò ideologia ufficiale dello Stato, la Chiesa fu separata dallo Stato, l’insegnamento della religione fu vietato, i membri del clero furono privati dei loro diritti, gli insegnanti furono reclutati tra gli atei; nel 1925 nacque l’internazionale dei liberi pensatori, con sede a Vienna. L’associazione dei lavoratori senza Dio fu fondata nel 1932 e aveva come socio Louis Aragon, il quale definiva i cristiani i fornitori di droga celeste; nel 1963 a Mosca fu creata una cattedra d’ateismo scientifico, l’ateismo marxista ha presentato la religione come un ostacolo alla liberazione delle classi oppresse.

Il libero pensiero voleva liberare l’umanità dall’infantilismo, cercando di affermare una pedagogia atea, allontanando la Chiesa dalla scuola; Comte, Feuerbach e Marx avevano affermato che Dio limitava la libertà umana. Gli pseudo atei hanno sostituito Dio con altre fedi, magari politiche, per alcuni cristiani, gli atei hanno preso di mira la caricatura del cristianesimo e non il cristianesimo autentico, che però non si sa quale sia, come non si sa quale Cristo sia esistito.

Il Dio antropomorfo è rifiutato dagli scienziati, gli scienziati sono in massima parte atei, panteisti o deisti, Einstein era panteista, chi tra loro fa il marketing per la Chiesa lo fa solo per fare carriera; oggi il cattolicesimo appare come il marchio di una cultura, tanti sono i cattolici non praticanti, non credono ai dogmi, non credono a Cristo, disertano le chiese e  a volte non credono nemmeno in Dio, si dicono cattolici  per farsi omologare e accettare, perché il cattolicesimo caratterizza una cultura.

Russell era contrario alle verità di qualunque fede, che producevano settarismi, fanatismi e crimini, i cosiddetti fedeli, spesso appaiono come ipocriti e conformisti, il fenomeno religioso interessa le scienze umane e sociali, la fede in Dio padre è soffocante e castrante e contraria alla libertà umana.

Bisogna riconoscere che più della metà dell’umanità forse è fatta di atei, deisti, panteisti, materialisti, razionalisti e agnostici, anche se in pubblico alcuni di loro dissimulano; l’ateismo consente di costruire un uomo solido e completo che sa difendere i suoi diritti e ha una corretta visione delle cose; oggi il mondo islamico è il più intollerante verso gli atei e quello più fanatizzato dal punto di vista religioso.

Per gli indiani ed i buddisti, il sacro non implica necessariamente la credenza in Dio, il che apre la strada ad una filosofia della natura o al ritorno alla religione della natura; comunque,  se tanti non credono in Dio, tanti altri credono ai fantasmi, alla reincarnazione, ai demoni ed alla magia.

Aristotele aveva affermato che si poteva provare l’esistenza di Dio, però i razionalisti ed i materialisti non si  sono fatti convincere, le chiese sono deserte, l’uomo ha creato gli dei e gli dei paiono morti;  però c’è chi è convinto che la fede, in qualunque forma, resiste alla scienza, perché ci sono uomini che hanno bisogno della fede, nel cervello umano è riposta la chiave del mistero,  l’uomo chiede  protezione, giustizia e sicurezza.

Ci sono persone che hanno rinunciato alla libertà di pensare, tra loro sono i credenti; per i romani, erano atei quelli che non seguivano i culti ufficiali, per i greci anche i deisti e i panteisti, l’ateismo è antico come la fede, i documenti più antichi sull’ateismo sono indiani e risalgono a duemila anni prima di Cristo; tanti sono diventati atei a causa delle ingiustizie del mondo, delle degenerazioni della Chiesa e per una richiesta di maggiore libertà per l’uomo.

La religione greca non aveva libri sacri e dogmi e le divinità erano sottomesse al fato, i greci chiamavano empi o atei quelli che negavano la presenza di Dio nelle vicende umane, anche Socrate fu accusato d’empietà e di corrompere i giovani. Aristotele sostenne che Dio era il motore immobile dell’universo; Robespierre e Napoleone, per la regione di stato, cercarono di riavvicinarsi  alla religione, Robespierre sosteneva che, per lo Stato, era meglio che il cittadino credesse in Dio.

Per Feuerbach è l’uomo che ha creato Dio, il quale  rappresenterebbe  la proiezione delle speranze umane di giustizia e di un mondo migliore, questa fede si è poi riversata anche sulle ideologie politiche; nel mazdeismo, nell’ebraismo, nelle religioni misteriche e della salvezza greche e nel primo cristianesimo vi era infatti l’idea di una salvezza e di un riscatto in terra per gli oppressi.

Però l’ateo vuole migliorare il mondo senza i premi celesti, l’ateismo è la premessa per la libertà dell’uomo, perché l’uomo con i pregiudizi è incatenato e rifiuta di usare la libertà di pensiero. Benedetto Croce ha affermato che l’uomo non ha bisogno di Dio e che  l’immortalità dell’uomo è data solo dalle sue opere.

L’uomo ha sviluppato le capacità razionali senza rinunciare all’irrazionale, come i miracoli, l’astrologia, la magia, le superstizioni e l’anima, il fatto è che l’uomo non è al di sopra e al di fuori della natura; i comportamenti automatici, cioè gli istinti, risentono delle influenze ambientali, il comportamento rituale è comune anche agli animali e dà spazio alla religione e ai rapporti  gerarchici.

Il cucciolo riceve l’imprinting dalla madre e crescendo è condizionato dalla cultura della specie, oltre che dalla biologia, la capacità di adattarsi all’ambiente naturale o sociale ha creato tanti tipi d’intelligenze; mentre gli animali garantiscono le stesse possibilità di successo all’interno del gruppo, l’uomo, per privilegio, soprattutto ereditario, ma non solo, mette in posizione superiore anche uomini meno datati.

Sugli animali esistono tanti pregiudizi, sono intelligenti, hanno una cultura, hanno un’organizzazione familiare e sociale, hanno una gerarchia, hanno i tabù, gli animali conoscono la morte, perché fingono di essere morti per difendersi; temono la morte, a volte traslocano i propri morti, le madri degli animali mostrano sofferenza di fronte alla morte dei propri figli (“L’animale irrazionale” di Danilo Mainardi). Da tutti questi fatti scaturì il rispetto verso gli animali da parte d’induisti e vegetariani, è lo spirito razzista che spinge gli uomini a odiare gli animali, che ci sono parenti, mentre le necessità alimentari sono d’ordine naturale.

Negli uomini, la paura della morte ha fatto nascere delle fantasie dopo la morte, che gli animali non hanno, naturalmente questo non è sufficiente per affermare che gli animali sono più razionali degli uomini; anche gli animali sono capaci di ingannare, in funzione antipredatoria o predatoria, nell’uomo l’inganno può essere un’ottima strategia in commercio, in politica ed in religione.

Anche gli animali, credono ai premi e alle punizioni, ma non nell’aldilà, il rapporto di causa ed effetto tra due eventi ha fatto nascere in uomini e animali le superstizioni ed i tabù,  poi trasmessi culturalmente. L’uomo non apprende solo per esperienza diretta, ma anche per trasmissione culturale, fanno così anche gli animali.

L’uomo ha sbagliato a mettere da una parte se stesso e dall’altra tutto il regno animale, i cani si considerano più simili all’uomo che alle zanzare, anche gli animali hanno un loro linguaggio, anche se più povero di quello umano, però l’uomo ha un linguaggio simbolico che manca agli animali ed è capace anche di astrarre dalla realtà.

I simboli sono segni convenzionali, rappresentano ed hanno relazione con altre cose, sono mezzi di riconoscimento abbreviati d’altre cose, anche le idee sono rappresentate con i simboli che sono usati in matematica, i simboli sono allusivi e hanno rispondenze. Per quanto detto, l’uomo rappresenta la cultura animale più innovativa.

L’imprinting data al neonato è irreversibile e, se si è adottati alla nascita,  può fare attaccare ad una specie diversa dalla propria, anche i topi praticano la trasmissione culturale, che è diversa dell’imprinting, perché non  è irreversibile e si può modificare; gli animali e l’uomo hanno un’eredità genetica ed una culturale, hanno l’evoluzione biologica e quella culturale, l’abitudine culturale diventa patrimonio del gruppo o della specie. L’uomo cambia cultura quando cambia religione o abito mentale.

Il rito è un obbligo eseguito nel gruppo sociale con scrupolosa osservanza, i riti esistono in religione, in politica, in agricoltura, nella vita sociale e sessuale, non sono sconosciuti agli animali; gli animali ritualizzano, in codice mimetico, per allontanare i competitori  e per il corteggiamento, tutti questi riti sono conquiste culturali. I riti esistono in religione, a scuola, nello sport, in politica, negli affari; in diplomazia si chiamano protocolli, sono anche detti buone maniere,  la società umana ha un collante nelle norme di comportamento ritualizzate culturalmente, il rito favorisce la coesione sociale.

Nel cristianesimo sono rito l’eucaristia e la messa, con la ritualizzazione, i membri del gruppo riconoscono la loro identità, cioè si riconoscono perché hanno qualche cosa in comune in quanto  appartenenti allo stesso gruppo; anche per questo la massoneria ha adottato certi riti, il rito è anche una rappresentazione simbolica e conservativa di un vecchio costume;  nell’uomo i riti diventano sacri con il passare del tempo, inoltre, chi officia il rito, ha sempre un’elevata posizione sociale.

L’atto di sottomissione serve a ridurre l’aggressività del più forte, a farsi accettare ed a conservare la propria vita, a definire i rapporti di gerarchia, anche tra le femmine di un gruppo esiste la gerarchia; tra i maschi animali, l’aggressività è spesso ritualizzata, tra gli uomini, i membri di un gruppo stabiliscono il loro rango, poi  nascono le gerarchie, che non dipendono solo dalla forza e dalle capacità, ma purtroppo, anche dal privilegio della nascita. Gli uomini vanno alla ricerca di titoli onorifici, anche gli abiti sono segnalatori dello stato sociale; tra gli uomini, le persone che hanno maggior potere, sono quelle che godono di maggiore autonomia e di maggiore libertà, a questa categoria non appartengono i lavoratori subordinati, ma vi appartengono i baroni e simili.

Tra i segnalatori dello stato sociale in passato vi fu l’età avanzata, considerata come somma d’esperienze, così nacque la casta degli anziani o senato del villaggio, questi anziani erano giudici, legislatori e amministratori, mentre i capi militari erano giovani e forti. L’uomo sociale, oltre il principio d’autorità, cioè di gerarchia, in teoria segue anche quello di competenza, anche se, per nascita, privilegia anche gli incompetenti, gli animali non si comportano così.

Negli animali e nell’uomo, la  condizione di sudditanza al capo branco  può generare una forma di  castrazione psicologica; uomini e animali hanno un senso di proprietà o sovranità sul territorio in cui abitano, chi, dal di fuori, contesta questa sovranità deve iniziare una guerra. La proprietà può essere privata o comune, si riferisce generalmente alla terra, ma anche al prodotto del proprio lavoro ed figli, anche i coniugi sentono di possedersi reciprocamente.

L’uomo modifica la sua cultura più velocemente degli animali, però anche lui è soggetto alla natura ed al processo di selezione naturale,  l’evoluzione biologica è molto più lenta, dove c’è più cultura, vi è un più prolungato contatto tra genitori e prole. L’uomo primitivo seppelliva i morti per sottrarli ai predatori, non perché credeva all’altra vita, offriva ai morti generi alimentari, come omaggio e come si fa oggi con i fiori, non perché credeva che li mangiassero; primitivi e animali sono osservatori della natura e non sono idioti, i primitivi sapevano che questi alimenti deperivano sulle tombe.

Quando si riduce la biodiversità genetica all’interno di una specie, questa è a maggiore rischio d’estinzione, anche la diversità d’esperienze può essere utile all’uomo, anche le differenze ambientali costruiscono gli individui. L’intelligenza è comune ad uomini e animali, esiste solo una differenza di grado, l’uomo è più creativo e razionale, però non lo sono tutti gli uomini in eguale misura. Le specie animali hanno diversi gradi d’intelligenza e gli animali non sono allenati ad essere intelligenti; animali, primitivi e bambini vivono prevalentemente nel presente, l’uomo maturo guarda anche al suo passato e al suo futuro, fa progetti  e programma le sue azioni e la sua esistenza.

Le nuove specie e le nuove razze nascono quando degli individui della stessa specie si separano  e vanno ad abitare in ambienti diversi, quando s’incontrano di nuovo si combattono, perché l’uomo  tende a combattere i diversi, così nasce il razzismo, il quale viene anche dal senso di superiorità.

Il monoteismo fu rappresentato dal cielo in Cina, dove l’imperatore era figlio del cielo, e dal sole in Giappone, Egitto, America latina e Persia, rappresentato anche dalla croce. L’istituto monarchico, l’unità nazionale, lo Stato e l’impero favorirono l’avvento del monoteismo, infatti, quando esistevano le comunità di villaggio, dominavamo dei locali; la monarchia, come qualunque potere assoluto, si basa sul monopolio politico, lo raggiunge anche poggiandosi su una religione.

Nelle religioni monoteiste, il pluralismo spesso si è ricostituito per domanda di popolo, per ipostatizzazione o personificazione di qualità o emanazioni di Dio, così nacquero l’Angelo di Dio, la Sapienza di Dio, la Provvidenza di Dio, lo Spirito di Dio, la Parola o il Verbo di Dio; Filone d’Alessandria aveva considerato il logos o verbo alcune volte come emanazione da Dio, altre volte come persona distinta da Dio, anche se di natura divina, l’evangelista Giovanni affermò che il logos era Cristo

Il popolo non desidera un Dio troppo distante dalla sua vita di tutti i giorni, non è deista e vuole un Dio personale e divinità di rango inferiore; come il cristianesimo, anche il buddismo trasformò dei locali in santi protettori buddisti, dappertutto, dalla personificazione delle forze di natura, nacquero dei in forma umana.

L’ideologia nasce quando i tempi sono maturi, è costruita su un’idea, quando è adottata dagli uomini di potere è imbalsamata, quando è adottata dagli uomini comuni diventa una moda, serve a tenere gli uomini uniti attorno ad un partito. Anche la scienza vive di congetture e ipotesi non sperimentate, a volte sembra cadere nella metafisica e segue ancora le intuizioni; la verità a volte sembra irraggiungibile, però si può raggiungere gradualmente liberandoci dalle mistificazioni, dai dogmi, dalle mode culturali e dai condizionamenti sociali.

La verità non fa scoppiare la rivoluzione, è solo provocatoria, spesso una verità dissacrante fa solo ridere, però indispone le persone integrate in un partito che preferiscono continuare a dormire. La religione è la credenza in un ordine soprannaturale delle cose e nasce dove il sacro è diviso dal profano, se il sentimento religioso è innato,  la religione concreta è un prodotto culturale, anche se è sincretica, perché tributaria d’altre culture.

All’inizio le credenze religiose erano scarne e i primitivi ignoravano anche la teologia e la mitologia, credevano agli spiriti; per Nietzsche, la religione segna la preistoria dell’uomo, mentre la morte di Dio segna la storia, quando l’uomo diventa padrone del suo destino; anche per Comte e i positivisti credere in Dio disumanizza l’uomo, perciò la salvezza dell’uomo esigerebbe la morte di Dio.

L’uomo è combattuto da impulsi contrastanti, la paura di essere mangiati spinse l’induismo al rispetto della vita animale, secondo il principio: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”; però in guerra gli uomini spesso esorcizzano la paura della morte, provocando la morte d’altri uomini.

Leibniz, Freud e la psicologia affermano che Dio rappresenta il padre, Dio è il sovrano universale, padrone di tutte le cose, chiamato dai fedeli padre nostro, è un padre eccellente e ideale che dà protezione; patria, padrone e padrino derivano da padre, sembra perciò che nell’uomo ci sia anche una domanda di governo, di protezione e di gerarchia, concetti modellati sulla figura del padre eccellente. Infatti, Confucio difendeva la famiglia e l’autorità del padre, le femministe hanno voluto distruggere l’autorità del padre e quella maritale, solo questa rivoluzione è riuscita.

Non c’è adorazione tra uomini uguali, solo chi è più forte può proteggere, il debole non protegge il forte, il rapporto di gerarchia naturale serve a definire il rapporto tra forte e debole, il principio d’autorità ha natura religiosa; la maggior parte degli uomini e delle donne chiedono di essere protetti, gli uomini temono l’antropofagia evoluta degli altri uomini e perciò si mettono nelle mani del potere che li sfrutta; nell’età patriarcale era sentita l’autorità del capo della famiglia, gli avi erano divinizzati, gli anziani erano esaltati.

La rivoluzione non è riuscita contro i padroni e contro lo Stato, che sono ancora là, ma contro il marito e il padre si, i figli si sono sbandati, non hanno più modelli di riferimento, ci avviciniamo non all’eguaglianza tra marito e moglie, ma al matriarcato e il mondo non sarà migliore; le femministe hanno compiuto un disastro, perché la famiglia, il primo nucleo sociale naturale, come tutte le società, si reggeva sul principio d’autorità, piuttosto che sull’eguaglianza tra i coniugi.

La famiglia era da salvaguardare perché era esistita prima dello Stato, invece è stato salvaguardato lo Stato ed è stata distrutta la famiglia. In famiglia esiste una gerarchia naturale, se non comanda il padre, perché tollerato o assente, comanda la madre, inoltre i figli maggiori comandano su quelli minori.

Ha detto il Dalai Lama che le religioni sono delle medicine per lo spirito e Jung che sono medicine per la psiche, perciò chi è sano non ha bisogno di religioni; per Jung, le personalità introverse e  contemplative hanno la fede religiosa, anche Krishna divideva gli uomini d’azione da quelli di devozione; la religione ha fatto dell’irrazionale una verità superiore (“Il vangelo secondo la scienza” di Piergiorgio Oddifreddi).

Il misticismo è il tentativo di avere una comunicazione diretta con la divinità, è comune tra quelli che hanno un senso poco sviluppato della realtà, come avviene per i bambini e gli psicotici; lo scopo ultimo del misticismo è il raggiungimento dell’estasi, è la sublimazione della libido e, a volte, può produrre orgasmo, Freud affermava che la religione è la manifestazione della nevrosi collettiva.

La fede religiosa è stata favorita dall’oppressione, dallo sfruttamento, dalla povertà, dai sogni, dalla paura della morte e  del lavoro;  per la Bibbia in Eden e nel regno di Dio l’uomo era immortale e liberato dal lavoro fisico o subordinato, il mito svela che l’uomo vede come angosciosi la morte e il lavoro fisico o subordinato che, nella sua organizzazione più alienante, è sempre una forma di schiavitù. Furono i rabbini, contravvenendo a Genesi e alla comune opinione dei romani, a rivalutare il lavoro fisico.

In India ci sono popoli che professano più di una religione, forse questo costume favorì il sincretismo religioso, tra i greci c’erano templi in cui si adorava più di una divinità, credenze religiose passarono da una religione all’altra e da un popolo all’altro. Quando gli ebrei occuparono  Canaan, retrocessero le divinità locali a demoni; in Israele il potere non era alleato con i sacerdoti ma era rappresentato dai sacerdoti, lo Stato non era confessionale ma teocratico, in realtà, poiché il governo di Dio è un’astrazione, governavano i suoi vicari sacerdoti, con pieni poteri.

Filosofia vuol dire ricerca, è un tentativo di ordinare il mondo in una visione razionale, unitaria e sintetica, invece la scienza è specializzata e procede lentamente e metodicamente, sono esistiti filosofi scienziati e la filosofia tende a cedere terreno alla scienza. Aristotele sosteneva che le nostre conoscenze derivano dall’esperienza; seguirono il metodo deduttivo e intuitivo Aristotele e Leonardo da Vinci, furono induttivi e sperimentali Socrate, Galileo, Bacone e Hobbes.

In scienza  le ipotesi si fondano sulle intuizioni, fanno tornare quindi alla scienza deduttiva e alla filosofia, infatti, non tutto è sperimentabile, ad esempio sull’origine e sulla fine dell’universo. Ardigò ha affermato che con l’istruzione e l’educazione si distrugge l’originalità creativa dell’individuo, la responsabilità di questo disastro è addebitabile allo Stato ed alla Chiesa, i due fratelli siamesi.

Poiché le leggi dell’universo sono sempre le stesse, anche se paiono infinite, la conoscenza dell’uomo dovrebbe tendere alla conoscenza assoluta, se non si autodistrugge prima; non la pensavano così Spencer, Pascal, Montesquieu e Kant, eppure un lago senza affluenti si può svuotare anche con un cucchiaio, purché non si abbia fretta.

Per ragione di potere e di privilegi, oggi pare che in Italia sia stato firmato un armistizio tra scienza e religione, nel senso che la scienza indaga sulla materia e la religione sullo spirito; inoltre, la scienza pare operare con molto tatto e spirito timoroso e reverenziale verso la religione che domina sullo Stato.

La religione è sempre servita a tenere uniti ed a legare, è sempre stata uno strumento di coesione sociale, soprattutto quando il lavoro era visto come fatica e il governo come un’oppressione. Le religioni inventarono le cerimonie d’iniziazione o riti di passaggio e di purificazione, come la nascita, la pubertà, il matrimonio e la morte, chiamati sacramenti dai cristiani; i sacramenti rendono indispensabile la presenza di sacerdoti celebranti, che perciò ne hanno fatto commercio.

Il totem della tribù era l’animale protettore, dal totem animale nacque la divinità a forma d’animale e lo stemma della case nobiliari, Zeus era stato anche toro ed aquila, Geova era stato toro, il pesce era stato il totem dei pescatori palestinesi, in India all’inizio il dio Visnù aveva l’aspetto di pesce, anche Cristo fu rappresentato con un pesce. In un secondo tempo queste divinità divennero antropomorfe, probabilmente l’associazione al toro ed al pesce nasceva dall’importanza di questi animali in certe economie, perciò furono assunti come totem e come protettori locali, il toro rappresentava anche la forza fisica e riproduttiva.


 

CAPITOLO 2

L’EBRAISMO

 

Il culto dei cananiti, abitanti la Palestina prima degli ebrei, era diretto verso Astante ed i geni locali o Baal; la divinità specifica si riconosceva aggiungendo a Baal, che significava Signore, un nome specifico, ad esempio Baal Zebub o belzebù era il signore delle mosche. Il tutto dava origine ad un politeismo assai ricco, questo, con l’evoluzione economica, demografica e statuale, si evolse in un politeismo meno radicato ad un luogo specifico e più universale; tra i cananei  il dio del grano era Dagon, il dio della fortuna era Gad, Geova era il dio dei gebusei, che dominavano Gerusalemme prima degli ebrei, in origine era rappresentato da un toro.

Gli israeliti giunsero nelle terra promessa da Dio ad Abramo, all’inizio furono politeisti, poi  monolatri, cioè avevano un solo dio per loro, in un rapporto esclusivo, poi divennero monoteisti, cioè credettero ad un solo Dio nell’universo per tutti. Al tempo di Gesù in Palestina vivevano meno giudei che nel resto del mondo, sembra che la diaspora abbia accompagnato da sempre la vita degli ebrei, c’erano ebrei sparsi in Egitto, Babilonia, Grecia, Roma, Siria, ecc., ce n’erano soprattutto ad Alessandria d’Egitto, gli ebrei sono stati sempre di casa in Egitto; nel 70 d.c. la diaspora aumentò con la distruzione d Gerusalemme.

A Gerusalemme, sotto gli Asmonei, divenne abbastanza accettata l’idea della retribuzione dopo la morte, dell’immortalità dell’anima e del giudizio ultraterreno, personale e universale; in precedenza,  per ebrei, greci e romani, nel regno dei morti o Sceol, Ade, Averno o Inferi, vi erano state solo le ombre dei defunti, senza separazione di sorte tra buoni e cattivi.

Dopo gli egiziani, anche Zoroastro o Zaratustra (VII secolo a.c.) parlò di giudizio individuale delle anime dei morti, i buoni erano ammessi alla presenza di Dio, i cattivi erano precipitati all’inferno, parlò di un giudizio universale e collettivo che avrebbe colpito tutta l’umanità, i corpi resuscitati si sarebbero riuniti alle loro anime; queste idee furono raccolte da filosofi greci e dai farisei e furono respinte dai sadducei.

Sulla scia di Zoroastro, alla vigilia dell’era volgare l’Ade dei greci si era evoluto, perché ospitava tartaro e campi elisi, il primo riservato ai cattivi, il secondo ai buoni, a questo tipo d’oltretomba s’ispirarono i cristiani, anche Dante prese dai persiani l’idea dell’inferno.

Perché fosse capita dal popolo, nelle sinagoghe la legge era tradotta in aramaico, si pregava orientati verso Gerusalemme, ci si recava dalla provincia al tempio una volta l’anno, a Pasqua, e nella sinagoga locale quando si effettuava la lettura della legge e per le festività religiose, spesso associate al ciclo agricolo. Durante la vita nomade nel deserto, si erano eretti altari provvisori con delle pietre, il tabernacolo era un santuario portatile che conteneva l’arca santa.

Ogni festa religiosa era una rievocazione, le preghiere erano collettive ed erano esaltazioni di Dio, benedizioni di Dio e promesse d’obbedienza, non richiese di miracoli; l’iniziazione religiosa avveniva a 13 anni e poi si diveniva adulti, si poteva leggere la legge  in sinagoga e sposarsi, gli studi dei ragazzi iniziavano a cinque anni e si concludevano a dodici,  includevano la storia del popolo ebraico, da Adamo e Mosè, e la legge.

La bibbia ebraica fu impostata nel VI secolo a.c. a Babilonia, durante la cattività babilonese, la storia di Eva, di Noè, della torre di Babele, della nascita di Mosè, sono tutte ripetizioni di favole sumero-babilonesi, i libri sacri sono il risultato di continue aggiunte e correzioni, non abbiamo gli originali. Gli ebrei erano stati nomadi, pastori e mercenari; eber, da cui deriva il termine di ebreo, significava appunto errante. Come i popoli cananiti, gli ebrei offrivano in sacrificio i primogeniti degli animali domestici e dei figli maschi ad Astarte e Moloc, poi l’usanza fu soppressa dai sacerdoti di Geova e sostituita con il riscatto dei primogeniti, cioè una tassa a favore del tempio.

Secondo la bibbia, Abramo, nipote di Noè, dalla campagna di Ur, in Mesopotamia, si diresse prima nel deserto del Neghev, poi entrò in Egitto e seguendo l’antico costume, si offrì di sacrificare a Dio suo figlio Isacco; la tribù di Abramo rimase nel deserto del Neghev per due secoli, finché Giuseppe, figlio di Giacobbe o Israele  non divenne viceré d’Egitto e così chiamò gli ebrei in Egitto. In Egitto, gli ebrei colonizzarono il delta orientale del Nilo, o terra di Gessen, poi, al tempo di Mosè, furono espulsi dal paese, forse erano stati al servizio degli Hicksos invasori, che erano semiti come loro.

Sul monte Sinai, Mosè ricevette da Dio le tavole della legge,  fu il  primo legislatore e riformatore religioso d’Israele, che raccolse le leggi consuetudinarie del popolo; in precedenza il suo popolo aveva adorato il toro, il vitello e il serpente; Mosè rimase  quarant’anni nel deserto e morì prima dell’invasione della Palestina ad opera del suo successore Giosuè. In realtà le varie tribù si stanziarono in Palestina in tempi diversi e poi si confederarono, la prima ad entrare fu la tribù di Giuda a Sud, che metabolizzò il culto di Geova, già praticato dai gebusei di Gerusalemme.

Né Noè, né Abramo, né Mosè sono personaggi storici, Mosè potrebbe anche essere stato un notabile egiziano espulso dal suo paese, infatti, il suo nome potrebbe non essere ebraico, la leggenda afferma che era stato abbandonato nelle acque, come re Sargon di Babilonia, e poi adottato dalla famiglia del faraone. Mosè, che aveva metabolizzato le credenze egiziane sul culto del sole, impose il monoteismo, fondò il potere dei sacerdoti leviti e creò il partito dei nazareni, uomini consacrati a Dio, che non bevevano alcolici e avevano i capelli lunghi.

Nella bibbia gli eroi erano partoriti da donne sterili fecondate da Dio, così accadde ad  Isacco, Esaù, Giacobbe, Sansone e Giovanni Battista, invece si afferma che Gesù nacque da una vergine, com’era nella tradizione dei salvatori o soters pagani delle religioni misteriche. Al tempo del profeta Samuele, gli ebrei chiesero un re, al posto dei giudici che li governavano; fino allora, profeti e giudici erano appartenuti al partito dei sacerdoti, i sacerdoti si sentivano minacciati dalla richiesta, poi accettarono, a condizione che fossero loro a scegliere il re, in pratica lo volevano loro fantoccio.

Il primo sovrano, Saul, fu unto dai sacerdoti con olio sul capo, in segno di consacrazione, da questa unzione regale derivò il titolo di unto o messia o Cristo, Saul governava sulle dieci tribù del nord, dette Israele, e aveva Ebron come capitale, mentre a sud, la potente tribù di Giuda, rimase inizialmente fuori della federazione. Saul governò per dieci anni e fu destituito dai sacerdoti e da Samuele che unse, come nuovo re, il pastore Davide di Betlemme di Giuda, che si era distinto  nella guerra contro i filistei; Davide estese la federazione alla Giudea e spostò la capitale a Gerusalemme in Giudea.

Davide era un libertino, era legato sessualmente a Gionata, figlio di Saul, sposò la figlia di Saul, Mikal, regnò 40 anni, ma le tribù del nord gli erano ostili, non sopportavano le tasse di Gerusalemme e miravano a tornare indipendenti; il re proclamò erede il suo secondogenito Salomone, al posto del primogenito Adonia, che fu ucciso da Salomone per eliminare un pretendente al trono. Il governo di Salomone si reggeva su dodici prefetti, dislocati presso le tribù, il costo della sua corte, delle sue numerose opere pubbliche e del tempio che costruì, pesavano sulla pelle del popolo; con l’aiuto dei fenici, che fornirono legno e architetti, in sette anni realizzò un tempio maestoso.

Salomone teneva relazioni con il re di Tiro, con la regina di Saba e con il faraone, aveva innumerevoli concubine e mogli, tra le quali anche una figlia del faraone, suo figlio Roboamo, adorava Astarte e Moloc e quando gli successe, rifiutò al nord la riduzione delle tasse, così fu la secessione d’Israele. Nell’880 il regno d’Israele al nord fissò la capitale  in  Samaria ed eresse un altro tempio a Geova a Garazim, nel 722 a.c. gli Assiri occuparono il paese, deportarono la popolazione e ne fecero immigrare dell’altra dagli altri paesi dell’impero; nel 586 a.c. la Giudea cadde sotto i colpi dei babilonesi di Nabucodonosor, che  distrusse Gerusalemme e deportò 20.000 ebrei, tra maggiorenti e artigiani.

Durante la cattività babilonese, che durò cinquant’anni, nacque la bibbia ebraica ed il talmud  babilonese, nel 540 a.c. Ciro il Grande di Persia fece ritornare gli ebrei in Giudea, guidati da Zerobabele, discendente di Davide, i giudei, ricostruirono il tempio; Erode il Grande, al tempo di Cristo, lo ristrutturò; nel 70 d.c. e nel 135 d.c. i romani distrussero di nuovo città e tempio, sterminarono tanti ebrei e ne deportarono altri come schiavi. I re d’Israele e Giuda erano stati idolatri e la religione ebraica s’impose definitivamente solo al tempo dei riformatori religiosi  Esdra e Neemia, cioè al ritorno dalla cattività babilonese, i sacerdoti  distrussero gli idoli, stesero la Bibbia e svilupparono la tradizione orale del Talmud.

Al tempo di Davide, gli ebrei si portavano dietro su un carro, durante le campagne militari, l’arca dell’alleanza, che conteneva le tavole della legge; presso gli ebrei esisteva la schiavitù dì guerra, quella di nascita, quella di mercato e quella per debiti; adulterio, incesto, bestemmia  e apostasia erano puniti con la morte, i matrimoni misti erano scoraggiati. Com’era costume, gli ebrei in guerra offrivano la pace in cambio di tributi, se costretti alla guerra uccidevano i maschi e facevano schiavi donne e bambini.

Durante la diaspora, la propaganda religiosa si svolgeva in assemblee cittadine o ecclesie, come quelle d’Alessandrina, Corinto, Efeso, Damasco, Antiochia e  Gerusalemme, poi rimpiazzate dalle sinagoghe; nel IV secolo a.c. all’interno dell’ebraismo, maturò una corrente spirituale ed una  nazionalista, entrambe  si richiamavano ai profeti, nel 168 a.c., i nazionalisti Maccabei unificarono le due correnti, divenendo capi temporali e spirituali.

Il tempio di Gerusalemme fu completato da Salomone, nel 586 a.c. fu distrutto da Nabucodonosor, nel 516 a.c. fu ricostruito, era il secondo tempio, nel 19 a.c. il tempio fu ristrutturato da Erode il Grande, era il terzo tempio, nel 70 d.c. fu distrutto dai romani di Tito; nel 1119 i  templari o cavalieri di Cristo si stabilirono nel sito del tempio, ove era sorta la moschea di Al-Aqsa.

Gli ebrei di Giudea erano più chiusi verso il mondo ellenistico, rispetto agli ebrei ellenizzati della diaspora e d’Alessandria, la chiesa adozionista di Gerusalemme non è mai esistita; gli ebrei di Giudea avevano un atteggiamento di superiorità verso quelli di Galilea, terra di ribellione, che aveva anche una popolazione pagana, e verso i gentili. Nell’impero, gli ebrei rappresentavano una minoranza molto numerosa, su sei milioni di ebrei, allora solo un milione viveva in Palestina; grazie alla presenza di una numerosa diaspora, nel III secolo a.c. l’antico testamento fu tradotto in greco ad Alessandria.

Alla morte di Alessandro (332-323 a.c.), quattro suoi generali si divisero l’impero, la Palestina toccò ai seleucidi siriani e, tra questi, Antioco IV Epifane (215-164 a.c.) proibì pratiche religiose ebraiche, la circoncisione, il rispetto del sabato ed i divieti alimentari; si rivoltarono i Maccabei, di famiglia sacerdotale e discendenti da Davide, Giuda Maccabeo liberò la Palestina dai seleucidi e fondò la dinastia asmonea, che però, a causa del trasformismo della politica, con il tempo accettò costumi ellenistici.

In Israele, come nel resto del mondo antico ed in Egitto, la classe dirigente e parassitaria era proprietaria della terra ed era destinataria di entrate fiscali, questa classe dirigente ruotava attorno al tempio di Gerusalemme, dov’era il Sinedrio o consiglio dei sacerdoti e degli anziani.

Nel 63 a.c. Pompeo riuscì ad imporre al regno degli asmonei il protettorato romano, prima conteso tra Ircano II, sostenuto dai romani, e suo fratello Aristobulo II, ci fu una rivolta, repressa da Pompeo. Alla morte di Aristobulo II, la lotta contro Ircano II continuò con Ezechia; Erode il grande, sostenuto dai romani, mise a morte Ezechia, al quale successe suo figlio Giuda il galileo, nel 40 a.c. Erode il grande salì sul trono.

Nel paese era diffusa l’odio verso le tasse ed i romani, i contadini erano oppressi dai debiti e dai proprietari terrieri, perciò si davano al banditismo o alla guerriglia; i romani si appoggiavano sui latifondisti e sulle famiglie sacerdotali, cioè sui notabili locali, il tempio attraeva parassitariamente ricchezze da tutto il paese.

La presenza di schiavi peggiorava le condizioni dei contadini liberi ma poveri, tanti si riversavano in città e contavano sulla carità privata, anche perché a Gerusalemme mancava la carità pubblica degli imperatori romani conosciuta a Roma; il prefetto romano viveva a Cesarea e si recava a Gerusalemme nelle grandi festività.

Alla morte di Erode il grande, Giuda il galileo diresse una rivolta esseno-zelota ed il proconsole della Siria, Quintilio Varo, fece crocifiggere Giuda e 2.000 suoi sostenitori; il suo posto fu preso dal suo primogenito Giovanni e dai suoi sei fratelli, uccisi a loro volta dai romani, l’ultimo dei quali, Menahem, morì nella rivolta del 66, dopo essere stato acclamato re durante l’assedio romano di Gerusalemme.

I farisei facevano proselitismo, osservavano sabato, circoncisione e purità, aspettavano il regno di Dio ma non avevano le attese apocalittiche degli esseni, credevano al libero arbitrio; secondo le scritture, i farisei Nicodemo, Simeone e Giuseppe d’Arimatea erano amici di Gesù.

Gli scribi o dottori della legge, nacquero durante l’esilio babilonese, favoriti dalla lontananza dal tempio, erano studiosi della scrittura, la interpretavano, la insegnavano e affiancavano i giudici; alcuni di loro erano sacerdoti ma la maggioranza erano laici, portavano il titolo di rabbi o maestro, generalmente gli scribi erano farisei e facevano parte del Sinedrio con sadducei e farisei.

Gli zeloti, creati da Giuda il galileo, erano guerriglieri e terroristi, erano partigiani che lottavano per l’indipendenza d’Israele, svolsero un ruolo importante nella rivolta del 66-70 d.c., sono stati citati da Giuseppe Flavio nella sua opera: “Antichità Giudaiche”; dopo la caduta di Gerusalemme, perirono nella fortezza di Masada (73 d.c.), nel deserto di Giuda.

I costumi degli ebrei, a causa della loro religione, li facevano distanti dagli altri popoli, il che faceva nascere la diffidenza degli altri nei loro confronti, però queste cose sono accadute anche per altri popoli; tante volte le varie colture, dopo aver asservito l’uomo al loro interno, si sono scontrate tra loro, naturalmente sempre per interesse. L’unità ed il monopolio politico e religioso si basano sull’intolleranza, nascono  dalla convinzione di essere i soli depositari della verità, scagliando così all’inferno o in carcere gli oppositori, è accaduto con il cristianesimo, con il fascismo, con il comunismo e con l’islamismo.

Il manicheismo ha spinto gli uomini a vedere i peggiori difetti negli avversari e le virtù nel proprio gruppo, per gli ebrei, il prossimo erano gli altri ebrei, anche per i cristiani, l’amore, per lo più, era riservato ai soli cristiani della propria corrente, dagli altri ci si doveva difendere,  i favori si fanno solo all’interno del proprio partito.

Il sincretismo cristiano fu preceduto da quello ebraico, anche la religione giudaica si è formata con l’apporto di fenici, egiziani, babilonesi, persiani e greci; gli ebrei furono nominati, per la prima volta, su iscrizioni egiziane del XIV secolo a.c. e Israele nel 1225 a.c., allora la  Palestina marittima era la terra dei filistei, forse originari di Creta,  mentre gli ebrei erano nomadi e pastori.

Nel XII secolo a.c. ci furono le invasioni degli Hyksos in Egitto, dei dori in Grecia e degli indù in India, gli ebrei avevano adorato il serpente ed il toro ed i sacerdoti leviti erano stati legati al culto del serpente, infatti,  Leviathan vuol dire serpente maestoso; gli ebrei maturarono definitivamente il monoteismo con la monarchia e l’unità del paese.

Con l’occupazione del loro Stato da parte dello straniero e la loro dispersione o diaspora, gli ebrei migrarono in tutto il mondo conosciuto, anche in India ed in Cina, furono riformatori religiosi Abramo, Mosè, Ezechia, Giosia, Esdra e Neemia; artefici delle riforme furono profeti e legislatori legati alla casta sacerdotale.

Mosè non è un personaggio storico, in egiziano il suo nome pare voglia dire figlio, forse fu un intellettuale monoteista egiziano espulso dall’Egitto che si portò dietro gli ebrei stanziati sulla terra di Gessen, sul delta orientale del Nilo. Gli ebrei in Palestina fecero una federazione di dodici tribù, poi adottarono l’istituto monarchico, ci fu la secessione d’Israele a nord, la debellatio di questo stato per mano assira, con la deportazione degli abitanti, mentre i samaritani furono fatti immigrare in Israele. I samaritani consideravano ispirati solo i libri del pentateuco, mentre, per gli ebrei, i libri del canone sono 24, i samaritani adoravano Dio sul monte Garizim e a Sichem, mentre i giudei lo adoravano a Gerusalemme, però i samaritani conservarono anche l’idolatria.

Dopo la divisione dello Stato, profeti come Isaia e Michea, legati alla casta sacerdotale, difendevano Geova e le sue leggi e profetizzavano la venuta di un salvatore che replicasse le imprese nazionaliste di Davide ed il riscatto d’Israele, asservita allo straniero. Nel VI secolo a.c. Giuda cadde sotto i babilonesi, mentre Israele al nord era già caduto sotto gli assiri e di dieci tribù si perse la sorte, la parte migliore e più colta del popolo giudeo fu deportata a Babilonia, dove gli ebrei appresero la mitologia babilonese e la religione del riformatore persiano  Zaratustra. Da notare che nel VI secolo a.c. erano nati Pitagora, Zaratustra, Budda, Lao Tsè e le loro idee si diffusero, anche i giudei diffusero allora le loro idee a Babilonia ed in Persia.

Babilonia fu sconfitta dalla Persia e, dopo cinquantenni d’esilio, nel 539 a.c. i giudei tornarono sulla loro terra, nel 333 a.c. Alessandro sconfisse il persiano Dario III e costruì un immenso impero, che però non sopravvisse alla sua morte e si spaccò; la Palestina fu prima  sotto i tolomei egiziani e poi sotto i seleucidi siriani.

In questo quadro crebbe l’attesa del salvatore o messia, il partito degli asidei portò avanti l’escatologia messianica, l’attesa si concretizzò nella rivolta contro i seleucidi da parte della famiglia dei Maccabei, che ottenne l’indipendenza del paese e unificò la carica sacerdotale con quella reale. Gli asidei avevano sostenuto il movimento dei maccabei,  però, diversamente da esso, erano per la separazione dei poteri; chiuso il periodo dei maccabei e dei successivi asmonei, dagli asidei nacquero, per scissione, farisei ed esseni, che rimasero in antitesi con la classe sacerdotale, i cosiddetti sadducei, ancorati alla tradizione religiosa ebraica.

I farisei credevano alla resurrezione dei corpi ed all’immortalità dell’anima, per loro quella dei buoni passava in un altro corpo, mentre quella dei cattivi era condannata al castigo eterno; i sadducei negavano il destino e credevano al libero arbitrio, negavano la sopravvivenza dell’anima, l’inferno e la resurrezione. Mentre i monaci esseni  del Mar Morto erano con i poveri, i sadducei affermavano che la ricchezza economica era un segno del favore di Dio, diversamente dai farisei, seguivano  l’interpretazione letterale della bibbia; con gli erodiani, i sadducei costituivano la classe dirigente ed aristocratica del paese, erano i collaborazionisti dei romani.

I sadducei prendevano il nome da Sadoc, primo sacerdote al tempo di Davide, e costituivano l’aristocrazia religiosa del tempio di Gerusalemme, erano compromessi con il potere politico, perciò erano contro le rivolte e contro le riforme, non vedevano di buon occhio nemmeno il messianismo.

I farisei erano contro il dominio straniero, però ai romani (Flavio) apparivano come neutrali, in realtà, a volte si schierarono, anche con le armi, con i nazionalisti, attendevano un salvatore nazionale, osservavano il sabato e la circoncisione; come luogo di culto, avevano le sinagoghe, dove si commentavano le scritture; tra loro, i più eminenti erano gli scribi o dottori della legge.

Come i sadducei, gli erodiani, esattori dei romani, rappresentavano la parte reazionaria e conservatrice della società giudaica, gli zeloti erano nazionalisti ribelli e guerriglieri contro i romani, la loro ala estremistica erano i sicari. Gli esseni erano un movimento nazionalista monastico e ascetico-spirituale, però  parteciparono alle operazioni militari contro i romani. Negli anni 70-73 d.c., nella fortezza di Masada, zeloti, esseni e parte dei farisei resistettero assieme contro i romani; gli esseni ospitavano anche fuoriusciti zeloti, quindi vissero a loro contatto, probabilmente Giovanni Battista, citato da Giuseppe Flavio, fu loro seguace.

Gli zeloti erano nazionalisti e rivoluzionari, erano ostili verso il potere, aspettavano il messia e propugnavano la lotta armata; per impedire il recupero dei debiti, incendiarono gli archivi pubblici, estorcevano riscatti ai ricchi ed incendiavano le case dei loro oppositori. Contadini spossessati dai creditori e schiavi organizzarono bande armate zelote in Galilea, che assalivano le carovane; gli zeloti erano contro i collaborazionisti dei romani, contro le ingiustizie sociali, per la restaurazione monarchica di Davide e per la teocrazia; erano fondamentalisti, per loro la resistenza ed il terrorismo erano un dovere verso Dio.

Al tempo di Cristo, i sicari, da sica o pugnale, erano pugnalatori zeloti, detti anche iscarioti, secondo Flavio, si mescolavano alla folla e colpivano alle spalle i loro avversari; nell’Islam, gli assassini erano i mangiatori di Hashish, una setta sciita agli ordini di un vecchio della montagna che si drogava con l’hashish prima delle sue azioni terroristiche; il fanatismo religioso del monoteismo ha partorito sempre la violenza.

Invece i farisei generalmente erano patrioti più moderati e attendisti, nelle rivolte però alcuni di loro si unirono agli zeloti; singolarmente, i vangeli criticano sadducei e farisei ma non gli zeloti, però alcuni apostoli sono presentati come zeloti, probabilmente gli autori ellenizzati delle scritture cristiane avevano simpatie per questi patrioti del partito d’azione, anche se non ne esaltavano le azioni (Flavio).

Gli esseni avevano una comunità monastica a Qumran, sul Mar Morto, con la filiale dei terapeuti d’Egitto e rappresentanze nelle città, i loro scritti andavano dal III secolo a.c. al I secolo d.c., durante l’oppressione di Antioco IV (168-134 a.c.) i loro capostipiti asidei furono a fianco dei Maccabei; gli asidei erano stati difensori della legge e terapeuti, da loro derivarono gli esseni, detti anche nazareni o consacrati; si ritirarono nel deserto e si diedero una regola che attendeva due messia, uno sacerdotale di Aronne ed un altro regale di Davide.

Gli asidei erano contro agli asmonei, che avevano unificato i due poteri, erano per la separazione dei poteri; volevano difendere l’ebraismo dalle influenze pagane, si opposero al successore di Giuda Maccabeo, cioè a suo fratello Gionata Maccabeo, che si avvicinò ai seleucidi e unificò sul suo capo la carica di sommo sacerdote con quella di re.

Dal 134 al 31 a.c. gli asidei si erano diffusi anche in Siria e Damasco, erano detti i puri, poi, come esseni, si estesero a Qumran; quando scoppiò la lotta tra farisei e Giovanni Ircano I (morto nel 104 a.c.), che pure aveva unificato i due poteri, gli esseni si avvicinarono ai farisei; sotto Erode il Grande (31-4 a.c.) assunsero aspetti monastici, dedicandosi a studi e preghiere, e furono da lui protetti.

Nel periodo della lotta degli zeloti (4 a.c.-73 d.c.), la comunità essena ospitò zeloti, con cui gli esseni si allearono in un’atmosfera messianica, redassero il rotolo della guerra e si dicevano i figli della luce contro i figli delle tenebre.

Dopo la morte di Giuda di Gamala, avvenuta nel 6 d.c., o 19 a.c. (secondo Unterbrink), Qumran divenne quartiere generale zelota, era a 30 km da Gerusalemme, da lì Menahem, ultimo figlio sopravvissuto di Giuda, si diresse verso Gerusalemme, dove fu incoronato re ma perì per mano dei romani nel 66; nel 73 il nipote di Giuda, Eleazaro, perì suicidandosi assieme ai suoi, nella fortezza di Masada assediata dai romani.

I romani distrussero Gerusalemme, Qumran e Masada, dal 132 al 135 ci fu ancora una rivolta del messia Simone Barcocheba, sostenuto da zeloti e da alcuni farisei come Akiba, gli esseno-zeloti rioccuparono Qumran che fu definitivamente distrutta dai romani.

Gli esseni erano dualisti, rifiutavamo i sacrifici ed erano contro i sacerdoti, avevano il battesimo e una cena con pane e vino, generalmente erano celibi, però ce n’erano anche di sposati tra loro; secondo Flavio erano una pacifica comunità monastica, però Flavio non è sempre attendibile, il loro rotolo della guerra voleva lo sterminio dei figli delle tenebre, inoltre erano contigui con gli zeloti.

Giovanni Battista, cugino di Gesù, è citato da Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche 18, 116-119) il passo non è generalmente ritenuto falso, quindi il Battista potrebbe essere personaggio storico; secondo Matteo operava nel deserto di Giuda, vicino Qumran, battezzava come gli esseni, aspettando il regno di Dio, forse era un esseno; non ebbe niente a che fare con Gesù che non è mai esistito.

I sinottici affermano che Battista battezzò Gesù e riconobbe Gesù come Messia; dalle scritture sembra che Gesù e alcuni suoi discepoli furono discepoli di Battista e poi si staccarono da lui, infatti, il battesimo era anche una cerimonia d’iniziazione. E’ probabile che fu il Battista a scegliere una vita autonoma rispetto al monastero degli esseni. Battista non conobbe Cristo, nei secoli a venire; i rapporti tra cristiani e battisti furono conflittuali e, contrariamente a quanto riporta Giovanni, gli eredi di Battista, come i mandei dell’Irak, non riconobbero e non riconoscono Cristo come messia.

Nel 60 a Cesarea scoppiarono disordini tra greci ed ebrei, che finirono in un massacro, nel 66 ci fu la rivolta in Giudea e la guarnigione romana fu sopraffatta, Nerone affidò il compito della repressione a Vespasiano, che dal 67 al 68 prese la Galilea, poi fu fatto imperatore ed affidò al figlio Tito il comando delle operazioni militari in Palestina.

Tito conquistò la Giudea ed espugnò Gerusalemme nel 70, distrusse città e tempio e fece un massacro, la menorah, il candelabro a sette braccia, fu portato a Roma, i giudei furono deportati come schiavi; iniziò così la terza diaspora degli ebrei, dopo quella assira e babilonese, nel 73 cadde Masada, dopo il suicidio collettivo degli zeloti assediati. Ispirandosi a questi fatti, alla comunità degli esseni, ai personaggi Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala ed a Mitra, gli inventori del cristianesimo, gettarono le basi del cristianesimo e della teologia cristiana, con il personaggio antistorico chiamato Cristo.

Gli esseni aspettavano due messia, uno regale e uno sacerdotale, cioè erano per la separazione dei poteri, e affermavano che un giorno i figli della luce, cioè loro, avrebbero prevalso su quelli delle tenebre, adottarono l’escatologia persiana. Gli esseni conoscevano magia, occultismo, astrologia, sistemi di guarigione; seguivano il calendario solare, mentre il tempio di Gerusalemme seguiva quello lunare, conoscevano il battesimo e altre pratiche d’iniziazione e, come gli yoga indiani, erano capaci di andare in trance.

Il quartiere generale degli esseni era a Qumran, vicino al Mar Morto, vivevano in tende e capanne e nelle grotte conservavano i manoscritti, la loro era una vera città monastica. Tra gli esseni non c’erano schiavi, generalmente erano celibi, alcuni di loro, però, aderivano ad un ordine terziario e si sposavano; vivevano in comunità di beni, erano frugali, pregavano spesso, rifiutavano il giuramento, credevano all’immortalità dell’anima, conoscevano e commentavano le sacre scritture, battezzavano, guarivano e profetavano.

I manoscritti degli esseni furono composti dal III secolo a.c. al II secolo d.c.; come Zaratustra, gli esseni attendevano il giorno in cui i malvagi sarebbero stati sterminati, gli esseni praticavano un pasto comunitario, durante il quale il sacerdote benediceva il pane e il vino (“Nuove ipotesi su Gesù” di David Donnini). Giuseppe Flavio e Filone d’Alessandria ci hanno fatto arrivare notizie sugli esseni.

Il pasto comunitario e di beneficenza o agape, tra i cristiani si sarebbe trasformato nell’eucaristia, ringraziamento in greco, Paolo vi aggiunse il sacrificio di Cristo, con la trasformazione del pane e del vino nella carne e nel sangue di Cristo; l’eucaristia esisteva anche nella religione di Mitra.

Paolo non è mai esistito, fu inventato dallo gnostico Marcione, che aveva dato vita alle prime lettere di Paolo e ad un suo vangelo gnostico che ispirò Luca;  poi, messo da parte Marcione per opera dei cattolici, Paolo fu rilanciato dai Pisone, da Plinio il giovane e da Ireneo; Ario Pisone lanciò il vangelo di Marco e Ireneo quello di Giovanni.

Nel sito esseno del Mar Morto, assieme ai manoscritti, sono state trovate anche monete di quel periodo, fra i rotoli vi era anche il libro completo d’Isaia, questi rotoli parlano della persecuzione, da parte dei sacerdoti del tempio, di un loro capo religioso; in questa comunità monastica si praticava il battesimo e il pasto eucaristico, a base di pane e vino, in memoria del maestro scomparso, nell’attesa del messia sacerdotale di Aronne, della tribù di Levi, e del messia regale d’Israele, della tribù di Giuda, rappresentanti del potere spirituale e di quello temporale.

I manoscritti del Mar Morto attestano che parte della dottrina di Cristo esisteva in Palestina già prima della nascita di Cristo;  in gran parte, trattasi di manoscritti apocrifi sconosciuti e incompleti, cioè sono frammenti di manoscritti, scritti in ebraico, aramaico e greco; la biblioteca, scoperta nel 1947, fu messa in salvo dagli esseni nel 70 d.c., per preservarla dalle distruzioni dei romani.

I profeti ebrei, quattro maggiori e dodici minori, scrissero dopo che vari eventi profetizzati si erano verificati, con i libri apocalittici annunciavano la liberazione del paese per mano di un messia che avrebbe trionfato sui malvagi e sui nemici.

Il regno di Dio sarebbe durato mille anni, da ciò venne il termine millenarismo, per gli ebrei, Roma.

era Babilonia e la bestia. Il concetto di nuovo millennio erano noto anche a greci e romani, che attendevano una nuova età dell’oro, ne avevano parlato anche Virgilio e Ovidio e vi credevano i persiani; l’idea del rinnovamento del mondo e di una nuova era si sviluppò con i pitagorici e gli stoici.

Antioco IV Epifane seleucide trasformò il tempio di Gerusalemme in un tempio di Zeus e provocò una rivolta che nel 167 a.c. portò all’indipendenza del paese, sotto i Maccabei e gli Asmonei; questi  secondi unificarono nelle loro mani il potere politico e quello religioso, a loro si opposero gli esseni, che volevano un messia religioso ed uno politico, indipendenti tra loro, cioè volevano la separazione dei poteri tra stato e religione.

Il popolo lottava contro i romani, mentre i ceti abbienti erano scesi a patti con i dominatori, nel 63 a.c. Pompeo occupò militarmente la Giudea, una rivolta scoppiò nel 4 a.c., una nel 66 d.c. e una nel 132 d.c.; da allora il messianismo, a causa delle repressioni romane, si evolse definitivamente, rinunciando al riscatto nazionale e terreno per quello celeste.

Anche le sibille avevano il linguaggio della letteratura apocalittica ebraica; i libri sibillini romani erano d’origine etrusca ed erano consultati in momenti di crisi, anche gli ebrei alessandrini possedevano libri sibellini, che spesso costituivano letteratura sovversiva, perciò Augusto e Tiberio, prima li proibirono e poi li fecero bruciare.

La Galilea, la terra di Gesù, era una regione ribelle ai romani,  anche il messia Giuda di Gamala era un galileo, la decima legione romana di Gerusalemme, in spregio agli ebrei, aveva come emblema un cinghiale (“Breve storia delle religioni” di Ambrogio Donini).

Il battesimo oggi è ancora praticato dai mandei, che vivono in  Irak e parlano un dialetto aramaico, sono seguaci di Battista e non riconoscono il primato di Cristo; dai vangeli pare che Gesù soggiornò nel deserto del Mar Morto, fu iniziato con il battesimo alla setta del Battista, che era probabilmente esseno, poi se ne separò con una scissione e si legò a zeloti nazionalisti; infatti, tra i discepoli di Gesù c’erano diversi zeloti. Quanto detto vale se si crede ai vangeli ed all’esistenza storica di Gesù.

I più antichi manoscritti biblici sono stati rinvenuti nel 1947 a Qumran,  nel Mar Morto, sono opera della comunità monastica degli esseni, il manoscritto più antico è del 250 a.c., pare ci sia una contiguità tra esseni  e cristiani o l’apparente derivazione dei secondi dai primi; i cristiani ebioniti potrebbero essere stati in realtà gli esseni, chi varò o inventò il cristianesimo s’ispirò anche alle idee e ai costumi degli esseni che non erano cristiani.

Nella biblioteca essena vi erano frammenti di tutti i libri del vecchio testamento e di libri apocrifi, quelli canonici sono 900 anni più antichi dei manoscritti ebraici in nostro possesso, tramandatici  dai masoreti ebrei della scuola palestinese e di quella babilonese. La comunità monastica essena, come i primi cristiani, aveva il disprezzo per i ricchi, era contro la schiavitù e costituiva un movimento religioso autonomo nei confronti del giudaismo; prima dei cristiani, annunciava una nuova alleanza, nel senso di nuovo testamento e nuovo patto, era  in contrasto con la classe dirigente del paese ed era  in attesa del giorno dell’ira, per il rinnovamento della terra.

Come tra i cristiani, la comunità era retta da anziani o presbiteri o preti, al di sopra di questi, vi erano gli ispettori o episcopi o vescovi, riti importanti erano la confessione, fatta in pubblico, la purificazione o battesimo con acqua e il pasto eucaristico in comune con pane e vino; l’adesione alla comunità implicava la rinuncia ai beni privati, i beni personali erano venduti ed il ricavato era messo in comune, la cassa era sotto la vigilanza degli ispettori, la preghiera aveva preso il posto dei sacrifici. Come si vede, vi erano tante cose in comune con i cristiani.

Un maestro di giustizia dirigeva il movimento, era il mediatore di un nuovo patto tra Dio e gli uomini, mentre un loro dirigente, il giusto sofferente, era stato messo a morte dai sacerdoti di Gerusalemme; il movimento si sviluppò dal 134 a.c. contro gli asmonei, come reazione all’accentramento dei poteri politici e religiosi nelle stesse mani, era contiguo agli zeloti.

Dai farisei derivarono i rabbini, tra loro vi erano i dottori della legge, depositari delle scritture, i sadducei erano l’aristocrazia sacerdotale e rappresentavano l’ortodossia religiosa, collaboravano con i romani ed erano in opposizione ai farisei, che sostenevano una teologia aggiornata; i sadducei scomparvero con la catastrofe del 70 d.c.

Le associazioni di resistenza al potere romano erano fatte dagli zeloti, che erano nazionalisti, obiettori fiscali e rivoluzionari, anche gli esseni  si opponevano alla classe dirigente d’Israele e avevano, con la loro vita comunitaria e l’amore per i poveri, una certa carica rivoluzionaria, erano un po’ contigui agli zeloti, il partito d’azione. Nel I secolo non esistevano cristiani in  Palestina, ma esistevano giudei nazareni che seguivano il nazireato, monaci esseni ed eremiti ebioniti; una falsificazione storica ha fatto credere che vi fossero esistititi nazareni ed ebioniti cristiani.

Gli zeloti si opposero all’occupazione romana, rifiutando anche il censimento, fatto dai romani a fini fiscali, si ribellarono sotto la guida di Giuda di Gamala e furono sterminati a Masada nel 73 d.c.. Gli esseni erano un ordine simile ai terapeuti ebraici d’Egitto, erano contro il servizio militare, però nel 66-70 d.c. presero le armi contro i romani, a fianco degli zeloti.

Nel 312 a.c. Tolomeo I d’Egitto aveva occupato Gerusalemme ed aveva condotto ad Alessandria una colonia israelita che si sviluppò numerosa e da lì passò a Cirene, Africa settentrionale, Etiopia e ad Eliopoli, poi si aggiunsero nuovi immigrati dalla Palestina; gli ebrei d’Alessandria si lasciarono ellenizzare ed adottarono anche la filosofia greca, loro esponente fu Filone.

All’epoca di  Gesù, gli ebrei di questa città erano un terzo della popolazione; il cristianesimo gnostico nacque, per sincretismo, in Egitto, tra ebrei e gentili, nel II secolo Roma lo metabolizzò e poi lo rilanciò come cattolicesimo, il quale aveva mosso  i suoi primi passi in Africa settentrionale, probabilmente a Cartagine. 

Nel III secolo a.c. Tolomeo II o Filadelfo chiese una traduzione della legge ebraica al gran sacerdote di Gerusalemme, Eleazar, in cambio avrebbe liberato dalla schiavitù gli ebrei deportati da suo padre Tolomeo I,  chiese perciò di inviare ad Alessandria 72 anziani, sei per ogni tribù; in 72 giorni l’opera fu terminata, nasceva la versione greca dei settanta della bibbia ebraica, che però aveva delle difformità con il testo ebraico.

I traduttori avevano edulcorato il testo originale, per renderlo più accettabile ai pagani, idealizzando, alleggerendo e attenuando la durezza di tanti passi, perciò il libro di Giobbe è parecchio più corto dell’originale e la lotta tra Giobbe e Dio non è più aspra. Nella versione ebraica, Dio parla faccia faccia con Mosè, in quella dei settanta in sogno ai profeti e in visione a Mosè.

Gli ebrei non volevano chiamare Dio per nome e perciò lo chiamavano Signore o Verbo, per Filone il verbo o parola era, per ipostatizzazione, il primogenito di Dio, per Giovanni evangelista, il verbo era Gesù, preesistente alla creazione. I farisei d’Alessandria tentarono anche di allegorizzare l’insegnamento mosaico; per Filone, a proposito dell’esodo, uscire dall’Egitto significava vincere la materia, per altri, il passaggio del Mar Morto fu un antidiluvio che, invece di far perire l’umanità, salvò gli ebrei.

L’interpretazione allegorica o simbolica era sempre una forzatura fatta sul significato letterale delle scritture, però l’interpretazione letterale doveva superare la difficoltà d’interpretazione di una lingua morta, povera di vocabolario, senza punteggiatura, senza vocali, senza titoli e senza divisioni in capitoli; in pratica tanti passi biblici erano oscuri di significato o d’interpretazione soggettiva.

Esseni, zeloti e nazareni furono precristiani ed il loro messaggio aveva molti tratti in comune con il nuovo testamento, si muovevano ancora nell’osservanza giudaica; quando uscirono dalla storia, entrarono in scena i cristiani, che avevano metabolizzato anche religione e filosofia dei gentili. I vangeli canonici in nostro possesso nacquero lontani dalla Palestina e  furono scritti in greco.

Paolo e la tradizione, cioè i padri della chiesa, affermarono che i nazareni cristiani di Palestina  avevano brevi rotoli sulla vita di Cristo come il “Libro delle testimonianze”, che ispirò il primo vangelo di Matteo; che gli ebioniti o poveri di Palestina consideravano Gesù solo un uomo adottato da Dio. In realtà, gli autori volevano solo attestare che gli adozionisti e subordinazionisti ariani, non riconoscevano a Cristo una natura divina e pari a Dio.

Insomma a Roma, nel II e III secolo si fronteggiavano, all’interno del cristianesimo, un partito gnostico, uno ariano ed uno cattolico. Ciò detto anche se, apparentemente, Ario (256-336) nacque dopo, perché la sua dottrina, chiamata poi arianesimo, era nota anche prima che egli nascesse; comunque, Ario credeva alla trinità ma non alla stessa sostanza delle tre persone.

L’arianesimo credeva Cristo subordinato a Dio ed a lui inferiore, in fondo, anche Origene (185-253) era stato subordinazionista. Attualmente sono monofisite, cioè credono ancora ad un’unica natura umana di Cristo, la chiesa cristiana copta d’Egitto, quella siriaca e quella armena.

In Israele la prima riforma religiosa fu fatta da Abramo, che si accostò al culto di Geova, una riforma religiose fu fatta da Mosè, che impose il monoteismo e la legge, il re di Giuda, Ezechia (727-699 a.c.), fece un’altra riforma religiosa e combatté l’idolatria; il re di Giuda, Giosia (639-609 a.c.) fece un’altra riforma e attenuò alcune prescrizioni della legge, il sacerdote Esdra, dopo la cattività babilonese, nel VI-V secolo a.c., promulgò il Pentateuco nella forma a noi più vicina e ristabilì l’osservanza della legge mosaica. Nel III secolo a.c ad Alessandria d’Egitto nacque la bibbia greca dei settanta e presso gli ebrei ellenizzati s’impose la teologia riformatrice dei rabbini; quindi, con l’era volgare, vide la luce il cristianesimo.

Il testo masoretico ebraico (in ebraico masora vuol dire tradizione) costituì per gli ebrei il testo definitivo, incluse le osservazioni critiche dei rabbini e fu iniziato nel 2° secolo a.c.; nella seconda metà del I millennio d.c., al testo delle scritture ebraiche furono aggiunte punteggiature e vocali, con punti e linee.

La divisione in capitoli e versetti della bibbia fu dovuta a S. Langton (XIII sec.) e R. Estienne (XVI sec.), negli originali delle opere questi mancavano e non esistevano nemmeno i titoli; la tradizione ebraica segue un canone alessandrino ed un canone palestinese, il secondo s’impose presso i rabbini,  il talmud è d’origine babilonese e palestinese. I cattolici seguono il canone alessandrino, i protestanti quello palestinese.

Secondo le cronologie bibliche passarono circa 2.000 anni dalla creazione ad Abramo, 2000 da Abramo a Cristo, 2000 da Cristo ad oggi, anche le ere legate ai segni zodiacali durano 2.000 anni; la scienza afferma che l’universo e l’uomo sono molto più antichi di quanto affermi la bibbia, però questi 6.000 anni sono gli anni della storia dell’umanità, dell’invenzione della scrittura, dello sviluppo dell’allevamento, dell’agricoltura e dell’urbanesimo.

Il popolo ebraico era un popolo caucasico di ceppo semita; nell’arte, nella letteratura e nella cultura risentiva l’influenza d’altre culture semite superiori, come quella caldea e babilonese; nessuna cultura o religione è completamente originale, anche un poema babilonese parlava di creazione e di diluvio universale.

Sotto il regime monarchico di Davide e Salomone (XI-X sec. a.c.), Israele raggiunse la massima potenza; la tradizione ha attribuito il Pentateuco o Torà a Mosè e l’Iliade e l’Odissea ad Omero, però questi libri erano opera della tradizione e di diversi redattori anonimi, infatti, esistono differenze di stile  nel Pentateuco e nelle opere di Omero.

Il Pentateuco o Torà è diviso in cinque libri: genesi, esodo, levitino, numeri e deuteronomio. Genesi è un racconto di tradizioni antichissime caldee e babilonesi, anteriori alla nascita del popolo ebraico; si divide in due parti, la parte preistorica e la parte storica dei patriarchi ebrei, nella prima parte la parola di Dio è rivolta all’intera umanità, nella seconda parte al popolo ebraico. Non sono indifferenti gli influssi egiziani sugli ebrei, che erano di casa in Egitto; dall’Egitto e dalla Persia gli ebrei, alla vigilia dell’era volgare, trassero l’idea dell’immortalità dell’anima.

La bibbia, con le tappe della creazione, sottintende un processo evoluzionistico che va dalle piante agli animali e all’uomo, però, stranamente, fa apparire le piante prima del sole e gli uccelli prima dei rettili, l’evoluzionismo sostiene altre cose. A causa di queste idee, nel 1887, Darwin affermò che inculcare la credenza di Dio nella mente dei bambini, può produrre un effetto dannoso sui loro cervelli non ancora perfettamente sviluppati.

Secondo le scritture, Dio ordinò ad Abramo di partire da Ur in Caldea per la Palestina, dove sarebbe divenuto il progenitore di una nuova nazione, Abramo si recò in Egitto, sua moglie divenne amante del faraone e ne ricevette molti doni e protezione. Abramo, Isacco e Lot hanno avuto costumi incestuosi e ci sono stati numerosi casi d’adulterio da parte dei patriarchi ebraici.

Dio consentì a Sara, moglie di Abramo, ormai vecchia, di procreare Isacco, poi chiese ad Abramo di sacrificargli il bambino, si afferma per metterlo alla prova, però il fatto ricorda che in Palestina i sacrifici dei neonati, soprattutto maschi e primogeniti, allora erano frequenti; il riscatto dei primogeniti, una tassa pagata al tempio, nacque da questo costume. Infatti, anche Divide sacrificò due figli ed il levitico prevedeva sacrifici umani e animali.

Isacco divenne il figlio prediletto di Abramo, che rinnegò il figlio Ismaele, da lui avuto da una schiava, destinato a divenire capostipite degli arabi ismaeliti; il figlio d’Isacco, Giacobbe o Israele, tolse, con l’inganno, al fratello Esaù il diritto alla primogenitura o successione, con lui Dio rinnovò l’alleanza e la promessa fatta ad Abramo ed Isacco. Giacobbe ebbe dodici figli, da cui vennero le dodici tribù, e diede vita alla nazione d’Israele. Così afferma il mito biblico.

La terra promessa assegnata da Dio ad Abramo era un territorio molto esteso, perché andava dal Nilo all’Eufrate, però in altri passi della bibbia il territorio fu ridotto e compreso tra Libano, Mediterraneo, Mar Rosso e Giordano. La Palestina occupata da Israele fu divisa tra le dodici tribù, però la tribù di Levi, una casta sacerdotale come i brahamini indiani, non ricevette un territorio, ma 48 città sparse per il paese.

La guerra di conquista, da Giosuè, successore di Mosè, fu cruenta, com’era costume in quei tempi, solo le donne vergini erano risparmiate; i sacerdoti ebraici, per evitare contaminazioni religiose, vietarono anche i matrimoni misti e la fraternizzazione con i popoli pagani indigeni.

Giuseppe, figlio di Giacobbe, fece carriera alla corte del faraone e, a causa della carestia in Palestina, chiamò in Egitto padre, fratelli e relative famiglie, in tutto settanta persone; gli ebrei rimasero in Egitto dai 400 ai 430 anni, forse però ad immigrare furono solo i leviti. Gli ebrei, divenuti  numerosi e potenti, furono espropriati da un faraone successivo e messi ai lavori forzati, il faraone ordinò anche l’uccisione dei loro figli maschi.

Il neonato Mosè fu salvato dalle acque dalla figlia del faraone, che lo adottò, il suo nome in ebraico significa “salvato dalle acque”, un mito preso in prestito da quello del re di Accad, Sargon, però in egiziano Mosè o moses significava anche figlio; forse era un profugo politico egiziano seguace di Akhenaton, il faraone monoteista, adoratore di Aton, spodestato dai sacerdoti egiziani; da Aton forse derivò l’Adonai degli ebrei.

Mosè, della tribù sacerdotale dei leviti, era un mago e faceva divinazioni e trucchi da prestigiatore, come tramutare un bastone in serpente; poiché era balbuziente, suo fratello Aronne arringava per lui il popolo. La discendenza ebraica era provata per via materna, mentre il sacerdozio dei leviti, da quali discendono i Coen o Cohen, avveniva per via paterna.

Per convincere il faraone a liberare e lasciar partire gli ebrei, Mosè fece cadere sull’Egitto dieci piaghe, che provocarono carestia, malattie e morte d’animali ed uomini, soprattutto dei primogeniti maschi; gli autori ci stanno parlando di carestie, epidemie e mortalità infantile che hanno sempre colpito l’umanità, allora le femmine neonate morte non erano calcolate, le donne non erano calcolate nemmeno nei censimenti.

Nell’emigrazione forzata o fuga dall’Egitto, gli ebrei furono seguiti dai carri egiziani che s’impantanarono in un acquitrinio sul delta orientale del Nilo; la bibbia afferma che partirono dall’Egitto oltre 600.000 uomini ebrei, più le donne, una cifra che pare esagerata; usciti dal paese, prima di entrare in Palestina, rimasero nel deserto per 40 anni, dove mangiarono manna e ricevettero leggi da Mosè.

Nel deserto, quelli che si ribellarono al potere dei sacerdoti furono stroncati con i loro seguaci, furono messi a morte anche gli ebrei che avevano fatto matrimoni misti perché i sacerdoti temevano l’apostasia; Mosè morì prima di entrare nelle terra promessa e gli successe Giosuè, al cui passaggio, narrano le scritture, le acque del Giordano si aprirono, com’era accaduto a Mosè con il Mar Rosso.

Per avere il tempo di sconfiggere gli amorrei, Giosuè chiese a Dio di fermare il sole; secondo i desideri di Dio, Giosuè fece una guerra di sterminio; nei salmi Dio era chiamato Signore degli eserciti, era il capo di stato maggiore di un piano di conquista, è accaduto nelle guerre sante combattute da ebrei, cristiani ed islamici.

Melchisedech era sacerdote di Dio e re di Salem o Gerusalemme, la città, prima che fosse occupata dagli ebrei, era abitata dai gebusei, la tradizione ebraica fece passare Melchisedech per essere semidivino, capostipite di un ordine sacerdotale soprannaturale, anche perché non se ne conosceva la genealogia, come per gli altri patriarchi ebraici; i cristiani rivendicarono a Cristo l’ordine sacerdotale soprannaturale di Melchisedech.

La religione ebraica iniziò ufficialmente con Abramo, capostipite degli ebrei, personaggio mitico, nomade e pastore, arrivò in Canaan o Palestina, proveniente dalla campagna di Ur in Caldea e probabilmente fu convertito da Melchisedech alla religione di Geova, fece cioè una prima riforma religiosa, anteriore a quella fatta dal legislatore Mosè; fino ad allora, gli ebrei erano stati idolatri ed avevano adorato il vitello e il serpente.

Il libro di Esodo tratta dell’uscita degli ebrei dall’Egitto e si articola in tre parti, oppressione del popolo e comparsa di Mosè, uscita dall’Egitto, promulgazione della legge e del codice dell’alleanza sul monte Sinai. La Torà era il codice degli ebrei e provava che la vita civile degli ebrei era intimamente connessa con la religione, ci sono connessioni tra la Torà e il codice babilonese di Hammurabi.

Il legislatore ebraico non fu né Dio, né Mosè, perché le norme consuetudinarie ed il diritto naturale, sentito dalle genti, nascono dalle tradizioni e dai costumi, Mosè non è un personaggio storico, chi scrisse per lui si limitò a raccogliere ciò che già esisteva, predisponendo un codice organico e univoco per tutti, esponendolo nella migliore chiarezza possibile, per dirimere le controversie tra il popolo, mantenere l’ordine ed il monopolio religioso.

Forse la presenza degli ebrei nella terra di Gessen, sul delta orientale egiziano, fa favorita dalla penetrazione degli Hyksos in Egitto, della stessa razza degli ebrei, iniziata nel 1730 a.c., nel 1570 gli invasori furono espulsi e gli ebrei furono resi schiavi; forse gli ebrei nomadi erano stati mercenari degli Hyksos, rimasero in Egitto dal 1728 al 1513 a.c. per 430 anni. Per altri studiosi, l’esodo avvenne nel 1290 a.c., sotto il faraone Ramsete II, gli ebrei potrebbero anche essere stati cacciati dall’Egitto dopo la sfortunata riforma religiosa monoteista del faraone Amenofi IV (1375-1358).

Il libro di Levitico prende il nome dalla tribù sacerdotale dei leviti, discendente di Levi, figlio di Giacobbe o Israele, alla quale appartenevano Mosè e suo fratello Aronne, contiene norme religiose raccolte da Mosè, attinenti ai sacrifici e ai cerimoniali. I leviti dirigevano il culto sacrificale del tabernacolo che, durante la vita nomade, era portatile e conteneva arca e candelabro, erano una casta sacerdotale privilegiata, rispetto alle altre tribù, con numerose entrate fiscali; erano legislatori, governanti, giudici e sacerdoti, tra loro erano i massimi sacerdoti ed il sommo sacerdote.

Il Levitico distingue l’olocausto, che era la consumazione totale con il fuoco delle vittime, dal sacrificio, con cui una parte era bruciata e il resto era consumato da offerenti e sacerdoti, questo libro tratta dell’impurità di certi animali e fissa il calendario delle feste religiose. Il materiale contenuto è una tradizione premosaica, gli autori sono diversi e comunque, legati alla casta sacerdotale.

La legge del levirato dava le vedove in spose ad un fratello del marito, con lo scopo di conservare la proprietà terriera d’ogni famiglia, perché le famiglie non scomparissero e non scomparissero le tribù, i nuovi nati erano figli del coniuge morto in precedenza.

Il libro di Numeri contiene il censimento del popolo ebraico e il suo peregrinare nel deserto fino a Moab, cioè alle porte della Palestina, afferma che Mosè era assistito da settanta anziani, come accadeva presso i popoli antichi, però, per gli ebrei, settanta era un numero simbolico,  agli autori del libro sono diversi. Il libro attesta che egli ebrei stavano per diventare una nazione sedentaria, da nomade che era stata, infatti, parla di diritto d’eredità della terra per i figli e ripartisce Canaan tra le dodici tribù d’Israele; Mosè morì alle porte della terra promessa ed il comando fu assunto da Giosuè, della tribù di Efraim.

Gli ebrei erano rimasti nel deserto del Sinai per 40 anni, strariparono in Palestina, favoriti dall’indebolimento dei popoli che vi risedevano, com’è avvenuto in tutte le nemesi storiche; all’inizio l’infiltrazione fu graduale poi ci fu l’invasione, come avvenne con la caduta dell’impero romano, la prima tribù ad arrivare fu quella di Giuda a sud, poi ci fu la confederazione tra le tribù.

Gli ebrei erano nomadi e pastori, mentre gli abitanti di Canaan sedentari, agricoltori e urbanizzati, abitanti terre fertili, il mito di Caino e Abele mutuò da questa guerra, infatti, Caino, da Canaan, era agricoltore, Abele era pastore e rappresentava gli ebrei. Forse solo questo mito era ebraico, perché gli altri miti sulla creazione, il diluvio, ecc.,  furono presi dai popoli mesopotamici.

Usciti dall’Egitto nel 1513, gli ebrei rimasero nel deserto dei Sinai 40 anni e l’occupazione iniziò nel 1473, tuttavia il paese fu occupato completamente solo sotto la monarchia di Davide (XI-X secolo a.c.); la tribù capofila, che iniziò la conquista, fu quella di Giuda, che occupò Gerusalemme e s’impossessò del culto di Geova, tra le tribù ebraiche confederate ci furono anche contrasti territoriali, soprattutto con quella di Beniamino, che fu quasi sterminata e costretta ad emigrare.

Il deuteronomio contiene leggi nuove, è un adattamento alle condizioni di un popolo definitivamente non più nomade, lo scopo del libro è anche il midrash o esaltazione di Dio, in pratica dei sacerdoti depositari della teocrazia; i testi sacri erano conservati dai sacerdoti ed anche per questo erano visti come sacri. Tra le fonti, il libro delle legge, ritrovato da Giosia, sostiene la centralizzazione del culto e non il culto locale.

Da Giosuè fino alla monarchia, il potere sacerdotale prevalse su quello secolare, infatti, i sacerdoti non erano favorevoli all’istituto monarchico, il migliore strumento di governo di Mosè era stato suo fratello Aronne, capo dei sacerdoti leviti; Mosè era anche mago e astrologo e faceva divinazioni, anche in Persia e nell’America precolombiana i sacerdoti erano astrologi, i magi persiani erano sacerdoti, astrologi e maghi.

Tra i libri storici, il libro di Giosuè cita tra le fonti alcuni libri antichi, come il libro del giusto (10,12) e il libro delle guerre del Signore (3,5-10; 24,11-12), questo libro fu redatto al tempo di Ezechia o Giosia, ricorda che i successi degli israeliti in guerra erano merito di Dio, le gesta guerriere di Giosuè sono esaltate, Giosuè è presentato come guerriero truce e implacabile.

Il libro dei Giudici va dalla morte di Giosuè all’avvento di Samuele e riguarda il governo di dodici giudici sulle tribù, erano dei dittatori sacerdoti; nel libro si afferma che la fortuna d’Israele dipendeva dalla sua fedeltà al Signore, i sacerdoti volevano conservare la presa sul popolo e temevano l’apostasia, con le inevitabili perdite economiche e di potere.

Il libro ha più autori e fu completato in periodo monarchico, infatti, si chiude con la considerazione che esisteva disordine perché mancava una monarchia come l’avevano altri popoli; fu un’aggiunta al testo originale perché i sacerdoti originariamente erano stati contrari all’istituto monarchico,  perché tesi a salvaguardare il loro potere assoluto.

I due libri di Samuele, in realtà sempre d’autori ignoti, furono composti forse al tempo di Giosia, nel 625 a.c., parlano della trasformazione dello Stato da confederale a unitario e monarchico, sotto Davide e Salomone, gli avvenimenti narrati vanno dal 1120 al 970 a.c..

I due libri successivi di Re, parlano della secessione d’Israele da Giuda, avvenuta dopo la morte di Salomone, costruttore del tempio; raccontano la “debellatio” del regno del nord per opera degli assiri e del sud per opera dei babilonesi.

Nel periodo dei giudici il santuario era a Silo, in Efraim, terra di Giosuè, sotto Salomone fu spostato  a Gerusalemme, dove già esisteva il culto di Dio, l’unità nazionale sotto una monarchica si fece per tenere unito il paese e fronteggiare la minaccia esterna, soprattutto filistea; però gli ebrei non sentivano questa unità e Israele al nord si sentiva sfruttato da Giuda a sud.

Dopo la morte di Salomone, il regno si spaccò, la secessione fu opera delle dieci tribù del nord, che volevano recuperare la loro autonomia contro l’assolutismo centralizzatore e il fiscalismo del re di Gerusalemme. Davide, per tenere saldamente in mano il potere di uno stato tradizionalmente teocratico, oltre che re, era profeta e sacerdote, Samuele fu l’ultimo dei giudici sacerdoti e verso il 1050 a.c. fu costretto, controvoglia, a nominare re Saul, per fronteggiare i filistei.

La legge ebraica proibiva il censimento generale della popolazione e ammetteva solo quello dei combattenti, il censimento generale era considerato un attentato contro Dio perché il popolo apparteneva a Dio, questa era l’opinione di giudei e galilei anche al tempo di Cristo. Ultimo re di Giuda fu Sedecia, Ioachin e Ismaele furono gli ultimi discendenti di Davide, tuttavia, dai documenti babilonesi, sembra che Ioachin avesse presso di se a Babilonia, ove fu deportato, altri cinque figli; Ioachin fu accolto alla mensa del re di Babilonia.

Nel 722 a.c. cadde, per mano assira, Israele, con capitale Samaria,  nel 587 cadde, per mano babilonese, Gerusalemme, capitale della Giudea, fattori d’unità nazionale erano stati la monarchia e l’unico tempio di Gerusalemme.

Il midrash, il commento dei rabbini, trae dai fatti storici narrati il migliore insegnamento religioso, per i commentatori dei sacri testi, le disgrazie degli ebrei dipendevano dai loro peccati e dalla loro infedeltà a Dio ed alla sua legge; il libro di Esdra afferma che Ciro re di Persia, non solo liberò i giudei deportati dai babilonesi, ma restituì loro anche il tesoro del loro tempio preso da Nabucodonosor, i romani lo depredarono nel 70 d.c.

I due libri dei Maccabei, non canonici per gli ebrei riformatori, perché scritti in greco e perché antiromani, parlano dell’urto tra cultura greca e giudaismo e vanno dal 187 a.c al 135 a.c., gli ebrei continuavano a credere che Dio era l’unico motore della storia, la quale non era fatta dall’uomo; però, a causa degli influssi delle religioni egiziana e persiana e della filosofia greca, ora credevano anche all’immortalità dell’anima e al suo giudizio; era una sentenza d’appello, perché Dio non remunerava sempre equamente gli uomini durante la vita terrena; inoltre, la resurrezione dei morti e il giudizio finale  annunciavano un mondo rinnovato e libero dai peccati, cioè la salvezza dell’umanità  intera.

Il libro di Giobbe è divenuto proverbiale, l’uomo ricevette disgrazie in terra senza esserne meritevole, fino ad allora, gli ebrei avevano creduto che malattie e disgrazie fossero segni del disfavore divino, anche questo fatto spinse a credere al giudizio ultraterreno d’appello.

Al tempo dei Maccabei, una famiglia sacerdotale insorse contro i seleucidi siriani ed i giudei presero le armi per l’indipendenza, per conservare i loro costumi e la loro religione minacciata dai greci; sotto Antioco IV Epifane (175-163 a.c.), i seleucidi, infatti, volevano imporre l’uniformità religiosa greca al paese.

Questi libri dei Maccabei non fanno parte del canone ebraico, l’autore del II libro si richiama agli scritti precedenti di Giasone di Cirene, afferma che, come il vino mischiato all’acqua produce diletto, anche lui si era un po’discostato dall’originale di Giasone (39), una conferma esplicita delle manipolazioni ai sacri testi. La diaspora, prima babilonese, poi soprattutto egiziana, distrusse l’unicità del luogo di culto, che sanciva l’unità dello stato, e fece nascere le sinagoghe, dove si diffondevano preghiere, lettura della legge, commenti alla stessa, mentre i sacrifici non erano più praticati. La libera lettura della legge favorì la libera interpretazione e l’interpretazione simbolica.

I salmi sono 150, 70 sono attribuiti a Davide, in realtà Davide, come gli apostoli cristiani, era stato un illetterato, inoltre i suoi salmi hanno differenze di stile; ieri e oggi i potenti hanno dimostrato di avere i mezzi per appropriarsi delle proprietà letterarie e delle invenzioni di terzi, per assicurarsi così l’immortalità.

Nel libro dei Proverbi si sostiene l’origine divina dell’autorità, la quale perciò aveva la copertura religiosa, era la tesi della Chiesa quando si fu riconciliata con il potere, nel libro si afferma che la Sapienza di Dio era presente all’atto della creazione (8,27-30), l’espressione era usata per non nominare invano Dio; con l’ipostatizzazione o personificazione l’evangelista Giovanni affermò che la Sapienza era Cristo, per gli gnostici cristiani, la Sapienza o Spirito Santo o Sofia era Maria, madre di Cristo, per gli gnostici, la trinità era vera famiglia; per templari ed albigesi la Sapienza era Maddalena, la moglie di Cristo.

Comunque, gli ebrei non erano stati immuni da questa degenerazione, lo fecero con l’angelo di Dio, lo Spirito di Dio, la sapienza di Dio e la parola di Dio, in generale con gli angeli; gli angeli erano visti come i geni alati assiro-babilonesi, metà uomo e metà bestia, come la sfinge egiziana.

Autore del libro ecclesiastico è un certo Gesù Siracide o di Sirach, che contiene aforismi molto elevati, forse è l’unico libro attribuibile tra i libri biblici; l’opera fu composta in ebraico a Gerusalemme e tradotta in greco ad Alessandria, però non è entrata nel canone ebraico.

I profeti o vati o veggenti o araldi o oracolanti o messaggeri erano portavoci della divinità, erano stati tali tutti i patriarchi e non solo i profeti maggiori e minori in senso stretto, i vati esistevano anche presso i greci e le sibille emettevano oracoli. Mosè asseriva di parlare al cospetto di Dio, gli altri per mezzo di sogni, visioni od oracoli; alcuni profeti, come Elia ed Eliseo, erano taumaturghi, altri avevano malattie nervose; in realtà, gli autori sconosciuti dei libri profetici hanno scritto le profezie dopo che i fatti si erano verificati.

I profeti sono quattro maggiori e 12 minori, la raccolta fu completata nel III secolo a.c., per Isaia, il messia che doveva riscattare Israele era Emmanuele, i profeti dovevano avere vita irreprensibile ed il profetismo era considerata un’istituzione divina; alcuni di questi profeti svolsero il loro apostolato prima dell’esilio, altri durante l’esilio, altri dopo.

Geremia e gli altri profeti si esprimevano a mezzo d’oracoli, l’edizione greca del libro di Geremia non corrisponde a quella masoretica ebraica; i masoreti erano rabbini che, dal II secolo a.c., facevano osservazioni critiche al vecchio testamento, prima orali e dal VI secolo d.c. riportate per iscritto, in coincidenza con la compilazione del Talmud; la masora influenzò anche il testo definitivo del vecchio testamento, cioè anch’essa fece delle manipolazioni.

Il profeta Geremia era filobabilonese e contrario al partito filoegiziano, che dominava a Gerusalemme, il profeta Ezechiele apparteneva ad una famiglia sacerdotale, fu deportato a Babilonia e si espresse a mezzo di parabole, visioni, estasi e oracoli, affermava che solo la responsabilità personale era giusta davanti a Dio.

Il profeta Daniele fu completato nel II secolo a.c., personificò gli angeli, credeva alla resurrezione dei corpi e al giudizio di Dio, affermò che il regno di Dio sarebbe stato esteso a tutte le genti e preannunciò il suo avvento 500 anni dopo la caduta di Gerusalemme, cioè per la vigilia dell’era volgare; ciò dimostra che l’autore scrisse al tempo dei maccabei, quando si aspettava il riscatto nazionale, però anche questo libro subì delle aggiunte.

Il profeta Aggeo auspicava per Gerusalemme un avvenire imperiale, immaginando che verso di essa si dirigessero le ricchezze del mondo, era un sogno di rivincita con copertura divina, l’autore scrisse dopo l’esilio, era a favore del messia Zerobabele, ricostruttore del tempio, che doveva restaurare il regno, ma questo non ebbe successo nell’impresa.

Poiché i persiani non desideravano la rinascita del regno di Giuda, Zerobabele scomparve misteriosamente dalla storia, all’epoca anche i sommi sacerdoti portavano il titolo di messia; la maggior parte di questi profeti, scrisse dopo l’esilio babilonese, i libri profetici sono il risultato d’aggiunte e manipolazioni di tante mani; il profeta Malachia svolse il suo apostolato durante la ricostruzione del tempio e la riforma religiosa di Esdra e Neemia.

Le Lamentazioni erano litanie o lamenti o nenie funebri a scopo religioso, in forma di canti o carmi, un genere letterario comune ad assiri e babilonesi, erano praticate in occasione della caduta di città, probabilmente erano scritte dagli scribi, vicini ai sacerdoti; si sostiene che autore del libro delle Lamentazioni fu il profeta Geremia, il quale affermò che le disgrazie d’Israele dipendevano dai peccati del popolo, inoltre, sostenne la responsabilità individuale, familiare e nazionale.

La lettera di Geremia, scritta agli ebrei che dovevano essere deportati a Babilonia, è deuterocanonica e non è stata inserita nel canone ebraico e protestante, perché scritta in greco, anche se forse esisteva un originale ebraico, fu attribuita a Geremia ma è opera d’autore ignoto del 3° secolo a.c.

Anche i greci avevano una divinità alla quale era sottoposto tutto l’universo ed era il fato o destino, al quale non sfuggivano nemmeno gli dei; cristianesimo e islamismo, eredi dell’ebraismo, hanno messo in pratica i sogni imperiali del giudaismo, mascherati dal suo messianismo; il messianismo ebraico però era nato nell’avvilimento e nella prostrazione nazionale, era solo un sogno di rivincita.

Geova era adorato dai gebusei di Gerusalemme, mentre sul monte Horeb o Sinai, la tribù di Giuda, aveva adorato il vitello d’oro; forse gli ebrei furono convertiti dall’esule egiziano Mosè, che in Egitto aveva appreso il culto egiziano del dio sole, cioè Amon e Aton, il dio unico nato dalla riforma religiosa del faraone Amenophis IV (1375-1358 a.c.), che cambiò il suo nome in Ikanaton. L’esodo è collocabile anche nel 1513 a.c., dopo la cacciata degli Hycksos, o nel 1290  sotto il faraone Ramsete II, comunque, Mosè rimane un personaggio mitologico.

I nazionalisti maccabei erano detti devoti, da questo partito si svilupparono asidei, farisei, zeloti ed esseni; il messianismo fu adottato dagli zeloti, che ebbero seguito anche tra farisei ed esseni, nel 132 d.c. il messia Simone Barcocheba fu sostenuto dal grande rabbino Akiba, nel 1648 Shabbethai Zebi si proclamò messia e ricevette credito dai rabbini; nel XX secolo, con il sionismo, rinacque il nazionalismo ebraico.

Per quanto riguarda la fedeltà delle scritture, queste furono rimaneggiate nel corso dei secoli, i masoreti inclusero nel testo osservazioni critiche e glosse, errori di copisti e di traduttori, il testo era stato già alterato prima del controllo dei masoreti. I masoreti introdussero punti e linee, per le vocali, la punteggiatura e la pronuncia, tuttavia ci sono arrivate pronunce e vocali diverse, che a volte cambiano il senso di una frase.

Nel corso dei secoli, copisti e traduttori riversarono il loro stile su originali più scarni, anche perché gli ebrei avevano un vocabolario molto ristretto, per tutte queste ragioni, l’opera di falsificazione della bibbia appare ininterrotta nel corso dei secoli; gli autori della bibbia erano comunque legati alla casta sacerdotale, generalmente scribi o sacerdoti. Queste falsificazioni sono continuate con le scritture cristiane.

Il pentateuco è attribuito a Mosè, in realtà è opera di diverse persone, come gli altri libri, la parte conclusiva, che parla della sua morte, fu aggiunta da altro autore, l’autore dei primi capitoli di Genesi è detto Jahvista perché chiama Dio, Geova; l’autore che parla della vocazione di Abramo è chiamato Elohista, perché chiama Dio, Elohim, al plurale di intensità, questo fatto rivela la mano di due autori diversi.

Per gli antichi ebrei,  Dio trascendeva l’immaginazione e si faceva  conoscere con le rivelazioni, una tesi ripresa da cristiani ed islamici; con la morte, l’anima tornava a Dio per fondersi con l’universo, mentre il corpo si dissolveva,  una tesi simile a quella d’indiani e gnostici;  l’ombra del corpo andava nello sheol, o regno indistinto dei morti, senza  pene e premi, sulla vetta di Sion si riteneva vi fosse l’entrata del regno dei morti. Persiani, egiziani, farisei, esseni e cristiani  modificarono quest’impostazione, credendo all’immortalità dell’anima, al paradiso e all’inferno. 

Anche i greci si accostarono a questa idea, Antioco IV Epifane, nella sollevazione nazionale dei Maccabei del 167 a.c., promise il paradiso alle vittime cadute della sua parte, era un mutamento intervenuto nella concezione della morte;  la ricompensa nell’aldilà alle buone azioni non era una concezione ebraica, ma persiana. Per gli antichi ebrei, le colpe si pagavano in vita, con le malattie e le disgrazie, anche collettive, però, siccome  Giobbe aveva fatto notare che spesso anche il buono era ingiustamente punito nella  vita terrena, rabbini, esseni, cristiani e islamici accettarono la tesi del compenso nell’aldilà, utile anche per compensare il sacrificio dei combattenti.

Per i rabbini, ma non la pensavano così gli antichi ebrei, nessun popolo era escluso dalla salvezza, ma Israele era l’agente della salvezza di tutti i popoli; comunque, l’ebraismo non inseguiva misteri, come le religioni pagane della salvezza, come il cristianesimo, dove la messa e l’eucaristia sono misteri, in cui pane e vino diventano corpo e sangue di Gesù; malgrado i rabbini fossero aperti a certe novità, questi misteri separarono il giudaismo dal cristianesimo sponsorizzato dal potere.

Poiché l’antropomorfismo rischiava di trasferire a Dio forme e comportamenti umani, per non sminuire la divinità, si cominciò chiamare Dio con pseudonimi, come angelo di Dio, spirito di Dio, verbo o parola di Dio, col tempo questi attributi, per ipostatizzazione o personificazione, divennero  personaggi distinti da Dio; quindi il politeismo, scacciato da Abramo e Mosè dalla porta, rientrò dalla finestra; accadde con gli angeli per gli ebrei e con Cristo e lo spirito santo con i cristiani.

Alla vigilia dell’era volgare, un egiziano aveva fatto notare che Geova in copto significava asino, perciò gli ebrei ne limitarono ancora di più l’uso del nome, sostituendolo con il Verbo o Signore; con un processo opposto all’ipostatizzazione, il mistero della trinità servì a conciliare un politeismo pratico con un monoteismo teorico, però poi il panteon cristiano si arricchì anche del culto della madonna e dei santi. All’inizio i santi erano i fedeli, poi furono considerati tali i martiri, poi le vergini e quindi i dottori della Chiesa, le ossa dei santi alimentarono il traffico delle reliquie, alcuni santi però non erano mai esistiti o erano stati solo divinità pagane.

Dal nome ebraico di Dio, Elohim (plurale di maestà, cioè dei), deriva Allah degli arabi, per gli antichi ebrei, il cuore era la sede del sentimento, dell’intelligenza e del pensiero, mentre l’anima, rappresentava la vita ed era comune agli animali, aveva sede nel sangue, che non poteva essere bevuto. Il soffio vitale che animò Adamo, con la morte si dipartiva  dal corpo che si dissolveva.

Gli ebrei antichi non conoscevano il dualismo anima–corpo dei greci, non credevano nell’immortalità dell’anima e nell’inferno, Erodoto (484-428 a.c.) affermava che la credenza nell’immortalità dell’anima era venuta dall’Egitto, però anche i persiani ci avevano creduto.

Al tempo di Mosè si arrivava in Palestina dall’Egitto attraverso la via costiera, detta via dei filistei, o attraversando il Mar Rosso presso Suez, la strada dei re partiva dal golfo di Acaba e arrivava in Palestina, la via dell’incenso andava dallo Yemen o Saba alla Palestina, dall’Etiopia si passava nello Yemen attraversando un breve tratto di mare.

Il pentateuco o Torà o legge mosaica è uno sforzo collettivo attribuito a Mose, si tratta di leggi consuetudinarie secolari e leggi naturali sentite dal popolo, raccolte e ordinate da legislatori; al suo interno, le leggi del codice dell’alleanza e quelle del deuteronomio hanno delle differenze, perché il diritto ebraico si era evoluto quando il popolo si era trasformato da nomade in sedentario.

Quindi, il rispetto verso la legge di Mose non era il rispetto verso una legge univoca,  immutata e superiore, ma verso una legge riadattata, il popolo aveva atteggiamento reverenziale e acritico verso le scritture; la legge non sanciva l’eguaglianza degli uomini, la schiavitù era ammessa, la donna aveva meno diritti degli uomini e il primogenito aveva più diritto degli altri fratelli, cose comuni ai popoli antichi.

La festa delle capanne cadeva in autunno e ricordava i 40 anni passati nel deserto; durante il giubileo, ogni 50 ani, si liberavano gli schiavi e si rimettevano i debiti, probabilmente questo istituto non ebbe mai pratica applicazione, però rivelava una sensibilità nei legislatori, colpiti da danni dell’usura, la quale era anche vietata dalla legge; in Israele, per i debiti, ci si vendeva anche schiavi.

La Pasqua segnava l’inizio del raccolto, la pentecoste, la fine, i tabernacoli, la vendemmia; queste feste erano legate al ciclo agricolo, la Pasqua ricordava anche la fuga dall’Egitto, durava una settimana e cominciava il 14 d Nisan, con la cena dell’agnello pasquale, era detta anche festa degli azzimi, perché si mangiava pane non lievitato.

La legge prescriveva il pellegrinaggio tre volte l’anno a Gerusalemme, però abitualmente gli adulti lo facevano una volta l’anno a Pasqua, gli ebrei erano convinti di essere i soli depositari della vera religione, il che li faceva essere sprezzanti verso i pagani; entrare nella casa di un pagano determinava un’impurità e impediva di accostarsi all’altare, gli ebrei non potevano pranzare con i pagani.

Gi ebrei non praticavano matrimoni misti, chiamavano i pagani cani e porci, gli esattori per conto dei romani o pubblicani, erano considerati impuri per i rapporti con romani, i pubblicani erano dichiarati incapaci di testare e la loro casa era maledetta; gli ebrei non tolleravano il censimento generale dei romani, perché questo era alla base dell’imposizione, per loro l’imposta era dovuta solo al tempio e il denaro prelevato dall’erario romano era considerato rubato e indice di schiavitù; Giuda il galileo affermava che era atto di paganesimo pagare le tasse ai romani, perciò a Cristo fu chiesto se bisognava pagare le tasse a Cesare.

Gli ebrei erano sessuofobi, condannavano adulterio, incesto, omosessualità e prostituzione, per loro contaminava tutto ciò che aveva relazione con la nascita, la vita e la morte dell’individuo, Paolo o chi per lui si staccò dal giudaismo ma n’adottò la sessuofobia; per lui le donne dovevano portare il velo, non potevano insegnare e non avevano diritto alla parola nelle assemblee, invece del matrimonio esaltava il celibato. Nel tempio di Gerusalemme le donne erano separate dagli uomini, Tacito affermava che per i giudei era sacro quanto per i romani era profano e viceversa, affermava che erano pigri perché un giorno su sette si riposavano; fu falsificato per certificare l’origine del cristianesimo.

Alla base di una cultura ci sono lingua, religione e costumi, le diverse culture favoriscono il razzismo, mentre la razza pura non esiste, gli ebrei della diaspora vivevano separati in loro rioni,  come succede spesso agli immigrati, rifiutando di integrarsi e rifiutando i matrimoni misti,  così conservarono la loro cultura e la loro religione  poi, grazie alle sinagoghe, attraversarono i secoli fino a noi, anche se decimati dalle persecuzioni. Tutti i nomi ebraici avevano un significato etimologico, gli ebrei avevano un soprannome, come tutti i popoli antichi.

Il filatterio era una scatoletta di cuoio legata alla fronte o al braccio sinistro, che conteneva una pergamena con brani dell’antico testamento e preghiere, alle porte delle case ebraiche vi era un cilindro con una pergamena su cui era espressa la fede nell’unico Dio.

L’astrologia giudaica derivava dalla religione astrale assiro-babilonese, dalla quale gli ebrei presero gli angeli Michele, Gabriele e Satana; con il dualismo e l’influenza persiana, Satana divenne il principe del male. Le arpie dei greci, gli angeli della bibbia, i geni degli assiri e dei babilonesi, la sfinge egiziana erano metà bestie e metà uomini, poi gli ebrei cercarono di rendere gli angeli sempre più umani.

La prima apocalisse fu il libro di Daniele, poi ne scrissero Enoch ed Esdra, quindi venne l’apocalisse di Giovanni e le apocalisse apocrife di Pietro e di Paolo; gli ebrei aspettavano il  regno di Dio, cioè il ritorno dell’età dell’oro; seguendo la fede di Zoroastro, credevano che alla fine delle ere, il mondo sarebbe stato sotto una sola legge, cioè sarebbe stato unificato, l’avvento del nuovo regno sarebbe stato preceduto da calamità naturali, perché il diavolo, rotti i ferri che lo tenevano legato, si sarebbe avventato sulla terra.

I farisei erano artigiani, non erano sacerdoti e non vivevano con la religione, erano pensatori ed esaltavano il lavoro artigiano, invece Cicerone e Aristotele affermavano che era impossibile trovare un nobile pensiero negli artigiani; Hillel era stato falegname come Gesù, San Paolo costruttore di tende  e tanti apostoli furono pescatori. Gli Hilleliti ammettevano all’insegnamento anche poveri e peccatori, Hillel, contemporaneo di Cristo, fu il primo codificatore del metodo talmudico, i farisei o rabbini animarono le sinagoghe fin dal III secolo a.c.

Secondo Giuseppe Flavio, i sadducei servivano i romani, gli zeloti li combattevano e i farisei erano neutrali, massima autorità dei farisei erano gli scribi o dottori della legge, che avevano una sinagoga anche dentro il tempio, nella quale istruivano i fanciulli; facevano parte del Sinedrio scribi, sacerdoti ed anziani, il Sinedrio aveva anche un comitato esecutivo.

I farisei seguaci di Hillel predicavano la mansuetudine, la carità, l’amore verso il prossimo, la misericordia; invece i farisei seguaci di Shammai erano formalisti, predicavano tanti comandamenti, insegnava solo ai ricchi, osservavano rigorosamente la legge. La virtù cristiana dell’umiltà è d’origine hillelita; il talmud contiene la frase poi citata da Gesù: “Chi si umilia sarà innalzato e chi si esalta sarà abbassato”, il talmud, iniziato nel IV secolo a.c., rimase orale fino al II secolo d.c. e fu riportato per iscritto in coincidenza con le scritture cristiane.

A leggere i vangeli, Gesù era legato alla legge di Mosè, con alcune deroghe su sabato e circoncisione, ma non era molto osservante e non seguiva la tradizione dei rabbini, infatti, rimproverò ai farisei di dare più importanza alla tradizione che alla legge (Mt 15,1-9); queste parole furono messe in bocca a Gesù da cristiani antisemiti nemici delle sinagoghe.

L’espressione di Gesù: “Padre nostro che sei nei cieli” era comune ai farisei, Hillel era portato verso umili e pagani e insegnava prima di Gesù: “Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te”, prima di Gesù, rabbi Akiba e Hillel avevano detto: ”Ama il prossimo tuo come te stesso”; Gesù di Sirach o Siracide aveva pronunciato sentenze non meno elevate di quelle di Cristo. Le chiese locali nacquero sul modello delle sinagoghe, dove erano ammessi i proseliti, cioè gentili simpatizzanti.

Il talmud era una libera tribuna, dove si faceva il commento rabbinico alla bibbia, se fosse esistito, Gesù avrebbe dovuto conoscere la tradizione rabbinica e utilizzarla, i vangeli, con alcune sentenze di Gesù, paiono dimostrarlo. La sinagoga era luogo di preghiera, di studio, era una scuola ed una libera assemblea, gli interventi erano aperti a tutti, era presieduta da un rabbino, le ecclesie dei primi cristiani nacquero su questo modello.

Quando il cristianesimo fu adottato dal potere, fu la guerra tra chiesa e sinagoga, gli ebrei non vollero riconoscere che Gesù era il messia o peggio ancora un dio e si attirarono le persecuzioni dei cristiani, furono accusati di averne procurato la morte. Farisei vuol dire separati, era il partito dei devoti o puritani, si facevano chiamare rabbi o maestro, mentre, secondo i vangeli, Cristo rifiutò il titolo, probabilmente gli autori volevano solo rimarcare la loro personale antipatia verso i rabbini.

A Gerusalemme, Anna fu sommo sacerdote dal 6 al 25, suo genero Caifa dal 26 al 36, il sinedrio era presieduto dal pontefice o sommo sacerdote, aveva un comitato esecutivo, i sacerdoti del tempio erano numerosi, erano chiamati sommi sacerdoti anche quelli decaduti dalla carica. In Israele, i sacerdoti erano stati giudici, legislatori e governanti, però sotto i romani, la carica era decaduta, era appaltata ed i sommi sacerdoti erano spesso sostituiti; i sacerdoti avevano potere giudiziario, ma non potevano comminare la pena di morte per sedizione, ma la comminavano per bestemmia, i romani annullavano le  loro decisioni più importanti.

Gli zeloti rappresentavano il partito nazionalista, nel 45 a.c. ci fa una rivolta nazionalista perché Antioco IV Epifane introdusse una statua di Zeus nel tempio, Caligola (12-41 a.c.) provocò un’altra rivolta, cercando di introdurre una sua statua nel tempio; gli zeloti rifiutavano il tributo a Cesare, consideravano la sua immagine scolpita sulle monete un peccato contro il primo comandamento.

L’imperatore Claudio (10 a.c.-54 d.c.), a causa dei moti dei nazionalisti, espulse tutti gli ebrei messianici da Roma, nel 6 d.c. in  Palestina un’insurrezione di zeloti fu capeggiata da Giuda di Gamala, detto il galileo, della casa degli asmonei, che si diceva discendente di Davide; Giuda si era ribellato al censimento di Quirino, che introduceva l’imposta di testatico o di famiglia; la legge mosaica vietava il censimento generale, ammetteva solo quello dei combattenti, gli zeloti consideravano l’imposta suddetta un’empietà, perché le tasse erano riservate solo al tempio.

I testi biblici non sono originali e sono stati continuamente aggiornati e manipolati nel corso dei secoli, Dio nacque dalla tradizione Javista di Giuda e da quella eloista d’Israele, la prima più monoteista, la seconda più politeista; forse solo i leviti furono schiavi in Egitto, infatti, alcuni di loro, come Mosè, portavano nomi egiziani, in Egitto appresero i principi della religione monoteista che portarono in Giudea, dove Geova era già adorato dai gebusei.

Il Deuteronomio forse fu scritto intorno al VII secolo a.c., sotto il re Giosia, che fece una riforma religiosa, separando i sacerdoti dai leviti, anche questo testo fu poi rielaborato; all’epoca dei patriarchi i lepaviti avevano avuto il monopolio sacerdotale, ma già sotto i giudici (1150-1020) non tutti i sacerdoti erano leviti; la separazione fu più marcata sotto la monarchia, al tempo della dominazione greca e romana, i leviti non esistevano più; un’altra riforma religiosa la fece Esdra, al ritorno della cattività babilonese, fissando il primo canone ebraico.

I redattori dei libri sacri, così come avevano fatto Tucidite e Tito Livio, hanno messo in bocca ai profeti parole da loro mai pronunciate, in chiave d’oracoli, le profezie furono aggiunte a fatti verificati. Al ritorno dall’esilio, la carica di sommo sacerdote era ereditaria, perciò i sommi sacerdoti non potevano essere gli uomini migliori, così scribi e dottori della legge cominciarono ad acquisire importanza decisiva, mentre i romani facevano e disfacevano sacerdoti a piacimento, anche tra non ebrei.

Le vocali delle scritture furono ricordate a memoria fino al settimo secolo dopo Cristo, quando si prese ad aggiungere dei segni alle consonanti, la lingua ebraica era povera d’aggettivi e con un vocabolario ridotto all’essenziale, inadatto ai filosofi greco-romani; il diritto contenuto nelle scritture, proporzionava la pena alla gravità del delitto, questo era il significato della sentenza: "Occhio per occhio, dente per dente", il che comportava spesso solo il pagamento di un’indennità equivalente al danno subito, però per i delitti maggiori esisteva anche la pena di morte.

Paolo  rimproverò agli ebrei la morte di Gesù, Giovanni definì gli ebrei figli del demonio, l’epistola di Barnaba negò agli ebrei l’alleanza con Dio e li accusò di non aver compreso i libri sacri, Giustino esaltò la devastazione romana della Palestina e chiamò gli ebrei figli di prostitute; per Tertulliano i cristiani  non avevano in comune con gli ebrei nemmeno Dio, per Cipriano gli ebrei avevano come padre il demonio. Crisostomo li chiamò maiali e bestie feroci, Eusebio accusò gli ebrei di aver favorito le loro persecuzioni, per Clemente e Origene gli ebrei dovevano essere schiavi dei cristiani.

Tanti cristiani negavano che gli ebrei fossero il popolo di Dio e affermavano che erano i discendenti di lebbrosi egiziani, nella Chiesa il filone antiebraico diventò un genere letterario, alimentarono questo filone Tertulliano, Cipriano, Agostino e Crisostomo; i cristiani si appropriarono del Vecchio Testamento degli ebrei ed i missionari cristiani seguirono le orme di quelli ebraici che avevano già propagandato la fede nel loro unico Dio.

Da quando la Chiesa ebbe alle sue spalle lo Stato, per gli ebrei furono tempi duri, Hitler non fece altro che ispirarsi all’antisemitismo della Chiesa e dei gesuiti; nel IV secolo, al sinodo di Elvira, furono proibiti i matrimoni misti tra ebrei e cristiani, Costantino definì gli ebrei popolo abietto e proibì loro di avere schiavi cristiani, punì la conversione al giudaismo con la confisca dell’intero patrimonio, gli ebrei furono allontanati dall’esercito e dalla pubblica amministrazione.

I primi ad incendiare le sinagoghe furono i vescovi cristiani, Ambrogio difese i distruttori di sinagoghe e le sinagoghe furono trasformate in chiese. Nel 415 in Egitto il vescovo Cirillo distrusse sinagoghe ed espropriò gli ebrei, poi, al concilio di Efeso, propugnò l’adorazione di Maria, pagando enormi somme di denaro per corrompere i vescovi incerti (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

Gregorio Magno proibì la costruzione di nuove sinagoghe e gli ebrei furono battezzati a forza, il clero cristiano condannava anche i buoni rapporti tra cristiani ed ebrei,  si proibì di mangiare e di fraternizzare con gli ebrei, l’arcivescovo di Lione, Agobardo, morto nell’840, invitava a non comprare dagli sso di ebrei; nel 1182 Filippo Augusto espulse gli ebrei dalla Francia, sequestrando i loro beni, l’operazione si ripeté nel 1394, gli ebrei d’Europa sono stati taglieggiati nel corso delle  crociate; con i pogrom, i sovrani hanno fatto cassa, però anche il popolo n’approfittava per rubare agli ebrei.

In Spagna l’arcivescovo Isidoro di Siviglia (560-636) incitava alla persecuzione degli ebrei, gli ebrei non potevano testimoniare né ricevere incarichi pubblici, i concili di Toledo del VII secolo ordinarono il battesimo di tutti gli ebrei residenti in Spagna o di renderli schiavi, espropriando i loro beni. Nel 1378 l’arcivescovo Martinez ordinò che tutti gli ebrei che non volevano essere convertiti al cristianesimo, dovevano essere ammazzati; alla fine del XV secolo tutti gli ebrei non convertiti furono scacciati dalla Spagna e dal Portogallo.

Dal 1298 al 1349 in Germania si proponevano crociate contro gli ebrei, furono accusati di profanare le ostie e ne furono uccisi in gran numero, i loro beni furono espropriati, la predicazione antiebraica era una funzione ufficiale della Chiesa; in Inghilterra, a decorrere dal 1290, gli ebrei  non poterono più vivere liberamente, in Polonia  nel 1648 ne furono uccisi 200.000, nel paese, come in Russia i pogrom continuarono fino al XX secolo.

Le sofferenze dei cristiani antichi sono sciocchezze se comparate con il martirio degli ebrei, alla fine del IX secolo papa Stefano li chiamava cani, nel 1205 Innocenzo III li chiamò  schiavi, il IV concilio laterano, tenuto sotto questo papa, impose agli ebrei di non mostrarsi in pubblico e di portare dei contrassegni per farsi riconoscere. Anche Lutero fu contro gli ebrei, che chiamò maiali e piaga, esortava a distruggere sinagoghe e Talmud.

Nel XV secolo nacquero i ghetti e fu impedita la discussione con gli ebrei, anche perché si erano verificate abiure di preti cristiani a favore del giudaismo, due volte gli ebrei furono scacciati dallo stato della Chiesa, con l’accusa di profanazione delle ostie e d’assassinio rituale di bambini; quest’accusa all’origine fu rivolta anche ai cristiani, gravò sulle spalle degli ebrei fino alla seconda guerra mondiale, oggi è ancora utilizzata da alcuni paesi arabi.

Nel 1819 In Germania ci furono numerosi pogrom, la maggior parte della popolazione diffidava degli ebrei, seguirono a ruota Austria, Polonia e Russia, il nazismo utilizzò l’antisemitismo di Tertulliano, Cipriano, Agostino, Agobardo di Lione e del giornale dei gesuiti “Civiltà cattolica”; nel 1939 la chiesa evangelica pretendeva la prova della discendenza ariana agli studenti di teologia e accusò gli ebrei di aver ordito la guerra. Lo sterminio hitleriano degli ebrei ebbe bisogno della collaborazione di tanti tedeschi,  non sarebbe stato possibile senza la propaganda bimillenaria della Chiesa contro gli ebrei.

Hitler fu influenzato anche dall’antisemita cattolico austriaco Karl Lueger, nel 1933 in Austria il vescovo Linz Gfolner tuonava contro il giudaismo pervertito, sudicio e immorale. Quando nel 1938 in Germania, nella notte dei cristalli, furono distrutte 267 sinagoghe, si ricordò che i primi distruttori di sinagoghe erano stati vescovi e santi cristiani; quando i nazisti introdussero la stella di Davide come contrassegno per gli ebrei, si ricordò che la cristianità medioevale li aveva contrassegnati e li aveva sterminati o cacciati. Agli ebrei era sempre rimproverato di aver messo in croce Cristo, anche se la crocifissione era un’esecuzione romana ed anche se Cristo non era mai esistito. Anche il mondo greco e pagano praticavano la crocifissione, fu introdotta in Giudea dal persiano Dario.

Nel 167 a.c. in Palestina Antioco IV Epifane tolse agli ebrei la libertà di culto e scoppiò la rivolta nazionalista dei maccabei, ci fu una repressione violenta da parte dei seleucidi; però i due libri dei Maccabei forse furono scritti 150 anni dopo, sotto l’occupazione romana, commemorando la lotta contro i  seleucidi, si voleva incoraggiare alla lotta contro i nuovi dominatori romani; i romani lo capirono e proibirono questi libri e le relative commemorazioni.

La rivolta fu guidata dal sacerdote  Mattatia, detto il maccabeo, che aveva cinque figli: Giovanni, Simone, Giuda, Gionata ed Eleazaro, ci fu l’alleanza tra la corrente rivoluzionaria e nazionalista, guidata da Mattatia,  e quelle religiosa o spirituale degli asidei, da cui discesero gli esseni;   nel 166 a.c. Mattatia morì.

Gli spiritualisti svilupparono la loro teologia ispirandosi alla religione avestica persiana, particolarmente sulla vita eterna, sulla resurrezione generale e sul giudizio universale, per il resto, i giudei erano legati alla legge di Mosè; però ben presto, sia ad Alessandria che ad Antiochia, si sviluppò il sincretismo giudaico-pagano, che avrebbe favorito la nascita dello gnosticismo cristiano del II secolo, rappresentato da proseliti ospitali nelle sinagoghe e nelle ecclesie o assemblee.

Il sincretismo o la degenerazione fu favorita dalla distruzione di Gerusalemme ad opera dei romani, avvenuta nel 70 d.c.; con la diaspora, cessò la concorrenza del giudaismo allo gnosticismo, poi il cristianesimo romano, cioè cattolico, comparve in Palestina  nel IV secolo.

Giuda, figlio di Mattatia, riuscì a sconfiggere Antioco IV, si alleò con i romani e nel 160 a.c. morì, gli successe il fratello Gionata, che fu ucciso a tradimento, il fratello Eleazaro fu schiacciato da un elefante e infine nel 134 a.c. il fratello Simone  fu ucciso pure a tradimento. Simone maccabeo fu il fondatore della stirpe degli asmonei, fu contemporaneamente condottiero e sommo sacerdote,  gli successe il figlio Giovanni, che prese il nome di Ircano I, assunse le due cariche e s’installò come re e sacerdote a Gerusalemme, tanti lo ritennero il messia, nel 104 a.c. morì

Nel 64 a.c. i fratelli Ircano II e Aristobulo II si contendevano il regno di Giudea, Pompeo  appoggiava Ircano II,  il partito nazionalista sosteneva Aristobulo II, nel 63 a.c. Pompeo, chiamato da Ircano II, invase la Palestina. Quando trionfarono i maccabei e asmonei, i sacerdoti, per opportunismo, furono con i  nazionalisti, sotto i romani divennero  loro collaborazionisti.

Farisei ed esseni erano nazionalisti disarmati, almeno apparentemente, invece gli zeloti erano armati, forse i farisei si separarono dagli esseni  perché questi avevano esteso il battesimo anche ai pagani, cioè facevano proselitismo anche tra i pagani.

Nel 63 a.c. Pompeo entrò a Gerusalemme e riconfermò in carica Ircano II, dandogli però il titolo di etnarca, al posto di quello di re, nel 58  a.c. morì Aristobulo II ed i suoi figli, del partito nazionalista e rivoluzionario, tornarono a reclamare il trono, guidati da rabbi  Ezechia, della città di Gamala, posta  di fronte al lago Tiberiade.

Nel 47 a.c. i romani catturarono Ezechia e lo misero a morte, quindi fecero re di Giudea Ircano II, Antipatro era governatore romano, a questo successe il figlio Erode il grande, che non era ebreo; il quale costruì palazzi, opere pubbliche e ristrutturò il tempio, fece uccidere Ircano II e divenne re di Giudea, la sua carica fu confermata da Ottaviano Augusto.

Nel 4 a.c. Erode il grande morì, i nazionalisti insorsero e i suoi quattro figli si contesero la successione, perciò Augusto divise la Palestina in quattro tetrarchie,  affidandone una a ciascun figlio di Erode, soppresse anche il titolo di re di Giuda. La tetrarchia di Galilea fu affidata  ad Erode Antipa fino al 39 d.c., quando questo fu deposto da Caligola; sotto Augusto, il partito rivoluzionario, nazionalista e messianico insorse di nuovo e l’imperatore invase la Palestina, togliendole ogni autonomia, a Gerusalemme fu insidiato un prefetto romano.

Il partito rivoluzionario degli zeloti aveva guerriglieri e attivisti religiosi esseni, il loro maggiore centro d’addestramento era a Qumran, dove Giuda, figlio di Mattatia Maccabeo, aveva avuto una sua base, lì vi erano grotte ed una città, vi si praticava il battesimo e si attendeva la battaglia finale contro i nemici di Dio, cioè i romani; seguendo le idee del mazdeismo, gli esseni erano i figli della luce,  i romani, i figli delle tenebre. L’indottrinamento militare era impartito dagli zeloti, quello religioso dagli esseni chiamati anche nazareni; intanto a Roma il mazdeismo era divenuta religione ufficiale e Mitra era divenuto il dio più gettonato, soppiantando il culto di Iside, le vecchie religioni erano in crisi.

 

 

 


 

CAPITOLO 3

LE ALTRE FEDI

 

In Egitto il faraone ed i sacerdoti erano proprietari della terra, i sacerdoti controllavano la produzione agricola attraverso l’irrigazione del suolo, perciò nei templi vi erano intellettuali, matematici, astronomi, architetti, contabili, scribi ed esattori; le antiche divinità egizie erano a forma animale, derivati dal totemismo, poi si arrivò ad un semi-antropomorfismo e al culto del sole. I leviti ebrei, seguendo l’esempio dei sacerdoti egiziani, furono parimenti legislatori, esattori e scribi.

Prima dell’era volgare a Roma, nel tempio del dio Asclepio, ci si curava, in città si chiedeva la protezione di Iside e Mitra, nel II secolo il cristianesimo gnostico si affacciò nella città e, secondo Ireneo, per la fede nei miracoli,  tanti si convertivano al cristianesimo, alcuni cristiani ritenevano di avere il dono divino di guarire (“Il vangelo segreto di Tommaso” di Elaine Pagels); nel II secolo Tertulliano scrisse che i cristiani aiutavano i poveri, il cristianesimo gnostico era una religione di emarginati, Tertulliano aderì al montanismo, che era una forma di cristianesimo gnostico.

600 anni prima di Cristo, in Persia era consacrato il pane e celebrata la comunione, in India il dio redentore si chiamava Cristna o Krishna, era nato da una vergine, la sua venuta al mondo era stata prevista dai libri sacri indiani, alla sua nascita ci fu la strage degli innocenti, fece miracoli. Per gli indiani Brahma aveva creato l’uomo e la donna e li chiamò Adima ed Heva, collocandoli nel paradiso terrestre, a causa dei loro peccati ne furono cacciati, in attesa della redenzione per opera di Cristna. Strane anche queste coincidenze con il cristianesimo, l’induismo era più antico dell’ebraismo e del cristianesimo, però anch’esso, come il buddismo e il cristianesimo, si arricchì strada facendo, trattasi di un altro caso di metabolismo religioso, singolare anche l’assonanza tra Cristo e Cristna.

Prima di Cristo, anche dei filosofi greci erano arrivati al monoteismo, tra i greci, Xenofane era monoteista, Eraclito disprezzava gli idoli, Euripide negava che gli dei fossero simili all’uomo, Platone credeva all’immortalità dell’anima ed alla retribuzione nell’altra vita, Plutarco era monoteista e affermava che Dio era buono mentre il male era opera di demoni; Pitagora sostenne il monachesimo e affermò che la materia era all’origine del male. Gli stoici affermavano che Dio era immanente nell’universo  e consideravano i sacrifici un insulto alla divinità, Cicerone (106-43 a.c.) credeva ad un Dio unico creatore dell’universo, nella provvidenza e nell’immortalità dell’anima.

Aristarco di Samo e i pitagorici avevano una concezione dell’universo più vicina alla realtà della bibbia, per Aristarco (310-230 a.c.) il sole era al centro del sistema solare e la terra ruotava su un asse inclinato, determinando le quattro stagioni. Il neo-platonismo fu una filosofia della salvazione e fornì una base filosofica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca di Alessandria d’Egitto (II secolo E.V.) maestro di Origene e di Plotino.

Nel mondo antico i misteri delle religioni della salvezza, con i soter o salvatori che morivano e rinascevano, erano riservati agli iniziati, cioè avevano qualche cosa d’esoterico, erano tali quelli eleusini e quelli di Mitra; anche la chiesa cristiana adottò i misteri, che per essa  sono verità inaccessibili non spiegabili con la ragione, tra essi pose: trinità, incarnazione, sacramenti, la chiesa quale corpo mistico di Cristo, la grazia divina ed il peccato originale. Il concetto di mistero ricevette la sua formulazione dogmatica nel Concilio Vaticano I (1870).

Confucio, Budda e Cristo non chiesero di essere divinizzati, tuttavia, in India Krishna e Rama sono considerate incarnazioni di Visnù, in Persia si credeva alla ipostatizzazione, cioè alla personificazione di qualità di Dio, all’età dell’oro, ad una mitica era glaciale, alle impurità, al regno di Dio; anche i persiani attendevano il salvatore e la battaglia finale contro il demonio.

In Persia gli sciiti credevano alla trasmigrazione delle anime, credevano che l’Imam era l’incarnazione della divinità, l’ultimo Imam sarebbe stato il Mahadi o Messia, che avrebbe instaurato il regno di Dio. Nel mondo islamico, i sufi erano monaci, che seguivano le idee di Platone sull’anima caduta prigioniera del corpo e che aspirava a tornare a Dio, credevano all’incarnazione di Dio e interpretavano allegoricamente il corano.

L’Islam affermava che Cristo, con la parusia, avrebbe ucciso l’anticristo e si sarebbe convertito all’Islam, i dervisci erano monaci che, con esercizi, raggiungano l’autoipnosi e l’estasi, anche i drusi sostennero l’incarnazione di Dio; quindi l’idea ebraica del messia e quella cristiana dell’incarnazione penetrarono nell’Islam, siamo sempre sul terreno del sincretismo religioso.

Deus deriva dalla radice indogermanico “div” che significa luminoso e celeste, riferito al sole, il faraone era considerato incarnazione della divinità, anche i babilonesi portavano in processione i loro dei, che erano patroni di comunità; quando si realizzò l’unità nazionale e si fece strada il monoteismo, i babilonesi affermarono che i vari dei locali erano i diversi nomi di Marduk, avevano i miti e i loro antenati furono divinizzati.

Il culto di Mitra, identificato con il sole, importato dalla Cilicia, aveva il battesimo e l’eucaristia,  nel III secolo d.c. era religione ufficiale dell’impero, dopo aver soppiantato il culto di Iside e degli altri dei; nel IV secolo scomparve a Roma e durò ancora secoli in oriente e tra i germani, i quali poi si convertirono al cristianesimo ariano (gnostico), i primi germani a convertirsi dall’arianesimo al cattolicesimo furono i franchi di Carlo Magno.

L’escatologia dei persiani fu adottata da farisei e cristiani, però gli ebrei non rinunciarono ad attendere il riscatto nazionale con un messia discendente da Davide; come i pagani, anche ebrei e cristiani aspettavano un soter o salvatore.

Greci e romani non avevano negato la cittadinanza alle divinità straniere, se non creavano disordini; quando queste divinità si diffusero nelle città dell’impero, a causa del sincretismo religioso, Iside fu assimilata a Demetra, Afrodite ed Atena; Osiride a Dionisio, Attis ed Adone; Serapide a Zeus, Helios e Mitra. Poi Alessandro Magno, erede dei faraoni, favorì la concezione del re di natura divina, infatti, gli egiziani avevano creduto all’incarnazione di una divinità nel sovrano, il che serviva a dare legittimità al potere assoluto creatore della legge; anche Mosè aveva avuto questo potere, era stato legislatore, parlava con Dio faccia a faccia, però non pretese di essere un Dio.

In Grecia tendenze monoteistiche esistevano nella stoa, che valorizzò il culto del sole, il panteismo solare si associava anche all’astrologia ed alla fede nella predestinazione; alla fine Anche Augusto, per rafforzare il suo potere, favorì il culto del sovrano, una tradizione poi seguita da Caligola, Nerone e Domiziano.

Con un pasto sacro, i fedeli di Attis, Osiride ed Adone, partecipavano simbolicamente alla morte ed alla rinascita della divinità, nelle religioni misteriche si facevano banchetti mistici, bagni di purificazione e battesimi (Mitra, Iside e Cibele); le religioni misteriche credevano all’immortalità, all’oltretomba beata ed alla salvezza, i misteri orfici promettevano l’unione dell’anima con gli dei attraverso la purificazione del corpo, affermavano che l’anima era gravata dal corpo e che raggiungeva la salvezza con i misteri.

I misteri eleusini, fondati sulla morte e resurrezione di un dio, promettevano la resurrezione ed una nuova vita dopo la morte, erano circondati dal segreto e sopravvissero fino al IV secolo d.c., sbaragliati dal cristianesimo di Eusebio; Dionisio coltivava i misteri orgiastici, perciò il senato romano emanò un decreto contro di loro.

A Roma arrivarono dall’Egitto Iside, Osiride e Serapide, dalla Siria Adone e Tammuz, dalla Frigia Cibele e Attis, dall’Iran Mitra e dalla Mesopotamia Astarte; lo sviluppo di queste religioni e delle religioni misteriche fu favorito dalla sofferenza, dalla morte e dalla sete di salvezza e di riscatto sociale; la salvezza per intercessione di un soter poteva riguardare la terra o il cielo, l’anima o la resurrezione del corpo.

La morte e la resurrezione del Dio offriva una speranza agli uomini, era la stessa tesi di Paolo; del dio frigio Attis si affermava che era stato sacrificato per i peccati degli uomini e che era risorto, erano risorti l’egiziano Osiride, il fenicio Adone ed il babilonese Marduk; di quest’ultimo si affermava che era stato messo a morte assieme ad un malfattore, mentre una altro era stato liberato, che fu colpito sulla croce da un giavellotto; Osiride fu ucciso dal fratello e fatto a pezzi, ma fu ricomposto da Iside, perché il dio sole muore la sera e rinasce la mattina e rinasce anche con il solstizio invernale.

Il dio seducente fenicio Adone, amato da Astarte o Afrodite, fu colpito a morte e poi fu resuscitato dall’amata, allora era diffusa l’idea che un dio potesse morire e risorgere, numerosi culti promettevano una nuova vita; con Attis ed altri culti analoghi si credeva che si potesse sacrificare un dio per cancellare i peccati del popolo, poi il dio risorgeva.

In Israele e nei culti orientali esistevano abluzioni con acqua pura, con lo scopo di purificare, far rinascere simbolicamente ed iniziare, con questo battesimo gli esseni accoglievano i proseliti, i cristiani fecero del battesimo la rinascita, cioè una specie di resurrezione a nuova vita; in alcuni misteri, come quelli di Attis, Osiride e Adone, la purificazione si riceveva anche con il sangue di un toro, anche in India ci si purificava nel Gange.

Gli stoici, come Cicerone, Seneca e Plinio il vecchio, non facevano differenze tra uomo e donna, greco o ebreo, libero o schiavo, per loro era la sapienza che offriva una via di salvezza, si consideravamo messaggeri divini in un’umanità ammalata; la scuola stoica di Posidonio a Rodi credeva che Zeus–Giove fosse l’unico Dio e affermava che il male veniva dall’uomo e non da Dio.

Platone aveva considerato il corpo come la tomba dell’anima, la quale, con l’estasi o la morte, si separava dal corpo; per i platonici, se l’anima era divina, il male fatto all’uomo era un male fatto a Dio, ritenevano che gli uomini erano uguali e che ogni uomo appena nato era libero.

Tra gli stoici, Seneca, nella sua opera: “De beneficiis”, parlò di fratellanza della razze umane, affermò che l’unica ricchezza era quella della mente, confidava nella saggezza, nella scienza e nella filosofia; Tertulliano affermò, a torto, che Seneca era stato cristiano e nel IV secolo s’inventò anche un falso epistolario tra Seneca e Paolo. Tra gli stoici, Epitteto affermò che tutti gli uomini erano uguali, perché tutti gli uomini erano figli di Dio, aggiunse anche che solo i virtuosi potevano giudicare gli uomini malvagi.

All’inizio dell’era volgare, furono punti di contatto tra ellenismo stoico ed ebraismo le opere: la saggezza di Salomone, le opere di Filone, il quarto libro dei Maccabei ed i libri sibillini, tutti nati in ambienti ebraici ellenizzati; la sibilla d’Asia Minore fu trasformata in profetessa ebraica, questi libri poi subirono delle interpolazioni cristiane.

La sibilla si espresse contro l’idolatria, profetizzò la fine dell’impero romano, affermò che la distruzione del Vesuvio del 79 d.c. era la conseguenza della distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.c. per opera dei romani; affermò che gli ebrei avrebbero diffuso la loro fede e che poi la pace avrebbe regnato sulla terra, non invitò i proseliti ad uniformarsi alla legge ebraica. I libri sibillini giudaici (140 a.c.) annunciavano che Dio avrebbe posto fine alle guerre e avrebbe fatto nascere un regno perenne per tutti gli uomini.

L’idea del Logos di Filone (20 a.c.-45 d.c.) lo avvicinava agli stoici, il suo universalismo occultò la pratica ed il formalismo della legge, il suo messianismo non era un messaggio di liberazione nazionale ma di salvezza delle anime di ebrei e greci; Filone si recò a Roma per difendere gli ebrei davanti a Claudio.

Nell’interpretazione della legge e della bibbia, Filone seguiva l’allegoria ed il simbolismo, ad esempio i quattro fiumi che scaturivano dal giardino dell’Eden per lui erano le quattro virtù cardinali; come Paolo, riteneva che l’uomo era giustificato dalla grazia di Dio, come Hillel, sosteneva l’amore per il nemico, riteneva però che Israele avesse una missione speciale e che fosse destinato alla testa delle nazioni. Filone considerava Demostene, Omero ed Euripide uomini di Dio, ammirava Pitagora, Platone, Posidonio e stoici, affermò che Mosè e Platone avevano detto le stesse cose, esaltava i filosofi pagani.

Di norma, questo accostamento tra ebraismo e ellenismo, allarmava il giudaismo palestinese ma non quello della diaspora, alla fine però mostrò a Paolo o meglio ai proseliti ed ai cristiani gnostici, la strada per la sintesi tra mondo ebraico e mondo greco.

Il paradiso era il giardino dei satrapi persiani, i magi erano una casta sacerdotale e astrologi della religione di Zaratustra che praticavano la magia, i persiani avevano una religione quasi monoteista; al tempo di Cristo, a Babilonia era arrivato il buddismo, al quale s’ispirò il persiano Mani (215-275 d.C.) per fondare la sua nuova religione sincretica.

I riti babilonesi ed egiziani ispirarono ebrei e cristiani, i sacerdoti di Gerusalemme usavano incenso, tiara, mitra e pastorale, come egiziani, babilonesi e come oggi il papa; prima dei cristiani, l’aureola dei santi era usata da babilonesi, egizi, greci e romani, la croce era precristiana e condivisa da tanti popoli.

Per Ovidio (43 a.c. 18 d.c.) il caos precedette l’universo ordinato, poi Dio separò le acque dalla terra e il cielo dal mare; per i greci Prometeo creò l’uomo, gli insegnò le arti e gli regalò il fuoco, mentre Vulcano gli insegnò la lavorazione dei metalli; i greci credevano che Zeus provocò un diluvio universale, dal quale si salvarono solo i coniugi Deucalione e Pirra, che approdarono con una nave sulla cima del Parnaso, un mito come quello degli assiri-babilonesi e degli ebrei. Gli eroi antichi, come Mosè, sono stati i creatori delle nazioni, e sono stati divinizzati come Ercole e Perseo, come Mosè e Sargon, anche Romolo e Remo furono abbandonati alle acque.

Il contatto tra cultura ebraica e cultura greca fece nascere il cristianesimo e la fede nell’immortalità dell’anima, tutti i popoli erano abituati ad ingigantire i fatti con la tradizione; la guerra di Troia avvenne nel XII secolo a.c., in età micenea, Omero ne scrisse nell’VIII secolo a.c., era stato preceduto dai canti degli aedi e dalle narrazioni dei rapsodi; anche in Francia, dopo le guerre di Carlo Magno, si formò il ciclo epico carolingio.

Gli antichi ebrei avevano i terafin, specie di idoli e divinità domestiche, i romani avevano come divinità domestiche i penati, i lari, che erano immagini degli antenati, ed i mani, cioè le anime dei morti domestici.

Nei culti misterici pagani gli iniziati erano battezzati con l’immersione nell’acqua, così erano cancellate le loro colpe passate, anche gli indiani si purificavano nel Gange, il battesimo si faceva anche per gli dei Iside, Attis, Marduk, Dionisio, Demetra e Mitra; per Geova lo facevano Battista e gli esseni; tutti questi dei promettevano la resurrezione spirituale ai loro seguaci ed erano in concorrenza tra loro.

Il culto dei misteri, il contatto tra popoli e la decadenza delle vecchie religioni diede origine ad un sincretismo religioso, perciò dal V al III secolo a.c. si costruirono templi in cui erano adorati più dei, come quello di Serapide in Grecia, dove si adorava Iside e Zeus; alcune statue rappresentavano anche diverse divinità, infatti, a Comagene, in Turchia, una stessa statua rappresentava Aton, Mitra, Apollo, Elio e Demetra (“La favola di Cristo” di Luigi Cascioli).

I culti misterici ed i popoli primitivi affermavano che, bevendo il sangue dei nemici, si assorbiva la loro virtù, il sangue poi fu sostituito dal vino; dal  culto di Attis e Cibele, nacquero i banchetti eucaristici, dove si beveva il vino che rappresentava il sangue della divinità, mentre il pane fu introdotto nel sacramento eucaristico dai sacerdoti di Dionisio.

I sacerdoti predicavano la discesa degli dei sulla terra come soters o salvatori, questi erano fatti morire, scendevano negli inferi per tre giorni e poi risorgevano; di Marduk si affermava che era stato processato e condannato a morte per essersi dichiarato Dio, che, per accertarsi della sua morte, fu colpito al petto con una lancia,  poi risorse.

Anche il dio Adone fu fatto risorgere tre giorni dopo la sua morte, si affermava che il sepolcro di Attis giustiziato era stato trovato vuoto e solo con il lenzuolo che lo aveva avvolto, anche il dio greco-egiziano Serapide fu ucciso, scese all’inferno e risorse; Attis, Marduk, Cibele, Adone, Demetra, Mitra e tutti gli altri dei  culti dei misteri erano soters o salvatori.

Prima del cristianesimo, anche il mazdeismo o zoroastrismo nacque per sincretismo, cioè copiando le altre religioni, il mazdeismo nacque nel VII secolo a.c., ad opera di Zaratustra o Zoroastro, il quale ricevette una rivelazione dal dio Aura Mazda con il libro sacro dell’Avesta; perciò il re dell’Iran, Vishtaspa, abolì le idolatrie e riunì il popolo sotto un’unica religione ed un solo Dio, come accadrà con ebrei, cristiani e islamici. Questo sovrano lanciò, in pratica, la nuova religione come fece Costantino con il cristianesimo, fu una scelta di politica interna del governo.

Nella teologia avestica, Dio era simbolicamente rappresentato, come già Geova e Zeus, con un toro, il figlio di Aura Mazda era il dio solare Mitra, risalente alla trimurti vedica indo-iraniana del XIV secolo a.c. (Indra-Mitra-Varuna). Tutte le religioni non sono altro che aggiornamenti delle religioni precedenti, delle quali incorporano elementi importanti; mentre le prime religioni erano legate a fenomeni naturali, cioè erano naturali, quelle monoteiste sono artificiali e assemblate a tavolino,  impostate da comitati di esperti in cose religiose per mandato del governo.

Mitra iniziò la creazione, sconfisse i  demoni, che si rifugiarono sulla terra per tentare gli  uomini, poi fu mandato dal padre sulla terra  come salvatore, fu concepito da Aura Mazda  per mezzo di una vergine, nel  vangelo avestico si narrava che Mitra era stato tentato dal demonio e dai suoi seguaci; la sua passione era inevitabile, come quella degli altri Dei dei culti dei misteri, perciò fu torturato, ucciso e fatto risorgere il terzo giorno.

Mitra consumò un’ultima cena con i suoi apostoli, con pane e vino, che rappresentavano il suo corpo e il suo sangue, affermando che così avrebbero avuto la vita eterna, promise che alla fine del mondo sarebbe ritornato sulla terra per giudicare i vivi e i morti,  resuscitati nella carne; poi lasciò ai discepoli il compito di propagare la sua dottrina e risalì al cielo, riunendosi al padre, in attesa del giudizio universale. Quante strane coincidenze con Cristo, però Mitra era venuto prima di Cristo, anche tra Cristo e Budda esistono strane coincidenze.

Mitra era nato il 25 dicembre e la sua resurrezione avvenne alla metà di marzo, alla sua nascita gli erano stati offerti incenso, oro e mirra; la religione di Zaratustra o Zoroastro, detta mazdeismo o mitraismo, per ragioni politiche, oltre che dal re persiano Vishtaspa,  fu sostenuta dai greci e dai romani.

Platone aveva posto in cielo il logos divino, affermava che questo doveva insegnare agli uomini la giusta morale e, ispirandosi ai culti dei misteri, sostenne che il salvatore doveva patire la tortura e la morte, discepolo di Platone fu Filone. Al tempo di Cristo, mentre le religioni pagane presentavano un salvatore già arrivato, gli ebrei ne promettevano uno che doveva ancora arrivare e tanti  erano stanchi di aspettare la salvezza; quando si diffuse la fede in Cristo, c’era chi affermava che il messia era arrivato e doveva ritornare (cristiani), chi affermava che doveva arrivare (ebrei).

Come il cristianesimo, anche Zaratustra sintetizzò un pensiero più antico, sosteneva che un giorno le forze del bene avrebbero prevalso su quelle del male, annunciò la venuta di un salvatore, la cui figura è presente anche nel buddismo. Dagli antichi, la cometa era connessa con grandi avvenimenti, come la nascita di un imperatore salvatore; la stella dei magi, ricordata dai vangeli, ricorda forse la congiunzione dei pianeti  Giove e Saturno, avvenuta nel 7 a.c., data presunta di nascita di Gesù.

Per gli indù, una vergine, scelta dagli dei, doveva diventare la madre di un salvatore, che doveva rigenerare il mondo, stiamo parlando di Krishna o Cristna, incarnazione di Visnù, questo mito era comune ad altre religioni antiche. Nello yoga indiano e nello gnosticismo cristiano, per raggiungere la conoscenza e l’illuminazione,  si passava attraverso uno stato di trance, grazie a digiuno, ipnosi, canti, danze collettive, sostanze allucinogene e tecniche respiratorie.

Tutte queste tecniche erano conosciute in Palestina, Caldea, Persia, India, Tibet, Cina, America precolombiana e Grecia, nei misteri eleusini, nel culto di Dionisio e di Orfeo;  erano conosciute dai terapeuti d’Egitto e dagli esseni di Palestina; per gli gnostici, risorgere voleva dire emanciparsi dall’ignoranza, per altri purificarsi; forse anche la resurrezione di Lazzaro andava intesa simbolicamente, infatti, gli iniziati a certi riti risorgevano, tutti i circoli misterici antichi credevano nel significato simbolico della resurrezione.

I  sacerdoti pagani avevano tiara, mitra e pastorale, avevano tunica e pettorale, l’altare pagano era guarnito di ceri accesi, i pagani ardevano incenso davanti l’altare, i templi pagani avevano acqua santa, incenso, altari, ex voto, idoli, cioè immagini; la statua di San Pietro della basilica vaticana è la statua di Giove capitolino, con le chiavi al posto dei fulmini. I romani avevano una festa in onore di Cerere, fatta con  le fiaccole, come la candelora cristiana (2 febbraio), in ricordo di Cerere errante con una fiaccola, in cerca di sua figlia Proserpina; i pagani si facevano flagellazioni come hanno fatto i cristiani nella processione del corpus domini.

Svetonio scriveva che in ogni grande e affermata religione, il capo dei sacerdoti aveva autorità assoluta ed era infallibile, era il mediatore con la divinità e non poteva essere giudicato da nessuno, le stesse prerogative rivendicate dal papa. Plinio il vecchio affermò che Romolo istituì i frati arvali, che facevano processioni, le confraternite religiose cristiane furono precedute da analoghe istituzioni  pagane; i frati mendicanti ed il celibato dei preti erano conosciuti anche dai pagani ed il celibato è seguito anche dai monaci buddisti, però i pagani,  per sicurezza, i preti li capponavano anche, Origene si capponò da solo.

I pagani credevano ad un Dio sommo, come il sole o  il cielo, e in dei minori, questi secondi erano  protettori di città e di ceti produttivi, come i santi protettori dei cristiani; anche i pagani affermavano che gli uomini si dovevano guadagnare il perdono dei peccati con le opere, anche i pagani  facevano offerte ai templi e pregavano per i morti. Gli angeli erano divinità assiro-bilonesi, i cattolici li presero dagli ebrei, che li presero a loro volta dai babilonesi, anche i greci avevano l’angelo custode; battezzavano affiliati e peccatori sia i greci, che persiani, ebrei, indiani; il rosario è d’origine braminica.

Prima di Cristo, furono protagonisti di una resurrezione Dionisio, Osiride, Attis, Adonis, Tammuz e Mitra, nel culto di Attis c’era anche un banchetto sacro, in cui si beveva il sangue e si mangiava la carne del toro. Al tempo di Cristo, tra i pagani dominavano le religioni misteriche, con riti esoterici e con cerimonie d’iniziazione, che portavano all’illuminazione personale; i mistici facevano miracoli come i guru indiani, si credeva che Pitagora facesse placare i venti e risorgere i defunti.

In molti misteri si parlava dell’incarnazione, morte e resurrezione di Osiride in Egitto, Dionisio in Grecia, Attis in Asia Minore, Adonis in Siria, Bacco in Italia e Mitra in Persia; nel  V secolo a.c., filosofi come Senofane ed Empedocle, iniziarono a mettere in ridicolo queste storie.

Si affermava che Dionisio  era nato da una vergine il 25 dicembre, che aveva trasformato l’acqua in vino, che entrava in città a dorso di un mulo, che era morto per la remissione dei peccati di tutti, che era resuscitato il terzo giorno ed era asceso al cielo e che sarebbe tornato il giorno del giudizio. La sua morte e resurrezione era celebrata dai discepoli con un pasto rituale a base di pane e vino, che simboleggiavano il suo corpo e il  suo sangue.

Nell’antichità il sole era assimilato ad una ruota a raggi, da cui derivò il simbolo della croce e della svastica, i druidi erano stregoni che adoravano la quercia e avevano la svastica, nelle lingue indoeuropee e nel sanscritto indiano la parola “Dio” si collega alla luce e al sole, quindi il monoteismo nacque dal culto del sole; anche Cristo era la luce che illuminava, del resto come Lucifero, che, nel monoteismo, rappresenta la dialettica, cioè l’opposizione.

Il buddismo venera santi e reliquie, ha l’offerta del pane sull’altare, la confessione, la benedizione, il purgatorio, una gerarchia, una messa, conventi e la castità del clero, anche Budda aveva camminato sulle acque; Esculapio era un taumaturgo e curava le malattie, per il popolo faceva miracoli, Dionisio aveva trasformato l’acqua in vino.

Gli ebrei avevano litanie, nella religione egiziana le litanie erano dedicate ad Iside, il cui culto s’impose anche a Roma, queste litanie erano come quelle dirette a Maria; Iside e Maria erano dette astro del mattino, stella del mare, patrona dei naviganti, regina della terra, guida degli eserciti. Romolo fu generato dalla vergine Rea Silvia e dal dio Marte, Dionisio era figlio di Zeus e fu assunto in cielo; se gli egizi raffiguravano gli dei in forme animali, anche per i cristiani il piccione rappresentava lo spirito santo.

L’incarnazione era un’idea antica, si diceva che Platone era nato da una vergine, in Grecia, Giove aveva fecondato Leda,  assumendo le forme di un piccione; in India, Cristna e Budda erano nati da una vergine, i babilonesi adoravano una dea vergine e madre, in Egitto il faraone Amenofis II era nato da una vergine e Oro era nato dalla vergine Iside.

Verso la fine del IV millennio a.c., l’Egitto fu unificato e vi si diffuse il culto monoteistico del sole, chiamato Ra, Amon o Aton; quando nel 332 a.c. Alessandro conquistò l’Egitto, i sacerdoti di Ammone affermarono che egli era figlio di Zeus-Amon, il monoteismo solare rifletteva la monarchia centralizzata e si affermò con la XII dinastia, nel 2000-1800 a.c.; però, poiché permanevano  divinità minori, il faraone monoteista Amenofi IV (1375-1358 a.c.) fece una riforma religiosa e  innalzò Aton a solo dio, fece imprigionare il vecchio clero e cambiò il suo nome in Ikanaton.

Allora gli ebrei erano di casa in Egitto ed erano chiamati Khabiru; dopo la morte di Ikanaton, la vecchia classe sacerdotale riprese il sopravvento, forse allora gli ebrei furono fatti schiavi e poi espulsi al tempo di  Mosè; arrivati in Palestina adottarono le idee monoteiste egiziane  e dei gebusei di Gerusalemme. In origine Osiride era un totem del Basso Egitto, probabilmente raffigurante il toro o l’ariete, rappresentava la fertilità e perciò fu rappresentato anche con il sole e con il Nilo, a lui si offrivano le primizie, anche gli ebrei offrivano le primizie al loro tempio.

Sotto i tolomei, il culto di Iside e Osiride o Serapide assunse il carattere di religione di salvezza, era seguito da ceti meno abbienti che aspettavano una rivoluzione sociale e la redenzione, gli iniziati al culto di Iside aspiravano ad un mondo migliore, alla liberazione ed alla giustizia, perciò i senatori romani si allarmarono e tra il 59 e il 48 a.c. Giulio Cesare cercò di reprimere questa fede.

Iside era raffigurata con il bambino Oro in braccio, come le madonne cristiane, aveva gli stessi attributi di Maria, si credeva che il fanciullo fosse nato la notte del 24 dicembre dalla vergine Iside;  a Roma il 25 dicembre era celebrata la nascita del sole o Saturno o Mitra. Il cristianesimo metabolizzò tutte queste credenze e il culto del sole o Mitra.

I babilonesi, sconfitti dal persiano Ciro nel 538 a.c., erano stanziati al sud della Mesopotamia e gli assiri al nord, questa terra era già stata dominata per 25 secoli dai sumeri ariani e dagli accadi semiti, nel 1700 a.c. furono i sumeri ad introdurre la scrittura cuneiforme; in Mesopotamia alcuni totem divennero divinità protettrici, altri diavoli, altri angeli ebraico-cristiani, come i cherubini ed i serafini.

I babilonesi avevano il mito della creazione, dell’albero della vita in Eden, del diluvio, avevano una genesi, durante la quale il dio Marduk aveva svolto la creazione in sette tappe, a queste credenze mutuarono gli ebrei. In epoca greco-romana, il culto misterico di Adone-Astarte si diffuse tra le classi umili, l’Adonai ebraico che vuol dire Signore, un titolo di Geova, ha assonanza con l’Aton egiziano e con Adone,  Adone, Aton e Adonai potrebbero avere un origine in comune; come Cristo, anche Astarte discese all’inferno.

Il buddismo nacque in India settentrionale, tra il VII e il VI secolo a.c., come dottrina monastica della salvezza, in un sistema economico schiavista, come reazione protestante al potere e alla dottrina dei sacerdoti e latifondisti bramini, si presentò com’eresia nell’ambito della tradizione braminica; la stessa cosa è accaduta nel cristianesimo con tante eresie  e con la rivoluzione protestante.

I buddisti credono che anche in Budda si sia incarnato un Dio e che Budda s’incarni periodicamente in uomini; tuttavia nemmeno Budda pare un personaggio storico, la sua biografia è del I secolo dell’era volgare, altri scritti sul buddismo furono redatti nei secoli successivi; si afferma che Budda riuscì a sopprimere ogni desiderio, rinunciò al mondo e si fece monaco, fece dei seguaci, la stessa via di San Francesco.

I sacerdoti bramini erano una casta e una tribù e grandi proprietari terrieri come i leviti ebraici; come i greci e i romani, avevano trasformato le forze della natura in divinità dall’aspetto umano, nel 1.400 a.c. gli indoeuropei erano piombati dal nordovest in India e ridussero in schiavitù gli indigeni di pelle più scura, che formarono la casta più emarginata dei paria, questi primi abitatori dell’India seguivano una religione più antica, fatta d’animismo e naturalismo. Anche in India gli emarginati aspiravano  a liberarsi dalla sofferenza e dalla salvezza, la religione prometteva che questa si raggiungeva  ponendo fine alla catena delle reincarnazioni e non con la rivoluzione in terra o con il cambio di governo.

Budda, all’età di 29 anni, come reazione al dolore del mondo, abbandonò la casa paterna per fare una vita ascetica e di rinunce, secondo la tradizione era nato da madre vergine, fece miracoli e fu tentato dal maligno, fenomeni tellurici accompagnarono la sua morte. Sono strane tante coincidenze con Cristo, però io ritengo che sia stato anche il buddismo, che si arricchì strada facendo, a prendere dalle altre religioni e dal cristianesimo. Nel buddismo la filosofia religiosa crebbe con gradualità e prese molte idee dalle altre religioni, anche da quelle nate dopo Budda, insomma il buddismo divenne un valore aggiunto dalla tradizione a Budda, esattamente com’è accaduto con Cristo.

La dottrina di Budda mira alla soppressione del dolore ed a raggiungere la salvezza, cioè il Nirvana, da Budda nacque un movimento di monaci che facevano la questua e vivevano di pane ed acqua; nell’ottocento il buddismo penetrò in Tibet, sovrapponendosi alle vecchie tradizioni indù, animiste e sciamane e fu persecutore della vecchia religione, come in India era stato vittima dei bramini,  esattamente come accadde nel cristianesimo.

Il buddismo adottò le dottrine sulla creazione, sulla fine del mondo e sulla reincarnazione, imponendo ai monaci  il costume del celibato, in Tibet il Dalai Lama istituì un governo teocratico e feudale, mettendo tutto il potere in mano ai monaci, ancora oggi è considerato una reincarnazione di Budda. In Tibet nacquero anche conventi di suore buddiste, seminari e scuole di teologia, invece in India del nord, dove il buddismo era nato, a causa delle invasioni mussulmane, nel XII secolo il buddismo si estinse, mentre al sud di questo paese permaneva l’induismo; in compenso, il buddismo arrivò anche in Cina.

Confucio sembra una figura delineata storicamente (551-479 a..c.), cosa rara tra i fondatori di religioni, era un modesto uomo di stato e non aveva intenzione di fondare una religione, intendeva solo tramandare il pensiero dei filosofi classici cinesi; Confucio aveva la fede negli antenati e il culto del cielo, che poi divenne una divinità antropomorfa, credeva alla provvidenza, ebbe discepoli e proseliti ed i suoi insegnamenti furono riportati in libri, predicava il rispetto per gli anziani e per l’autorità statale, difendeva la famiglia, non era per la rivoluzione, ma per la cristallizzazione delle classi sociali. Dal II a.c., anche Confucio, come Budda, ricevette adorazione e  sacrifici; in Cina Lao-Tsè fu un altro fondatore di una religione, è un personaggio leggendario, diversamente da Confucio, era antistatalista, si credeva che era nato da una vergine.

Gli ebrei calcolavano il tempo a partire dalla creazione, avvenuta nel 3761 a.c., i musulmani dal 622 d.c, data dell’egira, i greci partivano dalla prima olimpiade del 776 a.c., i romani dalla fondazione di Roma nel 754 a.c. La datazione cristiana nacque nel VI secolo, per opera del monaco Dionigi il piccolo, che però fece un errore di calcolo, posticipando la nascita di Cristo di circa sette anni.

A Babilonia, con l’unità del paese, Marduk prese la prevalenza tra gli altri dei,  Marduk moriva e rinasceva ed esigeva sacrifici umani, però un monoteismo perfetto o completo non è mai esistito da nessuna parte; come in Egitto e in Israele, a Babilonia i sacerdoti avevano il monopolio della scrittura, delle scienze, della contabilità e del diritto, offrivano sacrifici agli dei e dalle loro piramidi a gradini osservavano il moto degli astri, erano astrologi come i magi persiani.

In coincidenza con l’invasione indoeuropea dell’India, della Palestina da parte degli ebrei, anche  la Grecia fu invasa da popoli indoeuropei, provenienti dall’Asia Minore, che vi apportarono idee religiose e filosofiche, in buona parte comuni ad indiani e persiani.

In Grecia Esiodo invocava giustizia per gli umili, perché l’ingiusto prosperava, i giudici si facevano corrompere e Dio era indifferente. In Grecia ed a Roma, con la diffusione della schiavitù, decaddero i liberi artigiani e venne il disprezzo per il lavoro manuale, infatti, Platone escludeva dai diritti civili i lavoratori manuali.

Anche Platone credeva alle caste indiane, affermava che  i comuni lavoratori erano la stirpe di ferro, i filosofi ed i governanti quella d’oro e i guerrieri quella d’argento; anche per Aristotele l’uomo di scienza non si poteva occupare d’attività manuali, nel mondo greco solo il 3% della popolazione era veramente libera e sovrana, cioè affrancata dal lavoro manuale o dalla servitù.

In Grecia, in Persia, in Israele ed in Egitto era stato venerato il toro, perché tutte le religioni erano state precedute dal culto degli animali ed il toro rappresentava la forza, la fertilità e la vita, le corna del toro erano state segno distintivo di Giove e di Geova, anche quest’assonanza  potrebbe significare qualche cosa.

Il mitraismo aveva battesimo, eucaristia, la croce e le confraternite, anche Mitra era detto il logos emanato da Dio, se gli gnostici credevano che il cattivo demiurgo aveva creato l’universo, gli zoroastriani affermavano che aveva creato solo la metà malvagia dell’universo; anche Zaratustra  annunciò il regno dello spirito.

In Cina il culto degli dei era una funzione dello stato, mentre il culto degli antenati era la religione della famiglia, in generale, il culto era legato alla natura, Confucio era statalista, credeva all’autorità, alla famiglia ed alla predestinazione; come Rousseau, affermava che gli uomini nascevano buoni, però non si pronunciò sul problema della morte, non sviluppò una mitologia e, come Budda, non fece propaganda a nessun Dio.

Lao-Tsè raccomandava di essere sempre buoni, era dualista come la religione persiana e credeva alla bontà dello stato di natura, non era statalista e difendeva la libertà dell’individuo, credeva al libero arbitrio, all’anima, all’inferno, riteneva la natura amorale; anche lui alla fine fu divinizzato, si disse che era nato da una vergine.

Divinità originali giapponese erano le forze della natura, gli spiriti degli antenati, gli inventori delle arti; al vertice degli dei era il sole, lo shintoismo è ricco di mitologia e cosmogonia, il culto è regolato dal governo ed il sacerdozio è ereditario, questa religione crede alla sopravvivenza dell’anima dopo la morte, ma non alla sua retribuzione.

Si credeva che Budda (560-480 a.c.) fosse stato generato in modo miracoloso e inviato come salvatore nel mondo per redimere l’umanità; come Cristo, anche Epicuro iniziò la studio della filosofia a 12 anni, come Cristo, anche Budda iniziò la sua vita pubblica a 30 anni, digiunò e fu tentato dai demoni, come Cristo,  anche Zaratustra e Budda vivevano in povertà; Budda era accompagnato da dodici discepoli, narrava parabole, aveva un discepolo prediletto ed uno traditore.

Anche Budda criticava la pratica esteriore della legge da parte dei bramini, anche Budda faceva miracoli, respingeva i sacrifici di sangue, invitava a ricambiare il male con il bene, ad amare i nemici, a non accumulare ricchezze; anche Budda è stato divinizzato, anche i buddisti hanno monaci, concili e dogma.

Nel V secolo a.c. Asclepio faceva guarigioni miracolose, fu chiamato salvatore,  placò le tempeste e resuscitò i morti, si credeva che quando Ercole e Cesare morirono, la terra tremò, il responsabile della morte di Ercole s’impiccò come Giuda; Ercole nacque da una vergine e da padre divino, fu tentato, camminava sulle acque, ascese al cielo, era detto il redentore e il salvatore. Il ritratto di Ercole si definì nel V secolo a.c., arricchito da cinici e stoici, fu detto figlio di Dio e intermediario presso la divinità, anche Ercole era chiamato il logos.

Dionisio, il cui culto iniziò nel VIII secolo a.c., soffrì, mori e risorse, era figlio di Zeus e di una donna mortale, era terapeuta,  trasformò l’acqua in vino, cavalcava un asino; la religione di Mitra era una religione sincretica e aveva seguito lo stesso percorso di Cristo. Il culto del sole, fonte della vita, cui si rifaceva il culto di Mitra, ha grandissimo rilievo nella storia delle religioni, in Egitto, Amenophis IV (1375-1358 a.c.) adorava il dio sole; Giove, Apollo, Helios e Baal erano anche divinità solari, il sole era adorato in Giappone e in America latina.

Il vescovo cristiano Pegasio (354-355) confessò di pregare anche il sole e fino al V secolo tanti adoravano il sole,  tanto che papa Leone I mise in guardia i cristiani dal culto del sole, il simbolo del sole è riportato  nell’ostensorio cristiano, nella croce,  nel rosone delle chiese e nella svastica. Mitra era una personificazione del sole, il suo luogo di culto originario era la Persia e l’India, ove faceva parte della triade: Indra, Mitra e Veruna; nel III a.c. secolo si diffuse in Egitto e poi  penetrò a Roma, proveniente dalla  Cilicia, sulle ostie consegnate durante la celebrazione dei misteri di Mitra vi era una croce.

Alla sua nascita Mitra fu adorato dai pastori, ascese in cielo, a fianco del Dio sole, e formò una trinità, un giorno sarebbe tornato a giudicare i morti, era uomo-dio, redentore e salvatore, suo giorno festivo era la domenica,  era nato il 25 dicembre; questa data nel 353 segnò anche la nascita di Cristo, mentre nel 321 Costantino aveva fatto la domenica giorno di festa; a Mitra si facevano processioni, era il redentore e il salvatore, a sua madre era stata annunciata la nascita del salvatore.

Anche Apollo era identificato con il sole, sua madre non riusciva a trovare un posto dove partorirlo, i  pastori che accompagnarono la nascita di Cristo, avevano fatto la comparsa anche alla nascita di Ciro, Romolo e Mitra. Nel mitraismo i sacerdoti erano chiamati padri e i fedeli fratelli, questa religione aveva sette sacramenti, riconosciuti nello stesso numero dal cristianesimo solo nel 1439.

Il mitraismo possedeva battesimo, cresima e comunione, con pane e vino, in memoria dell’ultima cena del maestro con i discepoli, aveva le ostie, le messe giornaliere e una messa più importante la domenica.

I seguaci di Mitra credevano alla rivelazione, al diluvio, al giudizio universale, all’immortalità dell’anima e alla resurrezione, i mitraisti sostenevano gli umili e affermarono che gli ultimi sarebbero stati i primi; il mitraismo divenne religione ufficiale di Roma e fino al IV secolo d.c. si confrontò, con successo, con il cristianesimo, nel IV secolo i suoi templi furono saccheggiati e distrutti ed i suoi sacerdoti furono assassinati dai cristiani; i cristiani edificarono chiese sulle rovine degli antichi luoghi del culto del sole, la fede in Mitra sopravvisse fino al V secolo.

La nascita di Pitagora (VI secolo a.c.) fu annunciata come quella di un salvatore, venne al mondo in terra straniera durante un viaggio dei genitori, fu taumaturgo e fece una pesca miracolosa, era circondato da folle e parlava con parabole, faceva miracoli e placava tempeste; credeva alla dignità della donna, fu perseguitato, discese agli inferi e resuscitò dai morti, i suoi discepoli vivevano in comunanza di beni (“Il gallo cantò ancora” di Karlheinz Deschner).

Empedocle di Agrigento fu venerato come un Dio, faceva miracoli, resuscitava i morti e placava le tempeste; nel V secolo a.c., allo spartano Lisandro furono tributati onori come ad un Dio, gli furono innalzati luoghi di culto e offerti sacrifici.

A Roma l’imperatore era detto il salvatore e Dio, il re babilonese Ammorbai (1955-1912 a.c.) era detto il dio sole, pastore e redentore, in Egitto il faraone era il Dio sole, Alessandro Magno fu proclamato figlio di Dio, invece Davide era stato figlio di Dio solo per adozione. Perciò si diffuse la credenza che nel sovrano fosse incarnata la divinità  e alcuni  sovrani seleucidi adottarono il titolo di Epifane, cioè colui che si manifesta; nel 167 a.c. Antioco IV Epifane fece coniare una moneta che lo definiva Dio in sembianza umana.

Gli imperatori romani divennero oggetto d’adorazione divina, di Pompeo si affermava che era disceso dal cielo, si affermava che alla morte di Cesare il sole si coprì, la terra si spaccò, i morti risorsero, poi Cesare ascese in cielo; Augusto (27 a.c-14 d.c.) fu detto figlio di Dio e apportatore dell’età dell’oro, gli si attribuirono miracoli e gli furono innalzati templi, era il salvatore inviato da Dio e il redentore del genere umano, fu ritenuto figlio d’Apollo.

In Egitto ed a Babilonia il re era il redentore, Zaratustra era il salvatore, Nerone era il salvatore, salvatori erano stati Cesare, Ottaviano, Augusto, Claudio, Vespasiano e Tito, signori erano stati Geova, Claudio, Nerone e Domiziano; Tacito scrisse che Tito Vespasiano ridonò la vista ad un cieco. Paolo o chi per lui trasferì tutti questi titoli e qualità a Gesù.

Il sentimento fideista dualista-manicheo delle religioni persiane, trasportato in politica, ha evidenziato sempre l’esistenza di due tesi o partiti contrapposti, anche se rappresentati da coalizioni, l’adesione ed uno di essi è fatta per partito preso, per simpatia, per sentimento, per fede, per amicizia o per interesse, anche di classe.

Anche le altre religioni avevano testi sacri, definiti la parola divina, come il mazdeismo, l’induismo, il buddismo, le religioni misteriche greche, la religione dionisiaca e il culto d’Iside, tra i testi sacri vi erano i libri ermetici, l’apocalittica giudaica era tributaria del dualismo iranico; in Iran, Babilonia ed Egitto era atteso un redentore e un salvatore,  Zaratustra parlò d’imminenza del regno di Dio, gli egizi parlavano di un salvatore già nel II millennio a.c., anche il re assiro Assurbanipal (668-626 a.C.) fu chiamato salvatore e figlio di Dio, destinato ad iniziare una nuova era.

Il cristianesimo, arrivato tra i pagani, ne ricevette impulsi, a cominciare dalla fede nella divinità di Cristo, nella trinità e nell’adozione del simbolo della croce; nel III secolo furono i pagani convertiti al cristianesimo che apportarono queste credenze, portarono anche il culto delle immagini, il culto dei santi, il culto di Maria e tanti miti; anche la filosofia greca inquinò il cristianesimo.

Il 25 dicembre, l’impero romano festeggiava la nascita di Saturno e Mitra, cioè del Sole, la chiesa spostò la nascita di Cristo a quella data per sfruttare una ricorrenza seguita dal popolo e favorire la soppressione e la metabolizzazione delle vecchie religioni; questa politica fu seguita anche con dei locali che sono divenuti santi cristiani, mai esistiti in epoca cristiana.

Prima di Cristo, erano risuscitati da morte altri dei, cioè il babilonese Tammuz, il siriano Adone, l’egiziano Osiride, il tracio Dionisio ed altri; resuscitarono dopo il terzo giorno Attis, Osiride e Adone; a Babilonia Marduk fu taumaturgo, creatore del mondo, redentore, pastore, resuscitava i morti, fu fustigato e condannato a morte, al suo posto un delinquente fu lasciato libero, una donna asciugò il sangue di una sua ferita provocata da un colpo di lancia, anche Marduk discese all’inferno.

Apollonio di Tiana, una volta risorto, si mostrò agli apostoli e si fece toccare da loro per dimostrare che era vivo, la discesa all’inferno di Cristo divenne dogma nel IV secolo; l’idea della discesa all’inferno degli dei era comune in Egitto, Babilonia e Grecia; discesero all’inferno Marduk ed Eracle.

Nel primo secolo il concetto di monoteismo si era affermato in occidente, con il contributo di cinici, scettici, autori satirici e persone colte, che però, anche se infastidite dagli dei, partecipavano esteriormente alle manifestazioni di culto, come accade ancora oggi; ciò accadeva perché si volevano sentire parte della società  e dare un esempio positivo al popolo. Prima di Cristo, si dichiararono monoteisti, Senofane, Eraclito, Platone.

Il sincretismo religioso fu favorito dall’importazione di divinità straniere, così Serapide si fuse con Zeus, Iside con Demetra e Mitra con Helios. Un contributo al monoteismo venne dal culto all’imperatore romano in tutto l’impero, mentre  il politeismo entrava in crisi, anche la diaspora giudaica aveva dato il suo contributo in merito, infatti Paolo poté agganciarsi all’opera missionaria svolta dei farisei o rabbini.

In Grecia, Zeus era un indogermanico Dio del cielo, gli eroi erano santi locali, i greci credevano all’età dell’oro, alla trasmigrazione delle anime e, alla vigilia dell’era volgare, anche alla loro retribuzione, le ritenevano spiriti decaduti, dimoranti in corpi, in espiazione d’antiche colpe; come gli ebrei, credevano che le colpe dei padri ricadevano sui figli.

In Grecia, i cinici erano monaci mendicanti, Pitagora sostenne il monachesimo, che aveva estasi e rinuncia; il neoplatonismo fu una filosofia della salvazione che fornì una base teologica al cristianesimo, suo fondatore fu Ammonio Sacca, maestro di Origene, uno dei padri del cristianesimo. Satana rappresenta i dualismo manicheo, il principio dialettico e l’opposizione ingiusta alla monarchia assoluta di Dio, in pratica dei sacerdoti di Gerusalemme, perché Dio non è mai intervenuto nelle cose umane.

Le religioni egiziane e mediorientali avevano anche fonti astrali, la dea Iside era rappresentata dalla costellazione della vergine, al cui interno la stella principale era Spica, che l’8 settembre rinasceva e tornava visibile, rappresentava la forza generatrice della terra e la fecondità, anche nella civiltà babilonese la dea Ishtar  era legata alla costellazione della vergine.

Il cristianesimo, appropriandosi di credenze pagane, fece nascere Maria l’8 settembre; all’inizio Cristo fu rappresentato con l’agnello, anche Giove era rappresentato con l’ariete, gli astrologi antichi consideravano l’ariete la principale tra le costellazioni zodiacali, rappresentava la rinascita e il rinnovamento, la resurrezione di Gesù e di altri dei avveniva nell’equinozio di primavera. Perciò il cristianesimo ha anche fonti astrali, pare che il primo Cristo, secondo la concezione gnostica, sia stato un essere celeste, nato e risorto in cielo.

Nel VI secolo d.c., l’Arabia di Maometto era abitata da beduini idolatri e da una minoranza d’ebrei e di cristiani nestoriani, vi passavano le rotte commerciali per India, Cina, Siria ed Etiopia; nella regione esisteva il culto della natura, degli animali e della pietra nera meteoritica, situata nella Kabaa, alla Mecca.

Il paese subì l’invasione dell’Etiopia cristiana copta, con le inevitabili perdite economiche, la crisi  favorì l’affermazione della riforma religiosa di Maometto, mentre la successiva espansione militare islamica fu favorita dalla decadenza di Bisanzio e della Persia; i nomadi arabi vivevano in società patriarcali e avevano due città importanti, La Mecca e Medina. Maometto nacque nel 571 d.c., in coincidenza con l’espulsione dallo Yemen degli invasori etiopi, attratto dalla dottrina di ebrei e cristiani, tentò una riforma religiosa, però la Mecca rifiutò la sua dottrina, perciò nel 622 fu costretto a rifugiarsi a Medina, l’anno primo della nuova era o egira, lì diventò commerciante e sposò una ricca vedova.

La sua dottrina, ispirata agli ebrei, presenti nelle due città, e ai cristiani nestoriani di Siria, annunciava il giudizio di Dio, imponeva il monoteismo, ammetteva quattro mogli, vietava l’alcool e la carne di maiale; Maometto si considerava l’ultimo dei profeti, dopo Adamo, Noè, Abramo, Mosè e Cristo, ricordava che gli arabi discendevano da Ismaele, figlio d’Abramo, affermava di ricevere le rivelazioni dall’arcangelo Gabriele.

Nel 630 Maometto prese La Mecca e nel 632 morì, dopo aver conquistato tutta la penisola arabica, nel 700 l’impero arabo si estendeva dalla Mesopotamia a Gibiltera, nel 711 fu sottomessa la Spagna, nel 732 il re franco Carlo Martello fermò l’invasione araba della Francia a Poitiers.

Il corano è redatto disordinatamente, nell’islam i sunniti si definiscono i tradizionalisti,  gli sciiti sono i legittimisti, seguaci d’Alì, genero ed erede legittimo di Maometto, che fu assassinato; il corano, il cui originale, secondo un dogma (anche l’Islam ha dogmi), sarebbe in cielo, predica la sottomissione, afferma che l’anima  sopravvive in forma corporea, per godere dei piaceri del paradiso, mentre ai peccatori sono riservate le fiamme dell’inferno, afferma che gli infedeli devono essere convertiti o sterminati con la guerra santa; però, chi tra i monoteisti si sottometteva, pagava un tributo speciale ed era discriminato, ma poteva continuare a praticare il proprio culto. Tra musulmani, i mahadi erano i profeti, i drusi credevano ad un messia arabo o Imam ed al regno di Dio, i sufi erano monaci.

Hume affermò che Maometto era un finto profeta, Hobbes lo accusò di aver finto di parlare con lo Spirito Santo,  Voltaire definì Maometto un impostore; Maometto potrebbe essere stato un medium che riceveva rivelazioni dagli spiriti e dall’arcangelo Gabriele o un simulatore, però, prima bisognerebbe dimostrare che è esistito.

Oggi certi settori dell’integralismo religioso occidentale ritengono che ebraismo, cristianesimo ed islamismo abbiano origine comune, perciò ritengono che criticare l’Islam può sgretolare la stessa fede in Dio, già attaccata dalla rivoluzione e dal razionalismo; l’Islam esalta la volontà di Dio, mentre l’occidente ha affermato i diritti dell’uomo.

Perciò il concilio Vaticano II del 1962 esaltò la fede in Dio dell’Islam ed i capi religiosi cristiani ed ebrei presero a condannare Rushdie, i cattolici furono esortati dalla chiesa a non leggere il suo libro, in Israele si chiese che fosse messo al bando, perché un giorno si poteva attaccare una religione e un giorno un’altra. A volte pare che rabbini, preti e mullah si stiano coalizzando per contrastare la libertà di pensiero.

L’Islam non è una religione originale, l’islamismo fu influenzato dallo zoroastrismo, dal giudaismo, e dal cristianesimo; come la fede in Cristo fu respinta dai giudei, che perciò subirono persecuzioni, la fede in Maometto fu respinta da ebrei e cristiani, perciò Maometto perseguitò gli ebrei, poi  inglobò anche usanze pagane, come del resto fece il cristianesimo.

Anche  Zoroastro aveva ricevuto le leggi da Dio come Mosè e come Maometto, nel 636, la vittoria dell’Islam sui persiani sassanidi, portò all’Islam una cultura superiore; lo stato teocratico nacque quando la dinastia araba omayyde, con sede in Damasco, fu sostituita dalla dinastia persiana abbaside, con sede a Bagdad, così  il califfo divenne  capo dello stato e capo della religione.

La religione indiana dell’Avesta e quella iraniana di Zoroastro avevano un patrimonio comune, perché gli antenati de due popoli formavano un unico popolo indo-iranico, facente parte del gruppo indoeuropeo. I persiani per primi avevano affermato che l’anima dopo la morte ascendeva al cielo e che il paradiso era la ricompensa per i morti in battaglia.

A tempo di Maometto a Medina vi erano tre tribù ebraiche che influenzarono Maometto con le loro idee religiose, tante sue convinzioni dottrinarie furono mutuate dal giudaismo; Maometto fu impressionato dal monoteismo ebraico ed era sedotto dall’idea che Dio potesse fare delle rivelazioni ad uomini ispirati.

Tanti sono i personaggi del vecchio testamento citati nel Corano, dove sono riportati tanti racconti e personaggi del vecchio testamento, tra cui Abele, Abramo, Mosè, l’Eden e il diluvio; quindi Maometto o chi per lui intese stabilire un legame con le scritture ebraiche, esattamente come fece il cristianesimo.

Al tempo di Maometto, il cristianesimo era conosciuto in Arabia, nella forma giacobita, nestoriana o monofisita, con i suoi viaggi commerciali, Maometto entrò anche in contatto con i cristiani della chiesa siriana e con i cristiani abissini che avevano dominato lo Yemen; non approvò la dottrina della trinità. Il corano nega la morte in croce di Gesù ed afferma che salì in cielo con il suo corpo, anche la setta eretica cristiana dei basilidiani negavano la morte in croce di Gesù.

Maometto fu anche influenzato da sabei o mandei, che praticavano il battesimo e si dicevano eredi del Battista e non riconoscevano Cristo; i mandei, come i samaritani, tra i libri ebraici avevano solo il Pentateuco e Maometto conobbe solo il Pentateuco.

Maometto morì nel 632 d.c. e la sua biografia fu composta nel periodo teocratico abbaside, la biografia di Maometto è riportata dal corano e dalla tradizione, che insieme costituiscono la sharia o legge islamica, questa letteratura crebbe dall’VIIII all’XI secolo. La dottrina islamica servì alla seconda dinastia persiana dei califfi abbasidi, che regnarono a Bagdad dal 750 fino al XIII secolo, per l’esercizio del potere (“Perché non sono musulmano” di Ibn Warraq).

I cantastorie arricchirono la tradizione, perciò tante tradizioni non possono essere considerate autentiche, comunque, la legge islamica, anche quando è riportata dal corano, contiene consuetudini popolari preislamiche, com’era accaduto alla Torà ebraica.

Com’era accaduto nel cristianesimo, nelle province esistevano diverse raccolte del corano, ognuna delle quali faceva capo ad un centro di potere; per i mussulmani ortodossi, l’attuale corano è quello stabilito dal terzo califfo Uthman, nel settimo secolo, essi sostengono che il corano contiene tutta la rivelazione, senza falsificazioni. In realtà il testo definitivo del corano non era ancora stabilito nell’ottavo secolo e non raggiunse la forma definitiva prima del nono secolo, sotto i persiani.

L’istituzione del califfato s’ispirò al messianismo ebraico e servì a favorire le campagne arabe di conquista. A Medina, Maometto adottò pratica e convinzioni giudaiche, forse sperava di essere accettato come profeta e riformatore religioso dagli ebrei, poiché ciò non avvenne, si fecero tesi i rapporti tra lui e gli ebrei; prese il potere a Medina ed attaccò, espropriò, sterminò, ridusse in schiavitù e bandì gli ebrei della città.

Maometto aveva continuamente visioni e rivelazioni che gli ordinavano di estendere il suo dominio e stabilivano i principi religiosi e giuridici su preghiera, elemosina, digiuno, pellegrinaggio, diritto, eredità,  matrimonio, divorzio, ecc. Le rivelazioni assecondavano le sue ambizioni, prese alla lettera la leggenda che Ismaele, capostipite degli arabi, era figlio d’Abramo; perciò, la figura centrale degli insegnamenti di Maometto fu Abramo, il messaggero di Dio era Gabriele.

Quando Maometto prese Gerusalemme, affermò che, poiché gli arabi erano discendenti da Abramo, per mezzo d’Ismaele, erano eredi di tutta la Palestina. Maometto conobbe i samaritani che veneravano Mosè ed attendevano la venuta del Messia, la formula: “Non c’è altro Dio al di fuori d’Allah” era appartenuta ai samaritani.

I musulmani credono che il corano è l’infallibile parola di dio, è increato e che l’originale è in cielo, la rivelazione fu fatta dall’arcangelo Gabriele al profeta, questa fede è uno dei pochi dogmi dell’Islam. Il corano è insegnato a memoria ai bambini, a scapito della loro capacità di ragionare.

L’Islam crede che nel corano non ci siano falsificazioni, in realtà, anche nel corano furono aggiunte  interpolazioni ed interpretazioni, la sura 42.36-38 fu aggiunta per giustificare l’ascesa di Uthman a califfo, a discapito dell’erede legittimo Alì.

Gli infedeli potevano scegliere tra la morte o la conversione all’Islam, la salvezza non esisteva al di fuori dell’Islam, ne nacque fanatismo, persecuzioni, guerre di religione, crociate e processi agli eretici, come avvenne nel cristianesimo. Poi, a chi non si convertiva e voleva rimanere in vita, riconoscendo l’autorità del califfo, fu chiesta una tassa personale speciale, una tassa per la protezione pagata solo dagli infedeli sottomessi. L’Islam aveva il vantaggio per i seguaci di offrire un piano di conquista e di scorrerie, Maometto lottava contro i miscredenti, ma  prometteva ai suoi discepoli le loro terre e le loro ricchezze.

I cantastorie arabi inventarono la biografia di Maometto per spiegare passaggi difficili del corano, furono inventati dettagli sulla vita del profeta, a sostegno della dottrina legale.  I musulmani credono al giorno del giudizio, con il ritorno di Cristo, la resurrezione dei corpi e la destinazione degli uomini all’inferno o al paradiso.

La legge islamica mira al controllo della vita religiosa, sociale e politica, in una logica totalitaria, controlla l’intera vita del credente, è una dottrina di doveri e non di diritti, nell’Islam non esiste separazione tra Chiesa e Stato; Maometto, come il califfo, era capo religioso, capo di Stato, legislatore e giudice, le sue guerre lampo favorirono il suo proselitismo.

Il concetto di separazione dei poteri è stato formulato in occidente da Locke, Spinoza e dagli illuministi, Locke ha scritto che la cura delle anime non compete allo Stato e che lo Stato non può rendere le persone devote con la forza.  Nel 1785, il presidente americano Madison affermava che la religione andava lasciata alla coscienza d’ogni uomo, che il governo non doveva intromettersi nelle questioni religiose, che nessuno poteva essere punito per aver praticato una religione, che le tasse non dovevano servire a sostenere la religione.

Kant affermava che, quando un’autorità religiosa si poneva al di sopra d’ogni dubbio, si manifestava la tirannia, il controllo sul pensiero e la soppressione dello spirito critico, in tal modo s’impediva il progresso intellettuale e morale. Nella teocrazia islamica Dio è il governante assoluto che deve essere obbedito in pieno, senza discussioni; i fascisti occidentali hanno trovato allettante questo tipo d’autoritarismo, sono stati attratti da una religione che riconosce le virtù della guerra, che e contro il dibattito e contro le divisioni, proclama la verità con la spada e favorisce la sottomissione dei sudditi.

Per i mussulmani, gli ulema e la legge islamica sono infallibili, il concetto d’infallibilità è antidemocratico e intollerante; la legge è spesso arbitraria e convenzionale, perciò la democrazia opera attraverso la discussione critica, attraverso il cambiamento d’opinione e d’indirizzo legislativo. La legge islamica disciplina ogni singolo aspetto della vita dell’uomo, è quindi legge totalitaria, nell’Islam, l’uomo deve accettare i regolamenti divini, interpretati in modo infallibile dai dottori della legge.

L’Islam manifesta continua ostilità alla ragione umana, per esso l’etica si riduce a obbedire agli ordini, senza concedere spazio all’individualismo; al suddito era raccomandato di obbedire al califfo, ombra di Dio sulla terra, il singolo poteva essere sacrificato di fronte alla collettività; nell’Islam non esistono diritti umani, l’uomo deve obbedire alla legge di Dio e deve arrendersi alla volontà di dio.

Gli stoici sostenevano l’esistenza di una legge naturale che rispettava la natura umana, diversa dalla legge dello Stato; in occidente sono stati difesi i diritti naturali e personali, come quelli sulla vita e sul proprio corpo, i diritti umani fanno riferimento alla ragione e non a Dio. Da quando Locke sviluppò il concetto di diritti umani, i giuristi moderni hanno precisato che questi non possono essere perduti e sono inalienabili.

Nell’Islam gli esseri umani hanno solo doveri verso Dio, cioè verso i suoi mediatori, non hanno diritti, l’Islam pare incompatibile con la democrazia, l’Islam ha tentato di fossilizzare la legge. I musulmani sostengono che il potere deriva da Dio, perciò sono invidiati dagli integralisti cattolici che hanno dovuto subire la tesi che il potere deriva dal popolo, nell’Islam la disobbedienza è un peccato ed un crimine, l’obbedienza è stata insegnata anche dalla Chiesa.

Come la Chiesa, i teologi musulmani sono sospettosi verso la ragione umana,  sostengono che la rivelazione ha fornito la cornice entro la quale regolare i rapporti umani; in effetti, i diritti umani non ci sono stati regalati dalle religioni, per i mussulmani, il secolarismo è una malattia occidentale.

L’Islam prese dall’esterno, perché non esistono civiltà, religioni e razze pure o tipologicamente originali, le civiltà non si sviluppano e non si evolvono in condizioni d’isolamento, le grandi civiltà hanno preso tanto dall’esterno.

Il fine della jihad era conquistare il mondo intero, essa era un’istituzione divina, i mussulmani non vi si potevano sottrarre, chi moriva combattendo, era compensato nella vita a venire, l’Islam fu una macchina da guerra in mano ad una teocrazia militare. Il terrore e le esenzioni fiscali accelerarono le conversioni; la religione invitava a massacrare gli idolatri, furono distrutti tesori artistici e imposta la conversione forzata delle persone, furono fatti innumerevoli schiavi.

A causa della penetrazione islamica, lo zoroastrismo ed il manicheismo scomparvero in Persia  ed il buddismo scomparve in India settentrionale, dove era nato. La prima dinastia degli Omayyadi (661-750) era considerata atea dalla seconda dinastia degli abbasidi (750-1258), fu questa a costruire la religione definitiva e lo stato teocratico, i califfi si dicevano i rappresentanti di Dio in terra; l’idea della predestinazione era utile per tenere il popolo al suo posto, prevenire la rivoluzione sociale e  affermare che il governo del califfo veniva da Dio.

Nel nono secolo anche nell’Islam esisteva l’Inquisizione contro gli eretici, chiamata Minha, nell’Islam erano chiamati eretici i manichei, i liberi pensatori, gli atei ed i materialisti, per perseguire gli eretici furono nominati speciali giudici, gli eretici erano decapitati o crocefissi. Tra gli eretici c’era chi credeva alla metempsicosi, alcuni eretici irridevano al pellegrinaggio, altri negavano il giudizio universale, alcuni difesero il diavolo e altri erano contro la rivelazione.

A causa di questi fermenti, com’era accaduto in occidente, alcuni filosofi islamici proposero una doppia verità, una per le masse ed una per i sapienti, affermando che la religione era per le masse irriflessive, ma, anche con questa tesi, i teologi sentivano minacciato il loro potere.

Al-Razi (865-925) era un medico che sfidò la tradizione, confidava nella ragione umana, esaltava Dio per aver conferito la ragione agli uomini, non credeva alla creazione dal nulla, non credeva né al corano né ai profeti, disapprovava l’ascetismo; era contro le religioni rivelate e riteneva che non si potesse conciliare la filosofia con la religione, affermava che la salvezza si poteva raggiungere, non con la rivelazione, ma con la filosofia.

Al-Razi affermava che non si poteva sprecare la ragione in favore della fede cieca, che i miracoli dei profeti erano inganni, che le religioni generavano conflitti ed erano ostili alla ricerca scientifica, che la religione soffocava la verità e alimentava l’inimicizia, che la vita dell’uomo non si poteva migliorare attraverso la religione.

Nell’Islam, la conoscenza, non fondata sulla rivelazione e sulla tradizione, era considerato fonte d’eresia, per gli ortodossi la scienza islamica era la religione islamica, mentre le altre scienze erano straniere, per loro, tutte le scienze straniere mettevano in pericolo la fede; quindi la scienza islamica, nei periodi di splendore, si sviluppò nonostante l’Islam, è accaduto anche con il cristianesimo.

I sufi erano asceti islamici, cercavano l’intima conoscenza di Dio ed erano panteisti, furono influenzati da cristiani, dai filosofi greci e dai buddisti, affermavano che le catene della legge non potevano legare quelli che avevano raggiunto la conoscenza. Erano contro i precetti e l’osservanza, non credevano alle ricompense celesti ed affermavano che Dio andava servito con il cuore, che l’amore doveva costituire la vera religione e invitavano alla pietà; furono perseguitati dall’inquisizione islamica, torturati e messi a morte.

Poiché l’Islam era contrario alle innovazioni che, si credeva portassero all’inferno, potevano fare i liberi pensatori solo quelli che avevano la protezione o la simpatia dei potenti; gli eretici erano anche visti come sovversivi, le loro opere complete non sono arrivate fino a noi, perché distrutte, è accaduto anche nel cristianesimo.

Alcuni liberi pensatori,  per difendersi dalle accuse, dovettero nascondere le loro opinioni, altri, più coraggiosi, continuarono a lottare contro le idee inculcate, a loro rischio e pericolo. Il poeta Al-Ma’arri (973-1057) era uno scettico ed un pessimista, affermava che gli uomini erano succubi delle credenze dei padri, senza capacità di distinguere il vero dal falso.

Al-Ma’rri affermava che le religioni erano favole inventate dagli antichi, che i profeti ed i libri sacri erano falsi, sosteneva la ragione contro la tradizione, affermava che era meglio il dubbio che la credulità della fede, affermava che la religione era un’istituzione umana falsa, che i libri sacri non erano ispirati e che le religioni non erano fondate su basi logiche

Affermava che i pellegrinaggi erano assurdi e che il fanatismo spargeva il sangue, che le religioni erano contro il buonsenso, affermava che i miracoli erano assurdi; era vegetariano per rispetto verso gli animali, fu giudicato eretico, ma pare che scampò al processo, il suo coraggio era figlio di grandi protezioni.

L’Islam non ha favorito la nascita di persone indipendenti ed è responsabile dell’attuale  stagnazione culturale dell’Islam; Maometto unificò la penisola araba e la nazione araba, però non lasciò una nazione unita, perché nacquero le guerre di successione ed il secondo, il terzo ed il quarto califfo furono assassinati. Maometto affermava che combatteva battaglie per ordine dell’onnipotente, fece passare per rivelazioni le sue scelte politiche, affermava che la salvezza era impossibile fuori dell’Islam.

I musulmani parlano di futuro dominio globale musulmano, della necessità della lotta armata, di lotta alla cultura occidentale, alla democrazia ed al libero pensiero, l’Islam vede la tolleranza come un segno di debolezza; non tutti in occidente sono innamorati della democrazia, perciò sono attratti dall’Islam, altri si rivolgono all’Islam perché delusi da cristianesimo e comunismo.

Come sempre, il conflitto è per il potere e l’egemonia, l’Islam vuole soppiantare il cristianesimo come questo aveva soppiantato l’ebraismo; esiste una polemica dell’Islam verso i cristiani, nella cupola della rocca, a Gerusalemme, è scritto: “ Sia lode a Dio che non è padre di nessuno, è unico, eterno, non genera, né è generato”; come gli ebrei, gli islamici  non ammettono la natura divina di Gesù, né che possa essere figlio, in senso letterale, di Dio.

Per l’Islam era legittimo conquistare l’Europa, mentre era peccato per gli europei governare musulmani, perché la conversione all’Islam era un beneficio per il convertito; i paesi islamici rimasti fuori del colonialismo occidentale, non sono stati più fortunati, anzi sono rimasti più arretrati, è il caso dell’Arabia Saudita. In compenso, il principio occidentale, che ha favorito la nascita dei parlamenti elettivi: ”Nessuna tassa senza rappresentanza”, vale anche in Arabia, dove non si raccolgono tasse e perciò non si tiene conto dell’opinione pubblica.

Chi cerca una fede certa, dopo che nazismo e comunismo sono caduti, si volge al fondamentalismo islamico, d’altra parte, in certi stati dispotici, l’unica opposizione possibile è quella dei gruppi religiosi, che sono contro la modernizzazione  e contro le loro stessi classi dirigenti (“La crisi dell’Islam” di Bernard Lewis).

I fondamentalisti invocano l’uccisione dei nemici della  fede ed il tirannicidio dei governanti arabi occidentalizzati, comunque,  il terrorismo non è sconosciuto in Italia, Spagna, Irlanda e altri paesi. L’Islam è contro l’emancipazione della donna, contro la separazione tra Stato e Chiesa, sostiene che le leggi non vanno fatte ad arbitrio perché bisogna farsi guidare dalla sharia.

Al tempo di Maometto, tutti i popoli intorno all’Arabia credevano ad un unico Dio, in Arabia erano presenti ebrei e cristiani, a Costantinopoli c’era la chiesa cristiana ortodossa, in Egitto la chiesa cristiana copta, in Siria la chiesa cristiana giacobita, in Iraq la chiesa cristiana nestoriana e il regno sabeo dello Yemen teneva contatti con i cristiani copti etiopi; nei porti dello Yemen di Katar vi erano vescovadi di cristiani nestoriani.

Prima di Maometto, l’Arabia stava per diventare cristiana, era diffuso e conosciuto l’ebraismo, il monoteismo era generalmente accettato, perciò era spianata la strada per la rivoluzione di Maometto. Il cristianesimo arrivò in Arabia dalla Siria, dall’Irak e dall’Etiopia, dove dominava il cristianesimo monofisita.

In Iran il nobile persiano Mani (216-276) aveva fondato una religione sincretica, il manicheismo, prendendo dall’ebraismo, dal cristianesimo, da Zoroastro e dal buddismo; Mani era dualista e ascetico ed era stato uno gnostico. Secondo il mito, Abramo fu il primo a rigettare l’idolatria, fu un riformatore religioso, come Mani e come Maometto, fu capostipite di diverse nazioni e padre di molti popoli, per i mussulmani non era ebreo ma il primo musulmano.

Il corano è un codice religioso, etico e giuridico, con il corano, l’arabo è divenuta  lingua divina e perciò il libro non può essere tradotto, come voleva la Chiesa per la bibbia. Probabilmente il secondo califfo Umar (634-644) fece la prima raccolta di tradizioni, il terzo califfo, Uthman (644-656), fissò il canone e  ordinò  la distruzione delle versioni precedenti, però il canone fu ancora arricchito nei secoli successivi fino all’XI. Malgrado quest’opera di convergenza forzata, furono accettate sette versioni diverse del corano, le quali  però non avevano le differenze plateali dei nostri evangelisti, per non parlare degli apocrifi.

Il libro è riconosciuto come rivelazione divina, come l’avesta persiana, i veda indiani, la bibbia ebraica e quella cristiana, e non può essere interpretato a piacimento, cioè non è ammessa la critica storica e moderna; la stessa pretesa la ebbe la chiesa cattolica con il nuovo testamento, mentre i rabbini si mossero diversamente verso il vecchio testamento.

Il messaggio centrale è: “Non vi è alcun dio al di fuori di Allah e Maometto è il suo profeta”, per l’Islam  non bisogna discutere sulla natura di Do, il che ostacola lo sviluppo della teologia, ma bisogna obbedirgli; per l’Islam, il diritto religioso, che subordina i sudditi, è più importante della teologia.

Diversamente degli ebrei, i musulmani non hanno inibizione a pronunciare il nome di Allah; sulla creazione, il Corano nega che Dio si sa riposato il settimo giorno, perché Dio non conosce sfinimento; dagli ebrei e dall’Islam, le vittorie in guerra erano attribuite a Dio. Per l’Islam Dio ha 99 nomi e il centesimo è segreto, per il Corano, l’uomo non è fatto a somiglianza di Dio e non esistono patti tra Dio e uomini o nazioni privilegiate, come affermano gli ebrei.

Le preghiere islamiche sono generalmente di supplica, le preghiere di lode e ringraziamento, come quelle ebraiche, sono più rare;  l’Islam afferma che la fede è ragionevole, gli uomini sono chiamati dal corano, come dalla bibbia, servi di Dio. Per l’Islam, Mosè, Gesù e Maometto sono profeti, Maometto è l’ultimo profeta e il più importante, è il sigillo dei profeti; l’islamismo,  come le altre religioni abramiche, è una religione profetica (“Islam” di Hans Kung).

Per l’Islam, Maometto è un uomo, un profeta ed un messaggero di Dio e non è oggetto di venerazione o di preghiera,  sulla sua nascita e sulla sua fanciullezza nacquero leggende, com’era accaduto con Gesù, a 40 anni ebbe la rivelazione  dall’angelo Gabriele, seguita da più visioni. Nei suoi viaggi conobbe la religione ebraica e quella cristiana, un  cugino  della moglie era cristiano.

Maometto alla Mecca predicava la giustizia e la solidarietà, nell’imminenza del giorno del giudizio, però i privilegiati volevano difendere lo status quo, era accaduta anche con Cristo e con altri profeti biblici, i suoi avversari della Mecca erano uomini ricchi, perciò Maometto  fu costretto a fuggire dalla città.

La Mecca era meta di pellegrinaggio, a causa della pietra meteoritica  adorata nella Kabaa e d’altre divinità oggetto di culto, tanti ricavavano vantaggio economico dai pellegrinaggi dei fedeli e perciò, inizialmente, videro male la riforma religiosa di Maometto. Quando Maometto si volse verso il monoteismo, minacciò gli interessi dei sacerdoti e dei commercianti,  inoltre la richiesta di giustizia sociale, contenuta nel messaggio di Maometto,  minacciava i clan ricchi.

Il messaggio di Maometto minacciava i commerci ed i pellegrinaggi alla Mecca, danneggiava lo svolgimento del mercato e quindi il sistema economico e finanziario della città, sono grandi, infatti, gli intrecci tra religione, economia e politica.

Nel 619, morta la moglie ricca del profeta e suo zio, Maometto rimase senza protezioni del clan e divenne un fuorilegge in cerca d’asilo, fece un accordo con diversi dirigenti di Medina e si trasferì in  questa città. A Medina era una fiorente agricoltura,  in cui erano occupati soprattutto gli ebrei, due tribù erano pagane e tre erano ebraiche, vi esistevano tante rivalità tra i clan, anche per il possesso delle terre agricole.

Nella città mancava un governo centrale, perciò Maometto si alleò con alcune tribù contro le altre, come si fa in politica, con le prime conversioni, nacque l’umma medinese, nucleo centrale della futura umma o comunità islamica; però il messaggio monoteista di Maometto era già nella coscienza di tanti medinesi, mentre le resistenze della Mecca alla conversione avevano soprattutto motivazioni economiche.

Ben presto, Maometto si trasformò da predicatore in condottiero e capo politico, compiva anche razzie contro le carovane della Mecca, tra i suoi oppositori di Medina vi erano i politeisti, i medinesi  alleati della Mecca, i beduini e gli ebrei. Le tribù ebraiche sbeffeggiavano Maometto, accusandolo di non conoscere bene la bibbia che spesso citava, negarono anche il valore alle sue profezie, disconoscendolo come profeta, come accadde anche a Gesù. Naturalmente queste tradizioni o interpretazioni sono fantasie, probabilmente nemmeno Maometto è esistito.

Per reazione, Maometto prese ad accusare ebrei e cristiani di aver falsificato le scritture, cosa vera del resto;  per i musulmani  successivi, l’islamismo divenne la religione più antica, perché scritta in cielo, risalente direttamente ad Abramo e senza falsificazioni, Abramo divenne il primo musulmano.

Fu la guerra con le tre tribù ebraiche di Medina, esperte nell’agricoltura e nell’artigianato, Maometto attaccò gli insediamenti ebraici, massacrò gli ebrei maschi e vendette come schiavi bambini e donne, poi costrinse i sopravvissuti a fuggire, fece una  pulizia etnica e si appropriò delle loro terre e dei loro beni.

Intanto Maometto continuava le razzie contro La Mecca,  dal 624 iniziò la guerra contro questa città e  nel 630 raccolse un esercito di 10.000 uomini contro di essa, perciò la Mecca si arrese e lo fece entrare  pacificamente nella città, Maometto ne divenne il dittatore e distrusse gli idoli. Con la spartizione dei bottini, anche a vantaggio dei cittadini collaborazionisti della Mecca, aumentarono le conversioni all’Islam.

Quindi Maometto si ritirò a Medina e procedette all’unificazione politica della penisola arabica, a causa della sua forza e del suo potere politico e militare, delle razzie prodotte dalle sue guerre, tante tribù aderirono spontaneamente alla confederazione islamica. Maometto impose a tutti la tassa sociale obbligatoria o zakat, era un tributo che sanciva la sua potestà sugli arabi; gli stati nascono per la tassazione e con la tassazione, il sovrano è quello che riscuote le tasse e che beneficia del signoraggio monetario.

Quando Maometto intraprese l’espansione verso la Siria cristiana, si scontrò anche con i cristiani, ci furono conversioni forzate dei popoli tributari conquistati; i  non musulmani, quando non erano soppressi, pagavano la tassa pro capite, detta gizya, che era molto più alta della zakat pagata dai musulmani.

Per Maometto,  religione e politica erano la stessa cosa, poiché non aveva eredi maschi, gli successe il cugino Alì, che fu ucciso e la successione alla guida dell’impero divenne elettiva, nacque prima una dinastia araba e poi una persiana; gli sciiti persiani, che riconoscevano solo l’autorità di Alì,  si separarono dai sunniti arabi. Come i profeti d’Israele, Maometto non credeva alla sovranità popolare o ai suoi rappresentanti, ma affermava di seguire Dio.

I quattro doveri principali dei musulmani sono: la preghiera, l’elemosina, il digiuno e il pellegrinaggio; nella moschea si svolgono le funzioni religiose,  le assemblee  politiche, le preghiere  e le lezioni teologiche, vi è annessa una scuola per i giovani, come nelle sinagoghe ebraiche.

Come il digiuno della quaresima cristiana e dell’espiazione ebraica, nell’Islam esiste il digiuno di penitenza,  praticato nel mese di Ramadan, con astinenza anche dai rapporto sessuali; il ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico ed ogni anno è anticipato di quindici giorni rispetto all’anno precedente, perché l’anno lunare è più breve di quello solare. Nel mese di Ramadan  di giorno si digiuna e di notte si festeggia e si mangia; alla Mecca bisogna arrivare  in stato di consacrazione, astenendosi dai apporti sessuali.

Nel corano è proibita l’usura  o prestito ad interesse e gli arabi criticavano gli ebrei che la praticavano, anche se impediti dalla loro religione, però nell’Islam, come nel cristianesimo classico, l’interesse è stato camuffato  con altre trovate, come le penali compensative, per ritardato pagamento. Per l’Islam, scopo del matrimonio è creare una discendenza, perciò all’ONU, nella lotta contro il controllo delle nascite, tra Vaticano e Islam c’è stata convergenza.


 

CAPITOLO 4

CRISTO: L’UOMO DIO

 

Nel vangelo apocrifo dello pseudo Tommaso, Giuseppe riteneva che la gravidanza di Maria era il risultato di un tradimento, idea condivisa dai rabbini e dal pagano Celso, che scrisse che il padre di Gesù era un soldato romano di nome Pantera, perciò Giuseppe la ripudiò accusandola d’adulterio. L’autore dell’apocrifo, rabbini e Celso, davano erroneamente per scontata l’esistenza storica di Gesù.

La nascita verginale di Gesù non era dovuta a partenogenesi, che non richiede fecondazione, Gesù non era un semidio come Ercole, figlio di Zeus e di una donna; Giuseppe era padre putativo e Maria si era limitata a dare l’utero in affitto, il materiale genetico di Cristo fu fornito dallo spirito santo.

Secondo Paolo, Cristo era nato come gli altri uomini ed era della stirpe di Davide, Nestorio non voleva che Maria fosse considerata anche madre di Dio, però nel 431 il concilio di Efeso lo scomunicò, stabilendo che la divinità e l’umanità di Cristo erano inscindibili e che perciò Maria aveva partorito anche un Dio; per conseguenza, la chiesa nestoriana di Siria fece uno scisma che ebbe un grande seguito e si estese fino in India.

A Costantinopoli Eutiche affermò che Cristo aveva un’unica natura, insieme umana e divina, era la teoria monofisita, nel 448 il sinodo di Costantinopoli dichiarò eretica la dottrina e scomunicò Eutiche; nel 451 il concilio di Calcedonia affermò che le due nature erano unite ma distinte, questa volta, per reazione, lo scisma lo fecero armeni e copti.

Il patriarca Sergio I di Costantinopoli propose la teoria monotelita, secondo la quale Gesù aveva due nature ma un’unica volontà (altrimenti sarebbe stato schizofrenico) (Piergiorgio Oddifreddi “Perché non possiamo essere cristiani”); nel 681, al terzo concilio di Costantinopoli, questa dottrina fu condannata dalla Chiesa, questa volta furono i maroniti del Libano a fare uno scisma. Gli scismi usavano la dottrina, ma erano anche il sintomo della lotta per il potere all’interno della Chiesa, i patriarchi non volevano essere sudditi del vescovo di Roma o del vescovo di Costantinopoli.

Secondo il catechismo cattolico, Gesù è vero Dio e vero uomo, fu generato dal padre e nacque da Maria vergine, aveva due nature unite e due volontà in un corpo umano.

Secondo Matteo, lo spirito santo mise incinta Maria, rappresentato dalla colomba; nel 447 il concilio di Toledo, per contrastare gli ariani, che sostenevano che il figlio era inferiore al padre,   affermò che lo spirito santo procedeva dal padre e dal figlio; nel 1054, su questo tema, ci fu lo scisma con la chiesa ortodossa, che afferma che lo spirito procede solo dal padre. Gli unitari non riconoscono la trinità, mormoni e testimoni di Geova non considerano lo spirito santo una persona, ma uno strumento di Dio.

Secondo Paolo, lo spirito santo, discese sugli apostoli e conferì loro i carismi, cioè la sapienza, il dono delle lingue, dei miracoli e delle profezie, anche il catechismo cattolico associa allo spirito santo doni per i fedeli.

Matteo sostiene il primato conferito a Pietro e successori sulla Chiesa, è un altro falso che fa cadere in contraddizione Cristo, che in altri passi si era espresso contro privilegi e gerarchie tra gli apostoli, che avevano gli stessi poteri di Pietro. Cristo criticò anche Pietro, chiamandolo anche satana e Pietro, per sfuggire alla cattura, lo rinnegò tre volte.

Fin dall’inizio, la Chiesa o ecclesia aveva preso l’abitudine di incamerare i beni dei cristiani associati, si vendevano i loro beni privati ed il denaro ottenuto si depositava ai piedi degli apostoli; in tal modo, in duemila anni, la Chiesa si è costruito un patrimonio immenso.

Gesù aveva affermato di essere venuto per le pecore perdute d’Israele, però ebrei e cristiani fecero proselitismo tra i gentili, così al concilio di Gerusalemme del 49-50, presenta anche Paolo, sorse il problema della circoncisione e del sabato; su questo tema fu lo scontro tra la comunità di Gerusalemme, fedele alla legge e diretta da Giacomo, fratello di Gesù, e quella d’Antiochia, guidata da Paolo. Sono tutti falsi a quell’epoca non esisteva Paolo e cristiani, né a Gerusalemme, né ad Antiochia, né a Roma.

Pio XII e Paolo VI hanno dichiarato di aver ritrovato in Vaticano le ossa di Pietro, in realtà hanno trovato altre ossa, sul Vaticano era adorato Mitra, al quale si sacrificavano animali, poi ci fu edificato un cimitero cristiano; Pietro non è esistito e non arrivò mai a Roma, il suo primato è un’invenzione; con la lettera ai romani, Paolo salutò trenta persone ma non Pietro, la lista dei primi vescovi di Roma, iniziata da Tertulliano e completata da Ireneo, è falsa, comunque, riporta come primo papa Lino e non Pietro.

Negli Atti, Paolo appare come istigatore al martirio di Stefano, per conto del sinedrio, poi si convertì, suo discepolo era Luca, mentre Pietro e Giacomo erano i capi della comunità di Gerusalemme; Paolo prese a predicare agli incirconcisi e Pietro ai circoncisi. Il cristianesimo, nato gnostico ad Alessandria nel II secolo, approdò ad Antiochia e poi a Roma e divenne prima ariano e poi cattolico; approdò la prima volta in Giudea solo nel IV secolo, dopo la riforma di Costantino.

Giustino afferma che Giacomo riteneva che Gesù fosse un uomo, generato da un uomo ed eletto messia, doveva ben saperlo se era il fratello; i suoi eredi ebioniti o poveri lo ritenevano un uomo eccezionale ma non un Dio, i cristiani, chiamati nazareni negli atti, lo ritenevano un uomo adottato da Dio. Era la tesi degli ariani, per i quali Cristo, al massimo, era un superuomo, Giustino si sforzava solo di testimoniare, falsificando i fatti, la presenza di cristiani a Gerusalemme, fin dai primi secoli dell’era volgare; per essere più credibile, riportò che, per i Giudei, Cristo era un uomo.

Paolo, personaggio mitologico, fece diversi viaggi missionari tra i gentili, in Asia minore fu preso a sassate, a Filippi fu bastonato e arrestato, ad Atene fu deriso, a Corinto affermò che la parusia era imminente, ad Efeso fece trucchi e, contro i razionalisti scettici, affermò il valore della stoltezza avanti a Dio.

Paolo affermò che la donna doveva essere sottoposta all’uomo, lo schiavo ai padroni e tutti allo Stato, a Corinto affermò che l’autorità veniva da Dio, nel 57 ritornò a Gerusalemme e, in quell’occasione, secondo gli Atti, ci fu una rivolta contro di lui; fu arrestato dai romani e trasferito a Cesarea, come cittadino romano si appellò a Cesare e fu trasferito a Roma. Durante il viaggio, a Malta fu morso da una vipera e non morì, perciò fu fatto protettore dal morso dei serpenti, a Roma   fu assolto, ma poi, secondo una falsa tradizione, vi morì nel 67, assieme a Pietro, per mano di Nerone.

Paolo non è esistito e non catechizzò il mondo, né lui né gli apostoli, lo fecero però diversi missionari per conto dell’impero, anche se il primo cristianesimo nacque per germinazione spontanea e per sincretismo; ciò malgrado, per la tradizione, Pietro arrivò ad Antiochia, Marco ad Alessandria, Matteo in Etiopia, Taddeo in Armenia, Tommaso in India, Paolo a Roma. La chiesa armena nacque all’inizio del IV secolo e si definisce la più antica, ma non è vero; grazie ai missionari, i cristiani sono arrivati anche in India, nel 1498 i portoghesi sbarcarono nel Kerala indiano e vi trovarono due milioni di cristiani che avevano il rito ebraico e le caste indiane.

Gesù faceva miracoli, guarigioni ed esorcizzava, ancora oggi i preti cattolici, con approvazione della curia romana, esorcizzano gli indemoniati; l’esorcismo protegge e libera dal maligno, è praticato in via ordinaria nel battesimo, in via straordinaria o solenne,  da un prete autorizzato dal vescovo, a vantaggio dei posseduti dal demonio.

Prima di Cristo, resuscitarono dei morti Elia ed Eliseo, la resurrezione di Lazzaro è narrata solo da Giovanni, anche Pietro e Paolo guarirono infermi e fecero delle resurrezioni; così si sviluppò la miracolistica cattolica, arricchita poi dalla madonna e dai santi.

Per gli ebrei, il messia, dal dominio babilonese a quello di Roma, doveva liberare gli ebrei e non era un dio, doveva discendere da Davide di Betlemme, perciò Matteo e Luca s’inventarono delle genealogie per Gesù, tra loro discordanti, che arrivavano fino a Davide, ad Abramo e ad Adamo;   queste genealogiE furono costruite su Giuseppe, che era solo padre putativo di Gesù, al quale non fornì il suo DNA.

Le tentazioni di Gesù, riportate da Marco, erano anche nel vangelo di Marcione; in Matteo gli ebrei affermano: ”Il sangue di Cristo ricada su noi e sui nostri figli” (Mt 27,25), questa frase favorì lo sviluppo dell’antisemitismo cattolico nei secoli; solo il concilio Vaticano II (1962) cancellò l’invocazione a pregare per i perfidi giudei.

Per quanto riguarda le contraddizioni e gli anacronismi dei vangeli, gli zeloti erano contrari alle tasse dei romani e per tale motivo si rivoltarono spesso; Cristo affermò di dare e Cesare ciò che era di Cesare, ma al processo fu accusato di essere anche obiettore fiscale e, per conseguenza e per le sue frequentazioni, simpatizzante zelota.

14 lettere sono attribuite a Paolo, uno pseudonimo di Marcione, in realtà, almeno per la metà, gli autori sono altri, inoltre, tutte furono manipolate da altri, per Paolo la fede in Cristo si fonda sulla sua resurrezione (prima lettera ai corinzi), però il vangelo più antico di Marco non parlava di resurrezione; secondo la stessa CEI, i dodici versi di chiusura di Marco, che parlano della  resurrezione e assunzione in cielo di Cristo, furono aggiunti successivamente, il Marco originale riportava solo che il sepolcro di Cristo fu trovato vuoto.

Secondo Matteo, il sinedrio corruppe i romani perché affermassero che i giudei avevano rubato il corpo, anche Giustino scrisse che gli ebrei sostenevano che la resurrezione era n’invenzione dei discepoli che avevano rubato la salma. Sono tutte invenzioni della tradizione, comunque, a leggere le scritture, Gesù non risorse il terzo giorno come i Soter, rimase sulla croce poche ore e nella tomba solo un giorno.

Non sono citati testimoni della resurrezione e sulle apparizioni del risorto, le testimonianze degli evangelisti e Paolo sono discordi, cioè s’invalidano tra loro; nella bibbia ebraica Elia era asceso in cielo su un carro di fuoco senza essere morto in precedenza, in realtà fu soppresso dal governo ed il suo cadavere fu nascosto.

Luca nei suoi Atti e nel suo vangelo, cioè Paolo o Marcione rimanipolato, ha scritto dell’ascensione in cielo di Gesù, però, mentre nel vangelo afferma che l’ascensione avvenne nel giorno della resurrezione, negli Atti quaranta giorni dopo; si tratta di una delle tante cntraddizioni delle scritture,  gli autori diversi non si sono mai preoccupati della loro coerenza o concordanza.

L’entrata di Gesù a Gerusalemme a cavallo di un asino ed i trenta denari di Giuda furono tratti da Zaccaria, l’incontro di Cristo con Battista da Isaia e dal salmo 2, la spartizione delle vesti di Cristo dal salmo 21, l’aceto dato a Cristo sulla croce dal salmo 68, l’invocazione a Dio, da parte di Cristo sulla croce, dai salmi 21 e 30; la nascita verginale di Gesù è stata presa da Isaia, il suo luogo di nascita, Betlemme, da Michea, la fuga in Egitto da Osea, la strage degli innocenti da Geremia, le parole provenienti dal cielo, al momento del battesimo di Gesù, furono prese dai salmi e da Isaia.

Come sulla nascita di Gesù, nemmeno sulla sua morte esistono testimonianze storiche. La nascita e la morte di Gesù coincidono con i miti di Horus, Osiride, Mitra, Dionisio ed Ercole, la nascita da una vergine e la resurrezione dalla morte era nella mitologia di tanti dei, la scelta della data del 25 dicembre, come giorno della nascita di Gesù, fu mutuata dalla festa del Sole Invictus o Saturno o Mitra. Il culto del sole (Saturno, Helios e Mitra) fu importato a Roma nel 218 a.c., soppiantò quello di Iside e, a sua volta, fu soppiantato da quello di Cristo.

Il 25 dicembre, nel solstizio invernale, il sole toccava il punto più basso all’orizzonte e ricominciava a salire, cioè rinasceva e saliva in cielo, con il suo ciclo di nascita, morte e resurrezione, il giorno di riposo dedicato a Mitra era il dies solis o domenica; nel 350 papa Giulio I, in era costantiniana, collegò Cristo al sole ed adottò come festività la domenica anche per i cristiani, però nel 450 Leone Magno si lamentava che alcuni cristiani adoravano ancora il sole, assieme a Cristo.

L’ostensorio cristiano, che ha il simbolo del sole, era usato anche per il dio unico solare Aton del faraone riformatore e monoteista Akhenaton, che aveva anche ispirato la rivoluzione monoteista di Mosè; in tutte le lingue indoeuropee, Dio significa luce, sole, giorno e cielo; tante religioni monoteiste sono nate dal culto del sole.

Però per i romani anche Lucifero era il portatore di luce, era la stella del mattino o Venere, poiché non la si vede di notte, si credeva che fosse stata scacciata dal cielo perché aveva voluto prendere il posto di Giove; coerentemente con queste credenze, gli ebrei identificavano Lucifero con l’angelo ribelle scacciato dal paradiso, ebrei e cristiani identificano Lucifero con il diavolo e non con Venere.

Tra i discepoli, Gesù scelse dodici apostoli che esorcizzavano ed erano messaggeri della buona novella. Marco, il vangelo canonico più antico, che però fu preceduto da un protovangelo di Marco che non è arrivato fino a noi, è per estensione la metà di Matteo e Luca, si trova intero in Matteo e per due terzi in Luca, perciò Matteo e Luca hanno attinto da Marco e da altre fonti; la fonte Q di Matteo e Luca potrebbe essere anche il vangelo gnostico di Tommaso, che contiene i detti ma non la passione di Gesù, anche parte della predicazione di Paolo confluì nei vangeli sinottici.

Per Paolo o Marcione e il vangelo di Tommaso, Gesù era qualche cosa di più di un uomo; secondo Origene, per i sinottici, venuti dopo di loro, Cristo era un uomo, allora si era in epoca ariana; per Giovanni, in epoca cattolica, era un Dio. Gli autori dei sinottici, seguendo Marco riveduto, vollero accentuare i caratteri umani di Cristo, emendando il Cristo di Marcione e di Ario ed ispirandosi alle vicende terrene di Giuda, Giovanni e Menahem di Gamala.

Il Cristo teologico nacque con Papia, Marcione, Tertulliano, Ireneo, Atanasio, Eusebio, e con i concili di Nicea, Costantinopoli, Efeso e Calcedonia, il processo di divinizzazione di Cristo si concluse con il concilio di Calcedonia. Oggi, oltre agli ebrei, anche gli sciiti credono al ritorno, alla fine dei tempi, dell’Imam nascosto, una specie di messia, al regno di Dio credono ancora i cristiani Testimoni di Geova.

Tra i discepoli di Gesù, c’erano farisei, pubblicani, zeloti e membri del sinedrio, lo zelota Simone Pietro è chiamato da Matteo (16,17) baiorana, tradotto erroneamente come figlio di Jona; in realtà, in aramaico, il termine significava guerrigliero, era uno zelota che andava in giro armato e mozzò con la spada l’orecchio di un servo del sommo sacerdote (Giovanni 18,10) e condannò a morte due membri della comunità cristiana di Gerusalemme, che non avevano versato alla comunità tutto il ricavato della vendita di un podere (Atti 5, 1-11).

Anche l’altro Simone, detto il cananeo, secondo Luca (6,15) e gli Atti degli apostoli (1,13) era zelota, l’apostolo Giuda Taddeo era zelota, Tommaso era zelota, i due fratelli Giacomo e Giovanni (evangelista) di Zebedeo erano detti figli del tuono o boanerghes perché zeloti; chiesero a Gesù di incendiare un villaggio che li aveva cacciati (Luca 9,51-56). Giuda iscariota era zelota, iscariota voleva dire sicario; su dodici apostoli, sette erano zeloti, altri, come Gesù, provenivano dalla cerchia di Battista e degli esseni dai quali furono iniziati con il battesimo; come si è detto, zeloti ed esseni o nazareni erano contigui.

Gli evangelisti hanno voluto celare cosa significava veramente zelota, per adottare una posizione filo-romana e contraria ai giudei; il vangelo di Marco, infatti, il più antico, fu scritto per i romani, quando fu scritto Marco, i cristiani, soprattutto gentili, volevano farsi accettare da Roma.

Gesù non fece invettive contro gli zeloti, ma contro farisei e sadducei, riteneva vicino il regno di Dio, cioè la rivolta, a Gerusalemme fu accolto come messia e fu condannato alla croce da Pilato come sovversivo; come gli zeloti e gli esseni, aveva in antipatia ricchi e sacerdoti e, come gli esseni, chiedeva ai seguaci di rinunciare ai loro beni, affermava che i ricchi non sarebbero entrati nel regno dei cieli (Matteo 19,24). Insomma il potere romano, che adottò il cristianesimo, aveva in simpatia i patrioti zeloti e in antipatia gli ebrei in generale.

Per Gesù, la legge doveva difendere i deboli e non opprimerli con normative anacronistiche; Paolo, legandosi ai gentili, andò oltre, con l’epistola ai romani affermò di voler abrogare la Torah o legge ebraica, fece un patto con Roma e così, da allora in poi, la chiesa istituzionalizzata si legò al potere contro i poveri e gli oppressi; se Marco fa capire che Gesù non era ostile ai romani, Luca ricorda che fu accusato di sobillare il popolo e di invitare a non pagare il tributo a Cesare (Luca 23,2), inoltre, prima di recarsi al Getsemani, invitò gli apostoli ad armarsi (Luca 22,36).

Uno dei discepoli di Gesù, Matteo, era esattore delle imposte, quindi collaborazionista dei romani, gli ebrei erano contro i pubblicani o esattori dei romani, questi spremevano al massimo i contribuenti, guadagnando sul sovrappiù estorto; Matteo ricambiava l’antipatia e perciò era ostile agli ebrei, fu una falsificazione sostenere che il vangelo di Matteo era il vangelo degli ebrei.

Per gli zeloti, le monete romane con l’effige dell’imperatore erano sacrileghe, questi erano contro il pagamento delle imposte ai romani; l’accusa rivolta a Cristo d’essere obiettore fiscale, era l’accusa di appartenere al movimento zelota, però i vangeli non ne forniscono questa implicazione, per salvare l’immagine pacifista di Cristo nei confronti dei romani.

Per l’instaurazione del regno di Dio, i discepoli chiesero a Gesù un posto privilegiato al suo fianco (Mc 9, 33; 10,32-41), questi rivoluzionari volevano partecipare ai privilegi del potere e costituire una classe privilegiata di potere, com’è sempre successo nelle rivoluzioni; le rivoluzioni sono spesso causa solo di riscatto personale e non sociale, con le rivoluzioni, i signori della guerra cambiano di classe e diventano classe dirigente, mentre il popolo rimane lavoratore.

Apparentemente Gesù sventò queste pretese (Mt 20,25-27) e, prima dell’ultima cena, come segno d’umiltà, lavò i piedi ai discepoli, però, con la nascita della gerarchia della Chiesa, sarebbe accaduto proprio ciò che lui o meglio gli autori dei vangeli volevano evitare;  la Chiesa gerarchica avrebbe affermato che il primato di Pietro e discendenti era stato conferito da Cristo.

Gesù, quando condannava i ricchi e invitava a mettere in comune i beni, sembrava voler dare una dimensione terrena e umana alla sua rivoluzione; la quale però fu archiviata dalla Chiesa per una dimensione prima ultraterrena e poi gerarchica e terrena, a difesa dei possidenti.

La ristrutturazione del tempo fu iniziata da Erode il grande e fu terminata nel 64 d.c., vi era un atrio per i gentili, uno per le donne, uno per gli ebrei ed uno per i sacerdoti; nel cortile vi erano cambiavalute, venditori d’animali e mendicanti, era un mercato e una banca, aveva 20.000 dipendenti e sacerdoti, tutti a carico del popolo.

I sacerdoti avevano il monopolio della vendita d’animali destinati ai sacrifici, che dovevano essere puri, riscuotevano la licenza dai mercanti e dai cambiavalute, anche perché nel tempio non potevano circolare monete profane, il tempio era collegato alla torre Antonia, ove erano i romani; attività commerciali, autorizzate dai sacerdoti, si svolgevano nell’atrio dei gentili, che non era territorio sacro.

L’attacco di Gesù a queste attività mercantili era un attacco agli interessi economici dei sacerdoti e dei commercianti, che perciò si posero contro di lui, la borghesia faceva affari nel tempio e, a causa dell’atteggiamento di Gesù verso ricchi e mercanti nel tempio, si staccò da lui. A seguire il racconto, pare che nemmeno le rivoluzioni si possano fare senza compromessi; naturalmente, stiamo parlando sempre di fatti immaginati, perché Cristo non è mai esistito.

La rivolta di Cristo e seguaci pare abbia avuto scarsa rilevanza, ciò malgrado, per cautela, il sommo sacerdote Caifa sostenne che era meglio che perisse Gesù per mano dei romani che tutto il popolo; però, al tempo di Giuda di Gamala e figli e di Simone Barcocheba, anche tanti farisei si unirono alla rivolta degli zeloti, questi due personaggi trascinarono popolo e dirigenti nella rivolta; ma sul personaggio inventato Gesù gli autori filoromani dei vangeli non potevano suggerire questo sbocco.

Comunque, sembra che lo zelota Giuda iscariota ed altri come lui della cerchia di Gesù, erano più interessati alla rivoluzione terrena che all’aldilà; per l’arreso di Gesù furono impiegati centinaia di uomini, probabilmente le autorità temevano una rivolta, i suoi discepoli si squagliarono e ci fu solo la reazione isolata di Pietro. Continua il romanzo storico, il quale però ci aiuta a capire l’epoca, il paese, i suoi partiti ed i suoi costumi.

Allora il sinedrio poteva procedere a condanne di morte solo con il consenso del governatore romano, anche se, a volte, quando vi erano gli estremi e l’urgenza, i romani ratificavano sentenze di morte del sinedrio, come avvenne con l’esecuzione di Giacomo il minore. Pilato mandò a morte Gesù assieme ad altri due zeloti ribelli, perché lo riconobbe colpevole di sedizione, anche Barabba era uno zelota arrestato durante i tumulti.

Giacomo il giusto o il minore e Giacomo il maggiore erano fratelli di Gesù, il primo divenne vescovo di Gerusalemme; dagli Atti degli apostoli risulta che diversi membri della comunità cristiana di Gerusalemme avevano fatto voto di nazireato, i cristiani di Gerusalemme erano detti anche ebioniti o poveri o emarginati. Nessun Giacomo, fratello di Gesù, è stato mai vescovo di Gerusalemme, allora i nazareni erano gli esseni che non erano cristiani ma ispirarono i primi cristiani.

Le scritture affermano che al concilio di Gerusalemme del 50 d.c., in cui erano presenti Giacomo e Paolo, si discusse sull’applicazione della legge mosaica ai pagani convertiti; questo concilio è un falso colossale e non fu mai tenuto. Comunque, secondo il vangelo di Tommaso, Cristo fece le consegne a Giacomo il minore, fratello di Cristo, e non a Pietro, il quale riconosceva l’autorità di Giacomo.

Giacomo il minore fu messo a morte dal sinedrio, era osservante della legge e frequentatore assiduo del tempio; gli evangelisti furono costretti a sostenere che il cristianesimo era nato a Gerusalemme e perciò inventarono anche questo personaggio, legandolo alla legge ebraica. Secondo questa falsa tradizione, a Giacomo minore successe a capo della chiesa di Gerusalemme, Simeone, cugino di Gesù, crocefisso nel 107 da Traiano, mentre Giacomo il maggiore fu fatto decapitare da Erode Agrippa. In quell’occasione Paolo di Tarso, altro personaggio mai esistito, fuggì da Gerusalemme;  Agrippa fece arrestare Pietro, che riuscì a fuggire dal carcere, altre invenzioni delle scritture.

Clemente, terzo vescovo di Roma (II secolo) (fa parte della successione apostolica inventata da Tertulliano ed Ireneo), nella sua prima lettera, accenna all’arrivo (inventato) di Pietro a Roma, parla del martirio di Pietro e non di Paolo. Secondo gli Atti degli apostoli, anche Stefano fu messo a morte del sinedrio, dirigeva un gruppo di cristiani ellenizzati che rifiutava i sacrifici, i suoi seguaci si dispersero in Antiochia e in altre città fuori della Palestina e gettarono le basi del cristianesimo e della teologia di Paolo, cioè di Marcione; tuttavia nemmeno Stefano è personaggio storico. 

Secondo la tradizione, il corpo di Giacomo il maggiore finì a Santiago di Compostela, in Spagna, Matteo morì martire in Etiopia, Tommaso morì in India, Andrea a Costantinopoli, Pietro ad Antiochia, Marco ad Alessandria d’Egitto, Taddeo in Armenia e Giovanni ad Efeso. E’ tutto falso, questi apostoli non sono nemmeno esistiti.

Il primo ad attestare l’esistenza di Paolo è stato Marcione (85-160), che nel 140 era a Roma con un vangelo gnostico e quattro lettere di Paolo, cioè quella ai romani, quella ai galati e le due ai corinzi; Paolo fu tra i persecutori del gruppo ellenizzato di Stefano e poi si convertì al cristianesimo. Come persecutore di cristiani, aveva operato anche in Siria, con la copertura romana, poi si recò ad Antiochia, sede della comunità cristiana dei seguaci di Stefano, dove i seguaci di Cristo furono chiamati, per la prima volta, cristiani. Probabilmente Marcione s’ispirò a correnti religiose sincretiche ebraico-ellenistiche d’Egitto e ad Antiochia inventò i personaggi di Stefano e Paolo, che portò a Roma, i contributi alle prime scritture vennero da lui e dal vescovo Papia.

Secondo il racconto, nel corso dei suoi viaggi, Paolo fondò tante comunità cristiane, avevano fatto da apripista farisei missionari, apostoli del sinedrio e le religioni misteriche che avevano il compito di trasferire all’aldilà le speranze di liberazione sulla terra; Paolo si svincolò dalla legge mosaica e volle la rottura con l’ebraismo, perciò, apparentemente, si mise in contrasto con gli apostoli Pietro e Giacomo e tradì il messaggio originario di Cristo che invitava a predicare alle pecore d’Israele; le scritture sono tanto contraddittorie.

Paolo non predicò la riscossa degli oppressi, ma la loro rassegnazione, fu ossequioso verso l’autorità romana e abbandonò il tema della liberazione d’Israele e degli schiavi, predicò la rassegnazione perché il regno di Dio non era più di questo mondo; nella lettera ai romani affermò che ogni potere veniva da Dio (13,1), che bisognava sottomettersi senza ribellioni all’autorità e pagare i tributi; si fece nemici i poveri ebioniti ed i nazareni, cioè le controfigure degli esseni, poi  Costantino si servì di questa nuova religione come “instrumentum regni”.

Nello sviluppo della dottrina cristiana, Agostino d’Ippona (354-430) introdusse la questione del peccato originale, dopo che Paolo aveva già introdotto questo tema, sostenendo che Cristo era morto per i nostri peccati e per quelli di Adamo ed Eva; però Cristo aveva anche affermato che la responsabilità di fronte a Dio era personale (Mt 12,37). Un’altra contraddizione delle scritture!

Paolo introdusse una dottrina, che si sviluppò con l’accordo tra potere politico e potere religioso, che voleva l’umanità sottomessa, com’è ancora nell’Islam; secondo gli Atti, il contrasto tra Paolo e Giacomo il giusto,  esplose al primo concilio di Gerusalemme (49-50), in quella sede si doveva decidere tra continuità e rottura con l’ebraismo. Questo concilio è un falso storico, come la presenza dei cristiani a Gerusalemme nei primi tre secoli. 

Secondo gli Atti degli apostoli, Pietro e Giacomo accettarono che i gentili non fossero soggetti alla circoncisione, sperando che avrebbero accettato il resto della legge mosaica, però Paolo rifiutava anche il ruolo privilegiato d’Israele, che, apparentemente, era condiviso da Gesù, dagli apostoli e dai buoni ebrei. Gli autori fanno uno spaccato immaginario su quali potevano essere le reazioni degli ebrei con le novità del cristianesimo nascente, che si era impossesato delle loro scritture.

Il vangelo di Luca e gli atti degli apostoli furono redatti da ambienti vicini a Paolo o Marcione, Paolo si liberò dalla subordinazione rispetto a Giacomo, proclamandosi, nell’epistola ai galati, apostolo per volontà di Dio; ad Antiochia si scontrò con Pietro, che si adattò all’ambiente greco fino a che in città non giunsero gli inviati di Giacomo (Gal. 2,12-14). Continua il romanzo storico.

A cause delle posizioni di Paolo, ad Antiochia scoppiò un tumulto, i giudei volevano ammazzarlo,  Paolo fu salvato dai romani ed arrestato, poiché cittadino romano, per il processo fu trasferito a Roma, dove si scontrò ancora con i giudei. A Roma si perdono le sue tracce, per la tradizione Paolo fu giustiziato da Nerone, nel I secolo a Roma; sono tutte fantasie, allora non esistevano giudei-cristiani a Roma, ma solo giudei, nel II secolo arrivarono a Roma i cristiani gnostici, così ne scrisse  anche il palestinese Giustino.

Un testo più antico di Matteo è il Didaché o “Insegnamento dei dodici apostoli ai gentili”, che narra anche della cena del signore con pane e vino. La tradizione afferma che ebioniti e nazareni avevano il vangelo di Matteo e chiamavano Paolo, apostata; infatti, pare che Ireneo (II secolo) si recò a Gerusalemme e vi trovò cristiani che seguivano la legge mosaica e Matteo. Giustino ed Ireneo furono tra i falsificatori del primo cristianesimo; allora i palestinesi non erano cristiani e non avevano il vangelo di Matteo, peraltro, antiebraico come gli altri vangeli.